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martedì 3 gennaio 2017
giovedì 5 maggio 2016
Attività formativa scuole 2016-2017
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| Educazione e Cultura digitale |
- Rischi e pericoli di Internet
- Prevenzione pedopornografia e grooming
- Tutela Privacy
- Social Network e Comunicazione online: guida all'uso
- Protezione dei dispositivi
- Affidabilità dei contenuti
- Personal e Brand Reputation
- Cyberbullismo e adescamento online: indicazioni per prevenirlo
- Dipendenza da internet e videogiochi: modalità di intervento
L'obiettivo PRIMARIO è, oltreché formare i bambini della scuola primaria e della scuola media inferiore, sensibilizzare e informare i GENITORI fornendo un feedback su come si comportano i loro figli in Rete e con gli attuali strumenti di comunicazione e socializzazione.
Dirigenti scolastici, insegnanti e genitori che fossero interessati ad un progetto mirato in tal senso possono contattarmi all'indirizzo email: mauro.ozenda@gmail.com o tramite il mio sito web www.maurozenda.net.
Mauro Ozenda
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giovedì 7 aprile 2016
Selfie del minore a sfondo sessuale: nel caso di autoscatto la cessione non costituisce reato
Il caso vedeva una minorenne effettuare degli autoscatti a contenuto pornografico (c.d. sexting) per poi cedere detto materiale, autonomamente, a terzi i quali, ad insaputa della ragazzina, provvedevano ad inviare, a loro volta, tali scatti ad altre persone. I giudici del merito ritenevano la condotta della minorenne non punibile in quanto le immagini erano state effettuate direttamente dalla minorenne stessa, senza alcun intervento da parte di terze persone.
L'art. 600-ter, comma 4, c.p., infatti, sanziona la cessione del materiale pedopornografico solo qualora il materiale in questione sia stato realizzato mediante l'utilizzo del minore da parte di terzi. Secondo gli ermellini, la norma in commento non sanzione una qualsiasi cessione di materiale pedopornografico, ma solo quello realizzato da un soggetto differente dal minore raffigurato, in quanto la normativa effettua una netta distinzione tra soggetto utilizzatore del materiale e il minore oggetto delle immagini.
La ratio che sta alla base della punibilità della cessione delle immagini pedopornografiche è da rinvenire nel fatto che il soggetto sia diverso rispetto al minore; tale diversità, come ovvio, non può sussistere quando, come nella specie, il materiale sia stato realizzato dallo stesso minore, autonomamente e consapevolmente.
Fonte: Altalex
lunedì 9 dicembre 2013
Adescata su Facebook a 10 anni e ripresa nuda
lunedì 23 settembre 2013
Ragazzina nuda su internet Processo a undici minorenni
La giovane si era scattata la foto e l’aveva inviata a due suoi amici
SULMONA Undici minorenni rinviati a giudizio per detenzione e diffusione di immagini pedopornografiche. Sette ragazze e quattro ragazzi. Tutti tra i 14 e i 17 anni. Questa è stata la decisione presa dalla Procura dei Minori dell’Aquila che, il 30 agosto scorso, ha concluso le indagini preliminari circa la diffusione di una foto che ritraeva una ragazzina di 14 anni nuda, in bagno. Un’immagine sconvolgente che era stata divulgata dopo che la quattordicenne si era scattata da sola delle foto per poi inviarle a quello che sembra essere il suo ex ragazzo. Poi, però, la foto è finita su Facebook e inviata via Whatsapp. Una sorta di gioco pornografico, durato circa un anno e che ha coinvolto decine di ragazzini della Conca Peligna. Un’immagine che ha suscitato un vero e proprio «scandalo», visto lo scambio continuo tra i telefonini dei minorenni della foto che ritraeva la giovane nuda. Nella vicenda, è coinvolto anche un 25enne che, al momento, non risulta indagato. La storia ha avuto inizio nel gennaio scorso. La ragazza, oggi quindicenne, si era scattata delle foto da sola e, subito dopo, le aveva inviate tramite cellulare a due sole persone, considerate da lei degli amici. Un 17enne ed un 25enne. Ma quella foto, aveva scatenato, in uno dei due, almeno da quello che si vocifera, una voglia sfrenata di avere un rapporto sessuale con lei. Una vicenda che aveva lusingato la minore che si era sentita «voluta» a tutti i costi da alcuni ragazzi più grandi di lei. Forse, la ragazza, aveva pensato che quell’immagine sarebbe rimasta segreta ma ha dovuto scoprire che invece così non è stato. La foto, infatti, ha fatto il giro dei cellulari dei compagni di scuola, che in pochi minuti l’avevano condivisa tramite messaggini e su Facebook, addirittura, era stato aperto un profilo con uno pseudonimo, quello di Giorgina, da parte di una sua amica, allora sedicenne che, pubblicò la foto di lei nuda con una maschera sul volto. La ragazzina, durante l’interrogatorio davanti ai carabinieri di Sulmona qualche settimana dopo l’accaduto, si è giustificata dicendo «non pensavo che una foto inviata a due persone, che ritenevo amici, potesse scatenare tutto questo disastro». Un gioco, forse così lo avevano inteso i tanti amici di scuola che ha portato, 11 ragazzini, ad essere sotto inchiesta da parte della magistratura. I minori, quasi tutti di Sulmona, con due ragazze di Pratola Peligna e Bugnara e un giovane di Pettorano Sul Gizio sono stati accusati di divulgazione di materiale pedopornografico. Alcuni ragazzini, iscritti nel registro degli indagati avrebbero detto «Non sapevamo assolutamente che quello che stavamo facendo tramite Whatsapp fosse un reato, altrimenti non ci saremmo mai permessi. Volevamo giocare, nulla di più. Invece abbiamo scatenato delle reazioni che mai ci saremmo aspettati». Al momento i giovani, hanno due settimane di tempo per giustificare il loro gesto, attraverso le memorie difensive presentate dai rispettivi legali, così come previsto dal codice di Procedura Penale.
Fonte: Il Tempo - Autore: Barbara delle Monache
giovedì 11 aprile 2013
Lo strano caso dell’indagato. WiFi condiviso, il titolare accusato di pedopornografia
lunedì 14 gennaio 2013
Reati su Facebook: diffamazione, molestie e furto di identità. Come difendersi
La legge per tutti: Cara Elena, grazie per la tua disponibilità a questa intervista.
Avvocato, Presidente dell’ANGIF, docente universitario di diritto dell’informatica: chi meglio di te ci può aiutare a districarci nel mondo degli illeciti commessi tramite internet. Entriamo dunque nel vivo del problema.
Elena Bassoli: Furto di identità e post diffamatori sono, in effetti, tra le grandi piaghe dei social network, strumenti potenti, invasivi, economici e rapidissimi per creare più di un danno agli altri utenti.
Il furto d’identità, ad esempio è più diffuso di quanto si possa immaginare.
LLPT: Cosa deve fare l’utente che veda il suo profilo clonato? A quale autorità deve rivolgersi? Può fare tutto senza l’avvocato? Nel tempo che intercorre tra la denuncia e la punizione del colpevole, ci sono mezzi d’urgenza per far cessare l’attività illecita?
LLPT: Mettiamo che domani una persona che mi voglia danneggiare decida di commentare una mia foto in modo diffamatorio o scrivere qualche post su Facebook al solo scopo di denigrarmi. Che strumenti di tutela ho? Cosa posso fare nell’immediato per tutelarmi? È necessario anche in questo caso sporgere querela?
Grazie Elena per i tuoi suggerimenti. I nostri lettori te ne saranno certamente grati.
Fonte: La legge per tutti - Autore: Avv. Elena Bassoli
martedì 30 ottobre 2012
Il pedoporno è parassita
I minori che trasferiscono in Rete contenuti personali sessualmente espliciti potrebbero perdere il controllo della gestione di tale materiale: lo dice uno studio dell'Internet Watch Foundation (IWF), secondo cui l'88 per cento di foto e video generati dagli stessi giovanissimi netizen vengono prelevati dalla collocazione originaria per essere pubblicati su altri siti.I risultati della ricerca supporteranno l'azione di difesa e prevenzione condotta dallo UK Safer Internet Centre - organismo co-fondato dalla Commissione Europea in partnership con Childnet International, South West Grid for Learning e Internet Watch Foundation - al fine di educare bambini e giovani all'uso coretto e sicuro di Internet. Lo studio in questione è stato avviato per appurare quanti autoscatti o fotografie dai contenuti pruriginosi realizzate con il consenso dei soggetti coinvolti fossero online, scoprendo che gran parte del materiale intercettato è stato preda di utenti adulti che lo hanno spostato su altri domini. Questi siti "parassiti", avvertono i responsabili del monitoraggio, sono spesso creati con l'unico scopo di offrire immagini e video sessualmente espliciti i cui protagonisti sono minori. Quanto ai numeri, dei 12.224 contenuti tra immagini (7.147) e clip (5.077) analizzate su 68 diversi siti Web, 10.776 comparivano anche su siti "parassiti". Solamente in 14 circostanze i ricercatori non sono stati in grado di determinare se si trattasse di un sito parassita. I dati sono stati raccolti nel mese di settembre 2012.
"Questa ricerca fornisce indicazioni preoccupanti sul numero di foto e video presenti su Internet in cui sono coinvolti minori in pose e atti sessualmente espliciti", ha commentato Susie Hargreaves, CEO di IWF. "Lo studio ha inoltre sottolineato - spiega Hargreaves - la rilevanza della questione relativa al controllo dello stesso materiale, poiché non basta semplicemente rimuoverlo dai siti parassiti una volta che è stato scovato". Il capo di IWF, dunque, pone l'accento sulla consapevolezza circa l'uso della Rete che i giovani utenti dimostrano di non avere: deve essere chiaro che una volta caricati online, i contenuti potrebbero non essere mai più cancellati completamente. Per questo motivo, le organizzazioni impegnate nella tutela dell'infanzia, avvisano sulla pericolosità di pratiche controverse come il sexting, che molto spesso prevede lo scambio di immagini e filmati dai contenuti compromettenti. Sulla questione, è intervenuto anche Will Gardner, direttore dello UK Safer Internet Centre presso Childnet, secondo il quale il ruolo dell'educazione e del dialogo con gli adolescenti è centrale nel costruire una consapevolezza solida sulle possibili conseguenze che potrebbero sopraggiungere con la condivisione di contenuti che ci si potrebbe pentire di aver catturato.
Fonte: Punto Informatico - Autore: Cristina Sciannamblo
martedì 25 settembre 2012
Acquisti Alimentazione Ambiente Casa Diritti New media Salute Servizi Soldi Viaggi Internet e minori, CESE: più tutela vs contenuti dannosi
lunedì 2 aprile 2012
Adesca minori via internet, pedofilo in manette a Teramo

Avrebbe adescato via internet decine di bambine tra gli 11 e i 14 anni in varie citta' d'Italia. Agenti della sezione della Polizia Postale di Teramo e del Compartimento di Pescara hanno arrestato un teramano di 33 anni.
La tecnica usata dall'uomo era quella del "grooming" spiegano dalla polizia postale, coordinata da Pasquale Sorgona'. L'uomo le costringeva a riprendersi in foto e video ose' tramite webcam. I dettagli verranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terra' alle 10.30 negli uffici del Compartimento. Le ragazzine venivano adescate tramite Messenger, una diffusissima chat on line, e una volta stretto un rapporto di confidenza l'uomo, fingendosi 15enne, si faceva inviare foto e filmati ose', minacciando le sue giovanissime vittime. Nel giro di due anni, tra il 2009 e il 2010, ha "raccolto" circa 800 foto di una cinquantina di ragazzine tra gli 11 e i 17 anni che vivono in varie parti d'Italia. Ieri la polizia postale lo ha arrestato e rinchiuso nel carcere di "Castrogno", a Teramo, con le accuse di produzione di materiale pedopornografico, detenzione di materiale pedopornografico ed estorsione. A disporre l'arresto e' stato il gip del Tribunale dell'Aquila Marco Billi su richiesta del sostituto procuratore David Mancini.
LE INDAGINI
Le indagini della Polizia postale hanno preso il via, spiega Pasquale Sorgona', dirigente della Polizia postale, dalla denuncia presentata dalla mamma di una bambina che vive in Piemonte, rimasta vittima del 33enne. A seguito di questa denuncia, l'anno scorso, e' stato sequestrato all'uomo il primo computer che e' stato consegnato alla Polizia postale per effettuare gli accertamenti del caso e si e' capito che "non si trattava di un caso sporadico ma sistematico". L'uomo, che aveva diversi profili, cioe' era presente con diverse identita' su Messenger, stringeva amicizia con le sue vittime on line, creando un rapporto di fiducia e confidenza, per poi cominciare a chiedere alle sue amiche virtuali non solo foto nude ma anche di mastrubarsi davanti alla webcam. Lui, dal canto suo, diceva di avere la telecamera rotta, per non farsi vedere, e inviava foto di alcuni giovanissimi come se fossero le sue. Per convincere le piccole amiche le ricattava, dicendo di essere un hacker e di essere pronto ad "entrare" nei computer delle giovanissime per carpire le foto e inviare virus. Questa tecnica, detta di 'grooming', arriva in genere fino ad una richiesta di incontro ma il 33enne non avrebbe mai visto le sue vittime di persona. Fino ad oggi la Polizia postale ne ha identificate 35, che sono state sentite alla presenza di genitori e psicologi e all'epoca dei fatti avevano tra gli 11 e i 17 anni. Solo alcune hanno sporto denuncia, mentre altre hanno negato tutto. Le giovani vivono in varie regioni: Veneto, Piemonte, Lombardia, Toscana, Emilia, Campania e Sicilia e in Abruzzo l'area interessata e' quella dell'Aquila, dove e' stato registrato un caso. Le indagini non sono terminate: complessivamente i computer sequestrati sono tre, oltre a un hard disk, ancora da esaminare. La polizia postale invita a segnalare eventuali altri casi, se qualche ragazzina e' stata contattata da uno di questi nickname: Valeriux2010, Severe_winter, Lasabbiabrucia, Readyforsummer, Fruttoesotico. Al momento dell'arresto il 33enne, che viveva solo, ha infilato in un tritacarte un foglio con i suoi profili virtuali e le password, ma e' servito a poco.
POLPOST, C'E' SCARSA SENSIBILITA'
Per la Polizia postale c'e' "scarsa sensibilita'" al problema della pedopornografia on line e lo dimostra il fatto che "i bambini vengono spesso lasciati soli davanti al computer come se fosse solo una consolle per videogiochi" senza tenere conto degli effetti che l'utilizzo di internet puo' avere sulla vita reale. A dirlo e' stato questa mattina Pasquale Sorgona', dirigente della Polizia postale, commentando l'operazione che ha portato all'arresto di un 33enne della provincia di Teramo che adescava minorenni tramite Messenger e si faceva inviare foto e filmati ose' dietro minaccia. "Noi teniamo degli incontri nelle scuole per informare e sensibilizzare i giovani - ha aggiunto Sorgona' - ma forse sarebbe piu' opportuno sensibilizzare gli adulti, su questi temi". Il caso del 33enne arrestato - ha aggiunto Gianluca De Donato vice dirigente della polpost - dimostra che "l'orco entra in casa, attraverso internet, sotto mentite spoglie. I genitori delle vittime non immaginavano neanche lontanamente che potesse essere accaduto qualcosa del genere alle proprie figlie quindi e' bene prestare attenzione e controllare" cosa accade quando i bambini sono davanti al computer.
mercoledì 6 luglio 2011
32enne cuneese arrestato dopo aver adescato su internet un 13enne milanese

L'uomo si è finto una ragazza e, ottenute con l'inganno alcune foto che ritraevano il giovane nudo, lo ha minacciato per convincerlo a consumare atti sessuali
Il fatto di cronaca con un minorenne come vittima si è svolto tra Cuneo e Milano. In Granda infatti risiede Carlo Mauro, 32 anni, con precedenti, che dovrà ora rispondere di violenza sessuale aggravata dalla minore età del giovane. L'uomo, già condannato per detenzione di materiale pedopornografico, aveva contattato il ragazzo lo scorso dicembre su un social network spacciandosi per una ragazza. Con il tempo era riuscito a ottenere dal minore alcune immagini, in cui si mostrava nudo, che sono state usate poi come arma di ricatto. Nel frattempo il cuneese aveva rivelato la sua identità e iniziato a chiedere con insistenza un incontro.
I due si sono visti per quattro volte nell'arco di quattro mesi, nella zona vicina alla stazione della metropolitana milanese di Romolo, durante i quali il tredicenne era stato spinto ad atti sessuali espliciti, senza però mai arrivare a un rapporto completo. Sempre più psicologicamente provato dagli abusi, il ragazzino ha iniziato a manifestare un comportamento anomalo che ha insospettito i genitori che hanno scoperto sul suo cellulare un sms del pedofilo. Il giovane ha così rivelato ai genitori le violenze e il ricatto a cui era sottoposto, e con loro si è rivolto al commissariato per sporgere denuncia. Venerdì scorso gli agenti si sono presentati nell'abitazione del 32enne e, dopo aver sventato un suo tentativo di fuga dal tetto della mansarda, lo hanno arrestato. In casa gli agenti hanno sequestrato un gran numero di video e foto pedopornografiche tra cui quelle di altri ragazzini che l'uomo potrebbe aver approcciato nella rete. Proprio per questo le indagini sono ancora in corso e potrebbero portare ad identificare eventuali altre vittime.
Fonte: Targatocn.it
venerdì 1 luglio 2011
PhotoDna contro i pedofili Microsoft marchia le immagini

L'azienda sperimenta un'impronta "digitale" per le foto pedopornografiche, che consente di identificarle online in tempo reale e risalire a scatti collegati, con un vero e proprio archivio genetico dei file criminali
Fonte: Repubblica.it - Autore: Tiziano Toniutti
mercoledì 25 maggio 2011
Dead or Alive fermato per pedopornografia
Fonte: Corriere.it - Autore: Federico Cella
mercoledì 27 aprile 2011
Pedopornografia, irruzione senza fili

Gli agenti statunitensi hanno seminato il panico tra le mura domestiche di un cittadino di Buffalo. Accusato di aver scaricato immagini illegali a mezzo WiFi. L'uomo è stato scagionato: non aveva protetto la propria rete
Piccola curiosità: il misterioso uomo ha rinunciato a qualsiasi azione legale nei confronti degli agenti, preferendo invece la pubblicazione della vicenda sui quotidiani locali. ICE dovrebbe svolgere con più attenzione il proprio lavoro, soprattutto informarsi meglio sulle connessioni WiFi prima di fare irruzione in casa degli innocenti.
Fonte: Punto Informatico - Autore: Mauro Vecchio
giovedì 7 aprile 2011
Pedofilia: piu' 12mila al mese sul web
Sono 18.185 da inizio 2011 i nuovi siti pedofili e piu' di 12.000 al mese i consumatori di pedopornografia.martedì 29 marzo 2011
Pornografia minorile: il lato oscuro di Internet
sabato 12 marzo 2011
Pedoporno online: 71% vittime under 14

Fonte: Ansa
venerdì 11 marzo 2011
Facebook: foto di bambini, non pubblicare immagini di minori

Come genitore comprendo questa necessità,io stessa vado molto fiera dei miei piccoli e vorrei che tutti potessero vederli con i miei occhi. Dopotutto la foto di un bimbo, solitamente , fa tenerezza, strappa un sorriso…ci emoziona. Ma non tutti sono uguali,per questo non scordiamoci che come nella vita reale anche nel web esiste il male. Prendiamo ad esempio Facebook, il social network più in voga, non solo è zeppo di fotografie di piccolissimi, ma ho potuto notare che vi sono tanti bambini iscritti. Ora,ho i miei dubbi che questi bambini così piccoli abbiano potuto effettuare da soli la registrazione al social network! Capisco ancora una volta che le motivazioni possono essere tante,ad esempio un parente lontano: Facebook è un modo veloce per far conoscere un nipotino ai nonni,agli zii,tramite foto e pensieri. Giustissimo! Però allora cerchiamo di proteggerli da occhi indiscreti,e impostiamo le dovute misure per la protezione della privacy. Personalmente non credo che con una foto si possano correre dei seri pericoli fisici,ma perché dare la possibilità a chicchessia di appropriarsi dell’immagine del nostro bambino mentre fa il bagnetto nudo o in costume, gioca e sorride. Perchè rischiare che delle nostre immagini di famiglia qualcuno possa farne un uso improprio? Per noi sono sicuramente immagini innocenti ma esse rappresentano del prezioso materiale per chi innocente non è. Facebook, come Internet, è frequentato da tutti, anche da malintenzionati e, quando si tratta di bambini, i nostri timori riguardano principalmente la pedopornografia. A tale proposito Andrea Rossi, capo del Compartimento della Polizia delle Telecomunicazioni di Roma, all’ADNKRONOS afferma: “I genitori usino molta cautela nel pubblicare su Facebook le foto dei figli. Soprattutto se l’immagine è accessibile a tutti può essere utilizzata da chiunque, senza alcun controllo. L’uso di immagini di figli minori da parte di un genitore su Facebook è perfettamente lecito ma sconsigliabile: chi realizza pedopornografia ritiene più che appetibili immagini di questo tipo, in qualche modo ‘introduttive’ a quelle più ‘gravi “ . Massimo Di Giannantonio, docente di psichiatria all’università Gabriele D’Annunzio di Chieti, appoggia quanto affermato da Rossi e spiega all’ADNKRONOS : “I genitori che pubblicano le foto dei propri figli piccoli su Facebook sono sempre di più. Lo fanno perché spinti dalla voglia di mostrare il loro ‘frutto’ migliore. Il problema è che molti però sottovalutano i rischi. Sul web non mancano infatti i ‘malati distruttivi’ pronti ad approfittare della nostra buona fede“.“Se proprio si vuole pubblicare sul web un’immagine del proprio figlio, è bene usare alcune precauzioni. Ad esempio – conclude - non inserire mai nome, numero di telefono e il nome della scuola che frequenta il bambino“. Facebook è un luogo pubblico,visibile a tutti e frequentato da milioni di persone. Provate ad immaginare un locale,uno qualsiasi,un bar,una caffetteria,pub. “Esporreste la foto del vostro bambino nudo, in uno di questi luoghi pubblici?” Questa è la domanda che pone Vittorio Paolo Fasciani – Specialista Informatico per Aquilone Blu- nel suo articolo, e che mi ha particolarmente colpito. E aggiunge anche come la rete internazionale dei pedofili scambino le foto dei bambini come fossero figurine: da quella di minor valore a quella di maggior valore. Da rabbrividire se ci pensate…
martedì 1 febbraio 2011
Due mamme in divisa sfidano gli occhi in rete

E IMMAGINATE che lì, di fianco a voi, siedano le due poliziotte che hanno permesso la cattura di quegli uomini e, soprattutto, che sono riuscite a identificare la bimba con gli occhi sgranati e poi sono state capaci di risalire a un giro internazionale di depravati, mettendo così in salvo le loro future vittime, dai 2 ai 14 anni. E’ possibile guardarle in faccia senza commuoversi? Non lo è.
BENE, queste due donne esistono, sono madri di famiglia ma soprattutto sono poliziotte che onorano non solo un distintivo, ma che hanno sposato una causa: quella di combattere la pedopornografia in rete. E, dopo aver visto quelle immagini agghiaccianti, si può comprendere bene non solo quale capacità investigativa, ma soprattutto quanta forza d’animo queste agenti debbano avere e quale prezzo psicologico paghino per svolgere il loro compito: prima di incastrare il criminale, devono ‘frequentarlo’ in rete, devono intrattenere relazioni con lui, devono addirittura far finta di assecondarlo, di acquistare il materiale, mentre lui continua i suoi terribili abusi sui bambini e i suoi orrendi mercati. Poi, una volta intessuta la tela della cattura, il premio è grande quanto la sofferenza che hanno soffocato.
LA TASK FORCE contro i crimini dei pedofili su internet fa capo al Centro nazionale (Cncpo) della Polizia postale e delle comunicazioni, istituito con la legge 38 del 2006, e svolge territorialmente la propria attività nel compartimento regionale dell’Emilia Romagna, che ha sede nella nostra città: qui appunto operano l’ispettore capo Patrizia Corda e il sovrintendente Marilena Campioni, le due agenti che, con la loro squadra (un gruppo di otto investigatori qualificati e particolarmente motivati), svolgono operazioni sotto copertura e che in questi ultimi cinque anni hanno sgominato giri internazionali di pedofilia on-line, riuscendo così a mettere in salvo molti minori, soprattutto dell’Est, ma non solo.
QUESTE due agenti lavorano sempre in coppia, individuando sul web siti sospetti, ma entrano anche nelle varie chat con nickname simulati per farsi adescare dai criminali. Tessono la loro rete e arrivano a individuare la postazione dalla quale il pedofilo trasmette: solo a quel punto, quando sono certe di trovare il colpevole in flagranza di reato (basta che abbia il pc acceso con il file fuori legge), intervengono e lo consegnano alla giustizia.
DA quel momento partono indagini che permettono di risalire a complici o fiancheggiatori, a mercanti senza scrupoli ma, soprattutto, ai minori abusati. Bambini condannati a destini oscuri perché, anche se non moriranno, dentro sono stati ripetutamente uccisi. Una di queste due agenti ripete: «Ogni volta che qualcuno vede le immagini di pedofilia sul web, anche solo per curiosità, deve sapere che abusa nuovamente di quei bambini. Ogni clic è una nuova violenza».
PERCHÉ? Perché la domanda alimenta l’offerta: le immagini pedopornografiche non vengono prodotte infatti solo per il giro dei pedofili, ma anche per chi nutre, nella protezione di quattro mura, le proprie perversioni sessuali. E’ opportuno sapere che la legge non lo consente: è reato scaricare le immagini (non lo è invece se capita di vederle in streaming). Più gente le vede, più bambini condanna. Si chiama legge della domanda e dell’offerta.
GLI AGENTI della Polizia postale e delle comunicazioni del compartimento regionale, guidati dal dirigente Geo Ceccaroli, hanno compiti delicatissimi che li portano a collaborare con intelligence di tutto il mondo. Ogni indagine che parte dalla rete non ha mai confini nazionali. Fra i loro compiti, la lotta alla pedopornografia in rete è primaria, a partire dal monitorare costantemente il web per controllare gli spazi virtuali dove si adescano i bambini e i ragazzi, per arrivare poi ad oscurare i siti pedopornografici che vengono inseriti in una ‘lista nera’. Ovviamente occorre la collaborazione dei provider e della polizia di tutti i Paesi, nonché degli istituti di credito, perché il materiale incriminato viene pagato spesso con transazioni bancarie.
DUNQUE, il lavoro di intelligence è particolarmente sofisticato e delicato e le due agenti del nostro dipartimento, spesso affiancate anche dal sovrintendente Enzo Grillini, esperto in indagini criminali, seguono corsi dell’F.B.I.. e si tengono in costante aggiornamento. Internet è un mare infinito dove navigano anche cattivi travestiti da buoni. Gente che un tempo offriva caramelle e oggi ricariche dei cellulari. E i nostri ‘angeli del web’ hanno il difficilissimo compito di smascherarli.

