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venerdì 1 luglio 2011

Symantec presenta il Symantec Intelligence Report di giugno 2011


Spam ai livelli più bassi dalla chiusura di McColo in novembre 2008; lo spam farmaceutico è in calo ed emerge la diffusione del nuovo brand Wiki- pharmacy

Symantec ha annunciato la pubblicazione del Symantec Intelligence Report di giugno 2011, il primo report di Symantec che unisce i risultati del Symantec.cloud MessageLabs Intelligence Report con il Symantec State of Spam & Phishing Report. Le analisi di questo mese rivelano che lo spam ha raggiunto i livelli più bassi dalla chiusura a novembre 2008 di McColo, un ISP californiano che ospitava i canali di command and control di una serie di botnet. Dalla chiusura di Rustock - la più grande botnet per l’invio di spam - a marzo 2011, il volume di spam a livello globale continua ad oscillare ogni giorno. Il 72,9% delle email di giugno era spam, lo stesso livello di aprile di quest’anno. Secondo l’Intelligence di Symantec il 76,6% di questo spam è stato inviato tramite botnet, con un calo rispetto all’ 83,1% registrato a marzo. “Nonostante il calo dello spam proveniente da botnet durante questo mese, dovrebbe rimanere vivo l’allarme per questo pericolo che colpisce internet. I cyber criminali continuano ad utilizzare le botnet per i denial of services distribuiti (DDoS), i link a siti insospettabili per ritorni economici, ad inserire i contenuti di siti web illegali su computer infetti, a raccogliere dati personali degli utenti ed installare spyware per tener traccia delle attività online delle vittime,” ha dichiarato Paul Wood, senior intelligence analyst, Symantec.cloud. “Lo spam rimane un grosso problema e i suoi livelli non sono ancora prevedibili. In seguito all’interruzione di Rustock a marzo, sono rimaste in circolazione nel mese di aprile all’incirca 36,9 miliardi di email spam al giorno. Questo numero è salito a 41,7 miliardi in maggio, per poi scendere nuovamente a 39,2 miliardi a giugno. Durante lo stesso periodo dello scorso anno, i livelli di spam ammontavano a 121,5 miliardi di email in circolazione ogni giorno a livello mondiale, equivalenti all’89,4% del traffico email di giugno 2010. In un periodo di 12 mesi, un ribasso di 68,7 punti percentuali nel volume ha avuto una ripercussione di solo 16,4 punti percentuali sullo spam a livello globale,” ha aggiunto Wood. Secondo le ultime analisi, a giugno 2011, lo spam legato a prodotti farmaceutici ammonta al 40% dello spam totale, con una diminuzione rispetto al 64,2% registrata a fine 2010. L’analisi dell’oggetto delle mail ha mostrato che lo spam per adulti è ancora fiorente. Secondo il Symantec Intelligence Report, i messaggi di spam che promuovevano prodotti farmaceutici sono stati i più diffusi nel mese di giugno. I prodotti farmaceutici vengono commercializzati attraverso email di spam che utilizzano varie tecniche ingannevoli. Il report di questo mese evidenzia un cambiamento nel panorama delle botnet utilizzate per l’invio di spam e dello spam farmaceutico online da due diversi punti di vista: un falso servizio per la condivisione di video online e un nuovo brand farmaceutico, che forse cerca di sfruttare la popolarità del nome “Wiki” su una serie di siti di alto profilo. Lo scorso mese, l’Intelligence di Symantec ha identificato anche una nuova tecnica di spam, che ha introdotto il prefisso “Wiki” per la promozione di falsi prodotti farmaceutici collegati ad un nuovo brand, WikiPharmacy. L’“Oggetto:” delle mail in questi attacchi conteneva numerosi elementi casuali all’interno del testo. Il campo “Da:” era fasullo o apparteneva ad un account ISP hijacked che dava un’apparenza di personalizzazione alle email.

Spam: A giugno 2011, la percentuale di spam globale nel traffico email e sceso di 2,9 punti percentuali rispetto a maggio 2011 attestandosi a 72,9% (1 su 1.37 email).

Phishing: A giugno, le attività di phishing sono scese di 0.06 punti percentuali rispetto a maggio 2011; una mail su 286,7 (0,349%) comprendeva qualche forma di attacco di phishing.

Minacce contenute nelle email: Nel traffico email, il numero globale di virus provenienti da email è stato pari a 1 su 300,7 email (0,333%) in giugno, con un calo di 0,117 punti percentuali rispetto a maggio 2011.

Minacce malware web-based: Durante il mese di giugno, MessageLabs Intelligence ha identificato una media di 5.415 siti web al giorno che ospitavano malware o altri programmi non desiderati come spyware e adware; una crescita del 70,8% rispetto a maggio 2011.

Minacce per gli endpoint: Il malware bloccato con maggior frequenza durante lo scorso mese è stato W32.Ramnit!html. Questo è uno dei file .HTML infettati da W32.Ramnit[1], un worm che si diffonde attraverso dispositivi removibili e infetta file eseguibili. Il worm si diffonde criptandosi e attaccandosi a file con estensione .Dll, .EXE e .HTM.

Trend geografici:

Spam

• In seguito al calo globale dei livelli di spam durante il mese di giugno 2011, l’Arabia Saudita è diventata il paese più colpito con un livello pari a 82,2%, superando la Russia che è scesa alla seconda posizione.

• In USA il 73.7% delle mail era spam, in Canada il 72.0%.

• In UK il livello di spam era del 72.6%.

• Nei Paese Bassi, il 73.0% del traffico email era spam, mentre il livello di spam ha raggiunto il 71.8% in Germania, il 71.9% in Danimarca e il 70.4% in Australia.

• Il livello di spam di Hong Kong ha raggiunto il 72.2%, il 71.2% a Singapore, il 69.2% in Giappone. In Sud Africa, il 72,3% del traffico email era spam e il 73,4% in Brasile.

Phishing

• Il Sud Africa resta il bersaglio più colpito dalle email di phishing nel mese di giugno con 1 su 111,7 email identificate come attacco di phishing.

• In UK il phishing ha raggiunto 1 mail su 130,2.

• I livelli di phishing in US ammontano a 1 mail su 1,270 e 1 su 207,7 in Canada.

• In Germania i livelli di phishing si sono attestati a 1 su 1,375; 1 su 2,043 in Danimarca e 1 su 543.7 nei Paesi Bassi.

• In Australia, le attività di phishing si sono attestate a 1 mail su 565.2 e 1 su 2,404 ad Hong Kong.

• Per il Giappone 1 mail su 11,179 e 1 su 2,456 per Singapore.

• In Brasile 1 email su 409.8 è stata bloccata come attacco di phishing.

Minacce contenute nelle email

• UK rimane l’area maggiormente colpita da email malevole durante il mese di giugno: una mail su 131.9 è stata bloccata come malevola.

• In US, i livelli di virus provenienti da malware email-born ammontano a 1 su 805.2 e 1 su 297.7 in Canada.

• In Germania le attività dei virus hanno raggiunto quota 1 su 721.0; 1 su 1,310 in Danimarca e in Olanda 1 su 390.3.

• In Australia 1 mail su 374.5 era malevole e 1 su 666.5 ad Hong Kong.

• Per il Giappone 1 su 2,114, mentre a Singapore 1 su 946.7.

• In Sud Africa, 1 su 280.9 mail e 1 mail su 278.9 in Brasile conteneva materiale malevolo.

Trend verticali:

• Il “settore pubblico” rimane il più colpito da attività di phishing nel mese di giugno, con 1 email su 83.7 compromessa da un attacco di phishing. Il livello di phishing per il “settore chimico e farmaceutico” è stato di 1 su 897.3 e di 1 su 798.3 per il “settore servizi IT”; 1 su 663.2 per il “retail”, 1 su 151.4 per il “settore educazione” e 1 su 160.8 per quello “finanziario”.

• In giugno, il “settore pubblico” resta quello più attaccato da malware con 1 su 73.1 email malevole bloccate. Il livello di virus per il “settore chimico e farmaceutico” è stato di 1 su 509.4 e 1 su 513.8 per i “servizi IT”; 1 su 532.8 per il “retail”, 1 su 130.4 per l’“educazione” e 1 su 182.3 per il “settore finanziario”.

Il Symantec Intelligence Report di giugno 2011 fornisce informazioni su tutti i trend e i dati sopra riportati, così come dei trend geografici e verticali più dettagliati.

Al seguente link il report completo.

Fonte: DataManager

sabato 30 aprile 2011

Abbonamento truffa su Facebook attraverso falso evento ed applicazione


Continua un nuovo sistema per diffondere pericoloso spam su Facebook attraverso gli eventi. L'ultimo in ordine di tempo individuato da Protezione Account promette di vedere, attraverso una fantomatica procedura, il video su un presunto disastro avvenuto sulle montagne russe. In effetti un incidente è accaduto lunedi scorso ad Eurodisney, dove cinque persone sono rimaste ferite, di cui una in modo grave, nel parco di attrazioni alle porte di Parigi. Ma come in ogni truffa che si rispetti su Facebook, non verrà mostrato alcun video sconcertante bensì, in questo caso particolare, oltre a spammare sulle bacheche degli amici, si corre il rischio di sottoscrivere un abbonamento a suonerie per cellulari. Ma vediamo in che modo si sviluppa la truffa. Per prima cosa ricevere da un nostro amico l'invito all'evento attraverso una notifica, dove ci verrà comunicato l'evento è un post in bacheca nel quale siamo taggati. Se clicchiamo sulla notifica o sul link in bacheca verremo rimandati alla pagina dell'evento su Facebook. Se clicchiamo sul link che troviamo sulla pagina dell'evento verremo rimandati alla pagina della falsa applicazione, dove ci verrà chiesto di effettuare una procedura digitando una combinazione da tastiera. Questo sistema farà in modo che chiunque possa effettuare delle operazioni che altrimenti, per i meno avvezzi, potrebbero risultare complicate. In questo modo, senza saperlo, l'utente impartirà dei comandi attraverso l'ultima frontiere delle truffe su Facebook e cioè l'ormai famoso Javascript: Delle stringhe di codice verranno a seuquenza inconsapevolmente copi/incollate sulla barra degli indirizzi del browser, effettuando le seguenti operazioni:
  1. Creazione dell'evento a nome proprio
  2. Invito all'evento a tutti i propri contatti
  3. Post sulla propria bacheca e quella degli amici
  4. Tag degli amici nei post
In questo modo, oltre ad assicurarsi che tutti gli amici riceveranno il link, coloro che cadranno nella trappola creeranno a catena altri eventi il cui numero di invitati dipenderà da quanti contatti si hanno nel proprio profilo. Fatto ciò si aprirà una nuova pagina esterna a Facebook, ma che ripropone la grafica del sito. In questa pagina, che consiste nella vera e propria truffa, ci verrà chiesto il nostro numero di cellulare per verificare il nostro account e per scoprire chi visita il nostro account. In realtà non verificheremo nulla, ne scopriremo chi visita il nostro profilo, ma avremo sottoscritto in compenso un abbonamento a suonerie settimanale sul nostro cellulare. Invitiamo tutti a cliccare su questo link per bloccare l'applicazione collegata alla truffa. Per coloro che son caduti nella trappola, rimuovete il post generato sulla vostra bacheca e annullate l'evento creato a vostro nome. L'evento sarà riconoscibile dal [nome evento+ numero dell'evento]. In questo modo, oltre ad evitare che anche i vostri amici cadano nella trappola, potrete inserire un messaggio per chiarire il disguido. C'è anche il rischio tangibile di essere segnalati come spam. Per coloro che hanno sottoscrittoInserisci link l'abbonamento, dovrebbero trovare il modo di annullare l'abbonamento, attraverso il messaggio che riceveranno sul proprio telefonino. Nel caso non sia presente o non riuscite a trovare il sistema per annullare la sottoscrizione è possibile provare a chiamare il proprio operatore telefonico e rivolgersi, nel caso che tali procedure abbiano comportato per voi dei danni economici, ad una delle varie associazioni di consumatori per sapere come bloccare il servizio e ottenere un eventuale risarcimento, anche tramite possibili azioni legali, come per esempio l'Adoc, l'Adiconsum, l'Adusbef, ecc. Avvertite i vostri amici perchè ci aspettiamo un'escalation di questo metodo truffaldino per diffondere scam su Facebook.
Fonte: Protezione Account


venerdì 17 dicembre 2010

Symantec: spam, virus, malware e phishing nel 2010 Symantec: spam, virus, malware e phishing nel 2010


Symantec presenta i risultati del "MessageLabs Intelligence Security Report" per l'anno 2010, evidenziando lo stato di salute del Web rispetto alle minacce di spam, virus, malware e phishing
Symantec ha reso pubblica l'edizione 2010 del "MessageLabs Intelligence Security Report", una analisi dettagliata sullo sicurezza del Web e sugli attacchi condotti nel corso dell'anno da parte dei cybercriminali. La ricerca analizza inoltre le abitudini di navigazione nei posti di lavoro, al fine di mettere in luce il giusto compromesso tra libertà dei dipendenti ed esigenze di privacy delle aziende. In sintesi, il 2010 ha visto salire a 3066 il numero di siti malevoli bloccati ogni giorno, con un incremento del 24,3% rispetto al 2009, mentre la percentuale media di spam globale ha raggiunto l'89,1%, con un incremento dell'1,4% rispetto all'anno precedente. Il numero di attacchi di phishing è stato di 1 email ogni 444,5 (0,23%) rispetto a 1 email ogni 352,2 (0,31%) nel 2009, per un totale di 95,1 miliardi di attacchi. Per quanto riguarda la penetrazione degli attacchi virus, nel 2010 sono state infettate 1 email ogni 284,2 (0,352%), percentuale pressoché immutata rispetto al 2009 (0,349%). All'interno delle email bloccate sono stati identificati 339.627 tipi di malware, un numero più che raddoppiato rispetto all'anno precedente a causa del crescere delle varianti di malware polimorfico. «I cybercriminali hanno sperimentato diverse tattiche per sviluppare anche quest'anno nuove campagne di spam [e malware]», ha dichiarato Paul Wood, MessageLabs Intelligence Senior Analyst, Symantec Hosted Services. «Facendo leva su eventi ad alta notiziabilità [...], gli spammer hanno messo in campo una varietà di trucchi per raggirare i filtri antispam e trarre in inganno potenziali vittime». MessageLabs Intelligence ha inoltre analizzato le abitudini di navigazione di una forza lavoro sempre più distribuita sul territorio, con lavoratori che operano spesso da casa o in viaggio. I lavoratori mobili non sembrano rappresentare alcun rischio aggiuntivo per le aziende mentre chi lavora anche al di fuori del proprio ufficio sembra allentare significativamente il livello di guardia, con conseguenti rischi per la sicurezza aziendale. Occorre quindi determinare fino a che punto e in che modo gestire il comportamento online dei propri dipendenti tramite controlli di web policy; a tale scopo, sempre più aziende stanno optando per un approccio che sfrutta "liste di siti accessibili" piuttosto che "liste di siti bloccati".
Fonte: Pmi.it - Autore: Tullio Matteo Fanti

mercoledì 17 novembre 2010

Nel terzo trimestre 2010 raddoppia lo spam con allegati pericolosi


Spammer e cybercriminali iniziano ad agire insieme in una strategia criminale comune
Secondo l’ultimo rapporto diffuso da Kaspersky Lab, azienda da sempre impegnata nel settore della sicurezza e delle soluzioni di gestione delle minacce informatiche, la quota di spam con allegati pericolosi nel traffico di posta elettronica è più che raddoppiato nel terzo trimestre del 2010, con una media annua del 4,6% rispetto all’1,9% del secondo trimestre. All’inizio del terzo trimestre 2010, invece - un fatto senza precedenti - questa percentuale ha superato il 6,3% del traffico email generale. Gli analisti di Kaspersky Lab suggeriscono che questo fenomeno sia dovuto agli spammer, che avrebbero semplicemente concentrato di più la loro attenzione dai singoli utenti individuali ai programmi partner, inclusi quelli connessi alla diffusione di malware. Il genere di “mailing di massa” con il maggiore aumento è quello delle finte notifiche provenienti da fonti apparentemente ufficiali, come Twitter, Facebook, WindowsLive, MySpace e diversi notissimi negozi on line. I link contenuti in queste notifiche fasulle dirottano gli utenti ad uno spammer service che scarica il backdoor Bredolab nei computer degli utenti, ed è poi usato a sua volta per scaricare vari altri Trojan. “L’aumento del volume e della qualità di queste mailing di massa conferma l’ipotesi che gli spammer e i cybercriminali hanno iniziato ad agire all’unisono e di comune accordo per creare delle strategie d’infezione nuove e più complesse, come connettere il computer di una vittima a un Botnet inviandogli spam, per rubare i suoi dati personali e via dicendo” afferma Darya Gudkova, Head of Content Analysis & Research alla Kaspersky Lab. Complessivamente, il livello di spam nel terzo trimestre è calato rispetto al trimestre precedente, con una media dell’82,3%. Gli utenti hanno quindi trovato nelle proprie caselle di posta elettronica, a settembre, una quantità di spam considerevolmente inferiore rispetto al mese di agosto, con una flessione di 1,5 punti percentuali. La causa della flessione è dovuta principalmente alla chiusura di oltre 20 centri di controllo usati dal Botnet Pushdo / Cutwail, che era responsabile di circa il 10% di tutto lo spam mondiale. Questa minaccia non era solo legata all’enorme volume di spam distribuito, ma anche al suo collegamento con la diffusione di programmi particolarmente dannosi come Zbot (ZeuS) e TDSS. Quando i centri di comando del Bootnet sono stati chiusi, un enorme numero di bot ha smesso di distribuire spam, non essendo più sotto il controllo degli spammer. Un’altra chiusura nel terzo trimestre è stata avviata dagli stessi spammer, quando il programma partner SpamIt, responsabile di enormi quantitativi di spam del settore farmeaceutico, ha annunciato la fine delle sue attività. I siti di questo programma, SpamIt.biz e Spamit.com, hanno anche “postato” le motivazioni della loro chiusura concentrandole in “una lunga lista di eventi negativi nel corso dello scorso anno e la più intensa e maggiore attenzione prestata alle operazioni del nostro programma partner.” “La chiusura di un programma partner – anche di uno dei maggiori – avrà solo il risultato di fare arrivare meno pubblicità di viagra nella nostra posta ricevuta; ma è un effetto temporaneo, gli spammer non stanno certo abbandonando un business così redditizio” dice ancora la Gudkova. “Facile presumere che i gestori del programma ne apriranno semplicemente uno nuovo che, per un po’, resterà al di sotto dei radar dei venditori di anti-spam e delle forze dell’ordine.” Il trend principale nel terzo quarto è stato l’allineamento tra l’industria dello spam e i produttori di virus. Lo spam oggi non è più un semplice fastidio, ma è una componente importante usata all’interno di schemi strategici illegali per rubare dati confidenziali, che possono essere usati per fare soldi. In ogni caso, questa situazione sta attirando l’attenzione dei legislatori e delle forze dell’ordine.

Fonte: Kaspersky

martedì 12 ottobre 2010

Dei delitti e delle pene: moglie e truffa via Web


Hanno trovato i miei riferimenti su un sito di incontri, ma ovviamente non si dice di che sito si tratta. Non solo, l’indirizzo a cui mi scrivono è aziendale, quindi uno di quelli che mai e poi mai utilizzerei per un sito destinato ad incontri. Comunque, annusata la truffa, mi dico “sto al gioco e vediamo come si sviluppa”. Rispondo, gentilmente, cordiale e resto in attesa. Nell’arco di tre settimane si svolge tutto: mi arrivano mail in un italiano malfermo, ovviamente, corredate di fotografie in cui la ragazza in questione, sempre carina, appare sorridente e spensierata, meditabonda sulla riva del fiume, giocosa ad una festa di compleanno. Sempre vestita in modo sobrio, ma che lascia intravedere gambe, scollatura e viso rigorosamente sorridente con lo sguardo sognatore.
La storia è sempre lacrimevole, vita durissima, genitori morti o addirittura entusiasti del nuovo rapporto nel giro di poche mail, lavoro terribile. Altro aspetto curioso: sono sempre residenti in luoghi sperduti nella steppa, sovente prossime al circolo polare artico; hai visto mai che venga voglia andare a conoscerle sul posto. Sono luoghi irraggiungibili. Scatta l’innamoramento, il sogno irrinunciabile di una vita, il desiderio di conoscersi e guardarsi negli occhi. Poi la stoccata: “ho perso i soldi per il biglietto”, “mi hanno derubata”, “il mio datore di lavoro ha deciso di non pagarmi per non farmi venire da te”. Segue la richiesta di un intervento economico in favore della bella di turno, ammesso che esista realmente.
Mi chiedo se ci sia chi cade in queste trappole. Si perché se è comprensibile ed anche giustificabile per chiunque il momento di ansia, di confusione per cui si forniscono i propri dati di accesso a chi ci comunica che il nostro conto corrente è stato bloccato, mi pare davvero incredibile poter abboccare a una love story che si sviluppa nell’arco di pochi giorni, con uno scambio di mail in cui è tra l’altro evidente che quelle che vengono spedite non sono lette dalla destinataria (o chi per essa).
P.S. Nel frattempo, mentre scambiavo mail con la gentile signorina, ne sono apparse altre due, sempre russe e sempre con storie da soap opera. Devo iniziare a lavorare sui filtri che selezionano le mail in arrivo per buttare nello spam queste pseudo-truffe da cinquecento euro…

lunedì 29 marzo 2010

Lo spam colpisce l'utente troppo sicuro



L'80% degli utenti che utilizzano la posta elettronica è conscio dell'esistenza dello spam. Ciò nonostante la metà degli utenti apre i messaggi spazzatura e buona parte degli utenti risponde, clicca o apre allegati. Sapere non basta: bisogna anche capire.


Lo si teme, ma non lo si evita. Lo si sottovaluta, e quindi non lo si combatte. Lo spam è vivo e remunerativo, ed è grazie a questa appetibilità che continua ad alimentare i server di invio dei messaggi permettendo ai malintenzionati di truffare gli utenti e mettere in cassa cospicue fortune. Un nuovo sondaggio non fa altro che confermare il fenomeno: sebbene si faccia continua informazione e la sensibilità sia ormai alta, in realtà milioni di persone cliccano sullo spam alimentandone la propagazione ed il successo. Il sondaggio (pdf) è stato condotto dal Messaging Anti-Abuse Working Group (MAAWG) nel mese di Gennaio in paesi quali Giappone, USA, Francia, Spagna e Germania. Ne scaturisce una dichiarata forte conoscenza del fenomeno ma, a ben vedere, una scarsa comprensione approfondita. L'80% degli intervistati, infatti, afferma di sapere dell'esistenza dei bot di invio e della posta spazzatura. Ciò nonostante, la metà degli utenti asserisce di aver aperto un messaggio di spam. L'attrazione è più forte del sospetto ed in questa dinamica scatta il ciclo vizioso. Almeno la metà degli utenti che ha aperto una mail di spam ha compiuto la cosa intenzionalmente: in parte per inviare una nota di cancellazione da una presunta mailing list (25%), in parte per vedere cosa sarebbe successo (18%), in parte perchè realmente interessati al prodotto (15%). L'11% degli intervistati ha cliccato su di un link contenuto in messaggi di spam, l'8% ha aperto un allegato, il 4% ha usato la funzione di forward ed il 4% ha risposto alla mail. In ognuno di questi casi si è tenuto un comportamento lesivo e pericoloso, ma la statistica parla chiaro: l'utente non ha ancora a disposizione gli strumenti necessari per stare al di fuori del pericolo. Il 44% degli utenti si considera sufficientemente esperto in sicurezza nell'uso della posta elettronica. In questa sacca di presunti "esperti" si cela il pericolo maggiore poichè la pretesa di conoscere abbassa le difese ed apre le porte al rischio. I più giovani, soprattutto, hanno maggior presunzione di sicurezza e sono al tempo stesso i più esposti ai click truffaldini: una coincidenza, pertanto, non casuale. L'anello debole della sicurezza online, si sa, è insito nel fattore umano. La ricerca MAAWG non fa altro che dimostrare quanto una mail ben composta ed inviata ad una massa eterogenea di utenti è in grado di sparare nel mucchio riuscendo a fare un certo numero di vittime. Con fatturati (e corrispettivi danni) spesso milionari.

venerdì 19 marzo 2010

Facebook phishing: la mail ruba password


Dei cracker hanno nuovamente inondato la Rete di mail spam contenenti un virus che colpisce i milioni di iscritti a Facebook, nel tentativo di rubare password bancarie e raccogliere informazioni sensibili.
La minaccia informatica consiste in un file zip che contiene del software maligno di tipo worm, in grado di sottrarre le password degli utenti. Il malware è tornato a diffondersi sotto forma di un'e-mail che sembra provenire da Facebook e che segnala la necessità di reimpostare le proprie credenziali per l'accesso al social network. Le email comunicano ai destinatari che le password dei loro account Facebook sono state resettate, spingendoli ad aprire un allegato per ottenere le nuove credenziali per il login, come riferisce il produttore di software antivirus McAfee. In realtà l'allegato contiene i codici maligni, infatti, una volta aperto il file scarica automaticamente sul pc diversi tipi di programmi dannosi, compreso un virus di tipo 'password stealer', in grado di accedere a qualsiasi combinazione di username e password presente sul computer, dalle informazioni bancarie ai dettagli di accesso alle email. Dave Marcus, esperto di sicurezza McAfee riferisce che "Sono milioni i computer a rischio, anche se solo il 10% degli utenti apre l'allegato si tratta di 40 milioni di pc infettati". Non è la prima volta che i criminali informatici prendono di mira Facebook, soprattutto considerando la proliferazione del malware sui social network, aumentato del 70% solo fra gennaio e febbraio. Il primo attacco condotto in modo massiccio fu attraverso il virus Koobface nel 2008, un worm che si è autorigenerato. Koobface invita gli utenti a cliccare su un link a un fantomatico video di YouTube, che invece provvede a lanciare un programma dannoso creato per appropriarsi di dati sensibili come i numeri delle carte di credito. Varianti di questo malware hanno infettato oltre 3 milioni di computer nel mondo. Di recente si sono moltiplicati soprattutto i tentativi di infezione attraverso i cosiddetti link brevi lasciati nella bacheca di Facebook o in messaggi inviati privatamente. Un portavoce di Facebook ha detto che la società non può commentare nello specifico, ma ha messo in guardia sulla pagina Facebook Security i propri utenti dalla falsa email e di aver chiesto loro di cancellarla e di avvertire gli amici. Nel malaugurato caso veniste infettati dal malware, consigliamo di resettare la password Facebook e degli altri servizi ai quali accedete ed effettuare una scansione col programma Malwarebytes, alla ricerca dei file infetti e procedendo alla loro eliminazione.