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martedì 23 novembre 2010

Il 50% dei consumatori è preoccupato per il software contraffatto


Una ricerca resa nota da Microsoft rivela come l'80% dei consumatori nel mondo e il 76% degli italiani sia a conoscenza dei rischi nell'utilizzo di software contraffatti. Un consumatore su due si dice preoccupato dalla perdita di dati e dal furto di identita' causati da software contraffatto. Il sondaggio e' stato condotto in 20 Paesi del mondo e ha interessato un campione di 38.000 persone, di ambo i sessi. Dalla ricerca emerge che a livello mondiale due consumatori su tre dichiarano che l'utilizzo di software contraffatto non e' sicuro quanto il software originale. La perdita dei dati e il furto di identita' sono tra le loro principali preoccupazioni. I consumatori chiedono un maggiore supporto da parte dei governi e delle imprese nella lotta contro i produttori di software pirata. I dati evidenziano poi che il 70% degli intervistati, dato identico sia a livello mondiale che italiano, e' convinto che il software originale sia in grado di garantire maggiore sicurezza, stabilita' e semplicita' di aggiornamento. In particolare, per quanto riguarda gli italiani, il 72% ritiene che il software genuino sia piu' sicuro, il 66% piu' stabile e il 73% che sia aggiornabile con maggiore facilita'. "I risultati del sondaggio pongono l'accento sull'esigenza effettiva che le aziende del settore e le autorità rendano disponibile ai consumatori una maggiore quantità di informazioni sulla contraffazione del software" - afferma Simona Lavagnini responsabile legale di BSA in Italia - "i consumatori non vogliono acquistare software contraffatto. Sono consapevoli del fatto che si tratta di prodotti che causano problemi agli utenti in tutto il mondo. È però necessario fornire loro conoscenze e strumenti adeguati per riconoscere i prodotti non originali". I materiali sono disponibili gratuitamente per tutti a questo indirizzo.

Fonte: Future Web

sabato 5 dicembre 2009

Microsoft dà lezioni di pirateria


BigM ha organizzato una giornata mondiale a tutela degli utenti. Obiettivo, allenarli e proteggerli dalla contraffazione di software. Il pericolo viene dall'est, anche in forma di chiavetta USB.

Settanta paesi coinvolti, ventiquattro ore a disposizione per aiutare consumatori da ogni parte del globo a capire meglio i meccanismi e i potenziali rischi della pirateria, della contraffazione di software. Si è tenuto in queste ore quello che è stato chiamato il Consumer Action Day, un'intera giornata organizzata da Microsoft per illustrare una vasta serie di iniziative volte a rinforzare le coscienze degli utenti relativamente a un concetto: la vendita di software contraffatto danneggia le economie nazionali, mettendo a rischio la sicurezza dei computer e quindi degli utenti stessi.Una giornata per aprire una strada, dunque, verso veri e propri programmi di educazione alla copia originale sponsorizzati da BigM in tutto il mondo. Qualche esempio per capire meglio. In Germania è stato costituita un'associazione di rivenditori di software, in Messico le autorità a protezione dei consumatori sono state iniziate ad un corso d'addestramento contro i rischi della contraffazione. Mentre in Grecia si è pensato alla protezione online dei minori, in Argentina sono nati dei corsi per studiare l'impatto della pirateria sulla media e piccola impresa."I danni provocati ai consumatori da parte del software contraffatto sono chiari oggi molto più che in passato - ha commentato David Finn, general counsel di Microsoft - Solo negli ultimi due anni abbiamo ricevuto più di 150mila segnalazioni da parte di utenti che avevano involontariamente acquistato materiale pirata pieno di virus e malware". In un blog post, Finn ha spiegato che più di un quarto di queste segnalazioni avrebbe una provenienza ben precisa: la Cina. Stando alle percentuali riportate sul blog Microsoft On The Issues, il livello generale di contraffazione nel paese asiatico avrebbe raggiunto l'80 per cento. Studi riportati - ma non citati - avrebbero sottolineato come, abbassando il livello di soli 10 punti percentuali, si otterrebbe un risultato decisamente incoraggiante: 20 miliardi di dollari (più di 13 miliardi di euro) per l'economia di Pechino, 1,5 miliardi (quasi 1 miliardo di euro) in versamenti fiscali e 300mila nuovi posti di lavoro.Il mercato nero cinese si sarebbe dunque trasformato in una sorta di impero economico parallelo, proprio recentemente foriero di particolari copie non autorizzate del nuovo sistema operativo made in Redmond. Un sito asiatico ha infatti riportato quello che alcuni hanno definito come il primo caso di vendita illegale di Windows 7 attraverso dispositivi USB. Trattasi nello specifico di una chiavetta della capacità di 8GB, venduta in un formato 10-in-1, secondo alcuni contenente cioè ogni singola versione dell'ultimo OS di Microsoft.I dispositivi USB contraffatti sarebbero stati venduti al prezzo di 98 yuan l'uno, circa 9 euro. Si tratterebbe, inoltre, di edizioni speciali del software, compresa quella in edizione limitata firmata dal CEO Steve Ballmer in persona. Microsoft ha così dato vita ad una serie di iniziative in terra asiatica, includendo nelle scuole alcuni programmi relativi ai meccanismi di funzionamento giuridico della proprietà intellettuale. BigM ha puntualizzato che la pirateria farebbe perdere agli utenti tempo e denaro, oltre ad esporli a rischi come la perdita di informazioni personali e il furto d'identità.Durante una recente intervista, John Bessey, dirigente di Microsoft nelle Filippine, ha dichiarato tuttavia che la pirateria non costituisce una grave minaccia per le sorti presenti e future dell'azienda di Redmond. Secondo Bessey - che ha parlato durante il lancio di Windows 7 nello stato del sud-est asiatico - un numero sempre crescente di utenti è consapevole dei rischi legati all'utilizzo di un software contraffatto, specialmente nelle transazioni bancarie online e nel normale funzionamento dell'hardware."Siamo sorpresi - ha dichiarato Bessey - dalla consistente domanda del nostro sistema operativo nelle Filippine, non solo nel numero, ma anche in una serie positiva di feedback da parte degli utenti". Parole che non hanno trovato particolare armonia con il clamore degli intenti prefissati dal Consumer Action Day. E qualcuno non ha risparmiato le sue critiche per l'intera iniziativa: ci sono tecniche di ingegneria sociale, una su tutte la celebre "truffa alla nigeriana" che del sistema operativo originale o contraffatto se ne infisichiano.

lunedì 16 novembre 2009

Internet Governance Forum: focus su libertà di espressione, social network e bambini. Il Consiglio d'Europa contro la vendita di medicine contraffatte


Si è aperto ieri in Egitto, a Sharm el Sheikh, il quarto meeting dell’Internet Governance Forum, che – fino al 18 novembre – riunirà oltre 1000 rappresentanti di 100 paesi (governi, industria e società civile) per discutere delle sfide e delle opportunità di internet nonché delle molte tematiche di scottante attualità legate all’uso consapevole della rete.
Il tema attorno a cui ruota l’edizione 2009 di IGF è: “Governance di Internet, Creare opportunità per tutti”. Le discussioni vertono sulla necessità di massimizzare le opportunità offerte dal web e di estenderle a tutte le persone in tutto il mondo, cercando al contempo di affrontare rischi e sfide inerenti alla dimensione globale della rete, con particolare attenzione alla libertà di espressione e ai social network.
Nel suo contributo, il Consiglio d’Europa si è espresso a favore di un rafforzamento della protezione e del rispetto dei diritti umani – con particolare riferimento alla tutela dei bambini dai predatori sessuali su internet - della preminenza del diritto e della web-democrazia, e ha presentato le sue posizioni sugli aspetti cruciali del dibattito: sicurezza, apertura e rispetto della vita privata on-line, accesso e diversità, governance di Internet, gestione delle risorse critiche di Internet, nuove sfide, quali ad esempio l’impatto dei siti di social network.
Ambizione del Consiglio d’Europa è quella di ottenere l’adesione anche di Stati non membri dell’Onu a convenzioni internazionali come quella sulla criminalità informatica, sulla protezione dei bambini contro lo sfruttamento sessuale, sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato dei dati a carattere personale e la Convenzione per la prevenzione del terrorismo. All’interno di IGF 2009, il Consiglio d’Europa ha organizzato sei workshop, incentrati sulla protezione e la sicurezza dei bambini su Internet, sui rischi e i vantaggi della vendita di medicinali sul web, sulle sfide dell'alfabetizzazione mediatica, sulle conseguenze del cloud computing a livello della riservatezza e della sicurezza, sull’elaborazione di una legislazione generale contro la criminalità informatica e sull'accesso all'informazione e la trasparenza nella governance di Internet.

In particolare, il Consiglio d’Europa intende presentare una convenzione che permetta di combattere la vendita su internet di medicine contraffatte e che dovrebbe vedere la luce l’anno prossimo, ratificata da almeno 49 Paesi.
“Internet – ha affermato Asa Torstensson, ministro delle comunicazioni svedese e rappresentate della presidenza Ue – ha influenzato e influenzerà sempre più le nostre economie e le nostre società, minimizzando le distanze tra le persone, le imprese, le comunità scientifiche e i governi di tutto il mondo”.
Uno strumento rivoluzionario, insomma, che però assieme alle opportunità porta con sé anche numerose incognite, riguardanti, ad esempio, “…i diritti umani, la libertà di espressione, la privacy, i diritti di proprietà intellettuale e la sicurezza delle reti”, ha aggiunto Torstensson.
Tutte queste questioni vanno affrontate congiuntamente “dai politici, dall’industria, dalla società civile e dai singoli individui, riuniti in un Forum globale in cui ognuna delle parti coinvolte possa esprimere la propria opinione”.
Internet, ha aggiunto, “non può essere controllato o governato da un solo attore: la Ue vuole che la rete sia aperta, resistente e accessibile a tutti. I cittadini devono poter comunicare liberamente e in modo sicuro con tutti, senza confini” e per questo, alla sua base ci deve essere “rispetto per i diritti umani e una quadro legislativo chiaro e condiviso”.

Al centro del web, secondo il ministro svedese, deve esserci chi lo usa: sono gli utenti che ne stabiliscono lo sviluppo e fanno della rete lo specchio della società.
“Fino a che gli utenti rispettano la libertà degli altri, dobbiamo assicurare che tutti abbiano gli stessi diritti e la possibilità di contribuire all’evoluzione di internet per il beneficio della comunità globale”, ha concluso Torstensson, affermando che la Ue è fermamente convinta della necessità di lasciare il coordinamento delle attività giornaliere di internet al settore privato, ma anche che la struttura di governance debba essere “trasparente, aperta e orizzontale”, per continuare a garantire alla rete la base che ne ha decretato il successo.

Il commissario ai media e alla società dell’informazione, Viviane Reding si è fermata invece sulla necessità di rendere internet un posto sicuro per i bambini.
“La Commissione europea – ha detto – lavora con questo obiettivo in mente dal 1999 e ha avviato numerosi progetti per aumentare la consapevolezza di insegnanti, genitori e ragazzi. Il Safer Internt Day è un momento ormai condiviso da oltre 60 nazioni ed è un successo che si può ricondurre alle discussioni condotte in seno all’IGF”. Fermo restando che la gestione di internet debba restare al settore privato, “i governi – ha aggiunto la Reding – possono e devono svolgere un ruolo nelle questioni di policy pubblica, in cui c’è bisogno di proteggere e promuovere l’interesse generale”. “I genitori – ha affermato ancora – si aspettano che i governi proteggano i bambini su internet, i commercianti vogliono che i governi combattano le frodi e proteggano i diritti dei consumatori”. “Noi tutti sappiamo che la rapida crescita di internet è stata possibile grazie alla sua apertura e universalità. Se gli utenti vogliono che internet resti aperto e neutrale, essi devono incoraggiare attivamente i loro governi a proteggerlo e i governi devono rispondere positivamente, come ha fatto la Ue con la prima legislazione per garantire il diritto dell’accesso a internet”, ha concluso la Reding.