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mercoledì 27 aprile 2016
Il Garante della Privacy contro i profili falsi di Facebook
mercoledì 20 novembre 2013
Cyberpol, la webpolizia mondiale
La nuova divisione dell'Interpol sarà attiva 24 ore su 24 e avrà compito di vigilare su reati digitali e molto di più
Si chiama Noboru Nakatani ed è l’ex direttore del Dipartimento anticrimine organizzato transnazionale della polizia giapponese. L’Interpol lo ha scelto per guidare la creazione del nucleo più avanzato di lotta ai reati del ventunesimo secolo, il Global Complex for Innovation (Igci). Il nome in codice del centro è Cyberpol e avrà il compito di fornire supporto tecnico e coordinare lo scambio di informazioni tra i 190 paesi membri. Nella sede di Singapore, troveranno posto anche laboratori di ricerca e sviluppo, addestramento e analisi dati.
"L’apertura dei casi, e la conduzione delle indagini, spetta sempre ai corpi di polizia nazionale",sottolinea Nakatani, che di Cyberpol è il direttore esecutivo . "Purtroppo l’Interpol non è quella dei film: non abbiamo jet, rifugi segreti, armi e nemmeno gadget alla James Bond". Ci sono, però, tanti Dottor Q: specialisti altamente qualificati in prestito da Kaspersky Lab. "Tecnici e analisti verranno mandati a Singapore per curare la formazione degli agenti operativi e per aiutare nell’analisi e nell’interpretazione dei dati", spiega Eugene Kaspersky, Ceo e co-fondatore dell’azienda, che già anni fa aveva lanciato l’idea di una Interpol di internet.
Il team avrà il compito di condividere con l’Interpol informazioni e competenze e di guidare la ricerca a caccia di nuove minacce . "La polizia deve adattarsi ai nuovi strumenti, usando le stesse armi dei criminali per le sue indagini. Parliamo di mobile, ma anche di email, di social media", continua Nakatani. A differenza dei crimini digitali, che si compiono completamente in rete, il cybercrime non si limita al web. In pratica è qualsiasi tipo di illecito con una componente online. Possono essere singoli eventi come phishing e hacking, furto d’identità, furto e manipolazione di dati e frodi bancarie o comportamenti prolungati, come cyberstalking, molestie, estorsione e ricatto, spionaggio e manipolazione dei mercati finanziari.
L’obiettivo di Cyberpol è formare un gruppo di 140 persone entro il 2016. I primi sono già al lavoro nelle due sedi provvisorie di Lione e Singapore, ma Cyberpol sarà operativo solo tra un anno, a settembre 2014. Intanto, si lavora a costruire una rete tra le unità investigative. A fine mese a L’Aja si è tenuta la prima Cybercrime conference da replicare ogni anno in collaborazione con l’Europol tra Olanda e Singapore.
Come si fa per diventare cyberpoliziotti? Inizialmente una decina saranno assunti direttamente dall’Interpol, mentre tutti gli altri saranno agenti di polizie nazionali distaccati presso l’Igci, insieme ai tecnici di Kaspersky, di Trend Micro e di Nec .
venerdì 8 marzo 2013
Cyberattacchi sempre più sofisticati in aumento, +254% registrato nel 2012
lunedì 14 gennaio 2013
Reati su Facebook: diffamazione, molestie e furto di identità. Come difendersi
La legge per tutti: Cara Elena, grazie per la tua disponibilità a questa intervista.
Avvocato, Presidente dell’ANGIF, docente universitario di diritto dell’informatica: chi meglio di te ci può aiutare a districarci nel mondo degli illeciti commessi tramite internet. Entriamo dunque nel vivo del problema.
Elena Bassoli: Furto di identità e post diffamatori sono, in effetti, tra le grandi piaghe dei social network, strumenti potenti, invasivi, economici e rapidissimi per creare più di un danno agli altri utenti.
Il furto d’identità, ad esempio è più diffuso di quanto si possa immaginare.
LLPT: Cosa deve fare l’utente che veda il suo profilo clonato? A quale autorità deve rivolgersi? Può fare tutto senza l’avvocato? Nel tempo che intercorre tra la denuncia e la punizione del colpevole, ci sono mezzi d’urgenza per far cessare l’attività illecita?
LLPT: Mettiamo che domani una persona che mi voglia danneggiare decida di commentare una mia foto in modo diffamatorio o scrivere qualche post su Facebook al solo scopo di denigrarmi. Che strumenti di tutela ho? Cosa posso fare nell’immediato per tutelarmi? È necessario anche in questo caso sporgere querela?
Grazie Elena per i tuoi suggerimenti. I nostri lettori te ne saranno certamente grati.
Fonte: La legge per tutti - Autore: Avv. Elena Bassoli
lunedì 4 luglio 2011
Furti d'identità, bastano 250 euro per "rinascere" su Internet

Fonte: La Stampa
lunedì 11 aprile 2011
Facebook, ruba il profilo dell'amica poi diffonde le confidenze alla classe
martedì 5 aprile 2011
Furti di identità, vittime molti minori

Non è affatto un gioco, e riguarda i bambini. Identità pulite, da impersonare per commettere illeciti sotto mentite spoglie
Secondo i dati raccolti da AllClear ID, che si occupa di sicurezza online e misure anti-phishing, e Richard Power del Carnegie Mellon Cylab, i nomi e i dati dei bambini sarebbero merce preziosa per coloro che sono interessati al furto di identità online. Secondo il rapporto sono 4.311 i bambini che hanno il proprio Social Security Number (SSN) utilizzato da altri: di questi 303 sono sotto i cinque anni, la vittima più piccola ha appena cinque mesi e la più grande 16 anni. Questo significa che circa il 10,2 per cento del campione preso in considerazione è vittima di furto di identità, una percentuale ben maggiore di quella degli adulti secondo il medesimo studio. Non si tratta, tuttavia, solo di un problema di percentuali, ma anche di conseguenze e implicazioni: quanto e come interessino di più i dati dei minori rispetto a quelli degli adulti appare un fattore inquietante. Di particolare rilevanza il fatto che i dati così raccolti, e in particolare i numeri di previdenza sociale, non sono ancora utilizzati dal legittimo proprietario e possono così essere reindirizzati candidi, per esempio, al mercato dell'immigrazione clandestina. Per gli stessi motivi di inutilizzo sono difficili da individuare i casi di identità rubata. Ma sono altrettanto pericolosi per il futuro dei bambini: rischiano di vederlo compromesso con pericolosi precedenti, insolvenze pregresse o frodi a proprio nome ben prima che la loro vita si dipani. Si tratta, infine, di bersagli perfetti in quanto ci vogliono anni prima che se ne accorgano. Inoltre il rapporto mostra come gli SSN dei nati dopo il 1990 siano più facili da indovinare di quelli nati prima di questa data. Lo studio, che afferma non avere valenza scientifica, si limita in ogni caso ad invitare ad un'analisi più approfondita della questione per confermare il trend da essi individuati.
lunedì 14 febbraio 2011
Facebook, sostituzione di persona, falsi profili: la moda del momento

lunedì 24 gennaio 2011
Unicri, furti d'identità: 1 italiano su 4 è a rischio perchè poco informato

Fonte: Protezione Account
venerdì 21 gennaio 2011
Il nuovo paradiso dei cyber criminali? I social network

Nel 2010 raddoppiati gli attacchi informatici a spese degli iscritti
Fonte: La Stampa - Autore: Federico Guerrini
mercoledì 19 gennaio 2011
Gli italiani e il furto d'identità: una radiografia sconsolante

Fonte: La Stampa - Autore: Federico Guerrini
venerdì 7 gennaio 2011
False identità Facebook: California contro i ladri di profili

martedì 4 gennaio 2011
Facebook: carcere per chi crea false identità, negli Usa diventa un reato

martedì 28 dicembre 2010
Usa: spia la mail della moglie e rischia cinque anni di carcere

L'uomo ha scoperto che la moglie aveva ancora una relazione con l'ex marito, che era stato arrestato per averla picchiata di fronte al figlio. E' stato accusato di "furto di identità" e la coppia ha divorziato
Washington, 28 dicembre 2010 - Un uomo del Michigan rischia fino a cinque anni di carcere per aver violato la posta elettronica della moglie. Lo hanno riferito i media emericani. Leon Walker, 33 anni, è entrato nell’account di Gmail da un computer portatile e ha scoperto che la moglie ha una relazione con il suo ex marito, un uomo in passato arrestato per averla picchiata davanti al bambino avuto da un altro uomo. Walker ha quindi mostrato le mail al padre del bambino, dicendosi preoccupato per il piccolo.
La donna, Clara Walker, ha sostenuto che il portatile è il suo e lei era l’unica a conoscere la password per accedere alla posta elettronica. Il marito sostiene invece che il pc appartiene a tutta la famiglia e che la moglie aveva annotato la parola chiave in un quaderno.
L’uomo è stato arrestato con l’accusa di «furto di indentità o di segreti commerciali» e la coppia ha divorziato. Negli Usa è entrata in vigore una nuova legge contro la pirateria informatica per difendere i segreti industriali.
mercoledì 24 novembre 2010
Crimini Informatici: il 69% degli italiani colpiti da attacchi informatici

Fonte: Protezione Account Blog
giovedì 18 novembre 2010
Reati sul web: il caso di una ragazza minorenne coinvolta in furto d'identità

Facciamo riferimento a quanto accaduto in questi giorni in quel di Vercelli. Si tratta di un furto di identità sul web, soprattutto legato all’ambiente del social network Facebook, che sembra essere in piena espansione soprattutto tra i giovanissimi.
Come relazionato dall’Ispettore Pergola – Una ragazza minorenne di Prato Sesia, è riuscita ad appropriarsi dei dati della posta elettronica di un’altra ragazza di 22 anni di Gattinara per entrare sul suo profilo Facebook. La minore ha compiuto questa operazione per poter contattare alcuni ragazzi che rientravano nel giro di amicizie virtuali della vittima. Quest’ultima essendosi accorta che non riusciva più ad entrare nel proprio account di posta ed essendo stata avvisata da un amico che qualcuno stava chattando con il suo profilo, si è rivolta alla Polizia per sporgere denuncia. Le indagini della Postale hanno quindi portato all’identificazione della minore la quale è ora denunciata e segnalata all’Autorità Giudiziaria per i minori con l’accusa di accesso abusivo a sistema informatico e sottrazione di corrispondenza privata-osserva Pergola – In realtà il furto di identità digitale è un reato che sulla carta non esiste ancora ma, compiendo certi atti, si rientra comunque nelle fattispecie penali che hanno portato alla denuncia della minore. Fa riflettere il fatto che i giovanissimi non percepiscono il peso di questi comportamenti che considerano alla stregua di scherzi e leggerezze ma che invece possono avere conseguenze sul piano penale. La minore, che conosceva l’altra ragazza solo di vista, ha comunque ammesso tutto-.
Attacchi scareware in aumento: un utente su due ne è stato vittima

L’attenzione per il tema della sicurezza informatica è aumentata negli ultimi anni, così come parallelamente sono cresciuti gli attacchi di tipo scareware, che fanno perno da un lato, proprio sul desiderio degli utenti di mettere al sicuro il proprio computer, dall’altro sulla grande ingenuità che caratterizza gran parte degli utenti stessi. Finestre popup, messaggi pensati ad hoc, alert di sicurezza fittizi, un click di troppo e il gioco è fatto: milioni di computer infettati con la tecnica dello scareware; l’utente visualizza un alert che avvisa della presenza di chissà quali infezioni sul sistema in uso e viene invitato a scaricare, chiaramente a pagamento (in genere ad un costo che oscilla tra i 30 e i 50€), la soluzione a tutti i problemi. Peccato che la soluzione sia spesso e volentieri un rogue virus, più o meno pericoloso che sia, comunque in grado una volta infettato il sistema, di rubare dati personali e bancari degli utenti, mettendone così a serio rischio la sicurezza e la privacy. GetSafeOnline.org, l’ente per la sicurezza su Internet del Regno Unito, ha confermato l’aumento di questi attacchi, specificando come pochi ne traggano un profitto enorme (si pensi al giro di denaro portato dal furto di dati bancari), mentre tantissimi ne subiscano invece danni, anche piuttosto seri. L’obiettivo degli attacchi non è solo ottenere informazioni sulla carta di credito, ma anche assicurare il controllo remoto del computer della vittima per altre attività illegali, come il furto d’identità. Una ricerca di GetSafeOnline.org riporta dati allarmanti sul fenomeno: quasi un utente su quattro in Regno Unito dichiara di aver visualizzato almeno una volta un avviso, di qualsiasi tipo esso sia, che invitava a scaricare a pagamento fantomatiche soluzioni per la rimozione di malware. E ancora, più preoccupante è il dato per cui quasi un utente su due, sempre nel Regno Unito, dichiara di aver visualizzato una finestra popup con un alert sulla presenza di malware che in realtà non esistevano nel sistema in uso. La dottoressa Emily Finch, criminologa presso l’università di Surrey, ha spiegato la psicologia dietro il successo di queste truffe:
L’opinione pubblica è più sensibile al tema della sicurezza su Internet rispetto a cinque anni fa e il fatto che i cybercriminali stiano utilizzando falsi antivirus o tool per la rimozione di malware, ne è una dimostrazione. Invece di sfruttare la nostra ignoranza (cosa che avviene normalmente nei casi di pishing), questo tipo di attacchi fa leva proprio sulla nostra conoscenza e paura di vedere il proprio computer infettato, rischiando così potenziali danni.
Minori e social network: privacy e identità a rischio

Fonte: Il Blog di MisterCredit