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sabato 1 ottobre 2016

I migliori Antivirus per Android 2016

La diffusione degli smartphone e tablet è in continuo aumento ed a farla da padrona sono soprattutto i dispositivi funzionanti con sistema operativo Android.
Ciò è dovuto soprattutto alla notevole quantità di App disponibili per Android, molte delle quali disponibili gratuitamente, ed anche al fatto che si tratta di un sistema operativo open source e quindi a disposizione di tutti.
Il rovescio della medaglia è che questa sua diffusione ha portato anche allo sviluppo e al diffondersi di malware, spyware o trojan soprattutto per il fatto che molte persone utilizzano “canali non sicuri” per scaricare App Android.
Perciò è diventato quasi d’obbligo avere un’App Antivirus Android che serva come protezione contro eventuali minacce presenti sul proprio dispositivo o sulle App che si installano.
 Le offerte sono molte, in questo articolo vediamo la lista comparativa delle App Antivirus Android più diffuse, circa una ventina di Antivirus Android, testati e comparati da AV-TEST – The Independent IT-Security Institute, in modo da avere l’idea su quale sia la migliore App Antivirus per Android che offra una protezione più solida.

Le valutazione delle App Antivirus Android seguono i criteri seguenti:
  • Certificazione
    Per ricevere la certificazione AV-TEST, occorre che l’App raggiunga un punteggio pari ad almeno 8.0 punti come media tra i punteggi ottenuti. La media è calcolata tra il punteggio ottenuto nella sezione “Protezione”, che include i risultati riguardanti il rilevamento di malware (combinati tra quelli on-demand e on-access) e tra il punteggio ottenuto nella sezione “Usabilità”, che include i risultati ottenuti sulle prestazione ed i falsi positivi, un punto extra viene aggiunto in caso siano presenti funzionalità aggiuntive.
  • Punteggio Protezione
    Riguarda il punteggio assegnato in base al rilevamento di malware.
    Il punteggio assegnabile più elevato è di 6.0 punti. Il valore associato ad un rilevamento medio è di 3.5 punti. Il valore più basso è di 0.0 punti.
  • Punteggio Usabilità
    Il punteggio riguardante l’usabilità dell’App Antivirus Android è composto dai punteggi delle prestazioni e quello dei falsi positivi.
    Le prestazioni vengono calcolate partendo da 6.0 e togliendo 2 punti per ogni impatto che arreca l’App Antivirus Android sulle prestazioni del dispositivo. Sono prese in considerazione come motivazioni che arrecano impatto negativo per le prestazioni le seguenti: “impatto sulla durata dela batteria”, “utilizzo di traffico dati elevato” e “rallentamento”.
    Il punteggio per i falsi positivi parte sempre da 6.0 punti togliendo 1 punto per ciascun falso positivo rilevato.
    Il punteggio sull’usabilità è quindi la somma dei punteggi sulle prestazioni e falsi positivi diviso due.
  • Punto extra per Funzionalità Aggiuntive
    Se l’App Antivirus Android offre almeno due funzionalità di sicurezza aggiuntive oltre a quella per la protezione contro i malware, viene attribuito un punto aggiuntivo.
    Le funzionalità aggiuntive possono includere per esempio: Anti-Theft (protezione contro il furto), Safe Browsing (protezione durante la navigazione su internet), Call Blocker(per bloccare alcune chiamate), Message Filtering (filtrare i messaggi), Parental Control (per evitare che il dispositivo venga usato impropriamente dai bambini), Backup (salvataggio dei dati) e Data Encryption (Criptaggio dei dati).
Tutte le App Antivirus Android testate sono state approvate per la certificazione AV-TEST ad eccezione di White Gate Antivirus 1.0.

I migliori Antivirus Android

  1. Dal test si sono posizionati al primo posto a parimerito ben tredici delle App Antivirus Android testate:
    360 Mobile Security 1.0AhnLab v3 Mobile 2.1Antiy AVL 2.3Avast Mobile Security 3.0Avira Free Android Security 3.5Bitdefender Mobile Security 2.19,Cheetahmobile Clean Master 5.6Cheetahmobile CM Security 1.5,Cheetahmobile Kingsoft Mobile Security 3.3Eset Mobile Security & Antivirus 3.0G-Data Internet Security 25.3Intel Security Mobile Security 4.1Quick Heal Total Security 2.00, che ottengono il punteggio massimo di 6 su 6 sia per quanto riguarda la protezione che per l’usabilità.
  2. In seconda posizione troviamo a parimerito F-Secure Mobile Security 9.2 Trend Micro Mobile Security 5.0 che hanno ottenuto come punteggio di protezione 6 su 6 e come punteggio di usabilità 5.5 su 6.
  3. In terza posizione c’è Kaspersky Internet Security 11.4 che ottiene 6 per protezione e 5 per usabilità.
  4. AVG Antivirus Free 4.1 e Norton Mobile Security 3.8 ottengono 6 per protezione e 4 per usabilità.
  5. Le App Antivirus Android restanti ottengono un punteggio protezione uguale o inferiore a 6 in protezione.
  6. Non passa il test White Gate Antivirus 1.0 che ha ottenuto il punteggio di protezione 0.
Se intendete approfondire i valori dei vari test potete trovare ulteriori dettagli sulla pagina ufficiale dei test di AV-Test.

mercoledì 6 marzo 2013

Niente sesso, meglio il tablet (che ti cambia la vita)

Alzarsi e fare colazione, ascoltare le news per radio mentre si va al lavoro, fare la pausa caffè con i colleghi… gesti quotidiani che vengono affiancati giornalmente dalla consultazione del proprio profilo Facebook, dal controllo delle e-mail o dalla lettura delle ultime notizie sportive.
Operazioni rese facili e immediate grazie ai tablet
Il primo tablet è stato presentato da Steve Jobs il 27 gennaio 2010 e, a distanza di soli tre anni , molti scenari della nostra vita quotidiana si sono popolati e colorati di schermi brillanti e rilucenti.
Liberare internet da un cavo, da una sedia e un tavolo fisso e da un desktop e portarlo in mobilità su un tablet, insieme alla vastità delle applicazioni ed il loro continuo aggiornamento, hanno fatto di questi device, strumenti indispensabili di lavoro, di studio e divertimento, diventando in brevissimo tempo l’oggetto di cui sentiremmo più la mancanza se venissero a mancare. Vi è mai capitato di soffermarvi sulle attività, le azioni e gli oggetti che gli smartphone ed i tablet hanno sostituito nella nostra vita quotidiana?
▪ Macchina fotografica;
▪ Registratore;
▪ Videocamera digitale;
▪ Navigatore;
▪ Mappe delle città;
▪ scanner;
▪ 15 Kg di libri;
▪ Giornale quotidiano e settimanale;
▪ Dizionario linguistico;
▪ Enciclopedia;
▪ Sportello bancario per pagamenti;
▪ Blocchetto per appunti;
▪ Agenda;
▪ Console di videogiochi;
▪ Radio;
▪ iPod per ascolto musica;
▪ Elenco telefonico e pagine gialle;
▪ Televisore (la possibilità di vedere i programmi in mobilità);
▪ Impianto stereo.
e la lista potrebbe proseguire , per questo il tablet è sempre più pervasivo e ubiquo nella vita personale di un numero crescente di persone.
I numeri indicano tassi di crescita impressionanti: le vendite mondiali previste per il 2016 parlano di 369 milioni di pezzi contro i 60 milioni venduti nel 2011; è stato calcolato che negli Stati Uniti si utilizza il tablet in media 2,5 ore al giorno. Ciò di cui si è ancora abbastanza all’oscuro è l’uso che del tablet viene fatto tra le quattro mura domestiche ed allora proviamo a scoprirlo.
Molte ricerche di mercato stanno facendo emergere nuovi comportamenti e abitudini che definiscono nuovi stili di vita. L’indagine più recente è stata compiuta da YAHOO ed ha coinvolto più di 2000 consumatori americani ed ha evidenziato alcuni comportamenti preferibili interessanti. Ad esempio il 15% degli intervistati si è dichiarato disponibile a rinunciare alla proprio auto per un anno pur di poter continuare ad usare il proprio tablet. Se la volontà espressa si traducesse in comportamenti, diminuirebbero drasticamente le vendite di auto e si ridurrebbero altrettanto drasticamente le emissioni di gas e CO2.
Anche la differenza tra sessi è evidente :
Le donne ad esempio usano prevalentemente i tablet a casa, molte semplicemente per momenti di gioco e relax. Se la scelta è tra qualche sana attività sessuale e il tablet, il 25% delle donne preferirebbe continuare a manipolare il proprio tablet, mentre per maschietti la percentuale si riduce ad un misero 13%. Un numero ancora più alto di donne si dichiara disposto a spegnere la TV in cambio del tablet (38%), per i maschi la scelta è meno semplice. La domanda è stata probabilmente mal posta perchè con il tablet, quel 38% potrebbe tranquillamente continuare a guardare la televisione. Sicuramente però la percentuale è molto più alta di quella dei maschietti. Mentre gli uomini sono abituati a giocare con il tablet anche quando sono in bagno, il 50% delle donne dichiara che non lo farebbe mai. Ma la battaglia tra i generi si inasprisce notevolmente in salotto e sui divani di casa. Il tablet è ormai al secondo posto nella classifica dei dispositivi più usati in casa dopo il personal computer nella sua versione desktop o notebook. La televisione rimane lontana e sembra quasi dimenticata. Il momento della giornata che sembra essere maggiormente più adatto per l’utilizzo del tablet è la sera, e ben il 91% degli intervistati va a letto con il tablet. In famiglia ci si può riunire “intorno” ad un tablet su un divano per scegliere e organizzare le proprie vacanze sapendo di poter cambiare programmi e itinerari con l’iPad o il tablet appresso. Il tablet durante un viaggio può diventare uno strumento indispensabile per verificare la bontà e la qualità delle fotografie fatte e per condividerle immediatamente con amici e conoscenti o sul web.
Il tablet permette un’esperienza di shopping infinita grazie anche alla opzione 3G/LTE che permette la lettura dei codici a barre (QR code) dei prodotti ed il loro acquisto immediato. Grazie ad applicazioni come Dropbox, favorisce l’organizzazione delle proprie attività lavorative e di accedere in modalità sicura ad informazioni e contenuti anche quando si è in viaggio e lontano dal proprio ufficio e computer da lavoro. Con il tablet si può essere meglio organizzati ma si può anche giocare e divertirsi. Quanto descritto sopra non è solo uno spaccato dei nuovi comportamenti e abitudini emergenti a livello individuale e sociale, ma anche l’affermarsi di nuovi stili di vita, che non sarebbero possibili senza uno strumento mobile e trasportabile.
Tutto ciò, che ci piaccia o meno, ha cambiato le nostre più antiche abitudini in fatto di intrattenimento, lettura, informazione, gioco, scrittura e molto altro ancora della nostra vita. Prenderà una forma diversa, prenderà forma un mondo nuovo, nel quale noi dovremo abituarci a vivere.
Benvenuti nell’era della “mobility” benvenuti nell’era dei Tablet.
Steve ne sarà fiero.
Fonte: Digitalic.it

giovedì 28 aprile 2011

Il cyber-criminale è un animale sociale


L’Istr (Internet Security Threat Report) è uno di quei documenti che attendiamo ogni anno con interesse ma anche un pizzico di inquietudine. Il report redatto ogni anno da Symantec è infatti una sorta di grande censimento sul cyber-crimine che fotografia il livello di rischio a cui tutti noi – utenti più o meno smaliziati - siamo esposti. Ebbene, dal bollettino rilasciato quest’anno non ci arrivano purtroppo buone notizie. Gli esperti della società americana, infatti, ci fanno sapere che lo scorso anno sono state registrate 286 milioni nuove minacce e che il numero di attacchi web è cresciuto del 93%. All’Italia due primati poco invidiabili: il nostro Paese è al terzo posto in Europa (dietro Regno Unito e Germania) nella classifica delle attività “malevole” e al secondo per numero di bot, ovvero di PC infetti sfruttati dagli hacker come ponte per inviare spam o propagare altri attacchi informatici. Numeri allarmanti che nascondono un mondo sommerso ma comunque guidato da alcune macrotendenze. Fra queste spicca senza dubbio il fenomeno degli attacchi mirati, che sta portando i pirati informatici a sfruttare le vulnerabilità zero-day (vedi Hydraq e Stuxnet) per introdursi nei sistemi informatici di società quotate, multinazionali, agenzie governative ma anche aziende di piccole emedie dimensioni. L’obiettivo, nella stragrande maggioranza dei casi è quello di sottrarre la proprietà intellettuale o provocare danni materiali. In crescita anche l’utilizzo dei cosiddetti toolkit, programmi software che possono essere utilizzati sia da principianti che da esperti per semplificare la distribuzione di attacchi di vaste proporzioni. Lo scorso anno, ci fa sapere Symantec, i due terzi di tutte le minacce web-based registrate sono arrivati proprio da attacchi lanciati con kit di questo tipo soprattutto verso i sistemi Java, responsabili del 17% di tutte le vulnerabilità dei browser plug-in. Un altro grande filone su cui vale la pena riflettere è quello che riguarda il mondo dei social network. Le problematiche in questo caso non si riferiscono al numero di malware, tutto sommato ancora piuttosto modesto, quanto piuttosto alle caratteristiche virali del mezzo, che di fatto vanno ad amplificare gli effetti delle minacce. Nell’era di Facebook, lo sappiamo bene, basta un link per fare danni. E non è un caso che lo scorso anno i criminali informatici abbiano postato milioni di collegamenti farlocchi per propagare malware e tentativi di phishing. Molti di questi attacchi sfruttano i news feed per aumentare la scala del contagio: i social network, in pratica, distribuiscono in automatico il link ai news feed degli amici delle vittime, inoltrandolo a centinaia o migliaia di utenti in pochi minuti. Circa il 65% dei link dannosi, spiega Symantec, provengono da Url abbreviate. Di questi, il 73% ha ricevuto 11 o più click e il 33% tra gli 11 e i 50. Non si può trascurare, infine, tutto ciò che sta accadendo sul versante mobile, ovvero su quei dispositivi – vedi smartphone e tablet – che hanno ormai affiancato i PC nelle nostre attività digitali. Sui device di questo tipo, ci dice l’ultimo Istr, si registra un aumento delle minacce del 43% con 163 nuove vulnerabilità. La maggior parte di queste sfrutta applicazioni all’apparenza legittime come veri e propri cavalli di Troia (Trojan Horse) per propagare codice malevolo. Un fenomeno che sta allarmando soprattutto le aziende: quasi la metà di esse, sostiene uno studio Mocana, non si reputa infatti attrezzata per gestire i rischi di questo tipo.

Fonte: Blog.panorama.it

lunedì 17 gennaio 2011

L'università sul tablet 300 milioni di lezioni


LA LEZIONE del prof si scarica sull'iPod o su un tablet e la si ascolta ovunque, fuori dalle pareti di un'aula. Il podcast cresce e crescono le università che offrono gratis, audio e video di conferenze e lezioni in rete. Il più grande "campus" accademico del mondo si trova su iTunes U: 300 milioni di lezioni in download, in 4 anni, dalla piattaforma di Apple che distribuisce corsi e immagini. Lì sono appena sbarcate la Bocconi di Milano e l'università di Pisa. Allo stesso indirizzo, in quel crocevia di saperi senza pedaggio, si erano già insediate nei mesi passati altri quattro atenei italiani. Chiunque può ascoltare la registrazione del docente in cattedra che spiega, mostra slide, diagrammi, video dalle università dei cinque continenti. È una specie di facoltà globale: si può scegliere cosa trasferire sul computer, sul cellulare o sugli altri supporti elettronici. Si trova di tutto. Dalle lezioni di macroeconomia, ai segreti delle particelle elementari, dall'etica di Einstein a Mark Twain, dai misteri dell'ultima supernova alle tecniche di chirurgia toracica. Da Berkeley, da Yale, da Oxford, dal MIT, da Stanford, da Insead, da Coimbra, da molte altre.Le lezioni in podcast sono un soccorso per gli studenti che non frequentano, una risorsa per i distratti che non hanno preso bene gli appunti, un'opportunità per chi vuole approfondire o semplicemente conoscere. Su iTunes U ci sono i contenuti forniti da 800 università, 350mila lezioni che docenti, famosi o sconosciuti, tengono nei propri atenei e di cui non resterebbe traccia se non fra gli allievi che li ascoltano in diretta al chiuso di quelle stanze. Col podcast invece l'orizzonte diventa globale. Molte accademie hanno elaborato proprie piattaforme di podcasting e di web learning, alcune riservate agli iscritti, altre ad accesso libero. Qualcuno ha messo filmati di lezioni sui canali di Youtube (per esempio la Bocconi di Milano o l'università di Reggio Emilia). Ma al momento il crocevia più affollato resta quello di Apple con contenuti che arrivano da 80 Paesi. Se le università americane sono state le prime a sperimentare questa strada, da qualche anno sono arrivate anche le italiane. In avanscoperta è andata la Federico II di Napoli con un suo portale, "Federica", che raccoglie migliaia di lezioni. Ha debuttato su iTunes U nella scorsa primavera con corsi di medicina, chimica, biologia, ma sull'Apple store fra le lezioni più scaricate offerte dall'ateneo napoletano ci sono quelle sulla Divina Commedia tenute dal professor Raffaele Doglio, dantista e docente di letteratura italiana. Anche in mezzo a tutta questa tecnologia si torna lì, tra l'Inferno e il Paradiso, in 15 lezioni. "Ho ricevuto mail da un viticoltore californiano e da un sacerdote del Mozambico che avevano seguito il mio corso di storia medioevale" racconta divertita Enrica Salvatori, docente dell'università di Pisa, altro ateneo che debutta su iTunes. Salvatori da anni sperimenta il podcasting, ha creato anche un sito (historycast. org) con lezioni divulgative sulla storia: da Federico II, al Natale nel Medioevo, ai Vangeli apocrifi. Su iTunes si trovano anche gli atenei di Trento, Trieste, Modena e Reggio Emilia. "Noi puntiamo sulle conferenze piuttosto che sul podcast dei corsi anche se ne abbiamo già di matematica e di informatica" spiega Tommaso Minerva dell'università di Modena. Lì si viaggia a una media di circa 12mila titoli scaricati la settimana, in testa alla hit c'è la conferenza di un sociologo, Vanni Codeluppi su: "Libertà immaginaria: le illusioni del capitalismo tecno-nichilista".

Fonte: La Repubblica - Autore: Laura Montanari