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giovedì 12 gennaio 2017

Gli attacchi informatici più dannosi del 2016, mese per mese

Da Verizon a Yahoo!, da Ashley Madison ad Adult Friend Finder, dalla NSA all’FBI fino ai DNCLeaks: storia di un anno vissuto pericolosamente

Richard Stennion, autore di There Will Be Cyberwar, ha detto che “il 2016 sarà ricordato come l’anno più importante per l’evoluzione dei nation state attacks,” e che lo spionaggio cibernetico è da tempo uno degli strumenti più importanti per hacker e servizi segreti, invitando tutti a migliorare il proprio livello di sicurezza informatica per il nuovo anno.
Difficile dargli torto visto che l’anno è cominciato con il furto dei dati di 20 mila impiegati dell’FBI e finito con gli strascichi delle interferenze russe nelle elezioni presidenziali americane.f

2016, un databreach dopo l’altro

Tuttavia bisogna ricordare che durante tutto il 2016 massicci databreach aziendali hanno colpito le maggiori compagnie mondiali, mettendo a rischio la privacy di moltissimi utenti: dal miliardo di account rubati a Yahoo! ai furti di dati personali e numeri di carte di credito ai danni di Ashley Madison, Adult Friend Finder, LinkedIn, Dropbox, Twitter eccetera.
A commettere questi furti sono stati non precisati “hacker” un termine passepartout per indicare negli esperti di reti e computer gli autori delle intrusioni. Noi preferiamo chiamarli cracker, malevolent hacker o criminali informatici e la parola hacker nel nostro elenco si riferisce esattamente a questi ladri informatici. La galassia hacker infatti è assai più complessa e ricca di professionisti che dedicano la loro vita a migliorare le difese informatiche di stati e aziende: li chiamano anche white hat hacker, blu hat hacker, ethical hacker.

FEBBRAIO

U.S. Department of Justice Febbraio 9, 2016: Per protestare contro l’appoggio statunitense alle politiche israeliane contro il popolo palestinese hacker non identificati nel febbraio del 2016 si sono introdotti nel database Dipartimento di Giustizia Usa. Secondo quanto riportato dalla CNN gli hacker hanno in seguito diffuso online i dati relativi a 10.000 impiegati del Dipartmento per la sicurezza nazionale e successivamente quelli di 20 mila impiegati dell’FBI. Le informazioni riguardavano nomi, ruoli, numeri telefonici e indirizzi email.

MARZO

Snapchat Il 3 marzo del 2016 con un attacco di phishing vengono sottratte le informazioni personali di 700 impiegati di Snapchat facendogli credere che il direttore dell’azienda di messaggistica istantanea, Evan Spiegel, voleva da loro informazioni come nomi, numeri della sicurezza sociale, e buste paga.
Verizon Enterprise Solutions Il 25 marzo 2016 si scopre che i dati di un milione e mezzo di clienti Verizon sono stati sottratti da hacker ancora anonimi. I dati messi in vendita in alcuni forum underground sono stati rintracciati dal giornalista di cybersecurity Brian Krebs. Verizon ha confermato il databreach e l’intenzione di avvertire ogni cliente interessato.

MAGGIO

5 Maggio 2016: Una società di cybersecurity di Milwaukee, la Hold Security, rivela l’avvenuta diffusione di 270 millioni account email completi di username e password nell’underground criminale russo. Hold, che li ha individuati, ne ha contati 57 millioni di Mail.ru, provider russo, 40 milioni di Yahoo!, 33 di Hotmail, e 24 da Gmail.
I dati sarebbero stati diffusi a titolo gratuito e senza controparte economica. Secondo gli esperti centinaia di migliaia di account erano relativi a provider cinesi e tedeschi e le combinazioni username/password trovate erano appartenenti a impiegati di banca e del commercio al dettaglio.
LinkedIn. Il 17 maggio del 2016 è stato scoperto un furto massiccio di dati personali risalente al 2012 ai danni della piattaforma per servizi professionali Linkedin. Anche stavolta la segnalazione è venuta da Krebs onn security. Si tratterebbe di 117 milioni di dati relativi a email e password degli utenti contenuti nello stesso database.

GIUGNO

DNCLeaks Lo scalpore suscitato dal ripetuto furto delle email di alcune figure prominenti del Comitato Nazionale Democratico ha creato una nuova voce per i vocabolari di informatica: DNCLeaks. Insieme ad altri furti di dati, la diffusione di tali email avrebbe compromesso la vittoria di Hillary Clinton nelle presidenziali americane.
I guai per Hillary e i democratici cominciano a metà giugno quando l’azienda di cybersecurity Crowdstrike rende nota la violazione del database del Comitato nazionale democratico e un gigantesco furto di dati, attribuito a due gruppi hacker russi. Oggetto del furto sono 19.250 email con 8mila allegati del Comitato elettorale democratico successivamente pubblicate da WikiLeaks.

LUGLIO

Ashley Madison Il 19 luglio TheHackerNews riporta la notizia che il sito di incontri erotici Ashley Madison è stato oggetto di un attacco che ha esposto al pubblico i dati personali di 37 milioni di utenti, incluse carte di credito e numeri telefonici. La società proprietaria del brand è stata multata di $1.6 di dollari per non aver protetto adeguatamente la privacy dei propri clienti.

AGOSTO

NSA hack Si viene a sapere che gli Shadow Brokers sono venuti in possesso di strumenti per lo spionaggio cibernetico usati dalla National Security Agency: in particolare cyberweapons e trojan. Il gruppo hacker li ha poi messi in vendita sul web.

SETTEMBRE

Yahoo! La società acquisita da Microsoft e specializzata in servizi di corrispondenza digitale Yahoo! rivela di essere stata vittima di un vasto data breach. Il furto riguarderebbe 500 milioni di account rubati nel 2014. La notizia compromette la vendita della società a Verizon che ritenendosi danneggiata chiede uno sconto sul suo acquisto.
Dropbox Settembre 2, 2016: Dropbox, servizio per l’immagazzinamento di file rivela un databreach imponente ai danni dei suoi clienti. Risalente al 2012, gli account sono stati usati fino al 2016 mettendo a rischio 68 milioni di utenti.

OTTOBRE

Dyn Servers. La botnet Mirai  il 21 ottobre con un attacco DDoS (Distributed Denial of Service) mette offline  mezza East Coast degli Stati Uniti rendendo impossibile usare i servizi di Twitter, Amazon, Netflix, New York Times, per diverse ore, con un attacco ai DNS server della società DYN con effetti che si sono sentiti anche in Europa. Mirai lo ha fatto reclutando una botnet di circa 100.000 telecamere connesse a Internet basate su schede della cinese XiongMai Technologies, tutte con lo stessa username e password.

NOVEMBRE

AdultFriendFinder Il 13 Novembre 2016 AdultFriendFinder, sito per incontri sessuali tra adulti viene preso di mira dagli hacker per la seconda volta in due anni. Vengono rubate le credenziali di 412 milioni di utenti, pubblicate e messe in vendita in anonimi marketplaces del dark web compresi di status utente, email e cronologia di navigazione. AdultFriendFinder non ha mai voluto confermare la rivelazione di LeakedSource.
San Francisco Municipal Transportation Agency Il 25 Novembre 2016 un attacco al sistema informatico dell’autorità per il trasporto pubblico di San Francisco, Muni, blocca per due giorni i sistemi di pagamento della metropolitana facendo viaggiare gratis i pendolari. Ma gli hacker rivendicano di essere entrati in possesso di 30GB di dati degli impiegati e degli abbonati chiedendo un riscatto di 100 Bitcoins, circa $73,000 dollari.

DICEMBRE

Yahoo! Il 14 dicembre del 2016 Yahoo! annuncia che imprecisati hacker al soldo di uno stato non identificato hanno rubato nomi, indirizzi email, numeri di telefono, date di nascita e domande e risposte di sicurezza criptati o in chiaro da più di 1 miliardo di account. L’attacco risalirebbe al 2013 ma non avrebbe compromesso dati finanziari.

venerdì 6 gennaio 2017

Cosa ci aspetta? Previsioni sulla sicurezza per il 2017

È difficile fare previsioni, soprattutto sul futuro”, disse il danese Niels Bohr, premio Nobel per la Fisica nel 1922. Dal momento che la fine del 2016 si avvicina, è utile cercare di capire le tendenze sulla sicurezza informatica che ci aspettano e riflettere su quello che è successo quest’anno, per vedere quanto accurate siano state le previsioni fatte per il 2016. L’anno scorso avevamo previsto:
  • L’emergere di malware sofisticati e personalizzati progettati per superare le difese delle organizzazioni. I criminali stanno utilizzando varianti su misura di malware esistenti, che sono in grado di aggirare i tradizionali antivirus e strumenti di sandboxing – il nostro Security Report 2016 ha rivelato che ben 971 varianti sconosciute di malware vengono scaricate nelle reti aziendali ogni ora.
  • Attacchi mobile – avevamo predetto un aumento di questo tipo di attacchi dal momento che i dispositivi mobili sono diventati sempre più comuni nel mondo del lavoro, offrendo agli hacker un accesso diretto e potenzialmente remunerativo ai dati personali e aziendali. Anche questo è stato confermato – abbiamo visto l’avvento di grandi vulnerabilità come Quadrooter e nuove minacce zero-day, così come un aumento di malware che sfruttano vulnerabilità dei dispositivi mobile.
  • Attacchi a infrastrutture critiche – ci aspettavamo che questi aumentassero dal momento che i criminali informatici cercano di sfruttare sia le vulnerabilità insite nei sistemi informatici delle infrastrutture critiche, sia il danno potenzialmente enorme che può essere provocato. Infatti, un attacco che utilizza il malware BlackEnergy ha colpito una società elettrica Ucraina, l’aeroporto Chopin di Varsavia è stato preso di mira da un attacco DDoS e anche i sistemi SCADA della diga Bowman a Rye, New York, sono stati attaccati.
  • I criminali informatici che approfittano della crescita dell’Internet of Things e colpiscono sempre più dispositivi smart. Quest’anno abbiamo assistito a uno dei più grandi attacchi DDoS di sempre che ha colpito il sito del blogger specializzato in sicurezza, Brian Krebs. Questo attacco è stato sferrato da milioni di telecamere di sicurezza e altri dispositivi IoT simili.
Quindi, ecco qui le cinque previsioni sulla sicurezza informatica per il 2017:
Mobile: bersagli in movimento – Dal momento che gli attacchi ai dispositivi mobili continuano a crescere, possiamo aspettarci che gli attacchi informatici alle aziende originati dai dispositivi mobili, diventeranno una delle principali preoccupazioni della sicurezza per le aziende. La recente scoperta di non uno, ma tre vulnerabilità zero-day nell’Apple iOS, a seguito del tentativo di attacco al telefono di un attivista per i diritti umani, mette in luce quanto rapidamente l’industria della sorveglianza e del crimine informatico mobile si stia espandendo – e la necessità, per le aziende, di proteggere i propri dispositivi mobile contro malware, intercettazioni delle comunicazioni e altre vulnerabilità.
Convergenza tra IT e OT – Durante il prossimo anno, ci aspettiamo di vedere un’ulteriore diffusione degli attacchi informatici verso l’IoT industriale. La convergenza tra le tecnologie informatiche (IT) e la tecnologia operativa (OT) sta rendendo entrambi gli ambienti più vulnerabili, in particolare quello della tecnologia operativa degli ambienti SCADA. Questi ambienti spesso eseguono sistemi datati, per i quali le patch non disponibili, o peggio, semplicemente non vengono utilizzate. Molti sistemi di controllo industriali critici sono aperti a Internet – un recente rapporto ha rilevato che oltre 188.000 sistemi in 170 paesi erano accessibili in questo modo. Il 91% è sfruttabile da remoto da parte di hacker, e oltre il 3% ha vulnerabilità sfruttabili. Il manufacturing, come industria, dovrà estendere i controlli dei sistemi e della sicurezza fisica allo spazio logico e implementare soluzioni di prevenzione delle minacce negli ambienti IT e OT.
Infrastrutture critiche – Ancora una volta, indichiamo le infrastrutture critiche nelle nostre previsioni per il prossimo anno – a livello globale, queste rimangono altamente vulnerabili a un attacco informatico. Quasi tutte le infrastrutture, comprese le centrali nucleari, le reti elettriche e quelle per le telecomunicazioni, sono infatti state progettate e costruite prima dell’avvento della minaccia di attacchi informatici. A inizio 2016 è stato segnalato il primo blackout causato intenzionalmente da un attacco informatico. I responsabili della sicurezza delle infrastrutture critiche devono dunque prepararsi alla possibilità che le loro reti e i loro sistemi possano essere attaccati in modo sistematico da diversi attori: altri stati, terroristi e criminalità organizzata.
Prevenzione delle minacce – Parlando di aziende, prevediamo che i ransomware diventeranno diffusi quanto gli attacchi DDoS. Al pari degli attacchi DDoS, le infezioni da ransomware possono bloccare le operazioni quotidiane di un’azienda e la loro mitigazione richiede una strategia di prevenzione multi-strato, che includa tecniche di sandboxing e di estrazione delle minacce avanzate. Le aziende dovranno prendere in considerazione diverse alternative per fronteggiare le persone che lanciano campagne di ransomware. Strategie collaborative come arresti coordinati con colleghi del settore e l’applicazione della legge saranno cruciali. Se è vero che pagare un riscatto non è mai consigliato, perché incoraggia attacchi futuri, a volte è l’unica opzione per il recupero dei dati e la possibilità di lavorare. Dunque, la disponibilità di riserve finanziarie per velocizzare i pagamenti diventerà sempre più comune.
Prevediamo anche più attacchi mirati a influenzare o far tacere un’organizzazione, con attori “legittimati” che sferrano questi attacchi. L’attuale campagna presidenziale degli Stati Uniti mostra questa possibilità e servirà come precedente per le future campagne.
Diffusione del cloud – Dal momento che le aziende continuano a conservare sempre più dati sul cloud, fornendo una backdoor per gli hacker che vogliono accedere ad altri sistemi aziendali, un attacco mirato a disturbare o spegnere uno dei principali fornitori di servizi cloud avrà ripercussioni sul business di tutti i suoi clienti – come abbiamo visto con il recente attacco DDoS contro il servizio di domain directory DynDNS. Sebbene molto dirompente, un attacco di questo tipo potrebbe essere utilizzato anche solo per colpire un concorrente o un’azienda specifica, che sarebbe uno dei tanti interessati, e quindi renderebbe difficile determinare la fonte.
Infine, ci aspettiamo di vedere un aumento degli attacchi da ransomware diretti verso i data center basati su cloud. Dal momento che sempre più aziende adottano il cloud, sia pubblico che privato, questo tipo di attacchi inizierà a trovare il modo di infiltrarsi in questa nuova infrastruttura, usando sia la diffusione di file crittografati da cloud a cloud, sia utilizzando il cloud come un moltiplicatore di volume.

martedì 30 aprile 2013

Cos'è una Botnet?

rete botnetLe botnet hanno fatto la loro apparizione in pubblico agli inizi del 2000, quando un teenager canadese ha lanciato una serie di attacchi denial-of-service contro diversi siti importanti. Nel giro di alcuni anni, l’adolescente, sotto lo pseudonimo di Mafiaboy, ha attaccato Yahoo, ETtrade, Dell, eBay e Amazon, tra molti altri, sovraccaricando i server fino a farti esplodere. Sebbene Mafiaboy, il cui vero nome è Michael Calce, non usasse una botnet per lanciare questi attacchi, gli esperti di sicurezza IT si stavano già rendendo conto che gli attacchi DDoS e le botnet (una grande rete di computer infettata da un malware specifico) avrebbero ben presto iniziato ad essere una grande minaccia per la stabilità e l’integrità di Internet. E gli esperti IT difficilmente si sbagliano. 

Definizione di Botnet
Con il termine botnet si intende una rete di computer infetta e controllata da un hacker in modalità remota. Le botnet generalmente sono create da un hacker o da un piccolo gruppo di hacker attraverso un malware. I PC individuali che sono parte di una botnet vengono spesso chiamati “bots” o “zombie” e non c’è un minimo in base al quale possiamo iniziare a considerare una rete di PC una “botnet”. In linea generale, una botnet di piccole dimensioni è composta da una centinaia o migliaia di computer infetti, mentre una botnet di grandi dimensioni può forse raggiungere vari milioni di PC. Esempi di botnet conosciute, emerse di recente, includono Conficker, Zeus, Waledac, Mariposa e Kelihos. In genere, ci si riferisce ad una botnet come se fosse una singola entità; tuttavia, i creatori di malware come Zeus vendono i loro oggetti a qualsiasi persona disposta a pagarli. Per questo motivo esistono dozzine di botnet separate che usano lo stesso malware e operano allo stesso tempo.

Metodi di Infezione
Ci sono due metodi principali attraverso i quali un hacker infetta i PC per farli entrare nella botnet: drive-by download e e-mail. Gli attacchi drive-by download si compongono di vari passaggi; il primo step, vede l’hacker impegnato nella ricerca di una pagina web popolare con una vulnerabilità che si possa sfruttare. In seguito, l’hacker carica il codice malware nella pagina in questione  e sfrutta la vulnerabilità attraverso il browser usando, per esempio, Google Chrome o Internet Explorer. Il codice ridirezione il browser dell’utente ad un altro sito controllato dall’hacker dove l’utente, senza accorgersene, scaricherà il codice bot e lo installerà sul suo computer. Il secondo caso (posta elettronica) è molto più semplice. L’hacker invia una grande quantità di spam con allegati contenenti file word o PDF con codici infetti o con link che portano a un sito che ospita il codice dannoso. Una volta che il codice è stato installato sul computer della vittima, il PC è parte della botnet. L’hacker può gestire i comandi in forma remota, caricare dati e scaricare nuovi componenti; in pratica ha il controllo assoluto del computer.

Come vengono usate
Il modo più comune di utilizzare la botnet è attraverso attacchi DDoS. Questi attacchi utilizzano la potenza del computer e la larghezza della banda di centinaia o migliaia di PC per direzionare una grande quantità di traffico a un sito specifico con l’intenzione di sovraccaricarlo. Ci sono diversi tipi di attacchi DDoS, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: far collassare il sito. In genere, gli hacker sono soliti utilizzare questa tecnica per mettere in ginocchio le pagine web del nemico.  Nonostante ciò, ben presto, hanno iniziato ad utilizzare questo metodo per attaccare portali come Yahoo e MSN, negozi e banche online, nonché siti del governo. Tra questi criminali si annoverano gruppi hacker, come  Anonymous e LulzSec. Inoltre, i cyber-criminali usano gli attacchi DDoS per colpire siti di banche online con lo scopo di nascondere attacchi ben più gravi diretti alle stesse banche. Le botnet vengono anche utilizzate in molte altre operazioni. Gli spammer utilizzano le botnet per l’invio massivo di spam o per frodi di carta di credito su larga scala.

Come difendersi
Ci sono diversi modi per proteggersi dagli attacchi DDoS che utilizzano reti botnet, ma quasi tutti operano a livello di server o ISP. Per gli utenti, la migliore difesa dalle botnet è tenere i propri computer, dispositivi e software sempre aggiornati e con gli ultimi patch in commercio, nonché prestare molta attenzione prima di cliccare su di un link sospetto. Gli hacker approffitano dell’ingenuità degli utenti che molto spesso cliccano su siti e aprono allegati pericolosi senza rendersi conto di quello che fanno. Se gli utenti acquistassero più consapevolezza e abilità, sarebbe molto più difficile per gli hacker stabilire e usare botnet.
 

martedì 26 aprile 2011

McAfee: aziende poco attente alla sicurezza informatica


Sotto attacco società che forniscono servizi essenziali come l'acqua o l'elettricità. L'Italia è fra le nazioni le cui aziende si difendono meglio
Cyber estorsioni, infiltrazioni delle reti informatiche, attacchi che sfruttano le vulnerabilità dei software e altri tipi di minacce alle società che gestiscono la fornitura di servizi essenziali come l’elettricità, il petrolio, l’acqua e il gas, sono in costante aumento, ma le aziende non sembrano aver adottato contromisure adeguate per far fronte al problema. Il rapporto “In the Dark: Crucial Industries Confront Cyberattack” commissionato dalla società di sicurezza informatica McAfee al Centro per gli studi internazionali e strategici (Csis) disegna uno scenario inquietante.
“Dal 90 al 95 per cento di chi lavora alle “smart grid” non si preoccupa della sicurezza – spiega l’ex direttore della Cia Jim Woolsey, che l’hanno scorso ha preparato un memorandum per il Dipartimento della Difesa in cui sottolineava le vulnerabilità connesse alle nuove reti intelligenti – la vede soltanto come un'ultima casella da spuntare”. Così, anche se il 20 per cento dei 200 manager intervistati ritiene che la sua azienda non sia preparata a un attacco cibernetico; e più del 40 % di essi se ne aspetta uno entro il prossimo anno, solo un quarto degli interpellati ha dichiarato di utilizzare degli strumenti di monitoraggio dell’attività di rete e solo il 36 % fa uso di programmi specifici per scovare eventuali anomalie. La ricerca ha preso in considerazione 14 nazioni, fra cui l’Italia. Il nostro Paese risulta fra i migliori quanto a strumenti di prevenzione adoperati: in una scala di 29 misure essenziali di sicurezza stilata dal Csis, si colloca dietro soltanto alla Cina come performance (con un tasso di adozione del 55 %), e davanti al Giappone.
La Cina si colloca ai primi posti di altre due classifiche del Csis: quella per il governo che dialoga maggiormente con le aziende che gestiscono le infrastrutture cruciali per il funzionamento del Paese – qui il colosso asiatico è secondo solo al Giappone, in cui il 100 % delle aziende interpellate ha riferito di avere rapporti con il potere politico – e quella della nazione più temuta come possibile origine di cyber attacchi. Fino allo scorso anno, in quest’ultima graduatoria la Cina era appaiata al vertice con gli Stati Uniti; oggi invece gli Usa sono ritenuti meno pericolosi della Russia e allo stesso livello della Corea del Nord. Rispetto all’edizione 2010 dell’indagine, sono cambiate anche frequenza e tipologia degli attacchi. Se l’anno scorso soltanto la metà degli intervistati riferiva di aver subito un attacco Dos (il bombardamento simultaneo di richieste di accesso al server con l’effetto di porlo temporaneamente offline), nel 2011 otto su dieci ne sono stati vittima, un quarto addirittura su base settimanale o giornaliera. Un business in grande crescita è quello dell’estorsione cibernetica, la richiesta di denaro per far cessare un attacco o per sbloccare dei dati divenuti inservibili dopo un processo di criptazione. “Questo tipo di estorsione – afferma Allan Paller, direttore dell’istituto Sans per la sicurezza informatica – è la più grande storia non raccontata del crimine cibernetico. Finora sono stati sottratti milioni di dollari, da varie società, e forse persino di più”. Questo tipo di truffa è endemica in Messico (l’80 % degli intervistati ne è stato vittima) e molto diffusa in India, dove riguarda sei aziende su dieci.

Fonte: La Stampa - Autore: Federico Guerrini

venerdì 1 aprile 2011

G Data malware report: i numeri del 2010 e le previsioni per il 2011


G Data pubblica il suo ultimo report sui cyber rischi. 2010 da record con 2.093.444 nuovi virus. Nel 2011 Java e Social Network nel mirino dei cyber criminali. Ma anche “Hacktivism”, ossia attacchi politicamente motivati.

Un nuovo malware per Pc equipaggiati con sistema operativo Windows viene mediamente rilasciato ogni 15 secondi da parte dei cyber criminali. Secondo G Data il maggiore incremento lo si è potuto osservare nel numero di virus che sfruttano falle di sicurezza sulle piattaforme Java e questa tendenza si riproporrà anche nel 2011. L’obbiettivo principale dei criminali online saranno i Social Network contro cui ci saranno attacchi mirati e una specifica distribuzione di malware. G Data prevede inoltre attacchi motivati politicamente contro le imprese da parte dei cosiddetti “hacktivists”. “Java ha una prevalenza notevole: quasi 8 su 10 Pc in tutto il mondo hanno installati dei plugin Java. I cyber criminali hanno scoperto che le vulnerabilità in Java offrono loro un elevato potenziale per la distribuzione di malware”, ha dichiarato Ralf Benzmüller, Head of G Data Security Labs. “Nei prossimi mesi ci aspettiamo un’ulteriore crescita nel numero di malware basati su Java. Gli utenti dovrebbero installare qualsiasi update non appena disponibile con il fine di bloccare qualsiasi falla di sicurezza il più velocemente possibile”.

Limitazioni alla crescita

Con ben 2.093.444 nuovi virus il 2010 ha stabilito il nuovo record battendo anche il risultato registrato nel 2009. In rapporto all’anno precedente questo significa una crescita del 32%. La seconda metà del 2010, invece ha visto una significativa diminuzione di questo trend. “L’industria del malware potrebbe aver raggiunto il suo limite di crescita. Per i distributori di malware sembra che non ci sia più bisogno di investire ulteriori risorse nello sviluppo e nella distribuzione di nuovi virus rispetto a quanto fatto fino a questo momento. Questo però non significa che sia cessato l’allarme. Gli indici di crescita saranno infatti simili a quelli dell’anno precedente”, anticipa Benzmüller.

Previsioni per il 2011

Hacktivism invece di tumulti in strada: Social Networks sotto attacco. Durante quella che poi è stata chiamata ‘Operazione PayBack’ attivisti politicamente motivati hanno condotto degli attacchi di tipo DDoS contro Swiss PostFinance, Mastercard, Visa, PayPal, EveryDNS e Amazon ottenendo, come risultato, quello di rendere i siti internet di queste aziende temporalmente inaccessibili.“I seguaci di Wikileaks hanno provato l’efficacia di attacchi politicamente motivati contro le infrastrutture IT. Ormai i tumulti di piazza appartengono al passato. La generazione web preferisce utilizzare Internet per protestare”, ha dichiarato Ralf Benzmüller. “Hacktivism, cyber spionaggio o cyber sabotaggio saranno un problema nel 2011”.Gli analisti per la sicurezza di G Data hanno stimato che l’apparente anonimità del web e la facilità di avere a disposizione risorse personali ha abbassato la soglia per qualsiasi persona che potrebbe diventare un trasgressore. La campagna lanciata dai seguaci di WikiLeaks potrebbe diventare una nuova forma di discorso libero socialmente accettabile nel cyber spazio. Questo può condurre ad un aumento nel numero di attacchi politicamente motivati contro le aziende, i partiti politici, il governo e le istituzioni.I Social Network saranno ancora un obbiettivo privilegiato dei cyber crimiali per tutto il 2011. La grande quantità di informazioni e l’interconnessione dei servizi che sono soliti essere indipendenti l’uno dall’altro consentono attacchi più efficaci contro i singoli individui o le organizzazioni. I servizi di location e quelli di shorcut per gli URL giocheranno un ruolo maggiore nel business del malware rispetto a quanto visto in precedenza.


lunedì 28 marzo 2011

Commissione Europea sotto attacco cracker


Se la Nato si appresta a coordinare l’attacco militare in Libia, sul “campo di battaglia” telematico ad essere messo KO è stato il sistema di sicurezza informatico della Commissione Europea. L’attacco ha bloccato le discussioni in atto sull’intervento contro Gheddafi e sul nucleare civile europeo. I dettagli sul “misfatto” sono davvero scarsi. Non è dato sapere se si tratti di una mossa di Anonymous , di attività hacking a sfondo politico – magari pacifista o anti-nucleare – o, piuttosto, di vero spionaggio e sabotaggio diplomatico (ed in questo caso, non si sa certo da parte di quale potenza straniera!). Ciò che colpisce è constatare quanto gli attacchi informatici riescano ad incidere pesantemente sul piano politico. Furti di informazioni riservate, attività di sabotaggio, attacchi DoS: l’hacking (o cracking, se vogliamo) è ormai faccenda squisitamente politica – e, infondo, questa tendenza l’ha sempre avuta. E le potenze più ricche e militarmente temibili si trovano sempre più spesso in impasse telematiche difficili da prevedere e da evitare. Il sito AnonNews non segnala, ad ogni modo, nessun attacco recente alla Commissione Europea – mentre promette ferro e fuoco contro l’Italia e le sue nuove leggi sul copyright. Le indagini dovranno, probabilmente guardare altrove.

martedì 15 febbraio 2011

Ecco l'arma che può far crollare Internet


Non è una bomba, ma un attacco informatico al cuore del sistema di comunicazione della Rete. Così almeno credono alcuni studenti americani
La struttura di internet sembra in grado di resistere a un conflitto nucleare, ma un gruppo di giovani studiosi dell'Università del Minnesota potrebbe avere trovato il punto debole della Rete, in grado di farla crollare con un solo colpo ben assestato. Ci credono Max Schuchard e i suoi colleghi, laureati in ingegneria informatica presso l'università di Minneapolis e creatori di una sorta di “ordigno-fine-di-internet” degno del dottor Stranamore di Stanely Kubrik, ma per fortuna con sole finalità di studio e di conoscenza. Il nuovo attacco informatico ipotizzato da Schuchard e soci, descritto dalla rivista NewScientist, cerca in pratica di sfruttare la struttura di Internet contro se stessa. Centinaia di punti di connessione in rete, infatti, vanno offline ogni minuto, ma noi non ce ne accorgiamo perché i dati continuano a viaggiare passando loro intorno. Questo avviene perché le reti più piccole che costituiscono Internet, come sistemi autonomi, comunicano tra loro tramite i router, dispositivi che si trovano anche nelle case di chiunque abbia una connessione ADSL. Quando cambia un percorso di comunicazione, i router contigui informano i loro vicini di casa attraverso un sistema noto come border gateway protocol (BGP). Questi router informano a loro volta altri vicini, per diffondere il nuovo percorso in tutta internet. In pratica, il Bgp è in continua attività ed è essenziale perché le reti comunichino fra loro. L'idea di Schuchard e soci è quella di mettere in ginocchio proprio questo protocollo, con una operazione simile ai distributed denial-of-service (DDoS), il tipo di attacco informatico messo in pratica nei mesi scorsi contro i siti “nemici” di Wikileaks da alcuni gruppi di hacker. Ma non si tratterebbe di far crollare un singolo sito.Lo hanno battezzato Coordinated Cross Plane Session Termination, o Cxpst. "Un normale DDoS è un martello, questa è più un'operazione da bisturi - afferma Schuchard - Se si taglia nei posti sbagliati allora l'attacco non funziona." Si tratta infatti di “scegliere accuratamente le sessioni Bgp da interrompere”. In questo modo i router, che abbiamo detto si aggiornano tra loro quando un punto di comunicazione viene a mancare, riceverebbero un'ondata di aggiornamenti superiore alla loro capacità di calcolo e, paralizzati, non riuscirebbereo più a “instradare” i dati sui canali di comunicazione giusti, interrompendo le comunicazioni. Certo, l'attacco richiederebbe una grande botnet, una rete di computer zombie, ovvero infettati da un software che ne consente il controllo a distanza. Schuchard ha calcolato che i computer a disposizione dovrebbero essere almeno 250.000 per abbattere internet. Se si pensa che una delle più note reti di pc zombie, la Mariposa, era costituita da 12 milioni di macchine, si può ben capire che non stiamo parlando di cifre da fantascienza. Una volta che sia stata creata la botnet, bisogna usare un tipo di attacco informatico già conosciuto, che Schuchard chiama Zmw (l'acronimo riunisce le iniziali dei suoi autori: Zhang, Wang e Mao, un trio di ricercatori che ha documentato questo tipo di tecnica su una rivista specializzata) di cui vi risparmiamo i dettagli. Basti sapere che l'attacco è in grado di mettere in crisi e destabilizzare un router, ma grazie al Cxpst, può raggiungere obiettivi ben superiori. La rete di pc zombie, infatti, dovrebbe incaricarsi di individuare, tramite un normalissimo strumento software comunemente usato per misurare percorsi e orari di transito dei pacchetti di dati che viaggiano attraverso Internet, quali connessioni mettere in crisi. Quindi attaccare con il metodo Zmw. I router vanno considerati in questo caso come torri di controllo che vedono i propri aerei infilarsi su rotte che li fanno precipitare. Sono fatti però per reagire a queste situazioni, mettendo in pratica alcuni sistemi di autodifesa che prevedono, e questo è il problema, una fase di “reset” del sistema, di spegnimento e di riavvio. Mentre i primi router attaccati si riavviano, la botnet ne attaccherebbe altri che, a loro volta, si azzererebbero, a una velocità tale che i router-torri di controllo non riuscirebbero a stare dietro a questo continuo collasso delle rotte, bloccando l'intero traffico. Così almeno dovrebbe accadere teoricamente, stando alle conclusioni presentate martedì scorso dai ricercatori del Minnesota al Network and Distributed System Security Symposium di San Diego, in California. "Nessuno sa se è possibile fare cadere il sistema di routing globale di Internet", ha dichiarato Mark Handley, esperto in sistemi di rete presso l'University College London. Egli suggerisce che l'attacco potrebbe causare "problemi significativi" a Internet, con un effetto maggiore di quello, pesantissimo, provocato dal virus noto come Slammer del 2003, ma che è improbabile possa abbattere l'intera Rete. Una buona notizia, ma la cattiva è che, attualmente, a un attacco del genere non si saprebbe come rispondere, o quasi. Secondo Schuchard l'unica via sarebbe la comunicazione reale tra i provider e il riavvio manuale dei diversi router. In ogni caso, internet potrebbe restare al tappeto anche un paio di giorni. Nello stesso tempo, si può pensare di modificare il protocollo Bgp, ma è un'operazione che richiederà del tempo. La domanda da porsi a questo punto è: c'è qualcuno che ha i mezzi e l'interesse per compiere un simile sabotaggio? Per trarne quale vantaggio? Nel dubbio, meglio fare il possibile per mettersi al riparo. Queste domande trovano, prima o poi, una risposta nei fatti.
Fonte: La Stampa - Autore: Claudio Leonardi

giovedì 19 novembre 2009

Brunetta: siamo sotto attacco cracker


Secondo Renato Brunetta, il nuovo sito che intende mettere in contatto i cittadini e la cosiddetta Riforma Brunetta è stato affondato da un attacco cracker. Migliaia di contatti hanno fermato il portale: è scattata la denuncia ed il sito rimane offline.

Il giorno 16 Novembre è stato lanciato il sito che intende mettere in contatto diretto il cittadino italiano e le novità della cosiddetta "Riforma Brunetta". RiformaBrunetta.it, però, non ha vissuto grande gloria ed è risultato inaccessibile fin dall'inizio. Un messaggio di errore si è presentato già nei giorni precedenti all'avvio delle operazioni ed in seguito alla presentazione con tanto di conferenza stampa l'accesso al sito è stato limitato alla homepage ed a infiniti tempi di caricamento. A distanza di poche ore una prima spiegazione: tutta colpa dei cracker. «Nella sua prima ora di vita il Portale della Riforma Brunetta (riformabrunetta.it), presentato questa mattina a mezzogiorno a Palazzo Chigi, aveva ottenuto un successo davvero inatteso: più di 20mila utenti unici si erano infatti collegati alle sue pagine per scoprire nel dettaglio caratteristiche e finalità della prima grande riforma strutturale di questa legislatura». Così il sito del Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione enuncia il successo dell'esordio. Successo che, però, sfuma in seguito nel blocco del sito. «A partire dall'una del pomeriggio il sito è stato infatti attaccato senza sosta da un gruppo nutrito di cracker (quella particolare categoria di hacker che mira a distruggere o comunque a rendere inagibile un determinato sito Internet) e ancora adesso i tecnici informatici di Palazzo Vidoni sono al lavoro per garantire nel più breve tempo possibile il ripristino delle funzionalità del Portale. Sulla vicenda il ministro Renato Brunetta ha annunciato una circostanziata denuncia alla Polizia postale».

La spiegazione dell'origine della disfunzione è da attribuirsi esclusivamente alle parole del ministero e del tutto non è stata data ulteriore conferma successiva. Il sito è stato infatti in difficoltà fin dai primissimi minuti e non è chiaro se il motivo sia specificatamente in «migliaia di contatti» provenienti da bot o se altri problemi abbiano contribuito all'affossamento. Se di attacco DDoS si è trattato, al momento non si registra comunque alcuna rivendicazione. Ed il sito rimane offline.

Update
Con linguaggio "colorito" il Ministero informa che il portale della Riforma Brunetta è tornato online dopo ore di battaglia contro un non meglio identificato nemico "fannullone":
«Il portale della Riforma Brunetta della Pubblica Amministrazione è un fatto inedito nella vita pubblica italiana. Per la prima volta, infatti, un sito Internet è un elemento qualificante di una riforma strutturale dello Stato poiché consentirà a cittadini, pubblici dipendenti e imprese non solo di conoscere e dibattere i diversi aspetti della riforma della Pubblica Amministrazione ma anche di monitorarne in tempo reale l'implementazione. Per questo motivo il massiccio attacco di cracker che ieri lo ha reso inagibile appena un'ora dopo la sua inaugurazione (quando già 20mila utenti unici lo avevano consultato) non deve essere considerato un divertimento o una goliardata. Con il loro teppismo informatico, i "fannulloni" che si oppongono alla riforma Brunetta hanno in realtà compiuto un atto di stampo oscurantista. Questo portale serve per comunicare e per aprire l'amministrazione ai cittadini: attaccarlo vuol dire negare il diritto alla conoscenza e violare quei principi di libertà, accessibilità e trasparenza che la Rete da sempre fa propri. Da questa mattina il portale www.riformabrunetta.it è comunque tornato in perfetta efficienza. I cracker - che peraltro ringraziamo per aver garantito ancora più pubblicità alla nostra iniziativa - hanno quindi perso la loro scommessa. In fondo non si tratta di una notizia: i "fannulloni", infatti, perdono sempre».

lunedì 10 agosto 2009

Twitter oscurato per zittire un unico utente

Ci sarebbe la questione georgiana dietro l'attacco Ddos che nei giorni scorsi ha colpito Twitter e Facebook.
Sarebbe a causa di un uomo soltanto che gli hacker hanno dato via all'attacco Ddos che ha portato al rallentamento di Facebook e al blocco di Twitter, almeno secondo le rivelazioni di Cbs News. L'unico obiettivo sarebbe stato un trentaquattrenne georgiano, il cui nome è Georgij ma che in Rete è conosciuto come Cyxymu ed è un utente di entrambi i social network (oltre che di LiveJournal e Blogger).
Che ha fatto di tanto terribile Cyxymu da scatenare l'ira di chi ha cercato di ridurlo al silenzio? Ha parlato contro la Russia e "l'aggressione militare contro la Georgia", proprio nei giorni immediatamente precedenti al primo anniversario del conflitto tra Mosca e Tbilisi.
Per questo motivo - e la Cbs porta a sostegno di questa tesi anche il parere di Max Kelly, responsabile della sicurezza di Facebook - gli hacker filo-russi hanno dato il via all'attacco, le cui conseguenze sono state ben più vaste dell'oscuramento di una singola voce, andando a colpire interi siti. "Si è trattato di un attacco simultaneo che ha preso di mira un certo numero di utenze per impedire che la voce (di Georgij) potesse essere ascoltata" ha spiegato Kelly, il quale ha anche affermato che Facebook è a caccia del colpevole "per prendere provvedimenti".
Dal canto proprio, Georgij non ha dubbi; non appena ha avuto di nuovo accesso al proprio blog ha dichiarato: "È evidente che si è trattato di un attacco contro di me e contro i georgiani".