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sabato 13 agosto 2011

Impennata dei crimini su Facebook, diventano sempre più sofisticati


I crimini su Facebook che vanno dalle truffe al bullismo on-line sono in aumento, e sono sempre più sofisticati, avvertono gli esperti. Non è un segreto che i truffatori sul sito di social media contano su esche artigianali, che spesso includono contenuti video scandalosi ed espliciti o filmati esclusivi degli eventi più recenti e più caldi, dalla morte di affermate celebrità a filmati mai visti prima di una catastrofe naturale. Queste truffe hanno lo scopo di aumentare i clic su una pagina o un link perché gli inserzionisti pagano per ogni clic che viene generato. Altri rubano le informazioni personali, dai nomi agli indirizzi che vengono estratti quando gli utenti compilano un falso sondaggio, e i dati vengono poi venduti ad altri criminali informatici. Nel frattempo, i crimini informatici più rari su Facebook coinvolgono l' installazione di software dannoso o "malware" sui computer. Tuttavia, l'aumento di questi crimini su Facebook non si limitano alle sole truffe e le attività di phishing. C'è anche il bullismo, la cattura sessuale e anche le rapine che si verificano dopo che gli utenti registrano la loro posizione GPS per informare gli altri che sono fuori città. Un recente studio di Pew Internet & American Life ha scoperto che gli utenti di Facebook sono più fiduciosi rispetto alle persone che non sono membri del sito di social networking. Inoltre, un utente di Facebook che usa il sito più volte al giorno aumenta del 43% la probabilità di fiducia da parte delle persone rispetto ad altri utenti. Secondo Paul Zak, professore al College di Claremont, i truffatori predano gli utenti di Facebook non solo perché sono un bersaglio facile, ma anche perché non conoscono le loro vittime. "È più facile fare del male a qualcuno quando non sei a vederli di persona", ha detto Zak di TechNewsDaily. "La ricerca neuroscientifica dimostra che le violazioni morali sono meno probabili quando le interazioni sono personali perché la gente entra in empatia con coloro che incontrano di persona. Nel mondo online, le persone sono solo un numero". Numerosi criminali informatici includono immagini nelle truffe in quanto il cervello è particolarmente sensibile alle immagini, ha detto Zak. Per esempio, egli ha osservato che una truffa ricorrente inizia su Facebook per sollecitare delle donazioni con l'immagine d'un bambino malato. L'industria della truffa sociale è fiorente complessivamente, a causa del fatto che i creatori delle truffe stanno assumendo funzionalità legittime di Facebook e persuadono le persone a cliccare sui link, ha detto Ioana Jelea, specialista di comunicazione a BitDefender. "L'ingegneria sociale ha raggiunto livelli senza precedenti, con le ondate di truffe personalizzate in base agli eventi più recenti che fanno i titoli dei tabloid", ha detto Jelea. "Con le celebrità a tema esche, per esempio, il numero dei clic farà picco in poche ore, e come i temi caldi diventano 'notizia vecchia,' saranno rapidamente eliminati e sostituiti con carne fresca". Bullismo, il comportamento del cacciatore sessuale e altri reati connessi non-spam di social networking sono stati sotto i riflettori nel corso dell'ultimo anno, soprattutto perché alcuni eventi hanno portato a tragiche conseguenze. "Facebook consente di creare profili fittizi e di coltivare rapporti con minorenni", ha detto Sedgrid Lewis, fondatore di Atlanta-based Spy Parent LLC.
"Dopo che i predatori sessuali guadagnano la fiducia del minore, poi lo invitano ad un luogo di incontro". Lewis attribuisce anche la nascita di questi tipi di reati su Facebook alla popolarità dei telefoni cellulari che consentono agli utenti di Facebook di inviare messaggi facilmente al sito in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. Jelea di BitDefender sostiene che non è solo la fiducia degli utenti nella piattaforma che li mette a rischio, ma la loro scarsa familiarità con la sicurezza di Facebook e le impostazioni della privacy, così come le minacce inerenti alla condivisione delle informazioni on-line. "La semplice precauzione, ma spesso trascurata, come ad esempio di leggere attentamente le autorizzazioni richieste da un'applicazione, potrebbe risparmiare agli utenti lo sforzo di pulizia dei loro account di messaggi scam automatici", ha detto Jelea. Owens di Trend Micro concorda sul fatto che gli utenti di Facebook non stanno prendendo precauzioni per prevenire questi crimini. Owens consiglia agli utenti di Facebook di connettersi solo con persone fidate, utilizzare le impostazioni di privacy più forti possibili, condividere solo quando necessario e di tenere il passo degli aggiornamenti, software di sicurezza affidabili su ogni dispositivo utilizzato per accedere a Internet. "Io non credo che sia di competenza esclusiva delle reti sociali risolvere questi problemi", ha detto Owens. "I genitori setssi dovrebbero diventare utenti esperti in modo che possano insegnare ai loro figli presto su come proteggersi on-line". "Le scuole devono anche integrare questa formazione in principio, soprattutto perché la tecnologia diventa una parte maggiore del sistema educativo generale", ha aggiunto. Noi consigliamo il buon senso prima di tutto e mai fidarsi delle apparenze.

Fonte: Protezione Account

mercoledì 20 aprile 2011

Facebook, i tre passi della sicurezza



Lettera aperta da parte degli esperti di Sophos agli alti vertici del sito in blu. Che dovrebbero impegnarsi di più per la sicurezza di milioni di utenti. Estendendo le connessioni sicure in HTTPS e rivedendo le applicazioni in entrata


Una sintetica lettera aperta, indirizzata ai vertici di Facebook da parte degli esperti di Sophos, nota società specializzata in sicurezza informatica. Una missiva partita da una semplice domanda, posta ai responsabili di Sophos da numerosi utenti social: perché Facebook non si impegna di più per la protezione dei suoi milioni di iscritti? Sul blog Naked Security sono così stati tracciati tre semplici percorsi, che Facebook dovrebbe intraprendere al più presto per garantire una maggiore sicurezza tra le sue bacheche in blu. Per meglio tutelare più di 500 milioni di utenti dalle minacce rappresentate da attività fraudolente come il phishing e lo scam. Il primo percorso indicato da Sophos dovrebbe procedere verso un'impostazione di default della massima protezione in termini di privacy, cioè richiedendo l'esplicito consenso degli utenti ad ogni singola modifica delle opzioni di condivisione o del livello di accesso alle informazioni personali. Sul secondo percorso dovrebbe invece essere approvato un meccanismo globale che autorizzi le singole applicazioni ad entrare tra i meandri del sito in blu. Secondo Sophos sarebbero troppe le applicazioni attualmente presenti su Facebook, soprattutto se prive di una sorta di controllo ai confini. Molte di queste verrebbero infatti sviluppate per fini fraudolenti.Gli esperti di Sophos hanno infine sottolineato come le connessioni sicure in HTTPS rappresentino un giusto passo per la sicurezza degli utenti social. Facebook dovrebbe però impostarle in qualsiasi caso di default, non lasciando ai suoi iscritti il compito di attivarle e per giunta solo in alcuni casi.

martedì 19 aprile 2011

Virus: ragazza si suicida in diretta, ma è solo app scam su Facebook



Ieri pomeriggio molti utenti su Facebook, si sono trovati taggati in una foto che mostrava una ragazza con una maglietta bianca arrotolata che fascia il seno, insieme a molte altre persone, da parte di un contatto. Oppure guardando la bacheca, si notava che molti tra i propri contatti venivano taggati da altri sotto questa foto. La didascalia della foto citava il presunto suicidio di una ragazza in diretta. Si presentava anche in altre forme, attraverso un link dove bisognava cliccare per guardare il presunto video della ragazza che si uccide in diretta. Come segnala Facecrooks, si tratta d'uno scam e adesso le applicazioni ad esso correlate sembrano disattivate.
Messaggi alternativi potevano presentarsi in questo modo:HORRIBLE! a young girl did SUICIDE in front of cam - watch this video!HORRIBLE!: young babe commits SUICIDE in front of web cam - Watch video hereHORRIBLE!: young teen KILLED herself in front of cam - Watch video hereHORRIBLE!: young teen from Puerto Rico KILLED her self in front of camINSANE: young babe from Puerto Rico commits SUICIDE in front of camDAMN: young babe did SUICIDE in front of camCliccando sul link del post in bacheca si veniva riportati a una delle numerose applicazioni rogue attive.


Se l'utente accettava di installare l'applicazione "private pics" si dava allo sviluppatore dell'applicazione l'accesso completo alle informazioni di base, il diritto di postare sulla vostra bacheca, il diritto di accedere alle foto e video. Permettere questo accesso dava a lui il permesso di spammare sul vostro muro e taggare i vostri amici con il suo messaggio truffa. Non si dovrebbe mai dare ad una applicazione di terze parti questo accesso se non si è sicuri al 100% delle sue intenzioni e autenticità. Qui vediamo alla fine del gioco una tipica truffa che vive su Facebook. Ogni volta che qualcuno compie un sondaggio, il creatore della truffa riceve una commissione. Il creatore truffa utilizzerà possibilmente i vostri dati personali per inviarvi spam. (A seconda delle informazioni presentate nel sondaggio). Solo se avete scaricato qualche gioco o altri file, il computer potrebbe essere infettato da un Trojan, virus o altro malware, ma non era il caso di questa applicazione, come invece altri hanno allarmisticamente diffuso.
Come comportarsi in questi casi invece con la Scam:

Se avete commesso l'errore di installare l'applicazione e avete condiviso il link sul vostra bacheca, è necessario pulire il newsfeed dal vostro profilo di eliminare i riferimenti alla domanda (cliccare sulla "X" in alto a destra in cima al post). È inoltre necessario accedere alle impostazioni sulla privacy e rimuovere l'applicazione dal vostro elenco di applicazioni approvate Facebook (http://www.facebook.com/settings/?tab=privacy). Se avete fatto l'errore di presentare il vostro numero di cellulare ad una delle indagini, allora si deve contattare immediatamente il vostro operatore per bloccare le eventuali spese fasulli di apparire, se non trovate il modo per disattivare l'eventuale abbonamento sottoscritto. Dato che si tratta di toolkit preconfenzionati, Protezione Account si aspetta una nuova ondata di applicazioni rogue nelle prossime settimane e dunque mette in guardia gli utenti a prestar la massima attenzione nell'uso delle applicazioni. Ma è altresì sbagliato diffondere allarmismi ingiustificati, senza le giuste istruzioni per bloccare lo scam su Facebook. Infatti cambiare la password risulta perfettamente inutile in questi ed altri casi simili


sabato 5 marzo 2011

Attenzione ai siti Web che propongono falsi software di sicurezza


Sono sempre più i prodotti di sicurezza fasulli che circolano per la Rete, chiare truffe per utenti ignari che però, a volte, possono essere proposti sotto vesti inaspettate, magari da siti apparentemente leciti. Nella maggior parte dei casi, questi software “antivirus” altro non sono che portali creati per veicolare pericolosi malware. A causa dell'uso piuttosto intelligente di ingegneria sociale, i cracker riescono a distribuire il codice maligno corrispondente facilmente e rapidamente. E Protezione Account ha individuato un sito il cui nome a dominio può sembrare appartenente a Microsoft, ma in realtà non ha nulla a che vedere con la società di Redmond. Se si riceve una mail con un link che invita a visitare una pagina internet e malauguratamente si approda su un sito dal nome simile a www.****virusmicrosoft.com, si potrà presentare una schermata iniziale dove si avvisa l'utente che un non meglio definito Windows Security ha rilevato dei processi critici sul proprio sistema e che è necessaria l'esecuzione d'una scansione veloce dei file di sistema. Se si clicca su OK si presenterà una pagina che riproduce perfettamente l'ambiente di Windows all'interno del PC, ma in realtà si tratta della pagina internet camuffata e dove verrà avviata una presunta scansione del sistema. Al termine della fantomatica scansione si aprirà una finestra di allerta che mostra il sistema infetto da numerosi trojan e che per la salvaguardia del sistema è necessario procedere alla loro rimozione cliccando sul pulsante Remove All. Se si procede alla presunta rimozione dei virus, verrà scaricato sul PC dell'ignaro utente un improbabile software antivirus chiamato AntiSpyWareSetup.exe, che in realtà è il vero e proprio rogue antivirus, facente parte della famiglia dei falsi programmi anti-malware Rogue.SecurityShield e che scaricherà il malware del tipo trojan rilevato da Avira come TR/FakeAler.NN. Security Shield contemporaneamente e inizierà a chiedere la registrazione della propria copia di questo software, promettendo di aiutare a liberarsi delle infezioni, dietro pagamento di denaro. Prima di tutto, i parassiti presumibilmente trovati da Security Shield non ci sono - sono tutte create semplicemente solo per spaventare. In secondo luogo, Security Shield non vi aiuterà a mantenere il vostro pc regolare - è ovvio, il programma è canaglia. Quindi è necessario fare urgentemente qualcosa per disinstallare lo scamware Security Shield. A tal fine è possibile utilizzare il programma di anti-malware di rimozione MALWAREBYTES. Una volta avviata l'installazione di Malwarebytes' Anti-Malware, scelta la lingua italiana, accettato il contratto di licenza d'uso e specificata la cartella di destinazione, il programma richiederà se debba essere avviata anche la procedura di aggiornamento: lasciate attivate sia Aggiorna Malwarebytes' Anti-Malware che Avvia Malwarebytes' Anti-Malware. Alla comparsa della finestra principale del programma, scegliete il tipo di scansione (è bene scegliere Effettua una scansione completa) e premere il pulsante Scansiona. Una volta completata questa fase, si provvederà alla cancellazione delle minaccie rilevate da parte di Malwarebytes' Anti-Malware. Eliminate le minacce individuate sul PC, si opererà un riavvio del sistema operativo. Prestate dunque la massima attenzione ai messaggi che appaiono sul Web e che segnalano la presenza di una presunta minaccia all’interno del proprio computer: in molti casi si tratta di stratagemmi adottati dai cosiddetti rogue malware, ovvero codice malevolo che utilizza come mezzo di trasporto dalla rete ai sistemi operativi ad essa connessi un finto programma antivirus.
Fonte: Protezione Account

giovedì 18 febbraio 2010

Truffe online su Internet: quanti utenti vi cascano e i meccanismi. Intervista esclusiva lo rivela.


Un ex-scammer racconta a Scam Detectives le tecniche utilizzate per truffare gli utenti di Internet

Si fa chiamare “John”, dice di avere 23 anni e di essere uscito da una prigione nigeriana lo scorso ottobre dopo due anni di detenzione. Ora studia economia in un college in Gran Bretagna, dove partecipa a un programma alla pari. E come parte del suo percorso di riabilitazione lavora con la EFCC (Economic and Financial Crimes Commission) in Nigeria, per aiutare la commissione a capire come lavorano le gang che si dedicano allo scamming. John è entrato in una gang di scammer all’età di 15 anni, perché era molto bravo in inglese e nell’utilizzo del PC. A spingerlo verso questa strada la povertà della sua famiglia. Quale l’operazione di scamming che ha più successo e che riesce a portare nelle tasche dei cyber-criminali i maggiori proventi? Alla domanda di Scam Detectives, John risponde citando la advance fee fraud: si invia una mail a un utente informandolo che qualcuno è morto e che ha lasciato milioni di dollari in una banca o in deposito e gli si chiede aiuto per riuscire a portare i soldi fuori dal paese dove sono conservati. Qui un esempio della tecnica. Ma John si è dedicato anche al phishing. Le vittime vengono individuate sui forum e sui siti Internet, dove milioni di utenti lasciano i loro indirizzi di posta elettronica. Dieci persone su 1000 cadono nel tranello, una risposta su 20 porta al guadagno. Si utilizzano mail fasulle che inducono gli utenti a fornire chiavi di accesso e credenziali e documenti altrettanto fasulli per ritirare i soldi presso uno sportello Western Union. Da 5.000 euro circa a un massimo di 15.000 euro circa le cifre che John è riuscito a portare alla gang. C’è un ulteriore passaggio: gli scammer si fingono agenti dell’FBI o incaricati delle autorità nigeriane e avvisano la vittima che i suoi soldi, quelli inviati in seguito alla frode, sono stati ritrovati, ma che per averli indietro occorre versare un certa cifra.

giovedì 19 novembre 2009

Due arresti per il virus Zbot


La Polizia inglese ha comunicato di aver fermato due giovani ventenni accusati di aver utilizzato il trojan Zbot per infettare migliaia di utenti ottenendone gli estremi per pagamenti online e servizi di banking online. La coppia è ora fuori su cauzione.

Due ragazzi di circa 20 anni, dei quali non si conoscono ancora le generalità, sarebbero stati fermati nei giorni scorsi dagli inquirenti della Metropolitan Police's Central e-Crime Unit (PceU) per un presunto coinvolgimento nelle attività di distribuzione del trojan Zbot (anche denominato ZeuS). Il coinvolgimento della coppia (maschio e femmina) non è stato dettagliato, ma l'arresto avrebbe avuto luogo già il 3 Novembre scorso per essere comunicato pubblicamente solo in queste ore. Zbot è uno dei worm più diffusi degli ultimi mesi: in circolazione ormai dal 2007, rappresenta la famiglia di infezioni che ha fatto i maggiori danni nel recente passato coinvolgendo direttamente nella truffa decine di migliaia di utenti. Secondo quanto segnalato da oneITSecurity, ad esempio, «Una top ten delle botnet più diffuse negli USA è stata pubblicata a fine luglio da NetworkWorld e metteva in prima posizione proprio quella realizzata dal trojan Zeus con un totale di ben 3.6 milioni di sistemi infettati». Ciclicamente si è riproposto con nuove ondate di infezione, tradizionalmente portate avanti tramite la diffusione automatica via mail, il cui successo deriva dall'installazione del trojan nel sistema e nella successiva attività di sottrazione di password utili a pagamenti o accessi a servizi di banking online. Una volta inviati ad un server remoto tali dettagli, per i truffatori era semplice utilizzarli a proprio vantaggio con la sottrazione di somme di danaro la cui entità complessiva non ha ancora ricevuto una quantificazione (ma la polizia locale ha potuto definire l'ammontare della truffa come «consistente»). Secondo il detective responsabile dell'operazione, Charlie McMurdie, trattasi del primo arresto in Europa relativo al trojan. L'operazione è pertanto importante poiché va a fermare un pericoloso focolare di untori che era in grado di depredare migliaia di account ogni singolo giorno, facendone in seguito bacino utile per monetizzare l'attività di scam. I pagamenti venivano in seguito girati a conti che fungevano da prestanome, riuscendo così a mascherare l'attività truffaldina. I dati meno utili (account per l'accesso a caselle di posta o social network) vengono solitamente venduti in pacchetti sul mercato underground, mettendoli così a disposizione di quanti intendono farne uso per attività di spam o per il lancio di ulteriori infezioni. I consigli degli inquirenti agli utenti sono in questo caso in linea con i tradizionali comportamenti che un utente informato ed accorto dovrebbe tenere: aggiornare mensilmente il sistema operativo, installare un software antivirus, aggiornare cadenzialmente le proprie protezioni e dispensare dall'apertura di allegati di email di provenienza o di entità incerta.
I due sospettati sono stati messi in libertà su cauzione e del loro destino deciderà ora il tribunale.