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martedì 5 aprile 2011

Furti di identità, vittime molti minori


Non è affatto un gioco, e riguarda i bambini. Identità pulite, da impersonare per commettere illeciti sotto mentite spoglie

Secondo i dati raccolti da AllClear ID, che si occupa di sicurezza online e misure anti-phishing, e Richard Power del Carnegie Mellon Cylab, i nomi e i dati dei bambini sarebbero merce preziosa per coloro che sono interessati al furto di identità online. Secondo il rapporto sono 4.311 i bambini che hanno il proprio Social Security Number (SSN) utilizzato da altri: di questi 303 sono sotto i cinque anni, la vittima più piccola ha appena cinque mesi e la più grande 16 anni. Questo significa che circa il 10,2 per cento del campione preso in considerazione è vittima di furto di identità, una percentuale ben maggiore di quella degli adulti secondo il medesimo studio. Non si tratta, tuttavia, solo di un problema di percentuali, ma anche di conseguenze e implicazioni: quanto e come interessino di più i dati dei minori rispetto a quelli degli adulti appare un fattore inquietante. Di particolare rilevanza il fatto che i dati così raccolti, e in particolare i numeri di previdenza sociale, non sono ancora utilizzati dal legittimo proprietario e possono così essere reindirizzati candidi, per esempio, al mercato dell'immigrazione clandestina. Per gli stessi motivi di inutilizzo sono difficili da individuare i casi di identità rubata. Ma sono altrettanto pericolosi per il futuro dei bambini: rischiano di vederlo compromesso con pericolosi precedenti, insolvenze pregresse o frodi a proprio nome ben prima che la loro vita si dipani. Si tratta, infine, di bersagli perfetti in quanto ci vogliono anni prima che se ne accorgano. Inoltre il rapporto mostra come gli SSN dei nati dopo il 1990 siano più facili da indovinare di quelli nati prima di questa data. Lo studio, che afferma non avere valenza scientifica, si limita in ogni caso ad invitare ad un'analisi più approfondita della questione per confermare il trend da essi individuati.

venerdì 25 febbraio 2011

USA, famiglie cracker

Il capo della polizia di Mahwah organizza dei seminari per spiegare ai genitori come installare il software per appropriarsi delle password dei figli. La Rete esporrebbe i più piccoli a tanti, troppi pericoli.

Molti genitori diventano su Facebook amici dei loro figli con la speranza di trovare un nuovo modo di comunicare con loro tenendo in maniera segreta sotto controllo la loro vita online, altri non riescono facilmente a stringere amicizia con i propri bambini per via di una sorta di barriera che quasi sempre sono i figli a voler mettere. Arriva dal New Jersey la nuova proposta pensata per tutti quei genitori che vorrebbero guardare di nascosto i post dei propri figli, le foto pubblicate, i link condivisi e quant'altro. Secondo James Batelli, capo della polizia di Mahwah, cittadina del New Jersey, i genitori che non sono amici dei propri figli non dovrebbero avere alcuna esitazione nel trovare rimedio nel cracking per ottenere le password dei propri bambini, senza minimamente sentirsi in colpa. Il capo della polizia, anch'egli coinvolto da vicino nella vicenda in quanto padre di una ragazza adolescente, ritiene che ogni genitore dovrebbe possedere gli strumenti per tenere sotto controllo la vita in Rete dei più piccoli. Tale consulenza sarà offerta a coloro che vorranno, attraverso dei seminari nei quali si mostrerà come installare sul computer domestico il software che consentirà agli adulti di monitorare e registrare ogni azione eseguita.I bambini si mettono spesso in situazioni pericolose e ciò accade ogni giorno - ha spiegato Batelli - specialmente su Facebook dove corrono il rischio di entrare in contatto con adescatori". "Basta leggere il giornale ogni giorno - ha continuato il capo della polizia - per vedere storie che parlano di rapimenti, atti persecutori, violenza sessuale a seguito di una interazione avvenuta in Rete e molto spesso sui social network"."Utilizzando tale software i genitori possono ottenere le password dei loro figli, dando loro accesso a tutta la gamma delle attività online dei bambini" ha spiegato Batelli. Il direttore del gruppo a tutela della privacy Identity Theft 911, Edi Goodman, anch'egli padre di due bambini piccoli, ha espresso sentimenti contrastanti su questa genitorialità high tech. "E 'un terreno scivoloso - ha spiegato - per spiare i vostri figli". "Spero di poter mettere a conoscenza i miei figli di tali pericoli che si verificano online perché non posso stare con loro tutto il tempo". Nonostante Goodman abbia dichiarato a SecurityNewsDaily di non essere del tutto contrario all'idea di spionaggio proposta dal capo della polizia, pensa che tale meccanismo debba essere applicato caso per caso. Sulla questione è intervenuto anche lo psicologo Jeffrey Kassinove, dichiarando che tale metodo si insinua in una situazione di sfiducia di base nel rapporto genitore figlio. "Si sta insegnando al bambino che mentire è una cosa giusta". "Ci sono altri modi - ha concluso - per scoprire cosa fanno i bambini sui social network". In realtà, secondo altri, ad esempio Facebook ha un proprio strumento per i genitori che sono preoccupati per quello che sta succedendo ai propri figli, che è rappresentato dal Centro di Sicurezza, con risorse a disposizione genitori, ragazzi, educatori e forze dell'ordine. I pareri sulla questione sono, dunque, abbastanza diversificati. Alcuni ritengono che il metodo proposto dal capo della polizia sia legittimo, altri ritengono invece che i bambini siano già molto abili nell'utilizzare le tecnologie informatiche e che presto potrebbero accorgersi di essere spiati dai propri genitori. Per tali ragioni il tecnocontrollo potrebbe non rappresentare la soluzione più idonea.
Fonte: Punto Informatico - Autore: Raffaella Gargiuolo

giovedì 24 febbraio 2011

I genitori non impostano, correttamente, i sw di controllo parentale

BitDefender annuncia i risultati di un nuovo studio sui genitori, figli e un argomento controverso come la pornografia online. Il nuovo studio si concentra su diversi aspetti dell’esposizione degli adolescenti a materiali sessualmente espliciti analizzando un campione fornito da 1570 adulti provenienti da 5 paesi. Per quanto riguarda l’età dei partecipanti, sono state definite 4 classi di età che corrispondono ad adulti di età media tra i 25-31 anni, 32-37 anni e persone di età superiore ai 37 anni.

Screenshot - Bitdefender Study

I risultati dimostrano che il 95% dei genitori ha scoperto che i propri figli vanno a curiosare online i contenuti espliciti per adulti quando fanno i compiti. Secondo il sondaggio, mediamente un bambino comincia a cercare siti web di contenuti per adulti intorno agli 11 anni. Lo studio ha inoltre dimostrato inoltre che, nonostante il 97% degli intervistati utilizzi un software di controllo genitori per bloccare l’accesso a siti per adulti, il 12% dei ragazzi e delle ragazze adolescenti riesce a sboccare o disinstallare questo software. Sono dei “piccoli geek” oppure la colpa è degli adulti che non sono in grado di impostare, correttamente, un software per il blocco di determinati siti web ?

Sabina Datcu, Specialista di analisi e comunicazione di e-threats di BitDefender e autrice dello studio dice:

“Una delle scoperte più importanti di questo studio riguarda il controllo genitori: anche se i genitori capiscono l’importanza di un software del genere e la necessità di monitorare l’attività dei propri figli adolescenti sui social network e su internet, in generale i ragazzi trovano sempre un modo per accedere a contenuti per adulti” “Questo, secondo BitDefender, manda un messaggio molto chiaro ai genitori: le iniziative per proteggere i bambini dall’esposizione a materiali espliciti a sfondo sessuale a disposizione in Internet non sono mai state così importanti”.

Note

Il 62% degli adulti ha ammesso di aver cercato e visionato contenuti pornografici sul web. Inoltre, l’87% ha affermato che darebbe la possibilità ai ragazzi di accedere a contenuti espliciti a partire dai 19 anni.

Il problema

Il risultato del studio dimostra che la maggior parte dei genitori non sono in grado di impostare, correttamente, un sw di controllo parentale. La colpa è del software oppure dei genitori ?

In sintesi

Non si può uccidere la curiosità di un bambino, ma lo si può proteggere installando, correttamente, un software di Parental Control sul computer in uso. Ulteriore accorgimento da prendere è restringere l’accesso a Internet qualora venga utilizzato un Router. Diversi Router consentono di bloccare l’accesso a Internet da determinati PC durante le ore della giornata. Una corretta configurazione e, l’impostazione di una password robusta per accedere al pannello di impostazione del Router dovrebbe fare la differenza e limitare, almeno durante le ore di studio, l’accesso a contenuti espliciti online.

Fonte: Italia Software

martedì 1 giugno 2010

Web e incontri al buoio, 1 su 4 ci va


Lo rivela uno studio condotto da alcuni criminologi sui teenager veneziani e trevigiani.Uno su tre compra farmaci, tra cui il Viagra, o gioca d’azzardo in Internet.

MONASTIER (Treviso) — Ad un adolescente su quattro è capitato di dare o accettare un appuntamento al buio con uno sconosciuto agganciato in chat. Ed un teenager su tre ha acquistato, sempre in Internet, medicinali fra cui il Viagra. I dati choc emergono da un’inchiesta dell’Associazione per la diffusione delle scienze criminologiche e dell’investigazione, condotta fra 800 studenti delle scuole medie e superiori delle province di Treviso e Venezia, presentata ieri a Monastier a margine del seminario sui pericoli online per i minori dall’eloquente titolo «L’orco passeggia sul filo». Il cavo ritratto nel manifesto del convegno promosso dal centro studi psicosociali Calvani è quello di un mouse, annodato intorno ai polsi di due mani giunte, come in un sequestro. E difatti l’immagine evocata dagli esperti è quella di ragazzi che finiscono, spesso inconsapevolmente, ostaggio di estranei dapprima contattati virtualmente in qualche social network come Facebook o Twitter e poi magari incontrati fisicamente nella vita reale. «L’idea di bruto che tendiamo ad avere in mente - ha spiegato il criminologo Francesco Sidoti, presidente del corso di laurea in scienze dell’investigazione dell’università dell’Aquila - è ancora quella del mostro che se ne sta acquattato in qualche vicolo buio delle nostre città. In verità ora i malintenzionati hanno a disposizione piazze elettroniche ben più ampie e oscure, in cui possono nascondersi dietro l’anonimato o sotto false identità, per sconfinare nella pedopornografia se non addirittura nell’omicidio. In letteratura sono citati serial killer che hanno agito così». Ecco dunque spiegato l’allarme suscitato fra gli stessi esperti per quel 25% del campione che ha risposto di aver invitato o partecipato ad un blind date e per quel 35% degli intervistati che hanno ammesso di aver comprato sul web farmaci fra cui la famosa pastiglietta blu. I ragazzi interpellati hanno infatti fra 11 e 18 anni. Eppure g i à a quell’età, nel 40% dei casi almeno una volta hanno acquistato abbigliamento contraffatto e nel 36% hanno giocato d’azzardo, sempre in rete. «Nei nostri giovani - ha commentato Pierpaolo Martucci, docente di antropologia culturale all’ateneo di Trieste - c’è evidentemente l’idea secondo cui va cercato il facile colpo di fortuna per cambiare il destino della propria vita ». I problemi sorgono quando quell’esistenza prende una piega sbagliata per l’intervento illegale di qualche internauta . In questo senso colpisce il trend, improntato all’aumento, di alcuni reati su cui indaga la polizia postale e delle comunicazioni del Veneto. Nel giro di un anno le segnalazioni di siti pericolosi sono praticamente raddoppiate (da 130 a 259) e pure le ingiurie e le diffamazioni legate a post offensivi sono cresciuti (da 200 a 339). «Di per sé - ha sottolineato Ciro Pellone, dirigente del compartimento regionale - Internet è un ottimo strumento. L’importante è farne un uso responsabile, come avviene per una macchina: bisogna rispettare le regole e sapere che ci sono i controlli. E ricordarsi che, come non si devono accettarne le caramelle, dagli sconosciuti è bene non dare troppa confidenza».

lunedì 10 maggio 2010

Manuel Vigilante, iscritto al 2° anno presso l'Istituto Aicardi di Sanremo su “Internet e minori”






Dopo il convegno sulla tematica internet e minori di Sanremo abbiamo avuto il piacere di avere fra i partecipanti un ragazzo dell'Istituto Aicardi, Manuel Vigilante, che ha dimostrato di avere un futuro da blogger/giornalisti pubblicando sul quotidiano on line "Riviera24" un bell'articolo che riguarda la percezione avuta dallo stesso, e dunque da molti suoi compagni, circa quanto è stato spiegato dai relatori durante l'incontro.
"Sanremo - I ragazzi, sentendosi invincibili e non perseguibili, a volte compiono reati di varia natura: questo accade principalmente poiché essi ritengono di essere anonimi una volta immessi nella rete e questo li rende a volte spregiudicati e incauti.
Il rapporto fra i giovani e Internet è un tema centrale del nostro tempo; tale relazione è stata ultimamente al centro di numerosi dibattiti a causa dell’uso improprio, o presunto tale, che i minorenni farebbero della rete. Tale problema va obbligatoriamente affrontato per garantire che le enormi possibilità concesse da questo strumento siano espresse al meglio e che i ragazzi che si rapportano con la rete siano salvaguardati e tutelati. Proprio per perseguire questo obbiettivo, in data mercoledì 14 aprile 2010 ,si è svolto il 4° convegno a tema “Internet e minori”. Questo evento patrocinato dall’Unicef, dal Ministero dello Sviluppo Economico e delle Comunicazione, dal Ministero delle Pari Opportunità, dalla Provincia di Imperia e dal Comune di Sanremo, ha visto interventi da parte di esponenti di rilievo impegnati nel settore, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica.Nonostante la rete presenti enormi possibilità per coloro che vi accedono, essa ha però, a causa di una serie di fattori , facilitato il compimento di alcuni reati; questi comportamenti scorretti, in alcuni casi, mettono in pericolo i minori che, chattando con sconosciuti possono cadere in imboscate o stalking; tali incontri possono potenzialmente portare a casi di pedofilia e crimini contro l'infanzia, con conseguenze a dir poco traumatiche. Questo è solo uno dei pericoli in cui possono incorrere i minorenni che si immettono sulla rete e, per combattere tali minacce è necessario un coinvolgimento di genitori ed educatori oltre che dei ragazzi stessi.I relatori che hanno dato il loro contributo all’incontro si sono mostrati competenti e hanno permesso la focalizzazione del problema da numerosi punti di vista: il professor Daniele Damele, scrittore e docente di etica e comunicazione all’università di Udine, ha ritenuto prioritario porre al centro del suo intervento la pluralità di doni e pericoli che l’ utilizzo della rete comporta.Un ulteriore problema su cui il professore ha posto l’accento è stata la “sostituzione” del tempo trascorso ad alimentare il rapporto tra figli e genitori con l’imperante cultura tecnologica ; questi ultimi, per sentirsi a posto con la coscienza , spesso sostituiscono un impegno reale che non possono dare con “doni” di natura consumistica.Il professore ha concluso il suo intervento facendo presente che Internet è solo uno strumento e quindi l’uso che ne viene fatto dipende da chi interagisce con esso. Il secondo intervento ad opera dell’ avvocato Alessandro Cecchetti ha posto al centro le responsabilità penali e civili in cui i minori e non solo possono incorrere; per fare ciò egli ha esaminato accuratamente il processo Google da poco concluso.Questo esempio ha dato la possibilità di evidenziare le diverse responsabilità di coloro compiono un atto illecito in rete, nel caso specifico il giudice ha condannato a 4 mesi di reclusione i responsabili di Google, mentre i protagonisti del filmato preso in oggetto, all’interno del quale un gruppo di minorenni aggrediva un coetaneo diversamente abile, sono andati anch’ essi incontro alle responsabilità, seppur mitigate dalla loro giovane età, derivanti dal loro criminoso gesto.Tale processo è stato egregiamente descritto dall’avvocato con lo scopo di far comprendere che il presunto anonimato della rete in realtà è solo apparente e le persone che commetteranno reato su Internet saranno chiamate ad essere giudicate secondo giustizia.L’ideatore e coordinatore del portale “ilfiltro.it”, Michele Crudele, ha incentrato il suo intervento sulle possibilità di Internet e, sulla visione che gli utenti, in particolare di giovane età, hanno della rete. Il Dottor Crudele ha esplicitato i concetti di “nativo digitale” e “ immigrato digitale” rispettivamente riferiti a coloro che sono nati e cresciuti nel pieno della rivoluzione tecnologica attuale e le persone appartenenti alla generazione precedente; questa distinzione ha creato un interessante caso sociologico poiché per la prima volta, una generazione successiva ha avuto modo di conoscere maggiormente un argomento rispetto a una precedente; questa condizione ha causato inevitabilmente la mancanza di controllo da parte di genitori, incapaci di poter verificare e comprendere le azioni dei loro figli. Si è scoperto altresì che bambini e i ragazzi, in seguito a studi effettuati su campioni consistenti, ritengono che Internet sia la fonte a cui attingere per chiarire i propri dubbi: questo atteggiamento è però molto pericoloso in quanto la rete, essendo costituita da file derivanti da persone di ogni ceto sociale e culturale , può presentare un carattere di inaffidabilità che può portare coloro che interrogano Internet a ricevere risposte sbagliateIl Dottor Crudele ha terminato il suo intervento incitando noi ragazzi ad utilizzare in pieno le risorse che la rete ci offre con lo scopo di raggiungere una criticità tale da permetterci di attingere autonomamente a risorse culturali senza che ci sia bisogno di un intervento di “maestri” esterni. Questa auspicabile visione dello studente del futuro è stata definita“studente 2.0”.La Dottoressa Rosa Mininno, Direttore scientifico e Coordinatore nazionale della rete, Nuove Dipendenze Patologiche, ha invece evidenziato le caratteristiche psicologiche della nostra generazione e come essa si relazioni agli altri attraverso la rete. I nativi digitali sono nati nel pieno di una rivoluzione sociale; la vita dei giovani si basa, molto spesso, su valori superficiali come l’apparenza e la popolarità, ed è proprio questo che spinge molte ragazze (e non solo) a pubblicare sui Social Network immagini provocanti, con lo scopo di attirare l’attenzione degli altri utenti, per ottenere da loro richieste “di amicizia” e un elevato numero di contatti. Ciò porta inevitabilmente un aumento della popolarità la quale è in realtà il principio di cui si vanta parte della società giovanile: ecco un esempio di come un uso improprio della rete , in questo senso, ha causato destabilizzazione della capacità e del modo di rapportarsi con gli altri.L’ultimo intervento è stato esposto dal Responsabile Nazionale Formazione Polizia Postale e delle Comunicazioni, Marco Valerio Cervellini, che ha ritenuto necessario porre particolare attenzione su quelle che sono le attività dei giovani in rete , illustrando come essi spesso siano vittime, e a volte carnefici, a causa di un uso illegittimo di Internet.I ragazzi, sentendosi invincibili e non perseguibili, a volte compiono reati di varia natura: questo accade principalmente poiché essi ritengono di essere anonimi una volta immessi nella rete e questo li rende a volte spregiudicati e incauti. Molto più spesso però capita che i giovani,(in particolare le ragazze) siano invece vittime di persone le quali approfittano della loro ingenuità con lo scopo di ottenere relazioni sessuali, consenzienti e non, e molto altro.Questa minaccia viene quotidianamente affrontata e combattuta dalla Polizia postale che si occupa di perseguire coloro i quali commettono reati sulla rete. Per ciò che riguarda la tutela dei diritti dei minori sono intervenuti gli studenti Daniele Pellicanò ed Edoardo D'Ascola, appartenenti al settore imperiese di Younicef, testimoniando la familiarità del loro gruppo e di tutte le organizzazioni giovanili a livello nazionale , con la rete ed i vari elementi della sua struttura. Tutti noi auspichiamo che la consapevolezza pubblica e la prudenza individuale portino gli utenti di Internet a navigare in modo più sicuro e costruttivo
Autore: Manuel VigilanteIstituto Professionale “D.Aicardi” Sanremo, Classe II