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giovedì 12 gennaio 2017
Gli attacchi informatici più dannosi del 2016, mese per mese
martedì 14 giugno 2016
Analizzando le registrazioni di dominio sospetti per nazione è possibile notare che la maggioranza dei domini sospetti è stata registrata con indirizzi cinesi, seguita da Stati Uniti e Panama.
Fonte: Techeconomy - Autore: P. Paganini
domenica 13 dicembre 2015
I consigli di ESET Italia per aiutare i vostri figli a non cadere nella rete dei cybercriminali mentre giocano online
martedì 28 maggio 2013
Twitter, "doppia mandata" contro chi ruba le password Per entrare nel profilo ecco il codice di sicurezza via sms
Dopo una serie di violazioni dovute agli hacker, Twitter ha introdotto una procedura doppia di log-in per difendere i propri utenti. Sospiro di sollievo per lo scatenato mezzo miliardo di iscrittigiovedì 7 luglio 2011
Violati gli archivi delle università italiane?

Annunciati via Twitter e diffusi via Torrent dati apparentemente provenienti dai database degli atenei. Chi c'è dietro la nuova sigla che ha rivendicato l'intrusione?
venerdì 24 giugno 2011
Kaspersky: "Trasformare la rete per sconfiggere il malware"

martedì 15 febbraio 2011
Dating online, l'attacco del cracker

Fonte: Punto Informatico - Autore: Mauro Vecchio
mercoledì 26 gennaio 2011
Password sicure, le regole d'oro

Hackerati gli account di Sarkozy e Zuckerberg. L'esperto di Symantec: ecco i consigli per profili "inviolabili"
Come scegliere una password sicura
venerdì 7 gennaio 2011
False identità Facebook: California contro i ladri di profili

mercoledì 29 dicembre 2010
La password più usata? "123456"

Fonte: La Stampa - Autore: Claudio Leonardi
mercoledì 15 dicembre 2010
Le 50 password più usate su Gawker Media

All’inizio dell’anno uno studio aveva dimostrato che la maggioranza degli utenti utilizza password facili da individuare con gli strumenti di recupero password. La classifica stilata da Imperva vedeva al primo posto la password “123456” su un totale di 32 milioni di password. Dopo quasi un anno, il recente attacco subito dai siti Gawker Media, ha evidenziato ancora una volta che gli utenti non prestano la necessaria attenzione alla scelta delle password. “123456″ è sempre in prima posizione. Gli hacker appartenenti al gruppo Gnosis sono riusciti a scardinare le difese dei server e ad effettuare il dump completo del database dei commenti che i lettori dei siti del network pubblicano in calce alle news. Le password che gli hacker sono riusciti a decifrare sono circa 190.000, di cui oltre 3.000 sono composte dalla sequenza dei primi sei numeri. In seconda e terza posizione ci sono altre due password che si possono definire “ovvie”: “password” e “12345678“. Tra le prime 50 posizioni non mancano nemmeno termini che fanno riferimento ai siti del network di Gawker Media, come “gizmodo“, “lifehack” o “gawker“. È chiaro quindi che i malintenzionati sono molto agevolati nel compimento delle loro azioni fraudolente dagli utenti stessi. Molto importante è anche la lunghezza di una password, che verrà scoperta comunque se poco complessa, ma almeno aumenta il tempo richiesto per la decifrazione. La maggior parte degli utenti di Gawker Media, così come gli utenti dei servizi email di Google, Yahoo e Microsoft, sceglie password lunghe solo sei caratteri. Anche se le persone che utilizzano i servizi disponibili su Internet hanno “paura” di dimenticare le numerose password di accesso, è sufficiente seguire una semplice guida che aiuta nella scelta di password robuste affidandosi a sistemi metodici ed archetipi strutturati. Esistono anche i generatori automatici di password e software che permettono di memorizzare tutte le password e di proteggerle mediante una “master password”, una funzionalità peraltro simile a quella integrata anche in Firefox.
sabato 20 novembre 2010
Regno Unito: 27.000 user e password pubblicati online
Le password per accedere a Internet di 27.000 studenti della high school della Thames Valley sono state pubblicate lo scorso mercoledì sul portale della scuola. Il portale è stato messo offline non appena la violazione è stata segnalata. Alle 16:25 di mercoledì, è apparso un link su Facebook che invitava gli utenti a visitare un sito che esponeva username e password degli studenti della Thames Valley. Ancora non sono state accertate le modalità della fuga di dati, fatto su cui la Polizia di Londra sta indagando. La preoccupazione maggiore risiede nella possibilità che molti utenti abbiamo potuto utilizzare la password di Internet anche per l'accesso ad altri sistemi o applicazioni.L'estensione della minaccia potrebbe quindi avere una portata superiore a quella.
Fonte: rischioblog.blogspot.com via St.Tomas Times Journal
mercoledì 13 ottobre 2010
Facebook invia le One Time Password

Facebook ha ideato un nuovo sistema di autenticazione sul social network in grado di offrire maggior sicurezza agli utenti. Trattasi di una misura pensata per gli accessi in mobilità tramite device pubblici o semplicemente tramite device altrui, qualcosa che impedisca un ritorno successivo sul network una volta abbandonata la postazione fisica utilizzata dal legittimo titolare dell’account. Il sistema prevede semplicemente l’uso di una password una tantum che ha valore “usa e getta”. L’utente non deve far altro che inviare un SMS al numero 32665 scrivendo il messaggio “otp” (One Time Password): in risposta riceverà da Facebook una password temporanea valida per un solo accesso e la quale andrà ad esaurire la sua efficacia nel giro di 20 minuti. La richiesta al sistema dovrà provenire da un numero di telefono autorizzato, dunque per poter accedere al servizio occorrerà aver preventivamente caricato sul proprio profilo il numero del proprio device. Così facendo è possibile accedere al social network da postazione pubblica senza il pericolo di veder sottratta la password: entro 20 minuti l’accesso temporaneo al network viene chiuso ed occorre un nuovo login per poter proseguire con le attività. Al momento il numero 32665 non risulta essere attivo in Italia: Facebook non precisa se si tratterà o meno di un numero internazionale, ma nel post di presentazione firmato Jack Brill spiega che «il servizio dovrebbe essere disponibile per chiunque entro le prossime settimane». Trattasi peraltro di un numero non casuale: sul tastierino numerico dei telefonini, infatti, la numerazione 32665 equivale alle lettere FAOOK. A completamento delle misure di sicurezza per gli accessi al network lontano dalla propria postazione standard, Facebook ha infine corredato il servizio di un tool per la chiusura di sessioni attive da remoto. L’esempio tipico è quello di un collegamento dalla postazione di lavoro dimenticando all’uscita di provvedere al logout: direttamente dalla postazione di casa è ora possibile verificare quali sessioni dell’account siano attive, provvedendo eventualmente a chiuderne l’accesso inibendo così i propri contenuti dalla vista altrui.
venerdì 9 luglio 2010
Furti online: Vademecum di Adiconsum su come difendersi

martedì 29 giugno 2010
Messenger sotto assedio, alto rischio phishing e spam

Sembra infatti che vi siano in circolazione diversi inviti di richieste di amicizia, ovviamente fittizie, collegate a loro volta a numerosissimi siti creati ad arte per ingannare gli utenti e rubare possibilmente preziosi dati sensibili o credenziali. I vari link e siti ingannevoli rimandano, sempre secondo le rilevazioni degli esperti, ad un sito Web russo, che presenta l’opportunità di ordinare software a prezzi stracciati cercando di invitare gli utenti a lasciare i propri dati sperando di fare un vero e proprio affare. A queste tecniche di phishing si aggiungono poi numerosi servizi che, dicendo di offrire alcune funzioni utili per gli utenti Messenger, come quella di poter vedere una lista di tutti gli utenti che hanno bloccato un account, cercano di sottrarre le credenziali di login al servizio di messaggistica. Inutile dire come queste false promesse siano assolutamente da evitare, cercando di ricordare sempre di non rilasciare i propri dati su siti di dubbia provenienza e di diffidare dall’immettere username e password di Messenger o di altri software.
venerdì 23 aprile 2010
Le credenziali di più di un milione di account Facebook in vendita

Il laboratorio di VeriSign iDefense ha scoperto su alcuni forum underground la vendita illecita di questi dati, basata addirittura su un listino vero e proprio: 25 dollari per 1.000 account con meno di dieci contatti ciascuno, e 45 dollari per altrettanti account con un numero maggiore di amici.
Non si sa bene come l’hacker, proveniente dall’Europa dell’Est, sia riuscito a recuperare un numero così elevato di credenziali, si suppone però che abbia fatto uso di particolari cookie usati da Facebook per permettere agli utenti appena disconnessi di loggarsi nuovamente senza reinserire la propria password: a questo metodo, particolarmente innovativo, si possono affiancare ovviamente operazioni di keylogging o di phishing.
Come dichiarato da Rick Howard, direttore del reparto iDefense di cyber-spionaggio, gli account potranno essere usati principalmente per operazioni di trasferimento di denaro; continua Howard:
Una volta che si sono acquisiti dati come il nome, l’indirizzo, e altre indicazioni lasciate sul profilo del social network, è possibile usarli per ricavare altre informazioni riguardanti conti bancari o carte di credito. Gli stessi account potranno essere usati inoltre come una piattaforma da cui distribuire malware verso gli altri utenti: per questo motivo, personalmente, controllo sempre più di una volta prima di accettare un utente che non conosco nella mia lista di amici.
Andrew Brandt, di Webroot Software, commenta questa notizia spiegando che purtroppo gli utenti dei social network, Facebook in primis, pongono una fiducia infondata nei messaggi spediti dai loro contatti, e questo porta a sottovalutare la pericolosità dei link contenuti negli stessi.
Facebook, la cui pagina relativa alle impostazioni di sicurezza è, a detta di molti, poco intuitiva per l’utente medio, si difende menzionando le numerose tecniche nascoste che dovrebbero impedire il propagarsi di malware all’interno del sito: nonostante questo il loro portavoce Andrew Noyes non è stato in grado di fornire informazioni chiare circa il numero esatto di account rubati, limitando ulteriormente la fiducia degli utenti sul livello di privacy promesso dal social network. Come al solito non rimane che correre ai ripari, ricordando che la maggior parte delle volte le tecniche di sicurezza implementate nei servizi Web servono a ben poco se non sono supportate da una buona dose di diffidenza e di riservatezza.
