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mercoledì 25 maggio 2011

Dead or Alive fermato per pedopornografia


Severa la legge svedese sulla pedopornografia. Severa al punto che nel Paese non verrà distribuito il gioco Dead or Alive: Dimensions, il titolo "picchiaduro" per la nuova console Nintendo 3Ds. Una censura confermata dall'azienda stessa di Kyoto e che potrebbe estendersi anche alla Norvegia e alla Danimarca. Per le stesse ragioni, come racconta Eurogamer Svezia che cita Neogaf: tre dei personaggi giocabili nello storico titolo di Team Ninja, le lottatrici Kasumi, Koroke e Ayane violano la legge svedese perché hanno meno di 18 anni e vengono mostrate in pose pornografiche. Non è tanto il gameplay a creare problemi, quanto la modalità Figure Mode, nella quale i personaggi possono essere "fotografati" da ogni angolazione. Le tre ragazze, sono in effetti la tipica rappresentazione dell'immaginario erotico giapponese, lolite candide (ma anche letali, in questo caso). Il loro creatore è il fondatore stesso della softwarehouse giapponese, Tomonobu Itagaki: idolatrato in patria, quando sbarca in Occidente viene spesso "rimproverato" per aver puntato sulla sensualità di ragazze che - pur essendo meri avatar digitali - sono dichiaratamente minorenni. La risposta è secca: "In Giappone il fatto che abbiano 17 anni non crea problemi. Negli Stati Uniti basta dire che di anni ne hanno 20 e siamo a posto". In Svezia, invece, evidentemente no.
Fonte: Corriere.it - Autore: Federico Cella

martedì 16 novembre 2010

Furto virtuale anche nei videogiochi online



Non ci sono confini per i criminali virtuali in cerca di dati e informazioni da sottrarre in cambio di denaro
. Questa volta ad essere colpiti son i videogiocatori dei giochi online più famosi al mondo, uno tra tutti WoW, ovvero per chi non lo conoscesse World of Warcraft, una comunità da record di giocatori che si scontrano e accrescono il loro personaggio in un gioco epico e degno di nota. Data la grande diffusione di questo MMORPG, un gioco di ruolo considerato il migliore in assoluto dalla stragrande maggioranza dei videogiocatori che lo hanno provato, i vari equipaggiamenti, il livello di un giocatore ed ogni possibile raro oggetto acquisisce una certa rilevanza e valore economico.

Oggetti, equipaggiamenti e pg in vendita su ebay

Su ebay si trovano oggetti, armature, armi e quant’altro in vendita a prezzi d’asta da lasciar a bocca aperta. Per questo i criminali informatici han ben pensato di sottrarre i dati di accesso dei giocatori per poi poterne appunto rubare e rivendere i personaggi e i rispettivi oggetti. Ad essere sotto attacco non solo gli account di WoW, ma anche quelli di Lineage, Perfect World e Guild Wars.

Come vengono rubati i dati di accesso al gioco online

Una classica azione di phishing seguita dalla vendita di ciò che si trova in possesso dell’account sottratto. Un mercato quello dei videogiochi da 50 miliardi di dollari che non poteva non esser preso di mira da criminali informatici e cercatori di fortune illegali. Sono 2 i metodi utilizzati per questo genere di furto: phishing e virus. Il primo metodo molto più semplice da applicare. Si tratta molto banalmente di una mail inviata a diversi indirizzi mail dove si invita a cliccare su una url che porta ad una pagina creata ad hoc per inviare milioni di mail. Il secondo metodo più complesso richiede la creazione di un virus che silenziosamente si infiltra nel pc e spia i movimenti del giocatore. Non appena questo inserisce username e password del gioco, queste informazioni vengono sottratte ed inviate al creatore del malware, il quale effettuerà l’accesso, probabilmente cambierà la password per escludere il reale proprietario ed infine sottrarrà tutti i beni virtuali per metterli in vendita o all’asta.

Come difendersi da questi attacchi virtuali volti ai videogiocatori

Per proteggersi da queste minacce non resta che seguire le solite norme sulla sicurezza informatica che si raccomandano a tutti, videogiocatori e non. Un buon antivirus gratuito o a pagamento, un sistema sempre aggiornato e un po’ di attenzione a quello che si clicca. Mai cliccare su link così a caso senza saperne la provenienza, piuttosto prima si consiglia di fare una ricerca sul web a riguardo.

Fonte: La Gazzetta Informatica


martedì 22 settembre 2009

Il fascino del tavolo verde online

La mania del gioco ha mille facce e tenta da 900 mila a 1,8 milioni di italiani. Un esercito di potenziali malati di gioco. La nuova moda che sta conquistando l’Italia: dal gioco compulsivo all’attrazione ‘fatale’ per il gioco d’azzardo. Manie che si alimentano pescando nel ricco portafoglio di giochi e scommesse, disponibili sul mercato legale e in quello sommerso, oggi anche online.

Con la diffusione di internet i giochi d’azzardo hanno subito una radicale trasformazione ed un incremento dovuto alle nuove possibilità date dalla rete.

Si è avuto, quindi, un accrescimento del numero di casinò online (generalmente gestiti da società off shore che offrono minori costi di gestione rispetto a quelli tradizionali, ma anche maggiori rischi) e di agenzie di scommesse, anche in relazione alla politica di incentivazione ai giochi e alle scommesse che è condotta da un po’ di tempo a questa parte dallo Stato italiano. Un po’ ovunque sono sorti siti che consentono di partecipare a distanza a giochi d’azzardo e di abilità (i giochi di abilità devono essere tenuti distinti da quelli d’azzardo) online, come il poker, i dadi, le slot machines, la roulette, il cui accesso ovviamente è subordinato alla preventiva iscrizione e apertura di un conto corrente online.
Quello che contraddistingue il poker dalla maggior parte delle altre forme di azzardo è la possibilità di fare guadagni a lungo termine, poiché si gioca contro altri giocatori e non contro la casa.
Nessuno può mettere in dubbio la natura dinamica della scena del gioco d’azzardo online, soprattutto dopo aver visto gli ultimi cambiamenti nella rete. Siti internet di poker sono stati tagliati e scambiati, tra i principali soggetti della rete, alcune volte con incredibile velocità, cambiando così i conti dei giocatori e anche il posto in classifica dei vari siti.
La scelta di legalizzare il poker on line è dovuta soprattutto alle stime non “azzardate” di Agipronews che parlano di un giro d’affari di 142,8 milioni di euro per il poker online, in aumento rispetto ai 141 milioni di gennaio. Se nel primo mese dell’anno infatti erano 4,5 i milioni giocati quotidianamente, a febbraio si alza a 5 milioni la soglia di giocate.
Il poker online divenuto legale in Italia impazza nella televisione e su internet; è divenuta la mania del momento, dovunque si può giocare a poker online e chiunque può decidere di offrire la possibilità di giocarlo; ma solo alcuni possono garantire la sicurezza di depositi e prelievi veloci e puntuali.
Resta un unico quesito: sport o gioco d’azzardo? Il poker è sicuramente un gioco. Un gioco di carte, da tavolo, di strategia. Molto più simile ai giochi da scacchiera che agli altri giochi di carte; il poker infatti va condotto con arguzia e intelligenza, ma anche furbizia e astuzia possono farti vincere. E’ importante saper sfruttare le debolezze dell’avversario quando si presenta l’occasione. E in questa sfumatura è molto più simile ad esempio agli scacchi piuttosto che alla scala 40. Un gioco dunque e non uno sport, anche se si sente sempre più spesso parlare di "poker sportivo". Un termine che tuttavia non è usato in maniera errata in quanto il poker, pur essendo un gioco da praticare da fermo, quindi con un relativo dispendio di energia fisica che generalmente caratterizza quello che noi comunemente chiamiamo sport, racchiude in se alcuni di quelli che sono i capisaldi degli sport più famosi: il confronto, l’aggregazione, il rispetto per l’avversario, l’abilità.
Tra l’altro il poker è anche spettacolo se consideriamo la variante alla Texana che ormai impazza in internet, in tv e nei circoli. É di facile comprensione grazie alla struttura del gioco con le carte comuni visibili a tutti. Se analizziamo il significato reale della parola "azzardo" siamo ben lontani da tutto ciò che è considerato un gioco. Volendo forzatamente unire le due parole troviamo sul sito Garzanti la seguente risposta: "giochi d’azzardo: quelli a fine di lucro in cui il risultato dipende dal caso (p. e. i dadi, la roulette, il baccarà ecc.)" e sinceramente di casuale nel poker c’è ben poco. Si azzarda quando si scommette contro le probabilità; esattamente quello che sconsiglia di fare qualsiasi giocatore con un minimo di esperienza.
Mi fa sorridere quindi sentir parlare di poker come un gioco in cui si perdono facilmente soldi specialmente se lo paragoniamo ai vari Gratta&Vinci, Superenalotto e Lotterie varie che impazzano al giorno d’oggi. Quello sì è giocare contro le probabilità.
Perché giocare a poker, dunque? Perché diverte, emoziona, è a buon mercato,non sta scritto da nessuna parte che bisogna giocare a soldi o comunque impiegandone molti, e da’ soddisfazione. Poi è un gioco in crescita e son sempre di più le possibilità di arrivare a premi con piccoli investimenti. Qualcuno ha già potuto godere di viaggi e soggiorni pagati semplicemente vincendo un torneo su internet mentre qualcun altro, più bravo e fortunato, ha radicalmente cambiato la sua vita dedicandola totalmente al poker e traendone grossi benefici.
Divertiamoci allora e lasciamoci coinvolgere? Sono sempre di più del resto le persone che si affacciano a questo nuovo gioco sia da spettatori che da giocatori. Il sottile brivido del tavolo verde non passa mai di moda. A tutti piacerebbe arricchirsi in modo semplice, veloce ed oltretutto legale: ma c’è differenza tra fantasticare su cosa si farebbe con un conto in banca miliardario ed ostinarsi invece a provarci finché non diventa letteralmente una malattia. Il confine tra giocatore normale e patologico è molto sottile. Solitamente la differenza tra l’abitudine sociale, o semplice passatempo gratificante, ed il problema psicologico, dipende dalla frequenza, dalla durata e dall’intensità con cui questi comportamenti vengono agiti e dall’incidenza delle loro conseguenze nocive in ambito organico, psicologico o sociale.
Evitare di lasciarsi coinvolgere troppo sembra essere l’unica soluzione.

Fonte: Agora Vox Italia - Autore: Marina Guastaferro

venerdì 18 settembre 2009

Internet ‘usa e getta’. Italiani popolo di smanettoni poco attenti ai contenuti culturali e di intrattenimento


Più di un giovane su due smanetta su internet e telefonino senza accedere a contenuti culturali o di intrattenimento. E quasi metà degli italiani continua a non utilizzare la rete: è quanto emerge da un'indagine Nielsen.

Sono più di 28 milioni gli italiani che usano internet. Un dato sorprendente se si pensa che il numero di utenti è cresciuto di 5 milioni in due anni e che la percentuale di chi si collega quotidianamente è passata dal 23% del 2007 al 34% del 2009, ma non ancora abbastanza da allineare l’Italia al resto d’Europa. Un’Italia spaccata in due quella che emerge dall’ultima ricerca realizzata da Nielsen su incarico dell’Osservatorio permanente sui contenuti digitali, secondo cui esiste ancora nel nostro Paese una percentuale molto alta di persone (45%) che internet non lo usa mai. Lo studio Nielsen mostra dati leggermente migliori rispetto a quelli pubblicati da Eurostat in uno studio riferito al 2008 - in base al quale solo il 42% delle famiglie italiane con “almeno un componente di 16-64 anni” accede a Internet - ma che comunque ci pongono nelle parti più basse della classifica Ue: peggio di noi solo Grecia, Romania e Bulgaria.
Anche internet, come la Tv, riflette quindi il degrado culturale del bel Paese: gli italiani infatti non navigano il web alla ricerca di notizie, approfondimenti, contenuti di qualità, né per accedere ai servizi delle banche e della PA, bensì per svagarsi, magari scaricando illegalmente qualche film o canzone.
A usare in maniera massiccia la rete – i cosiddetti ‘heavy user’ - sono 18 milioni di persone, per lo più giovani (fino ai 44 anni) e con un livello di istruzione e di reddito medio alto.
Questo segmento è interessato ai contenuti di intrattenimento, (media e musica), all’informazione (libri e giornali) e al cinema.
Cresce inoltre sia la percentuale di donne online - anche se, nota Nielsen, “restano comunque dieci punti di differenza tra i due generi” – che quella degli ‘smanettoni’, abili soprattutto tecnologicamente ma non altrettanto pronti sul piano culturale. Secondo i dati raccolti da Nielsen, ad esempio, “Il 58% dei ragazzi tra i 14 e i 24 anni si limita a usare le tecnologie come un gioco (contro il 40% due anni fa), mentre il 47% dei giovani tra i 14 e i 19 anni dichiara che potrebbe tranquillamente fare a meno di essere informato su quello che accade nel mondo; il 37% di leggere (libri, ma anche tutto il resto), il 31% di andare al cinema”.
Gli utenti più grandi - l’80% di chi naviga ha più di 24 anni - preferiscono invece comunicare e socializzare: il 38% guarda regolarmente video su Youtube, il 24% chatta, il 42% usa sistemi di messaggistica istantanea, il 38% partecipa a forum e blog.
La crisi sembra aver pesato inoltre sull’acquisto di contenuti: la percentuale di italiani che ha acquistato musica è passata dal 49% del 2007 al 35% del 2009, ma è diminuito anche l’utilizzo di siti di download illegale (scarica musica in modalità p2p il 21% degli italiani). Sorprende infine il dato secondo cui è cresciuta la percentuale di chi si dice disposto a pagare per ciò che oggi riesce a trovare gratis: il 27% degli italiani che usano internet pagherebbe per sottoscrivere un abbonamento a un servizio online che fornisca un accesso illimitato ai film o alla musica. Il 12% lo sottoscriverebbe su cellulare per avere un accesso illimitato alla musica.

mercoledì 19 agosto 2009

CINA: PESTAGGI E MORTE NELLE 'CLINICHE' PER INTERNAUTI

PECHINO - Quando i genitori sono andati a prenderlo, al termine di un periodo trascorso in una delle numerose "cliniche per la dissintocazione da Internet" della Cina, i coniugi Pu hanno trovato il loro figlio di 14 anni in ospedale, dove è stato constatato che ha acqua nei polmoni che ha subito seri danni ai reni. "Mio figlio è gravemente ferito dopo essere stato picchiato dagli assistenti e da altri studenti", ha dichiarato il pdare Pu Shiwei al quotidiano China Daily. Il ragazzo, Pu Liang, era stato portato il 4 agosto nella "clinica" nei pressi di Chengdu, nella provincia del Sichuan. La denuncia dei genitori è comparsa sui giornali cinesi lo stesso giorno in cui le autorità locali hanno confermato che Deng Senshan, di 15 anni, morto il 2 agosto scorso, è stato pestato a morte in un altro campo per il "recupero" degli "intossicati da Internet" nella Regione Autonoma del Guangxi. Tredici "assistenti" del campo nel quale è morto il giovane Deng sono stati arrestati ed il campo, risultato illegale, è stato chiuso. Anche nel caso di Pu il campo è stato chiuso. I ragazzi che vi erano ospitati sono stati rimandati a casa e un assistente di nome Tang Jingcheng è stato fermato dalla polizia. I genitori di Pu Liang avevano pagato cinquemila yuan (circa 500 euro) il 4 agosto scorso per far "ricoverare" loro figlio nella "clinica" che avrebbe dovuto guarirlo dalla "malattia" del computer. "Mio figlio era diventato dipendente dai giochi online e frequentava gli Internet Café - ha dichiarato la madre del ragazzo - alla fine del trimestre ha detto che non voleva più frequentare la scuola". L' ossessione del profitto scolastico, molto diffusa nella classe media cinese, è la ragione principale per la quale le famiglie inviano i giovani nelle "cliniche" che promettono di guarirli dalla loro "malattia". Secondo la stampa cinese in tutto il Paese ci sono almeno 400 "cliniche", in realtà dei campi di rieducazione del tipo di quelli nei quali sono stati pestati i due giovani. I ragazzi vengono sottoposti ad un severo regime di esercizi fisici e vita comunitaria che dovrebbe portarli alla guarigione. In alcuni casi i "campi di rieducazione" sono gestiti da militari o da ex-militari e spesso gli "assistenti" incaricati di seguire i giovani non hanno alcuna qualificazione professionale. Sono una piccola parte delle "cliniche" si sono registrate presso il ministero della sanità di Pechino come previsto dalla legge. Nel 2007 suscitarono scalpore le dichiarazioni di Gao Wenbin, un sociologo dell' dell' Accademia Cinese delle Scienze, secondo il quale almeno il 15 percento dei giovani che usa abitualmente internet ha "bisogno urgente" di aiuto perché ha sviluppato una pericolosa dipendenza psicologica dalla "rete". In Cina ci sono quasi 300 milioni di internauti, il 40 per cento dei quali giovani o giovanissimi.

Fonte: ANSA

venerdì 10 luglio 2009

Quando i Social Network sono un pericolo

Lo stupratore seriale è un terribile personaggio/simbolo che dalle cronache rimbalza in rete, dove produce indignazione, ma non prudenza nel dare informazioni sul privato. Solo su Facebook esistono oltre 200 gruppi che contengono nella loro dicitura un riferimento al termine «stupratore », anche se i motivi dell’aggregazione sono i più disparati. Molti dei gruppi come «Mobilitamoci contro Rapelay il gioco dello stupratore» vogliono impedire la diffusione del video game il cui nome è un gioco di parole che indica lo stupro ripetuto. Creato dalla giapponese Illusion, che lo ha lanciato nel 2006 Rapelay ha fatto coalizzare in Italia oltre 30.000 iscritti al gruppo che non vorrebbe far passare l’idea che sia sano diffondere un gioco che trasforma lo stupro seriale di donne in un talento per vincere. Un altro genere di gruppi protesta per le misure non adeguate a punire gli stupratori: «Ghigliottina al 22enne stupratore di capodanno». (140 iscritti), «Rimettiamo in galera lo stupratore di Roma» (341 iscritti). «Sputiamo in faccia allo stupratore della Caffarella» (160). Crescono gli affiliati per l’incrudimento della pena prevista per lo stupratore: «Sei uno stupratore? Ti tagliamo le palle, figlio di puttana !» arriva a 712 iscritti. Il cemento dell’indignazione poi si solidifica quando si passa ai particolari tecnici per la castrazione, «chirurgica e non chimica». Il culmine si raggiunge nel gruppo «Nessuna pietà per gli stupratori, cesoie arrugginite!». Impressionante è invece il numero delle adesioni ai gruppo «Le donne non si violentano.....si amano! Merde!!!» che conta 181.402 iscritti, e quello «500000 per l’introduzione di misure detentive SEVERE per i reati di stupro» che è già arrivato a 20.857 iscritti.Un terzo filone è quello dei gruppi creati in reazione a quelli che «mitizzato » stupratori «celebri». «Ma la cosa che fa ancora piu’ schifo è
che su Facebook ci sono gruppi a sostegno di Josef Fritzl» Il padre-mostro di Amstetten condannato all’ergastolo per l’incesto e le violenze sulla figlia e su cui pesa il sospetto di quattro omicidi di ragazze, ha infatti vari gruppi di sostenitori come «Josef Fritzl Fanclub» (930 affilati da Londra) E vari «Free Josef Fritzl» sempre con qualche centinaio di iscritti. Mentre sul social network si accende indignazione sulla violenza sessuale, nello stesso luogo sembra che ben poco facciano le potenziali vittime per evitare il pericolo. Per quanto sia facile che il Web aggreghi istanze su temi di scottante attualità sociale come la violenza sulle donne, non è scontato che all’ interno della stessa rete ci sia reale condivisione delle regole di salvaguardia delle donne che la frequentano dal rischio di attenzioni non desiderate. Aggiornare sempre il proprio status via Blackberry o postare su Twitter ogni 10 minuti, come molte fanno, fornisce indicazioni ai molestatori seriali o peggio. Non tutti sanno che se si mette in condivisione in un gruppo una foto presa dal proprio album, e non si sta attenti, l’ album diventa sfogliabile da tutti i membri del gruppo, spesso migliaia. «Davvero è pericoloso mettere le foto in Facebook? Io ho messo quelle delle vacanze... » E’ una delle domande più frequenti.
Basta mettere come uniche informazioni la data di nascita e l’ indirizzo di email. La mailbox non è a prova di scasso, si finge di aver smarrito la password e, dopo aver scritto l’ID della «vittima», si va avanti fino a che come domanda di backup, viene chiesta la data di nascita…Lei
l’ha messa sul profilo perché magari le piace ricevere i virtual auguri da tanta gente, ma così ha anche fornito la chiave della sua casella..
Altre volte sono gli stessi amici che fanno girare informazioni in buonafede, taggato una foto di gruppo e scrivendo su questa commenti e riferimenti.


Fonte: LA STAMPA - Autore: Gianluca Nicoletti



sabato 18 aprile 2009

Alla Rai pubblicizzato un sito per il gioco d'azzardo



Trasmissione in onda su RAI 3 Neapolis (a cura della testata giornalistica della Rai campana), ha pubblicizzato un sito italiano che invita al gioco d'azzardo pochi minuti prima di Trebisonda.
E' un peccato che una trasmissione che si rivolge ad un pubblico giovane sia condotta senza tenere conto della presenza di ragazzi e adolescenti. I siti che invitano al gioco on line sono in costante crescita sia numerica che per utenti registrati. Non era proprio necessario che una rete pubblica televisiva si mettesse a fare pubblicità a questo tipo di siti. Il gioco d'azzardo, anche quando è legale, è comunque proibito per i minori. Costituisce inoltre una piaga sociale la dipendenza da gioco sempre più diffusa. Il gioco on line non solo favorisce la diffusione del fenomeno, ma lo rende disponibile anche ai minori: chi controlla infatti l'età dei giocatori?
D’altronde il poker on line è un affare di oltre 400 milioni di euro l'anno. Cifre da capogiro come si suol dire. Almeno il 5% circa degli accedenti al poker in internet non ha 18 anni riuscendo a bypassare i filtri.
Si tratta di un'altra vergogna di internet, ma qualcuno protesterà accanto a davide.it? E le istituzioni preposte ai controlli riusciranno fermare quel 5% di minori? Oppure tutto passerà all'insegna del profitto creando altri dipendenti del gioco d'azzardo che abbiano più o meno di 18 anni?
Fonte: Blog di Daniele Damele