Ho avuto ieri modo di finire su un portale web che tratta tematiche affrontate per certi versi anche sul mio blog: www.pericolidiinternet.it Il portale in questione è gestito da un giovane collega, Michele Facci, e si occupa di affrontare tematiche legate a quelli che sono i principali rischi che corrono sul web con una particolare attenzione rivolta ai siti PRO-ANA e PRO-MIA (istigazione all'anoressia e alla bulimia). In relazione ai contenuti presenti sul web riferiti a questa tematica credo che oggi manchi una seria regolamentazione. Il Ministro degli Interni Maroni parla di bloccare l'istigazione all'odio e alla violenza nonché l'apologia di reato e sin qui possiamo essere d'accordo. Debbo però dire che oggi dal punto di vista legislativo siamo ancora molto indietro in particolare per quel che riguarda contenuti presenti sul web inadatti ai minori e soprattutto per quei contenuti di istigazione al suicidio nonché a 2 patologie importanti quali l'anoressia e la bulimia. Come riporta Michele sul suo sito solo in Italia si stimano oltre 300.000 siti web che incitano al disagio alimentare per mezzo di pratiche che portano all’anoressia o alla bulimia. La pericolosità dei siti pro-ana è immensa. "Essi hanno il potere di dare conforto e confronto ai loro utenti e di essere fonte inesauribile di stimolazione al disagio. La filosofia pro-ana scongiura l’uso della parola anoressia, si presenta come uno stile di vita da promuovere e accettare, una sorta di religione. I pro-ana devono rispettare determinate regole, tra cui sentirsi in colpa mentre mangiano, dare più importanza all’essere magri che esser sani, dare importanza più alla bilancia di qualsiasi altra cosa, capire che perdere peso è sintomo di auto-controllo e affermazione di propria volontà. Mentre i siti pro-ana proliferano, secondo il Ministero per le Pari Opportunità, anoressia e bulimia sono le prime cause di mortalità per malattia per le giovani tra i 12 e i 25 anni." Pagine
Visualizzazioni totali
Visualizzazione post con etichetta Siti PRO-ANA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Siti PRO-ANA. Mostra tutti i post
martedì 22 dicembre 2009
I pericoli di internet: i siti PRO-ANA e PRO-MIA
Ho avuto ieri modo di finire su un portale web che tratta tematiche affrontate per certi versi anche sul mio blog: www.pericolidiinternet.it Il portale in questione è gestito da un giovane collega, Michele Facci, e si occupa di affrontare tematiche legate a quelli che sono i principali rischi che corrono sul web con una particolare attenzione rivolta ai siti PRO-ANA e PRO-MIA (istigazione all'anoressia e alla bulimia). In relazione ai contenuti presenti sul web riferiti a questa tematica credo che oggi manchi una seria regolamentazione. Il Ministro degli Interni Maroni parla di bloccare l'istigazione all'odio e alla violenza nonché l'apologia di reato e sin qui possiamo essere d'accordo. Debbo però dire che oggi dal punto di vista legislativo siamo ancora molto indietro in particolare per quel che riguarda contenuti presenti sul web inadatti ai minori e soprattutto per quei contenuti di istigazione al suicidio nonché a 2 patologie importanti quali l'anoressia e la bulimia. Come riporta Michele sul suo sito solo in Italia si stimano oltre 300.000 siti web che incitano al disagio alimentare per mezzo di pratiche che portano all’anoressia o alla bulimia. La pericolosità dei siti pro-ana è immensa. "Essi hanno il potere di dare conforto e confronto ai loro utenti e di essere fonte inesauribile di stimolazione al disagio. La filosofia pro-ana scongiura l’uso della parola anoressia, si presenta come uno stile di vita da promuovere e accettare, una sorta di religione. I pro-ana devono rispettare determinate regole, tra cui sentirsi in colpa mentre mangiano, dare più importanza all’essere magri che esser sani, dare importanza più alla bilancia di qualsiasi altra cosa, capire che perdere peso è sintomo di auto-controllo e affermazione di propria volontà. Mentre i siti pro-ana proliferano, secondo il Ministero per le Pari Opportunità, anoressia e bulimia sono le prime cause di mortalità per malattia per le giovani tra i 12 e i 25 anni." lunedì 30 novembre 2009
l pericolo in Internet: i siti ProAna

Una degli aspetti più sconcertanti nella diffusione e nella globalizzazione dei Disturbi del Comportamento Alimentare è l’utilizzazione del web nella trasmissione di modelli culturali che enfa tizzano la magrezza con la comparsa di siti che propagandano comportamenti patologici, finalizzati al controllo del peso e danno consigli estremi su come dimagrire. I siti pro-Ana, dove Ana sta per anoressia, costituiscono uno dei canali più efficaci di diffusione del disturbo, soprattutto tra gli adolescenti, che utilizzano questo mezzo quotidianamente e con estrema familiarità. La caratteristica di questi siti è quella di costituirsi come delle sette, sorta di movimenti underground dove si lancia un appello a dimagrire ad oltranza, come una forma di protesta e opposizione al mondo degli adulti. Il segno distintivo dei seguaci di Ana è un braccialetto rosso che viene venduto ad un prezzo che varia dai 3 ai 20 dollari, e che consente il riconoscimento anche fuori dal web. L’esplorazione di questi siti, che essendo proibiti, vengono ciclicamente chiusi e riaperti, proprio come quelli dei pedofili, lascia davvero interdetti per il livello di terrorismo psicologico, a cui possono essere sottoposti gli adolescenti che vi entrano. Delle foto di giovani donne obese in costume da bagno e sotto una didascalia: “Ecco come i vostri genitori vogliono farvi diventare”. I comandamenti pro – Ana a cui gli adepti dei siti devono attenersi sono tutti centrati sulla equazione che la magrezza è la salvezza, la strada principale per essere vincenti e felici.Non è nuova nella storia della medicina una sorta di dimensione estetica di alcune malattie, pensiamo ad esempio alla tubercolosi nell’800, così ben rappresentata dal romanzo La Montagna Incantata di Thomas Mann o alla sifilide o all’AIDS. Ma non c’è nulla che possa essere paragonato a questa rappresentazione del corpo che enfatizza la malattia e nello stesso tempo cerca di allargare intenzionalmente il contagio. I Disturbi del comportamento alimentare sono malattie gravi e dall’esito spesso infausto, sono la prima causa di morte tra le malattie psichiatriche, e la causa del decesso più frequente oltre quella collegata a complicanze internistiche, è il suicidio. È difficile accettare che qualcuno possa intenzionalmente diventare una sorta di untore e diffondere tra adolescenti che chattano o navigano in rete un disturbo che porta tali e gravi conseguenze.Alcuni stralci di queste conversazioni in chat, nei forum, nei blog, generalmente notturne ci introducono all’interno di un mondo, che si apre, appena le porte di quelle camerette piene di manifesti e peluche si chiudono. Le ragazzine, veramente quasi bambine, entrano in realtà dove per dimagrire si può fare di tutto, dove i genitori sembrano fantasmi inesistenti e dove i coetanei suggeriscono sistemi di controllo del peso efficaci e pericolosissimi. Come in tutte le chat, tutto avviene in presa diretta e le conversazioni si interrompono perchè una delle partecipanti al forum deve andare in bagno a vomitare, oppure a fare pipi dopo avere ingerito i diuretici, che la nonna prende per il cuore. Le altre, appena torna in chat, le domandano come è andata e si congratulano con lei se è riuscita nel suo intento.
Per ore e ore i partecipanti a questi dialoghi, si incontrano senza memoria nè immaginazione, in un tempo sospeso, dove la sequenza di attimi, flashes, frammenti di vita, non costruisce nessuna storia, nessuna temporalità. In questo mondo gli adulti non possono entrare e si coglie tutto il rinforzo positivo del sintomo dato dall’opposizione, dal senso di onnipotenza che tutti i partecipanti alle chat manifestano. Ogni aspetto del corpo, del cibo, di ciò che fa bene e di ciò che fa male viene dissacrato e irriso, si diffondono in web le leggende più inverosimili finalizzate alla perdita di peso, favole, fandonie, bufale.
Non c’è dubbio che in questo caso la forma patologica si connette molto facilmente a forme culturali e questo ne spiega la irrefrenabile diffusione, ma forse c’è qualcosa di più e scelgo le parole di un filosofo della scienza e delle idee, Paolo Rossi, che di questi temi si è occupato, per esprimere la difficoltà a separare la patologia dall’impianto culturale che le da nutrimento:
Nonostante tutti questi esempi, mi sembra resti vera l’asserzione che nessuno ha mai fatto propaganda a favore dell’assunzione o della diffusione di una malattia. Di fronte alla diffusione del culto di Ana possiamo domandarci: davvero si tratta, in questo caso, di propaganda a favore di una forma patologica o non si tratta invece dell’antica esaltazione del digiuno e della magrezza che sarebbero sinonimo di saggezza e di santità nelle filosofie orientali e, in particolare, indiane? O anche nell’ideale cristiano di una frugalità spinta fino ai limiti estremi? Di una santità che è fondata sul rifiuto del corpo, luogo di tentazione e strumento di peccato? o all’immagine (molto antica) del digiuno come purificazione? Una malattia che si connette a scelte di comportamenti e quindi, indirettamente, a filosofie e a scelte di vita, alle credenze e al costume perde per questo il suo carattere di specificità patologica, fino a diventare, in una certa misura, qualcosa di non più riconoscibile?
Per ore e ore i partecipanti a questi dialoghi, si incontrano senza memoria nè immaginazione, in un tempo sospeso, dove la sequenza di attimi, flashes, frammenti di vita, non costruisce nessuna storia, nessuna temporalità. In questo mondo gli adulti non possono entrare e si coglie tutto il rinforzo positivo del sintomo dato dall’opposizione, dal senso di onnipotenza che tutti i partecipanti alle chat manifestano. Ogni aspetto del corpo, del cibo, di ciò che fa bene e di ciò che fa male viene dissacrato e irriso, si diffondono in web le leggende più inverosimili finalizzate alla perdita di peso, favole, fandonie, bufale.
Non c’è dubbio che in questo caso la forma patologica si connette molto facilmente a forme culturali e questo ne spiega la irrefrenabile diffusione, ma forse c’è qualcosa di più e scelgo le parole di un filosofo della scienza e delle idee, Paolo Rossi, che di questi temi si è occupato, per esprimere la difficoltà a separare la patologia dall’impianto culturale che le da nutrimento:
Nonostante tutti questi esempi, mi sembra resti vera l’asserzione che nessuno ha mai fatto propaganda a favore dell’assunzione o della diffusione di una malattia. Di fronte alla diffusione del culto di Ana possiamo domandarci: davvero si tratta, in questo caso, di propaganda a favore di una forma patologica o non si tratta invece dell’antica esaltazione del digiuno e della magrezza che sarebbero sinonimo di saggezza e di santità nelle filosofie orientali e, in particolare, indiane? O anche nell’ideale cristiano di una frugalità spinta fino ai limiti estremi? Di una santità che è fondata sul rifiuto del corpo, luogo di tentazione e strumento di peccato? o all’immagine (molto antica) del digiuno come purificazione? Una malattia che si connette a scelte di comportamenti e quindi, indirettamente, a filosofie e a scelte di vita, alle credenze e al costume perde per questo il suo carattere di specificità patologica, fino a diventare, in una certa misura, qualcosa di non più riconoscibile?
tratto da: IL VASO DI PANDORA Disturbo del Comportamento Alimentare: guida per familiari, amici, insegnanti e pazienti, Pubblicazione a cura di CESVOL, centro servizio per il volontariato Perugia, 2008
Iscriviti a:
Post (Atom)