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venerdì 5 novembre 2010

AVAST : il terrore corre sulla porta USB


AVAST Software ha rilevato un numero crescente di attacchi malware aventi come obiettivo la funzione AutoRun di Windows. I ricercatori hanno scoperto che, su 700.000 attacchi registrati nei computer di avast! CommunityIQ durante l’ultima settimana di ottobre, uno ogni otto attacchi – o il 13,5% – è partito dai dispositivi USB.

AVAST Software ha rilevato un numero crescente di attacchi malware aventi come obiettivo la funzione AutoRun di Windows. I ricercatori hanno scoperto che, su 700.000 attacchi registrati nei computer di avast! CommunityIQ durante l’ultima settimana di ottobre, uno ogni otto attacchi – o il 13,5% – è partito dai dispositivi USB. Avast dice che la funzione Autorun notifica gli utenti quando un nuovo dispositivo, come una memory stick, viene collegata al PC, aiutandoli a a scegliere quale applicazione dovrebbe funzionare con i file contenuti all’interno della periferica.

Avast dice:

“AutoRun è uno strumento utile, ma è anche un modo per diffondere più di due terzi del malware. La minaccia del malware via USB è diffusa e i recenti attacchi Stuxnet aventi come obiettivo i computer delle imprese – si sono diffusi grazie a memory stick infette.”. Avast cita il Virus “INF: AutoRun-Gen2 [WRM]“! dicendo che il dispositivo infetto – più comunemente una memory stick, ma potenzialmente qualsiasi dispositivo con una capacità di archiviazione di massa come una PSP, fotocamera digitale, alcuni telefoni cellulari e lettori mp3 – avvia un file eseguibile che “spalancherà le porte del PC” all’ingresso malware.

Il problema

L’identificazione di malware all’interno delle chiavi USB sta diventando di giorno in giorno sempre più complessa grazie anche alle tecniche di “offuscamento”. Una periferica di 1 terabyte, 1 024 GB, può richiedere anche 1 ora di analisi e non tutti eseguono l’antivirus, per analizzarla a fondo, reputandolo una perdita di tempo. Il rischio, con l’arrivo dello standard USB 3.0, è l’aumento dei casi di infezione.

Precauzioni

I consigli sono quelli di sempre. Avast invita alla prudenza suggerendo di rimuovere le penne USB alla fine del lavoro e a collegarle nuovamente solo dopo aver eseguito il login. Avast non lo dice esplicitamente ma l’impressione è che suggerisca il blocco USB. Gli utenti “casalinghi” hanno meno da temere e chi dispone di un buon antivirus e non si dimentica la chiave USB collegata al PC non dovrebbe temere alcunchè.

Fonte: Italia SW Magazine

lunedì 29 marzo 2010

Memoria USB con combinazione


Bruce Schneier segnala un curioso oggetto messo in vendita di recente: una memoria USB con combinazione. La chiavetta è retrattile e “protetta” (si fa per dire) da una combinazione a due cifre che impedisce ai contatti di uscire allo scoperto ed essere inseriti nella presa USB.
Non si tratti di una soluzione reale al problema della sicurezza: questa pendrive è solo un prodotto promozionale, di quelli che le aziende regalano alle conferenze per farsi pubblicità. Dovrebbe, nelle intenzioni dei produttori, essere usato dalle aziende per comunicare ai clienti quanto importante sia per loro la sicurezza e la riservatezza dei dati.
C’è da obiettare che le combinazioni sono solo cento (10×10) e che i contatti USB sono comunque visibili anche quando la chiavetta è chiusa, e quindi accessibili con uno spinotto modificato. Difficile quindi che un cliente si senta effettivamente protetto e al sicuro con una soluzione del genere. E voi quali soluzioni adottate per proteggere i dati sulle chiavette USB?

lunedì 8 marzo 2010

Una chiavetta Usb per scovare le immagini porno

Il Porn Detection Stick analizza il disco rigido a caccia di immagini pornografiche, trovando anche quelle cancellate.

Il Porn Detection Stick, prodotto da Paraben (la stessa del Csi Stick), fa esattamente quello che ci si aspetta che faccia un dispositivo con quel nome: passa al setaccio l'hard disk del computer cercando tutte le immagini pornografiche. Costa 100 dollari e consiste in un drive Usb; si inserisce in una porta Usb del Pc e il software (per Windows) presente nella memoria flash si avvia, permettendo di iniziare la scansione delle unità. Per distinguere le immagini pornografiche da quelle "innocenti", il software usa "degli algoritmi avanzati che classificano le immagini identificando caratteristiche facciali, i colori della pelle, lo sfondo delle immagini, la forma delle parti del corpo, e molto altro", secondo quanto asserisce Paraben. Per sfuggire al Porn Detection Stick non è sufficiente cancellare le immagini: il software è in grado di ritrovarle. Non può invece riconoscere i video.
La percentuale di falsi positivi, secondo Paraben, è soltanto dell'1% mentre, per quanto riguarda le prestazioni, le informazioni ufficiali sostengono che per la scansioni di un drive da 500 Gbyte contenente 70.000 immagini occorre circa un'ora e mezza.

venerdì 26 giugno 2009

Chiavette USB al sapore di Sugar

Walter Bender, ex-presidente del progetto OLPC e fondatore dell'organizzazione non profit Sugar Labs, vuole che ci sia un po' di Sugar in ogni vecchio PC da adattare a scopo educativo. L'interfaccia originale della Children's Machine, di cui Sugar Labs porta avanti un fork da quando Bender ha abbandonato Negroponte a causa dell'introduzione di Windows nell'orbita di OLPC, è stata trasformata in un sistema operativo esterno da caricare su stick USB, pronto a dare nuova vita alle macchine obsolete."Quello che stiamo provando a fare - dice Bender - è prendere un mucchio di vecchie macchine che a malapena riescono a far girare Windows 2000, e trasformarle in qualcosa di interessante e utile essenzialmente a costo zero". Rinominato Sugar on a Stick, l'OS basato su Linux è disponibile per il download gratuito sul sito del progetto, e una volta installato su PC (vecchi e nuovi) offre a educatori e ragazzi l'interfaccia standard della Children's Machine (espressamente pensata per tale ambito di utilizzo) più applicazioni a corredo.Applicazioni che ammontano a 40 diverse possibilità di impiego, inclusi software base come Read, Write, Paint ed Etoys. La dotazione software può essere eventualmente arricchita attraverso i download accessori, molti dei quali pensati per far risaltare la collaborazione e la condivisione tra studenti e giovani informatici. È presente inoltre la possibilità di lavorare con una configurazione client-server, dove i client Sugar possono connettersi al sistema che funziona da server (grazie a un pacchetto da scaricare a parte) per la condivisione dei file, il backup dei dati, il filtraggio dell'accesso a Internet e altro ancora.Se Negroponte sostiene che utilizzare Windows permette alla Children's Machine di aumentare enormemente il suo bacino di utenza, Sugar Labs è altresì convinta di dover seguire l'approccio open al problema dell'educazione informatica dei ragazzi che non possono permettersi un notebook di ultima generazione. Un approccio che desta interesse anche negli istituti educativi statunitensi come nel caso della scuola elementare di Boston Gardner Pilot Academy, a cui Sugar Labs ha fornito il suo software dietro la concessione di 20mila dollari da parte della Gould Charitable Foundation.

domenica 26 aprile 2009

Chiavette USB imbattibili

Le chiavette dotate di software di crittografia sono sempre più diffuse ma è sicuro affidargli i nostri segreti?
Dopo le chiavette su cui trasferire tutti i nostri dati, chiavette che si convertono in lettori MP3, chiavette capaci di ospitare centinaia di programmi funzionanti senza installazione e altre chiavette che contengono interi sistemi operativi autonomi, ecco arrivato il momento delle chiavette USB crittografate. Negli ultimi tempi si è assistiti ad una svolta: la memoria della chiavetta non viene più divisa in 2 entità separate ma l'intero sistema viene gestito da un software che accede ad un chip in grado di supportare l'utente nelle funzioni di cifrature. Tra le chiavette appena uscite ci sono le TDK Trans-IT (vedi immagine) disponibili in tagli da 2 a 16GB. che sfruttano al massimo questo tipo di approccio. Il programma di codifica viene ospitato nella parte libera della memoria della chiavetta USB, così da essere sempre attivabile per permettere l'accesso alla parte cifrata. Il meccanismo di funzionamento prevede che si avvii il programma, si indichi una password di accesso all'area cifrata e si specifichi quanto spazio sulla chiavetta riservargli. Il software programmerà la chiavetta USB in modo da nascondere o mostrare le partizioni cifrate e provvederà a far identificare da Windows le aree interessate. Nel caso in cui si tentasse l'accesso alla parte cifrata sbagliando troppe volte la password, come in altri modelli, sono previsti meccanismo di auto distruzione dei dati. Dal punto di vista della cifratura è persino impossibile un'analisi: la zona cifrata è un messaggio a chiave simmetrica, AES a 256 bit, a singolo utilizzo. In praticha, le uniche tecniche che potrebbero rompere il livello di sicurezza sono la forzatura del software o il brute force crack della password. La prima possibilità però è negata a causa del fatto che la codifica è hardware. Il programma di cifratura non conserva la password e nemmeno si occupa di variare la visibilità delle partizioni della chiavetta. Il suo scopo è quello di mera interfaccia tra l'hardware di gestione della chiavetta e l'utente. La tecnica del brute force, invece, non può nemmeno essere tentata visto che è proprio l'hardware della chiavetta a cancellare i dati in casi di errati inserimenti della password. A nulla vale persino di tentare di riportare a zero il numero dei tentativi fatti: è un valore che viene registrato dal chip di controllo e non viene scritto in alcuna zona della chiavetta e l'incremento avviene tramite firmware della chiavetta stessa, non tramite software. C'è di piu' perché persino le tecniche di acquisizione forenso non possono nulla contro questa tecnologia: l'area di memoria che ospita la parte cifrata è di fatto resa invisibile e inaccessibile dall'hardware della chiavetta e non è nascosta nella parte visibile. Questo significa che dedicando 4GB. alla cifratura senza la password opportuna, una chiavetta da 8GB. sarà vista come una da 4 e solo la scritta sulla chiavetta stessa indicherà la sua capacità reale. Viste le condizioni poste dall'analisi, l'unico metodo possibile per recuperare almeno l'area cifrata senza farla distruggere dal sistema è quella di operare a livello hardware, aprendo fisicamente la chiavetta ed affidandosi a metodi di analisi decisamente invasivi. Peccato che, in questo modo, sarò piuttosto facile distruggere la chiavetta invece che recuperarla e solo pochi laboratori specializzati sono in grado di svolgere questi compiti.
Se è vero che, diversamente da altri sistemi di archiviazione, persino la speranza di recupero legittimo tramite brute force o usando sequenze di password probabili è destinato a fallire, è anche vero che il recupero può essere semplificato se illeggittimo in quanto il conteggio degli errori viene resettato ogni volta che viene azzeccata la password. Questo significa che è possibile prendere la chiavetta di un soggetto, fare qualche tentativo e rmetterla al suo posto in attesa che lui la utilizzi per poi ripetere il tentativo. L'unico modo per proteggersi, per lui, sarebbe quello di cambiare la password ogni volta. Aanche qui, però, anche l'utente più prudente potrebbe essere battuto: un keylogger hardware costa pochi euro e non può essere identificato da alcun software. Come al solito, il problema sta nella quantità di paranoia posseduta dall'utente che usa il sistema, non dalle capacità tecniche dello stesso.

Fonte: Hackers Journal numero 172 del Marzo 2009