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mercoledì 3 ottobre 2012

3 modi in cui i Social Media possono mettere a rischio le aziende

Mentre i rischi di base dei social media sono ben noti alla maggior parte dei responsabili della sicurezza delle aziende, ci sono molte zone d’ombra dei social media che possono essere altrettanto se non ancora più pericolose. Qui sono riportate tre modalità con cui i social media possono introdurre malware ed exploit attraverso i vostri firewall aziendali, modalità a cui si può prestare attenzione e di cui, auspicabilmente, si può prevenire l’uso improprio. Il problema maggiore è che molti dirigenti d’azienda non sanno cosa stia succedendo davvero nelle loro reti, e non hanno alcuna visibilità sui pattern di traffico e sui potenziali attacchi.

IL PROTOCOLLO HTTPS NON È PER FORZA SICURO COME CREDETE SSL/TLS è di gran lunga il protocollo di encryption più comunemente utilizzato in applicazioni Web di nuova generazione- dai siti di social media (come Twitter o Facebook), alle webmail (come Gmail) o ai servizi di sincronizzazione cloud (come Dropbox). Nella maggior parte dei casi questo protocollo fornisce un buon livello di protezione della privacy degli utenti. Tuttavia, se vi trovate già in una rete aziendale o siete collegati tramite una VPN, queste connessioni crittografate possono anche esporvi (insieme alla vostra azienda) ad un rischio più grande.  La ragione principale di ciò è che il tunnel criptato tra voi e il server nasconde il traffico di rete, ma non vi protegge dalle minacce presenti sul sito al quale siete già collegati. In questo modo, anche se non sono in grado di visualizzare il traffico web che state inviando ai server di social network, gli hacker possono ancora attaccarvi con clickjacking e altri exploit comunemente impiegati in attacchi di social network sul sito stesso. Per l’IT, il punto è che se non si riesce a vedere il traffico criptato, non si possono proteggere completamente gli utenti online. Fortunatamente le aziende di sicurezza di rete conoscono il problema e prevedo che in futuro ci saranno due tipi di società di sicurezza: quelle che possono decodificare il traffico SSL e quelle che stanno implementando questa caratteristica fondamentale.


I DISPOSITIVI MOBILI POSSONO ESSERE L’ANELLO PIÙ DEBOLE
Qualche anno fa, persino una parte di malware mobile in the wild riferito come diceria poteva conquistare le prime pagine in tutto il mondo. Ma il 2011 è stato l’anno in cui malware mobile è passato dal ruolo di “prototipo sperimentale” a quello di “minaccia reale” - e il 2012 sarà probabilmente anche peggiore, con malvertising e botnet su dispositivi mobili destinati ad aumentare. Ma la più grande minaccia potrebbe arrivare dalle stesse applicazioni mobile, poche delle quali proteggono adeguatamente le credenziali di accesso. Dal punto di vista della sicurezza, un’applicazione mobile compromessa non è “meno grave” di un client desktop o di una rete compromessi. Se username e password di un’applicazione Web sono compromessi sul vostro dispositivo mobile, gli aggressori possono utilizzare i vostri account per fini illeciti. Questo comprende gli account che utilizzate sul posto di lavoro. Inoltre, ricordate che se il vostro dispositivo mobile è connesso in Wi-Fi alla rete, tutte le applicazioni su quel dispositivo gireranno anche sulla rete
aziendale. Anche senza una policy bring-your-own-device (BYOD) ufficiale, chiunque in azienda in possesso
di una copia della password per la connessione Wi-Fi è potenzialmente in grado di collegare il proprio dispositivo personale sulla rete.

ESTENSIONI BROWSER E APPLICAZIONI DI TERZE PARTI SOSPETTE
Quello che è stato detto circa le applicazioni mobile vale doppiamente per applicazioni di terze parti, browser plug-ins e script per siti come Facebook, Google+ ed altre piattaforme che si integrano con applicazioni Web affidabili. Tutto ciò che abbiamo precedentemente descritto su come proteggersi da minacce di applicazioni Web - ottenere maggiore visibilità nel vostro traffico di rete, assicurarsi che la propria security sia in grado di identificare attività sospette, anche quando sono criptate e stabilire per gli utenti finali
la prassi migliore da seguire - si deve applicare anche alle estensioni browser e alle applicazioni di terze parti.

LA MIGLIOR DIFESA?
Come abbiamo visto, ci sono varie minacce differenti tra loro che mettono a rischio sia l’azienda sia i singoli dipendenti. Anche se non esiste una soluzione unica e definitiva in grado di eliminare tutte le minacce per l’azienda, educare gli utenti e mettere in atto le migliori procedure possibili può fortemente ridurle. E’ anche importante notare che autorizzare queste applicazioni social web sulla rete è tuttora un vantaggio per l’impresa nel suo complesso, offrendo benefici derivati da un aumento della produttività e da una maggiore collaborazione, oltre ad aumentare il morale complessivo dei dipendenti. L’IT deve interagirecon i dipendenti che si trovano sul social web in modo che essi possano tenersi al passo con le esigenze di cambiamento e di sicurezza.

Fonte: Rivista Cyber Crime (Tecna Editrice) - Autore:  Nir Zuk (Palo Alto)

martedì 26 aprile 2011

McAfee: aziende poco attente alla sicurezza informatica


Sotto attacco società che forniscono servizi essenziali come l'acqua o l'elettricità. L'Italia è fra le nazioni le cui aziende si difendono meglio
Cyber estorsioni, infiltrazioni delle reti informatiche, attacchi che sfruttano le vulnerabilità dei software e altri tipi di minacce alle società che gestiscono la fornitura di servizi essenziali come l’elettricità, il petrolio, l’acqua e il gas, sono in costante aumento, ma le aziende non sembrano aver adottato contromisure adeguate per far fronte al problema. Il rapporto “In the Dark: Crucial Industries Confront Cyberattack” commissionato dalla società di sicurezza informatica McAfee al Centro per gli studi internazionali e strategici (Csis) disegna uno scenario inquietante.
“Dal 90 al 95 per cento di chi lavora alle “smart grid” non si preoccupa della sicurezza – spiega l’ex direttore della Cia Jim Woolsey, che l’hanno scorso ha preparato un memorandum per il Dipartimento della Difesa in cui sottolineava le vulnerabilità connesse alle nuove reti intelligenti – la vede soltanto come un'ultima casella da spuntare”. Così, anche se il 20 per cento dei 200 manager intervistati ritiene che la sua azienda non sia preparata a un attacco cibernetico; e più del 40 % di essi se ne aspetta uno entro il prossimo anno, solo un quarto degli interpellati ha dichiarato di utilizzare degli strumenti di monitoraggio dell’attività di rete e solo il 36 % fa uso di programmi specifici per scovare eventuali anomalie. La ricerca ha preso in considerazione 14 nazioni, fra cui l’Italia. Il nostro Paese risulta fra i migliori quanto a strumenti di prevenzione adoperati: in una scala di 29 misure essenziali di sicurezza stilata dal Csis, si colloca dietro soltanto alla Cina come performance (con un tasso di adozione del 55 %), e davanti al Giappone.
La Cina si colloca ai primi posti di altre due classifiche del Csis: quella per il governo che dialoga maggiormente con le aziende che gestiscono le infrastrutture cruciali per il funzionamento del Paese – qui il colosso asiatico è secondo solo al Giappone, in cui il 100 % delle aziende interpellate ha riferito di avere rapporti con il potere politico – e quella della nazione più temuta come possibile origine di cyber attacchi. Fino allo scorso anno, in quest’ultima graduatoria la Cina era appaiata al vertice con gli Stati Uniti; oggi invece gli Usa sono ritenuti meno pericolosi della Russia e allo stesso livello della Corea del Nord. Rispetto all’edizione 2010 dell’indagine, sono cambiate anche frequenza e tipologia degli attacchi. Se l’anno scorso soltanto la metà degli intervistati riferiva di aver subito un attacco Dos (il bombardamento simultaneo di richieste di accesso al server con l’effetto di porlo temporaneamente offline), nel 2011 otto su dieci ne sono stati vittima, un quarto addirittura su base settimanale o giornaliera. Un business in grande crescita è quello dell’estorsione cibernetica, la richiesta di denaro per far cessare un attacco o per sbloccare dei dati divenuti inservibili dopo un processo di criptazione. “Questo tipo di estorsione – afferma Allan Paller, direttore dell’istituto Sans per la sicurezza informatica – è la più grande storia non raccontata del crimine cibernetico. Finora sono stati sottratti milioni di dollari, da varie società, e forse persino di più”. Questo tipo di truffa è endemica in Messico (l’80 % degli intervistati ne è stato vittima) e molto diffusa in India, dove riguarda sei aziende su dieci.

Fonte: La Stampa - Autore: Federico Guerrini

lunedì 13 settembre 2010

Security Management: procedure operative


La protezione aziendale operativa: come pianificare le azioni pratiche per formare i dipendenti e proteggere intranet, parco macchine e dati sensibili

In azienda è importante garantire massima sicurezza nella gestione delle informazioni, per prevenire a livello sistemico la corruzione o perdita dei dati. Quali sono dunque le priorità operative della funzione aziendale Security Management? Implementare opportuni soluzioni di contrasto delle minacce informatiche più frequenti (patching, test automatico delle vulnerabilità, misura e analisi dei risultati e degli obiettivi ancora da raggiungere, ecc.) ma anche lo sviluppo di policy comportamentali per gli utenti del sistema aziendale e di controllo degli ex-dipendenti.
Un adeguato livello di sicurezza significa salvaguardare le opportunità commerciali della propria azienda, garantire la continuità del business e dell'operatività aziendale, limitare ogni potenziale danno e ovviamente mettersi in conformità con le normative in vigore. Il Security Manager ha la responsabilità di gestione di tutte le azioni coordinate volte a proteggere dati, know-how ed asset, aziendali e dei propri client, nel rispetto degli adempimenti normativi in termini di sicurezza fisica, logica e IT.
Secondo il Rapporto 2010 di Symantec, il 75% delle aziende ha subito attacchi negli ultimi 12 mesi, per un danno economico complessivo di 2 milioni di dollari l'anno. Il 29% ha segnalato inoltre una maggiore frequenza negli attacchi. I principali danni? Furto di dati su carte di credito o identità dei clienti e sottrazione di altre informazioni finanziarie.
Per quattro aziende su dieci il contrasto delle minacce informatiche è quindi prioritario. Certo, le nuove tecnologie a servizio delle imprese (software con licenze as-a-service, virtualizzazioni di server ed endpoint, cloud computing...) possono complicare i processi di sicurezza dei responsabili IT, ma non ci si deve scoraggiare perché esistono validi mezzi di contrasto.
Le soluzioni possono essere parte di una unica suite (preferibile) o implementate separatamente, purché aperti e flessibili, per integrarsi facilmente fra loro e con eventuali soluzioni di terze parti.
A livello operativo, gli obiettivi basilari sono: protezione da virus, worm & C.; analisi proattiva e risoluzione delle vulnerabilità; rispetto delle policy di sicurezza; creazione e mantenimento in automatico delle identità digitali; accessibilità pratica e sicura delle applicazioni da parte di tutti gli utenti; controllo centralizzato dell'infrastruttura di sicurezza.
Gestire la sicurezza in azienda significa pianificare la gestione di identità e accessi, delle minacce e delle informazioni.
Tipicamente riunite in un unico sistema di funzionalità correlate, la gestione delle identità contempla la verifica delle identità per stabilire chi è autorizzato ad accedere ad applicativi aziendali, intranet, database, piattaforme applicativi e sotto-reti, abilitando l' opportuna profilazione per utenti e amministratori di sistema. La gestione degli accessi riguarda invece il controllo degli orari e della tipologia di attività effettuata sui sistemi. Le sotto-aree di questo task sono: Provisioning (creazione e gestione del ciclo di vita in automatico delle utenze e della loro profilazione), Enforcement (la salvaguardia dell'integrità delle proprie informazioni, impedendo accessi non autorizzati) e Auditing (monitoraggio e reportistica degli accessi per il controllo delle violazioni e l'aderenza alle normative vigenti). La gestione delle minacce riguarda il contrasto degli agenti "patogeni" (virus worm, trojan, spam), che possono destabilizzare le risorse informative aziendali causando danni temporali o permanenti. Le soluzioni sono molteplici, essenzialmente suite software. La gestione sicura di tutte le informazioni aziendali che tipicamente sono generate da sistemi diversi e archiviate in altrettante diverse piattaforme applicative. L'approccio frammentario aumenta i rischi, le vulnerabilità e i costi di gestione. Gli strumenti di security devono correlare, visualizzare e analizzare i dati grezzi per trasformarli in dati intelligenti che evidenzino gli eventi di intrusione, ed eventuali violazioni di sicurezza, integrità e disponibilità dei dati. L'obiettivo è la continuità del business in ogni condizione operativa anche a fronte di incidenti fisici o informatici.
L'implementazione di soluzioni software di protezione non deve essere limitata alle macchine e sistemi Server o ai sistemi di rete (firewalling e switch, proxy , router ecc) ma deve riguardare tutti gli endpoint aziendali, ovvero i personal computer, perchè spesso si interfacciano ad una molteplicità di supporti fisici rimuovibili quali CD, DVD, chiavette USB, eventuali macchine fotografiche o sistemi video.

Non vanno inoltre dimenticati gli applicativi che risiedono sui pc e che trattano dati anche sensibili e personali quali posta elettronica, sistemi FTP, instant messagging. I software di protezione devono poter estendere le protezioni a tutte queste fonti e repository di dati garantendo l'accesso sicuro e controllato e scongiurando il furto di identità elettronica che potrebbe essere usato maliziosamente.
Non devono essere dimenticate le strategie di patching, ovvero la pianificazione degli interventi di risoluzione delle vulnerabilità dei sistemi, che hanno la funzione di correggere malfunzionamenti come i bug e migliorare la performance dell'applicativo.

Le patch sono normalmente distribuite dalle software house e quindi la fonte è solitamente nota e affidabile. Tuttavia, è buona regola disporre di ambienti di test che duplichino l'ambiente di produzione e costituiscano un adeguato banco di prova delle patch al fine di stabilire se l'implementazione del codice nuovo possa ledere applicativi o funzionalità pregresse.
È necessario monitorare i siti che periodicamente pubblicano le patch a correzione di note vulnerabilità e istituire procedure interne di test e passaggio in produzione, mantenendo ovviamente i dati pregressi in caso di necessari rollback operativi (ripristino delle funzionalità e dei dati prima dell ' installazione della patch).
Attenzione particolare va inoltre riservata alla gestione delle login aziendali di ex-dipendenti.
Secondo una recente statistica, è proprio fra di essi che si possono nascondere intenti fraudolenti o dannosi, motivati da ripicche, vendetta o semplice superficialità. Le login e password dei dipendenti dimessi o licenziati devono essere immediatamente disabilitate segregando anche le mail eventualmente ridirette verso una casella di posta temporanea. Devono inoltre essere rimossi i permessi di accesso ad applicativi aziendali, aree disco condivise e Database per impedire azioni di violazione alla disponibilità, integrità e validità dei dati. A seguire, devono essere stabilite precise policy interne cui i dipendenti devono attenersi scrupolosamente: periodicità del cambio password e regole per la corretta scelta di una nuova password; download e installazione di software al di fuori di quello distribuito dai responsabili IT; software di compressione e/o criptazione delle informazioni aziendali destinate all'esterno; connessioni internet che scoraggino l'utilizzo di reti diverse da quelle messe a disposizione dall'azienda (Lan o VPN) per collegarsi a siti filtrati dal proxy aziendale (Facebook, Youtube ecc) configurando chiavette USB che sfruttano reti wireless di provider esterni e favorendo così eventuali malintenzionati solitamente filtrati dalle risorse fisiche quali i firewalling aziendali.
Infine, è buona norma istituire un sistema di monitoraggio e reportistica su tutti gli obiettivi individuati e sui risultati intermedi e finali raggiunti. Il motivo è duplice: misurare i miglioramenti in azienda e giustificare eventuali investimenti aggiuntivi.

mercoledì 9 giugno 2010

Il 50% delle aziende ha subito violazioni nei propri sistemi informatici


Un nuovo rapporto della Deloitte lancia l’allarme: i sistemi di sicurezza di ben il 50% delle aziende attive su Internet sono stati violati almeno una volta, e almeno il 26% ha ricevuto attacchi ripetuti dall’esterno. Dati sconcertanti, che si sommano alla progressiva professionalizzazione dei “cracker”, non più semplici hacker alla ricerca di “frontiere” da superare, e ai sempre maggiori investimenti da parte delle aziende nel settore della sicurezza. Investimenti che, evidentemente, sono ben lontani dall’essere sufficienti. Come ha notato correttamente Jacques Buith, la situazione è ormai arrivata ad un livello da richiedere sforzi anche da parte della politica e dei governi. Ad ogni modo, chi scrive trova certi allarmismi (Buith parla di anche di “terrorismo”) forse un po’ troppo eccessivi e “di situazione”.