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giovedì 7 ottobre 2010

Non solo non esiste un'effettiva sicurezza tecnologica, ma non sappiamo nemmeno cosa sia di preciso e cosa si dovrebbe fare per ottenerla



Questo è il punto di svolta in una nuova era: quella del cyber-terrorismo, le cyber-guerre o il cyber-sabotaggio». Eugene Kaspersky, a capo dell'omonima azienda di sicurezza informatica, non ha dubbi: Stuxnet, attaccando le centrali energetiche nucleari iraniane, ha cambiato l'intero scenario di riferimento. Prima di Stuxnet, il malware era "cyber-crime", usato quasi solo a scopo di profitto. Si può dire quindi che siamo entrati nella terza era del malware: la prima, nei tempi dell'ingenuità di internet, era dominata da virus fatti per scherzo o per ottenere fama. Certo, anche negli anni scorsi ci sono stati esempi di malware che accompagnavano tensioni o conflitti politico-militari. Stuxnet però è diverso perché è mirato contro uno specifico obiettivo e quindi molto più pericoloso e intelligente. I precedenti malware "politici" sembrano ingenui a confronto: colpivano in massa cercando di paralizzare i sistemi internet di un Paese. «Stuxnet attacca come un missile: dritto contro l'obiettivo», dice Kaspersky. La sua origine resta un giallo, ma l'ipotesi più probabile è che sia il parto di autori ispirati dal governo Usa o israeliano. Dopo l'Iran, infatti, è passato a colpire fabbriche e servizi pubblici cinesi. «Forse si tratta di spionaggio o sabotaggio di Stato. Non si vede infatti il profitto; non c'è un evidente scopo di ricatto o estorsione. È molto insolito per un malware», conferma Rick Ferguson, senior security advisor di Trend Micro. «Confermiamo che quest'attacco potrebbe essere condotto con il coinvolgimento di uno Stato e il supporto delle banche – aggiunge Kaspersky –. Stimiamo che hanno speso circa un milione di dollari per eseguirlo». Stuxnet è infatti «il codice più complesso mai visto finora per un attacco specifico ("targeted"). Mira solo ai sistemi di controllo industriale», dice Ferguson. Gli sviluppatori del codice hanno sfruttato cinque vulnerabilità zero-day di Windows. In più, rivela una conoscenza approfondita dei sistemi Scada (controllo di supervisione e acquisizione dati) di Siemens. Riuscire a mettere insieme tutte queste armi e conoscenze è molto costoso. Non solo, Stuxnet è certo opera di un'organizzazione perché «è un virus modulare – dice Ferguson –. Ciascun modulo ha uno specifico impatto sui sistemi informatici colpiti ed è stato probabilmente creato da un diverso gruppo di sviluppatori, gli uni indipendentemente dagli altri». Stuxnet può infiltrarsi nei sistemi per modificare processi e rubare vari dati.In generale, «gli attacchi targeted sono uno dei principali trend del momento, per i malware», continua. Finora però sono stati diretti solo contro specifici beni o infrastrutture di aziende e per scopo di profitto. Gli attacchi targeted funzionano grazie a conoscenze interne ai sistemi e alle aziende colpite. Significa che il business del malware è cresciuto al punto da riuscire a ottenere il supporto di "talpe" dall'altra parte della barricata. «Solo un esempio del giro di denaro dietro al crimine informatico: questa settimana nel Regno Unito è stato arrestato un gruppo criminale che ha intascato 6 milioni di sterline in appena tre mesi», dice Toralv Dirro, Emea McAfee Labs Security Strategist.

martedì 16 febbraio 2010

Schermate blu Windows XP: per Symantec è colpa di un rootkit


Alcuni giorni fa era stato lanciato un allarme relativo all’ultima patch di Windows XP che dopo la sua installazione, secondo quanto si diceva, sembrava causare una serie di schermate blu che impedivano agli utenti di accedere al proprio sistema. Un allarme subito confermato dalla stessa Microsoft, che aveva notato un aumento di segnalazioni di utenti che lamentavano la presenza delle tipiche schermate blu segnalanti un grave problema del sistema, arrivando addirittura alla sospensione della diffusione dell’aggiornamento incriminato dai canali tradizionali come Windows Update in attesa di una soluzione. Oggi invece, ecco arrivare la smentita per voce di Symantec, che afferma come le schermate d’errore su Windows XP non sono tanto colpa della patch quanto di un rootkit in grado di infettare un modulo del kernel del sistema operativo. Nel dettaglio, il problema sembra stare nel comportamento del rootkit che colpirebbe tramite hard-coded alcuni indirizzi virtuali, ovvero gli stessi indirizzi che sono stati modificati dall’aggiornamento rilasciato giorni fa da Microsoft, cosa che comporta la chiamata, da parte del kernel infettato, di indirizzi non più validi, facendo di fatto andare in crisi il sistema e generando quelle schermate blu. Ad essere infettato è il driver atapi.sys, un driver critico che, una volta infetto, Symantec consiglia di sostituire con una copia di backup in modo da far avviare correttamente il sistema, sconsigliando quindi di disinstallare la patch in quanto non è la causa del problema, non direttamente almeno. La disinfezione del sistema risulta comunque difficile, anche perché altri file importanti potrebbero essere a loro volta infettati, al punto che non viene esclusa la possibilità di dover reinstallare da zero il sistema operativo in certi casi. Comunque, il chiarimento di Symantec scagiona così Microsoft e la sua patch, additata in un primo momento come il problema scatenante del non-funzionamento ma che, invece, sembra essere del tutto innocua a questo punto.

giovedì 21 gennaio 2010

Le tendenze del malware nel 2009 e 2010 per Norman


I principali problemi di sicurezza It del 2009 e le tendenze delle minacce prevedibili per il 2010 sono stati oggetto di un’analisi recentemente diffusa da Norman, uno dei principali vendor di soluzioni per l’It security.Per quanto riguarda il malware, il 2009 è stato l’anno in cui il worm Conficker ha causato più problemi, soprattutto alle aziende. Anche i virus della famiglia Virut sono stati attivi tutto l’anno e probabilmente si ripresenteranno sotto forma di nuove varianti anche nel 2010. Tra gli altri worm, W32/Koobface Ha fatto la sua prima comparsa nel 2008, ma la sua diffusione ha raggiunto l’apice nel 2009. Questo virus si è dimostrato interessante perché si avvale di meccanismi di diffusione che sfruttano social network come Facebook. E a questo proposito, Norman sottolinea quanto il successo dei social network, come Facebook e Twitter, sia cresciuto sempre di più nel corso dell'anno e sia andato di pari passo con il loro sfruttamento per la diffusione di malware. Nel 2009 il più grande problema di sicurezza è stato proprio quello relativo alla diffusione di malware tramite l’utilizzo dei social network, in genere mediante il social engineering. Per quanto riguarda le difficoltà degli utenti a tutelarsi, Norman considera problematica l’assenza di standard per la distribuzione di aggiornamenti e patch alle applicazioni, che comporta la necessità di ricorrere a diversi meccanismi di aggiornamento. E questa situazione sussiste in un momento in cui gli autori di malware affinano sempre più le proprie tecniche e realizzano codici in grado di sfruttare non solo una, ma varie vulnerabilità (con patch o meno) contemporaneamente. Nel 2009, peraltro, è cresciuta la tendenza dei produttori di malware a impiegare tecniche di social engineering usando grandi eventi mediatici come trampolini di lancio. Diversi sono gli esempi che si possono citare: l’evento più sfruttato del 2009 per la diffusione di malware è stato sicuramente la morte e il funerale di Michael Jackson. Per il 2010, infine, Norman prevede uno sfruttamento ancora più intenso e più sofisticato dei social network per la diffusione di malware. Un altro trend che continuerà è quello della diffusione di software per la sicurezza fraudolenti. I cocktail di programmi maligni persisteranno, saranno più flessibili e la tecnologia dei rootkit diventerà sempre più avanzata. Gli aggiornamenti automatici dei malware saranno più innovativi.

Fonte: Zerounoweb.it