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mercoledì 4 ottobre 2017

Riprende la mia attività nelle scuole

Con l'inizio del nuovo anno scolastico riprende la mia attività di formazione rivolta a bambini/ragazzi, genitori, insegnanti e personale ATA delle scuole italiane, con un approccio differenziato a seconda del tipo di scuola, circa "Educazione alla Cittadinanza Digitale" e prevenzione "Cyberbullismo". Fra gli obiettivi perseguiti :

Promuovere e diffondere la cultura del possibile uso consapevole, sano, legale e sicuro di Internet e dei Social Media

Sensibilizzare ed aggiornare i ragazzi su temi quali le potenzialità del web, la legalità e sicurezza informatica, i rischi e pericoli della Rete e dei Social Network, tutela della privacy, diritto d’autore, cyberbullismo, reputazione online e protezione dei dati personali, codice etico della Rete

Indicare gli strumenti tecnologici di protezione, controllo e monitoraggio delle attività dei ragazzi online

Arginare  il fenomeno della dipendenza dalle nuove tecnologie fornendo le giuste indicazioni educative

Educare a riconoscere i contenuti affidabili in Rete. Riconoscere le bufale, post verità e fake news

Guidare all’utilizzo delle licenze software e dei contenuti multimediali online: copyright, pubblico dominio e open licensing


Attività svolta nelle scuole



giovedì 11 maggio 2017

Attività formativa scuole 2017-2018 : Educazione e cultura digitale

Per l'anno scolastico 2017-2018 è mia intenzione attivare una serie di contatti con scuole, associazioni e aziende per pianificare un'attività formativa sul territorio nazionale mirata ad incrementare il livello di conoscenza e preparazione dei bambini/ragazzi circa l'approccio a Internet, Social Network, sistemi di comunicazione e condivisione,  nell'ottica della prevenzione fenomeno del CYBERBULLISMO, con una particolare attenzione alle seguenti tematiche:

  • Rischi e pericoli della Rete
  • Tutela Privacy online
  • Prevenzione pedopornografia e grooming
  • Social Network e Comunicazione online: guida all'uso
  • La sicurezza e la protezione del dato digitale
  • Personal e Brand Reputation
  • Cyberbullismo e Cyberstalking: conoscerlo per prevenirlo
  • Dipendenza da internet e videogiochi: modalità di intervento
  • Diritto d'autore : tipologie licenze per contenuti
  • Gestione policy/regolamenti istituto e segreteria scolastica

L'obiettivo PRIMARIO è, oltreché formare i bambini della scuola primaria e della scuola media inferiore, sensibilizzare e informare DOCENTI E GENITORI fornendo altresì un feedback su come si comportano i bambini/ragazzi in Rete e con gli attuali strumenti di comunicazione e socializzazione.

Dirigenti scolastici, insegnanti, educatori e genitori interessati ad un progetto mirato in tal senso possono contattarmi all'indirizzo email: mauro.ozenda@gmail.com .


Alcuni dei miei corsi 








lunedì 27 febbraio 2017

Sicurezza a scuola? Come nelle aziende… o quasi

Gestire la sicurezza di qualche decina di PC in mano a studenti medi e superiori non è una passeggiata. Ecco quali sono le strategie adottate dagli esperti per mantenere il controllo della situazione.

Di “rivoluzione digitale” a scuola sentiamo parlare da anni e, anche se con una certa lentezza, anche in Italia computer e tablet hanno fatto il loro ingresso nei vari istituti scolastici. Un ambiente in cui il tema della sicurezza ha profili particolari. Più ancora dell’integrità dei sistemi e del loro corretto funzionamento, infatti, all’interno degli istituti scolastici conta la protezione dei dati personali degli studenti e la loro tutela in quanto minori.  Ma quali sono le necessità e le strategie per gestire la sicurezza informatica in un ambiente del genere? Giulio Vada, Country Manager per l’Italia di G DATA, non ha dubbi: gli strumenti necessari sono quelli con cui normalmente si proteggono le infrastrutture di una grande azienda.
“G DATA collabora con numerose scuole in Italia e nel mondo” spiega Vada, “e le soluzioni che offriamo sono derivate da quelle che utilizziamo per i nostri clienti corporate”. Lo scenario di chi deve gestire una rete di computer in un istituto scolastico, infatti è più complesso di quanto possa sembrare e l’uso di strumenti pensati per proteggere i dispositivi in un contesto “casalingo” sono insufficienti. Prima di tutto perché ci si trova ad avere a che fare con una situazione insolita: il numero degli utenti è superiore a quello delle postazioni e ogni computer viene utilizzato da un gran numero di persone diverse.
Per rendersene conto è sufficiente considerare i dati riportati in un caso studio pubblicato dalla stessa G DATA, riguardante il Colegio Retamar di Madrid. Nel prestigioso istituto spagnolo sono presenti circa 200 dispositivi, ma a utilizzarli sono ben 2.100 studenti e 150 insegnanti.A complicare le cose ci sono anche altri elementi. “Nella maggior parte dei casi non esiste un equivalente dell’IT Manager, il che significa che molto spesso la gestione dei sistemi è affidata a qualche volenteroso professore”.
In condizioni del genere, affidare la gestione della sicurezza a chi utilizza in prima persona il dispositivo è assolutamente impossibile. “L’unica strategia possibile è quella di centralizzare la gestione” prosegue Vada “in modo che i sistemi di protezione possano essere tenuti sotto controllo nonostante le particolari condizioni di utilizzo”.Insomma: un classico sistema di gestione degli endpoint che permette di avere una visione d’insieme della rete e del parco macchine, con un accento particolare sulla facilità d’uso, che deve essere sufficiente per consentirne l’utilizzo anche da parte di chi non ha conoscenze approfondite della materia.

Protezione dei minori

Gli strumenti necessari per garantire la sicurezza dei terminali, poi, devono avere caratteristiche specifiche. L’attività di controllo sulla navigazione Web, che nelle aziende è una semplice opzione, diventa per esempio indispensabile. E non solo per evitare che i ragazzi possano imbattersi in contenuti inappropriati, ma anche per evitare un utilizzo improprio dei computer e della rete.
“Tra gli studenti ci sono anche i classici “smanettoni” che potrebbero essere tentati di utilizzare i computer per compiere azioni illegali o dannose, come guardare film in streaming o scaricare contenuti protetti dal diritto d’autore” puntualizza Vada. Un discorso a parte è quello che riguarda il collegamento di dispositivi esterni, come gli smartphone o le chiavette USB. “Il software di protezione integra un sistema per impedire il collegamento di unità di memoria USB sconosciute. Considerato il numero di utenti, permettere di collegare qualsiasi chiavetta esporrebbe l’intera rete al concreto rischio di un’infezione da parte di malware”.
Senza contare che il parco macchine presenti in molti istituti scolastici non è precisamente “lo stato dell’arte”. Ci si trova spesso ad avere a che fare con macchine piuttosto datate, magari frutto di donazioni, e con sistemi operativi obsoleti (il solito Windows XP) per i quali il supporto da parte del produttore è cessato da tempo. Una situazione che potrebbe essere mitigata (almeno in parte) attraverso un sistema di patch management centralizzato. I costi, però, risultano spesso troppo elevati per i risicati budget delle scuole.

Oltre le tecnologie

Stando all’esperienza di Giulio Vada, gli accorgimenti tecnici e il tipo di prodotto usato per proteggere le reti all’interno delle scuole sono solo uno degli aspetti da considerare. “Una parte fondamentale del nostro lavoro è quello di collaborare con professori e studenti per migliorare l’alfabetizzazione in tema di sicurezza. Quando troviamo una buona disponibilità anche da parte dei genitori, che hanno un ruolo fondamentale sotto questo aspetto, riusciamo a ottenere ottimi risultati”. Un ragionamento che coinvolge anche la filosofia BYOD (Bring Your Own Device) particolarmente importante in un ambiente come quello degli istituti formativi. Un’esperienza in questo senso è stata fatta in Olanda.
Il caso di studio è quello della ROC Kop van Noord-Holland and Scholen aan Zee, che con 8 istituti e 6000 studenti rappresenta una sfida notevole in termini di sicurezza. Qui G Data ha implementato un sistema completo di protezione che comprende anche il controllo dei dispositivi mobili dei ragazzi, che hanno cominciato a utilizzare i sistemi di protezione anche a casa. Uno scenario ideale, che per diventare una pratica diffusa anche in Italia richiede però uno scatto in avanti per quanto riguarda la formazione di una cultura condivisa della sicurezza. Di strada da fare, insomma, nel nostro paese ce n’è ancora molta.

mercoledì 25 gennaio 2017

Perché dobbiamo insegnare ai bambini come stare online



I nostri occhi inseguono uno schermo in ogni momento della giornata. I dispositivi ci accompagnano ovunque, al lavoro, a casa, nelle nostre tasche, persino al polso. E l'età di accesso a questi dispositivi, e di conseguenza a Internet, continua ad abbassarsi. Ecco perché le competenze digitali dovrebbero essere una parte essenziale della formazione scolastica sin dai primi anni d'età. È quello che sostiene la DQ Alliance, una associazione globale che coinvolge famiglie, scuole, università, imprese, organizzazioni non-profit e agenzie governative allo scopo di migliorare l’ambiente digitale per le generazioni future. Il loro progetto, "DQ Project", ha come obiettivo primario la diffusione e l’insegnamento dell’Intelligenza Digitale (DQ), ossia la somma di abilità sociali, emotive, cognitive, essenziali per la vita digitale. Gli educatori (e i politici) devono superare la visione arcaica delle tecnologie dell’informazione come "strumento". È urgente coltivare la capacità dei bambini di vivere online e offline, in un mondo in cui i media digitali sono onnipresenti. In altre parole, offrire ai giovani studenti le conoscenze e le abilità per essere padroni delle proprie emozioni e del proprio comportamento nell'era digitale. Queste capacità devono essere accompagnate da un'educazione ai valori umani di integrità, rispetto, empatia e prudenza. Sono questi valori che permettono l'uso sapiente e responsabile della tecnologia. Nella visione del DQ Project, l'educazione digitale è una sorta di educazione civica moderna che tiene conto della più grande rivoluzione che l'umanità ha vissuto negli ultimi decenni: Internet. Stiamo trascurando la cittadinanza digitale L'intelligenza digitale può essere suddivisa in tre livelli:

1) Cittadinanza digitale: l’abilità di usare le tecnologie digitali e i media in maniera sicura, responsabile ed efficace. 

2) Creatività digitale: l’abilità di diventare parte di un ecosistema digitale, co-creando nuovi contenuti e trasformando idee in realtà usando strumenti digitali. 

3) Imprenditoria digitale: l’abilità di usare i media digitali e le tecnologie per risolvere sfide globali o creare nuove opportunità. 

Sia la creatività digitale che l'imprenditoria digitale stanno vivendo un momento di protagonismo nel mondo della formazione, dato che sempre più scuole, università e istituti privati puntano su di esse in un'ottica lavorativa. Negli Stati Uniti, soprattutto, l'alfabetizzazione mediatica, la programmazione, e in alcuni casi la robotica, stanno già trovando spazio nei programmi scolastici. La cittadinanza digitale, però, è spesso trascurata dagli educatori. Questi tendono a pensare che i bambini apprendano certe competenze da soli, o che esse facciano parte dell’educazione che lo studente riceve a casa. I genitori, d’altro canto, tendono a sottovalutare questo tipo di competenze e sono portati a pensare che le “nuove generazioni”, i “nativi digitali”, abbiano una sorta di capacità innata per imparare a usare correttamente i media e i dispositivi digitali. Ma in questo caso non stiamo parlando di sapere muovere le dita sullo schermo di un ipad: interazione altamente intuitiva per qualsiasi neonato (e di cui dovremmo smettere di meravigliarci). I bambini sono sempre più spesso esposti ai rischi legati alla tecnologia: dipendenza tecnologica, cyberbullismo, o adescamento online. Possono anche assorbire e interiorizzare norme comportamentali negative che pregiudicano la loro capacità di interagire con gli altri. Inoltre, l'esposizione online è amplificata per i bambini vulnerabili, compresi quelli con esigenze speciali, le minoranze e quelli provenienti da famiglie economicamente svantaggiate. Non solamente sono i più frequentemente esposti ai rischi, ma sono anche quelli che si trovano ad affrontare le conseguenze più gravi. Nei casi in cui esiste una consapevolezza di questi rischi, spesso genitori e insegnanti sono portati a criminalizzare Internet, capro espiatorio astratto di ogni male. Il movente di questa attitudine è la paura. La paura è causata da una genuina ignoranza. Questa situazione è dovuta al gap digitale dell'attuale generazione di educatori e genitori, incapace di offrire la formazione digitale adeguata alle nuove generazioni. Ed è un problema che dobbiamo affrontare. Per quanto riguarda l'Italia, questo aspetto è messo in luce nel Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), lanciato un anno fa: 

I dati dell’indagine OCSE TALIS 2013 vedono l’Italia al primo posto per necessità di formazione ICT dei propri docenti: almeno il 36% ha infatti dichiarato di non essere sufficientemente preparato per la didattica digitale, a fronte di una media del 17%. L’Italia è inoltre il primo Paese dell’OCSE, con distanza rispetto agli altri, per percentuale di docenti oltre i 50 anni - il 62%, rispetto a una media OCSE del 35% nella scuola secondaria (Fonte: OECD Education at a glance, 2014). La formazione degli educatori è il primo ostacolo che dovremo affrontare come paese e, come abbiamo visto, partiamo da una posizione svantaggiata.

Il Piano Nazionale Scuola Digitale ha come oggetto l'innovazione della scuola italiana. Il documento contiene molti buoni propositi su come la scuola dovrà affrontare le sfide della modernizzazione digitale e ripensare la didattica, gli ambienti di apprendimento, le competenze degli studenti, la formazione dei docenti. "L’educazione nell’era digitale non deve porre al centro la tecnologia, ma i nuovi modelli di interazione didattica che la utilizzano", si legge nel rapporto. È però ancora troppo presto per tirare le somme o capire come questi propositi si concretizzeranno nella formazione degli studenti della scuola primaria.

Quali abilità digitali dovrebbero imparare i bambini
Un bambino dovrebbe iniziare a studiare cittadinanza digitale il prima possibile, idealmente prima di iniziare a usare videogiochi, social media o qualsiasi dispositivo tecnologico. Seguendo un approccio pedagogico, il DQ Project individua otto abilità che dovremmo insegnare ai giovani(ssimi) studenti: 


  • Identità digitale: l’abilità di costruire e gestire una salutare identità online e offline con integrità. Il bambino deve essere consapevole della propria personalità digitale e dell'impatto a breve e lungo termine della sua presenza online.


  • Gestione dello “screen time”: l’abilità di gestire in maniera autonoma l’esposizione allo schermo (e quindi a Internet), il multitasking e l’interazione durante l'uso di videogiochi online e social media. Il bambino deve essere in grado di utilizzare i dispositivi digitali e i media con maestria e controllo, allo scopo di raggiungere un sano equilibrio nella vita, sia online che offline.


  • Cyberbullismo e prudenza online: l’abilità di riconoscere situazioni di cyberbullismo e di districarsi in esse in maniera intelligente e responsabile. Il bambino deve essere in grado di rilevare i rischi online e i contenuti problematici (ad esempio, la violenza e l'oscenità), e sapere quali misure adottare per limitarli.


  • Sicurezza informatica: l’abilità di proteggere i propri dati creando password forti e di gestire diversi tipi di attacchi informatici. Il bambino deve essere in grado di rilevare le minacce informatiche (ad esempio hacking, truffe, malware), e di adottare le corrette pratiche per la protezione dei dati personali. 


  • Empatia digitale e intelligenza emozionale: l’abilità di mostrare empatia verso i bisogni e i sentimenti altrui online. Il bambino deve avere la capacità di costruire buone relazioni con gli altri attraverso i media digitali.


  • Pensiero critico e alfabetizzazione digitale: l’abilità di distinguere online tra l’informazione vera e quella falsa, i contenuti buoni e quelli nocivi, i contatti affidabili e quelli discutibili. Il bambino deve essere in grado di trovare, valutare criticamente, utilizzare, condividere e creare contenuti digitali, e incluso avere una conoscenza basica di programmazione.


  • Comunicazione digitale: l’abilità di comprendere la natura delle relazioni online e la corretta interazione con le persone dall'altra parte dello schermo. Il bambino deve essere in grado di comunicare e collaborare con altre persone usando i media digitali, e di impegnarsi in un dibattito in modo costruttivo.


  • Diritti digitali e privacy: l’abilità di amministrare con discrezione le informazioni personali condivise online, per proteggere la propria privacy e quella degli altri. Il bambino deve conoscere e comprendere i diritti personali e legali, come il diritto alla privacy, il diritto di proprietà intellettuale, la libertà di parola e la protezione da discorsi di odio.

Cosa può fare lo Stato, cosa possiamo fare noi
Come mette in guardia il World Economic Forum: senza un programma di educazione digitale nazionale efficace, il controllo e l’accesso alle tecnologie non saranno distribuiti in maniera uniforme, amplificando le disuguaglianze che ostacolano la mobilità socio-economica. La responsabilità politica è quella di costruire le fondamenta per una corretta formazione digitale a partire dalla scuola primaria. I bambini stanno già vivendo immersi in un mondo che spesso neanche gli adulti comprendono. La soluzione non è tecnologica, ma pedagogica. Spetta a noi far sì che siano dotati delle competenze e del supporto necessario per sfruttare questi strumenti in maniera responsabile e proficua. (Foto via Getty Images)

Fonte: Valigia Blu - Autore: Marco Nurra

martedì 20 settembre 2016

Attività formativa scuole 2016-2017 : Educazione e cultura digitale


Per l'anno scolastico 2016-2017 è mia intenzione attivare una serie di contatti con scuole, associazioni e aziende per pianificare un'attività formativa sul territorio nazionale mirata ad incrementare il  livello di conoscenza e preparazione dei bambini/ragazzi circa l'approccio a Internet, Social Network, sistemi di comunicazione e condivisione con una particolare attenzione alle seguenti tematiche:






L'obiettivo PRIMARIO è, oltreché formare i bambini della scuola primaria e della scuola media inferiore, sensibilizzare e informare i GENITORI fornendo un feedback su come si comportano i loro figli in Rete e con gli attuali strumenti di comunicazione e socializzazione


Dirigenti scolastici, insegnanti e genitori che fossero interessati ad un progetto mirato in tal senso possono contattarmi all'indirizzo email: mauro.ozenda@gmail.com o tramite il mio sito web www.maurozenda.net.

giovedì 5 maggio 2016

Attività formativa scuole 2016-2017


Educazione e Cultura digitale












Per l'anno scolastico 2016-2017 è mia intenzione attivare una serie di contatti con scuole, associazioni e aziende per pianificare un'attività formativa sul territorio nazionale mirata ad incrementare il  livello di conoscenza e preparazione dei bambini/ragazzi circa l'approccio a Internet, Social Network, sistemi di comunicazione e condivisione con una particolare attenzione alle seguenti tematiche:

- Rischi e pericoli di Internet
- Prevenzione pedopornografia e grooming
- Tutela Privacy
- Social Network e Comunicazione online: guida all'uso
- Protezione dei dispositivi 
- Affidabilità dei contenuti
- Personal e Brand Reputation
- Cyberbullismo e adescamento online: indicazioni per prevenirlo
- Dipendenza da internet e videogiochi: modalità di intervento

L'obiettivo PRIMARIO è, oltreché formare i bambini della scuola primaria e della scuola media inferiore, sensibilizzare e informare i GENITORI fornendo un feedback su come si comportano i loro figli in Rete e con gli attuali strumenti di comunicazione e socializzazione.

Dirigenti scolastici, insegnanti e genitori che fossero interessati ad un progetto mirato in tal senso possono contattarmi all'indirizzo email: mauro.ozenda@gmail.com o tramite il mio sito web www.maurozenda.net.

Mauro Ozenda

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domenica 22 marzo 2015

Genitori e Internet: nove regole da tenere sempre a mente



1. Tieni il tuo PC ben protetto
Usa gli aggiornamenti automatici per avere sempre l’ultima versione del software,
soprattutto quello per Internet. Usa firewall, antivirus e antispam.

2. Custodisci le informazioni personali
Prima di inserire i tuoi dati personali su Internet controlla che siano presenti i segni che indicano la sicurezza della pagina: la scritta https nell’indirizzo e il segno del lucchetto.

3. Fatti password solide e tienile al sicuro
Devono essere lunghe (almeno 14 caratteri), contenere maiuscole e minuscole, numeri e simboli. Non usare la stessa password per siti diversi, non riconducibile a dati personali né a parole presenti nel vocabolario o città italiane.

4. Prima di fare clic, usa la testa
Quando ricevi un allegato, controlla bene prima di selezionarlo: potrebbe essere un trucco. Se conosci la persona che lo invia chiedi conferma che te lo abbia mandato veramente; se non la conosci, ignoralo.

5. Non dare informazioni via e-mail
Cognome, indirizzo, numero di telefono, foto, età e così via: non dare mai informazioni personali in risposta a un messaggio e-mail o di Messenger.

6. Attenzione ai falsi
Messaggi allarmistici, richieste disperate d’aiuto, segnalazioni di virus, offerte imperdibili, richieste di dati personali “per aggiornare il tuo account”: diffida di tutti i messaggi di questo tono e attiva un sistema per individuarli, come il filtro SmartScreen di Windows® Internet Explorer.

7. Sui social network con allegria e prudenza
Su Facebook, Twitter, Windows Live™ e su tutti gli altri social network controlla bene le impostazioni. Chi può vedere il tuo profilo? Chi può fare ricerche su di te? Chi può fare commenti? Chi può esporti in situazioni che non controlli?

8. Pensa a quello che pubblichi su Internet
Le tue foto, i tuoi messaggi e le tue conversazioni possono essere viste anche da sconosciuti. Non postare nulla che consideri personale o riservato e di cui potresti pentirti in futuro.

9. Rispetta la netiquette
Bisogna essere educati nella vita virtuale come nella vita reale. La netiquette è un insieme di regole da seguire sui social network, nei forum, nelle community: prima di seguire il tuo istinto, leggi il regolamento del sito in cui ti trovi; non insultare o mettere in cattiva luce nessuno; non pubblicare messaggi privati di altre persone.

(Fonte: Microsoft - Pubblicazione: Vita su internet un mondo da scoprire alcune regole da seguire)

lunedì 13 ottobre 2014

4,4 miliardi di persone non hanno accesso a Internet

4,4 mld di persone non hanno accesso a Internet

Uno studio redatto in collaborazione con Facebook conferma che circa 3/4 della popolazione mondiale non ha accesso a Internet
L’accesso a Internet è considerato un diritto fondamentale dell’uomo ma a livello globale sono pochissimi quelli che possono navigare sul web. Nel mondo ci sono 4,4 miliardi di persone impossibilitati a connettersi alla Rete e 3,4 miliardi si concentrano in appena 20 nazioni. A dirlo è una ricerca di McKinsey & Company realizzata in tandem con Facebook, che con il suo progetto Internet.org punta a sconfiggere il digital divide globale. Secondo lo studio nel 2017 saranno tra 3,8 e 4,2 miliardi gli individui che non avranno la possibilità di navigare sul web.

Internet ha ancora delle barriere insormontabili per troppi

Delle 4,4 miliardi di persone estromesse da Internet 920 milioni sono analfabeti e tra 1,1 miliardi e 2,8 miliardi non possono accedere alla Rete mobile. Inoltre, nei Paesi in via di sviluppo le donne hanno il 25% in meno di possibilità di navigare sul web. Lo studio è stato anche in grado di individuare i fattori che impediscono l’accesso ad Internet a seconda della nazione. In India, Indonesia ed Egitto i problemi maggiori riguardano la mancanza di incentivi e infrastrutture. L’India è comunque un caso particolare. Nonostante la diffusione della Rete sia in costante crescita, tanto che Google ha deciso di lanciare il progetto Android One proprio in questo Paese, il tasso di penetrazione è solo del 19%.
Tra le nazione più sviluppate Germania, Italia, Giappone, Corea del Sud, USA e Russia, il cui premier Putin ha smentito la possibilità di isolarsi da Internet in caso di attacco informatico, il tasso aggregato di penetrazione della Rete è del 78%. Questi sono i Paesi dove le barriere all’accesso sono di minore entità ma comunque 182 milioni di persone, principalmente a basso reddito e donne, non possono ancora navigare sul web.

domenica 21 settembre 2014

Alfabetizzazione digitale: principi base sul come realizzarla

Michele Vianello - alfabetizzazione digitale - competenze digitali Alcune Amministrazioni locali hanno intrapreso, o stanno intraprendendo, attività di alfabetizzazione digitale della popolazione.
Mi permetto, di seguito, di elencare alcuni principi di fondo da osservare per evitare di ingenerare inutili aspettative, e per ottenere risultati duraturi nel tempo.
1) non si è alfabetizzati digitali una volta per sempre. Il mondo dell’Information Technology è in costante trasformazione. Il mondo dell’Information Technology muta a velocità mai conosciuta nella storia del genere umano. L’alfabetizzazione digitale deve dare gli strumenti culturali per scavare con curiosità questo mondo e trarne tutti i benefici disponibili.
2) l’alfabetizzazione digitale non andrà rivolta solo agli anziani, come comunemente si pensa. Tutta la popolazione, a partire dai principali decisori e Stakeholders, versa in un penoso stato di divide digitale. Avere un tablet sotto il braccio o usare il telepass non è sintomo di alfabetizzazione digitale.
3) l’alfabetizzazione digitale è un moderno diritto di cittadinanza. Internet è una straordinaria miniera di sapere. Bisogna però conoscere e condividere dove c’è l’oro da scavare e non dove invece c’è solo inutile pietrisco. Tuttavia, non tutti sono (e saranno) interessati ad Internet. Molte persone di ogni generazione vivono bene senza Internet. Non facciamogliene una colpa.
4) abbandoniamo quell'aria di superiorità che contraddistingue i “guru del digitale”. Internet non è una religione, né costituisce la terra promessa. Se vogliamo che Internet si affermi come strumento di progresso civile ed economico (quale può essere) non abbiamo bisogno di sprezzanti sacerdoti. Per affermare la cultura di Internet abbiamo bisogno di utili e umani volontari.
5) l’alfabetizzazione digitale è, prima di tutto, una lezione di consapevolezza. Internet é la rivoluzione della conoscenza e del sapere. Internet é uno strumento nelle mani del genere umano per dialogare meglio.
6) l’alfabetizzazione digitale non si riduce ad insegnare a spedire una mail o ad accendere un account su Facebook. Né tantomeno l’alfabetizzazione digitale è una lezione ai dipendenti comunali sulle inutili leggi che impediscono a Internet di affermarsi nella Pubblica Amministrazione. L’insegnante è un umanista che si è impadronito del web.
7) l’alfabetizzazione digitale è una lezione sulla sharing society (prima ancora che sulla sharing economy). Alfabetizzare è insegnare le virtù, i vantaggi, le modalità della condivisione.
8) ….. traete ora tutte le considerazioni che volete sulle cosiddette “competenze digitali”. L’alfabetizzazione digitale non è una cosa da affidare agli informatici.
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