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lunedì 9 dicembre 2013

Adescata su Facebook a 10 anni e ripresa nuda

Richieste sempre più hard sotto la minaccia di diffondere le immagini in rete Ma la bambina chiede aiuto e la Polpost rintraccia e denuncia un 55enne
    PESCARA. A dieci anni aveva già il suo profilo Facebook, ma in rete l’ha adescata un padre di famiglia di 55 anni che utilizzando un nome femminile l’ha convinta a spogliarsi nella sua cameretta e a tenere atteggiamenti sessuali davanti a una web-cam, fino a chiederle, sempre davanti a quella web-cam, di compiere atti autolesionistici ancora a sfondo sessuale. Troppo per la ragazzina finita nella rete dell’orco il quale però, di fronte al suo rifiuto, l’ha ricattata dicendole che avrebbe pubblicato e condiviso su Facebook tutti i filmati registrati fino ad allora. Ma invece di ottenere la resa della bambina, ne ha provocato la reazione terrorizzata che l’ha fatta correre in lacrime dai genitori a cui ha raccontato tutto. È iniziata così, a ottobre, la vicenda che ha portato all’individuazione e alla denuncia per adescamento, violenza sessuale (aggravata dalla minore età della presunta vittima), detenzione e produzione di materiale pedopornografico, di un 55enne residente in Sicilia. Un piccolo imprenditore sposato e con due figli, rintracciato dagli specialisti della polizia postale del comparto Abruzzo a cui i due genitori si sono subito rivolti dopo le rivelazioni shock della figlia. Indagini complesse, coordinate dalla Procura distrettuale Antimafia dell’Aquila e dirette dalla dirigente della Polpost Elisabetta Narciso che hanno portato i poliziotti pescaresi a interpellare direttamente la sede centrale di Facebook a Palo Alto, in California, da cui in brevissimo tempo hanno ottenuto i dati e i collegamenti utilizzati dal 55enne per attivare quel profilo. Da qui sono risaliti alla sua utenza telefonica che, dopo ulteriori accertamenti, ha portato gli investigatori a localizzare con esattezza il presunto adescatore della bambina pescarese. A quel punto, grazie alla celerità della Procura distrettuale antimafia, è arrivata subito la delega a perquisire l’abitazione del presunto adescatore che sul computer custodito in camera da letto aveva effettivamente le immagini registrate della ragazzina nuda. Quanto basta per far scattare nei suoi confronti la denuncia per reati che prevedono pene dai 6 ai 12 anni di reclusione (violenza sessuale, adescamento, produzione e detenzione di materiale pedopornografico) ma per cui l’arresto è previsto solo in flagranza di reato o di fronte a un’ingente quantità di materiale pedopornografico sequestrato. Ma intanto il procedimento è stato avviato: il computer dell’uomo è stato sequestrato e adesso sono in corso tutta una serie di accertamenti incrociati per verificare se, come ipotizzano gli investigatori, ci siano altre vittime. Un fenomeno, questo dell’adescamento a scopo sessuale in rete, che solo quest’anno ha fatto pervenire alla Polpost almeno una quindicina di segnalazioni, con cinque denunce andate in porto. Un fenomeno più diffuso di quello che si pensi, anche quando, come nel caso della bambina di dieci anni, i genitori sanno del profilo Facebook (magari sono loro stessi ad averlo attivato), ma si basano solo sul rapporto di fiducia con il proprio figlio. E invece spesso può non bastare perché quando un bambino di 10- 12 anni ha libero accesso al computer, spesso sistemato proprio in cameretta, i brutti incontri (virtuali) sono dietro l’angolo. «C’è una sottostima del fenomeno», spiega la dirigente Narciso, «in cui è fondamentale la vigilanza da parte dei genitori, soprattutto in questa particolare fascia di età dove la consapevolezza di essere ancora piccoli va di pari passo con la voglia di emanciparsi». Ed è qui che si insinuano gli adescatori, come dimostrano le chat su cui si imbattono e indagano i poliziotti della Polpost: prima delle richieste a sfondo sessuale gli scambi verbali tra i due interlocutori sono piuttosto brevi. Il ragazzino agganciato su Facebook o su altre piattaforme virtuali è quasi lusingato dall’interesse dell’adescatore, bravo a portare la vittima prescelta sulla chat privata e, qui, a farla sentire importante, creando un rapporto di complicità che lo scherma da ripensamenti e ingerenze esterne. Salvo poi cambiare improvvisamente registro, e usare il ricatto della pubblicazione in rete di quelle immagini vietate: un autogol, nel caso della bambina pescarese, che terrorizzata dal rischio che quei filmati diventassero di dominio pubblico è corsa a chiedere aiuto. Ma quanti, sottolineano gli investigatori, si tengono il segreto?

lunedì 21 novembre 2011

Bimbi a 7anni su Internet,ci sono anche baby-adescatori

Prendono piede scambio immagini sessuali e trappole web

 ROMA, 19 NOV - Aumenta il rischio di pedofilia, cyber-bullismo e 'sexting' (lo scambio tra coetanei di immagini a sfondo sessuale), e ad esporsi sono bambini sempre piu' piccoli. In seconda - terza elementare, accanto a giochi, fumetti e libri, per i bambini gia' dai 7 anni c'e' Internet, finestra sul mondo e anche sulle sue brutture. E c'e' anche chi usa il marchio Disney storpiato in 'Disnei', come un errore di scrittura da bambini, nei motori di ricerca, per farli cadere in 'sito-trappola' che carica automaticamente immagini pornografiche e ruba dati personali. E nel 9% dei casi i giovanissimi trasferiscono anche nella realta' gli incontri fatti in rete, il tutto all'insaputa dei genitori che, in sette casi su 10, ignorano le loro abilita' e le loro attivita' davanti allo schermo. E' quanto emerge da una poderosa indagine in 25 Paesi europei, in cui sono stati intervistati oltre 25 mila ragazzi (e per ognuno di loro, uno dei genitori) tra i 9 e i 16 anni, condotta dalla rete EU Kids Online Network e presentata in occasione degli Stati Generali della Pediatria, promossi dalla Societa' Italiana di Pediatria, in tutte le regioni italiane. Ma i pediatri non demonizzano la rete e propongono, attraverso un manifesto, di governare la rete. Niente divieti e prescrizioni, ma piu' investimenti, a cominciare dalla scuola, per accrescere le competenze digitali dei bambini e degli adolescenti del nostro Paese, ancora troppo svantaggiati rispetto a quelli europei, e quindi anche piu' esposti ai rischi della rete. Tra le proposte concrete l'incremento delle lavagne elettroniche multimediali, che dovrebbe essere garantita in ogni classe, l'integrazione dei libri con l'e-book, ma anche progetti formativi. ''Come pediatri sentiamo il dovere di impegnarci per quest' obiettivo che richiede il coinvolgimento di tutti i cosiddetti 'stakeholders' che ruotano attorno al bambino, soprattutto genitori e insegnanti'', ha affermato il Presidente della SIP Alberto G. Ugazio. ''Solo costruendo con loro un'alleanza strategica - ha concluso - possiamo immaginare sviluppi del web a favore della salute e del benessere dei bambini e degli adolescenti. Centrale risulta il ruolo della scuola''. Se da un lato e' in crescita il numero dei reati sul web ai danni di bambini e adolescenti, sono ''in vorticoso aumento'' anche quelli ''commessi su internet dagli stessi minori'', ha spiegato all'istituto degli Innocenti a Firenze, il pm della procura fiorentina Ornella Galeotti, confermato a Roma da Marco Valerio Cervellini, responsabile della campagne di comunicazione della Polizia postale.  ''Nella maggioranza dei casi si tratta di atti di cyber-bullismo, ingiurie, minacce'', ha spiegato il magistrato, secondo il quale l' escalation e' legata, oltre che ovviamente al sempre piu' diffuso uso di internet tra i minori, soprattutto alla ''mancata consapevolezza, da parte di bambini e adolescenti, che, paradossalmente, i reati su web vengono perseguiti in modo piu' severo e stringente che nel mondo reale. Se in quest'ultimo infatti - ha spiegato - talvolta si puo' sperare di portarli a termine e farla franca, su internet la polizia postale e' praticamente in grado di ricostruire ogni singolo atto, mossa e gesto effettuato dal minore. I bambini pensano esattamente il contrario e dunque finiscono per compiere gesti illeciti''.  

lunedì 31 gennaio 2011

Macellaio adesca ragazzine su FACEBOOK, si fa spedire VIDEO e pretende denaro per non pubblicarlo


Ventimiglia - Fingeva di avere 16 anni (dicendo di essere nato il 16 giugno 1994). Deve rispondere di estorsione, sostituzione di persona ed anche detenzione di materiale pedopornografico, che gli e’ stato ritrovato nel pc.
Un 30enne macellaio, che fingeva di avere 16 anni (dicendo di essere nato il 16 giugno 1994), che aveva adescato su Facebook due ragazzine e che da almeno una delle quali si era fatto spedire un video dai contenuti un po’ piccanti, per la non pubblicazione del quale aveva preteso del denaro, e’ stato denunciato in un’operazione congiunta del commissariato di Ventimiglia con la polizia postale. Il giovane aveva utilizzato un account con dati di fantasia, in modo da non rivelare la sua reale identita'. Deve rispondere di estorsione, sostituzione di persona ed anche detenzione di materiale pedopornografico, quest'ultimo gli e’ stato ritrovato nel pc. Da una delle due ragazzine si era fatto consegnare 50 euro al bar, dentro una busta, con la promessa che non avrebbe pubblicato il filmato.
I PARTICOLARI DELLA VICENDA: E' un macellaio di 30 anni, che si era finto sedicenne in cerca di amicizie, l'uomo denunciato in un'operazione congiunta del commissariato di Ventimiglia, con la polizia postale di Imperia, perche' accusato di adescare le ragazzine tramite il social network Facebook e, in un caso, di essersi fatto spedire un video compromettente da una di loro pretendendo 50 euro per la non pubblicazione. Lui, sotto il falso nome di Davide B. (nato il 18 giugno 1994) e con una altrettanto finta fotografia di presentazione del profilo aveva iniziato ad adescare le sue potenziali vittime, tutte minorenni. La vicenda e' trapelata nelle scuole Primarie, durante una delle tante lezioni sulla legalita' della polizia. Sono stati proprio alcuni alunni a rivolgersi agli agenti e a raccontare quella che era ancora una voce che circolava. Si è dunque creato un clima di collaborazione tra gli agenti e i ragazzi, che ha spinto qualche alunno a confidare delle voci su presunti filmati di contenuto pedopornografico scambiati in rete con protagoniste involontarie delle ragazzine della citta'. I poliziotti del commissariato e della Postale hanno cosi' iniziato una serie di controlli incrociati ed accertamenti, anche utilizzando i contatti che Davide B. aveva su Facebook: 227 per l' esattezza, la maggior parte ragazze. L'uomo, denunciato per estorsione e sostituzione di persona, adescava le ragazzine grazie al falso profilo. Quindi, convinceva quest'ultime a spedire filmati con contenuto compromettente. Una volta in possesso di questi video iniziavano i ricatti. Gli investigatori sono riusciti a risalire a una ragazza di 15 anni, iscritta alle scuole medie cittadine che aveva subito il ricatto (sempre via chat), dopo aver inviato un filmato in cui appariva seminuda. Dall'interrogatorio dell'adolescente, e' emerso che Davide le aveva proposto di distruggere quel filmato, in cambio di 50 euro, che gli ha fatto in busta chiusa, tramite un barista del centro, che al momento risulta estraneo alla vicenda, ma e' stato ascoltato come testimone. Ai poliziotti ha detto di aver consegnato quella busta, ma senza conoscere il contenuto. Messo alle strette, Davide B. ha ammesso di aver creato il falso profilo su Facebook e di aver chiesto 50 euro per il proprio silenzio. Nella circostanza ha anche ammesso di aver ricattato un'altra ragazzina che gli aveva inviato delle foto. Ma la vicenda potrebbe allargarsi e gli inquirenti invitano chiunque abbia subito analoghi trattamenti a farsi avanti e sporgere denuncia.
Fonte: Riviera 24 - Autore: Fabrizio Tenerelli e Marco Risi

venerdì 10 dicembre 2010

Abusi su 13enne adescata on line


La ragazzina, che vive in un paese della Valcamonica, dall'inizio di novembre chattava con l'adulto, poi rintracciato da Polizia postale e Guardia di Finanza. In manette per violenza sessuale su minore un 37enne di Novara che l'aveva portata sulla sua auto compiendo atti di libidine. Ha dato amicizia e fiducia a un uomo adulto con l'ingenuità dei suoi tredici anni, senza probabilmente immaginare che l'amico conosciuto in Internet si sarebbe trasformato in un pericolo concreto, senza immaginare che i complimenti e gli apprezzamenti virtuali si sarebbero materializzati in carezze rapaci, baci forzati e attenzioni non gradite.
LA BRUTTA ESPERIENZA vissuta da una ragazzina di tredici anni, che con i genitori abita in un paese della Valcamonica, dove frequenta il secondo anno della scuola media, mette in luce i pericoli che possono correre i ragazzini che sempre più spesso chattano in Rete con persone sconosciute. La piccola è stata adescata in Internet, ma il suo adescatore non l'ha fatta franca, nonostante avesse usato nome e cognome inventati. Il primo dicembre gli uomini della guardia di Finanza di Pisogne e i colleghi della Polizia postale di Brescia hanno notificato a un 37enne di Novara un'ordinanza di custodia in carcere chiesta dal pm Leonardo Lesti e concessa dal gip Enrico Ceravone. L'accusa per il 37enne, laureato, con un buon lavoro e prossimo alle nozze, è di violenza sessuale ai danni di una minorenne. L'arresto è il risultato di un'indagine maturata nell'ultimo periodo, quando i genitori della ragazzina hanno scoperto lo scambio di messaggi, di natura non innocua, tra la figlia e l'uomo su Messenger e Netlog. Allarmati i genitori si sono rivolti alla Guardia di Finanza di Pisogne. E a questo punto la ragazzina ha raccontato tutto, accennando anche a un incontro con l'uomo avvenuto un sabato pomeriggio poco prima della fine di novembre. Nel corso dell'incontro, come raccontato dalla ragazzina, a bordo dell'auto dell'uomo, alla periferia di un paese bresciano, il 37enne avrebbe convinto la minorenne a subire atti di libidine e forzandola anche, ma senza successo, ad avere un rapporto sessuale completo. Alla ragazzina il 37enne avrebbe chiesto di non raccontare niente a nessuno, nè della loro amicizia, nè di quanto era accaduto nell'abitacolo della vettura, ma la 13enne si è confidata con la madre. Alla ragazza il 37enne non aveva dato il vero nome, ma gli accertamenti informatici della polizia postale hanno permesso di risalire al responsabile dell'adescamento e delle violenze.Le indagini sul computer usato dalla 13enne hanno permesso di dare un nome e un cognome al «profilo» utilizzato sui social network dall'adulto. Dopo l'individuazione l'uomo è stato controllato e alla ragazzina sono state mostrate alcune foto: la 13enne lo ha riconosciuto senza alcun dubbio. E a questo punto è scattata la richiesta di arresto da parte del pubblico ministero.
LA CONOSCENZA in Internet, come verificato tra le centinaia di mail e messaggi, tra la ragazzina e il 37enne risale all'inizio di novembre. Alla ragazzina l'uomo aveva detto la sua vera età e aveva cominciato a circuirla, pur sapendo che non aveva ancora compiuto quattordici anni. I contatti tra i due erano costanti e sempre più frequenti, con complimenti sempre meno velati l'uomo era riuscito ad adescare la tredicenne che aveva pure inviato all'adulto alcune foto piuttosto osè, per esaudire la richiesta di quello che considerava un prezioso amico. Invaghita da tutte le attenzioni dell'uomo, che la faceva sentire importante, la ragazzina non è riuscita a capire il pericolo che stava correndo.

Fonte: Brescia Oggi - Autore: Wilma Patenzi

domenica 13 giugno 2010

Sesso su Internet e foto hard, decine di minorenni ricattate a Milano


Prima l’ha adescata su internet, fingendosi un amico. Poi ha conquistato la sua fiducia, fino a convicerla a spogliarsi e a mostragli le sue parti intime attraverso una webcam. Solo alla fine è arrivato lo spietato ricatto: «O fai tutto quello che ti dico, oppure pubblico le tue fotografie e ti rovino la vita». Al commissariato di polizia di Lorenteggio, finora, è arrivata una sola denuncia, quella di una ragazzina di appena 13 anni. Ma le vittime di questi ricatti a sfondo sessuale, portati a segno da un 20enne, ora denunciato per produzione di materiale pedopornografico e tentata violenza sessuale, potrebbero essere molte di più. Almeno una decina. Tanto che al commissariato di polizia guidato dal vice questore Giovanni Aceti, che si sta occupando delle indagini insieme alla Procura, sono convinti di avere a che fare con un seriale.
Le avances sul web
I fatti risalgono allo scorso novembre, e sono continuati fino a poco tempo fa. La vittima, 13 anni, studentessa delle scuole medie, aveva conosciuto su Internet, attraverso il programma “Messenger”, che permette di chiacchierare con altri utenti utilizzando una “chat”, un ragazzo di 20 anni, che si era finto, per conquistare la sua fiducia, amico di comuni amici. All’inizio il 20enne si è mostrato amichevole. Poi, con il passare del tempo, ha iniziato le sue avances a sfondo sessuale. «Alzati la maglietta, non c’è nulla di male», le diceva il ragazzo cercando di convincerla a mostrargli le sue parti intime. La 13enne, peccando di ingenuità, con il passare delle settimane e di fronte alle proposte sempre più pressanti, ha ceduto alle richieste e si è mostrata nuda, sempre attraverso la webcam, senza sapere che il 20enne stava registrando tutto, con il solo scopo di ricattarla. E infatti, subito dopo, il 20enne ha mostrato la sua vera faccia, e sono iniziati i ricatti sessuali.

«Fai sesso con me»
«Se non fai immediatamente quello che ti dico faccio vedere a tutti le foto che ti ho fatto, le metto su Internet e ti rovino per sempre», le diceva per intimorirla, proponendole anche di andare a casa sua e di fare sesso con lui. Ricatti sessuali, sempre più osceni, che sono andati avanti per quasi sei mesi. Fino a quando la ragazzina, sconvolta ed esasperata, senza peraltro dire nulla ai genitori, ha sporto denuncia al commissariato Lorenteggio, accompagnata da alcune amichette. Ai poliziotti c’è voluto poco tempo per risalire al molestatore: un disoccupato 20enne che ora è stato indagato a piede libero. Nella sua casa, e nell’abitazione di un complice (anche lui denunciato) sono state trovate numerossissime fotografie e filmati che ritraggono ragazzine (almeno una decina). E le indagini stanno andando avanti.

mercoledì 20 gennaio 2010

L'adescamento di minori online è reato


L'adescamento di minori in Rete (il cosiddetto "grooming") è ora un reato specifico previsto dalla legislazione italiana, con tanto di penali e dinamiche processuali ad hoc in grado di porre un ostacolo sul fenomeno pedofilo. Approvazione all'unanimità .

«Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale»: la Camera ha approvato il Disegno di Legge numero 2326 portando così all'interno della legislazione italiana nuove norme contro la pedofilia in Rete. « Il disegno di legge, in particolare, introduce i nuovi reati di adescamento di minorenni, anche attraverso internet ("grooming"), e di pedofilia e pedopornografia culturale, ovvero di istigazione, anche attraverso internet, a commettere delitti a sfondo sessuale in danno di minorenni». La legge passa portando in capo firme significative quali Frattini, Alfano, Carfagna, La Russa, Tremonti, Sacconi, Gelmini, Ronchi, Meloni e Maroni. Il Parlamento ha trovato una improvvisa unanimità: l'approvazione è stata bipartizan per una norma che faciliterà il compito di perseguire quanti si macchiano di pedofilia, senza per questo imporre alla Rete misure cautelative particolari in grado di apportare ricadute negative a livello di diritti del navigatore. Tutto parte dalla Convenzione di Lanzarote, la quale «impegna gli Stati membri del Consiglio d'Europa a modificare la loro legislazione penale in materia di sfruttamento e di abusi sessuali nei confronti dei minori. La finalità di tali modifiche è armonizzare le normative nazionali, in modo da evitare che gli Stati dotati di una legislazione meno rigida possano essere scelti come luogo per commettere delitti di natura sessuale». L'omologazione delle normative è infatti in tal senso fondamentale al fine di giungere ad una dimensione univoca del reato, senza la creazione di scappatoie tra le maglie burocratiche dell'UE.
In relazione all'identificazione del reato in Rete, la presentazione del Disegno di Legge si limita a ricordare che «l'articolo 14-quater della legge 3 agosto 1998, n. 269, [...] stabilisce che i fornitori di connettività alla rete internet, al fine di impedire l'accesso ai siti segnalati dal Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete internet, sono obbligati ad utilizzare gli strumenti di filtraggio e le relative soluzioni tecnologiche conformi ai requisiti individuati con decreto del Ministro delle comunicazioni, ora Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per l'innovazione e le tecnologie, ora Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, e sentite le associazioni maggiormente rappresentative dei fornitori di connettività alla rete internet». La Rete è il primo degli obiettivi nel mirino della normativa poiché è il Web il nuovo canale sul quale gli incontri sono facilitati e l'adescamento trova terreno fertile nell'azione di navigatori giovani, inesperti e spesso poco preparati ai rischi potenzialmente incontrati.
«La Convenzione disciplina, oltre che reati già contemplati nel nostro ordinamento (quali l'abuso sessuale, la prostituzione infantile, la pedopornografia, la partecipazione coatta di bambini a spettacoli pornografici, il turismo sessuale), anche il grooming, ovvero l'adescamento dei minori attraverso internet»: il valore maggiore della norma approvata è nella definizione di un reato altrimenti difficilmente punibile, da cui prende origine ogni passo successivo. L'identificazione esatta, infatti, è lo step fondamentale per giungere in seguito a processi in grado di arrivare a condanna certa.
«Il testo licenziato, che tiene in gran parte conto dell'ampio dibattito svolto in Commissione giustizia su alcune proposte di legge di iniziativa parlamentare in materia (A.C. 665 e abb.), individua il nuovo delitto di adescamento di minorenni nel compimento di atti volti a carpire la fiducia di un minore di età inferiore a sedici anni, attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante internet o altre reti o mezzi di comunicazione; il soggetto agente deve avere agito al fine di commettere delitti di sfruttamento sessuale di minore o delitti di violenza sessuale; si applica la pena della reclusione da uno a tre anni». E non solo: «Un'altra importante novità consiste nell'introduzione del reato di pedofilia e pedopornografia culturale, punito con la reclusione da tre a cinque anni. La nuova fattispecie di reato è individuata nella condotta di chi, con qualsiasi mezzo, anche telematico, e con qualsiasi forma di espressione, pubblicamente istiga a commettere, in danno di minorenni, delitti a sfondo sessuale». Punita, allo stesso modo, l'apologia di reato.
La legge (pdf), prevede il raddoppio dei termini della prescrizione, introduce aggravanti e definisce ogni elemento relativo alle dinamiche processuali e detentive (esclusione del patteggiamento in caso di prostituzione minorile, programmi di riabilitazione, concessione di benefici penitenziari, eccetera). Il tutto per reati avvenuti in casa, così come a scuola, così come al bar, così come in Rete.

martedì 1 dicembre 2009

Adesca minorenne su Facebook, la incontra e la sequestra: arrestato



Il 19enne romeno aveva contattato la ragazzina via internet facendosi dire l'indirizzo di casa.


Adesca una minorenne su Facebook, la aspetta sotto casa e la sequestra: arrestato nel frusinate un romeno di 19 anni. La ragazza, sua connazionale, è stata liberata con un blitz nella notte tra domenica e lunedì dai carabinieri, che hanno fatto irruzione nella casa del sequestratore, con l’aiuto di un altro romeno.
L'INCONTRO SUL WEB - Così i carabinieri della stazione di Arce, hanno arrestato la notte tra domenica e lunedì Marius Emilian B., 19 anni, romeno domiciliato a Grottaferrata, con l’accusa di sequestro di persona aggravato, ai danni di una minorenne sua connazionale. Le indagini - spiegano i militari del comando provinciale di Frosinone - hanno ricostruito la vicenda: il 19enne conosce la sua vittima attraverso il social network Facebook, dopo numerosi contatti, ne guadagna la fiducia e riesce a farsi rivelare particolari personali, tra cui l'indirizzo della propria abitazione. Domenica sera il giovane va quindi a casa della ragazza, l’aspetta fuori e con una scusa la fa uscire, poi la costringe con la forza a salire a bordo della sua auto e la porta a casa sua, a Grottaferrata. La madre della ragazza preoccupata ha chiamato i carabinieri, che sono riusciti a individuare la casa del romeno e con l'aiuto di un altro romeno riescono a entrare nell’appartamento e liberare la ragazza in lacrime e sotto choc.


Fonte: Corriere della Sera

Riflessione: ragazzi, ponete molta attenzione ai dati personali, mettete on line sui social network, chat, blog etc un nickname di fantasia e non inserire contenuti/foto riconducibili alla propria abitazione/scuola di appartenenza.