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venerdì 27 ottobre 2017

Smartphone e bambini: una soluzione G Data per proteggere i figli interconnessi

gdataCon la ripresa delle attività scolastiche riemerge anche la voglia di telefonino dei più piccoli, che – secondo quanto riportato da G DATA in occasione degli incontri con le scuole elementari e medie del nord Italia la scorsa primavera – dispongono di smartphone o tablet abilitati alla navigazione già dall’età di 9 anni. In un’epoca di forte diffusione degli strumenti digitali e di opportunità di accesso a informazioni potenzialmente inadeguate all’età dei fruitori dei dispositivi mobili, ci si chiede sempre più spesso, come bloccare anticipatamente attività rischiose o spiacevoli per i più giovani, o come minimizzare attività di cyberbullismo, cyberstalking e adescamento online, rischi purtroppo sempre più diffusi.
G DATA risponde alle esigenze delle famiglie moderne con una soluzione integrata,  versatile, ideale per regolare l’uso dei dispositivi Android da parte dei più piccoli. Della suite Mobile Internet Security di G DATA abbiamo già parlato in altre occasioni, ma non abbiamo mai menzionato che la stessa presenta, tra le numerose funzionalità, lo specifico menu “Protezione minori”, messo a punto per tutelare le attività di minorenni e bambini. Genitori o eventuali tutori, anche non particolarmente esperti, possono abilitare il “Angolo Bambini” o “Angolo Ragazzi” sul dispositivo in pochi istanti.
G Data

Come funziona la protezione minori di G Data

Il menu Protezione Minori consente di selezionare le app che potranno essere effettivamente usate dal bambino e, per ciascuna, di impostare un tempo effettivo di utilizzo. In aggiunta, è possibile definire luoghi o distanza in chilometri da un’ubicazione predefinita in cui è consentito utilizzare una data app, negli orari prestabiliti. Un’applicazione di cui si autorizza l’uso tra le mura domestiche non necessariamente sarà fruibile a scuola.
Il profilo bambini della suite G DATA Mobile Internet Security per Android integra anche un browser per bambini che può essere sovrapposto al browser predefinito. Genitori o tutori potranno restringere ulteriormente l’accessibilità a siti web creando elenchi di siti autorizzati (whitelist) o da evitare (blacklist).
Ulteriori opzioni, facili da impostare, includono il blocco del Wi-Fi, il blocco delle chiamate (lasciando abilitata la possibilità di chiamare numeri di emergenza), il blocco del volume e la selezione di un limite temporale globale, che influisce sul tempo a disposizione per l’uso dello smartphone o tablet e permette di tenere sotto controllo le abitudini d’uso dei propri figli.
Agli adolescenti la suite lascia maggiori libertà in termini di navigazione, senza rinunciare al controllo dell’orario o della posizione geografica per autorizzare l’impiego dell’una o l’altra applicazione. Dato che i ragazzi essenzialmente scaricano “l’impossibile” sul telefono o tablet, G DATA Mobile Internet Security consente di scandagliare rapidamente il dispositivo alla ricerca di tutti i software installati e delle relative autorizzazioni di accesso alle risorse del terminale. In questo modo è possibile identificare facilmente potenziali applicazioni spia da rimuovere. L’analisi del traffico dati in tempo reale consente infine di tracciare e bloccare un eventuale comportamento anomalo di app con connessione al Web.
Entrambi i profili assicurano un controllo diretto delle attività dei minori e garantiscono ai genitori un buon livello di intervento. Il filtraggio dei contenuti inappropriati e l’abilitazione di determinate applicazioni rappresentano un meccanismo di grande impatto sulle abitudini dei ragazzi e un concreto provvedimento a favore della loro sicurezza.
Riflessione personale : ottima suite (installata sul mio smartphone android da tempo) che, a differenza di altre, consente il distinguo tra un utilizzo dei bambini e quello degli adolescenti. Snella e veloce, consente un'ottima protezione a 360 gradi con un monitoraggio costante dell'attività dei propri figli. Se a casa possiamo infatti controllarli mediante sistemi quali "Routerhino" , quando sono fuori con gli amici, ne perdiamo il controllo. Questo è un sistema di parental control efficace integrato con l'antivirus davvero efficace. Consigliato!

giovedì 26 ottobre 2017

Protezione dei bambini su internet: la soluzione ROUTERHINO, l'angelo custode dei bambini


Routerhino, è un router nato grazie all’idea di una startup innovativa, la CFBOX srl di Desenzano sul Garda (BS).  Il nome stesso ha un significato che fa ben capire quali sono gli obiettivi che si pone una soluzione di questo tipo. Il logo del router, così come il nome in inglese dato allo stesso, è un “Rinoceronte”. Questo fondamentalmente perché è un animale forte e possente che trasmette l’idea di SICUREZZA e PROTEZIONE.

Non mi era ancora capitato di testare un router specifico studiato appositamente per proteggere i bambini che si collegano a Internet da casa. Studiato appositamente per filtrare la maggior parte dei contenuti negativi presenti oggi in Rete. L'installazione è semplicissima. È sufficiente collegarlo con il cavo fornito in dotazione al router di casa su una delle porte libere e collegare il cavo di alimentazione. All'accensione ci si collega dal personal computer o altro dispositivo primario utilizzato in casa e anziché connettersi alla rete Wifi sulla quale siamo collegati di default, si esegue il collegamento alla nuova rete Wifi (ad esempio Rhino-1A2B3C), dunque fare la prima attivazione sul sito del produttore dove occorre fare la registrazione.



Da quel momento il collegamento è attivo. A questo punto il router può proteggere tutti i dispositivi utilizzati in casa (computer, tablet o smartphone). Questo a differenza dei principali software di parental control che necessariamente debbono essere installati su ogni singolo dispositivo. Si crea quindi una nuova rete wi-fi sicura in cui i contenuti pericolosi e inappropriati sono bloccati. Ad oggi il sistema si appoggia ad un database costantemente aggiornato all’interno del quale vengono identificati i siti web non adatti ai minori (in questo momento sono 27 miliardi gli indirizzi Web verificati e monitorati). La maschera che appare nel caso in cui un sito non sia raggiungibile perché bloccato dal sistema (vedi al fondo dell'articolo elenco categorie libere e bloccate) è questa:



Senza alcun rallentamento alla navigazione, il nuovo Wi-Fi aggiuntivo di casa è protetto e sicuro per tutti, rendendo anche i dispositivi collegati meno esposti a intrusioni esterne e virus.
Fra i vantaggi principali:- Un'unica protezione per tutti i dispositivi (fino a 15 dispositivi contemporaneamente)- Aggiornamenti automatici e costanti- Filtro immagini, video e risultati ricerche internet- Nessun calo di prestazioni della linea internet- Configurazione semplice in pochi minuti- Gestione del filtro centralizzata- Servizio di notifica immediata per ogni accesso/modifica impostazioni presenti nel pannello  di controllo del router- Funzione Notte/Compiti per restrizione orari di utilizzo dei figli nei momenti dedicati al   sonno ed ai compiti- Abbonamento di 1 anno incluso al momento dell’acquistoIl Genitore sarà l’Admin della nuova Rete di casa sicura. 

Viene messo a disposizione un pannello di controllo al quale è possibile accedere mediante la propria casella di posta elettronica e una password (ricordiamo di generare una password efficace onde evitare venga carpita dai propri figli).
Selezione siti web (white list)
L’unico modo realmente efficace per evitare di finire su contenuti inadatti è quello di selezionare i siti web ai quali poter accedere inibendo l’accesso a tutto il resto del Web. Questa soluzione di base blocca innumerevoli siti web presenti all’interno di una banca dati costantemente aggiornata, è possibile per il genitore aggiornare una lista di siti sicuri ai quali far accedere il figlio. Attiva poi la funzionalità di ricerca sicura tramite i 3 principali portali di riferimento (Google, Bing e Youtube) che possiamo paragonare alla funzionalità “Safesearch” di Google (vedi maschera “personalizza siti”)

È possibile bloccare l’accesso a internet durante le ore che si dovrebbero dedicare allo studio e quelle per il sonno (vedi maschera “gestione orari”)


Sul sito di riferimento https://www.routerhino.com/ è possibile verificare in qualunque momento l’affidabilità in termini di contenuti adatti ai minori, con il tramite di una funzionalità che permette di verificare il sito web di interesse (vedi sotto).
In sintesi questa soluzione è FORTEMENTE CONSIGLIATA per ogni famiglia con figli fino a 13 anni di età. Da quel momento a casa i figli utilizzeranno internet seguendo le regole impostate tramite il pannello di controllo del router.
Per chi ne volesse sapere di più e chiarire dubbi inerente questa soluzione può rifarsi alla sezione FAQ dove troverete risposta ai vostri quesiti.
Costi della soluzione

Il costo del router oggi al pubblico è di euro 139,00 €
Dopo il primo anno il costo dell’’abbonamento è di 69,00 €

Perché dovrei scegliere questa soluzione anziché un software di parental control o banalmente mettere le restrizioni su tablet/smartphone?

Il sistema di parental control software necessita l’installazione e la relativa manutenzione su ogni dispositivo. Sicuramente offre funzionalità aggiuntive ma con questo strumento in famiglia si ha un primo livello di protezione decisamente importante soprattutto per la tutela dei bimbi più piccoli che ormai hanno un tablet già dai 5 anni in su.

Come acquistarlo

È possibile acquistarlo collegandosi al sito https://www.routerhino.com/. Inserendo il codice promozionale PROX020 avete diritto a uno sconto di 5 €.
 

Infine un consiglio ai genitori: questo è un dispositivo che ritengo INDISPENSABILE per ogni famiglia. Questo però non è sufficiente. I figli potrebbero utilizzare dispositivi collegati ad altre reti wifi piuttosto che computer di amici o in locali pubblici che consentono di accedere anche a contenuti inadatti. E’ importante informarsi e tenersi aggiornati costantemente affiancando ed educando i propri figli all’utilizzo corretto di internet e dei social media.

Di seguito l'elenco delle categorie libere e di quelle bloccate di default dal sistema:


giovedì 12 ottobre 2017

I diritti dei bambini verso il cyberbullismo e bullismo

Bulletti nelle scuole: ecco i passi da seguire per difendersi.
 Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca hanno promosso un Piano nazionale per prevenire e combattere il bullismo e il cyberbullismo in classe. Il Piano prevede la promozione di incontri di formazione e sensibilizzazione con gli studenti delle scuole secondarie per la conoscenza dei diritti e dei doveri in internet di cui ogni cittadino è titolare, con l’obiettivo di avviare un processo di educazione digitale: iniziative di formazione per i docenti e la progettazione di azioni finalizzate a sensibilizzare i ragazzi ad una riflessione sull’uso corretto della rete.

  1. I bambini hanno il diritto di frequentare scuole nelle quali vi siano docenti anti-bullo (che svolgono attività di prevenzione e di sostegno rispetto al bullismo ed al cyberbullismo) [1] dirigenti scolastici attenti che, in presenza di atti di bullismo, ne informino immediatamente i genitori o gli esercenti la responsabilità genitoriale [2].
  1. I bambini hanno diritto di ricevere il sostegno dalle autorità (che si è manifestato tramite la sensibilizzazione, la repressione e l’istituzione del numero 1.96.96) [3].
  1. I bambini hanno diritto di chiedere (anche senza l’ausilio dei genitori, qualora abbiano già compiuto 14 anni) al questore che ammonisca la persona che ha realizzato nei loro confronti atti di bullismo o di cyberbullismo, purchè non abbiano già presentato formale atto di denuncia-querela [4].
  1. I bambini hanno diritto di chiedere (anche senza l’ausilio dei genitori, qualora abbiano già compiuto 14 anni) al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o dei social media nei quali sono pubblicate le foto, i video e le informazioni (ritenuti atti di cyberbullismo) la cancellazione, la rimozione o l’oscuramento dei contenuti offensivi e denigratori.
  1. I bambini, in assenza di risposta alla richiesta di cancellazione o oscuramento, presentata al gestore del sito, hanno il diritto di ricorrere al garante per la protezione dei dati personali, il quale provvederà alla rimozione dei contenuti offensivi entro 48 ore.
  1. I bambini hanno il diritto di presentare formale atto di querela contro i responsabili delle azioni di bullismo o cyberbullismo compiuti nei loro confronti, ma solo con l’assistenza dei loro genitori (o di chi esercita la responsabilità genitoriale in loro vece). Potranno querelare il responsabile anche se avevano già chiesto (ma senza esito favorevole) l’intervento del questore.

mercoledì 26 aprile 2017

Le regole di Bill Gates: niente cellulare prima dei 14 anni e vietato telefonare a tavola

Bill Gates è uno degli uomini più ricchi del mondo, per svariati anni il più ricco. Però sotto questa dura scorza coperta da milioni di dollari si nasconde un padre che vuole dare delle regole ben precise ai propri figli.
Bill e Melinda hanno tre figli: Jennifer Katharine (nata nel 1996), Rory John (1999) e Phoebe Adele (2002). Tutti e tre hanno ora un cellulare, ma fino a 14 anni non è stato loro permesso di possederne uno. “Non abbiamo mai voluto che accedessero a ciò prima dei 14 anni, anche se si lamentavano di non essere “al passo” con i loro compagni di scuola e con gli amici“: ecco le parole di Bill al Mirror.
L’uso della tecnologia a casa Gates è limitatissimo, nonostante quella stessa casa sia stata costruita grazie alla crescita dell’impero informatico Microsoft. “Abbiamo fissato un orario preciso oltre il quale vanno spenti telefoni, televisori e computer. Quando erano più piccoli questa regola li aiutava anche ad andare a dormire a un’ora ragionevole. Inoltre non portiamo mai i cellulari a tavola: disturbano momenti importanti per la famiglia come lo sono i pasti“.
Se la famiglia Gates, per la sua straordinaria specificità (sia per il livello di benessere sia per il lavoro di Bill), sembra una mosca bianca, ecco una conferma indiretta. In un’intervista al New York Times il compianto Steve Jobs, fondatore di Apple, aveva dichiarato di limitare l’uso della tecnologia in casa sua. A questo punto la conclusione ovvia è che chi conosce a fondo i lati negativi della tecnologia ha anche gli strumenti necessari per limitarne i danni – almeno per i propri familiari.
Non è la prima volta che Bill Gates rilascia dichiarazioni non convenzionali riguardo alla propria famiglia. Recentemente aveva spiegato che i suoi figli non erediteranno tutta la sua fortuna: il totale (da dividere per tre ovviamente) non sarà superiore ai due terzi. Buona parte della loro eredità sarà infatti destinata a enti caritatevoli per l’infanzia, l’educazione scolastica e sessuale nei paesi in via di sviluppo. Questo sforzo è appaiato a quello della fondazione dei genitori, la già celebre Gates Foundation.

martedì 7 marzo 2017

Google a scuola: cerchi un faraone e compare una pornostar

Nei giorni scorsi accade che, in una scuola primaria del savonese, inavvertitamente un docente si colleghi dall'aula informatica insieme ai bambini per ricercare informazioni online relative al faraone Ramses e un bambino non si limiti a ciò che appare ai primi posti del motore di ricerca numero uno al mondo, ma scorrendo la pagina arrivi alla home page di una pornostar che da tempo pare abbia deciso di utilizzare questo nome come pseudonimo. Non che un faraone non destesse la loro curiosità ma i bambini ma molti di loro hanno deciso di proseguire l'esplorazione del Ramses sbagliato. Di ritorno a casa raccontano il fatto avvenuto ai genitori e da li esplode un caso rimproverando alla scuola di non aver preso le dovute contromisure (software protezione minori) a dovere per evitare che ciò accadesse. D'altro canto la dirigente scolastica si difende sostenendo di avere investito in soluzioni di protezione basate sul filtro dei contenuti oltreché degli URL e che nessuno poteva immaginare la presenza di una pornostar con quel nome che non era presente nei nomi inseriti in "blacklist".  La maestra dal canto suo, pare non si fosse accorta di nulla. 

Correva il 2008 quando, svolgendo attività formativa per conto di Microsoft nelle scuole (progetto La Scuola Ricomincia Navigando e poi Web in Cattedra) riportavo ai docenti l'esempio del caso "Julie Amero, vedi articolo dell'epoca su Punto Informatico. Un insegnante supplente in una scuola americana, dopo aver lasciato sguarnito il computer in classe con i suoi ragazzi, non ha potuto impedire che gli stessi vedessero le immagini pornografiche innescati da uno spyware in quanto i software non erano aggiornate né era presente una soluzione di antivirus efficace. La stessa poi dopo 3 anni è stata assolta ma ha dovuto difendersi rischiando il danno reputazionale oltreché la galera (40 anni di carcere, parliamo degli Stati Uniti).

Una matrice comune ai due casi è l'importanza da parte di ogni scuola primaria (e non solo...) l'importanza da un lato di fare tutto il possibile affinché i bambini non possano accedere a contenuti inadatti, inopportuni soprattutto in questa fascia di età. L'unico sistema realmente efficace resta sempre quello della "BIBLIOTECA DI CASA" (walled garden) che significa navigare solo ed esclusivamente sui siti scelti secondo un criterio prestabilito adatto all'età dei giovani navigatori. Per quel che riguarda la ricerca online probabilmente quanto accaduto alla scuola di Savona era evitabile impostando un motore di ricerca gestito con gli strumenti messi a disposizione di Google, http://www.ricerchemaestre.it/" all'interno del quale viene svolto un gran lavoro di scrematura da parte di docenti tecnologici preparati.

A parte questo fondamentale l'installazione di software antivirus centralizzato, software protezione minori, aggiornamenti di sistema e di tutto il software installato, formazione del personale docente su tematiche quali sicurezza e privacy, regolamenti/policy appositamente predisposte e aggiornati, unitamente a informative e liberatorie per i genitori.

Queste tematiche vengono da me affrontate durante gli incontri svolti in questo periodo per conto di G Data Italia nell'ambito del progetto "Cyberbullismo 0 in condotta" dove incontro genitori e ragazzi degli istituti comprensivi del Nord Italia.

Sulla mia pagina web il calendario dei miei prossimi incontri formativi su ragazzi, docenti e genitori.


mercoledì 25 gennaio 2017

Perché dobbiamo insegnare ai bambini come stare online



I nostri occhi inseguono uno schermo in ogni momento della giornata. I dispositivi ci accompagnano ovunque, al lavoro, a casa, nelle nostre tasche, persino al polso. E l'età di accesso a questi dispositivi, e di conseguenza a Internet, continua ad abbassarsi. Ecco perché le competenze digitali dovrebbero essere una parte essenziale della formazione scolastica sin dai primi anni d'età. È quello che sostiene la DQ Alliance, una associazione globale che coinvolge famiglie, scuole, università, imprese, organizzazioni non-profit e agenzie governative allo scopo di migliorare l’ambiente digitale per le generazioni future. Il loro progetto, "DQ Project", ha come obiettivo primario la diffusione e l’insegnamento dell’Intelligenza Digitale (DQ), ossia la somma di abilità sociali, emotive, cognitive, essenziali per la vita digitale. Gli educatori (e i politici) devono superare la visione arcaica delle tecnologie dell’informazione come "strumento". È urgente coltivare la capacità dei bambini di vivere online e offline, in un mondo in cui i media digitali sono onnipresenti. In altre parole, offrire ai giovani studenti le conoscenze e le abilità per essere padroni delle proprie emozioni e del proprio comportamento nell'era digitale. Queste capacità devono essere accompagnate da un'educazione ai valori umani di integrità, rispetto, empatia e prudenza. Sono questi valori che permettono l'uso sapiente e responsabile della tecnologia. Nella visione del DQ Project, l'educazione digitale è una sorta di educazione civica moderna che tiene conto della più grande rivoluzione che l'umanità ha vissuto negli ultimi decenni: Internet. Stiamo trascurando la cittadinanza digitale L'intelligenza digitale può essere suddivisa in tre livelli:

1) Cittadinanza digitale: l’abilità di usare le tecnologie digitali e i media in maniera sicura, responsabile ed efficace. 

2) Creatività digitale: l’abilità di diventare parte di un ecosistema digitale, co-creando nuovi contenuti e trasformando idee in realtà usando strumenti digitali. 

3) Imprenditoria digitale: l’abilità di usare i media digitali e le tecnologie per risolvere sfide globali o creare nuove opportunità. 

Sia la creatività digitale che l'imprenditoria digitale stanno vivendo un momento di protagonismo nel mondo della formazione, dato che sempre più scuole, università e istituti privati puntano su di esse in un'ottica lavorativa. Negli Stati Uniti, soprattutto, l'alfabetizzazione mediatica, la programmazione, e in alcuni casi la robotica, stanno già trovando spazio nei programmi scolastici. La cittadinanza digitale, però, è spesso trascurata dagli educatori. Questi tendono a pensare che i bambini apprendano certe competenze da soli, o che esse facciano parte dell’educazione che lo studente riceve a casa. I genitori, d’altro canto, tendono a sottovalutare questo tipo di competenze e sono portati a pensare che le “nuove generazioni”, i “nativi digitali”, abbiano una sorta di capacità innata per imparare a usare correttamente i media e i dispositivi digitali. Ma in questo caso non stiamo parlando di sapere muovere le dita sullo schermo di un ipad: interazione altamente intuitiva per qualsiasi neonato (e di cui dovremmo smettere di meravigliarci). I bambini sono sempre più spesso esposti ai rischi legati alla tecnologia: dipendenza tecnologica, cyberbullismo, o adescamento online. Possono anche assorbire e interiorizzare norme comportamentali negative che pregiudicano la loro capacità di interagire con gli altri. Inoltre, l'esposizione online è amplificata per i bambini vulnerabili, compresi quelli con esigenze speciali, le minoranze e quelli provenienti da famiglie economicamente svantaggiate. Non solamente sono i più frequentemente esposti ai rischi, ma sono anche quelli che si trovano ad affrontare le conseguenze più gravi. Nei casi in cui esiste una consapevolezza di questi rischi, spesso genitori e insegnanti sono portati a criminalizzare Internet, capro espiatorio astratto di ogni male. Il movente di questa attitudine è la paura. La paura è causata da una genuina ignoranza. Questa situazione è dovuta al gap digitale dell'attuale generazione di educatori e genitori, incapace di offrire la formazione digitale adeguata alle nuove generazioni. Ed è un problema che dobbiamo affrontare. Per quanto riguarda l'Italia, questo aspetto è messo in luce nel Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), lanciato un anno fa: 

I dati dell’indagine OCSE TALIS 2013 vedono l’Italia al primo posto per necessità di formazione ICT dei propri docenti: almeno il 36% ha infatti dichiarato di non essere sufficientemente preparato per la didattica digitale, a fronte di una media del 17%. L’Italia è inoltre il primo Paese dell’OCSE, con distanza rispetto agli altri, per percentuale di docenti oltre i 50 anni - il 62%, rispetto a una media OCSE del 35% nella scuola secondaria (Fonte: OECD Education at a glance, 2014). La formazione degli educatori è il primo ostacolo che dovremo affrontare come paese e, come abbiamo visto, partiamo da una posizione svantaggiata.

Il Piano Nazionale Scuola Digitale ha come oggetto l'innovazione della scuola italiana. Il documento contiene molti buoni propositi su come la scuola dovrà affrontare le sfide della modernizzazione digitale e ripensare la didattica, gli ambienti di apprendimento, le competenze degli studenti, la formazione dei docenti. "L’educazione nell’era digitale non deve porre al centro la tecnologia, ma i nuovi modelli di interazione didattica che la utilizzano", si legge nel rapporto. È però ancora troppo presto per tirare le somme o capire come questi propositi si concretizzeranno nella formazione degli studenti della scuola primaria.

Quali abilità digitali dovrebbero imparare i bambini
Un bambino dovrebbe iniziare a studiare cittadinanza digitale il prima possibile, idealmente prima di iniziare a usare videogiochi, social media o qualsiasi dispositivo tecnologico. Seguendo un approccio pedagogico, il DQ Project individua otto abilità che dovremmo insegnare ai giovani(ssimi) studenti: 


  • Identità digitale: l’abilità di costruire e gestire una salutare identità online e offline con integrità. Il bambino deve essere consapevole della propria personalità digitale e dell'impatto a breve e lungo termine della sua presenza online.


  • Gestione dello “screen time”: l’abilità di gestire in maniera autonoma l’esposizione allo schermo (e quindi a Internet), il multitasking e l’interazione durante l'uso di videogiochi online e social media. Il bambino deve essere in grado di utilizzare i dispositivi digitali e i media con maestria e controllo, allo scopo di raggiungere un sano equilibrio nella vita, sia online che offline.


  • Cyberbullismo e prudenza online: l’abilità di riconoscere situazioni di cyberbullismo e di districarsi in esse in maniera intelligente e responsabile. Il bambino deve essere in grado di rilevare i rischi online e i contenuti problematici (ad esempio, la violenza e l'oscenità), e sapere quali misure adottare per limitarli.


  • Sicurezza informatica: l’abilità di proteggere i propri dati creando password forti e di gestire diversi tipi di attacchi informatici. Il bambino deve essere in grado di rilevare le minacce informatiche (ad esempio hacking, truffe, malware), e di adottare le corrette pratiche per la protezione dei dati personali. 


  • Empatia digitale e intelligenza emozionale: l’abilità di mostrare empatia verso i bisogni e i sentimenti altrui online. Il bambino deve avere la capacità di costruire buone relazioni con gli altri attraverso i media digitali.


  • Pensiero critico e alfabetizzazione digitale: l’abilità di distinguere online tra l’informazione vera e quella falsa, i contenuti buoni e quelli nocivi, i contatti affidabili e quelli discutibili. Il bambino deve essere in grado di trovare, valutare criticamente, utilizzare, condividere e creare contenuti digitali, e incluso avere una conoscenza basica di programmazione.


  • Comunicazione digitale: l’abilità di comprendere la natura delle relazioni online e la corretta interazione con le persone dall'altra parte dello schermo. Il bambino deve essere in grado di comunicare e collaborare con altre persone usando i media digitali, e di impegnarsi in un dibattito in modo costruttivo.


  • Diritti digitali e privacy: l’abilità di amministrare con discrezione le informazioni personali condivise online, per proteggere la propria privacy e quella degli altri. Il bambino deve conoscere e comprendere i diritti personali e legali, come il diritto alla privacy, il diritto di proprietà intellettuale, la libertà di parola e la protezione da discorsi di odio.

Cosa può fare lo Stato, cosa possiamo fare noi
Come mette in guardia il World Economic Forum: senza un programma di educazione digitale nazionale efficace, il controllo e l’accesso alle tecnologie non saranno distribuiti in maniera uniforme, amplificando le disuguaglianze che ostacolano la mobilità socio-economica. La responsabilità politica è quella di costruire le fondamenta per una corretta formazione digitale a partire dalla scuola primaria. I bambini stanno già vivendo immersi in un mondo che spesso neanche gli adulti comprendono. La soluzione non è tecnologica, ma pedagogica. Spetta a noi far sì che siano dotati delle competenze e del supporto necessario per sfruttare questi strumenti in maniera responsabile e proficua. (Foto via Getty Images)

Fonte: Valigia Blu - Autore: Marco Nurra