Pagine

Visualizzazioni totali

Google Scholar
Visualizzazione post con etichetta gioco d'azzardo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gioco d'azzardo. Mostra tutti i post

lunedì 14 maggio 2012

Gioco d’azzardo patologico, Ministero Salute: proteggere i minori, regolamentare spot

   In Italia i giocatori d’azzardo sono circa 15 milioni. Di questi il 20%, pari a circa 3 milioni di persone, potrebbero essere a rischio di gioco d’azzardo patologico (in sigla, GAP), in forma differente da un rischio minimo a moderato, mentre circa lo 0,8% dei giocatori, pari a 120 mila persone, appartiene propriamente al profilo del giocatore patologico. I dati sono stati resi noti oggi dal Ministro della Salute Renato Balduzzi in audizione presso la XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati sulla dipendenza da gioco d’azzardo. Ha detto Balduzzi: “Per quanto attiene le iniziative per contrastare il fenomeno, si ritengono necessarie misure restrittive per vietare l’accesso ai minori ai giochi d’azzardo con vincita in denaro nonché una ferrea regolamentazione della pubblicità mediatica (TV, Radio, Internet)”. I numeri in realtà non sono recentissimi e fanno riferimento a un progetto del Ministero della Salute e della Regione Piemonte di qualche anno fa. Lo stesso Ministro ha evidenziato che, se la prevalenza fra la popolazione adulta del GAP è stimata fra l’1 e il 3%, è anche vero che “il totale delle persone affette da GAP non è misurabile se non attraverso stime epidemiologiche”. Il gioco d’azzardo in sé non è patologico ma può diventarlo, e quando è tale viene definito come “comportamento persistente, ricorrente e maladattativo di gioco che compromette le attività personali, familiari o lavorative”. Lo studio citato dal Ministro Balduzzi – “L’Italia che gioca” realizzato negli anni 2007/2008 dall’Istituto di Fisiologia Clinica – CNR – Sezione di Epidemiologia e Ricerca sui Servizi Sanitari con il Dipartimento “Patologia delle dipendenze” ASL TO 3 Regione Piemonte – indica che i giocatori d’azzardo in Italia sono circa 15 milioni nella fascia di età 15-64 anni. Si legge nell’audizione: “L’80% dei giocatori ha un profilo “non a rischio”; il 20% circa, pari a 3 milioni di persone, potrebbe invece essere a rischio, in misura differente, per tale disturbo: il 14,4% rischio minimo, il 4,6% rischio moderato; una quota pari allo 0,8% dei giocatori (circa 120.000 persone) risulta invece appartenere propriamente al profilo del giocatore patologico”. La diffusione del gioco d’azzardo fra i giovani è fotografato da uno studio esplorativo condotto nel 2009 (Istituto di fisiologia clinica del CNR) che evidenzia come l’attitudine al gioco d’azzardo sia molto diffuso fra i ragazzi: “In generale, in tutta Italia il fenomeno interessa circa 450.000 studentesse e 720.000 studenti, ovvero il 47,1% dei giovani delle scuole medie superiori”, si legge nell’audizione. Quali dunque le iniziative del Ministero della Salute? È stato predisposto, d’intesa con AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stati) e con la collaborazione del Dipartimento Politiche Antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, uno schema di decreto interdirigenziale, già all’esame della Conferenza Unificata, che contiene linee d’azione per la prevenzione e per il recupero delle persone affette da GAP. Aggiunge Balduzzi: “Tra le iniziative avviate dal Governo, comunico che nell’ambito del disegno di legge recante “Delega al Governo per la revisione del sistema fiscale” deliberato dal Consiglio dei Ministri in data 16 aprile 2012, tra le altre materie trattate, è prevista anche la delega per la revisione delle disposizioni in materia di giochi pubblici”. Si punta fra l’altro al contrasto della pubblicità. Spiega il Ministro della Salute: “Tra i criteri che dovranno essere osservati nell’esercizio della delega è prevista l’introduzione di specifiche disposizioni volte a prevenire ovvero a recuperare i fenomeni di ludopatia, a contrastare forme di pubblicità non conformi alle disposizioni vigenti, nonché ad assicurare una efficace ed effettiva tutela dei minori dai rischi di attrazione verso i giochi con vincite in denaro”.
Fonte: Help Consumatori

martedì 1 giugno 2010

Web e incontri al buoio, 1 su 4 ci va


Lo rivela uno studio condotto da alcuni criminologi sui teenager veneziani e trevigiani.Uno su tre compra farmaci, tra cui il Viagra, o gioca d’azzardo in Internet.

MONASTIER (Treviso) — Ad un adolescente su quattro è capitato di dare o accettare un appuntamento al buio con uno sconosciuto agganciato in chat. Ed un teenager su tre ha acquistato, sempre in Internet, medicinali fra cui il Viagra. I dati choc emergono da un’inchiesta dell’Associazione per la diffusione delle scienze criminologiche e dell’investigazione, condotta fra 800 studenti delle scuole medie e superiori delle province di Treviso e Venezia, presentata ieri a Monastier a margine del seminario sui pericoli online per i minori dall’eloquente titolo «L’orco passeggia sul filo». Il cavo ritratto nel manifesto del convegno promosso dal centro studi psicosociali Calvani è quello di un mouse, annodato intorno ai polsi di due mani giunte, come in un sequestro. E difatti l’immagine evocata dagli esperti è quella di ragazzi che finiscono, spesso inconsapevolmente, ostaggio di estranei dapprima contattati virtualmente in qualche social network come Facebook o Twitter e poi magari incontrati fisicamente nella vita reale. «L’idea di bruto che tendiamo ad avere in mente - ha spiegato il criminologo Francesco Sidoti, presidente del corso di laurea in scienze dell’investigazione dell’università dell’Aquila - è ancora quella del mostro che se ne sta acquattato in qualche vicolo buio delle nostre città. In verità ora i malintenzionati hanno a disposizione piazze elettroniche ben più ampie e oscure, in cui possono nascondersi dietro l’anonimato o sotto false identità, per sconfinare nella pedopornografia se non addirittura nell’omicidio. In letteratura sono citati serial killer che hanno agito così». Ecco dunque spiegato l’allarme suscitato fra gli stessi esperti per quel 25% del campione che ha risposto di aver invitato o partecipato ad un blind date e per quel 35% degli intervistati che hanno ammesso di aver comprato sul web farmaci fra cui la famosa pastiglietta blu. I ragazzi interpellati hanno infatti fra 11 e 18 anni. Eppure g i à a quell’età, nel 40% dei casi almeno una volta hanno acquistato abbigliamento contraffatto e nel 36% hanno giocato d’azzardo, sempre in rete. «Nei nostri giovani - ha commentato Pierpaolo Martucci, docente di antropologia culturale all’ateneo di Trieste - c’è evidentemente l’idea secondo cui va cercato il facile colpo di fortuna per cambiare il destino della propria vita ». I problemi sorgono quando quell’esistenza prende una piega sbagliata per l’intervento illegale di qualche internauta . In questo senso colpisce il trend, improntato all’aumento, di alcuni reati su cui indaga la polizia postale e delle comunicazioni del Veneto. Nel giro di un anno le segnalazioni di siti pericolosi sono praticamente raddoppiate (da 130 a 259) e pure le ingiurie e le diffamazioni legate a post offensivi sono cresciuti (da 200 a 339). «Di per sé - ha sottolineato Ciro Pellone, dirigente del compartimento regionale - Internet è un ottimo strumento. L’importante è farne un uso responsabile, come avviene per una macchina: bisogna rispettare le regole e sapere che ci sono i controlli. E ricordarsi che, come non si devono accettarne le caramelle, dagli sconosciuti è bene non dare troppa confidenza».

venerdì 11 dicembre 2009

Videogiochi: 5 regole per un acquisto sicuro


Il rischio principale è che non siano adatti all'età del giocatore

I videogiochi sono tra i regali più venduti a Natale ma è utile avere presente cinque regole per un acquisto sicuro, come ribadisce in questi giorni l'associazione di categoria AESVI (Associazione Editori Software Videoludico Italiana).
1) Consultare sempre le classificazioni PEGI per età (3, 7, 12,16, 18) e per contenuto che compaiono sul fronte e sul retro delle confezioni di ciascun gioco.

2) Essere presenti nella fase della scelta e dell'acquisto dei videogiochi per evitare il rischio che il minore compri o venga in possesso di videogiochi non adatti alla sua età.

3) Identificare chiaramente il videogioco che si ha intenzione di acquistare. Possono esserci in commercio versioni differenti del medesimo gioco destinate a piattaforme diverse (ad esempio Nintendo DS, Wii, PlayStation3, Xbox360, etc.).

4) Informarsi sul livello di difficoltà tecnica del videogioco. La classificazione PEGI si riferisce solo al contenuto e non al grado di difficoltà tecnica del gioco o alla destrezza necessaria per utilizzarlo.
5) Evitare di acquistare videogiochi non originali. L'acquisto di un videogioco contraffatto può non garantire una corretta classificazione del prodotto. Sulla copertina di ciascun videogioco oltre all'età ci sono otto possibili classificazioni per contenuto che indicano diverse tipologie potenzialmente non adatte ad un determinato pubblico tipo paura, gioco d'azzardo, linguaggio scurrile, droghe, riferimenti sessuali.

giovedì 29 ottobre 2009

Gioca d’azzardo un 13enne su tre: il Codici chiede agli istituti di coinvolgere esperti


Il “Centro per i diritti del cittadino” chiede agli istituti che forniscano, attraverso l`aiuto di psicologi e sociologi, informazioni sui rischi e sulle possibilità di aiuto. Da un’indagine svolta a Roma su 300 studenti risulta che il 32% spende prevalentemente al 'Gratta e Vinci' e al video poker anche 25-30 euro a settimana. Ma per oltre la metà sono “giochi innocenti”.

Continuano a giungere conferme sulla predilezione di nostri giovani per il gioco d'azzardo. A fornirle stavolta è un'indagine svolta dal "Centro per i diritti del cittadino": quasi un 13enne ogni tre (il 32%) dei 300 studenti delle scuole medie inferiori e superiori intervistati nella capitale, a Roma, avrebbe dichiarato di spendere tra i 25 e i 30 euro a settimana. Non si tratterebbe, quindi, di casi sporadici, ma di una vera e propria tendenza che non sembra volersi arrestare. Anzi, poiché risulta in costante aumento secondo l'associazione secondo i ricercatori autori dello studio per prevenire ulteriori coinvolgimenti di giovani sarebbe opportuno che nelle scuole vengano attivati specifici programmi di consulenza psicologica.
A determinare l’incremento avrebbe concorso anche l’ampliamento dell’offerta: Win for life, Video poker, Gratta e Vinci, la scelta di giochi d`azzardo che oggi si ha a disposizione è piuttosto ampia. Se 10 anni fa si giocava quasi esclusivamente al lotto o alla Lotteria Italia ora i giochi d`azzardo sono sempre più accessibili e 'quotidiani', basta pensare al Superenalotto o alle slot machine nei bar. A giocare sono soprattutto le fasce più deboli: persone che avvertono più delle altre la crisi. E in questa fascia risultano anche molti giovanissimi. In base a quanto rilevato dalla ricerca risulta che a 13 anni si gioca prevalentemente al 'Gratta e Vinci' e al video poker: anche perché sono considerati da oltre la metà dei ragazzi intervistati (il 56%) “dei giochi innocenti”. In realtà di euro in euro, il 32% di questi ha dichiarato di spendere anche 25-30 euro a settimana, tanto che tra i giovanissimi c'è anche l`abitudine di chiedere, in genere al compagno di classe, soldi in prestito per acquistare un 'grattino'. Le motivazioni alla base del gioco d’azzardo sono tuttavia svariate: il 15% dei ragazzi intervistati gioca per noia, il 25% per sfidare la sorte, il 30% per avere qualche soldo in più il fine settimana, il 22% per divertimento. I rimanenti non hanno saputo rispondere, "probabilmente perché il comportamento a rischio – spiega sempre il Codici - è entrato a far parte delle cosiddette condotte automatiche per le quali si agisce d`impulso".
E questo meccanismo, di avvicinamento al gioco d’azzardo, come ad altre condotte distorte, quasi automatico sarebbe l’aspetto che più inquieta gli esperti. E poiché "la scuola, accanto alla famiglia, ha un`importante funzione educativa per i ragazzi sarebbe opportuno – sottolineano gli esperti - avviare, all’interno dei contesti scolastici, campagne di informazione, sensibilizzazione e prevenzione ai comportamenti inadeguati e a rischio rivolte soprattutto alla fascia di età compresa tra i 13-18 anni. E fornire – concludono dal "Centro per i diritti del cittadino" - attraverso l`aiuto di esperti psicologi e sociologi informazioni sui rischi e sulle possibilità di aiuto".
In attesa che il ministero dell’Istruzione sostenga iniziative ad ampio raggio (anche se la “razionalizzazione” in atto non fa ben sperare, almeno sul breve periodo) è bene che i singoli istituti avviino iniziative di questo genere avvalendosi dell’autonomia operativa che gli compete. E non solo a livello di scuola superiore: sarebbe bene che a conoscere rischi e pericoli del gioco d’azzardo siano anche gli alunni della scuola primaria.

martedì 22 settembre 2009

Il fascino del tavolo verde online

La mania del gioco ha mille facce e tenta da 900 mila a 1,8 milioni di italiani. Un esercito di potenziali malati di gioco. La nuova moda che sta conquistando l’Italia: dal gioco compulsivo all’attrazione ‘fatale’ per il gioco d’azzardo. Manie che si alimentano pescando nel ricco portafoglio di giochi e scommesse, disponibili sul mercato legale e in quello sommerso, oggi anche online.

Con la diffusione di internet i giochi d’azzardo hanno subito una radicale trasformazione ed un incremento dovuto alle nuove possibilità date dalla rete.

Si è avuto, quindi, un accrescimento del numero di casinò online (generalmente gestiti da società off shore che offrono minori costi di gestione rispetto a quelli tradizionali, ma anche maggiori rischi) e di agenzie di scommesse, anche in relazione alla politica di incentivazione ai giochi e alle scommesse che è condotta da un po’ di tempo a questa parte dallo Stato italiano. Un po’ ovunque sono sorti siti che consentono di partecipare a distanza a giochi d’azzardo e di abilità (i giochi di abilità devono essere tenuti distinti da quelli d’azzardo) online, come il poker, i dadi, le slot machines, la roulette, il cui accesso ovviamente è subordinato alla preventiva iscrizione e apertura di un conto corrente online.
Quello che contraddistingue il poker dalla maggior parte delle altre forme di azzardo è la possibilità di fare guadagni a lungo termine, poiché si gioca contro altri giocatori e non contro la casa.
Nessuno può mettere in dubbio la natura dinamica della scena del gioco d’azzardo online, soprattutto dopo aver visto gli ultimi cambiamenti nella rete. Siti internet di poker sono stati tagliati e scambiati, tra i principali soggetti della rete, alcune volte con incredibile velocità, cambiando così i conti dei giocatori e anche il posto in classifica dei vari siti.
La scelta di legalizzare il poker on line è dovuta soprattutto alle stime non “azzardate” di Agipronews che parlano di un giro d’affari di 142,8 milioni di euro per il poker online, in aumento rispetto ai 141 milioni di gennaio. Se nel primo mese dell’anno infatti erano 4,5 i milioni giocati quotidianamente, a febbraio si alza a 5 milioni la soglia di giocate.
Il poker online divenuto legale in Italia impazza nella televisione e su internet; è divenuta la mania del momento, dovunque si può giocare a poker online e chiunque può decidere di offrire la possibilità di giocarlo; ma solo alcuni possono garantire la sicurezza di depositi e prelievi veloci e puntuali.
Resta un unico quesito: sport o gioco d’azzardo? Il poker è sicuramente un gioco. Un gioco di carte, da tavolo, di strategia. Molto più simile ai giochi da scacchiera che agli altri giochi di carte; il poker infatti va condotto con arguzia e intelligenza, ma anche furbizia e astuzia possono farti vincere. E’ importante saper sfruttare le debolezze dell’avversario quando si presenta l’occasione. E in questa sfumatura è molto più simile ad esempio agli scacchi piuttosto che alla scala 40. Un gioco dunque e non uno sport, anche se si sente sempre più spesso parlare di "poker sportivo". Un termine che tuttavia non è usato in maniera errata in quanto il poker, pur essendo un gioco da praticare da fermo, quindi con un relativo dispendio di energia fisica che generalmente caratterizza quello che noi comunemente chiamiamo sport, racchiude in se alcuni di quelli che sono i capisaldi degli sport più famosi: il confronto, l’aggregazione, il rispetto per l’avversario, l’abilità.
Tra l’altro il poker è anche spettacolo se consideriamo la variante alla Texana che ormai impazza in internet, in tv e nei circoli. É di facile comprensione grazie alla struttura del gioco con le carte comuni visibili a tutti. Se analizziamo il significato reale della parola "azzardo" siamo ben lontani da tutto ciò che è considerato un gioco. Volendo forzatamente unire le due parole troviamo sul sito Garzanti la seguente risposta: "giochi d’azzardo: quelli a fine di lucro in cui il risultato dipende dal caso (p. e. i dadi, la roulette, il baccarà ecc.)" e sinceramente di casuale nel poker c’è ben poco. Si azzarda quando si scommette contro le probabilità; esattamente quello che sconsiglia di fare qualsiasi giocatore con un minimo di esperienza.
Mi fa sorridere quindi sentir parlare di poker come un gioco in cui si perdono facilmente soldi specialmente se lo paragoniamo ai vari Gratta&Vinci, Superenalotto e Lotterie varie che impazzano al giorno d’oggi. Quello sì è giocare contro le probabilità.
Perché giocare a poker, dunque? Perché diverte, emoziona, è a buon mercato,non sta scritto da nessuna parte che bisogna giocare a soldi o comunque impiegandone molti, e da’ soddisfazione. Poi è un gioco in crescita e son sempre di più le possibilità di arrivare a premi con piccoli investimenti. Qualcuno ha già potuto godere di viaggi e soggiorni pagati semplicemente vincendo un torneo su internet mentre qualcun altro, più bravo e fortunato, ha radicalmente cambiato la sua vita dedicandola totalmente al poker e traendone grossi benefici.
Divertiamoci allora e lasciamoci coinvolgere? Sono sempre di più del resto le persone che si affacciano a questo nuovo gioco sia da spettatori che da giocatori. Il sottile brivido del tavolo verde non passa mai di moda. A tutti piacerebbe arricchirsi in modo semplice, veloce ed oltretutto legale: ma c’è differenza tra fantasticare su cosa si farebbe con un conto in banca miliardario ed ostinarsi invece a provarci finché non diventa letteralmente una malattia. Il confine tra giocatore normale e patologico è molto sottile. Solitamente la differenza tra l’abitudine sociale, o semplice passatempo gratificante, ed il problema psicologico, dipende dalla frequenza, dalla durata e dall’intensità con cui questi comportamenti vengono agiti e dall’incidenza delle loro conseguenze nocive in ambito organico, psicologico o sociale.
Evitare di lasciarsi coinvolgere troppo sembra essere l’unica soluzione.

Fonte: Agora Vox Italia - Autore: Marina Guastaferro

martedì 19 maggio 2009

GIOCHI: UK, NUOVO STUDIO SULLE ABITUDINI DI GIOCO DEI MINORI

UK, la National Lottery Commission ha commissionato un nuovo studio sull'andamento del gioco minorile. A condurlo l'Ipsos MORI - con la consulenza della Salford University - che indagherà sulle abitudini di gioco di circa 9.000 minori tra i 12 e 15 anni (nel Regno Unito è vietato vendere prodotti della National Lottery ai minori di 16 anni). Oltre alla diffusione del gioco tra i minori, lo studio indagherà anche sui prodotti più diffusi e sull'impatto che le nuove tecnologie - e in particolare la diffusione di internet e social media - hanno sulla diffusione dei minori. "Vogliamo accertare se per un minore sia ancora possibile acquistare i nostri prodotti" ha commentato Ben Haden, Presidente della sezione Research and Analysis della Commissione. "In altre parole, vogliamo verificare in che maniera stanno funzionando le misure che abbiamo adottato". L'ultimo studio in materia è stato effettuato nel 2006 e ha evidenziato una minore propensione al gioco rispetto a quanto rilevato dalla ricerca precedente, condotta nel 2000. La percentuale di quanti giocavano alle lotterie settimanali era scesa dall'11 al 7%, per le estrazioni principali dall'8 al 5%, per le lotterie istantanee dal 9 al 6%. Le forme di gioco più diffusa sono però risultati le fruit machine, il 54% degli intervistati nel 2006 aveva dichiarato di averci giocato almeno una volta, il 49% una volta nell'ultimo anno. Lo studio verrà pubblicato alla fine dell'estate.
Fonte: Affaritaliani.it in collaborazione con AGICOS

mercoledì 6 maggio 2009

Gioco d'azzardo su internet in incremento: nel 2008 giro d'affari per 10 miliardi di euro

Il mondo dell'azzardo su Internet è stato esaminato in uno studio svolto da Robert T. Wood e Robert J. Williams, entrambi professori dell'Università di Lethbridge, nell'Alberta (Canada). Il rapporto pubblicato a gennaio è intitolato "Internet Gambling: Prevalence, Patterns, Problems and Policy Options".
L'azzardo su Internet - si spiega nel saggio - è per ora una novità e solo il 3% dei canadesi si avvalgono di questa possibilità, a fronte del 92% che partecipa alle lotterie o del 33,9% che fa uso delle macchine elettroniche da gioco.
Dai sondaggi risulta che gli scommettitori canadesi che giocano su Internet, così come quelli di tutto il mondo, identificano nella disponibilità 24 ore al giorno la principale convenienza del gioco on-line, secondo lo studio.
Ad ottobre 2008 risultavano aperti 2.002 siti Internet dedicati al gioco d'azzardo, di proprietà di 520 società. Il numero è inferiore ai 2.500 siti registrati nell'ottobre del 2006 a causa di un consolidamento del mercato che si è verificato negli anni scorsi.
I ricavi sono difficili da determinare, osserva lo studio. Tuttavia si citano dati del Global Betting and Gaming Consultants, che stima il giro d'affari del gioco d'azzardo on-line in 600 milioni di dollari canadesi (366 milioni di euro) nel 1998, 5,6 miliardi (3,4 miliardi di euro) nel 2003 e 16,6 miliardi (più di 10 miliardi di euro) nel 2008. Nell'insieme, il ricavato del gioco on-line nel 2007 ammonterebbe a circa il 4%-5% dell'intero mercato dell'azzardo. Il ritmo di crescita del gioco su Internet ha visto un rallentamento nel 2007 a causa del divieto di questo tipo di scommesse negli Stati Uniti. Tuttavia, secondo lo studio, si stima ancora una forte crescita a lungo termine, grazie all'espansione dell'uso di Internet.
In Canada i Governi provinciali hanno interpretato la legge nel senso di consentire loro di poter gestire lecitamente un sito da gioco, a condizione di limitare l'utenza ai soli residenti nella provincia, spiega lo studio.

Fonte: Zenit.org

sabato 18 aprile 2009

Alla Rai pubblicizzato un sito per il gioco d'azzardo



Trasmissione in onda su RAI 3 Neapolis (a cura della testata giornalistica della Rai campana), ha pubblicizzato un sito italiano che invita al gioco d'azzardo pochi minuti prima di Trebisonda.
E' un peccato che una trasmissione che si rivolge ad un pubblico giovane sia condotta senza tenere conto della presenza di ragazzi e adolescenti. I siti che invitano al gioco on line sono in costante crescita sia numerica che per utenti registrati. Non era proprio necessario che una rete pubblica televisiva si mettesse a fare pubblicità a questo tipo di siti. Il gioco d'azzardo, anche quando è legale, è comunque proibito per i minori. Costituisce inoltre una piaga sociale la dipendenza da gioco sempre più diffusa. Il gioco on line non solo favorisce la diffusione del fenomeno, ma lo rende disponibile anche ai minori: chi controlla infatti l'età dei giocatori?
D’altronde il poker on line è un affare di oltre 400 milioni di euro l'anno. Cifre da capogiro come si suol dire. Almeno il 5% circa degli accedenti al poker in internet non ha 18 anni riuscendo a bypassare i filtri.
Si tratta di un'altra vergogna di internet, ma qualcuno protesterà accanto a davide.it? E le istituzioni preposte ai controlli riusciranno fermare quel 5% di minori? Oppure tutto passerà all'insegna del profitto creando altri dipendenti del gioco d'azzardo che abbiano più o meno di 18 anni?
Fonte: Blog di Daniele Damele

lunedì 23 febbraio 2009

Le giovani vittime del gioco on line: progetto Unicef Giovani & Web



Quest'oggi vorrei riportare quanto apparso sulla testata on line La Repubblica di Milano che evidenzia il rapporto attuale dei giovani con il gioco d'azzardo.

"Dal poker online alle scommesse sportive sempre sul computer, dalle partite a carte in casa di «amici» fino alle macchinette del videopoker. Il gioco d’azzardo fra i giovani è un’epidemia. Un dato dice tutto: nel 2008 sono state 312mila, solo in Lombardia, le richieste di aiuto alle associazioni contro la dipendenza da gioco per giovani sotto i 25 anni. Quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Una mole di richieste che raramente sfocia in un percorso di recupero, ma che fornisce la dimensione di un problema che, rilanciato e moltiplicato attraverso Internet, ha fatto irruzione nelle camerette degli studenti. In tutta la Lombardia partono progetti nelle scuole per aiutare i ragazzi a comprendere i rischi connessi al gioco.
A tutela dei giovani c’è, in teoria, il divieto assoluto per i minorenni di registrarsi e puntare. Ma il sistema ha delle falle. «È vero che sono solo i maggiorenni a registrarsi — dice Franco, coordinatore dell’associazione Giocatori anonimi in via Palestrina — ma nessuno può sapere chi stia davanti al monitor. Quello del gioco virtuale è un boom a cui non eravamo preparati. Ai nostri sportelli arrivano giocatori giovanissimi, che chiusi dentro casa non percepiscono il rischio di ciò che fanno."
Ho avuto modo di partecipare oggi alla presentazione in regione di un progetto portato avanti dalla Regione Liguria insieme a Unicef Italia che si prefigge la formazione sui docenti degli istituti secondari della Liguria per un uso maggiormente consapevole e sicuro di internet focalizzando le tematiche soprattutto sulla prevenzione e l'arginamento delle truffe on line e sul gioco d'azzardo.
Un plauso per la valida iniziativa che si pone come obiettivo quello di formare i docenti e in cascata i ragazzi circa un programma di Educazione al Consumo per i Minori sul Web, nello specifico:
- Portare alla creazione di esperienze di apprendimento attraverso le quali l'alunno acquisti la consapevolezza dei propri diritti e dei meccanismi cognitivi di difesa;
- Coinvolgere l'alunno nell'applicazione di queste conoscenze per arrivare alla soluzione dei problemi e difficoltà nell'uso quotidiano del Web.

Fonte: estratto articolo La Repubblica autore Franco Vanni