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giovedì 7 luglio 2011

Su Facebook con Tremonti non si scherza


Due trentenni creatori di un profilo fake relativo al Ministro dell'Economia rischiano una pena pari a un anno di carcere. L'idea dell'account fasullo non è piaciuta nemmeno al social network, che ha collaborato con gli investigatori italiani
Bob Dylan, Marylin Monroe, Giovanni Giolitti: sono solo alcuni dei palesi profili falsi che popolano l'universo di Facebook. Ora, però, un account fake rischia di procurare il carcere ai suoi autori. Si tratta del profilo falso del ministro Giulio Tremonti, aperto da due trentenni che ora rischiano grosso. L'account fake ha raggiunto quota 5mila amici dopo pochi giorni di vita. I due giovani (l'uno della provincia di Firenze, l'altro della zona di Torino) sono stati rintracciati grazie alle indagini congiunte del Gat, nucleo delle Fiamme Gialle specializzato in frodi telematiche, e della Polizia Tributaria su iniziativa della procura di Roma. Pur connettendosi da luoghi sempre diversi, sembra che i due utenti siano stati rintracciati per aver pubblicato messaggi "fuori protocollo" che hanno insospettito gli investigatori. Questi ultimi sono stati coadiuvati anche dalla collaborazione dello stesso social network che ha fornito i log dei creatori del profilo fake.

I due trentenni sono stati denunciati e rischiano una pena fino a un anno di reclusione.

Fonte: Punto Informatico - Autore: Cristina Sciannambio

sabato 2 ottobre 2010

Internet. Truffe per un miliardo di euro l'anno, lo 0,78% delle transazioni. Proposta una procura nazionale per i crimini informatici


Ogni anno quasi un miliardo di euro se ne va in truffe telematiche, pari a circa due milioni di euro al giorno. E' uno dei dati diffusi dal Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza al convegno 'Uso etico, legale e criminale di Internet'. Le frodi rappresentano comunque solo lo 0,78% del totale delle transazioni effettuate che si attestano a 56 miliardi di euro annui per le carte di credito e a 62 miliardi di euro per i bancomat. Nello stesso incontro, Giuseppe Corasaniti, sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Roma, ha lanciato una proposta. Una procura nazionale che coordini le procure distrettuali e un coordinamento nazionale delle magistrature specializzate in crimini informatici per ''contrastare il modo efficace, coordinato e rapido il fenomeno che, per sua natura, e' connotato da agilita' e rapidita'''. Sulla Convenzione di Budapest sul cybercrime, sottoscritta nel 2001 alla quale hanno aderito una ventina di Paesi europei, gli Stati Uniti e il Giappone e che ha posto le basi per un percorso normativo articolato in materia di crimini informatici, Corasaniti ha indicato nella ''definizione di procedure uniformi, di azioni coordinate tra pubblico e privato, di strumenti investigativi e di risorse umane un modello di contrasto ai cyber criminali''.