Pagine

Visualizzazioni totali

Google Scholar
Visualizzazione post con etichetta Report Security. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Report Security. Mostra tutti i post

giovedì 14 aprile 2011

Kaspersky Lab pubblica il report sull’attività dei virus a marzo 2011


Spesso i cybercriminali non disdegnano sfruttare eventi tragici per raggiungere i loro scopi. Moltissime persone in Giappone hanno perso i loro cari e le loro case, mentre tutto il mondo segue con il fiato sospeso lo sviluppo degli eventi presso la centrale nucleare Fukushima 1 anch'essa colpita dal terremoto. Ma i cybercriminali e i programmatori di virus non si fermano davanti a nulla e con sprezzante cinismo diffondono link maligni nei siti che riportano le notizie di attualità, creano pagine web infettate il cui contenuto è in un modo o nell'altro attinente alla tragedia che si è abbattuta sul Giappone e inviano «spam nigeriano» con richieste strappalacrime nelle quale si invoca l'aiuto finanziario dei destinatari mediante il trasferimento di denaro sul conto del mittente. Per esempio in una delle e-mail di spam erano contenuti dei presunti link per collegarsi alle ultime notizie sul Giappone. In realtà, cliccando sui link, gli utenti attivavano un attacco drive-by per mezzo di pacchetti di exploit. Se l’attacco andava a segno sui computer degli utenti veniva scaricato il Trojan-Downloader.Win32.CodecPack. Per ciascun membro di questa famiglia sono rigorosamente registrati tre centri di controllo ai quali il trojan si rivolge e dai quali riceve degli elenchi di file maligni da scaricare e installare sul computer dell'utente. In una della pagine web individuate come infette i visitatori venivano invitati a scaricare un filmato sugli eventi accaduti in Giappone, ma anziché riprodurre il video l'utente scaricava sul suo computer un backdoor. I cybercriminali più lesti si danno invece da fare su Twitter, sul quale, già il giorno successivo alla notizia, sono apparsi link maligni a presunte informazioni sul decesso di Elisabeth Taylor. La quantità di exploit Java è piuttosto elevata: in totale ha infatti inciso per circa il 14% sul numero totale degli exploit individuati. Nella TOP 20 dei malware riscontrati in Internet si sono piazzati tre exploit Java. Inoltre due di questi, l'Exploit.Java.CVE-2010-0840.d (15° posto) e l'Exploit.Java.CVE-2010-0840.c (19° posto), sono exploit nuovi che sfruttano la vulnerabilità CVE-2010-0840 di Java. Ricordiamo che già il mese scorso era stato segnalato lo sfruttamento di questa falla.

Secondo i dati delle statistiche KSN, i creatori di malware continuano a cambiare gli exploit che sfruttano nel corso degli attacchi drive-by per eludere i rilevamenti degli antivirus. I programmatori di virus reagiscono con velocità sorprendente alle comunicazioni di nuove vulnerabilità. Ne è un esempio l'exploit della vulnerabilità di Adobe Flash Player, la cui individuazione è stata comunicata da Adobe in data 14 marzo. La vulnerabilità è contenuta nella libreria authplay.dll ed è stata valutata come critica. A marzo una delle principali notizie è stata la scoperta della botnet Rustock. Ricordiamo che la rete creata da Rustock contava alcune centinaia di migliaia di computer infetti e che per estendersi utilizzava lo spam. L'operazione di chiusura della botnet è stata organizzata da Microsoft e dalle autorità degli Stati Uniti. Il 17 marzo Microsoft ha reso nota la chiusura dei server di controllo della botnet. I malware per Android non sono più una rarità. In marzo i cybercriminali sono riusciti a diffonderli sotto forma di applicazioni legittime in Android Market. Il Report security completo di Kaspersky Lab a marzo 2011 è disponibile a questo indirizzo.


Rapporto IBM X-Force: attacchi alla sicurezza più mirati e sofisticati


IBM ha pubblicato i risultati del suo rapporto annuale X-Force 2010 Trend and Risk Report, in cui si evidenzia come, nello scorso anno, le organizzazioni pubbliche e private di tutto il mondo abbiano affrontato minacce sempre più sofisticate e personalizzate. Sulla base delle informazioni raccolte attraverso la ricerca di divulgazioni pubbliche e il monitoraggio e l’analisi giornalieri di più di 150.000 eventi di sicurezza al secondo, queste sono state le osservazioni chiave del team X-Force Research:

• Più di 8.000 nuove vulnerabilità, un aumento del 27 percento rispetto al 2009. Anche le comunicazioni pubbliche di exploit sono salite del 21 percento dal 2009 al 2010. Questi dati indicano un panorama delle minacce in espansione, nel quale attacchi sofisticati vengono lanciati verso ambienti di calcolo sempre più complessi.

• La crescita storicamente elevata del volume di spam si è stabilizzata con la fine dell’anno, a indicazione del fatto che gli spammer vedono meno valore nell’aumento del volume di spam, e si focalizzano invece sul bypass dei filtri.

• Anche se nel complesso il numero di attacchi di phishing è stato significativamente minore rispetto agli anni precedenti, lo “spear phishing”, una tecnica di attacco più mirata, ha acquistato maggiore importanza nel 2010. Ciò ad indicare che i cyber-criminali si sono concentrati maggiormente sulla qualità degli attacchi, piuttosto che sulla quantità.

• Man mano che aumenta l’adozione di smart phone e altri dispositivi mobili da parte degli utenti finali, i reparti di sicurezza IT hanno difficoltà a stabilire le giuste modalita’ di inserimento in sicurezza di questi dispositivi nelle reti aziendali. Sebbene gli attacchi contro l’ultima generazione di dispositivi mobili non siano risultati ancora predominanti nel 2010, i dati X-Force mostrano un aumento nelle divulgazioni delle vulnerabilità e degli exploit che prendono di mira tali dispositivi.


"Da Stuxnet alle botnet Zeus fino agli exploit mobili, si espande ogni giorno la varietà di metodologie di attacco”, ha spiegato Tom Cross, threat intelligence manager, IBM X-Force. “L’aumento degli attacchi mirati nel 2010 ha fatto luce su un gruppo totalmente nuovo di cyber-criminali altamente sofisticati, che potrebbero essere ben finanziati e operare con una conoscenza delle vulnerabilità della sicurezza che nessun altro ha. Restare un passo avanti a queste crescenti minacce e progettare software e servizi che siano sicuri sin dall’inizio non è mai stato così critico”.Insieme al rapporto di quest’anno, IBM annuncia anche in Europa l’Institute for Advanced Security volto a combattere le crescenti minacce alla sicurezza presenti nel nostro continente. Secondo il rapporto, nel 2010, quasi un quarto - il 22 % - di tutte le e-mail di phishing finanziario ha preso di mira le banche situate in Europa. Il rapporto ha inoltre identificato Regno Unito, Germania, Ucraina e Romania tra i primi 10 paesi “fonti” di spam nel 2010. L’Institute for Advanced Security in Europa rappresenta l’espansione di quello fondato a Washington, D.C., lo scorso anno e incentrato sui clienti statunitensi. Una nuova sezione dell’X-Force Trend & Risk Report è dedicata ai trend della sicurezza e alle best practices per le tecnologie emergenti, quali i dispositivi mobili e il cloud computing. Dal punto di vista della sicurezza, il 2010 sarà ricordato principalmente come un anno contrassegnato da alcuni degli attacchi mirati di più alto profilo mai osservati nel settore. Ad esempio, il worm Stuxnet ha dimostrato che il rischio di attacchi contro sistemi di controllo industriali altamente specializzati non è solo teorico. Questo tipo di attacchi è indicativo dell’elevato livello di organizzazione e finanziamento che sta dietro lo spionaggio e il sabotaggio informatico, che continuano a minacciare una sempre più ampia varietà di reti pubbliche e private.Nel 2010 il volume di spam è aumentato vertiginosamente, toccando il massimo storico. Tuttavia, la crescita del volume si è stabilizzata prima della fine dell’anno. In effetti, verso la fine del 2010, sembrava che gli spammer fossero andati in vacanza, con un calo del 70 percento del volume di traffico registrato subito prima di Natale e con l’inizio del nuovo anno. Il mercato dello spam è ormai saturo? È possibile che vi sia una diminuzione dei ritorni associati all’aumento del volume totale dello spam, e stiamo iniziando a vedere che gli spammer si concentrano maggiormente sull’aggirare i filtri antispam. Le vulnerabilità delle applicazioni web continuano a rappresentare la più grande categoria di divulgazioni della sicurezza, con il 49 % delle vulnerabilità divulgate nel 2010 riguardanti le applicazioni web. La maggior parte è stata costituita da problemi di cross-site scripting e iniezione di codice SQL, come indicato dai dati mostrati da IBM X-Force. Secondo i risultati X-Force, ogni estate degli ultimi tre anni si è registrato un attacco con iniezione di codice SQL su scala globale tra i mesi di maggio e agosto. L’anatomia di questi attacchi è stata simile a livello generale, mirata alle pagine .asp che sono vulnerabili all’iniezione di codice SQL. IBM ha riscontrato una tendenza all’aumento dell’attività delle Trojan botnet durante il 2010. Questa crescita è significativa perché, nonostante l’aumento degli sforzi coordinati per chiudere l’attività delle botnet, questa minaccia sembra acquistare slancio. Tuttavia, i dati di IBM illustrano il netto impatto del successo, nei primi mesi del 2010, nel chiudere la botnet Waledac, che ha provocato un calo istantaneo del traffico di comando e controllo (command and control) osservato. D’altro canto, la botnet Zeus continua a evolversi e ha costituito una parte significativa dell’attività delle botnet rilevata da IBM nel 2010. A causa delle sua estrema popolarità presso gli hacker, ci sono centinaia, se non migliaia, di botnet Zeus attive in ogni dato momento. Il malware delle botnet Zeus è comunemente utilizzato dagli hacker per sottrarre informazioni bancarie dai computer infettati.

domenica 10 aprile 2011

I Toolkit rendono vita facile ai cybercriminali e dominano la scena


Aspiranti cybercriminali sono stati in grado di perpetrare attacchi impunemente e con relativa semplicità grazie alla disponibilità di appositi toolkit, ovvero programmi software già predisposti per sottrarre informazioni. Secondo il report delle minacce che hanno contraddistinto il 2010 stilato dai ricercatori Trend Micro, l’anno scorso può essere definito "l'Anno del Toolkit". La proliferazione di questi strumenti ha prevalentemente interessato i siti di social media lungo tutto l'arco dell'anno. Sebbene i toolkit siano sempre stati uno strumento utilizzato dal cybercrimine, nell’ultimo anno hanno registrato un momento di grande sviluppo diventando un elemento ancora più influente nello scenario delle minacce: con i toolkit gli attacchi possono essere sferrati con meno sforzo e in minor tempo, con effetti evidenti nel boom di minacce che ha caratterizzato il 2010. Molti di questi toolkit sono progettati per distribuire Trojan per la sottrazione di informazioni personali (dati sensibili o credenziali di accesso), come ad esempio ZeuS o SpyEye. Questo tipo di toolkit, tra l’altro, non è molto economico: il prezzo per un toolkit Zeus “base”, infatti, è di 8.000 dollari (ma il prezzo può anche raddoppiare se il toolkit dispone di ulteriori funzionalità), mentre un toolkit SpyEye ha un costo più “modesto” di 3.000 dollari. Nonostante ciò e qualunque sia il loro prezzo, questi strumenti sono molto utilizzati dai cybercriminali perché sono in grado di compiere furti su vasta scala.


Spam: impennate e cali improvvisi, Stati Uniti e India in testa tra le vittime.

Le azioni repressive intraprese nel mese di ottobre 2010 contro le attività di Spamit, l’azienda che produceva miliardi di email spazzatura, hanno portato a una riduzione sostanziale della minaccia tra novembre e dicembre, periodo festivo in cui normalmente aumenta. Dal picco del mese di ottobre in cui si sono superati i 3 miliardi e mezzo di messaggi indesiderati, si è passati ai 2 miliardi di dicembre.Mentre il volume globale dello spam ha registrato un calo nel 2010, gli Stati Uniti (con quasi 4 miliardi di messaggi spam) e l'India (con oltre 2 miliardi di messaggi) sono stati i Paesi più colpiti per via del crescente utilizzo di Internet e per l'uso dell'inglese come lingua più diffusa nelle comunicazioni formali. Ultimi in classifica, Argentina e Israele sono stati i Paesi meno colpiti dal fenomeno, i quali non sono andati oltre il mezzo miliardo di messaggi. L’Italia si è invece piazzata a circa metà della classifica, arrivando a raggiungere quasi un miliardo di messaggi. Il picco più elevato è toccato all'Europa, dove lo spam si è presentato spesso in lingua spagnola promuovendo in particolare il gioco d'azzardo e i casinò online per via delle normative relativamente più favorevoli a queste attività nella regione iberica. Durante il quarto trimestre del 2010 è stata la Russia a registrare la maggiore produzione di spam, in quanto Paese che non riconosce la natura illegale di questo tipo di pratica.


Settore farmaceutico e sanitario i più coinvolti.

Chi è in possesso di un account di posta elettronica avrà molto probabilmente ricevuto moltissimi messaggi spam relativi a prodotti farmaceutici o sanitari che hanno costituito la gran parte dello spam rilevato lungo tutto il 2010. Questo tipo di spam non è finalizzato solo alla vendita di prodotti farmaceutici, ma viene utilizzato dagli spammer per mascherare i loro attacchi di phishing e malware. Gli spammer si sono inoltre serviti della posta elettronica per sferrare attacchi di phishing e malware e colpire alcuni dei più noti siti di social networking, contesti particolarmente amati dal cybercrimine considerate le folte comunità di utenti che li popolano.URL pericolosi: Stati Uniti e Cina i Paesi più bersagliati dalle infezioni malware.Oltre l'80% del malware, causa della maggior parte delle infezioni avvenute nel 2010, proveniva dal Web. Trend Micro tiene monitorata la crescita degli URL pericolosi e nel 2010 la loro quantità ha continuato a crescere fino a superare i 3 milioni tra i mesi di novembre e dicembre. La maggioranza di URL pericolosi e, di conseguenza, le vittime di infezioni da malware è stata rilevata negli Stati Uniti e in Cina. Anche la Russia, inoltre, è risultata essere una fonte importante di spam contenente URL pericolosi.Le minacce mobili puntano a diverse piattaforme, di ieri e di oggi.Sul fronte delle minacce mobili, nell'estate del 2010 i ricercatori Trend Micro hanno evidenziato episodi di malware diretti contro la nuova piattaforma Android OS e le relative applicazioni. Nel mese di agosto è apparso DroidSMS, un messaggio SMS pericoloso che inviava un'applicazione travestita da Windows Media Player. A distanza di una settimana è comparsa anche un'altra applicazione progettata per inviare la posizione GPS di un utente tramite HTTP POST.Trend Micro ha scoperto anche altri tipi di malware rivolti ai sistemi operativi degli smartphone di vecchia generazione, come Symbian ad esempio. I cybercriminali sono sempre alla ricerca di qualsiasi forma di monocultura al fine di colpire il più elevato numero di obiettivi. Ad esempio, nel caso di Android OS, la sua grande popolarità in ambito smartphone, oltre al codice open source del sistema operativo e alle applicazioni particolarmente vulnerabili, ha pesato non poco sull'aumento dei tentativi di colpire questa piattaforma.La protezione cloud-based Trend Micro.Trend Micro Smart Protection Network è l'infrastruttura sulla quale si basano molti dei prodotti Trend Micro, garantendo protezione avanzata a livello di cloud e bloccando le minacce in tempo reale prima che queste possano raggiungere l'utente. Alla fine del 2010 Smart Protection Network contava 45 miliardi di query ogni 24 ore, bloccando 5 miliardi di minacce ed elaborando 3,2 terabyte di dati al giorno. In media, si connettevano alla rete 102 milioni di utenti ogni giorno.Smart Protection Network sfrutta la tecnologia brevettata basata sulla “correlazione in-the-cloud” con analisi comportamentali per mettere in collegamento le attività delle minacce che possono propagarsi via Web, email e file per determinarne la pericolosità. Il confronto tra le diverse componenti di una minaccia e l'aggiornamento continuo dei database permettono a Trend Micro di reagire in tempo reale fornendo una protezione automatica e immediata da minacce diffuse attraverso posta elettronica, file e Web.Il report completo è consultabile all'indirizzo: http://us.trendmicro.com/us/trendwatch/research-and-analysis/threat-reports/index.html


lunedì 24 gennaio 2011

Unicri, furti d'identità: 1 italiano su 4 è a rischio perchè poco informato


Gli italiani sono sempre attenti a non farsi rubare la macchina o il portafoglio, ma ancora molto 'ingenui' nel conservare la cosa piu' preziosa che hanno: la propria identita'. Tanto che un italiano su quattro e' potenzialmente esposto a furti di dati personali (come su Facebook), che possono portare a truffe e a crimini anche gravi. E c'e' poco da stare tranquilli, dato che le truffe si evolvono di pari passo con la tecnologia, a volte addirittura superandola: e' il caso del 'vishing', che avra' a breve in Italia un vero e proprio 'boom'. Il quadro e' stato tracciato dall'Unicri, l'agenzia delle Nazioni Unite per la prevenzione del crimine, con un'indagine commissionata da Cpp, filiale di una multinazionale attiva nella protezione e nei servizi di assistenza. I dati, presentati nei giorni scorsi a Milano, fotografano una realta' desolante: degli 800 intervistati (rappresentativi di 8 milioni di italiani), uno su cinque non saprebbe a chi chiedere aiuto in caso gli fosse rubata l'identita', mentre solo il 3,8% dichiara di essere molto informato sull'argomento. Le truffe d'identita' hanno decine di sfaccettature: vanno da quelle semplici, nelle quali una persona assume l'identita' di un'altra per divertimento (come accade sempre piu' spesso ad esempio su Facebook), a quelle piu' ingegnose, in cui il malintenzionato usa potenti software per sostituirsi alle banche, e quindi accedere ai conti correnti di ignari utenti. Il cybercrimine e' talmente redditizio per chi lo pratica che in Gran Bretagna nei primi 10 mesi del 2010 si sono stimati ricavi di 3,1 miliardi di euro, legati solo a furti d'identita'. In Italia, un'indagine dell'Abi ha invece stimato per il 2009 ricavi da 1,6 a 2 miliardi. ''Quest'anno e il prossimo - spiega Raoul Chiesa, hacker e membro dell'Unicri, nonche' uno dei piu' grandi esperti di sicurezza informatica d'Italia - il fenomeno esplodera', complice anche l'uso sempre piu' intensivo dei dispositivi mobili per andare su internet''. E il fatturato dei truffatori informatici ha ormai raggiunto cifre stratosferiche: ''I ricavi a livello globale - aggiunge Chiesa - hanno superato quelli del traffico d'armi e del traffico di droga''. Le frodi maggiormente temute dagli italiani sono quelle riguardanti l'ottenimento di finanziamenti, crediti, mutui o il ritiro di contante dal bancomat e le conseguenze maggiormente immaginate sono quelle di trovarsi accusati di frodi o delitti compiuti a danni di terzi, oppure banalmente con il conto in rosso. Nonostante però l'80% del campione si dichiari preoccupato dal fenomeno del furto d'identità, poche e comunque di livello base appaiono i comportamenti e le tecniche difensive adottate per contrastare il verificarsi di questa eventualità. Se infatti oltre l'80% del campione custodisce il Pin del bancomat in luogo sicuro e diverso dalla tessera normalmente utilizzata per compiere dei prelievi, solo il 55%, invece, custodisce in luogo sicuro le password che consentono la navigazione internet e la conferma di operazioni dispositive dai conti online. Solo il 44,8% strappa la posta arrivata dalla propria banca, solo il 40% custodisce solo su carta o su memoria esterna dal pc abitualmente utilizzato copia di bonifici e altre tipologie di documenti relativi alle operazioni effettuate e solo il 38,9% utilizza password diverse per accedere a servizi internet diversi. E anche se i consigli per difendersi dal furto d'identita' sono semplici (come il non lasciare la posta cartacea incustodita, o non diffondere mai i propri dati personali a meno che non sia strettamente necessario), a volte e' davvero difficile mettersi al sicuro. E' il caso del 'vishing', l'ultima evoluzione del ben piu' noto phishing, che ha gia' colpito piu' volte in Italia. Il phishing, storpiatura della parola inglese che significa 'pescare', usa spesso finte email come una vera e propria esca. Questi messaggi copiano in tutto e per tutto le comunicazioni che un utente riceve ad esempio dalla propria banca; e l'utente, in buona fede, risponde ai truffatori dando loro i propri dati personali, le password o la carta di credito. Il 'vishing', invece, unisce il phishing al Voip, ovvero le telefonate via internet. ''Il Voip - spiega Chiesa - somma le vulnerabilita' della telefonia tradizionale con quelle di internet. Nel vishing puo' succedere che il cybercriminale si spacci per una banca, facendo addirittura comparire il vero numero dell'istituto di credito sul display dell'utente, e ottenendo da lui i dati personali. Ma il criminale puo' anche attaccare i call center che le banche delocalizzano ad esempio in Romania perche' piu' economici e, con l'aiuto di potenti software, carpire i dati dell'utente senza che ne' lui ne' la banca se ne accorgano''. Questa nuova truffa online, già realtà quotidiana in America e in Asia ''per fortuna non e' ancora diffusissima in Italia - conclude Chiesa - ma si vedono gia' i primi casi''. Il consiglio numero uno per difendersi è evidentemente quello di proteggere i propri dati, non diffonderli via internet, non fornirli a persone che non si conoscono e usare un buon antivirus.

Fonte: Protezione Account