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martedì 20 settembre 2016

Attività formativa scuole 2016-2017 : Educazione e cultura digitale


Per l'anno scolastico 2016-2017 è mia intenzione attivare una serie di contatti con scuole, associazioni e aziende per pianificare un'attività formativa sul territorio nazionale mirata ad incrementare il  livello di conoscenza e preparazione dei bambini/ragazzi circa l'approccio a Internet, Social Network, sistemi di comunicazione e condivisione con una particolare attenzione alle seguenti tematiche:






L'obiettivo PRIMARIO è, oltreché formare i bambini della scuola primaria e della scuola media inferiore, sensibilizzare e informare i GENITORI fornendo un feedback su come si comportano i loro figli in Rete e con gli attuali strumenti di comunicazione e socializzazione


Dirigenti scolastici, insegnanti e genitori che fossero interessati ad un progetto mirato in tal senso possono contattarmi all'indirizzo email: mauro.ozenda@gmail.com o tramite il mio sito web www.maurozenda.net.

sabato 14 maggio 2016

Senza il consenso dei genitori per gli under 16 nessun servizio online

Social network ed email vietati ai minori di 16 anni. Cittadini europei, ma non cittadini digitali: questo il rischio che corrono i minori di 16 anni.
Il limite d’età per entrare di diritto nella nuova era digitale è stato fissato in 16 anni e, senza il consenso preventivo dei genitori o di chi ne esercita la patria potestà, gli under 16 non potranno usare Instagram, Snapchat, Gmail, Facebook e altri Social Network, per loro solo un ritorno al “medioevo” analogico?

Ma il nuovo Regolamento non doveva anche essere una leva di sviluppo e competitività? Ma per chi? Forse per i produttori di carta e penne, buste da lettere e francobolli?  Di sicuro il nuovo Regolamento mira a tutelare e proteggere gli under 16 dalle minacce e insidie della rete, preoccupazione concreta e iniziativa di sicuro molto lodevole, ma chi protegge i genitori?
Scherzi a parte, la questione è decisamente delicata, da una parte i cosiddetti nativi digitali e dall’altra la generazione che ha contribuito a questo nuovo mondo digitale: i primi che potrebbero insegnare loro l’uso della tecnologia e i secondi che potrebbero, con la loro esperienza e maturità, renderli più consapevoli e responsabilizzarli. Ma come sempre, anche questa è l’ennesima dimostrazione della lontananza dei legislatori dal mondo reale, se pensavamo che fosse solo un problema del nostro Paese, ora scopriamo che siamo ben accompagnati. Un’indagine di qualche anno fa, quindi neppur molto recente, stimava che in Europa poco più di un terzo dei giovani, tra i 9 e 12 anni, usava già regolarmente Social Network e dispositivi mobili connessi alla rete. Oggi questa percentuale sarà sicuramente ben maggiore.
Attualmente in Europa tale limite di età è diverso tra i vari Stati dell’Unione, ad esempio in Spagna 14 anni mentre Olanda, Belgio e Ungheria 16 anni e in Polonia addirittura 18 anni.
Perché allora questo limite? Semplice: 16 anni è il risultato di una media e molto probabilmente tale limite non ha neanche accontentato la maggior parte dei Paesi UE. E quindi? Compromesso per compromesso: ogni Stato membro avrà anche la facoltà di stabilire in autonomia tale limite di età. E questa è una delle molteplici zone d’ombra del nuovo Regolamento.
E’ proprio del giorno successivo all’approvazione del 18 dicembre dello scorso anno del testo definitivo del GDPR da parte del cosiddetto Trilogo, un comunicato stampa del Governo Britannico, che informa i propri partner UE, che il limite d’età per accedere ai servizi online in UK sarà fissato a 13 anni. E probabilmente non sarà l’unico.
Ma il Regolamento non mirava ad una armonizzazione normativa in materia di proprio per l’intera Unione Europea?
Questo è l’ennesimo risultato delle differenti posizioni degli Stati membri, una delle cause peraltro del rallentamento dell’iter di approvazione del nuovo pacchetto di riforma in materia di protezione dei dati.

Ma non era stato anche previsto un forte risparmio in termini di oneri di conformità per le imprese?
Il nuovo quadro giuridico UE non prevede in maniera specifica come tale autorizzazione debba essere messa in pratica, e sposta tale onere alle società di servizi online, le quali quindi non solo dovranno farsi carico di tale gestione, ma dovranno anche individuare le relative modalità e metterle in atto, anche in maniera diversa a seconda del limite d’età di quel Paese piuttosto che di quell’altro. Ne saranno coinvolte anche le PMI e non solo le multinazionali: quante piccole medie imprese erogano servizi e/o vendono prodotti online per gli ? E magari i loro mercati sono proprio quello ungherese, polacco e britannico, attualmente i limiti di età sono rispettivamente 16, 18 e 13 anni. Altra zona d’ombra del nuovo Regolamento.
D’altronde il legislatore non poteva essere così “presuntuoso” nel definire quali adeguate misure potrebbero essere utilizzate per la validazione del consenso genitoriale, considerando anche la continua evoluzione del contesto tecnologico, ma limitarsi a “Il titolare del trattamento si adopera in ogni modo ragionevole per verificare in tali casi che il consenso sia prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale sul minore, in considerazione delle tecnologie disponibili” sembra davvero poca cosa.
Potrebbe allora essere utile per trovare ispirazione volgere il proprio sguardo oltre oceano, verso gli USA. A fine 2015 viene approvato un nuovo metodo per la raccolta del consenso dei genitori per l’accesso ai servizi online dei propri figli minorenni: un sistema di matching tra una foto personale identificativa (es. patente o id card), verificata prima tramite pratiche tecnologiche forensi, e un selfie (scattato tramite smartphone ad esempio).  Le due foto, al fine della verifica, sono analizzate tramite tecniche di riconoscimento facciale biometrico e al termine del processo di validazione, che dura poco più di qualche minuto, i dati acquisiti vengono eliminati definitivamente con tecniche di cancellazione sicura.
Vero è che “I minori meritano una specifica protezione relativamente ai loro dati personali, in quanto possono essere meno consapevoli dei rischi, delle conseguenze e delle misure di salvaguardia interessate nonché dei loro diritti in relazione al trattamento dei dati personali”, ma dall’altra parte non si comprende come diversi limiti di età da Stato a Stato membro dell’Unione possa ulteriormente tutelarli. Semmai oltre a creare disuguaglianze tra cittadini under 16 di serie A e B potrà contribuire all’insorgere di problematiche di altro genere.
I probabili differenti limiti di età potranno, infatti, rappresentare già di per sé un problema. Ma i rischi di un mancato allineamento di tale limite verso il basso, per assurdo, potrebbe comportarne altri. Potenzialmente il numero di coloro che potrebbero essere privati dell’uso delle nuove tecnologie e di nuove opportunità di interazione e apprendimento è molto elevato. Questo, inoltre, potrebbe anche portare gli under 16 a mentire sulla propria età in fase di registrazione con i rischi di poter accedere a contenuti per i più grandi e quindi non per loro appropriati. O peggio ancora, migrare all’insaputa degli stessi genitori verso fornitori di servizi on-line, magari meno restrittivi e meno controllati, ma che potrebbero per la natura dei contenuti e degli stessi utenti essere anche più pericolosi. E ancora, quindi, un’altra zona d’ombra.
Per ora di certo c’è un testo di Regolamento che “vieta” l’accesso ai servizi online agli under 16 e purtroppo coloro che hanno auspicato un ultimo “ritocco” al Regolamento prima della sua approvazione definitiva, con l’eliminazione di tale “delega” ai singoli Stati dell’Unione nel poter fissare un proprio limite di età, sono rimasti sicuramente delusi.
E altra certezza: gli under 16 potrebbero non essere Cittadini di Internet, bensì scudieri all’interno di un feudo medioevale.
All’indomani dello storico accordo di metà dicembre sul testo definitivo del GDPR, Trevor Hughes, CEO di International Association of Privacy Professionals (‎IAPP) dichiara “Sembra che il cielo ci stia cadendo addosso, ma abbiamo tempo”, ma nel dubbio forse è il caso di iniziare a spostarci.

Fonte: Techeconomy - Autore: Francesco Traficante

martedì 10 maggio 2011

Approvata la legge che tutela i minori sul web



Il Congresso ha trovato l'accordo bipartisan per difendere la privacy dei bambini nella Rete.


Le aziende private non potranno più monitorare le attività online dei bambini sotto i 13 anni, il web marketing indirizzato ai minorenni avrà delle forti limitazioni e i genitori potranno disporre di un software che consentirà loro di eliminare informazioni personali sui loro figli già presenti in Rete. Sono questi i principali punti della nuova legge che regolamenterà il mondo di Internet negli Stati Uniti. Il provvedimento, che al Congresso avrà il sostegno bipartisan di democratici e repubblicani, costituisce un notevole passo in avanti rispetto alla normativa vigente introdotta nel 1998, che richiedeva ai siti web un semplice permesso da parte dei genitori per raccogliere dati sui bambini, come nomi, indirizzi mail e abitudini di consumo. D’ora in poi inoltre non sarà più possibile per le compagnie utilizzare o fornire a terze parti informazioni su ragazzi al di sotto dei 18 anni per «attività di marketing mirate».«Si è giunti ormai ad un punto di non ritorno, ci sono società private talmente affamate di denaro da non avere alcuno scrupolo a violare la privacy dei nostri bambini - afferma il deputato texano Joe Barton, tra i promotori della legge - si tratta di una pratica a finalità commerciali profondamente scorretta». Una posizione condivisa anche dal collega del Partito Democratico Edward Markey, uno dei firmatari della proposta: «Per milioni di ragazzini che stanno crescendo nel ventunesimo secolo, Internet è diventato il più grande parco giochi - sottolinea il deputato - ma è doveroso che i bambini siano tutelati anche in un luogo tanto affascinante quanto pericoloso come il cyberspazio».L’ultima iniziativa del Congresso va così ad inserirsi all’interno del dibattito politico sulle modalità per proteggere gli utenti della Rete dall’eccessiva pervasività dei siti web, che cercano in ogni modo di carpire gusti e attitudini dei navigatori. Il senatore della West Virginia John Rockfeller ha da poco annunciato le due proposte che sottoporrà a breve al vaglio del parlamento: costringere tutte le aziende che operano online ad offrire agli utenti la facoltà di scegliere se essere “studiati” o meno, e aprire una commissione di inchiesta per accertare se alcuni gestori telefonici stiano controllando l’ubicazione precisa delle persone attraverso il cellulare. Audizioni in cui dovrebbero essere ascoltate anche Apple e Google, già nell’occhio del ciclone per la medesima vicenda.



venerdì 17 dicembre 2010

EURISPES: BOOM INTERNET TRA BIMBI, SOLO 14% LO USA CON I GENITORI


La televisione resta il media piu' popolare tra i bambini, con un boom delle consolle, l'aumento di telefoni cellulari in uso ai piu' piccoli e un fortissimo feeling con internet, youtube e i social network, usati spesso in solitudine. E' quanto emerge dall'indagine conoscitiva sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza in Italia messa a punto da Eurispes e Telefono Azzurro e presentata oggi a Roma. Il questionario infanzia e' stato costruito con l'obiettivo di analizzare opinioni e comportamenti dei bambini ed e' stato somministrato a soggetti appartenenti alla fascia di eta' dai 7 agli 11 anni, frequentanti la terza, quarta e quinta classe della scuola primaria e la prima classe della scuola secondaria di primo grado. Per l'infanzia, sono stati compilati ed analizzati 1.503 questionari. Se il media tuttora piu' popolare presso i bambini rimane la televisione (solo il 4,8% del campione, infatti, afferma di non utilizzarla mai mentre piu' di un bambino su 10, il 12,6%, trascorre piu' di 4 ore al giorno davanti alla Tv), al secondo posto, per diffusione tra i bambini, si colloca il computer. L'uso giornaliero del pc risulta di durata contenuta: il 41,3% lo utilizza al massimo per un'ora al giorno, mentre il 17,4% da 1 a 2 ore. La maggioranza dei bambini si collega ad Internet (59,7%), mentre un terzo ne rimane escluso (33,1%). Anche in questo caso prevale un consumo contenuto: il 31,9% lo usa fino ad un'ora al giorno, il 13% da 1 a 2 ore, ma un 6,9% dei giovanissimi naviga per oltre 4 ore al giorno. I bambini utilizzano le apparecchiature elettroniche prevalentemente da soli. Per quanto riguarda la Tv, la meta' del campione la guarda solitamente da solo, quasi un terzo (31,8%) con i genitori ed il 12% con gli amici. Un terzo degli intervistati guarda i dvd da solo, il 23,6% con i genitori ed il 19% con gli amici. La consolle per i videogiochi viene utilizzata prevalentemente dai bambini da soli (39,9%). Per quanto riguarda Internet, solo il 14,4% del campione riferisce di navigare con i genitori: il 40,4% naviga da solo e l'11,7% con gli amici. Cio' significa che i bambini sono generalmente privi di controllo da parte degli adulti anche quando usano mezzi di comunicazione potenzialmente insidiosi per i piu' piccoli. Le attivita' legate all'utilizzo di Internet piu' diffuse tra i bambini risultano essere: guardare filmati su YouTube (lo fa il 67,8% di chi naviga), giocare con i videogiochi (64,6%), cercare informazioni interessanti (61,7%), scaricare musica/film/giochi/video (58,7%). Se queste attivita' sono diffuse tra la maggioranza dei piccoli navigatori, risulta non trascurabile anche la quota di chi cerca materiale utile per lo studio (46,6%), chatta (42,2%), utilizza Social Network (42,1%). Quasi un terzo usa la posta elettronica (32,2%) ed il 27,6% partecipa a giochi di ruolo online.L'Eurispes e Telefono Azzurro segnalano in particolare la diffusione ormai capillare, anche tra i piu' giovani, di YouTube, dei Social Network, nonche' l'abitudine dilagante, fin dall'infanzia, di scaricare materiali da Internet - spesso in modo illegale. In aumento la quota di bambini che guarda filmati da YouTube (a riprova della crescita travolgente del sito) - erano 54,7% nel 2009, percentuale salita al 67,8% nel 2010 - e che usano la posta elettronica (27,8% nel 2009 e 32,2% nel 2010). La rilevazione inerente i gusti e le preferenze dei bambini nella scelta di generi di video guardati su YouTube ha mostrato una significativa propensione del campione intervistato al genere musicale, scelto nel 62,9% dei casi. I filmati divertenti/curiosi ed i pezzi di programmi televisivi preferiti, vengono guardati rispettivamente dal 57,8% e dal 57,5% del campione. I video con scene forti (incidenti, violenza, sesso, ecc.) registrano la percentuale piu' bassa di risposte affermative (17,1%), benche' si tratti di una percentuale da non sottovalutare considerando il contenuto ed il genere dei video stessi.
Fonte: Agenzia Asca

giovedì 11 novembre 2010

5 social network divertenti e sicuri per bambini


The Children's Online Privacy Protection Act (COPPA) ritiene che non sia legale che bambini sotto i 13 anni si iscrivano su Facebook o MySpace senza il permesso dei loro genitori. Molti bambini aggirano questa legge, anche su siti che la eseguono, semplicemente modificando la loro data di nascita. In uno studio recente della Kaiser Family Foundation, il 75% di bambini di 12 anni ha dichiarato di avere un profilo su un sito di social media. Chiaramente i bambini vogliono usare i social media, e le prove suggeriscono che lo fanno. Dato che la situazione è questa, i genitori possono tuttavia rendere l'esperienza più sicura indirizzando i loro figli a una di queste cinque reti adeguate all'età sociale.
  1. Togetherville

I genitori, utilizzando il proprio account Facebook, possono creare un profilo per i loro figli in questo sito Facebook-like. Una volta che i genitori hanno scelto gli amici per i loro figli cercando altri studenti della scuola, i bambini hanno accesso a determinati video di YouTube, giochi e progetti creativi. Il sito ha caratteristiche che rispecchiano Facebook come l’utilizzo di molte applicazioni e la condivisione di video con gli amici. Non sono previste conversazioni private, ma solo commenti ai post e sulla bacheca, e per fare ciò, i bambini devono accettare e comprendere questo codice di condotta:

"Sono d'accordo di non dire niente di significativo o offensivo, non dire cose imbarazzanti su di me, sui miei amici, o sulla mia famiglia, e assumersi la responsabilità per quello che dico in Togetherville ".

Gli utenti di Togetherville sono inferiori ai 10 anni e il sito facilita anche l’intervento dei genitori nell’introduzione dei loro figli ai mezzi di comunicazione sociale.

  1. What’s what

Questo sito è probabilmente la rete sociale più sicura per i bambini. Per registrare i propri figli su questa piattaforma, i genitori devono presentare i dati della carta di credito per verificare la loro identità e devono presentare tre foto segnaletiche (scattate con una webcam) del loro bambino per i record del sito. E’un sito veramente sicuro, in cui i bambini non possono interagire con le persone che non conoscono, non possono fare amicizia con persone che sono fuori dalla loro fascia di età senza il permesso dei genitori. Oltre a ciò, le funzioni di rete sono come gli altri siti: gli utenti possono scambiare messaggi, fare amicizia, unirsi e creare gruppi, visualizzare i profili degli amici. I genitori possono modificare o cancellare i profili dei propri figli in qualsiasi momento, e tutto ciò che è pubblicato sul sito, è monitorato. Il gruppo di giovani destinati ad utilizzare il sito è tra gli 8 e i 14 anni.
  1. ScuttlePad

Per registrarsi su ScuttlePad, i ragazzi devono fornire la loro data di nascita, il loro colore preferito, il nome e l'indirizzo e-mail dei genitori, e non sono ammessi sul sito fino a quando i loro genitori ne concedono l’approvazione. Una volta effettuato l'accesso, i ragazzi sono liberi di postare messaggi, fare amicizia, caricare foto e scrivere commenti, seppur con un tranello. Tutti i commenti sul sito devono seguire un dato formato e utilizzare un determinato insieme di parole. Le foto sono personalmente approvate dal team di ScuttlePad. Il sito ha lo scopo di insegnare ai bambini dai 6 agli 11 anni, come utilizzare un sito di social media. Su giantHello i genitori possono iscrivere i propri figli fornendo le ultime quattro cifre del proprio numero di previdenza sociale. Oltre a ciò, il sito fornisce l'esperienza di social networking che più si avvicina alle altre reti di social media per adulti, il che risulta essere più attraente per i bambini più grandi che desiderano avere più autonomia rispetto a quella consentita su alcuni degli altri siti. Le pagine del profilo hanno funzioni molto simili a quelle di Facebook: gli amici possono lasciare commenti, i bambini possono aggiornare il proprio status, e l'attività sul sito, inviare messaggi privati, caricare le foto, e unire le pagine fan di celebrità come i Jonas Brothers e Ryan Seacrest ecc. Non è permesso ai bambini di stringere amicizia con altri senza il consenso dei genitori. La piattaforma si basa su moderatori personali per la maggior parte delle sue caratteristiche di sicurezza: ogni commento è contrassegnato da un filtro per evitare un linguaggio inappropriato o la divulgazione di dati personali; tutte le foto sono controllate da un moderatore; gli utenti inviano articoli e racconti per una sezione "scritto da te" che sono controllati attentamente prima di poter essere postati. Diversamente dalla maggior parte dei siti, genitori e figli sono incoraggiati a creare profili sulla stessa rete. Gli utenti possono scambiarsi messaggi, aggiornare il loro status, caricare video (che deve essere approvato prima di essere inviato). Inoltre sono previste diverse applicazioni di social gaming gratuiti per entrare in competizione tra gli utenti e sviluppare il punteggio più alto.
Il vantaggio di questo sito, soprattutto per i bambini più grandi, è che la moderazione è fornita dal sito stesso. I genitori non sono tenuti a verificare costantemente le loro attività o approvare decisioni.

Fonte: Blog Digichat - Autore: Fefa