Pagine

Visualizzazioni totali

Google Scholar
Visualizzazione post con etichetta biometria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta biometria. Mostra tutti i post

martedì 19 gennaio 2016

Ecco il piano di Google per eliminare la password


Ecco il piano di Google per eliminare la password

Project Abacus
è l'ambizioso progetto di Mountain View per eliminare definitivamente la password, sostituendola con l'autenticazione via smartphone attraverso la lettura di parametri biometrici dell'utente.


Tra i grandi progetti di Google per il 2016 c'è anche Project Abacus. Si tratta dell'ambizioso progetto di Mountain View per eliminare definitivamente la password, sostituendola con l'autenticazione via smartphone attraverso la lettura di parametri biometrici dell'utente. Abacus vorrebbe bloccare o sbloccare i dispositivi e le applicazioni basandosi su quello che gli apparecchi sanno sul proprio utente, ovvero attraverso un trust score. Il telefono infatti monitora continuamente e riconosce i luoghi che frequentiamo, la nostra voce, la parlata, il modo in cui camminiamo e il nostro volto (tra le altre cose).
Durante la conferenza I/O di Google, Regina Dugan ha affermato che con il suo metodo trust score, Project Abacus, "può rivelarsi dieci volte più sicuro di un semplice sensore di impronte digitali". E non è difficile credere che sia vero. Per tenere lontani i pirati informatici e i cybercriminali, la password è una soluzione gestibile che può variare da debole a forte. I normali sistemi di password sono considerati i più deboli, specialmente quelli che richiedono una password breve e semplice.
L'autenticazione a due fattori è l'ultima moda, dove ad ogni tentativo di accesso l'utente si vede recapitare sul telefono un SMS con un codice di sicurezza aggiuntivo, da inserire sul primo dispositivo per completare la procedura di accesso. E poi abbiamo le impronte digitali, che sono molto sicure e onerose da imitare, anche se un'impronta digitale può essere ottenuta con la forza. Ma, a differenza di tutti questi metodi. Tutti i dati e il monitoraggio costante necessario per Abacus sta già avvenendo attraverso lo smartphone.
Per permettere ad Abacus di utilizzare le nostre informazioni come un sistema di sicurezza, basterebbe mettere tutti i parametri insieme. Tuttavia, è richiesta anche la costante sorveglianza invasiva e l'accesso ad alcuni documenti piuttosto intimi. Una grande idea, un po' spaventosa nella vita reale, ma ormai i giganti della tecnologia sanno tutto di noi.

giovedì 17 giugno 2010

Bambini e sicurezza: biometria per il Web


Netiquette, neologismo che viene dall' inglese net (rete) e dal francese étiquette (buona educazione), significa l'insieme delle regole che disciplinano il comportamento di un utente di Internet nel rapportarsi agli altri utenti attraverso risorse quali newsgroup, mailing list, forum, blog o e-mail in genere. Secondo una ricerca condotta da Symantec, a fronte di un atteggiamento molto libertario dei genitori italiani che nel 65% dei casi lasciano i propri figli liberi di esplorare i contenuti della rete e impostare autonomamente la propria condotta, il 95% dei bambini del Bel Paese riesce a gestirsi in maniera responsabile, non solo impostando da sé le proprie regole di netiquette basandosi sul buonsenso, ma anche dimostrando di essere informato su quali sono i possibili rischi della navigazione. Secondo i ricercatori, solo raramente i teen ager italiani cederebbero a comportamenti che fuori dal Web sarebbero inaccettabili.“Agli adulti, che spesso sono meno esperti dei ragazzi – ha spiegato Ida Setti, Consumer Marketing Manager, Symantec Italia & Iberica - spetta un compito importante in termini di approfondimento della propria conoscenza di Internet e del ruolo che svolgono nella vita dei figli”.
I pericoli di un accesso incondizionato al Web non sono solo legati alla cybercriminalità che produce virus e malware. Come emerge dal “Quattordicesimo rapporto annuale sulla pedofilia on line” ogni giorno nascono 135 nuovi siti e 3 gruppi pedofili nei social network, ossia un incremento del 16,5% solo nel 2009.
Il report diffuso dall'Osservatorio Internazionale di Telefono Arcobaleno, indica inoltre che nelo scorso anno sono stati scoperti 49.393 siti pedopornografici, provenienti da 35 paesi in tutto il mondo. Da una classifica del rapporto emerge che il 22,3% dei pedofili è di origine americana e il quinto posto appartiene all'Italia con il 5%.
I dati sono preoccupanti considerando che ogni giorno sono 100mila le visite medie per ogni sito pedofilo. A contribuire alla diffusione di questi fenomeni vi sono una serie di fattori. Da un lato vi è la mancanza di cooperazione fra diversi stati e le soluzioni locali mirate a contrastare la pedofilia non permettono di raggiungere soluzioni efficaci in diversi territori. Dall'altra parte, internet di sicuro non contempla a pieno la riservatezza delle informazioni personali e ne tanto meno esistono metodi infallibili di prevenzione che contrastano tali fenomeni.
Vittime, purtroppo, di questo sistema poco sorvegliato sono i minori, che il più delle volte, vengono ingenuamente adescati sui vari social network, da falsi profili di coetanei.

Secondo la ricerca Symantec, però, il dato positivo è che i ragazzi italiani si lasciano ingannare più facilmente dal download dei virus (36%), e meno dalle richieste di amicizia di sconosciuti sui social network (26%), principale rischio che corrono invece i loro coetanei nel mondo. Rispetto agli altri paesi, infatti, i ragazzi italiani usano il web più per giocare che per socializzare e instaurano relazioni prevalentemente con persone che conoscono già e, in media, hanno 56 amici virtuali, contro i 66 dei ragazzi britannici e i 117 dei brasiliani.
Molti sono i soggetti che costantemente scandagliano la rete e che tentano di sanare la piaga digitale più grave. Enti governativi di sorveglianza, associazioni no profit, e istituzioni combattono da sempre il fenomeno ma ciò evidentemente non scoraggia i criminali.
Il campione analizzato da Symantec, costituito da circa 10 mila persone (oltre 7000 adulti e 2800 minori tra gli 8 e i 17 anni), di 14 paesi diversi, il 62% degli interpellati ammette di avere avuto almeno un'esperienza negativa in rete, ma solo il 45% ne parla. Un campanello d'allarme che sposta l'attenzione sui genitori e apre la discussione sul tema del controllo.
Un sistema biometrico potrebbe essere una valida soluzione a questo problema. La proposta viene dall'americana Dolphin Surf, che ha messo a punto un piccolo lettore di impronte digitali, rivolto ai web surfer più giovani.
Dolphin Secure è un lettore di impronte digitali che promette la massima protezione per i bambini che navigano su internet. Questa soluzione, infatti, differisce da molte altre in quanto limita la navigazione ad una lista di siti e permette ai piccoli internauti di interagire con altri coetanei iscritti a un social network dedicato agli utenti Dolphin Secure.
Il prodotto è completamente personalizzabile, i genitori infatti possono includere o escludere determinati domini, possono visualizzare tutte le attività effettuate e possono impostare il range di età in modo tale che i bambini possono chattare con altri coetanei. Il sistema prevede un abbonamento annuale al servizio dal costo di 60 $ e il lettore biometrico di 15 $.
Dolphin Surf, per default, limita l'accesso ad ogni dominio non contenuto nella lista ed è prevista anche la possibilità di limitare l'accesso alle impronte digitali dei pedofili già schedati. A meno che un genitore cambi le impostazioni di default, i minori saranno completamente protetti da ogni sito che ha un elevato rischio di contenuto illegale o non adatto. Le sessioni di chat potranno essere effettuate dai minori, in quanto sono costantemente presidiate da unità di sorveglianza interna all'azienda.
Il nostro intento è quello di creare una rete sociale per i minori simile a Facebook – ha spiegato Bill O'Dowd, Ceo di Dolphin Secure-. Ciò che distingue il nostro prodotto da altre soluzioni di parental control è che non contempliamo l'uso di password per accedere ai servizi”.
Infatti, da uno studio del Florida Atlantic University's Cyberbullying Research Center è emerso che, i minori in possesso di una password, tendono a condividerla con un amico e questo comporta ad alimentare il cyberbullismo in rete. La società che ha proposto tale sistema, è avvantaggiata rispetto alla concorrenza, in quanto Dolphin ha già conquistato il consenso del sistema scolastico della contea di Miami-Dade in Florida. Il sistema viene proposto in prova per 30 giorni a tutti i genitori del distretto scolastico e inoltre verrà presto integrato nel per la navigazione nel portale del distretto scolastico Miami-Dade. Michel Kaiser, direttore esecutivo della National Cyber Security Alliance ha dichiarato che anche i sistemi di accesso biometrici possono non garantire la massima sicurezza. Infatti, fa notare Kaiser, la tendenza dei minori a non esporre un problema del genere ai genitori è il problema più difficile da risolvere. Necessita quindi una giusta educazione su come comportarsi in questi casi in cui un minore è vittima di bullismo o fenomeni di pedofilia.
Per limitare questi crimini quindi c'è la necessità di un maggiore sforzo di cooperazione fra diversi soggetti, una valida educazione comportamentale, sistemi di limitazione efficaci e regolamentazioni di carattere globale. Tecnologia e responsabilità. Un binomio interessante perché se la biometria può essere una soluzione sul breve termine la netiquette è la soluzione sul lungo termine.

venerdì 8 gennaio 2010

Migliorare la sicurezza grazie al riconoscimento facciale


Il riconoscimento facciale e altre tipologie di identificazione biometrica stanno prendendo sempre più piede e continuano a venire impiegati nei campi più disparati.
Alcuni ricercatori del dipartimento di ingegneria del Miami College negli Stati Uniti hanno sviluppato una tecnologia per migliorare la precisione e l’accuratezza del processo di riconoscimento facciale. Il professore Mohamed Abdel-Mottaleb e i suoi collaboratori hanno sviluppato dei sistemi in grado di portare la precisione di matching tra un’immagine query e quelle memorizzate in un dataset pre-esistente ad un percentuale di accuratezza del 95-100 percento. Abdel-Mottaleb ha presentato le proprie ricerche in occasione della conferenza internazionale “IEEE International Conference on Image Processing” tenutasi in Egitto, al Cairo, dal 7 al 10 novembre. I sistemi di riconoscimento sono stati progettati per utilizzare immagini facciali tridimensionali o combinando immagini bidimensionali del volto con modelli tridimensionali dell’orecchio, ricavati da sequenze di frame video. Alla base di questo inoltre l’uso di particolari feature legate alla forma dell’orecchio umano e al volto. Il metodo che sfrutta il modello 3D del volto, dai test ha dimostrato un rate di successo del 95%: il professor Abdel-Mottaleb ha reso il suo metodo molto più veloce e performante rispetto a quelli attualmente impiegati riducendo il numero di vertici utilizzati nella fase di matching. Il secondo metodo chiamato “Multi-Modal Ear and Face Modeling and Recognition” ricava un insieme di punti facciali “interessanti” da immagini frontali del volto e li combina con i dati risultati da un componente che realizza un riconoscimento 3D dell’orecchio. Il secondo metodo è più difficile da applicare, in particolare vista la forte dipendenza dalle condizioni di illuminazione. Come spiega lo stesso Abdel-Mottaleb, il team è riuscito ad ottenere uno score anche del 100% combinando assieme i due metodi, visto che è impensabile pensare che un solo approccio di riconoscimento possa garantire un’accuratezza tale. La lotta alla criminalità, il rafforzamento dei sistemi di sicurezza e identificazione e la caccia ai terroristi passa anche attraverso importanti lavori di ricerca come questi.

lunedì 18 maggio 2009

Identiface, la biometria al servizio dei minori


E' uscito Identiface, il software per Windows XP messo a punto da Celtech, che, una volta installato, permette di accedere al computer mediante il riconoscimento biometrico del volto. In base alle caratteristiche dell'utente che accede, adulto, adolescente o bambino, è in grado di filtrare i contenuti internet rendendoli idonei al profilo dell'utente stesso.Queste caratteristiche, fanno di Identiface un prodotto all'avanguardia sul mercato del Parental Control e della protezione dei dati del Pc: il computer, attrezzato con una comune webcam, è in grado di riconoscere chi richiede l'accesso e, nel caso di utenti inseriti nelle fasce protette, si adatta e rende l'ambiente di navigazione sicuro e filtrato. Differenziandosi dai normali sistemi basati su password e pin, Identiface utilizza il riconoscimento facciale come tecnologia per la fornitura delle credenziali di accesso al sistema, un assegno al portatore che non può essere esportato, prestato o tantomeno manomesso.Il riconoscimento facciale alla base del sistema è fornito da Kee Square, la tecnologia di protezione della navigazione è invece proposta da Hypercheck.

Fonte: Bitcity.it

giovedì 7 maggio 2009

Sicurezza: bocciato il riconoscimento facciale



Le tecnologie per il riconoscimento facciale sono l’ultima proposta implementata da numerosi vendor per proteggere i dati dei computer da utenti malintenzionati. Purtroppo, durante la Black Hat DC Conference 2009, l’evento di sicurezza informatica che ogni anno attira migliaia di visitatori e professionisti del settore security, 3 ricercatori vietnamiti che hanno svolto analisi sui riconoscimenti facciali dei laptop Lenovo, Asus e Toshiba hanno reputato questi sistemi “fallati”.Tutti i sistemi analizzati utilizzano una webcam integrata ed un software apposito in grado di riconoscere l’utente dal suo viso allo scopo di permettergli così di accedere ai suoi dati senza digitare alcuna password. Durante il convegno è stata fatta una dimostrazione di come, per “exploitare” il sistema, basterebbero un po’ di buone fotografie, condizioni di luce opportune e un po’ di pazienza. Attualmente un utente malintenzionato potrebbe produrre una falsa fotografia riuscendo a procurarla attraverso internet o usando sofisticati ma popolari sistemi.

Alcuni esempi:
- Webcam chat (MSN, Yahoo Messenger, AOL, Skype, …)- Ricerca su Internet, specialmente su sito web personale o un blog che si avvalgono diTecnologie Web 2.0 (Flickr, Yahoo Blog, Facebook …).- Uso della fotocamera con il tele-obiettivo.- Un Hacker chiede di scattare una foto con lui direttamente.- E molti altri metodi …
Una volta in possesso della foto l’hacker dovrebbe crearne molte copie con diversa luminosità e visuale. Questo è facile da fare con l’ausilio degli attuali programmi in circolazione.
Gli autori hanno così concluso la documentazione: “Lo scopo principale del documento è quello di fornire prove sufficienti sul fatto che le tecnologie utilizzate per l’autenticazione da questi tre produttori non sono efficienti e sufficientemente sicure in quanto tendono a essere aggirate mettendo i dati degli utenti in grave pericolo.”

Fonte: pmi.it - Autore: Sonia Ferretti