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sabato 30 aprile 2016

Un utente su tre apre le email truffaldine

(Foto: Getty Images)
Foto: Getty Images
È solo uno dei (preoccupanti) dati del nuovo rapporto Verizon sulla sicurezza digitale. Ma dentro abbiamo trovato cose ben peggiori
Vede, l’elemento umano è, da sempre, quello più vulnerabile perché l’unico a essere vittima della curiosità”. Laurance Dine, della Verizon Investigative Response Unit, è schietto e cortese, mentre commenta i risultati del Verizon 2016 Data Breach Investigations Report. Si tratta dell’annuale rapporto che mette in luce i dati sulla sicurezza digitale nei primi mesi di quest’anno. E gli esiti non sono così buoni. Indovinate la causa?
Il phishing è, di sicuro, la minaccia principale nel ramo della sicurezza e il rapporto lo mostra in modo evidente”, continua Dine. Si riferisce alla pratica di inviare email farlocche che invitano ad accedere a siti malevoli, del tutto identici a quelli ufficiali, lasciando i propri dati e dando il via a un attacco. O, in alternativa, si tratta di email che invogliano a cliccare su un link, o aprire un allegato, attivando un malware, spesso un software-spia. Dal rapporto, infatti, emerge che ben il 30% di questo tipo di email viene aperto, con un incremento del 23% rispetto al 2015.

Questo perché le email di phishing si fanno sempre più furbe e credibili, tanto che si parla di spear-phishing, cioè email malevole confezionate su misura per colpire un preciso bersaglio. Questo spiega anche perché ben il 13% di utenti che riceve di queste email clicca su allegati e link. A quel punto, il criminale di turno ha gioco facile: stando al rapporto Verizon, infatti, nel 93% dei casi impiega meno di un minuto per compromettere un sistema, mentre nel 28% dei casi è necessario qualche minuto per portare a termine un completo furto di dati e documenti. Questo, semplicemente, aprendo una email che non si dovrebbe aprire.



In realtà, il “fattore umano” sa essere ancora più meschino. O meno furbo, se vogliamo: sempre stando al rapporto di Verizon, il 63% delle violazioni rilevate è causato da password deboli o troppo comuni. Che non soddisfano, insomma, le classiche regoline del mai banale, con almeno otto caratteri, con minuscole, maiuscole, numeri e simboli. Volendo, però, c’è di (molto) peggio: il 23% degli errori che il rapporto classifica come “altri”, consiste nell’inviare dati personali o sensibili a… destinatari sbagliati. Insomma, a volte gli attacchi si cercano per forza. E questa leggerezza, questa mancanza dei più basilari criteri di buona condotta informatica, ovviamente contribuisce al successo dei sempreverdi ransomware: che segnano un bel +16% rispetto al 2015. Però ci sono due buone notizie: la prima è che il rapporto di Verizon sottolinea come il mondo mobile e quello dell’Internet of Things, nei primi mesi del 2016, non hanno rappresentato terreno fertile per le principali minacce (anche in contrasto rispetto ad altri rapporti di questo tipo); la seconda è che, tutto sommato, prevenire gli attacchi è piuttosto semplice. Verizon suggerisce alcuni consigli un po’ più originali del solito. Tra questi: 1) Imparare quali sono le principali minacce informatiche, per modulare la difesa verso quelli che colpiscono in modo specifico il proprio settore;
2) Quando possibile, attivare l’autenticazione in due passaggi;
3) Utilizzare la crittografia per i dati più importanti;
4) Monitorare l’utilizzo di un sistema anche se si è gli unici a utilizzarlo.


Il rapporto 2016 di Verizon è disponibile a chiunque voglia consultarlo (richiede una semplice registrazione), ed è basato su oltre centomila incidenti informatici. Qui, invece, un video per togliersi la curiosità di sapere cosa accederebbe a rispondere a un’email truffaldina di queste.

venerdì 22 aprile 2016

Doppia bufala su Whatsapp tra referendum sulla legittima difesa ed iPhone 6S svenduti

Analizziamo da vicino quali sono le falsità che in questo periodo girano con la popolare applicazione di messaggistica

Periodo piuttosto intenso per tutti coloro che utilizzano costantemente Whatsapp, visto che da un po’ di giorni a questa parte stanno girando alcune “bufale” attraverso la nota piattaforma di messaggistica istantanea che vanno analizzate con attenzione. Una vi porterà a perdere solo del tempo nel caso in cui siate interessati alla fantomatica notizia (e magari a fare una brutta figura), l’altra potrebbe esporre pericolosamente i vostri dati sensibili.  Andiamo con ordine ed analizziamo separatamente i due casi. Da un lato alcuni utenti segnalano di aver ricevuto su Whatsapp un messaggio da un numero non presente in rubrica (già il binomio offerta+mittente non conosciuto dovrebbe indurre a riflessioni), in cui si comunica la disponibilità su Amazon di diverse centinaia di iPhone 6S a prezzi da capogiro a causa di problemi di imballaggio non specificati. Secondo quanto trapelato, in realtà gli utenti atterrano su un sito chiamato “Avazon” e come potrete immaginare non tutti riescono ad accorgersene in tempo. 
La truffa, in questo caso, dovrebbe limitarsi al “furto” di dati sensibili, ma occhio anche alla questione delle carte di credito, essendo l’intera questione legata ad elementi commerciali. Insomma, cercate sempre di evitare di accedere a qualsiasi link proveniente da mittenti non sicuri ed anche quando lo sono fate tutte le valutazioni del caso.

Fonte: Optimaitalia - Autore:  Paquale Funelli