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martedì 19 aprile 2011

L'innovazione non abita qui: Italia dietro Barbados e Oman



La classifica Wef: ritardi su Internet, scuola e investimenti statali. Il nostro Paese è scivolato al cinquantunesimo posto. Ai vertici Svezia e Singapore



Il World Economic Forum (Wef) boccia l'Italia in tecnologia e innovazione e stronca le politiche del governo. L'impietosa pagella è nell'ultimo rapporto (435 pagine) dell'organizzazione indipendente internazionale. È il decimo anno che il Wef pubblica un Global Information Technology Report e ogni volta va sempre peggio per l'Italia, nella classifica che analizza 138 Paesi mondiali. Ora siamo 51esimi, sotto Paesi come India, Tunisia, Malesia. Abbiamo perso tre posizioni nell'ultimo anno. Nel 2006 eravamo 38esimi: un tracollo costante. Questa classifica è un giudizio sull'essenza innovativa di un Paese. L'indice del Wef infatti ne analizza la capacità di trasformare le tecnologie in vantaggi per la vita quotidiana delle persone e per l'economia. Tanto più si è in cima alla classifica- dominata anche quest'anno da Svezia e Singapore- tanto più significa che il progresso è penetrato a fondo nelle strutture economiche e nella società di quel Paese, migliorandolo. Il Wef, per arrivare a questo giudizio, considera numerosi indicatori oggettivi (rilevati da organizzazioni indipendenti come le Nazioni Unite) e li correla: si va dalla diffusione di internet e cellulari, alla qualità dell'istruzione fino alle politiche statali a favore dell'innovazione e dello sviluppo tecnologico. Ed è proprio per questo aspetto che l'Italia incassa una strigliata dal World Economic Forum. Nel capitolo in cui analizza l'Europa, comincia con le lodi alla Francia, Germania, ma poi nota "all'estremo opposto, Paesi come la Grecia e l'Italia". Il Wef accomuna Grecia e Italia anche nei consigli: dovrebbero migliorare fattori propedeutici al progresso (minori tasse e burocrazia, più libertà di stampa, tra le altre cose), aumentare l'adozione delle nuove tecnologie e, soprattutto, mettere informatica e telecomunicazioni al centro delle politiche nazionali. È qui la critica severa al governo. Quello italiano è giudicato al 113esimo posto, nel mondo, per apertura all'innovazione e al 89esimo per uso delle tecnologie. Fa peggio della Grecia per entrambi gli aspetti. "Lo Stato italiano investe molto meno degli altri europei per diffondere la cultura tecnologica, tra l'altro. Ma è stato in grado di spendere oltre un miliardo di euro nel digitale terrestre", nota Maurizio Dècina, ordinario di reti e comunicazioni al Politecnico di Milano. Altri Paesi invece galoppano. Molti di quelli emergenti sono giudicati più pronti e aperti all'innovazione. Così il Wef mette il Costa Rica tra i casi eccellenti dell'ultimo anno, per aver investito in alfabetizzazione informatica e ridotto gli ostacoli al commercio di beni tecnologici, tra le altre cose. Così quest'anno ha superato l'Italia, nella classifica, per la prima volta. Da noi qualcosa bolle in pentola, ma siamo ancora alla fase delle idee, per sbloccare la situazione. Un gruppo di docenti ed esperti, dietro il portale Agendadigitale. org, sta raccogliendo proposte di legge di parlamentari bipartisan. Il ministro all'Innovazione e alla Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, si è detto disponibile a esaminarle nelle prossime settimane. Obiettivo, creare la prima Agenda Digitale italiana, cioè un piano programmatico di governo per lo sviluppo tecnologico.


lunedì 10 gennaio 2011

Giustizia paralizzata, mancano i fondi per aggiornare le banche dati


Ridotti del 50 per cento i fondi all'informatica nei tribunali
Da oggi, a causa del taglio di 30 milioni di euro (pari a circa il 50% dei fondi necessari), gli uffici giudiziari italiani rischiano la paralisi dei sistemi informatici. "Non è un'esagerazione, sono molto preoccupato" ci conferma il magistrato Giuseppe Corasaniti, che lancia l'allarme. "Quello che qualche agenzia stampa aveva preannunciato settimana scorsa è purtroppo vero". Con il nuovo anno, a quanto pare, il ministero della Giustizia ha interrotto il servizio di assistenza garantito da ditte esterne per il funzionamento dei software su cui viaggiano dati fondamentali come, per esempio, il registro penale (Re.Ge), le comunicazioni tra polizia giudiziaria e pm, oppure migliaia di atti che ogni giorno vengono consultati per via telematica da 23 mila avvocati. La comunicazione ufficiale è stata data da una circolare inviata il 29 dicembre da Stefano Aprile, direttore generale per i sistemi informativi automatizzati del dicastero di Via Arenula, accompagnata da una direttiva in cui si sollecitano i circa 400 tecnici dipendenti del ministero rimasti a impegnarsi quanto più possibile per garantire l’assistenza. Ma dal 2011 gli uffici giudiziari devono rinunciare agli altri 800-900 esperti di ditte esterne che, in call center o in sale server sparse in tutta Italia, sono sino ad oggi intervenuti prontamente per riparare ad esempio i guasti di software in cancelleria o in altri uffici alacremente al lavoro per abbandonare carta e fotocopiatrici. I capi dei principali uffici giudiziari hanno cominciato a protestare, come riportato già il 30 dicembre da La Repubblica. Ma al ministero della Giustizia hanno allargato le braccia sconsolati, sperando in risorse aggiuntive da trovare ’in extremis’ in sede di conversione al milleproroghe. Al sistema informatico l’ultima Finanziaria ha assegnato 27,9milioni di euro per il 2011, pari al 50% in meno delle risorse necessarie. Fino all’anno scorso il settore informatico poteva contare su circa 80 milioni di euro l’anno ma - fanno notare al dicastero di Via Arenula - con l’avvio del processo telematico è stato possibile ridurre i costi facendoli scendere a 60 milioni. Il Guardasigilli Angelino Alfano e il ministro dell’Innovazione Renato Brunetta avrebbero insistito, e molto, col dicastero dell’Economia per reperire i 30 milioni di euro mancanti, ma senza alcun esito. Quindi la "rivoluzione digitale" annunciata a più riprese dai due ministri in numerose conferenze stampa congiunte rischia di arenarsi per mancanza di fondi. «Tutto si ferma proprio quando stavamo raccogliendo importanti risultati», commentano amaramente al ministero della Giustizia. Tra notifiche telematiche e fascicoli digitali, tante le novità di questi ultimi due anni. Su un totale di 165 Tribunali italiani, lo strumento telematico per le esecuzioni forzate e nei processi esecutivi è ormai una realtà ovunque, mentre riguarda 119 tribunali sul fronte del contenzioso civile, 149 per la consultazione degli atti da parte degli avvocati per il processo telematico, 89 tribunali per il fascicolo digitale, 25 per i decreti ingiuntivi.E ancora: le notifiche telematiche sono oramai operative a Milano, Modena, Monza, Bologna, Rimini, Brescia e lo saranno presto, oltre che a Venezia, anche in tutto il Veneto. Sempre che i computer degli uffici giudiziari non incorrano in un guasto. Da questo mese magistrati o cancellieri alle prese con software bloccati rischiano infatti di attendere mesi prima di ottenere assistenza. E dunque saranno obbligati a riprendere in mano i vecchi fascicoli cartacei. Al dicastero di via Arenula calcolano che i 120 milioni di euro l’anno di spese informatiche (tra investimenti e costi di gestione) sono funzionali a 100 mila persone, tra dipendenti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, personale amministrativo del ministero della Giustizia e magistrati. La stessa cifra, invece, serve a far funzionare soltanto un dipartimento del dicastero di Via XX Settembre, quello del Tesoro, con 15 mila dipendenti. Commenta Corasaniti: "La crisi dell’informatica giudiziaria non è solo di finanziamenti ma di iniziative e di idee davvero innovative, per anni abbiamo assistito solo a sperimentazioni e ad annunci ad effetto mentre il segreto sta solo nell’ascoltare metodicamente gli utenti e cioè magistrati, avvocati e funzionari, nel lavoro di gruppo, e nel sapere avviare, ed in qualche caso magari imporre, scelte di digitalizzazione ed automazione omogenee, efficaci e compatibili con i più comuni standards tecnologici. L’Italia fino agli anni Ottanta era il primo Paese al mondo per le banche dati giuridiche e per le applicazioni giudiziarie ,ora non più. Occorre allora un impegno di tutti nella giusta direzione nell’unico segno delle professionalità tecnologiche che ci sono, e che possono esprimersi in un cambiamento davvero innovativo e radicale che tutti gli utenti della giustizia esigono. E’ inoltre indispensabile il coinvolgimento delle Università e dell’avvocatura anche nella elaborazione di progetti di innovazione condivisi”.
Fonte: La Stampa - Autore: Anna Masera

martedì 23 marzo 2010

P.A., entro 4 mesi certificati di malattia soltanto via internet


In caso di inosservanza si rischia il licenziamento

Entro quattro mesi i certificati di assenza per malattia dei lavoratori pubblici dovranno essere inviati all'amministrazione di competenza solo per via telematica. E in caso di inosservanza di questo obbligo, previsto dalla muova formulazione dell'articolo 55 del decreto 165/2001 (modificato dalla riforma Brunetta), si profilerà un illecito disciplinare che in caso di reiterazione "comporta l'applicazione della sanzione del licenziamento": è quanto emerge dalla circolare 1/2010 del dipartimento per la digitalizzazione e l'innovazione appena pubblicata secondo la quale per il medico inadempiente è prevista la decadenza della convenzione con il servizio sanitario nazionale. La certificazione medica deve essere rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato nei casi di malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni e "in ogni caso dopo il secondo evento di malattia nell'anno solare". In tutti i casi la certificazione è inviata direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria all'Inps che con le stesse modalità la invia all'amministrazione di appartenenza del dipendente pubblico ammalato. Nei giorni scorsi il ministero della Salute di concerto con i ministeri del Lavoro e dell'Economia ha definito le "modalità tecniche per la predisposizione e l'invio telematico dei dati delle certificazioni di malattia al SAC (sistema di accoglienza centrale). "Per i tre mesi successivi alla pubblicazione del decreto (il 19 marzo, ndr)- si legge nella circolare del dipartimento dell'Innovazione - è riconosciuta la possibilità per il medico di procedere al rilascio cartaceo dei certificati secondo le modalità attualmente vigenti". Per il mese successivo è previsto un collaudo generale del sistema. La responsabilità per mancata trasmissione telematica dei certificati e l'eventuale irrogazione delle sanzioni, quindi si configura solo dopo un periodo di quattro mesi complessivi e quindi dopo il 19 luglio.

giovedì 19 novembre 2009

Brunetta: siamo sotto attacco cracker


Secondo Renato Brunetta, il nuovo sito che intende mettere in contatto i cittadini e la cosiddetta Riforma Brunetta è stato affondato da un attacco cracker. Migliaia di contatti hanno fermato il portale: è scattata la denuncia ed il sito rimane offline.

Il giorno 16 Novembre è stato lanciato il sito che intende mettere in contatto diretto il cittadino italiano e le novità della cosiddetta "Riforma Brunetta". RiformaBrunetta.it, però, non ha vissuto grande gloria ed è risultato inaccessibile fin dall'inizio. Un messaggio di errore si è presentato già nei giorni precedenti all'avvio delle operazioni ed in seguito alla presentazione con tanto di conferenza stampa l'accesso al sito è stato limitato alla homepage ed a infiniti tempi di caricamento. A distanza di poche ore una prima spiegazione: tutta colpa dei cracker. «Nella sua prima ora di vita il Portale della Riforma Brunetta (riformabrunetta.it), presentato questa mattina a mezzogiorno a Palazzo Chigi, aveva ottenuto un successo davvero inatteso: più di 20mila utenti unici si erano infatti collegati alle sue pagine per scoprire nel dettaglio caratteristiche e finalità della prima grande riforma strutturale di questa legislatura». Così il sito del Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione enuncia il successo dell'esordio. Successo che, però, sfuma in seguito nel blocco del sito. «A partire dall'una del pomeriggio il sito è stato infatti attaccato senza sosta da un gruppo nutrito di cracker (quella particolare categoria di hacker che mira a distruggere o comunque a rendere inagibile un determinato sito Internet) e ancora adesso i tecnici informatici di Palazzo Vidoni sono al lavoro per garantire nel più breve tempo possibile il ripristino delle funzionalità del Portale. Sulla vicenda il ministro Renato Brunetta ha annunciato una circostanziata denuncia alla Polizia postale».

La spiegazione dell'origine della disfunzione è da attribuirsi esclusivamente alle parole del ministero e del tutto non è stata data ulteriore conferma successiva. Il sito è stato infatti in difficoltà fin dai primissimi minuti e non è chiaro se il motivo sia specificatamente in «migliaia di contatti» provenienti da bot o se altri problemi abbiano contribuito all'affossamento. Se di attacco DDoS si è trattato, al momento non si registra comunque alcuna rivendicazione. Ed il sito rimane offline.

Update
Con linguaggio "colorito" il Ministero informa che il portale della Riforma Brunetta è tornato online dopo ore di battaglia contro un non meglio identificato nemico "fannullone":
«Il portale della Riforma Brunetta della Pubblica Amministrazione è un fatto inedito nella vita pubblica italiana. Per la prima volta, infatti, un sito Internet è un elemento qualificante di una riforma strutturale dello Stato poiché consentirà a cittadini, pubblici dipendenti e imprese non solo di conoscere e dibattere i diversi aspetti della riforma della Pubblica Amministrazione ma anche di monitorarne in tempo reale l'implementazione. Per questo motivo il massiccio attacco di cracker che ieri lo ha reso inagibile appena un'ora dopo la sua inaugurazione (quando già 20mila utenti unici lo avevano consultato) non deve essere considerato un divertimento o una goliardata. Con il loro teppismo informatico, i "fannulloni" che si oppongono alla riforma Brunetta hanno in realtà compiuto un atto di stampo oscurantista. Questo portale serve per comunicare e per aprire l'amministrazione ai cittadini: attaccarlo vuol dire negare il diritto alla conoscenza e violare quei principi di libertà, accessibilità e trasparenza che la Rete da sempre fa propri. Da questa mattina il portale www.riformabrunetta.it è comunque tornato in perfetta efficienza. I cracker - che peraltro ringraziamo per aver garantito ancora più pubblicità alla nostra iniziativa - hanno quindi perso la loro scommessa. In fondo non si tratta di una notizia: i "fannulloni", infatti, perdono sempre».

lunedì 21 settembre 2009

Pa digitale: Brunetta assicura, ‘Nel 2010 posta elettronica certificata per tutti e pc per chi non li ha’



Tra gli obiettivi per il 2010 che coinvolgono la Pa c’è sicuramente quello di fare in modo che la posta elettronica certificata (Pec) venga pienamente utilizzata per la comunicazione pubblica.
Ad annunciarlo stamani è il Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, con un messaggio inviato al convegno de “Il Piccolo” a Trieste, nel quale aggiunge che “…da oggetto misterioso, la Pec deve diventare in tempi rapidi lo strumento principale di comunicazione pubblica”.
Anche nel corso della trasmissione “la telefonata” di Maurizio Belpietro, in onda su Canale5, il Ministro ha annunciato che tra qualche settimana anche per gli italiani comincerà a diffondersi l’uso della Pec: “…tutti gli italiani avranno nell’arco di pochi mesi un indirizzo di posta elettronica che varrà come una raccomandata”. Gli italiani che non hanno il computer, ha assicurato Brunetta, “…avranno il diritto che si debba rispondere alla stessa maniera in tempi certi” e se non hanno il pc “glielo porteremo a casa”, ha garantito il ministro.
Alla domanda del giornalista che chiede al Ministro se verrà dato un computer a chi non ce l'ha, ha risposto: “Assolutamente sì”. Il Ministro ha ribadito che la sperimentazione partirà con Inps e Aci: “Non ci saranno più file davanti agli sportelli e poi da gennaio tutti gli italiani che lo vorranno avranno un indirizzo di posta gratuitamente. Per chi non sa usare il computer, provvederemo". Brunetta è impegnato in una vasta opera di snellimento e digitalizzazione della PA, convinto, come lui stesso ha ammesso, d’essere “…a capo della più grande impresa del Paese, visto che movimenta grandi capitali”.
“…Sto rendendo produttivi questi capitali – ha commentato nel messaggio inviato a Trieste - che non sono solo economici ma sono fatti in primo luogo di risorse umane e strumentali e di un patrimonio di idee e professionalità sinora mortificato e sottoutilizzato”.
Tra gli obiettivi della propria azione, Brunetta ha indicato in particolare per il prossimo anno quella di “…tagliare in maniera drastica i tempi morti che separano cittadini, professionisti, imprese dalla fruizione dei loro diritti. Contemporaneamente le amministrazioni, tanto centrali quanto locali, debbono essere maggiormente consapevoli dei propri doveri di trasparenza, efficienza, imparzialità, rapidità. Il 2010 dovrà essere l'anno nel quale questo obiettivo verrà raggiunto”.
Brunetta ha anche fatto sapere che le assenze nella Pubblica amministrazione “sono diminuite del 50%. Siamo arrivati all'osso della riduzione. Ora stiamo valutando i dati di agosto e settembre”.