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sabato 9 febbraio 2013

Facebook: padre paga la figlia per non usare il social network

Facebook sta diventando noioso sempre per più persone. Ciononostante c'è chi ne è altamente dipendente. Alcuni tra i ragazzi più giovani, che tramite il computer riescono a eludere le barriere come ansia e imbarazzo derivanti dalle conversazioni 'tradizionali', sembra che non riescano a smettere di usarlo. Un padre è arrivato a pagare 200 dollari la figlia per non farne uso.

200 dollari alla figlia 14enne per non usare Facebook per almeno cinque mesi possono sembrare un'assurdità. Ma se a tanto è arrivato un padre di Boston, significa che la situazione probabilmente aveva superato la soglia della normalità. Per assicurarsi che l'accordo venisse rispettato, Paul Baier ha siglato un regolare contratto con la figlia, che ha pubblicato sul proprio blog.
Nel foglio di carta firmato e controfirmato, intitolato "Facebook Deactivation Agreement", sono esposti tutti i termini della tregua. "Io accetto di disattivare il mio account di Facebook dal 4 Febbraio 2013 al 26 Giugno 2013. Come controparte, mio papà Paul Baier è d'accordo a pagarmi 50 dollari subito e 150 il 26 Giugno. Lui potrà accedere al mio account per modificare la password e disattivarlo. Ciiò eviterà che io lo possa riattivare in futuro".

Voi paghereste vostro figlio/a per non usare Facebook?

Esistono anche delle comunità di recupero per casi analoghi. Per esempio gli utenti con dipendenza da Facebook possono dare simbolicamente come cauzione 5 dollari alla FAddict.io di Toronto e li possono riavere indietro solamente se riescono a trascorrere un mese senza collegarsi. Se non riescono a completare la 'riabilitazione', i soldi rimangono alla fondazione e saranno donati a un centro per la salute mentale.
Nonostante la vicenda della ragazzina 14enne sia del tutto singolare, anche senza l'incentivo finanziario sono sempre di più le persone che si disinteressano del social network più popolato al mondo. Secondo quanto riportato sul Los Angeles Times, sono molti gli utenti (oltre il 61%) dai 18 anni in su che negli Stati Uniti si sono presi alcune settimane di vacanza da Facebook. Come mai lo hanno fatto? Principalmente perchè non avevano più il tempo per usarlo.
61 utenti su 100 oltre i 18 anni si sono presi delle settimane di 'vacanza' da Facebook
Ma il tempo, si sa, per le cose che ci interessano lo si trova sempre. Pertanto, oltre all'effetto dei troppi impegni, semplicemente le persone si stanno cominciando ad annoiare. Appena un utente si iscrive a Facebook, ha la possibilità di rispolverare vecchie amicizie perse nel tempo (compagni di scuola, vicini di casa, amici d'infanzia, etc). Pertanto si diverte e si appassiona. Ma dopo qualche anno, la routine comincia a farsi sentire.
Tornando al rapporto di Pew Internet al quale abbiamo fatto riferimento poco fa, se il 61% delle persone maggiorenni ha ammesso di essersi presa delle settimane di vacanza, il 27% ha intenzione per il 2013 di diminuire l'uso di Facebook.
Ricordiamo che in realtà è ben difficile cancellarsi dal servizio. L'unica cosa che si può fare è disattivare l'account. Tutti coloro che lo hanno fatto, avranno notato che, anche a mesi di distanza, basta inserire nuovamente email e password per riattivarlo, trovando a disposizione tutti i vecchi dati. Nulla, insomma, viene eliminato per davvero. I dati (informazioni, fotografie, condivisioni, attività, etc) rimangono dormienti e sono pronti a risvegliarsi alla prima occasione.
La parola "amici" ha perso significato
Ora riportiamo un elenco di riflessioni che Tim Stanley ha indicato in un suo articolo del quotidiano inglese The Telegraph. 1) la parola "amici" ha perso ogni significato, perchè tra essi ci sono persone che non si conoscono o che probabilmente non si avrebbe mai avuto voglia di conoscere; 2) sono poche le persone che hanno qualcosa da dire: la maggior parte scrive solo perchè non sa come passare il tempo; 3) Facebook può generare sensazioni raccapriccianti, soprattutto quando si curiosa il profilo dell'ex fidanzata per vedere se si è messa assieme a qualcun altro o se si è lasciata andare.  Una delle poche cose per cui è utile (ma questo lo diciamo noi) è per sbirciare negli affari degli altri. Facebook inoltre fa perdere tempo per le cose veramente importanti (lavoro, studio, etc). Si ha mai provato, anzichè sprecare il tempo curiosando tra i profili di persone che nemmeno si conoscono, a leggere un libro?



giovedì 9 febbraio 2012

Da ZoneAlarm un decalogo per tutelare i bambini che navigano online


ZoneAlarm suggerisce di considerare dieci semplici misure per mantenere al sicuro i bambini che navigano su internet

Proteggere i bambini non è certo un concetto nuovo, ma salvaguardare l'attività online dei figli è un compito in continua evoluzione. Ora che quasi tutto avviene via web, compresa la vita sociale di un bambino, è importante che genitori e figli siano consapevoli dei pericoli che si nascondono in rete. Il nuovo anno è appena iniziato e quindi è il momento ideale per affrontare questi problemi con i ragazzi. Indubbiamente il web rappresenta una grande fonte di informazioni, divertimento e giochi ma esistono anche molte minacce alla sicurezza dei nostri figli. Predatori sessuali online insidiano chat room e profili di social media tentando di coinvolgere i bambini in dialoghi non appropriati se non in situazioni addirittura peggiori.
Il bullismo, che una volta era relegato al cortile o al parco giochi, avviene ora attraverso post e tweet su Facebook, danneggiando reputazione e autostima di bambini e adolescenti. La popolarità dei social media ha anche stimolato la crescita di altri problemi legati al web. Se da un lato le generazioni più giovani non hanno ben chiara la linea di demarcazione tra vita privata e pubblica, e per questo eccedono nella condivisione di informazioni personali, dall'altro i criminali informatici utilizzano questi dati per commettere furti d'identità, un reato che certo non risparmia i bambini. Oltre a questo tipo di frode, gli hacker mirano a diffondere malware, approcciando i ragazzi con annunci e link fasulli.
Tutto questo significa che d'ora in avanti parlare di questioni online con i propri figli dovrebbe diventare una priorità assoluta.
Ecco dieci semplici indicazioni firmate ZoneAlarm, da considerare per garantire ai nostri ragazzi maggiore sicurezza quando sono online:

Parlare dei pericoli online. Discutere dei potenziali pericoli che potrebbero incontrare in rete, dai predatori sessuali ai criminali informatici, e della comunicazione social, incoraggiandoli a interagire con saggezza e suggerendo loro di segnalare a voi eventuali problematiche.

Definire ed applicare regole per la navigazione in Internet. E' importante che i figli seguano le regole della famiglia - anche quando navigano su Internet. Uno dei consigli principali è quello di non permettere loro di scaricare o installare nulla senza il vostro consenso e - in particolare ai figli adolescenti – vietare qualsiasi download illegale di musica, video o software.

Aggiungere sicurezza alle ricerche: Per ridurre al minimo il rischio che i ragazzi si possano imbattere in contenuti violenti, pornografici o infetti da malware durante la navigazione, è bene attivare filtri sui motori di ricerca o strumenti di parental control, che selezionino le ricerche e limitino l'accesso a siti inappropriati.
Memorizzare siti web per l'infanzia. Se il vostro bambino visita frequentemente siti specifici, aggiungere tra i bookmark i relativi URL per un facile accesso. Questo impedirà che il bambino incappi in contenuti inappropriati effettuando la ricerca di un sito o per un errore di digitazione.

Insegnare ai ragazzi ad individuare le truffe. Spiegare quali siano i segni rivelatori delle potenziali truffe, quali offerte via posta elettronica o pop-up pubblicitari che incoraggiano a scaricare o a cliccare gratuitamente per accedere a giochi, prodotti o musica.

Considerare il comportamento sui social media. Incoraggiare i figli ad esaminare attentamente i propri post - compresi foto e video - e ricordare loro che tutto ciò che viene postato resta permanentemente in rete e può incidere sulla loro reputazione. E' altresì importante consigliare di non pubblicare o condividere informazioni personali online (quali indirizzo, numero di telefono, ecc).

Filtrare gli elenchi di contatti. Riesaminare periodicamente gli elenchi di contatti dei propri figli per verificare che siano appropriati e monitorarne le impostazioni di privacy per controllare quali siano le persone abilitate a visitare i loro profili o account online.

Incoraggiare un'adeguata comunicazione online. I ragazzi devono comunicare solo con persone che conoscono personalmente sia attraverso i social network, che via chat o email. Raccomandare loro di fidarsi del proprio istinto, ma di allertarvi se qualcuno li fa sentire a disagio.

Difendersi dal cyberbullismo. Parlare con i figli dell'importanza di una comunicazione online rispettosa. Rivedere le attività online dei propri ragazzi per assicurarsi che non siano vittime di molestie – e tantomeno ne infliggano ad altri - e segnalare qualsiasi attività di questo tipo alle autorità quali funzionari scolastici o forze dell'ordine.

Limitare il tempo passato online. Anche se Internet può essere utile ed educativo è meglio limitare il tempo che i ragazzi trascorrono davanti allo schermo. Stabilire quindi una quantità di tempo giornaliero oppure "orari di accesso" alla navigazione in rete.

Promuovere la sicurezza online in famiglia è qualcosa che ogni genitore responsabile dovrebbe fare, e una parte fondamentale di questo processo è proprio quella di essere informati in prima persona. E' necessario stare al passo con le ultime novità nel mondo della sicurezza online e incoraggiare sempre un dialogo aperto con i ragazzi.

Fonte: Bitcity

giovedì 12 gennaio 2012

Amore e Facebook Così ci si corteggia ai tempi della Rete


Dall'incontro «tradizionale» alla dichiarazione online le 15 tappe degli adolescenti
Tutti chattano «I love you», anche se dirlo di persona, guardandosi negli occhi, resta comunque il massimo. È il paradosso della «Generazione Facebook», quella che si innamora in Rete e comunica a colpi di megabyte, ma quando deve aprire il cuore sceglie di farlo alla vecchia maniera, con gli occhi bassi e il fiatone. Per il resto cambia tutto, e alla velocità della luce, spiega una ricerca del colosso dell’elettronica Ericsson presentata oggi al Ces di Las Vegas, la kermesse mondiale dell’elettronica. Innanzitutto le abitudini: l’sms, che per i fratelli maggiori era una conquista di libertà e rapidità, per i ragazzini tra i 13 e i 17 anni è un residuo del passato, come la posta elettronica. Meglio, dicono i duemila teenager interpellati dal centro studi della multinazionale, puntare sulle video-chat, in crescita costante perché immediate, coinvolgenti e gratuite. Il cellulare funziona sempre, il telefono fisso è un reperto da museo. Ma il cuore dei nuovi rapporti è Facebook. Il social network più frequentato del pianeta ha cambiato relazioni, dinamiche sociali e perfino le storie d’amore. Che iniziano e finiscono sulle pagine del sito.
La serata tipo: incontro in centro o in discoteca, scambio di sguardi e, soprattutto, di nomi: la chiave di tutto. A casa, tuffo su Facebook per cercarsi: un’occhiata al profilo, se pubblico, un «poke» se privato, e via con la richiesta di amicizia, il primo approccio. Il resto è un lungo scambio di messaggi in chat che portano al terzo livello del cyber-corteggiamento: lo scambio dei numeri di telefono e il fiume di messaggini che - se tutto funziona per il meglio - portano all’appuntamento. Con gli amici, per qualche giorno, poi scatta la serata a due. Ma per capire se la storia d’amore comincia davvero bisogna tornare alla schermata di Facebook: la dichiarazione ufficiale si fa sullo status, il quadratino della home page personale con tre scelte: «single», «impegnato», «fidanzato». Ma attenzione, i comportamenti cambiano di anno in anno. Per i tredicenni sms e messaggi di email sono archeologia pura, chi ha 17 anni è pronto a dare una chance alla mail. «I comportamenti sono dinamici, e cambiano mano a mano che le persone entrano in differenti fasce d’età - spiega Ann-Charlotte Kornblad, senior advisor del laboratorio Ericsson -. Crescendo, i teenager iniziano a utilizzare i mezzi di comunicazione come fanno gli adulti. Continuano a sfruttare i loro strumenti, dai messaggini ai social network ma, allo stesso tempo, capiscono il bisogno di usare la voce». Il 76% dei ragazzi italiani ha un profilo Facebook, ma sono pochi quelli che rischiano di essere travolti. Vero, il 41 per cento dice che rinuncerebbe a una vacanza pur di non staccarsi dal web e uno su tre diventa ansioso se non può controllare lo smartphone ogni 24 ore, ma non è il caso di allarmarsi. «Ci sono stati casi di dipendenza - ammette Stefania Durando, responsabile del centro Watson di Torino, specializzato nel trattamento dei disturbi psicologici - ma succede la stessa cosa agli adulti, per molti dei quali, per esempio, l’idea di una settimana senza cellulare è inconcepibile. Piuttosto, Facebook aiuta a condividere le proprie esperienze, ad aprirsi ed è estremamente utile per sviluppare la propria personalità. A patto, ovviamente, di non abusarne».
Fonte Articolo e Immagine: La Stampa - Autore: Giuseppe Bottero

domenica 8 gennaio 2012

Facebook e privacy: ecco come proteggere i minori


Quello della privacy è uno dei grandi temi che gli utenti devono risolvere, giacché i giganti della Rete non riescono a farlo, ognuno fermo sui propri passi e disposto a modificare il proprio punto di vista solo ascoltando la voce degli infonauti. Uno dei motivi di un ipotetico calo di popolarità di Facebook è proprio legato alla privacy, sui cui principi Zuckerberg & soci hanno una visione tanto di parte da potere essere confusa con un'interpretazione di comodo. Le leggi a tutela della privacy sono spesso controverse: negli Emirati Arabi la condivisione senza autorizzazione di fotografie sulle reti social prevede pene che possono aprire le porte del carcere, mentre in Francia, Germania e Norvegia le leggi sono piuttosto fumose e riguardano soprattutto la vita reale, segnatamente legate ai paparazzi, e non quella virtuale. In Italia c'è ancora nebbia, benché il Garante per la privacy abbia pubblicato una guida utile (datata 2009 ma ancora attuale) nella quale si sottolinea come spesso, davanti alla violazione della sfera privata sulle reti social, si sconfini nel diritto internazionale, rendendo così vane le vigenti leggi italiane ed europee. Dal canto suo Facebook qualcosa ha fatto, ma non abbastanza. Dalla semplice eliminazione del tag si è passati alla segnalazione dei post che possono risultare "molesti". Da agosto 2011 gli utenti i cui volti sono stati pubblicati contro la propria volontà possono segnalare al team di Facebook l'accaduto, ma questo strumento non è stato recepito nel modo giusto. Secondo i dati messi a disposizione molti utenti vi ricorrono per i motivi sbagliati: molte segnalazioni non riguardano la mancata autorizzazione alla pubblicazione della foto ma lamentele di tipo fotogenico. Va spezzata una lancia in favore di Zuckerberg: uno strumento per rimuovere le foto moleste c'è, ma gli utenti lo usano male. Elencata un'attenuante vanno considerate anche le aggravanti; Facebook ha le sue politiche in materia di pubblicazione di immagini, nessuna di queste però riguardano la volontà di fare circolare il proprio volto sulla Rete, essendo legate esclusivamente all'oscenità o alla violenza. Spazio questo ancora pieno di lacune che vanno colmate. Escludendo quindi il ricorso alle vie legali il quale, oltre a non essere foriero di alcuna garanzia, è un aspetto prettamente reattivo, si possono adottare alcuni accorgimenti per evitare che una fotografia venga pubblicata senza il nostro consenso, regole da leggere con attenzione soprattutto quando si parla di minorenni. Una prima misura è quella di impostare la privacy di Facebook affinché occorra autorizzare le foto in cui siamo taggati prima che queste compaiano sulle nostre bacheche. La possibilità di rimuovere il tag va pure contemplata, in questo caso il post incriminato continuerà ad apparire su Facebook ma non sarà più collegato al nostro profilo. Vale sempre la cortesia, è quindi possibile contattare l'autore del post chiedendogli di rimuoverlo; non dovesse bastare il bon ton ci sono misure più estreme che partono dalla segnalazione al centro assistenza di Facebook fino alla possibilità di bloccare l'autore del post. Arturo Bejar, capo ingegnere presso Menlo Park, sostiene che Facebook abbia le mani piuttosto legate, ma suona tanto come una mancata presa di posizione.

Fonte: Il Sole24 Ore - Autore: Giuditta Mosca

venerdì 9 dicembre 2011

FACEBOOK: UN DOCENTE PUO' DARE L'AMICIZIA AD UN ALUNNO?


Ieri, parlando con un docente che come molti altri è presente su Facebook, mi sono reso conto che quanto accaduto i giorni scorsi circa la notizia arrivata tramite Repubblica, circa il divieto emanato da un Dirigente Scolastico ai docenti di una scuola media dell'entroterra savonese, sta generando allarmismo, confusione e preoccupazione nel corpo docente che non sa come comportarsi e teme eventuali ripercussioni dal punto di vista legale nel caso in cui fra gli amici, fossero presenti i loro alunni.

"I professori non possono dare l'amicizia su FACEBOOK", questa la decisione del dirigente scolastico che pare si sia rifatto ad una legge del Missouri nella quale si vietava ai professori di avere contatti con gli studenti sui social network motivando tale scelta come per proteggere i minori da eventuali approcci a sfondo sessuale o non proprio “educativi”. Come dice nel suo bellissimo post la collega Caterina Policaro (in Italia uno dei maggiori conoscitori e formatori circa il mondo dei social network), questa legge è La legge del Missouri che è stata poi cambiata: a seguito delle proteste dei docenti e della popolazione, è stata giudicata, ovviamente, ANTICOSTITUZIONALE. Dal punto di vista educativo VIETARE è sempre stato controproducente rispetto a REGOLAMENTARE. Per quel che riguarda il discorso Social Network occorre creare delle Policy, o meglio un regolamento all'interno del quale vengano riportate modalità comportamentali di utilizzo di questo strumento che, voglio ricordarlo è la piazza REALVIRTUALE oggi maggiormente utilizzata al MONDO. Quando faccio incontri formativi con i genitori la domanda di rito iniziale è: quanti di voi utilizzano Facebook. La percentuale media di quelli che lo utilizzano varia tra il 5 e il 10%. La stessa domanda rivolta ai docenti sale a un 15%/20%. Se poi infine arriviamo ai ragazzi (fascia d'età 11-18 anni) arriviamo ad un 98%. Queste percentuali ci fanno capire il perché sia fondamentale oggi da parte delle principali agenzie educative, FAMIGLIA e SCUOLA, entrare a far parte di questo mondo che ormai non può essere più definito VIRTUALE, bensì REALE. Oggi se un genitore vuole sapere come il proprio figlio si comporta anche nella vita tutti i giorni a scuola, con gli amici, al bar, in discoteca o nei vari luoghi di ritrovo, deve essere presente sulla "piazza" di Facebook. Ed è per questo motivo che personalmente ritengo che sia i GENITORI che i DOCENTI, se realmente vogliono essere EDUCATORI, chiaramente nel rispetto dei ruoli che gli competono, devono neccessariamente conoscere le dinamiche di questo mondo. Fare cioè lo sforzo di capire come utilizzare lo strumento, quali sono le potenzialità, quali rischi e come poter fornire indicazioni e regole atte ad evitare spiacevoli soprese. Anche questa è educazione e, fra l'altro, essere su questa piattaforma significa avere la possibilità di parlare il loro stesso linguaggio e dunque riprendere in mano un dialogo, che ahimé nel corso degli anni soprattutto nella fase adolescenziale va sempre più perdendosi. Evidenziando i rischi e pericoli durante gli incontri formativi può succedere che alcuni genitori in particolare decidano di seguire la strada sbagliata del DIVIETO inibendo, censurando l'utilizzo di questo strumento. La storia ci insegna che, seppure sia la strada più facile, dal punto di vista educativo sia quella sbagliata. Comunque in un modo o nell'altro troverebbe il sistema per poterlo utilizzare a insaputa dei genitori. La strada più difficile e tortuosa è quella di cercare di capire ed educare ad un sano utilizzo del mezzo dando delle regole. Oggi i ragazzi sono ben felici che genitori e docenti non siano fra le loro amicizie, e questo semplicemente per un motivo: sanno di non essere controllati e da che mondo e mondo sappiamo bene quanto sia importante per un ragazzo (lo siamo stati anche noi) poter essere liberi di fare quel che si vuole senza controllo alcuno. Chiudendo la parentesi genitori, per non uscire dal contesto del titolo di questo articolo, concordo sul fare entrare sul social network anche bambini di 10 anni (....non querelatemi per blasfemia...). Questo solo a patto che il genitore faccia il genitore affiancando il bambino nell'utilizzo dello strumento e inserendo le giuste impostazioni che gli impediscano di fare amicizia con chiunque, dunque di finire su contenuti inadatti a quella fascia di età. Torniamo a bomba sul discorso amicizia fra un docente e il proprio alunno. La classe per molti ragazzi è una seconda casa. I ragazzi si relazionano e, con molti dei loro docenti, parlano di tutto. Se qualcosa non si vuol far sapere non la si dice. Dunque perché non fare la stessa cosa su Facebook. Deve essere una libera scelta sia da parte da parte di entrambe le figure, se a un ragazzo sta bene dare l'amicizia ad un docente in quanto ha già un ottimo rapporto in classe perché non averlo su Facebook. Laddove poi si voglia non condividere con lui emozioni, foto, video, e ciò che viene pubblicato in bacheca le impostazioni privacy consentono di evitare che ciò accada, nella piena tutela della privacy di ciascuno. Sei tu ragazzo, sei tu docente che decidi cosa gli altri possano vedere relativamente a ciò che pubblichi su Facebook. E' solo questione di fiducia. Vivere insieme all'interno di uno spazio sociale fatto di relazione tra persone. Molti docenti temono di perdere l'AUTOREVOLEZZA nei confronti dei ragazzi e dunque decidono di dare l'amicizia ma solo quando escono dalla scuola. La perdita di autorevolezza da parte dell'insegnante credo non sia un problema di Facebook bensì se uno ha autorevolezza nei locali della scuola la stessa cosa avviene anche su Facebook....e molti esempi concreti di insegnanti che conoscono lo dimostrano.
Vorrei infine riportare alcuni consigli per una sana relazione su Facebook fra docente e studente. Possibilmente utilizzare GRUPPI o PAGINE per comunicare con gli studenti. Nei Gruppi in particolare i membri neccessariamente non devono essere AMICI. Il gruppo può essere configurato come "aperto", "chiuso" o "segreto". In quello chiuso in particolare il contenuto è privato e riservato solo ai membri. Facebook può essere tra l'altro un eccezionale strumento dal punto di vista didattico, pensiamo solo ad un gruppo chiuso all'interno del quale sono presenti docenti e ragazzi e possono interagire nella gestione delle lezioni, nella condivisione dei contenuti, nella gestione degli eventi laddove all'interno fossero presenti anche i genitori con un un'unico messaggio si potrebbero invitare tutti senza spreco di tempo e denaro utilizzando i servizi tradizionali. Concludendo vorrei dunque congliare ai DIRIGENTI SCOLASTICI di cominciare a pensare ad includere nei regolamenti scolastici delle POLICY, che altro non sono che regolamenti relativi ad un sano e corretto utilizzo degli strumenti informatici a scuola, che tengano conto anche degli aspetti legati al Social Network laddove il rapporto e le interazioni possono proseguire anche al di fuori delle ore di lezione. Infine, per quel che riguarda i DOCENTI un breve e semplice decalogo:
- Non negare l'esistenza dei social network, accettarne le dinamiche
- Capire come funzionano
- Capire come li usano gli studenti
- Parlare il loro stesso linguaggio
- Utilizzarli come canale comunicativo
- Considerare la vita online parte integrante della quotidianità
- Educare alla consapevolezza
- Gestire spazio pubblico vostro spazio privato
- Provare ad integrare/migliorare la formazione e la didattica
- Aggiornare le IMPOSTAZIONI PRIVACY e SICUREZZA

Immagine e parte dei contenuti ripresi dal blog di Caterina Policaro

sabato 13 agosto 2011

Impennata dei crimini su Facebook, diventano sempre più sofisticati


I crimini su Facebook che vanno dalle truffe al bullismo on-line sono in aumento, e sono sempre più sofisticati, avvertono gli esperti. Non è un segreto che i truffatori sul sito di social media contano su esche artigianali, che spesso includono contenuti video scandalosi ed espliciti o filmati esclusivi degli eventi più recenti e più caldi, dalla morte di affermate celebrità a filmati mai visti prima di una catastrofe naturale. Queste truffe hanno lo scopo di aumentare i clic su una pagina o un link perché gli inserzionisti pagano per ogni clic che viene generato. Altri rubano le informazioni personali, dai nomi agli indirizzi che vengono estratti quando gli utenti compilano un falso sondaggio, e i dati vengono poi venduti ad altri criminali informatici. Nel frattempo, i crimini informatici più rari su Facebook coinvolgono l' installazione di software dannoso o "malware" sui computer. Tuttavia, l'aumento di questi crimini su Facebook non si limitano alle sole truffe e le attività di phishing. C'è anche il bullismo, la cattura sessuale e anche le rapine che si verificano dopo che gli utenti registrano la loro posizione GPS per informare gli altri che sono fuori città. Un recente studio di Pew Internet & American Life ha scoperto che gli utenti di Facebook sono più fiduciosi rispetto alle persone che non sono membri del sito di social networking. Inoltre, un utente di Facebook che usa il sito più volte al giorno aumenta del 43% la probabilità di fiducia da parte delle persone rispetto ad altri utenti. Secondo Paul Zak, professore al College di Claremont, i truffatori predano gli utenti di Facebook non solo perché sono un bersaglio facile, ma anche perché non conoscono le loro vittime. "È più facile fare del male a qualcuno quando non sei a vederli di persona", ha detto Zak di TechNewsDaily. "La ricerca neuroscientifica dimostra che le violazioni morali sono meno probabili quando le interazioni sono personali perché la gente entra in empatia con coloro che incontrano di persona. Nel mondo online, le persone sono solo un numero". Numerosi criminali informatici includono immagini nelle truffe in quanto il cervello è particolarmente sensibile alle immagini, ha detto Zak. Per esempio, egli ha osservato che una truffa ricorrente inizia su Facebook per sollecitare delle donazioni con l'immagine d'un bambino malato. L'industria della truffa sociale è fiorente complessivamente, a causa del fatto che i creatori delle truffe stanno assumendo funzionalità legittime di Facebook e persuadono le persone a cliccare sui link, ha detto Ioana Jelea, specialista di comunicazione a BitDefender. "L'ingegneria sociale ha raggiunto livelli senza precedenti, con le ondate di truffe personalizzate in base agli eventi più recenti che fanno i titoli dei tabloid", ha detto Jelea. "Con le celebrità a tema esche, per esempio, il numero dei clic farà picco in poche ore, e come i temi caldi diventano 'notizia vecchia,' saranno rapidamente eliminati e sostituiti con carne fresca". Bullismo, il comportamento del cacciatore sessuale e altri reati connessi non-spam di social networking sono stati sotto i riflettori nel corso dell'ultimo anno, soprattutto perché alcuni eventi hanno portato a tragiche conseguenze. "Facebook consente di creare profili fittizi e di coltivare rapporti con minorenni", ha detto Sedgrid Lewis, fondatore di Atlanta-based Spy Parent LLC.
"Dopo che i predatori sessuali guadagnano la fiducia del minore, poi lo invitano ad un luogo di incontro". Lewis attribuisce anche la nascita di questi tipi di reati su Facebook alla popolarità dei telefoni cellulari che consentono agli utenti di Facebook di inviare messaggi facilmente al sito in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. Jelea di BitDefender sostiene che non è solo la fiducia degli utenti nella piattaforma che li mette a rischio, ma la loro scarsa familiarità con la sicurezza di Facebook e le impostazioni della privacy, così come le minacce inerenti alla condivisione delle informazioni on-line. "La semplice precauzione, ma spesso trascurata, come ad esempio di leggere attentamente le autorizzazioni richieste da un'applicazione, potrebbe risparmiare agli utenti lo sforzo di pulizia dei loro account di messaggi scam automatici", ha detto Jelea. Owens di Trend Micro concorda sul fatto che gli utenti di Facebook non stanno prendendo precauzioni per prevenire questi crimini. Owens consiglia agli utenti di Facebook di connettersi solo con persone fidate, utilizzare le impostazioni di privacy più forti possibili, condividere solo quando necessario e di tenere il passo degli aggiornamenti, software di sicurezza affidabili su ogni dispositivo utilizzato per accedere a Internet. "Io non credo che sia di competenza esclusiva delle reti sociali risolvere questi problemi", ha detto Owens. "I genitori setssi dovrebbero diventare utenti esperti in modo che possano insegnare ai loro figli presto su come proteggersi on-line". "Le scuole devono anche integrare questa formazione in principio, soprattutto perché la tecnologia diventa una parte maggiore del sistema educativo generale", ha aggiunto. Noi consigliamo il buon senso prima di tutto e mai fidarsi delle apparenze.

Fonte: Protezione Account

giovedì 9 giugno 2011

Facebook, la carica dei minori


Uno studio condotto negli USA segnala che molti dei minorenni iscritti al social network hanno un'età inferiore ai 13 anni. E i genitori non sembrano preoccuparsene. Ma il dato si inserisce in una tendenza più generale

Ormai è un fatto abbastanza noto: i minori sono sempre stati un tasto dolente per Facebook. E a confermarlo c'è ora un sondaggio che espone dati allarmanti sui meccanismi di controllo del sito in blu: oltre la metà dei 20 milioni di minorenni statunitensi iscritti risulta avere un'età inferiore ai 13 anni, soglia stabilita per l'iscrizione al social network. Nello specifico, 7,5 milioni su 20 milioni risultano avere meno di 13 anni e più di 5 milioni hanno un'età inferiore ai 10 anni. Il report, redatto da Consumer Reports, conferma altri studi condotti sull'argomento, in particolare un ricerca di McAfee risalente al 2010, dalla quale risulta che il 37 per cento dei minori di età compresa tra i 10 e i 12 anni è iscritto a Facebook. Un altro riferimento considerato è stata una ricerca realizzata in aprile nell'ambito del progetto EU Kids Online della London School of Economics, dalla quale emerge che il 38 per cento degli individui europei tra i 9 e 12 anni utilizza social network, 1 su 5 Facebook con punte di 4 su 10 in alcuni paesi. Molte le considerazioni stimolate dal report di Consumer Reports: quanto sono efficaci le misure di controllo adottare dallo staff di Zuckerberg? Dove sono i genitori dei minorenni che violano le regole? Che ruolo dovrebbero avere le istituzioni?
Jeff Fox, editor di Consumer Reports, mostra preoccupazione per il fatto che "la maggioranza dei genitori dei bambini di 10 anni e anche meno sembra largamente noncurante dell'uso che i propri figli fanno del sito in blu". Per questo motivo, l'associazione impegnata nella tutela dei consumatori si premura di informare che "l'uso di Facebook espone i minori, i loro amici e le famiglie a rischi legati alla sicurezza e alla privacy" e che "nel corso dell'anno passato, l'uso di Facebook ha esposto più di 5 milioni di famiglie statunitensi ad abusi quali virus informatici, furto d'identità ed episodi di bullismo per milioni di bambini". Ad avvalorare i dati della ricerca ci pensa un sondaggio condotto dal Liberty Mutual's Responsibility Project, dal quale è emerso che, su un campione di 1000 adulti, il 17 per cento dei genitori dichiara di non avere nulla in contrario rispetto all'uso di social media da parte dei figli piccoli. Un altro 11 per cento, inoltre, ammette di usare i social network con l'identità falsa di un bambino o di un minorenne. "Sempre più genitori stanno permettendo ai propri figli di avere un account Facebook o di svolgere attività online in età via via più giovane", commenta Janet Taylor, psichiatra presso il Columbia University Hospital di New York. Ma la stessa Taylor ammette di non essere allarmata in proposito e di essere ottimista e fiduciosa sull'uso virtuoso dei social media. Un altro nodo mai sciolto riguarda la scarsa efficacia del sistema di controllo messa in atto da Facebook. Un punto debole sottolineato da Fox, il quale non ha nascosto che, nonostante le limitazioni sull'età imposte dal sito, molti bambini continuino ad utilizzarlo. Ma la presenza di individui di giovanissima età all'interno dei network sociali si inserisce in una tendenza più generale che evidenzia il massiccio uso dei nuovi media anche da parte di bambini di età prescolare. A confermarlo è lo studio LMX Family 2011 di Ipsos OTX MediaCT, dal quale risulta che la maggior parte degli infanti diventi media consumer a partire dal primo anno di età. Subito dopo aver imparato a camminare normalmente, sono in grado di interagire autonomamente con un video.

domenica 1 maggio 2011

Con Facebook la scuola va online



Ecco come il re dei social media può rivoluzionare un sistema scolastico ancora fermo al palo



Facebook sul luogo di lavoro è ancora un tabù. Negli ultimi anni tante persone sono state licenziate per un commento di troppo, un aggiornamento del profilo o la pubblicazione di foto e video non idonei al proprio status. La cosa fondamentale poi, che raccomandano tutti, è quella di preservare i più piccoli dalla mania di diffondere le loro immagini sul Web, per evitare che tali foto entrino in possesso di persone poco raccomandabili. Ci sono però tanti modo per utilizzare i social media in sicurezza a vantaggio dei bambini, soprattutto nella creazione di comunità educative online. Alunni, genitori e docenti utilizzano già Facebook con profili privati. Il passo successivo è quello di creare pagine delle scuole dove gli utenti possano ritrovarsi per discutere assieme dei temi legati all’istruzione dei ragazzi. Con la creazione di una pagina Facebook, le scuole possono mantenere il controllo sulle attività, con una presenza professionale che permetta di estendere su questo spazio sociale il ruolo educativo, continuando a proteggere gli studenti. Prima dell’apertura di una pagina su Facebook, i dirigenti scolastici devono pensare ai contenuti che andranno a condividere con il mondo. Oltre ad aver ottenuto il consenso dal tutore del bambino devono evitare la condivisione di dati sensibili (come i cognomi degli studenti) che possono mettere in pericolo la loro sicurezza. Vediamo alcuni esempi di come le scuole possono integrare le loro attività sul social network.


Bacheca e annunci

Facebook è un'ottima occasione per connettere famiglie e scuola, permettendo una condivisione veloce delle informazioni. Se una scuola è coerente nel mantenere il proprio profilo aggiornato, gli studenti e le famiglie faranno affidamento a Facebook per trovare informazioni sulle attività che si stanno svolgendo. Lo strumento “prossimi eventi” consente di trasferire sul web le attività messe in programma, sia per i membri interni (Pon, recupero materie, assemblee), sia per gli esterni (incontri con i genitori, attività extra-scolastiche). La scuola può aggiornare gli eventi che si susseguono cronologicamente aggiornando su eventuali ritardi, o spostamenti di data e orario. Una caratteristiche che manca alla scuola è quella della tempestività delle comunicazioni. Attraverso Facebook il dirigente scolastico può comunicare velocemente e in totale sicurezza in caso di necessità (chiusura per neve, agitazioni degli studenti, allarmi). Qui entra in gioco la coerenza di chi gestisce la pagina. Se viene curata e aggiornata diventerà un punto di riferimento importante per il mondo scolastico.


Contenuti multimediali

Foto e video sono strumenti per far vedere all’esterno le attività che si svolgono a scuola. Si può scegliere, ad esempio, di mettere online le foto dell’ultima gita scolastica, delle attività di apprendimento sul campo, dei riconoscimenti particolari agli studenti più meritevoli. Nel caso di manifestazioni sportive e di recite annuali si può pensare di registrare video e postarli direttamente su Facebook o caricarli prima su Youtube. Un esempio è il lavoro della rete di scuole americane “Citizen Schools”.


Reclutamento

Sappiamo le difficili condizioni nelle quali verte la pubblica istruzione italiana. Facebook può venire incontro alle piccole scuole private che cercano personale qualificato per le proprie attività. Se una scuola ha un sistema online per ricevere richieste di lavoro sarebbe opportuno includere anche un link alla propria pagina Facebook. Non esiste modo migliore (ed economico) per sponsorizzare la scuola e le attività che il piano di studi propone. Il discorso vale anche per la ricerca di potenziali studenti in procinto di intraprendere un percorso di studi privato. Già molti istituti utilizzano Facebook per postare documenti, foto e video delle lezioni, in modo da rendere un’idea di quello che la scuola propone.


Feedback

Un’ulteriore possibilità offerta da Facebook è quella della costruzione di sondaggi e discussioni su temi a scelta. Una critica che si muove alla scuola è quella di comunicare in modo eccessivamente univoco, tralasciando un confronto con gli studenti su eventuali carenze e difficoltà in aula e durante le lezioni. I social media permettono di superare l’ostacolo permettendo di intraprendere discussioni che il limitato orario scolastico non può assicurare. Se c’è necessità di approfondire un argomento di studio, proporne qualcuno che non è compreso nel piano, discutere del profitto di insegnanti e studenti, Facebook può creare una comunità attiva che, sotto la supervisione del dirigente scolastico, collabora all’educazione dei propri figli in pieno rispetto del Web 2.0.


martedì 26 aprile 2011

Litigio su Facebook, ragazzo in ospedale



Picchiato da tre coetanei per un commento sul popolare Social Network, un diciassettenne e' finito all'ospedale. I suoi aggressori sono stati denunciati. Un litigio nato su Facebook rischia di avere conseguenze pesanti per tre giovani bulli che hanno deciso di vendicare le offese lanciate sul popolare social network con una vera e propria spedizione punitiva. Tutti minorenni i protagonisti, che vivono a Sesto Fiorentino, 17 anni l'aggredito, poco piu' piccoli, 15,16 e 17 anni, i ragazzi che lo hanno picchiato, provocandogli un trauma cranico non commotivo e altre contusioni guaribili in una settimana. I tre, uno di loro studente, gli altri senza occupazione e sembra gia' pregiudicati, sono stati denunciati dai Carabinieri per lesioni in concorso. Tutto nasce da un commento lasciato dalla vittima su Facebook, un commento poco apprezzato dal destinatario che avrebbe scatenato inizialmente insulti reciproci, sempre su Internet, e poi la rissa, scoppiata lo scorso 28 marzo a Sesto, che sarebbe stata organizzata in rete. Il ragazzo picchiato era con un'amica, quando e' stato avvicinato dai tre. Un'aggressione prima verbale, poi fisica, che ha fatto finire in ospedale il diciassettenne, ma che potrebbe costare molto piu' cara ai suoi aggressori.