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sabato 9 febbraio 2013
Facebook: padre paga la figlia per non usare il social network
giovedì 9 febbraio 2012
Da ZoneAlarm un decalogo per tutelare i bambini che navigano online

ZoneAlarm suggerisce di considerare dieci semplici misure per mantenere al sicuro i bambini che navigano su internet
Proteggere i bambini non è certo un concetto nuovo, ma salvaguardare l'attività online dei figli è un compito in continua evoluzione. Ora che quasi tutto avviene via web, compresa la vita sociale di un bambino, è importante che genitori e figli siano consapevoli dei pericoli che si nascondono in rete. Il nuovo anno è appena iniziato e quindi è il momento ideale per affrontare questi problemi con i ragazzi. Indubbiamente il web rappresenta una grande fonte di informazioni, divertimento e giochi ma esistono anche molte minacce alla sicurezza dei nostri figli. Predatori sessuali online insidiano chat room e profili di social media tentando di coinvolgere i bambini in dialoghi non appropriati se non in situazioni addirittura peggiori.
Il bullismo, che una volta era relegato al cortile o al parco giochi, avviene ora attraverso post e tweet su Facebook, danneggiando reputazione e autostima di bambini e adolescenti. La popolarità dei social media ha anche stimolato la crescita di altri problemi legati al web. Se da un lato le generazioni più giovani non hanno ben chiara la linea di demarcazione tra vita privata e pubblica, e per questo eccedono nella condivisione di informazioni personali, dall'altro i criminali informatici utilizzano questi dati per commettere furti d'identità, un reato che certo non risparmia i bambini. Oltre a questo tipo di frode, gli hacker mirano a diffondere malware, approcciando i ragazzi con annunci e link fasulli.
Tutto questo significa che d'ora in avanti parlare di questioni online con i propri figli dovrebbe diventare una priorità assoluta.
Ecco dieci semplici indicazioni firmate ZoneAlarm, da considerare per garantire ai nostri ragazzi maggiore sicurezza quando sono online:
Parlare dei pericoli online. Discutere dei potenziali pericoli che potrebbero incontrare in rete, dai predatori sessuali ai criminali informatici, e della comunicazione social, incoraggiandoli a interagire con saggezza e suggerendo loro di segnalare a voi eventuali problematiche.
Definire ed applicare regole per la navigazione in Internet. E' importante che i figli seguano le regole della famiglia - anche quando navigano su Internet. Uno dei consigli principali è quello di non permettere loro di scaricare o installare nulla senza il vostro consenso e - in particolare ai figli adolescenti – vietare qualsiasi download illegale di musica, video o software.
Aggiungere sicurezza alle ricerche: Per ridurre al minimo il rischio che i ragazzi si possano imbattere in contenuti violenti, pornografici o infetti da malware durante la navigazione, è bene attivare filtri sui motori di ricerca o strumenti di parental control, che selezionino le ricerche e limitino l'accesso a siti inappropriati.
Memorizzare siti web per l'infanzia. Se il vostro bambino visita frequentemente siti specifici, aggiungere tra i bookmark i relativi URL per un facile accesso. Questo impedirà che il bambino incappi in contenuti inappropriati effettuando la ricerca di un sito o per un errore di digitazione.
Insegnare ai ragazzi ad individuare le truffe. Spiegare quali siano i segni rivelatori delle potenziali truffe, quali offerte via posta elettronica o pop-up pubblicitari che incoraggiano a scaricare o a cliccare gratuitamente per accedere a giochi, prodotti o musica.
Considerare il comportamento sui social media. Incoraggiare i figli ad esaminare attentamente i propri post - compresi foto e video - e ricordare loro che tutto ciò che viene postato resta permanentemente in rete e può incidere sulla loro reputazione. E' altresì importante consigliare di non pubblicare o condividere informazioni personali online (quali indirizzo, numero di telefono, ecc).
Filtrare gli elenchi di contatti. Riesaminare periodicamente gli elenchi di contatti dei propri figli per verificare che siano appropriati e monitorarne le impostazioni di privacy per controllare quali siano le persone abilitate a visitare i loro profili o account online.
Incoraggiare un'adeguata comunicazione online. I ragazzi devono comunicare solo con persone che conoscono personalmente sia attraverso i social network, che via chat o email. Raccomandare loro di fidarsi del proprio istinto, ma di allertarvi se qualcuno li fa sentire a disagio.
Difendersi dal cyberbullismo. Parlare con i figli dell'importanza di una comunicazione online rispettosa. Rivedere le attività online dei propri ragazzi per assicurarsi che non siano vittime di molestie – e tantomeno ne infliggano ad altri - e segnalare qualsiasi attività di questo tipo alle autorità quali funzionari scolastici o forze dell'ordine.
Limitare il tempo passato online. Anche se Internet può essere utile ed educativo è meglio limitare il tempo che i ragazzi trascorrono davanti allo schermo. Stabilire quindi una quantità di tempo giornaliero oppure "orari di accesso" alla navigazione in rete.
Promuovere la sicurezza online in famiglia è qualcosa che ogni genitore responsabile dovrebbe fare, e una parte fondamentale di questo processo è proprio quella di essere informati in prima persona. E' necessario stare al passo con le ultime novità nel mondo della sicurezza online e incoraggiare sempre un dialogo aperto con i ragazzi.
giovedì 12 gennaio 2012
Amore e Facebook Così ci si corteggia ai tempi della Rete

Dall'incontro «tradizionale» alla dichiarazione online le 15 tappe degli adolescenti
La serata tipo: incontro in centro o in discoteca, scambio di sguardi e, soprattutto, di nomi: la chiave di tutto. A casa, tuffo su Facebook per cercarsi: un’occhiata al profilo, se pubblico, un «poke» se privato, e via con la richiesta di amicizia, il primo approccio. Il resto è un lungo scambio di messaggi in chat che portano al terzo livello del cyber-corteggiamento: lo scambio dei numeri di telefono e il fiume di messaggini che - se tutto funziona per il meglio - portano all’appuntamento. Con gli amici, per qualche giorno, poi scatta la serata a due. Ma per capire se la storia d’amore comincia davvero bisogna tornare alla schermata di Facebook: la dichiarazione ufficiale si fa sullo status, il quadratino della home page personale con tre scelte: «single», «impegnato», «fidanzato». Ma attenzione, i comportamenti cambiano di anno in anno. Per i tredicenni sms e messaggi di email sono archeologia pura, chi ha 17 anni è pronto a dare una chance alla mail. «I comportamenti sono dinamici, e cambiano mano a mano che le persone entrano in differenti fasce d’età - spiega Ann-Charlotte Kornblad, senior advisor del laboratorio Ericsson -. Crescendo, i teenager iniziano a utilizzare i mezzi di comunicazione come fanno gli adulti. Continuano a sfruttare i loro strumenti, dai messaggini ai social network ma, allo stesso tempo, capiscono il bisogno di usare la voce». Il 76% dei ragazzi italiani ha un profilo Facebook, ma sono pochi quelli che rischiano di essere travolti. Vero, il 41 per cento dice che rinuncerebbe a una vacanza pur di non staccarsi dal web e uno su tre diventa ansioso se non può controllare lo smartphone ogni 24 ore, ma non è il caso di allarmarsi. «Ci sono stati casi di dipendenza - ammette Stefania Durando, responsabile del centro Watson di Torino, specializzato nel trattamento dei disturbi psicologici - ma succede la stessa cosa agli adulti, per molti dei quali, per esempio, l’idea di una settimana senza cellulare è inconcepibile. Piuttosto, Facebook aiuta a condividere le proprie esperienze, ad aprirsi ed è estremamente utile per sviluppare la propria personalità. A patto, ovviamente, di non abusarne».
Fonte Articolo e Immagine: La Stampa - Autore: Giuseppe Bottero
domenica 8 gennaio 2012
Facebook e privacy: ecco come proteggere i minori

Quello della privacy è uno dei grandi temi che gli utenti devono risolvere, giacché i giganti della Rete non riescono a farlo, ognuno fermo sui propri passi e disposto a modificare il proprio punto di vista solo ascoltando la voce degli infonauti. Uno dei motivi di un ipotetico calo di popolarità di Facebook è proprio legato alla privacy, sui cui principi Zuckerberg & soci hanno una visione tanto di parte da potere essere confusa con un'interpretazione di comodo. Le leggi a tutela della privacy sono spesso controverse: negli Emirati Arabi la condivisione senza autorizzazione di fotografie sulle reti social prevede pene che possono aprire le porte del carcere, mentre in Francia, Germania e Norvegia le leggi sono piuttosto fumose e riguardano soprattutto la vita reale, segnatamente legate ai paparazzi, e non quella virtuale. In Italia c'è ancora nebbia, benché il Garante per la privacy abbia pubblicato una guida utile (datata 2009 ma ancora attuale) nella quale si sottolinea come spesso, davanti alla violazione della sfera privata sulle reti social, si sconfini nel diritto internazionale, rendendo così vane le vigenti leggi italiane ed europee. Dal canto suo Facebook qualcosa ha fatto, ma non abbastanza. Dalla semplice eliminazione del tag si è passati alla segnalazione dei post che possono risultare "molesti". Da agosto 2011 gli utenti i cui volti sono stati pubblicati contro la propria volontà possono segnalare al team di Facebook l'accaduto, ma questo strumento non è stato recepito nel modo giusto. Secondo i dati messi a disposizione molti utenti vi ricorrono per i motivi sbagliati: molte segnalazioni non riguardano la mancata autorizzazione alla pubblicazione della foto ma lamentele di tipo fotogenico. Va spezzata una lancia in favore di Zuckerberg: uno strumento per rimuovere le foto moleste c'è, ma gli utenti lo usano male. Elencata un'attenuante vanno considerate anche le aggravanti; Facebook ha le sue politiche in materia di pubblicazione di immagini, nessuna di queste però riguardano la volontà di fare circolare il proprio volto sulla Rete, essendo legate esclusivamente all'oscenità o alla violenza. Spazio questo ancora pieno di lacune che vanno colmate. Escludendo quindi il ricorso alle vie legali il quale, oltre a non essere foriero di alcuna garanzia, è un aspetto prettamente reattivo, si possono adottare alcuni accorgimenti per evitare che una fotografia venga pubblicata senza il nostro consenso, regole da leggere con attenzione soprattutto quando si parla di minorenni. Una prima misura è quella di impostare la privacy di Facebook affinché occorra autorizzare le foto in cui siamo taggati prima che queste compaiano sulle nostre bacheche. La possibilità di rimuovere il tag va pure contemplata, in questo caso il post incriminato continuerà ad apparire su Facebook ma non sarà più collegato al nostro profilo. Vale sempre la cortesia, è quindi possibile contattare l'autore del post chiedendogli di rimuoverlo; non dovesse bastare il bon ton ci sono misure più estreme che partono dalla segnalazione al centro assistenza di Facebook fino alla possibilità di bloccare l'autore del post. Arturo Bejar, capo ingegnere presso Menlo Park, sostiene che Facebook abbia le mani piuttosto legate, ma suona tanto come una mancata presa di posizione.
venerdì 9 dicembre 2011
FACEBOOK: UN DOCENTE PUO' DARE L'AMICIZIA AD UN ALUNNO?
"I professori non possono dare l'amicizia su FACEBOOK", questa la decisione del dirigente scolastico che pare si sia rifatto ad una legge del Missouri nella quale si vietava ai professori di avere contatti con gli studenti sui social network motivando tale scelta come per proteggere i minori da eventuali approcci a sfondo sessuale o non proprio “educativi”. Come dice nel suo bellissimo post la collega Caterina Policaro (in Italia uno dei maggiori conoscitori e formatori circa il mondo dei social network), questa legge è La legge del Missouri che è stata poi cambiata: a seguito delle proteste dei docenti e della popolazione, è stata giudicata, ovviamente, ANTICOSTITUZIONALE. Dal punto di vista educativo VIETARE è sempre stato controproducente rispetto a REGOLAMENTARE. Per quel che riguarda il discorso Social Network occorre creare delle Policy, o meglio un regolamento all'interno del quale vengano riportate modalità comportamentali di utilizzo di questo strumento che, voglio ricordarlo è la piazza REALVIRTUALE oggi maggiormente utilizzata al MONDO. Quando faccio incontri formativi con i genitori la domanda di rito iniziale è: quanti di voi utilizzano Facebook. La percentuale media di quelli che lo utilizzano varia tra il 5 e il 10%. La stessa domanda rivolta ai docenti sale a un 15%/20%. Se poi infine arriviamo ai ragazzi (fascia d'età 11-18 anni) arriviamo ad un 98%. Queste percentuali ci fanno capire il perché sia fondamentale oggi da parte delle principali agenzie educative, FAMIGLIA e SCUOLA, entrare a far parte di questo mondo che ormai non può essere più definito VIRTUALE, bensì REALE. Oggi se un genitore vuole sapere come il proprio figlio si comporta anche nella vita tutti i giorni a scuola, con gli amici, al bar, in discoteca o nei vari luoghi di ritrovo, deve essere presente sulla "piazza" di Facebook. Ed è per questo motivo che personalmente ritengo che sia i GENITORI che i DOCENTI, se realmente vogliono essere EDUCATORI, chiaramente nel rispetto dei ruoli che gli competono, devono neccessariamente conoscere le dinamiche di questo mondo. Fare cioè lo sforzo di capire come utilizzare lo strumento, quali sono le potenzialità, quali rischi e come poter fornire indicazioni e regole atte ad evitare spiacevoli soprese. Anche questa è educazione e, fra l'altro, essere su questa piattaforma significa avere la possibilità di parlare il loro stesso linguaggio e dunque riprendere in mano un dialogo, che ahimé nel corso degli anni soprattutto nella fase adolescenziale va sempre più perdendosi. Evidenziando i rischi e pericoli durante gli incontri formativi può succedere che alcuni genitori in particolare decidano di seguire la strada sbagliata del DIVIETO inibendo, censurando l'utilizzo di questo strumento. La storia ci insegna che, seppure sia la strada più facile, dal punto di vista educativo sia quella sbagliata. Comunque in un modo o nell'altro troverebbe il sistema per poterlo utilizzare a insaputa dei genitori. La strada più difficile e tortuosa è quella di cercare di capire ed educare ad un sano utilizzo del mezzo dando delle regole. Oggi i ragazzi sono ben felici che genitori e docenti non siano fra le loro amicizie, e questo semplicemente per un motivo: sanno di non essere controllati e da che mondo e mondo sappiamo bene quanto sia importante per un ragazzo (lo siamo stati anche noi) poter essere liberi di fare quel che si vuole senza controllo alcuno. Chiudendo la parentesi genitori, per non uscire dal contesto del titolo di questo articolo, concordo sul fare entrare sul social network anche bambini di 10 anni (....non querelatemi per blasfemia...). Questo solo a patto che il genitore faccia il genitore affiancando il bambino nell'utilizzo dello strumento e inserendo le giuste impostazioni che gli impediscano di fare amicizia con chiunque, dunque di finire su contenuti inadatti a quella fascia di età. Torniamo a bomba sul discorso amicizia fra un docente e il proprio alunno. La classe per molti ragazzi è una seconda casa. I ragazzi si relazionano e, con molti dei loro docenti, parlano di tutto. Se qualcosa non si vuol far sapere non la si dice. Dunque perché non fare la stessa cosa su Facebook. Deve essere una libera scelta sia da parte da parte di entrambe le figure, se a un ragazzo sta bene dare l'amicizia ad un docente in quanto ha già un ottimo rapporto in classe perché non averlo su Facebook. Laddove poi si voglia non condividere con lui emozioni, foto, video, e ciò che viene pubblicato in bacheca le impostazioni privacy consentono di evitare che ciò accada, nella piena tutela della privacy di ciascuno. Sei tu ragazzo, sei tu docente che decidi cosa gli altri possano vedere relativamente a ciò che pubblichi su Facebook. E' solo questione di fiducia. Vivere insieme all'interno di uno spazio sociale fatto di relazione tra persone. Molti docenti temono di perdere l'AUTOREVOLEZZA nei confronti dei ragazzi e dunque decidono di dare l'amicizia ma solo quando escono dalla scuola. La perdita di autorevolezza da parte dell'insegnante credo non sia un problema di Facebook bensì se uno ha autorevolezza nei locali della scuola la stessa cosa avviene anche su Facebook....e molti esempi concreti di insegnanti che conoscono lo dimostrano.
Vorrei infine riportare alcuni consigli per una sana relazione su Facebook fra docente e studente. Possibilmente utilizzare GRUPPI o PAGINE per comunicare con gli studenti. Nei Gruppi in particolare i membri neccessariamente non devono essere AMICI. Il gruppo può essere configurato come "aperto", "chiuso" o "segreto". In quello chiuso in particolare il contenuto è privato e riservato solo ai membri. Facebook può essere tra l'altro un eccezionale strumento dal punto di vista didattico, pensiamo solo ad un gruppo chiuso all'interno del quale sono presenti docenti e ragazzi e possono interagire nella gestione delle lezioni, nella condivisione dei contenuti, nella gestione degli eventi laddove all'interno fossero presenti anche i genitori con un un'unico messaggio si potrebbero invitare tutti senza spreco di tempo e denaro utilizzando i servizi tradizionali. Concludendo vorrei dunque congliare ai DIRIGENTI SCOLASTICI di cominciare a pensare ad includere nei regolamenti scolastici delle POLICY, che altro non sono che regolamenti relativi ad un sano e corretto utilizzo degli strumenti informatici a scuola, che tengano conto anche degli aspetti legati al Social Network laddove il rapporto e le interazioni possono proseguire anche al di fuori delle ore di lezione. Infine, per quel che riguarda i DOCENTI un breve e semplice decalogo:
- Non negare l'esistenza dei social network, accettarne le dinamiche
- Capire come funzionano
- Capire come li usano gli studenti
- Parlare il loro stesso linguaggio
- Utilizzarli come canale comunicativo
- Considerare la vita online parte integrante della quotidianità
- Educare alla consapevolezza
- Gestire spazio pubblico vostro spazio privato
- Provare ad integrare/migliorare la formazione e la didattica
- Aggiornare le IMPOSTAZIONI PRIVACY e SICUREZZA
Immagine e parte dei contenuti ripresi dal blog di Caterina Policaro
sabato 13 agosto 2011
Impennata dei crimini su Facebook, diventano sempre più sofisticati
Fonte: Protezione Account
giovedì 9 giugno 2011
Facebook, la carica dei minori

domenica 1 maggio 2011
Con Facebook la scuola va online

martedì 26 aprile 2011
Litigio su Facebook, ragazzo in ospedale
