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lunedì 13 novembre 2017

#bastabufale: decalogo prevenzione fake news (notizie false online)

1. Condividi solo notizie che hai verificato.

Chi mette in giro notizie false, e magari trae anche guadagno dalla loro circolazione, conta sul nostro istinto a condividerle, senza rifletterci troppo. O sul fatto che siamo portati a credere che una notizia sia vera solo perché ci arriva da qualcuno che conosciamo.
Se non ci assicuriamo che una notizia sia vera prima di condividerla, però, contribuiamo alla circolazione incontrollata di informazioni false, che possono anche creare rischi per la società e diventare pericolose per le persone. Perciò non condividere se prima non hai verificato, resisti alle catene e non farti imbrogliare.
2. Usa gli strumenti di Internet per verificare le notizie.
Cerca informazioni su chi è che pubblica e diffonde ogni notizia, verifica se si tratta di una fonte autorevole o meno. Guarda bene il nome del sito che pubblica la notizia che stai leggendo: magari è una storpiatura o la parodia di un sito più famoso, pensata per ingannarti.
Controlla l’autenticità e la data delle foto usando i motori di ricerca: magari la foto è vera, ma riferita a un altro evento passato. Ricorda che sui social puoi sempre controllare il giorno e l’ora in cui un video è stato caricato.
Cerca la fonte originale di una notizia scrivendo su un motore di ricerca, fra virgolette, un nome di persona o di luogo citato dalla notizia. Cerca quel nome anche sui siti antibufala e su siti autorevoli (per esempio quelli di giornali e TV di qualità). Guarda se il profilo social di chi pubblica la notizia ha il bollino di autenticità.

Bastano pochi clic per fermare una bufala.

3. Chiedi le fonti e le prove.
Controlla sempre la provenienza di ogni notizia: chi la pubblica e come la presenta. Guarda se la notizia indica bene le fonti dei dati, le date e luoghi precisi in cui avvengono i fatti. Se non lo fa, forse la notizia è falsa o sbagliata. Chiedere le fonti a chiunque è un tuo diritto: fallo valere. Chi non ti risponde ha probabilmente qualcosa da nascondere e non merita la tua fiducia.
 4. Chiedi aiuto a una persona esperta o a un ente davvero competente.
Internet è piena di utenti che credono o fingono di sapere tutto. E anche i giornalisti a volte possono sbagliare. Controlla se chi pubblica una notizia è realmente competente in materia, cerca degli esperti fra chi conosci, su Internet o fuori da Internet, a cui chiedere conferme indipendenti.
 5. Ricorda che anche Internet e i social network sono manipolabili.
La Rete è una grande opportunità, un importante strumento di conoscenza, ma vi operano tante organizzazioni e tanti truffatori che usano strumenti informatici potenti per creare eserciti di follower e Like finti e per seminare notizie false che generano soldi o manipolano le opinioni. Non fidarti di chi non conosci soltanto perché ti piace quello che dice, non è detto che dica la verità.
6. Riconosci i vari tipi e gli stili delle notizie false.
Sono in tanti a pubblicare notizie false o manipolate, intenzionalmente o per errore: complottisti, ‘bufalari’ per denaro, burloni, gente in cerca di fama, pubblicitari scorretti, propagandisti, provocatori e semplici utenti incompetenti. Spesso li puoi riconoscere perché usano titoli drammatici e allarmisti, scrivono con tanti punti esclamativi, dicono cose esagerate o incredibili o hanno pagine confuse e piene di pubblicità.
 7. Hai un potere enorme: usalo bene.
Il tuo clic, il tuo Like, la tua condivisione possono diventare denaro per i fabbricanti di notizie false: ricordalo ogni volta. Ma soprattutto ricordati che diffondere o condividere una notizia falsa può avere conseguenze pesanti: potresti spaventare, diffamare, umiliare, istigare odio e violenza o creare angoscia inutile. E, una volta messa in giro, una menzogna non si ferma più.
 8. Dai il buon esempio: non lamentarti del buio, ma accendi una luce.
Crea anche tu, magari con gli amici, una pagina social, un blog, un sito per segnalare le notizie false che hai scoperto e mostrare come le hai smascherate.
Ispirati allo stile di chi fa buon giornalismo. Aiuterà te e chi ti legge a capire come e perché nasce una notizia, come la si racconta bene e come la si critica, senza strillare o insultare. Sarà la tua palestra di giornalismo e sarà visibile nei motori di ricerca per aiutare gli altri a non farsi ingannare dalle bufale.

venerdì 25 febbraio 2011

Se un Tweet scatena la falsa notizia


Attorno alle 17 del 21 Febbraio, Al Jazeera International ha detto che forze italiane si avvicinavano alla Libia. Non riporto tra virgolette perché non ho la registrazione e sul momento non ho prestato molta fede a una cosa detta “en passant” da una conduttrice (gli scoop di solito hanno un rilievo maggiore, e questo lo sarebbe stato, no?). Tanto è bastato perché via twitter fosse rilanciata la notizia che le forze armate italiane stavano per andare in Libia “per partecipare alla repressione”. E c’è stato qualche sito minore e qualche blog che lo ha scritto, che i nostri aerei stavano uccidendo i dimostranti e che nei porti libici c’erano le nostre navi. Ora, benché con i chiari di luna che corrono niente possa essere mai escluso, era del tutto evidente che ad Al Jazeera avevano in parte frainteso il comunicato del nostro ministero della difesa che parlava di “allerta” della marina e nelle basi dell’aviazione di Trapani e Gioia del Colle. Il resto è avvenuto nei passaggi da una voce all’altra. Siamo arrivati al punto che persone molto serie si chiedevano se non stesse avvenendo davvero. Peraltro i servizi sull’allerta italiana nei vari telegiornali non erano chiarissimi. Su SkyTg24 si sono sentiti giri di parole che facevano pensare che qualche cosa da chiarire ci fosse. Ora lasciamo il piano fattuale e facciamoci una domanda da “cittadini digitali” responsabili. Gli studi sulla deformazione del messaggio che tipicamente avviene nel passaparola risalgono agli anni ‘50 e sono stati condotti dalla migliore psicologia sociale. Ma qui c’è un punto da chiarire e da far diventare consapevolezza complessiva di tutta la comunità digitale: che non è sempre vero ciò che un tweet ci ritrasmette, nemmeno se la fonte citata è un’emittente televisiva seria, quella che, peraltro, sta facendo un lavoro ineguagliato sulle rivoluzioni nel nord Africa e nel mondo arabo. Per carità, il “fuorigioco” informativo è un errore che viene commesso anche dai giornalisti di professione. Ma “noi” (si può?) “digital citizen” dobbiamo starci attenti: sono tutti lì appollaiati su un filo elettrico, i gufi anti rete. Aspettano solo l’occasione di accusare i social network di essere la macchina del bullshit. Evitiamo.

Fonte: Repubblica - Autore: Vittorio Zambardino

lunedì 28 dicembre 2009

Come VALUTARE L'AFFIDABILITA' DI UN SITO WEB


Questa griglia di valutazione dell'affidabilità, attendibilità e credibilità dei contenuti di un sito web su Internet è frutto di rielaborazione di diverse fonti e delle mie lezioni e riflessioni dettate da esperienza pluriennale (ho iniziato a navigare su Internet prima che esistessero il World Wide Web e i browser grafici). Sono domande facili e veloci che spesso ci facciamo senza esserne consapevoli, analoghe a quelle che ci poniamo inconsciamente quando valutiamo l'affidabilità, l'attendibilità o la credibilità di un libro, di un giornale o di una trasmissione televisiva. È un utile esercizio da fare con alunni a scuola o con adulti poco esperti di Internet. Risulta particolarmente interessante analizzare la pubblicità contestuale fornita da Google intorno a questa pagina: quali offerte sono affidabili e quali risultano tentativi di accaparrare l'interesse degli utenti senza fornire un vero valore aggiunto ai consigli qui raccolti?
Autorevolezza
1.Sono noti gli autori dei contenuti?
2.Che reputazione hanno?
3.A chi sono affiliati?
4.Che importanza ha chi ha pubblicato il sito?
Accuratezza
1.Ci sono errori evidenti?
2.Ci sono prove verificabili delle affermazioni fatte?
3.Gli autori citano le fonti delle loro affermazioni?
4.C'è la data di pubblicazione?
Rilevanza
1.Quanto è pertinente il contenuto rispetto al tema?
2.Chi sono i destinatari previsti dagli autori?
3.È appropriato il livello di approfondimento?
4. Esistono altre fonti sulla rete sullo stesso tema?
Oggettività
1.Gli autori hanno lo scopo di convincere o informare?
2.Come influenza il contenuto questo scopo?
3.Il testo contiene opinioni o fatti?
4.Tentano di far passare per fatti quelle che sono opinioni?

giovedì 26 marzo 2009

Internet e scuola: libertà o dittatura culturale?



I docenti italiani oscillano tra l’atteggiamento di entusiasmo per Internet (prendendosi poi batoste dai contenuti inaffidabili e dalle truffe) e quello di rifiuto in nome della superiorità dei libri (senza accorgersi che gli studenti usano le risorse in rete in ogni caso). Il vero problema è la scarsa conoscenza dei meccanismi culturali in atto sul web. Per esempio, quanti sanno perché un sito appare ai primi posti della ricerca con Google, che in Italia è il motore quasi monopolista? Eppure quei primi cinque risultati sono le fonti più utilizzate dalle scuole, con il comico effetto che la libertà di ricerca finisce per produrre elaborati identici: tutti gli alunni cercando la parola “Galileo” in quest’anno del 400° anniversario delle sue prime osservazioni avranno la voce della Wikipedia al primo posto, seguita da altri siti che non parlano direttamente dello scienziato pisano. Useranno quindi tutti la stessa fonte, vanificando il desiderio del docente di andare oltre il libro di testo. Ma il problema maggiore è la verifica dell’affidabilità di questa fonte. Nel caso della Wikipedia, nonostante l’alta qualità della maggior parte dei contenuti, non c’è nessuna garanzia di attendibilità: chiunque può modificare in qualsiasi momento i testi di questa enciclopedia gratuita e non è detto che gli errori introdotti siano tutti corretti da altri in tempi brevi. Qual è quindi il ruolo dei docenti moderni? Imparare come funziona il World Wide Web non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello culturale. Insegnare a valutare la qualità dei contenuti, insegnare a cercare usando le parole chiave opportune, lavorare in rete insieme agli alunni intorno a forum e blog facendo social networking, trasformare la capacità degli studenti di cercare soluzioni ai loro problemi su Internet in formazione personale permanente. Insomma, insegnare ad “attraversare la strada”, facendo rispettare le regole del gioco (le “strisce”, i “semafori”), evitare i rischi (i “pirati della strada”), ottimizzare il tempo (la “strada più praticabile”). Con questo atteggiamento si ridurranno anche i pericoli più evidenti e dei quali si parla più spesso: la pedofilia on line, le truffe telematiche, il cyberbullismo, che sono diffusi perché manca sensibilità culturale che forma gli anticorpi necessari a convivere con gli agenti patogeni della rete. Ben vengano quindi le iniziative di formazione in tutta Italia, come quella promossa dall’Associazione Centro ELIS attraverso il portale www.ilFiltro.it, di educazione alla legalità informatica nelle scuole. Sono un segno che la battaglia contro i rischi di Internet non è più solo difensiva, dietro le mura del castello, ma si sposta in campo aperto, per tenere lontani i pericoli e utilizzare al massimo le risorse positive della rete.


Fonte: Riviera 24