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sabato 5 gennaio 2013

USA, se i genitori diventano stalker

Una corte statunitense ha condannato due genitori per aver posto sotto stretto controllo la vita della propria figlia. La coppia era arrivata a installare spyware su PC e cellulare della giovane

Il controllo dei genitori sulla vita dei propri figli può essere così serrato da costringere le giovani vittime a compiere gesti inaspettati. È quanto accaduto ad Aubrey Ireland, 21enne studentessa universitaria statunitense, la quale ha denunciato i propri genitori per stalking. Dopo aver esaminato le ragioni della giovane donna, i giudici hanno disposto una condanna per le parti chiamate a rispondere delle misure di sorveglianza eccessive sulla vita della propria figlia: David e Julie Ireland dovranno mantenere una distanza di 500 piedi (circa 180 metri) dall'Università di Cincinnati dove studia Aubrey, con la quale dovranno interrompere i contatti per un anno. I due sono stati puniti per aver installato un software per il tracciamento dei dati sul telefono cellulare e sul PC della ragazza, arrivando a esaminare la cronologia dei siti Internet visitati. I coniugi Ireland si sono spinti fino al punto di presentarsi senza preavviso nel college di Cincinnati nonostante l'elevata distanza che separa l'Ohio dalla casa della famiglia Ireland, accusando la propria figlia di fare uso di droghe, di essere promiscua e di soffrire di disturbi emotivi. Un comportamento che la giovane studentessa di musica ha deprecato davanti ai giudici, sostenendo di essere stata ingabbiata e allo stesso tempo diffamata dai suoi genitori. Le ragioni di Aubrey sono dunque state supportate dalla corte e dai vertici dall'Università di Cincinnati, costretti ad assumere delle guardie del corpo per mantenere i genitori lontani dalla propria figlia. E quando la studentessa avrebbe interrotto i contatti con la propria famiglia, David e Julie Ireland si sarebbero rifiutati di pagare la retta dell'università. 

Fonte: Punto Computer - Autore: Cristina Sciannambio

mercoledì 26 settembre 2012

ROMA: LEI LO LASCIA, LUI PUBBLICA SU FB LE SUE FOTO HOT. ARRESTATO UN 37ENNE

La tempestava di telefonate, con appostamenti e minacce. Era arrivato anche a clonare la pagina Facebook della sua ex dove minacciava di pubblicare le sue foto in atteggiamenti intimi. Per questo un 37enne delle Filippine è stato denunciato a piede libero dalla polizia per il reato di stalking. Tutto ha inizio quando i due decidono di terminare la loro storia d'amore. L'uomo inizialmente non ha nulla da recriminare, ma dopo un pò comincia a perseguitare la sua ex, anche lei filippina, con messaggi e telefonate, trasformatesi nel tempo in minacce.  La donna aveva anche cambiato numero di telefono, ma l'uomo aveva cominciato a telefonare al suo datore di lavoro, con continue - quanto esplicite - richieste di avere dei rapporti sessuali con lei. A questo punto lo stalker, ha iniziato a pubblicare le fotografie nel falso account che aveva creato a nome della donna. La vittima, esasperata di vivere con un perdurante stato di ansia e di paura, aveva così deciso di rivolgersi alla polizia che ha rintracciato l'uomo effettuando una perquisizione nella sua abitazione.
Gli agenti hanno trovato e sequestrato due cellulari e un pc, dove l'uomo custodiva tutte le fotografie della sua ex compagna.

martedì 19 aprile 2011

Social Network: cresce il rischio stalking contro i minori



Il numero di minorenni che utilizzano un social network è cresciuto a dismisura, tanto che, secondo un’indagine della Commissione europea, ben il 77% dei ragazzi tra i 13 e i 16 anni e il 38% dei bambini tra i 9 e i 12 anni ha registrato un profilo su un sito di questo tipo. Un quarto degli intervistati dichiara di navigare su siti come Facebook, Hyves, Tuenti, Nasza-Klasa SchuelerVZ, Hi5, Iwiw o Myvip con un profilo “pubblico”. Sono in molti, tra i giovanissimi, a sottovalutare i problemi legati alla privacy, e molti indicano anche il proprio indirizzo e numero di telefono, col risultato di essere esposti a situazioni di stalking e molestie. Secondo Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea responsabile dell’agenda digitale, “tutti i gestori di siti di social networking dovrebbero immediatamente aumentare automaticamente il livello di privacy dei profili dei loro utenti minorenni, rendendoli accessibili soltanto a una cerchia di persone stabilita dagli utenti stessi ed escludendoli dai motori di ricerca online. Gli operatori che non hanno ancora sottoscritto l’accordo europeo sulla socializzazione in rete più sicura sono chiamati ad aderire in tempi brevi, perché è in gioco la sicurezza dei nostri figli”. Il commissario si riferisce all’accordo, mediato dalla Commissione, e firmato nel 2009 dai gestori dei principali social network, che hanno deciso di adottare misure a tutela della sicurezza in rete dei loro utenti minorenni. A breve la Commissione pubblicherà la prima tranche dei risultati delle valutazioni sull’applicazione dell’accordo europeo da parte dei seguenti firmatari: Arto, Bebo, Facebook, Giovani, Hyves, IRC Galleria, MySpace, Nasza-Klasa, Netlog, One.lt, Rate, SchuelerVZ, Tuenti e Zap.



venerdì 3 settembre 2010

Trappola su Facebook: si conoscono e lui la perseguita


In manette un albanese di 25 anni arrestato per stalking nei confronti di una connazionale

Si "incontrano" su Facebook e diventano "amici". Sono entrambi albanesi ed entrambi immigrati a Firenze. Si scambiano le foto e i numeri del cellulare. E' così che comincia un calvario fatto di tentati approcci, molestie telefoniche e avances sempre più asfissianti. La vittima, una ragazza albanese di 22 anni che lavora come cameriera, decide di denunciare il fatto ai carabinieri e si presta a fare da "esca": è così che viene arrestato il molestatore, un giovane di 25 anni, irregolare, anche lui albanese. Le accuse sono di stalking e violenza sessuale. L'albanese viene arrestato sull'autobus sul quale la vittima era salita per tornare a casa dopo il lavoro. Proprio davanti ai carabinieri che, in abiti civili, si erano confusi tra gli altri passeggeri, lui vede la giovane, si avvicina, la abbraccia e la tocca. A questo punto i militari intervengono e lo arrestano. Già sabato scorso, quando il pedinamento dello 'stalker' era iniziato, l'albanese aveva già tentato di baciare la ragazza, nonostante il diniego di lei, nel parcheggio di un centro commerciale dove si erano dati appuntamento; ma poi, al controllo dei carabinieri, ha finto di essere il suo fidanzato.

mercoledì 1 settembre 2010

Quelle scarpe mi inseguono, se la pubblicità fa stalking



La storia della blogger canadese Julie Matlin, perseguitato dal messaggio di un paio di calzature, e i pregi e difetti del cosiddetto "remarketing". Per salvarsi basta un clic

E' BASTATO cliccare su un paio di scarpe in mostra su un blasonato sito degli States: quella che sembrava una semplice sessione di e-shopping per Julie Matlin, "mommy blogger" canadese, si è trasformata in un'avventura ai limiti dello stalking virtuale. Sì, perché quel paio di scarpe (che la Matlin alla fine ha deciso di non comprare), ha continuato a perseguitare la blogger in tutti i siti internet che visitava, riproponendosi con la stessa insistenza attraverso le pubblicità nelle pagine più disparate, fossero essi siti di informazione o blog per fanatici tecnologici. Un rapido consulto del meteo? Ed ecco quelle scarpe. Uno sguardo alle foto postate da un amico su Twitpic? Ancora loro. Stessa storia su YouTube o Facebook o MySpace. Partendo da questo aneddoto, raccontato dalla Matlin 1 sul suo blog, il New York Times 2 analizza un fenomeno sempre più diffuso e che genera preoccupazione su molti navigatori del web, anche in Italia. Pure nel nostro paese capita infatti che, una volta cliccato su un annuncio o su un banner, si finisca per visualizzarlo di continuo, anche se il messaggio che veicola non è di nostro interesse. Il nome tecnico di questo fenomeno è remarketing (o retargeting). In poche parole si tratta di una campagna pubblicitaria via web che punta direttamente a chi ha già interagito con un sito o con un prodotto, invitandolo a tornare di nuovo. Sul paino teorico la convenienza è evidente: se un utente sta cercando un hotel per le vacanze è probabile che visiti decine di siti diversi prima di scegliere la meta. Meglio quindi "ricordargli" che da quel sito inserzionista è già passato e che magari può valere la pena tornare.Queste tipo di campagne non è una novità, ma ha subito un notevole incremento negli ultimi tempi in seguito alla discesa nel settore anche dei big della pubblicità. Un caso su tutti è quello di Google che ha lanciato il remarketing per i suoi Adsense lo scorso marzo. Curiosamente la pagina del gigante di Mountain View che spiega di che si tratta cita proprio l'esempio di un paio di scarpe. Dove questo tipo di operazioni crea qualche perplessità è sul sempre delicato tasto della privacy: una pubblicità che ricorda quali scarpe hai guardato qualche giorno fa può creare fastidio, ma problemi più gravi possono sorgere quando ad essere visualizzati sono farmaci dimagranti, medicinali o altri prodotti sensibili. Basta dare un'occhiata ai commenti all'articolo del New York Times per rendersi conto di quanto questo genere di tracciamento degli interessi non sia troppo gradito dagli utenti, che in alcuni casi promettono il boicottaggio di chi usa questi sistemi di pubblicità. Il dibattito sull'efficacia di questo mezzo è aperto anche tra gli addetti ai lavori, in molti casi preoccupati di dare ai propri potenziali clienti l'idea di una persecuzione o di un interesse fin troppo invasivo.In realtà il remarketing non è diverso dalle altre pubblicità mostrate online e può essere "addomesticato" usando gli stessi accorgimenti. Il tracciamento dell'utente si basa sui celebri cookies, dei file di testo che vengono salvati dal browser (il programma che si utilizza per navigare) e conservano memoria dei siti visitati, i login e le password. Questo tipo di tracciamento si basa solo sul browser e non è in alcun modo associato al nome o alle generalità della persona: basta cancellare i cookies (operazione eseguibile dalle opzioni dei browser o con programmi appositi) per eliminare ogni effetto del remarketing. Insomma: con un click le scarpe hanno cominciato lo stalking e con un click lo cesseranno.

lunedì 25 maggio 2009

Sicurezza in rete: 10 pericoli della Rete = 10 consigli per navigare sicuri

10 pericoli per i teenager che navigano in internet, 10 consigli per evitarli: Skuola.net vi presenta un decalogo per usare internet e i social network senza alcun rischio, divertendosi e conoscendo tanti nuovi amici. Un regalo per voi in occasione della Settimana Nazionale della Sicurezza in Rete 2009, un'iniziativa promossa da SicuramenteWeb, Polizia Postale, Skuola.net, Abilad e Unione dei Consumatori.

10 comandamenti della Rete by Skuola.net
1. Attenti all’identità: nella vita reale, se qualcuno si maschera puoi accorgertene subito. In Rete è molto semplice assumere identità diverse da quella vera. Quindi non dare mai indirizzi, numeri di telefono o altre informazioni che ti rendano rintracciabile a persone che non hai già incontrato nella vita reale.
2. Pedofili nascosti: se ti trovi in un sito dedicato ai giovani e incontri un adulto, sii prudente. Cosa ci fa un adulto sul sito dove si aiutano gli studenti a svolgere i compiti? Se ti contatta, fai attenzione ai tuoi dati personali e agli appuntamenti.
3. Pornografia verbale: esistono forum per ragazzi dove si discute sul sesso usando un linguaggio esplicito. In questi luoghi è più facile incontrare persone che hanno secondi fini, quindi è meglio evitarli.
4. Appuntamenti al buio? No grazie: molti ragazzi vogliono incontrare gli amici virtuali. Se anche tu ne hai voglia, prendi appuntamenti in luoghi molto frequentatati e fatti sempre accompagnare. Infine non dimenticarti di avvertire i tuoi genitori su orario e luogo dell’incontro.
5. Stalking: se qualcuno ha il tuo numero di telefono, conosce il tuo indirizzo di casa, sa dove vai a scuola o in palestra, può usare questi dati per intromettersi in maniera molesta nella tua vita privata.
6. Cyberbullismo: in Rete è facile diventare bulli, non serve la violenza fisica. Un fotomontaggio che ti ridicolizza può farti star male se lo vedono i tuoi amici. Se qualcuno apre un gruppo sul tuo social network con lo scopo di prenderti in giro, potresti rimanerci molto male. Se sei una vittima di questi comportamenti, segnala gli abusi ai gestori del sito dove si trova il materiale.
7. Furto di identità: se un ladro ti ruba il passaporto, difficilmente potrà usare la tua identità. Ma se qualcuno conosce username e password, può usare indisturbato il tuo nome e la tua faccia virtuali. Perciò usa password complesse (es. numeri e lettere) e imposta domande di “recupero password” a cui solo tu sai dare una risposta.
8. Violazione della privacy: le informazioni che ti riguardano sono di tua proprietà. Perciò se trovi una foto o un video che ti riguardano su internet, ma non sei d’accordo, puoi segnalare l’accaduto ai gestori del sito dove si trovano questi contenuti.
9. Livelli di Privacy: i social network ti permettono di scegliere le persone a cui mostrare il tuo profilo. Ricordati di impostare sempre i “livelli di privacy” affinché i tuoi dati non siano mai pubblici.
10. Evasione dalla realtà: esagerare con le relazioni virtuali può isolarti dal mondo reale. Non stare troppe ore al pc, esiste ancora la vita reale
Vedi anche il video on line: http://skuola.tiscali.it/sicurezza/consigli-sicurezza-rete/10x10-consigli-navigazione-sicura.html

Fonte: Skuola.net