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venerdì 23 aprile 2010

Le credenziali di più di un milione di account Facebook in vendita



Avete un account su Facebook? Se la risposta è affermativa fareste bene a cambiare almeno la password, poiché in Rete sembrano circolare le credenziali di accesso per 1.500.000 account.
Il laboratorio di VeriSign iDefense ha scoperto su alcuni forum underground la vendita illecita di questi dati, basata addirittura su un listino vero e proprio: 25 dollari per 1.000 account con meno di dieci contatti ciascuno, e 45 dollari per altrettanti account con un numero maggiore di amici.
Non si sa bene come l’hacker, proveniente dall’Europa dell’Est, sia riuscito a recuperare un numero così elevato di credenziali, si suppone però che abbia fatto uso di particolari cookie usati da Facebook per permettere agli utenti appena disconnessi di loggarsi nuovamente senza reinserire la propria password: a questo metodo, particolarmente innovativo, si possono affiancare ovviamente operazioni di keylogging o di phishing.
Come dichiarato da Rick Howard, direttore del reparto iDefense di cyber-spionaggio, gli account potranno essere usati principalmente per operazioni di trasferimento di denaro; continua Howard:
Una volta che si sono acquisiti dati come il nome, l’indirizzo, e altre indicazioni lasciate sul profilo del social network, è possibile usarli per ricavare altre informazioni riguardanti conti bancari o carte di credito. Gli stessi account potranno essere usati inoltre come una piattaforma da cui distribuire malware verso gli altri utenti: per questo motivo, personalmente, controllo sempre più di una volta prima di accettare un utente che non conosco nella mia lista di amici.
Andrew Brandt, di Webroot Software, commenta questa notizia spiegando che purtroppo gli utenti dei social network, Facebook in primis, pongono una fiducia infondata nei messaggi spediti dai loro contatti, e questo porta a sottovalutare la pericolosità dei link contenuti negli stessi.
Facebook, la cui pagina relativa alle impostazioni di sicurezza è, a detta di molti, poco intuitiva per l’utente medio, si difende menzionando le numerose tecniche nascoste che dovrebbero impedire il propagarsi di malware all’interno del sito: nonostante questo il loro portavoce Andrew Noyes non è stato in grado di fornire informazioni chiare circa il numero esatto di account rubati, limitando ulteriormente la fiducia degli utenti sul livello di privacy promesso dal social network. Come al solito non rimane che correre ai ripari, ricordando che la maggior parte delle volte le tecniche di sicurezza implementate nei servizi Web servono a ben poco se non sono supportate da una buona dose di diffidenza e di riservatezza.

lunedì 22 febbraio 2010

Facebook e i gruppi con contenuti immorali che incitano a violenza e odio: la situazione odierna


Vari quotidiani e alcuni TG in questo fine settimana si sono occupati di un gruppo creato su Facebook a dir poco osceno, squallido, violento e assurdo dal titolo "Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down". Solo trascriverlo mi fà rabbrividire...ora qualsiasi possa essere stato il motivo, la strategia, l'idea che ha portato a creare un gruppo del genere quello che spaventa è il numero di iscritti, oltre 1300 ieri sera (per fortuna mentre sto scrivendo questo post il GRUPPO E' STATO CHIUSO). Mi sono dunque chiesto se ciò non possa accadere per una vulnerabilità di FB per cui chi gestisce determinate applicazioni si è trovato automaticamente catapultato in questo gruppo, oltre il 50% degli iscritti probabilmente lo ha fatto solo per postare commenti negativi al riguardo, involontariamente facendo il gioco dei gestori del gruppo. Senza considerare che il gruppo potrebbe essere nato con un nome e raggiunto un certo numero d'iscritti aver mutato denominazione e contenuti.... Credo che chi indaga sull'accaduto debba porsi questa domanda in quanto è molto importante lavorare sulla prevenzione. In questo momento lo strumento che noi utenti di Facebook abbiamo per bloccare il nascere di questi gruppi è segnalarlo a Facebook mediante l'apposito tasto presente sul gruppo scegliendo l'opzione corretta (in questo caso ad esempio gruppo che incita alla violenza). La Polizia Postale italiana preposta a vigilare sul Web, in questo caso ha difficoltà a muoversi in quanto non sono disponibili strumenti legislativi tali da poter intervenire in tempi brevi. La sede di Facebook è a Palo Alto in California, e per poter intervenire su questioni relative a servizi presenti sul web che riguardano aziende con sede all'estero occorre una procedura detta rogatoria internazionale, che purtroppo implica una tempistica non proprio rapida. Nello specifico sembrava impossibile riuscire ad oscurare questo gruppo in tempi brevissimi, debbo dire che probabilmente con l'intervento diretto da parte degli uffici ministeriali preposti, si è raggiunti al risultato di chiuderlo stamane.
Oggi se da un lato c'è chi vuole leggi severe specificatamente studiate per il web, dall'altra parte c'è chi vuole il mantenimento della libertà d'espressione sulla rete affermando che le leggi che esistono nel mondo reale è sufficente utilizzarle anche per il mondo virtuale. Personalmente ritengo che anche in questo caso sia giusta una via di mezzo. Concordo con chi vuole mantenere la propria privacy e la libertà di esprimersi ma ritengo che si debba intervenire da un punto di vista legislativo sulle questioni importanti come questa cercando di agevolare l'operato delle nostre sentinelle del web. Così come esiste un decreto emanato nel gennaio 2007 che prevede l'oscuramento dell'accesso ai siti di natura pedopornografica entro al massimo 6 ore dalla comunicazione da parte del fornitore di connettività, credo debba essere fornito uno strumento analogo che possa consentire di intervenire con rapidità. Facebook ormai oggi è il Social Network che và per la maggiore e dunque lo Stato italiano deve muoversi direttamente con i suoi amministratori e deve trovare il modo di poter avere un canale diretto privilegiato con un ufficio legale centralizzato appositamente preposto a tale scopo.
Al riguardo è intervenuto direttamente il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna "L'istigazione a delinquere, ovunque questa avvenga e in qualunque forma, è un reato e, di conseguenza, verrà certamente perseguito dalla Magistratura. I responsabili stiano certi che saranno individuati e denunciati, che la Polizia postale sta facendo il massimo per togliere di mezzo questo gruppo". Non è da escludere che la chiusura del gruppo sia avvenuta sotto la pressione combinata del web e di questo pronunciamento tempestivo.
Facebook come la rete oggi sono strumenti potentissimi che se gestiti nel modo sbagliato, possono diventare il luogo di condivisione delle peggiori aberrazioni.
I Troll: nel gergo di Internet, e in particolare delle comunità virtuali come newsgroup, forum, social network, mailing list, chatroom o nei commenti dei blog - è detto un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati. Raggiungono il loro scopo quando i media e gli utenti sulla rete parlano di loro. Publicizzando ed enfatizzando come è stato fatto purtroppo facciamo il gioco di queste persone il cui scopo principale è quello di rendere agli occhi dei più Facebook quale MINACCIA e non una reale OPPORTUNITA'. A tale riguardo vi rimando al meccanismo che i TROLL adottano per fare abboccare in primis i giornalisti per raggiungere questo obiettivo (vedi: post de Il Nichilista ).
Strumenti utili per il popolo di FACEBOOK: quello che noi Netizen oggi possiamo fare è semplicemente mandare la segnalazione a Facebook come immagino sia stato regolarmente fatto. Eviterei di iscrivermi o diventare FAN di appositi gruppi che vengono creati contro un gruppo del genere anche perché non hanno molto senso visto che nel breve il gruppo è destinato chiaramente ad essere chiuso. Su Facebook stanno crescendo alcuni gruppi che vedo molto positivamente dal punto di vista preventivo che possono garantire informazione corretta e tutela di coloro che utilizzando lo struemento Facebook. Se Facebook desse la possibilità di CERTIFICARE alcuni di questi gruppi, probabilmente si potrebbe avere una risposta più efficace e rapida nella lotta agli utenti e ai gruppi a contenuto palesemente immorale.
Vi segnalo alcuni di questi ai quali consiglio di iscrivervi:
GRUPPO PROTEZIONE ACCOUNT: La pagine del nostro account sul social network è una fonte di informazioni su noi e sulla nostra vita, che va protetta per evitare l'abuso di tali informazioni da chi ne entra in possesso. Sinora debbo dire per quel che mi riguarda sta lavorando molto bene.
GRUPPO TUTELA AMICI: muoversi con questo gruppo è sicuramente servito a sensibilizzare maggiormente le istituzioni per farle intervenire in tempi rapidi. Consiglio di iscrivervi in quanto permette di fare gruppo, è una sorta di "Tutela dei Consumatori" virtuale.
GRUPPO FACEBOOK INSIDE: per avere sempre info aggiornate su come usare bene le risorse presenti sul web
Per proteggervi poi da pagine/gruppi che violano la vostra privacy, e soprattutto Gruppo CHECKBLACKLIST. E' possibila lanciare mediante il pulsante "Vai all'applicazione" un software gestito da questo gruppo che consente di verificare l'eventuale iscrizione a determinati gruppi a rischio nonché la presenza di applicazioni a rischio privacy.
Internet e Facebook sono due grandi risorse, gestiamole in modo sano, legale e consapevole! La rete e i suoi contenuti, ricordiamocelo, siamo noi. Il tam tam positivo è quanto di meglio possa esserci per fermare tutto ciò che di negativo troviamo. Dal punto di vista della PREVENZIONE il consiglio è di iniziare a fare una sorta di EDUCAZIONE CIVICA della RETE già a partire dai primi anni della scuola primaria. E ricordiamocelo: urlare affermazioni che istigano all'odio e alla violenza su una pubblica piazza dove c'è un gruppo di persone è una cosa, scriverle su una bacheca potenzialmente raggiungibile da oltre 300 milioni di persone nel mondo (oltre 20 in Italia) è un'altra cosa.