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giovedì 12 ottobre 2017

I diritti dei bambini verso il cyberbullismo e bullismo

Bulletti nelle scuole: ecco i passi da seguire per difendersi.
 Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca hanno promosso un Piano nazionale per prevenire e combattere il bullismo e il cyberbullismo in classe. Il Piano prevede la promozione di incontri di formazione e sensibilizzazione con gli studenti delle scuole secondarie per la conoscenza dei diritti e dei doveri in internet di cui ogni cittadino è titolare, con l’obiettivo di avviare un processo di educazione digitale: iniziative di formazione per i docenti e la progettazione di azioni finalizzate a sensibilizzare i ragazzi ad una riflessione sull’uso corretto della rete.

  1. I bambini hanno il diritto di frequentare scuole nelle quali vi siano docenti anti-bullo (che svolgono attività di prevenzione e di sostegno rispetto al bullismo ed al cyberbullismo) [1] e dirigenti scolastici attenti che, in presenza di atti di bullismo, ne informino immediatamente i genitori o gli esercenti la responsabilità genitoriale [2].
  1. I bambini hanno diritto di ricevere il sostegno dalle autorità (che si è manifestato tramite la sensibilizzazione, la repressione e l’istituzione del numero 1.96.96) [3].
  1. I bambini hanno diritto di chiedere (anche senza l’ausilio dei genitori, qualora abbiano già compiuto 14 anni) al questore che ammonisca la persona che ha realizzato nei loro confronti atti di bullismo o di cyberbullismo, purchè non abbiano già presentato formale atto di denuncia-querela [4].
  1. I bambini hanno diritto di chiedere (anche senza l’ausilio dei genitori, qualora abbiano già compiuto 14 anni) al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o dei social media nei quali sono pubblicate le foto, i video e le informazioni (ritenuti atti di cyberbullismo) la cancellazione, la rimozione o l’oscuramento dei contenuti offensivi e denigratori.
  1. I bambini, in assenza di risposta alla richiesta di cancellazione o oscuramento, presentata al gestore del sito, hanno il diritto di ricorrere al garante per la protezione dei dati personali, il quale provvederà alla rimozione dei contenuti offensivi entro 48 ore.
  1. I bambini hanno il diritto di presentare formale atto di querela contro i responsabili delle azioni di bullismo o cyberbullismo compiuti nei loro confronti, ma solo con l’assistenza dei loro genitori (o di chi esercita la responsabilità genitoriale in loro vece). Potranno querelare il responsabile anche se avevano già chiesto (ma senza esito favorevole) l’intervento del questore.

domenica 2 aprile 2017

Ventimiglia, presso il Liceo Aprosio incontro conclusivo del progetto bullismo e cyberbullismo

Voluto dal dirigente scolastico Giuseppe Monticone e dalle docenti di diritto Gabriella Briozzo, Diana Meduri e Patrizia Sambuco
incontro liceo ventimiglia

Ventimiglia. E’ giunto a termine presso il Liceo Statale Aprosio di Ventimiglia un intenso ed interessante percorso formativo in tema di bullismo e cyberbullismo, fortemente voluto dal dirigente scolastico profGiuseppe Monticone e dalle docenti di diritto professoresse Gabriella Briozzo, Diana Meduri e Patrizia Sambuco, realizzato nel contesto dei progetti alla legalità predisposti per l’anno scolastico 2016/17.
Tale percorso dedicato a tutte le classi prime del Liceo, ha avuto inizio da incontri che le docenti di diritto hanno realizzato nelle singole classi, mediante la proiezione di slides e di video a tema e mediante specifica attività di responsabilizzazione degli studenti circa le eventuali conseguenze giuridiche civili e penali, derivanti da comportamenti rientranti nell’alveo del diffuso fenomento del bullismo ed in particolare del cyberbullismo.
La risposta degli alunni a tali incontri è stata subito positiva, tanto da motivare ancor più le docenti e la dirigenza scolastica a dedicare maggior tempo all’argomento e maggiore attenzione al dilagante e tanto attuale fenomeno del cyberbullismo e dei pericoli che si insidiano nella rete, coinvolgendo altresì figure professionali competenti sia sotto il profilo tecnico informatico che socio psicologico. In tale ottica, quindi, mercoledì 29 marzo 2017 il Liceo Aprosio ha aperto il suo auditorium all’esperto informatico dottor Mauro Ozenda e alla dottoressa Guendalina Donà che, dopo l’introduzione da parte del vice preside prof. Giovanni Perotto, attraverso le loro specifiche competenze, hanno dato il loro consistente contributo nel fornire agli alunni coinvolti un quadro più completo degli strumenti necessari per combattere e cercare di arginare gli atteggiamenti fonte di atti di bullismo e cyberbullismo.
Il dottor Mauro Ozenda, da anni affermato esperto informatico sia a livello regionale che nazionale, nonché formatore di genitori e docenti e da tempo presente nelle scuole per incontri con gli studenti, ha affrontato con puntualità e specificità tutte le possibili implicazioni legate all’uso di internet, social network e applicazioni in rete, fornendo ai ragazzi tutte le informazioni necessarie per il corretto, legale, sano e consapevole uso di internet.
La dottoressa Guendalina Donà, psicologa psicoterapeuta da tempo promotrice di progetti in ambito scolastico attraverso lo sportello di ascolto dell’associazione Zonta4youha, invece, ha coinvolto i ragazzi in una ampia riflessione circa i condizionamenti mentali derivanti dai contesti, soprattutto familiari, vissuti dall’età della pubertà all’adolescenza e della loro influenza sulle scelte comportamentali future tali da determinarne una possibile devianza verso atteggiamenti aggressivi, persecutori e prevaricatori.
L’evento, al quale gli studenti hanno partecipato con particolare interesse ed interagendo con i relatori, si è concluso con le seguenti riflessioni personali da parte degli alunni: “Dopo questo incontro abbiamo capito i veri pericoli che nasconde la rete, quindi, da adesso in poi, prima di postare un qualsiasi contenuto, ci penseremo due volte. Dietro un comportamento c’è sempre una ragione ma questo non è un valido motivo per scagliare le proprie sfrustrazioni sugli altri”.

Fonte: Riviera 24

sabato 23 aprile 2016

Le competenze digitali: un arma contro il cyberbullismo

cyberbull  Dal bullismo al cyberbullismo. Fenomeni a confronto. Il termine bullismo deriva dalla traslitterazione della parola inglese bullying (to bull) che significa “usare prepotenza, maltrattare, intimidire, intimorire”. Esistono diverse definizioni dello stesso fenomeno, che danno rilievo ad aspetti diversi del fenomeno stesso. Il bullismo viene spesso definito come una forma di oppressione fisica o psicologica messa in atto da una o più persone nei confronti di un altro individuo percepito come più debole. Facendo riferimento alla definizione di bullismo data da Olweus, uno studente è oggetto di bullismo e, quindi, viene vittimizzato, quando è esposto ad azioni offensive da uno o più compagni perpetrate ripetutamente nel corso del tempo. Sul sito dello ”Olweus Bullying Prevention Program” viene sottolineato come il bullismo sia caratterizzato da un comportamento aggressivo ed intenzionale che coinvolge uno squilibrio di forze (asimmetria) e, nella maggior parte delle volte, viene ripetuto nel tempo. È un fenomeno relazionale e dinamico, multifattoriale e multidimensionale. Esso, quindi, coinvolge non solo il “bullo” e la vittima, ma anche gli altri spettatori. Appare importante sottolineare come esso sia influenzato da modelli culturali e sociali, dai vissuti dei soggetti coinvolti, dagli stili educativi e i modelli familiari, dalle dinamiche di gruppo e dalle caratteristiche personali dei ragazzi. Le ricerche il più volte compiute hanno cercato di identificare le possibili cause del bullismo tra variabili quali il back-ground socio-economico o quello educativo senza raggiungere risultati significativi. Diverso, invece, quanto realizzato dalle ricerche, che hanno investigato la relazione tra bullismo e atmosfera familiare, tra bullismo e stili educativi o tra bullismo e regole del gruppo dei pari. In linea più generale, si distingue il bullismo fisico da quello psicologico, osservando che entrambe le forme possono essere distinte in dirette o indirette. Il bullismo fisico diretto si identifica in azioni quali: prendere a calci, spintonare, sputare addosso alla vittima; mentre il bullismo fisico indiretto si realizza nel momento in cui il bullo fa in modo che la vittima venga attaccata fisicamente da terzi. D’altro canto, il bullismo psicologico diretto è caratterizzato da abusi verbali, minacce o gesti osceni, mentre, il bullismo psicologico indiretto si esplica nella diffusione di pettegolezzi o attraverso l’intenzionale esclusione di un individuo dal gruppo. Al contrario di quanto presente nello scenario mentale collettivo, il fenomeno del bullismo non si manifesta solo nelle zone emarginate o in ambienti degradati, ma ovunque predomini la tendenza a competere ed i tentativi di prendere le distanze dagli adulti vengano messi in atto attraverso comportamenti aggressivi e violenti. Va, in ogni caso, sottolineato come in una situazione di normale conflitto tra coetanei, nessuno degli elementi sopracitati sia presente. Il conflitto, se orientato e affrontato in maniera adeguata, rappresenta un fattore dalle caratteristiche potenzialmente costruttive. Per tale motivo non tutte le manifestazioni di aggressività sono quindi sinonimo di bullismo. In questo fenomeno non rientrano, infatti, tutte quelle condotte che, sebbene aggressive, possano essere ricondotte a comportamenti “quasi aggressivi” o ad altre forme di disagio. I comportamenti “quasi aggressivi” comprendono tutti quegli atti di tipo scherzoso o goliardico come la lotta o la presa in giro, nei quali vi sono: una posizione simmetrica tra gli attori, l’assenza di intenzionalità di prevaricare l’altro e l’estemporaneità della condotta messa in atto. Le forme di disagio sono, invece, tutte quelle manifestazioni psicologiche di tipo comportamentale, relazionale ed affettivo che risultano inadeguate o disfunzionali rispetto al contesto in cui hanno luogo. In tale sede appare doveroso sottolineare la distinzione tra bullismo e i più comuni comportamenti tipici di bambini e ragazzi: lo scherzo ed il litigio. Lo scherzo è un evento divertente, che non ha l’intenzione di ferire, e ammette reciprocità. Il litigio è un dissidio occasionale che può nascere da un’incomprensione, una differenza, una competizione, ma non è sistematicamente ripetuto nel tempo. Due individui possono, quindi, litigare anche molto aspramente per poi chiarirsi oppure constatare l’esistenza di divergenze. Va, comunque, evidenziato che un qualsiasi comportamento configura un reato quando va ad infrangere una norma giuridica. Questo può accadere, perciò, con atti di bullismo, ma anche con azioni all’interno di semplici litigi. Nella categoria dei reati troviamo atti quali minacce, molestie, furto e istigazione a delinquere, rissa, lesioni, tentato omicidio, stalking e diffamazione a mezzo informatico.
Particolare attenzione va posta ad una peculiare tipologia di bullismo: il cyberbullismo (“bullismo elettronico” o “bullismo in internet”). Questo è una forma di disagio relazionale, di prevaricazione e di sopruso perpetrata tramite i nuovi mezzi di comunicazione quali la posta elettronica, la messaggistica istantanea, i blog, gli SMS, i telefoni cellulari o l’uso di siti web. Non comporta quindi violenza corporale o altre forme di coercizione fisica. Nelle comunità virtuali il cyberbullismo può essere anche un fenomeno di gruppo. Solitamente il disturbatore agisce nell’anonimato, altre volte invece non si preoccupa di nascondere la propria identità.
Il termine inglese “Cyberbullying”, quindi, indica tutte quelle forme di bullismo e aggressione realizzate attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie di comunicazione, principalmente telefoni cellulare ed internet. Le nuove tecnologie rappresentano un modo nuovo di instaurare rapporti, ma anche di proteggersi da questi. Ciò accade per la paura della delusione, andando a preferire le più controllabili e meno impegnative relazioni on-line in sostituzione alle vere amicizie. L’invio di SMS o e-mail dal contenuto aggressivo, il diffondere foto e/o video con contenuti che la vittima reputi imbarazzanti ed il rendere pubbliche informazioni private sono le più comuni forme del fenomeno in oggetto.Trattandosi di un fenomeno relativamente recente e strettamente legato all’evoluzione ed alla diffusione delle nuove tecnologie dei mezzi di comunicazione, è tutt’ora aperto il dibattito tra gli studiosi se il bullismo elettronico debba essere considerato una forma nuova di un vecchio fenomeno o se vada invece considerato quale fenomeno a sé stante, perché qualitativamente diverso. Sicuramente possiamo riscontrare tra i due fenomeni molte analogie, soprattutto con le forme di bullismo indiretto. Al contrario, invece, alcune caratteristiche del bullismo elettronico, legate anche agli strumenti utilizzati, sembrano estendere e diversificare la sfera di azione del bullismo, contribuendo a modificarne alcuni aspetti. Rispetto al bullismo tradizionale, l’uso dei mezzi elettronici conferisce al cyberbullismo alcune caratteristiche specifiche, che ne determinano gli effetti più insidiosi. Le conseguenze dannose di una cybervittimizzazione possono essere le più diversificate: dalla paura di avere contatti diretti con il mondo, fino a perdere completamente il contatto con la realtà. Le vittime maggiormente a rischio sono proprio i più giovani, poiché il loro stile di vita e le relazioni intrattenute sono fortemente condizionate dalle nuove tecnologie, in quanto strumenti sempre più integrati per il normale svolgimento della quotidianità, in particolar modo per gli individui nati nell’era di internet e dei “tablet”. D’altro canto, la sempre maggior diffusione di rapporti personali mediati – dai cellulari ai social network – ha influenzato l’integrità degli individui potenziali vittime di bullismo, aumentandone la vulnerabilità. I social media, ma anche i più banali strumenti di istant messaging a partire dagli SMS, costituiscono per gli adolescenti un facile rimedio alle difficoltà strutturali insite nel rapportarsi al prossimo ed all’ambiente in un contesto reale. Ne deriva che gli individui parte delle generazioni figlie di questa socializzazione mediata hanno, dal lato delle vittime, strumenti di difesa ed auto protezione meno efficaci e, dalla parte del bullo, un autentico kit di mezzi con cui colpire le proprie vittime. E’ inoltre importante valutare se effettivamente il perpetratore si renda conto di quello che sta facendo e della conseguente gravità legata alle sue azioni. Un aspetto che differenzia il cyberbullismo dal bullismo tradizionale risiede, infatti, proprio nell’assenza di un feedback espressivo, che invece è presente nel bullismo tradizionale in una interazione “faccia a faccia”. Perciò, l’assenza di segnali visivi, combinata alla comunicazione scritta, possono alterare e rendere meno consapevole ciò che si fa ed è anche per questo motivo che la natura indiretta del cyberbullismo rende difficile poter valutare l’intenzionalità o la volontà reattiva dell’attacco.
Il cyberbullismo già insorto e maggiormente conosciuto nei paesi del Nord America, si sta diffondendo e affacciando con prepotenza anche nel panorama europeo. Quella attuale è, a tutti gli effetti, la prima generazione di adolescenti cresciuta in una società in cui l’essere connessi rappresenta un dato di fatto, un’esperienza connaturata nella quotidianità. Gli adulti chiedono una guida e degli strumenti per comprendere meglio le nuove minacce e poter proteggere i figli. Pertanto, la soluzione migliore di questo problema sembra essere la corretta informazione. Bisogna focalizzare l’attenzione sulla necessità di percorsi per maturare la cosiddetta competenza mediale alla cui base vi è la competenza comunicativa. È necessario uno sforzo condiviso tra istituzioni, aziende, mondo dell’educazione e media per semplificare la comunicazione e diffondere un’etica del web, fatta di valori, diritti e libertà. In un’età delicata come quella tra la pubertà e le prime incursioni nel mondo degli adulti, i ragazzi e le ragazze sono particolarmente sensibili alle spinte dall’esterno, tra cui la centralità dell’immagine fisica proposta dai media e la propensione dei genitori a spingerli precocemente verso l’identità di genere (che viene raccolta e rilanciata con grande entusiasmo dalle aziende della moda e dell’intrattenimento). I ragazzi della Net Generation, pur avendo un vantaggio generazionale rispetto ai “nativi analogici”, non sono a riparo da minacce molto concrete e per niente virtuali. Essi riconoscono lucidamente alla tecnologia il ruolo di arma e di amplificatore di comportamenti minacciosi o aggressivi e, pur dimostrando di sapere come essa dispiega la propria forza, in quali direzioni e con quali effetti, sono altrettanto espliciti nel richiedere al mondo adulto di accettare il proprio ruolo naturale, di supporto, di difesa, e di prevenzione, chiedendo aiuto affinché le agenzie educative (tradizionali come famiglia e scuola e nuove, come i social network) si mettano in gioco e accettino di essere educate a loro volta.

martedì 19 gennaio 2016

Dodicenne vittima del bullismo a Pordenone – Marziale: “Veicolano proposte assurde

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“Adulti alla frutta”: è la considerazione del sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, a commento del gesto della dodicenne vittima dei compagni bulli a Pordenone.  “Sto leggendo dichiarazioni a dir poco allucinanti – spiega il sociologo – che individuerebbero la soluzione del bullismo in nuove leggi e reti di prevenzione. Passi per queste ultime, ma leggi per contenere il bullismo non si può sentire”.
“Il bullismo – spiega Marziale – esiste da sempre e sempre esisterà e la chiave di soluzione risiede nell’autorevolezza che genitori e docenti dovrebbero esercitare ed alla quale da tempo hanno rinunciato per paura delle reazioni dei ragazzi o perché erroneamente convinti che essere più amici che educatori dei soggetti in età evolutiva sia più efficace”.
“Penso all’inconsistenza di queste proposte – incalza il presidente dell’Osservatorio – ed all’anacronismo che sarebbe in un paese dove le leggi non garantiscono gli assassini in galera figuriamoci i bulli”.
Marziale conclude: “Non è più tempo di perdere tempo. Occorre un patto educativo tra scuola e famiglia che ridia alle primarie agenzie di socializzazione l’autorevolezza perduta, anche per colpa della distanza che tra le parti si è creata. I genitori rispettino i docenti e parte del percorso è compiuto”.

mercoledì 22 giugno 2011

Social network nel mirino dell'Ue: "insicuri per i minori"


I siti non assicurano abbastanza controlli contro pedofilia e bullismo
I siti di social network come Facebook non fanno abbastanza per proteggere i bambini e i ragazzi da pericoli potenziali come la pedofilia o il bullismo online. L’allarme arriva da un’inchiesta condotta per conto della Commissione Ue: su 14 siti posti sotto osservazione, solo due - Bebo e MySpace - assicurano i controlli necessari per assicurarsi che estranei non possano accedere ai profili. «Sono deluso dal fatto che il maggior numero dei social network non riesca a garantire che i profili dei minori siano accessibili soltanto dai contatti approvati per default», ha detto il vice-presidente della Commissione Ue, Neelie Kroes. Secondo le autorità di Bruxelles, il numero dei minori che usano Internet e si iscrivono ai social network sta crescendo (attualmente, è il 77 per cento del ragazzini tra i 13 e i 16 anni; il 38 per cento di quelli 9-12). Kroes ha assicurato che esorterà i le aziende proprietarie dei siti ad apportare le modifiche al «quadro di auto-regolamentazione» in discussione. «Non si tratta solo di proteggere i minori da contatti non voluti ma anche di proteggere la loro reputazione online: i giovani non comprendono appieno le conseguenze del rivelare troppo della loro vita personale on-line». Particolarmente preoccupante la pratica del «tagging» delle immagini delle persone, che aumenta il rischio del cyber-bullismo, secondo l’esecutivo Ue. Facebook è già nel mirino degli organismi di controllo europei sulla privacy per la sua tecnologia di riconoscimento facciale, che suggerisce i nomi per le persone nelle fotografie appena caricate sul sito. I test, condotti intorno alla fine dell’anno, hanno riguardato Arto, Bebo, Facebook, Giovani.it, Hyves, Myspace, Nasza-klaza.pl, Netlog, One.lt, Rate.ee, SchulerVZ, Irc Galleria, Tuenti e Zap.lu. La Commissione ha apprezzato il fatto che 12 dei siti rendano impossibile trovare il profilo di un ragazzino attraverso i motori di ricerca come Yahoo e Google (un passo avanti rispetto ai sei siti di due anni fa). La Commissione ha aggiunto che quest’anno saranno testati altri nove siti che hanno firmato un codice di autoregolamentazione. Tra l’altro, un’indagine Ue quest’anno ha rivelato che poco più della metà dei bambini di 11-12 anni sapeva come cambiare le impostazioni di privacy.

Fonte: La Stampa