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domenica 22 marzo 2015

Genitori e Internet: nove regole da tenere sempre a mente



1. Tieni il tuo PC ben protetto
Usa gli aggiornamenti automatici per avere sempre l’ultima versione del software,
soprattutto quello per Internet. Usa firewall, antivirus e antispam.

2. Custodisci le informazioni personali
Prima di inserire i tuoi dati personali su Internet controlla che siano presenti i segni che indicano la sicurezza della pagina: la scritta https nell’indirizzo e il segno del lucchetto.

3. Fatti password solide e tienile al sicuro
Devono essere lunghe (almeno 14 caratteri), contenere maiuscole e minuscole, numeri e simboli. Non usare la stessa password per siti diversi, non riconducibile a dati personali né a parole presenti nel vocabolario o città italiane.

4. Prima di fare clic, usa la testa
Quando ricevi un allegato, controlla bene prima di selezionarlo: potrebbe essere un trucco. Se conosci la persona che lo invia chiedi conferma che te lo abbia mandato veramente; se non la conosci, ignoralo.

5. Non dare informazioni via e-mail
Cognome, indirizzo, numero di telefono, foto, età e così via: non dare mai informazioni personali in risposta a un messaggio e-mail o di Messenger.

6. Attenzione ai falsi
Messaggi allarmistici, richieste disperate d’aiuto, segnalazioni di virus, offerte imperdibili, richieste di dati personali “per aggiornare il tuo account”: diffida di tutti i messaggi di questo tono e attiva un sistema per individuarli, come il filtro SmartScreen di Windows® Internet Explorer.

7. Sui social network con allegria e prudenza
Su Facebook, Twitter, Windows Live™ e su tutti gli altri social network controlla bene le impostazioni. Chi può vedere il tuo profilo? Chi può fare ricerche su di te? Chi può fare commenti? Chi può esporti in situazioni che non controlli?

8. Pensa a quello che pubblichi su Internet
Le tue foto, i tuoi messaggi e le tue conversazioni possono essere viste anche da sconosciuti. Non postare nulla che consideri personale o riservato e di cui potresti pentirti in futuro.

9. Rispetta la netiquette
Bisogna essere educati nella vita virtuale come nella vita reale. La netiquette è un insieme di regole da seguire sui social network, nei forum, nelle community: prima di seguire il tuo istinto, leggi il regolamento del sito in cui ti trovi; non insultare o mettere in cattiva luce nessuno; non pubblicare messaggi privati di altre persone.

(Fonte: Microsoft - Pubblicazione: Vita su internet un mondo da scoprire alcune regole da seguire)

giovedì 9 febbraio 2012

Da ZoneAlarm un decalogo per tutelare i bambini che navigano online


ZoneAlarm suggerisce di considerare dieci semplici misure per mantenere al sicuro i bambini che navigano su internet

Proteggere i bambini non è certo un concetto nuovo, ma salvaguardare l'attività online dei figli è un compito in continua evoluzione. Ora che quasi tutto avviene via web, compresa la vita sociale di un bambino, è importante che genitori e figli siano consapevoli dei pericoli che si nascondono in rete. Il nuovo anno è appena iniziato e quindi è il momento ideale per affrontare questi problemi con i ragazzi. Indubbiamente il web rappresenta una grande fonte di informazioni, divertimento e giochi ma esistono anche molte minacce alla sicurezza dei nostri figli. Predatori sessuali online insidiano chat room e profili di social media tentando di coinvolgere i bambini in dialoghi non appropriati se non in situazioni addirittura peggiori.
Il bullismo, che una volta era relegato al cortile o al parco giochi, avviene ora attraverso post e tweet su Facebook, danneggiando reputazione e autostima di bambini e adolescenti. La popolarità dei social media ha anche stimolato la crescita di altri problemi legati al web. Se da un lato le generazioni più giovani non hanno ben chiara la linea di demarcazione tra vita privata e pubblica, e per questo eccedono nella condivisione di informazioni personali, dall'altro i criminali informatici utilizzano questi dati per commettere furti d'identità, un reato che certo non risparmia i bambini. Oltre a questo tipo di frode, gli hacker mirano a diffondere malware, approcciando i ragazzi con annunci e link fasulli.
Tutto questo significa che d'ora in avanti parlare di questioni online con i propri figli dovrebbe diventare una priorità assoluta.
Ecco dieci semplici indicazioni firmate ZoneAlarm, da considerare per garantire ai nostri ragazzi maggiore sicurezza quando sono online:

Parlare dei pericoli online. Discutere dei potenziali pericoli che potrebbero incontrare in rete, dai predatori sessuali ai criminali informatici, e della comunicazione social, incoraggiandoli a interagire con saggezza e suggerendo loro di segnalare a voi eventuali problematiche.

Definire ed applicare regole per la navigazione in Internet. E' importante che i figli seguano le regole della famiglia - anche quando navigano su Internet. Uno dei consigli principali è quello di non permettere loro di scaricare o installare nulla senza il vostro consenso e - in particolare ai figli adolescenti – vietare qualsiasi download illegale di musica, video o software.

Aggiungere sicurezza alle ricerche: Per ridurre al minimo il rischio che i ragazzi si possano imbattere in contenuti violenti, pornografici o infetti da malware durante la navigazione, è bene attivare filtri sui motori di ricerca o strumenti di parental control, che selezionino le ricerche e limitino l'accesso a siti inappropriati.
Memorizzare siti web per l'infanzia. Se il vostro bambino visita frequentemente siti specifici, aggiungere tra i bookmark i relativi URL per un facile accesso. Questo impedirà che il bambino incappi in contenuti inappropriati effettuando la ricerca di un sito o per un errore di digitazione.

Insegnare ai ragazzi ad individuare le truffe. Spiegare quali siano i segni rivelatori delle potenziali truffe, quali offerte via posta elettronica o pop-up pubblicitari che incoraggiano a scaricare o a cliccare gratuitamente per accedere a giochi, prodotti o musica.

Considerare il comportamento sui social media. Incoraggiare i figli ad esaminare attentamente i propri post - compresi foto e video - e ricordare loro che tutto ciò che viene postato resta permanentemente in rete e può incidere sulla loro reputazione. E' altresì importante consigliare di non pubblicare o condividere informazioni personali online (quali indirizzo, numero di telefono, ecc).

Filtrare gli elenchi di contatti. Riesaminare periodicamente gli elenchi di contatti dei propri figli per verificare che siano appropriati e monitorarne le impostazioni di privacy per controllare quali siano le persone abilitate a visitare i loro profili o account online.

Incoraggiare un'adeguata comunicazione online. I ragazzi devono comunicare solo con persone che conoscono personalmente sia attraverso i social network, che via chat o email. Raccomandare loro di fidarsi del proprio istinto, ma di allertarvi se qualcuno li fa sentire a disagio.

Difendersi dal cyberbullismo. Parlare con i figli dell'importanza di una comunicazione online rispettosa. Rivedere le attività online dei propri ragazzi per assicurarsi che non siano vittime di molestie – e tantomeno ne infliggano ad altri - e segnalare qualsiasi attività di questo tipo alle autorità quali funzionari scolastici o forze dell'ordine.

Limitare il tempo passato online. Anche se Internet può essere utile ed educativo è meglio limitare il tempo che i ragazzi trascorrono davanti allo schermo. Stabilire quindi una quantità di tempo giornaliero oppure "orari di accesso" alla navigazione in rete.

Promuovere la sicurezza online in famiglia è qualcosa che ogni genitore responsabile dovrebbe fare, e una parte fondamentale di questo processo è proprio quella di essere informati in prima persona. E' necessario stare al passo con le ultime novità nel mondo della sicurezza online e incoraggiare sempre un dialogo aperto con i ragazzi.

Fonte: Bitcity

martedì 7 febbraio 2012

Safer Internet Day: lo slogan dei ragazzi di una scuola di Sanremo

Una carta da gioco chiamata ieri sera all'interno di un bel progetto, Passa-Parola, ed eccomi partecipe di un bellissimo gioco interattivo all'interno di Facebook all'interno del quale avviene un confronto fra studenti e allievi circa specifiche tematiche legate all'educazione sessuale e dunque ai "rapporti liquidi" che in qualche modo possono instaurarsi in Rete. Ho pensato che questa carta potrebbe essere lo slogan scelto dai ragazzi per questa giornata, il Safer Internet Day: "fidarsi è bene non fidarsi è meglio".

Nello specifico vorrei dare alcuni consigli in merito proprio a questo slogan:
1. Non accettare amicizie conosciute online se non seguendo determinati criteri quali la conoscenza effettiva e reale di un amico che vi da sufficienti garanzie (non basarsi sul fatto che siano già amici di nostri amici).
2. Evitare di inoltrare informazioni personali che ci riguardano, in primis immagini e dati sensibili che possono rivelarsi un'arma di ricatto per la persona che sta dall'altra parte.
3. Non accettare di incontrare persone soli comunque mai in luoghi isolati. Avvisare comunque i propri genitori.
4. Se frequenti un ragazzo/a evita di farti riprendere in scene osé piccanti. Potresti essere soggetto a diffamazione/danneggiamento della reputazione online nel caso in cui col tempo le cose cambiassero.
5. Se ricevi richieste di dati personali non fornirle mai.
6. Accertati di avere configurato bene le "IMPOSTAZIONI PRIVACY" del Social Network che utilizzi. Fai in modo che solo gli amici possano vedere ciò che pubblichi in bacheca.
7. Non indicare i dati personali all'interno del tuo profilo (in primis numero di cellulare, indirizzo di casa o della scuola).
8. Utilizza al minimo le APPS presenti all'interno del Social Network. Nel caso in cui queste abbiano un bug, un buco all'interno dell'applicazione, può entrare sul tuo computer del codice malevolo che consente a criminali informatici di carpirti i dati personali.
9. Crea password efficaci (14 caratteri, alfanumeriche con caratteri speciali non riconducibili ai vostri dati personali né a parole presenti nel vocabolario). Creale differenziate per i diversi servizi che utilizzi (Facebook, Posta elettronica, blog etc.)
10. Evita di frequentare siti di natura pornografica veicolo in primis di virus all'interno del tuo computer.
11. Attiva sui vari servizi presenti su internet la Notifica degli Accessi in modo da prevenire il furto d'identità.
12. Attiva la funzione "Google Alert" inserendo i tuoi dati anagrafici. Ogni qualvolta apparirà il tuo nome/cognome su internet verrai avvisato mediante un'email o un semplice SMS.

Tornando a bomba sul tema della giornata del Safer Internet Day il cui slogan quest'anno è "Connettere le generazioni educandosi a vicenda" stamane si è tenuto presso l'Istituto Alberghiero di Soverato un importante incontro cui hanno partecipato il Dirigente Scolastico Prof. Mancuso, il Dott. Mellea Presidente dell'Osservatorio Antimafia Falcone - Borsellino - Scopelliti, il prof. Maurizio Galluzzo docente di informatica presso la facoltà di architettura dell'Università IUAV di Venezia, esperti ed allievi dell'università della terza età di Soverato, la prof.ssa Rosamaria Guido funzione strumentale IPSSEOA per le tecnologie d'Informazione e Comunicazione, docenti e allievi dell'IPSSEOA di Soverato. E' stato per me un onore oltreché un Inserisci linkgrande piacere potermi collegare via skype in audio-conferenza durante l'incontro. Da un lato ho avuto modo di presentare il libro "Sicuri in Rete" ma soprattutto ho avuto modo di dare alcuni suggerimenti e utili indicazioni su come utilizzare lo strumento internet in maniera consapevole e sicura rivolgendomi in primis ai ragazzi presenti in sala. Un grazie particolare alla professoressa Rosamaria Guido che mi ha dato modo di intervenire. Interessante sapere che il tutto è avvenuto via Facebook, in seguito alla presentazione della pagina relativa al libro, ci siamo scambiati alcuni messaggi e concordato nel giro di due giorni l'intervento. E anche questa è una delle grandi potenzialità della Rete.....

martedì 19 aprile 2011

Regole per il Cloud computing "nuvola" sicura per l'utente


All'evento Skills 4 Cloud, si sono confrontati mondo politico, istituzionale e aziende del settore.Obiettivo: evitare il rischio far west in un mondo digitale che ci ha già cambiato e continua a cambiarci la vita. Il problema delle norme nazionali applicate a un fenomeno locale

IL CLOUD computing ha bisogno di nuove leggi, a tutela degli utenti e a guida delle aziende. Per evitare il "far west" e per sostenere lo sviluppo di un mercato oggi stimato 16,5 miliardi di dollari nel mondo, ma con un potenziale di 55 miliardi nel 2014 (secondo l'osservatorio di ricerca Idc). E' il tema, più politico che tecnico, affrontato oggi a Roma all'evento Skills 4 Cloud, organizzato da Microsoft nella sede del Parlamento Europeo in Italia, con un confronto tra mondo politico, istituzionale e delle aziende del settore. A conferma che se ne deve parlare: probabilmente molti stanno già usando servizi "cloud" anche se non lo sanno. Con questo termine s'intendono infatti quei servizi che permettono di accedere, via internet, a risorse di vario tipo: foto, posta elettronica, persino potenza di calcolo. Tutto ciò che prima bisognava tenere sui propri pc, per poterlo usare, ora può essere spostato su internet: sulla "nuvola" (da qui il termine "cloud"). Forse il servizio cloud più noto agli utenti comuni è la web mail: usare la posta tramite sito web invece che con un programma installato sul proprio pc. Facciamo cloud computing, però, anche quando archiviamo foto o file vari su siti web, per esempio su Flickr o Facebook. Questi servizi infatti sostituiscono la funzione "non cloud" dei nostri hard disk. Considerato il successo di Facebook e della web mail, forse il numero di utenti cloud al mondo non è molto lontano da 2 miliardi, cioè il totale di quelli che vanno su internet.
"Questo fenomeno sta cambiando il mondo e quindi non è solo tecnico ma anche culturale", dice Marco Scurria, uno degli euro parlamentari presenti al convegno. "Abbiamo quindi deciso di avviare tavoli di lavoro per giungere a un disegno di legge sul cloud. Lo scopo è duplice", continua Scurria: "Da una parte, evitare che la politica resti indietro e magari arrivi a formulare leggi che non rispecchiano il mercato. Dall'altra, scongiurare il rischio che le aziende corrano avanti da sole, facendo solo i propri interessi e non quelli degli utenti".
A questo proposito, sono due i punti caldi affrontati al convegno: privacy e sicurezza dei dati presenti sulla cloud. Il 68 per cento delle aziende spaventate dal cloud lo è per via di questi due problemi, secondo la London School of Economics. Sicurezza vuol dire che il dato dell'utente deve essere ben protetto dal rischio che cada in mani sbagliate. Deve essere inoltre trattato correttamente, nel rispetto delle norme sulla privacy.
Quali norme? E' qui il cuore del problema: le norme oggi sono nazionali, ma il fenomeno è globale. Noi italiani possiamo mettere i nostri dati su servizi cloud che funzionano tramite computer sparsi nel mondo. A nostra tutela, valgono le norme del Paese dove sono presenti fisicamente i dati. Le Autorità europee garanti della privacy sostengono quindi, per prima cosa, che l'utente ha il diritto alla trasparenza. A sapere dov'è il proprio dato (nome, cognome, foto, preferenze personali...) e com'è protetto. "Noi appoggiamo la posizione dei garanti a favore della massima trasparenza", dice Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Microsoft Italia. "Microsoft già dice dov'è geograficamente il dato, dov'è il suo back up e com'è protetto (ne comunica le certificazioni di sicurezza utilizzate). Sono tre aspetti che dovrebbero essere trasparenti in ogni offerta cloud", continua. Francesco Pizzetti, presidente dell'Autorità Garante della Privacy italiana guarda oltre: "La direttiva Ue sulla privacy è ormai obsoleta, bisogna rivederla con un accordo internazionale. E, nell'attesa, sarebbe opportuno che i fornitori "notificassero" (cioè sottoponessero) i propri servizi cloud ai Garanti europei". In estate la Commissione europea presenterà appunto una proposta di modifica della normativa privacy e già annuncia una rivoluzione: di imporre alle aziende di trattare i dati dei cittadini europei secondo le regole europee. A prescindere da altre considerazioni, come la nazionalità dell'azienda o la posizione geografica del dato. Significa cambiare tutto, perché le regole europee per la privacy sono le più rigide, a tutela dell'utente. La sfida sarà proteggerlo senza tarpare le ali a un mercato promettente, che secondo Idc crescerà anche in Italia: del 41% sul 2010 per poi arrivare a 671 milioni di euro nel 2014. Con una ricaduta benefica anche sull'ecosistema. Secondo Microsoft, il cloud computing mondiale aggiungerà almeno 800 miliardi di dollari di ricavi nelle economie locali entro il 2013. In Europa creerà oltre 100 mila nuove piccole e medie imprese e farà crescere dello 0,3 per cento il prodotto interno lordo.

martedì 28 dicembre 2010

GFI Labs, le dieci regole per accedere alla Rete in sicurezza nel 2011


Tom Kelchner, Communications e Research Analyst di GFI Software, produttrice di software di protezione Web e posta, servizi di rete e sicurezza, suggerisce le 10 regole per navigare sicuri nel corso del 2011. Se un qualsiasi nuovo computer può essere preso dalla confezione e connesso direttamente a Internet, farlo rappresenta un errore madornale per la sicurezza.

  1. Limitare l'accesso alla rete alle persone che ne necessitano. Nelle piccole e medie imprese capita spesso che vengano assegnati alla quasi totalità dei dipendenti privilegi completi di accesso alla rete e ai dispositivi, anche se in realtà non ce ne sono i requisiti lavorativi. Tali decisioni comportano però una serie di rischi per la sicurezza aziendale. Se presumibilmente l'azienda ha assunto persone affidabili, come amministratori IT e specialisti responsabili di sicurezza per proteggere la rete aziendale, offrire privilegi completi rimane comunque un rischio… e non si può mai sapere.
  2. Serve una strategia per prevenire la perdita dei dati. Le minacce interne possono spesso essere quelle più pericolose e da cui probabilmente ci si protegge meno, semplicemente perché i dipendenti e il management nelle piccole e medie imprese tendono ad avere elevati livelli di fiducia reciproca. L'attività di rete dovrebbe essere monitorata e dovrebbe essere tendenzialmente vietata la connessione di dispositivi portatili, come le chiavette USB. Semplicemente, è estremamente facile per un dipendente scontento sottrarre dati confidenziali senza essere notato. Anche i lavoratori mobili rappresentano un problema per gli amministratori, e le aziende dovrebbero attuare una strategia definita sull'utilizzo di laptop e smartphone.
  3. Limitare la navigazione su Internet ed educare gli utenti a riconoscere le minacce. Gli utenti spesso non conoscono le minacce presenti su Internet. È meglio prevenire i problemi potenziali, quali download pericolosi o social engineering, che conducono a codici malevoli. In assenza di un motivo di business per visitare i siti Web, può essere utile limitare la capacità di navigazione attraverso white o black list. I siti peer-to-peer possono essere vettori di malware o dare ai membri P2P remoti possibilità di accesso ai dati aziendali se il client non è configurato correttamente. Anche i siti di social networking, come ad esempio Facebook, possono portare a link malevoli. Questi possono provenire dall'account compromesso di un amico, senza che nessuno si accorga che quel determinato link rimanda a un sito malevolo. Il malware scaricato sulla macchina dell'utente può poi diffondersi attraverso la rete.
  4. Eseguire regolarmente audit di rete è fondamentale. Monitorare gli event log ed effettuare regolarmente controlli fornisce dati importanti sulla rete. Audit regolari consentono di ottenere informazioni sui materiali disponibili in rete. L'analisi dei log consente di comprendere come vengono utilizzate le risorse e come migliorarne la gestione. Date le richieste di conformità che oggi incidono sulle aziende, mantenere gli audit di rete aggiornati è "un must" e rappresentano una risorsa critica se qualcosa dovesse andare storto. La gestione delle vulnerabilità e delle patch è inoltre essenziale per qualsiasi strategia di sicurezza della rete. Le macchine su cui mancano alcune patch o gli ultimi aggiornamenti di sicurezza rappresentano un bersaglio facile per i creatori di malware e gli hacker, è quindi importante che gli amministratori dispongano della tecnologia in grado di identificare, valutare e riparare qualsiasi buco riscontrato in rete.
  5. Verificare la sicurezza dei sistemi prima di connetterli alla rete. Se un qualsiasi nuovo computer può essere preso dalla confezione e connesso direttamente a Internet, farlo rappresenta un errore madornale per la sicurezza. Prima di connettere qualsiasi computer a un cavo Ethernet o alla linea telefonica, deve essere installato un software anti-malware. Una volta messe in atto queste misure di sicurezza e che la macchina è connessa a Internet, è fondamentale che queste funzionalità di sicurezza siano costantemente aggiornate per assicurare la protezione da malware e virus. I sistemi operativi, i browser e le altre applicazioni sono esposte a buchi di sicurezza. Una volta scoperta la falla, viene solitamente sfruttata nell'arco di poco tempo. Un responsabile degli acquisti IT dovrebbe essere responsabile anche del monitoraggio dei siti web del produttore o dei feed dei social media per le notifiche sul rilascio degli aggiornamenti.
  6. Rafforzare le policy di sicurezza. Le policy di sicurezza sono praticamente inutili se non vengono supportate e promosse da parte del management. Allo stesso tempo, bisogna trovare un equilibrio per consentire ai dipendenti di portare avanti il loro lavoro. Se le policy sono troppo restrittive, i dipendenti troveranno un modo per evitarle. Bisognerebbe fornire inoltre una spiegazione ai dipendenti sul perché vengono attuate determinate policy. Se i dipendenti sono consapevoli del perché non possono fare una determinata cosa, sono più propensi a rispettare tali policy. Un approccio dittatoriale porterà solamente a un senso di risentimento da parte dei dipendenti.
  7. Autenticare sempre chi effettua chiamate. Autenticare le chiamate telefoniche potrebbe sembrare un processo ridondante per gli amministratori quando riconoscono direttamente la voce di chi chiama. Tuttavia, dare nuove password e informazioni confidenziali al telefono senza seguire una procedura di autenticazione idonea potrebbe causare problemi di sicurezza che spesso non possono essere tracciati a ritroso fino al punto di origine - risultando poi molto più difficili da rilevare e da gestire. Lo spear-phishing - che consiste in attacchi di social engineering mirati - è sempre più diffuso e gli utenti dovrebbero essere informati su come distinguere una richiesta legittima di informazioni da un tentativo di phishing - che avvenga via email o telefonicamente.
  8. È necessario eseguire i backup ma anche verificarli. Non si è praticamente mai sentito che un back-up di sistema sia fallito, ma testare i backup e confermare che il piano di disaster recovery funziona realmente è tutta un'altra questione. Per prima cosa, i backup per essere efficaci devono essere creati su base regolare e tenuti offsite in un luogo sicuro. Se questo già avviene, il passaggio successivo è quello di garantire realmente che i backup funzionino in caso di emergenza. Spesso, vi sono richieste di conformità per la crittografia dei backup. È bene controllare due volte che la crittografia sia realmente abilitata per i backup e che i dati possano essere recuperati.
  9. Cosa fare se il programma di disaster recovery non funziona. In teoria, il piano aziendale di disaster recovery è probabilmente un capolavoro. Può sembrare perfetto sulla carta, archiviato nella cartella "disaster recovery" sul PC aziendale. Ma come funziona in pratica? Si è provato a simulare una situazione di disaster recovery in cui i backup devono essere utilizzati in modo da ripristinare i sistemi e renderli nuovamente attivi in modo da poter continuare il lavoro e ridurre al minimo la perdita di profitto? . Pianificare una simulazione di questo tipo per garantire che l'azienda possa effettivamente andare a ritroso nei backup rappresenta un elemento fondamentale per la sicurezza. Un piano di disaster recovery che fallisce una volta messo in pratica non è altro che un ulteriore disastro!
  10. Chiedere aiuto se necessario. Non bisogna temere di chiedere aiuto per i compiti più importanti. Eseguire da soli le impostazioni di rete è un compito estremamente impegnativo. È consigliabile cercare aiuto all'esterno se non si possiedono ancora l'esperienza e gli skill sufficienti. Se da un lato ricorrere a un aiuto esterno può risultare costoso,dall'altro i professionisti assicureranno che il lavoro sia eseguito correttamente.
GFI Software offre un'unica fonte di software di protezione web e posta, archiviazione, back-up e fax, servizi di rete e sicurezza e soluzioni ospitate per piccole e medie imprese. Grazie alla tecnologia vincitrice di numerosi riconoscimenti, a una politica tariffaria concorrenziale e alla particolare attenzione rivolta ai requisiti specifici delle piccole e medie imprese (PMI), GFI soddisfa le esigenze informatiche delle PMI su scala mondiale. Inoltre, è un Microsoft Gold Certified Partner. Ulteriori informazioni all'indirizzo http://www.gfi-italia.com/.

Fonte: Protezione Account

giovedì 29 aprile 2010

Sondaggio EURES: quale Governance per il Web?


La diffusione di internet e dei suoi strumenti più innovativi (blog, social network, ecc.) ha consentito sempre maggiori possibilità di produzione e diffusione di contenuti da parte di tutti i cittadini. A tale riguardo, l’EURES ha avviato sul proprio sito web un sondaggio per raccogliere esperienze e valutazioni su alcune delle principali problematiche legate al rapporto tra internet, cittadinanza, diritti e democrazia. Al sondaggio, rimasto attivo dal 23 febbraio al 12 aprile, hanno partecipato 163 utenti che, in base a quanto emerso, possono essere considerati dei consumatori quotidiani della rete: 9 su 10 la utilizzano infatti per lavoro (90%), nella formazione di idee e opinioni (88%) e, anche se in modo meno diffuso, per socializzare (74%). Gli intervistati provengono prevalentemente dal Centro Italia (76% a fronte del 15% dal Nord e del 9% dal Sud), si concentrano nella fascia 18-44 anni (il 17% ha tra i 18-29 anni e il 56% tra i 30-44 anni) mentre risultano equamente distribuiti tra donne (49%) e uomini (51%). Passando ad osservare i risultati raccolti, tra gli utenti sembra emergere una diffusa richiesta di regolamentazione del web e delle sue pagine: per la maggioranza degli intervistati (54%), infatti, l’accesso ad internet per tutti i cittadini rappresenta un diritto cui affiancare regole e doveri più che un diritto assoluto (45%). Maggiore incertezza si rileva nell’individuazione delle Istituzioni cui delegare la regolamentazione del web, con una prevalenza degli organismi internazionali (39%) rispetto ai singoli Stati nazionali (22%), ai quali si affianca la positiva richiesta di coinvolgimento degli stessi utenti della rete (26%). L’esigenza di vedere realizzata una normativa dedicata al web si conferma considerando la posizione degli intervistati rispetto alla possibilità di diffusione on line di specifici contenuti, con una netta maggioranza dei favorevoli a forme di regolamentazione o di divieto rispetto ai contrari. In tale contesto, se da un lato non sorprende la richiesta di vietare contenuti illegali, come quelli terroristici (la cui diffusione dovrebbe essere vietata per il 65% degli intervistati), sembra interessante sottolineare la fermezza espressa anche nei confronti di contenuti falsi e diffamatori (per il 39% sono da vietare e per il 44% da regolamentare), pornografici (32% e 48%), violenti (24% e 56%), relativi alla vita (20% e 56%) o al passato di terze persone (17% e 56%). La richiesta di regolamentazione prevale inoltre in relazione alla diffusione di contenuti soggetti al diritto d’autore (il 69% degli intervistati è a favore), mentre nessun divieto è chiesto per i contenuti politici e, in questo caso, il campione appare più diviso anche in termini di esigenze normative (49% è favorevole e il 51% contrario). Tra i contenuti per i quali gli intervistati auspicano una libera circolazione, è da sottolineare la totale apertura espressa nei confronti delle notizie e delle informazioni riguardanti la Pubblica Amministrazione e la prevalenza dei favorevoli alla pubblicazione on line delle dichiarazioni dei redditi di tutti i contribuenti (52%) o dei dati anagrafici dei condannati per reati gravi (43%). Nella valutazione di alcuni possibili strumenti di regolamentazione della rete, gli intervistati si dichiarano favorevoli nel 71% dei casi all’oscuramento di pagine web che veicolano contenuti illeciti e nel 64% dei casi all’estensione ai siti internet di natura editoriale le previsioni della Legge sull’editoria; i contrari (67%) prevalgono sui favorevoli (33%), invece, considerando la possibilità di vietare l’anonimato sul web. Pensando al futuro, infine, la maggior parte degli intervistati (51%) ritiene che tra dieci anni l’accesso e l’utilizzo di internet sarà più controllato e più regolamentato di quello attuale.

martedì 16 marzo 2010

Grande Fratello" in classe, alunni puniti


Sette ragazzini della media Durazzo filmano compagni e prof: "Sospendeteli"

Scoperti a fotografare e filmare con i telefonini i compagni di classe, con ogni probabilità anche i professori durante le lezioni e le interrogazioni. Accusati di avere in qualche modo «trafugato» le immagini fuori dalla scuola. Scaricate su Facebook e Youtube, secondo alcuni genitori. Per sette ragazzini della scuola media Durazzo di Quinto sono scattati i provvedimenti disciplinari: «Da uno a cinque giorni di sospensione», precisa il preside, Santo Deldio. «Così come prevede il regolamento d´istituto».L´episodio, accaduto una settimana fa nell´istituto di via Antica Romana di Quinto, coinvolgerebbe alunni di diverse classi, tra cui una terza media. In questi giorni il preside ha dato mandato ai suoi professori di indagare sulla vicenda, per individuare tutti gli autori. E contemporaneamente ha convocato i vari consigli di classe in modo da impartire le severe "condanne". Per alcuni alunni le sospensioni sono già state deliberate. «Ma attendo che gli accertamenti siano completati, per poi rendere noti i provvedimenti tutti insieme», sottolinea Deldio. Ci sono ancora alcuni aspetti della vicenda da chiarire. Il preside, anche se mantiene un comprensibile riserbo soprattutto perché i soggetti in questione sono tutti minori, non nega l´episodio. Anzi. «La mia è una scuola seria e virtuosa, mi dispiacerebbe che fosse giudicata diversamente. Per questo motivo vogliamo che i ragazzi si adeguino ai regolamenti».Ma cosa è davvero successo alla Durazzo? Stando a quanto raccontato alle famiglie, diversi compagni avrebbero ripreso delle scene in classe. Non è svelato, però, quale sia il contenuto dei video amatoriali: semplici scene di vita scolastica, oppure fotogrammi imbarazzanti. «Abbiamo un segreto istruttorio», ripete il preside. Pare che le immagini, comunque, siano finite su Facebook, il popolare social network, ed anche su Youtube: volti e particolari di ragazzini tra gli 11 ed i 14 anni sarebbero finiti in siti accessibili a chiunque. Circostanza seccamente smentita da Deldio: «A me non risulta che siano andati in internet e non mi interessa neppure. Rientra invece nelle mie competenze far rispettare il regolamento scolastico: a scuola è vietato usare i telefonini cellulari, sono proibite le riprese video e gli scatti fotografici, con qualunque strumento. Pena, la sospensione». Il gioco tra gli alunni pare fosse cominciato da tempo. Ma una professoressa entrando in aula ha sentito un "clic" e notato il flash di un telefonino. Da qui la segnalazione alla presidenza e la successiva indagine. «Non penso che sia l´unico caso genovese - sostiene il preside (è anche presidente dei 200 capi d´istituto della Liguria che fanno capo all´Associazione Nazionale Presidi) - ma se tutti i miei colleghi facessero come me, forse staremmo un po´ meglio». La storia ed i conseguenti, pesanti provvedimenti disciplinari, sono destinati a far discutere a lungo. A maggior ragione alla luce delle nuove disposizioni del Decreto-Gelmini, che possono portare al 5 in condotta per gli alunni responsabili e alla loro bocciatura.

mercoledì 16 dicembre 2009

Web, altre regole non servono


La Rete non è stata né causa né strumento della violenza di domenica
Lanciarsi contro Internet perché qualcuno scaglia un souvenir appuntito al presidente del Consiglio appare bizzarro. La Rete non è stata né causa né strumento della violenza di domenica. E’ stato però il teatro delle conseguenze. Brutte. La crudeltà di chi festeggia il dolore altrui. La vigliaccheria di chi sparla e non firma. L’irresponsabilità di chi incita alla violenza — una tragedia che l’Italia ha conosciuto e non ha dimenticato. È arrivato il momento di mettere regole a Internet? Prima di rispondere, è bene che qualcuno si prenda la briga di capire — e poi di spiegare — a cosa le stiamo mettendo. La sensazione è che molti, tra quanti oggi maledicono Facebook e accusano Twitter, non siano mai entrati in un social network, non abbiamo mai inviato un tweet né cliccato il pulsante «pubblica» di un blog.

Vedremo cosa proporrà il ministro Maroni al Consiglio dei ministri, domani. «Misure delicate che riguardano terreni come la libertà di espressione sul Web e quella di manifestazione», ha anticipato. Speriamo non sia una norma inapplicabile come l’abolizione dell’anonimato (non ci sono riusciti i cinesi, che di censura se ne intendono); e neppure un decreto contro generici «siti estremisti». Cosa vuol dire, infatti, «estremista»? A giudicare dal dibattito (?) alla Camera di ieri, infatti, molti deputati definirebbero così l’homepage dei colleghi che non la pensano come loro. Non c’è bisogno, forse, di norme nuove. Ingiurie, minacce, apologia di reato, istigazione e delinquere: nel codice penale ci sono già, come ha scritto ieri Stella sul Corriere , e dovrebbero bastare. A meno di considerare la Rete come uno stadio virtuale: una zona franca dove comandano gli ultras, e tutto è lecito.

Per anni abbiamo difeso Internet distinguendo tra il mezzo e il messaggio (se qualcuno ci offende al telefono, non diamo la colpa al telefono; se qualcuno delira su Internet, perché prendersela con Internet?). Oggi — bisogna ammetterlo — le cose sono cambiate. Le interazioni del web 2.0 (blog, forum, chat, Wikipedia, YouTube, Facebook, Myspace, Twitter, eBay...) hanno creato un mondo. Internet non è più, come negli anni 90, un binario su cui viaggiano insieme il bene e il male (la solidarietà e la pedofilia, l’amicizia e la xenofobia). Luca Sofri lo ha spiegato ieri su wittgenstein. it : «Quando il mezzo ha una potenza quantitativa straordinaria, questa si riverbera sulla qualità delle cose e determina cambiamenti. Limitarsi a definirlo 'neutro' non è sufficiente».

Ci sono, poi, alcune caratteristiche italiane. Internet raccoglie giovani umori anti-berlusconiani che, in tv, non arriveranno mai; e sui giornali non hanno più (o ancora) voglia di arrivare. Alcuni legittimi e articolati; altri aggressivi e sgangherati. Ma è curioso notare come umori simili appaiano nei siti d’informazione, nei blog e nei social networks internazionali. I commenti, dopo l’aggressione di piazza Duomo, sono divisi quanto in Italia, se non peggio. Conduco Italians da 11 anni, conosco gli umori che girano nella Rete. So che esiste un cuore oscuro di Internet, ma ho imparato ad apprezzarne l’anima chiara e pulita. La Rete è il luogo dove qualcuno strilla «Ecce (d)uomo!», credendo d’essere spiritoso; ma dove Sabina Guzzanti, che spiritosa è davvero, ha messo frasi di buon senso nel suo blog. Facebook è il posto dove il gruppo «fan di Massimo Tartaglia» contava 68 mila iscritti, il giorno dopo l’aggressione; ma ora è sparito e altri gruppi che inneggiano allo squilibrato armato di souvenir sono rimasti senza amministratore. Lo stesso è accaduto ai gruppi farlocchi che, dopo aver cambiato nome, inneggiavano a Berlusconi. Chiusi. Twitter, che qualche giorno fa ha esordito anche in italiano, è il luogo dove si trovano centinaia di rimandi interessanti e commenti fulminanti in molte lingue. Quelli volgari e violenti basta non seguirli più (unfollow). Morale? Anche gli imbecilli hanno facoltà a esprimere la propria opinione, e in questi giorni — bisogna dire — se ne sono avvalsi. Basta non insultare, diffamare o minacciare. Per chi commette questi reati, ci sono la polizia postale e i magistrati. Vogliamo combattere gli eccessi di Internet? Benissimo: rendiamo più efficaci e rapidi i tribunali. Ma forse è meglio non dirle queste cose, in Italia. Appena si parla di giustizia, infatti, molti insultano e minacciano. Non in Rete: in Parlamento.

Fonte: Il Corriere della Sera - Autore: Beppe Severgnini

giovedì 10 dicembre 2009

SafetyWeb, non sempre spiare i figli dal buco della serratura è la cosa giusta



Una volta fare la spia era un’azione da mettere all’indice; oggi i genitori sono molto contenti che grazie a SafetyWeb, nuovo servizio online, potranno spiare l’intimità dei loro figli su internet. Il servizio pensato e ideato da Michael Clark e Geoffrey Arone permetterà ai genitori di sapere quasi tutto ciò che i figli fanno in rete. Gli inventori assicurano che sarà sufficiente registrarsi e sottoscrivere un abbonamento fornendo nome cognome e data di nascita del ragazzo. Quando il riconoscimento del genitore è accertato, SafetyWeb organizza la sua ricerca. Il sistema, dicono i suoi inventori, non si limita ad essere solo un ricercatore di notizie, ma diviene anche un “protettore” dei minorenni, e contestualmente un educatore dei genitori in grado di indicare i comportamenti a rischio dei ragazzi in rete.
E’ stato pensato poiché si è visto che filtri e blocchi possono essere aggirati. Inoltre i ragazzi possono usare anche computer non loro. Il sistema è ideato anche per sventare adescamenti in rete nei confronti di ragazzi che in modo superficiale e ingenuo espongono le loro vite; con racconti, foto, filmini. Sicuramente un’idea così porterà molti guadagni agli inventori e a chi la metterà sul mercato, ma vengono spontanee molte domande. Siamo sicuri che in questa idea, oltre all’interesse economico, che ancora una volta utilizza i ragazzi, ci sia anche un pensiero utile per loro e le loro famiglie? Penso ad esempio alla difficoltà, all’imbarazzo da parte di un genitore nel gestire le informazioni che ottiene sul figlio guardandolo “dal buco della serratura”. Trovarsi di fronte un estraneo; scoprire un figlio che si immaginava diverso, nel bene e nel male, toglie ad entrambi quel margine che mantiene la giusta distanza e che deve esserci in tutte le relazioni, anche con i figli. Spiare fa più pensare a manipolare che educare. Con molti ragazzi questi comportamenti rischiano di chiudere dialoghi ed aprire opposizioni violente. Il controllo che deve far parte dell’educare è sicuramente diverso dallo spiare.
Forse si potrebbe pensare di utilizzare il SafetyWeb all’interno di un patto dove si spiega al ragazzo che si utilizzerà il sistema per aiutarlo a non incorrere nei pericoli della rete. Però anche questa ipotesi porta con sé dei limiti; infatti è come dire ai ragazzi, siccome siete incapaci di capire i pericoli (anche se ve li abbiamo spiegati) vi conduciamo per mano, perché non ci fidiamo. Penso sia meglio prevenire attraverso l’informazione e il dialogo, dando fiducia ai ragazzi, non nascondendo i rischi della rete. Certamente la fiducia, il dialogo, l’ascolto non si possono scoprire improvvisamente nell’adolescenza quando i ragazzi iniziano a sperimentare da soli, ma è un percorso che si deve costruire da quando sono piccoli. Se si ascoltano si guidano e si informano, da piccoli, si può sicuramente ridurre, ma non eliminare, quel margine di rischio che i ragazzi corrono. Il patto della condivisione dell’utilizzo di un mezzo come questo di cui si parla in questi giorni e che verrà messo sul mercato a gennaio, può funzionare in quei rapporti in cui genitori e figli hanno stabilito e mantenuto un dialogo aperto e una stima reciproca. E’ anche giusto tenere presente che il rischio fa parte della vita, e che i segreti e le zone di ombra vanno in parte tutelati perché ci permettono di crescere. Nell’adolescenza la trasformazione dei ragazzi prevede chiusure e segreti utili alla loro crescita, quindi è impossibile pensare di frenare processi tipici di quella fascia di età. Di conseguenza va anche pensato per quale età si vuole considerare utile un simile strumento. La domanda da farsi potrebbe essere da che età è giusto che mio figlio/a stia da solo in internet. Allora non cerchiamo strumenti che ci sostituiscano con i nostri figli, o ci aiutino a spiarli; quanto piuttosto cerchiamo di capire quanto stare con loro e come fargli cogliere l’importanza della privacy che non deve essere violata. Insegnare a farsi rispettare e rispettare passa attraverso la relazione con i propri genitori. In famiglia si sperimenta il riconoscimento di sé e dell’altro, delle proprie e delle altrui specificità che vanno tutelate. E’ molto complicato infatti imparare a farsi rispettare e a rispettare se non si sono avuti modelli adeguati, e non si sono maturate esperienze positive. Questo spiare non è sicuramente utile neanche all’ansia; al contrario SafetyWeb potrebbe essere un vero moltiplicatore di ansie per i genitori. Allora non umiliamoci a spiare i nostri figli, ma cerchiamo di conoscerli, senza sotterfugi.

lunedì 16 novembre 2009

12 suggerimenti per la sicurezza dei blog per genitori e figli


La pratica del blog, termine derivante da "Web log" (registro su Web) o diario personale online, si è diffusa molto rapidamente, specialmente tra gli adolescenti che spesso tengono un blog senza che i genitori o i tutori ne siano a conoscenza.
Studi recenti hanno dimostrato che gli autori di circa la metà dei blog presenti in rete sono adolescenti: due ragazzi su tre indicano la propria età, tre su cinque rivelano il proprio indirizzo e altre informazioni di contatto e uno su cinque pubblica il proprio nome completo. Non c'è bisogno di sottolineare i rischi potenziali che potrebbero derivare dalla divulgazione di informazioni personali così dettagliate.
Inoltre, con l'aumentare del numero di coetanei autori di blog, tende a crescere anche la competizione tra i ragazzi che cercano di attirare l'attenzione. A volte questo fenomeno può portare i ragazzi a pubblicare materiale non adeguato, ad esempio fotografie provocanti di se stessi o di amici.
Guida rapida sui blog per i genitori
Sebbene tenere un blog possa offrire molti vantaggi, ad esempio migliorare le capacità di scrittura e comunicazione, è importante che i ragazzi ricevano una formazione su Internet e i blog prima di iniziare a usarli, così come si frequenta una scuola guida prima di provare a guidare da soli. Ecco alcuni suggerimenti iniziali:
•Stabilire delle regole per l'utilizzo di Internet con i propri figli e pretendere sempre il rispetto delle regole stabilite.
•Vagliare il materiale che i ragazzi intendono pubblicare. Anche informazioni apparentemente innocue, ad esempio la mascotte della scuola o la foto della città, possono rivelare qual è la scuola frequentata dall'autore.
•Chiedersi (e istruire i ragazzi a fare lo stesso) se una parte qualsiasi del contenuto da pubblicare potrebbe risultare ambigua o non appropriata a un estraneo. In caso di dubbio, eliminare il materiale.
•Controllare il servizio di blog e scoprire se offre blog privati e protetti da password.
•Salvare l'indirizzo Web del blog e visitarlo spesso.
•Visitare altri blog per mostrare ai ragazzi degli esempi positivi da emulare.

Linee guida di base per i blogger
I suggerimenti che seguono rappresentano un buon punto di partenza per i ragazzi interessati ai blog, ma l'elenco non può essere esaustivo. I genitori possono aggiungere ulteriori linee guida che rispecchino le esigenze particolari della propria famiglia.
Le prime regole da comunicare ai propri figli dovrebbero essere:
Non fornire mai informazioni personali, tra cui cognome, informazioni di contatto, indirizzo di casa, numeri di telefono, nome della scuola, indirizzo di posta elettronica, cognomi di amici o familiari, nomi di messaggistica immediata, età o data di nascita.
•Non pubblicare mai immagini provocanti di se stessi o di altre persone e accertarsi che le immagini pubblicate non rivelino alcuna informazione personale. Osservare con attenzione sempre anche lo sfondo della fotografia.
•Tenere presente che il materiale pubblicato sul Web è permanente. Chiunque su Internet può stampare facilmente un blog o salvarlo su un computer.
•Utilizzare i siti di provider di blog in cui le note legali siano chiaramente spiegate e accertarsi che la protezione mediante password sia valida anche per i blog e non solo per gli account utente. È tuttavia consigliabile pensare sempre che chiunque può visualizzare i blog.
•Evitare di esagerareo di entrare in competizione con altri blogger.
•Adottare un approccio positivo alla redazione dei blog ed evitare di utilizzarli per calunniare o attaccare altri utenti.