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lunedì 28 dicembre 2009

Programmi copiati e pirata: non è reato se li usa il professionista secondo Cassazione



La Corte di Cassazione ha statuito che i liberi professionisti iscritti a un albo che utilizzano software senza marchio SIAE non commettono reato come le aziende.

La lotta dei produttori di software contro gli utilizzatori di programmi non coperti da licenza d’uso accusa un duro colpo. Questa volta non da parte dell’ennesimo sistema peer-to-peer con il quale distribuire applicazioni piratate, ma dalla Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 49385 del 22 dicembre 2009 sancisce l’applicazione di larghe attenuanti al libero professionista che utilizza software non coperto dal marchio SIAE.
La sentenza mette in rilievo una differenza sostanziale tra aziende e liberi professionisti nelle finalità d’impiego delle applicazioni informatiche. I primi svolgono attività sempre finalizzate a ottenere lucro, quindi in questo senso l’uso di software senza licenza costituisce a pieno titolo reato, essendo in questi casi obbligatoria l’esposizione del marchio SIAE e il riconoscimento dei diritti d’autore e di produzione. Viceversa, i liberi professionisti iscritti a un albo vengono assimilati ai privati, che fanno un utilizzo dei software non finalizzato a ottenere direttamente un guadagno. Perciò questa categoria può utilizzare i software sottintendendone un uso personale e non aziendale, con l’effetto di ridurre in modo consistente le misure punitive.
La sentenza, che solleva sicuramente gli spiriti dei liberi professionisti, non assolve invece dal reato di copia e distribuzione dei software privi di licenza. Se l’uso personale è in qualche maniera tollerato, la clonazione e diffusione tramite qualsiasi canale dei software, particolarmente se legate a operazioni di rivendita, sono paragonabili a pieno titolo al furto o alla ricettazione e quindi aspramente sanzionate. Da notare che questo verdetto ha già innescato un vespaio di polemiche, in quanto tende a scardinare la logica per cui qualsiasi utilizzo di materiali e contenuti provenienti dal lavoro dell’ingegno e quindi tutelati da copyright rappresenta comunque per principio una violazione.

lunedì 21 dicembre 2009

Diritto d’autore: Google annuncia ricorso contro la sentenza del tribunale di Parigi per multa da 300 mila euro


“Siamo in disaccordo con la decisione del giudice e faremo ricorso in appello”, è stato il commento di Google sulla decisione del tribunale di Parigi che ha inflitto al motore di ricerca una multa di 300 mila euro per infrazione alla normativa sul diritto d’autore con la digitalizzazione di libri.
La società dovrà così risarcire il gruppo francese La Martinière, proprietario tra le altre della casa editrice Editions du Seuil. “I lettori francesi - si legge in una nota - ora corrono il rischio di perdere la possibilità di accedere a una parte significativa della conoscenza, rimanendo così svantaggiati rispetto agli altri utenti di internet”. “Riteniamo che mettendo a disposizione degli utenti un numero limitato di brevi estratti di libri non venga infranta alcuna legge sul copyright né in Francia né negli Sati Uniti e, anzi, crediamo che in questo modo si stimoli l'accesso a tali libri. Infatti, se gli utenti sono messi nella condizione di cercare e trovare dei testi, è anche molto più probabile che li comprino e li leggano”, ha ribadito Google. Il responsabile legale di Google France, Benjamin du Chaffaut, ha comunque precisato che la decisione del tribunale riguarda “unicamente le opere di La Martinière” e non costituisce “un’ingiunzione generale estendibile alle opere di tutte le case editrici”. Per l’avvocato della web company, Alexandra Neri, la sentenza “non rappresenta una vittoria per il diritto d’autore” ma “un passo indietro nel diritto d’accesso degli utenti al patrimonio letterario francese e mondiale”. Ma per il tribunale di Parigi, “La digitalizzazione di un'opera, tecnica che consiste nella scansione in un formato informatico dato, è una riproduzione che, in quanto tale, richiede l'autorizzazione preliminare dell'autore o degli aventi diritto”. Il motore di ricerca, scrivono ancora i giudici, “riproducendo integralmente e rendendo accessibili degli estratti di opere” avrebbe commesso “una violazione dei diritti d'autore a danno di La Martinière, oltre che del Sindacato nazionale degli editori (SNE) e della Società letteraria (SGDL)”. Google dovrà quindi interrompere l'attività entro 3 mesi, oppure versare “10.000 euro per ogni giorno di ritardo”.