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giovedì 21 aprile 2011
I cybercriminali puntano ai bankomat

venerdì 28 gennaio 2011
Arriva la "lista nera" delle ricerche: così Google sfida la pirateria online

Sulla pornografia e sulla pirateria online, Google ha scelto la via della resistenza passiva. Non si può ancora parlare di censura, ma sicuramente di disincentivo: il motore di ricerca ha iniziato giovedì a trattare diversamente alcuni termini che ruotano intorno al mondo del porno e del download illegale, nonché qualche parolina che le mamme americane non vorrebbero mai sentire pronunciare dai propri figli. Se si prova a digitare, per esempio, “torrent” o “megaupload” (nomi legati alla pratica del p2p e dello scaricamento abusivo di file), Google non fornisce il servizio di completamento automatico della query (che di solito decifra e anticipa le vostre richieste), non propone una lista di suggerimenti sul tema, né restituisce risultati immediati senza obbligare a premere il tasto “invia”. In pratica, dovrete fare la “fatica” di digitare per intero il vocabolo nella casella di ricerca, confermare la richiesta e attendere le risposte del motore di ricerca, come avveniva non molto tempo fa per qualunque parola. Gli accaniti frequentatori del download illegale potrebbero dunque sorridere di fronte a una simile forma di resistenza passiva. Google ha scelto di non impedire (e come potrebbe?) l'accesso alle sue funzioni di ricerca per questo tipo di terminologia, ma ha deciso di non fare nulla per aiutarle. Ddi sorrisi, però, soprattutto in casa dei diretti interessati alla “censura”, se ne vedono pochi. Già a dicembre, la società di Larry Page e Sergey Brin aveva annunciato che avrebbe applicato queste nuove linee guida. "Anche se è difficile sapere con certezza quando i termini di ricerca sono usati per trovare contenuti illeciti, faremo del nostro meglio per impedire alla funzione di completamento automatico di visualizzare i termini più frequentemente utilizzati a tale scopo" aveva spiegato Kent Walker, consigliere generale di Google. L'impatto di questa scelta sulla pirateria sarà uguale a zero, ma forse il motore di ricerca è in cerca di buoni rapporti con le major discografiche e cinematografiche, e adotta la nuova politica come gesto di distensione nei confronti dei più accessi difensori del copyright. Il gigante di Mountain View, d'altra parte, ha già attivato servizi a pagamento di noleggio video e film e si prepara ad aprirne di uguali nel campo della musica. Il tentativo di censura, però, ha già suscitato mugugni da parte degli utenti più tecnologici che mostrano qualche perplessità anche sulla selezione dei termini fin qui operata. Nella lista nera sono finiti, al momento, RapidShare, BitTorrent, Megaupload e non, curiosamente, eMule, un altro notissimo software che sfrutta le reti peer to peer su cui viaggiano, anche, film, immagini e canzoni protetti da copyright. E proprio a questo proposito, utenti e sviluppatori di BitTorrent si lamentano: il programma, in sé, non è considerato illegale e l'uso illecito del software è esclusiva responsabilità dei singoli utenti. "Quello che Google sembra non capire è che il nostro prodotto è usato per diversi scopi che offrono un valore significativo per il settore della tecnologia, per le aziende, per gli artisti e per i consumatori in generale" ha scritto Simon Morris, uno dei responsabili di BitTorrent, sul sito TorrentFreak. Nella lista dei cattivi, inoltre, manca Pirate Bay, noto sito (condannato dalla giustizia svedese in due gradi di giudizio) che funge da centro di smistamento proprio per il programma BitTorrent e permette di trovare ogni tipo di file, compresi quelli illegali. Le reazioni dimostrano che, al di là degli effetti pratici praticamente nulli, la scelta strategica fatta a Mountain View ha il suo peso. Nel nuovo assetto “antipirateria” assunto da Google compaiono anche altre novità. Il motore di ricerca ha garantito che ogni richiesta di rimozione di contenuti per ragioni di copyright troverà risposta entro 24 ore, e la stessa procedura per effettuare la richiesta sarà semplificata. Iniziative forse più sostanziali per la tutela del diritto d'autore, ma certamente di minore effetto rispetto alle prove tecniche di censura sul motore di ricerca.
Fonte: La Stampa - Autore: Claudio Leonardi
martedì 18 gennaio 2011
Pirateria online: oltre 53 miliardi di visite l’anno per i siti pirata

la vendita di materiale contraffatto e la diffusione di contenuti digitali protetti da copyright, rallentano la nostra crescita economica, sottraendo posti di lavoro e truffando i consumatori; sapevamo da tempo che i siti pirata stavano pian piano crescendo a nostre spese, ora cominciamo a vedere la portata impressionante di questo problema.
Lo studio MarkMonitor è solo la punta di un iceberg, che traccia una panoramica generale di quanto sia diffuso e radicato il problema e mette in luce l’urgenza di risolverlo, per tutelare i consumatori, consentire al mercato di Internet di prosperare e creare così nuovi posti di lavoro.Voi cosa ne pensate?
lunedì 20 dicembre 2010
AgCom contro la pirateria Web: lista dei “cattivi” e inibizione degli IP

Ne parlano già come la legge anti-pirateria più autoritaria che ci sia. L’AgCom, l’autorità per le telecomunicazioni, ha dato il via libera al testo per la protezione del diritto d’autore, che sembra fatto apposta per eliminare P2P e Torrent e mettere fuori legge i siti Internet che pubblichino materiale protetto. Le polemiche erano sorte un paio di giorni fa, quando l’avvocato Fulvio Sarzana aveva pubblicato la bozza di questo testo. Con un commento poco rassicurante:
Nel provvedimento denominato “Lineamenti di Provvedimento concernenti l’esercizio delle competenze dell’Autorità nell’attività di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”, l’AgCom delinea un quadro molto severo delle violazioni del diritto d’autore su Internet. Il terzo paragrafo, relativo al procedimento inibitorio, in particolare andrebbe attentamente analizzato e discusso approfonditamente per misurarne la compatibilità con le norme attualmente in vigore.
Il riferimento è agli Internet Service Provider, chiamati in causa come soggetti privilegiati della lotta contro la pirateria. In pratica, l’accordo prevede che l’Agcom imponga agli ISP l’obbligo di comunicare periodicamente i dati (aggregati) circa l’utilizzo dei servizi (accesso a reti peer-to-peer, streaming e via dicendo). A partire da queste informazioni, l’Autorità dispone eventualmente delle misure restrittive. Ma non finisce qui: l’AgCom potrà ordinare la rimozione dei contenuti e si parla di una lista nera dei siti da mettere a disposizione degli ISP e della possibilità, in casi estremi (per esempio siti stranieri) dell’inibizione del nome del sito Web, cioè dell’indirizzo IP.
Questo testo in pratica accoglie i principi del famigerato decreto Romani, citato anche in un cablogramma di Wikileaks, e ha l’intento principale di colpire i siti Internet ma non gli utenti. L’unico modo per farlo era ovviamente concentrarsi sugli ISP.
Non mancano le critiche dei commentatori a questo accordo. Clamorosa l’intervista di un componente dimissionario della commissione, Nicola D’Angelo, al giornalista Vittorio Zambardino, dove si lamenta di aver trasformato un ente di controllo in uno “sceriffo della rete“.
C’è una visione dell’evoluzione tecnologica, nel nostro paese, che è del tutto arretrata. E noi rischiamo di rimanere fuori, nei prossimi anni, dallo sviluppo dell’economia e delle libertà nel mondo grazie alla rete, a tutto danno dei cittadini.
All’intervista ha già replicato Enzo Mazza, presidente della Federazione dell’industria musicale italiana:
La visione arretrata è quella che confonde la libertà di espressione e la libertà di accesso alla rete con il diritto di accedere a contenuti illeciti.
martedì 23 novembre 2010
Il 50% dei consumatori è preoccupato per il software contraffatto

Fonte: Future Web
mercoledì 12 maggio 2010
Film in streaming e su P2P e utenti che li scaricano individuati da nuovo software Nec

La tecnologia, che sarà oggetto di una dimostrazione nel corso dell’Embedded System Expo di Tokyo (12-14 maggio 2010), genera un’impronta (video signature) che identifica il contenuto di un video e che serve da confronto per scoprire, per esempio, copie illegali o versioni alterate di film disponibili sui canali P2P e di file sharing. Le firme, spiega NEC, sono estratte da ogni fotogramma sulla base delle differenze di luminanza all’interno dei singoli frame, differenze che sono definite da una varietà di luoghi, dimensioni e forme. L’unicità di ogni impronta digitale consente, quindi, di individuare i video non originali o alterati, creati tramite tecniche di cattura analogica, ricodificazione e sovrascrittura. Il confronto della signature del video originale con l’impronta digitale di altri video si esaurirebbe in un lasso di tempo di 2 secondi, una velocità impossibile da ottenere se si seguono i metodi convenzionali di comparazione. A ciò di deve aggiungere un’accuratezza del 96%, secondo i test effettuati da NEC.
Secondo l’azienda, la nuova tecnologia consentirà ai content holder e ai service provider di identificare in automatico contenuti illegali caricati dagli utenti della Rete e di ridurre i tempi e i costi delle ispezioni manuali.
martedì 16 febbraio 2010
Le 15 tipologie di attacco più diffuse

Ecco come si evolveranno le incursioni dei "Pirati Informatici" nel corso di questo 2010.
lunedì 15 febbraio 2010
Download film, musica e programmi illegali online su Internet: multati per la prima volta utenti

sabato 5 dicembre 2009
Microsoft dà lezioni di pirateria

martedì 25 agosto 2009
Il governo britannico dichiara guerra ai pirati del web
Il governo britannico dichiara guerra ai pirati del web: chi sarà sorpreso a scaricare illegalmente canzoni e video protetti da copyright potrà essere isolato dalla rete. Il provvedimento, avanzato dal governo di Londra, si applicherà però soltanto agli utenti recidivi: prima di essere definitivamente tagliati fuori dal mondo di Internet, i pirati riceveranno per posta alcuni avvertimenti.Il sottosegretario al Tesoro, Stephen Timms, ha spiegato che il taglio della connessione a Internet sarà solo la misura finale, mentre sono previste pene minori quali il rallentamento della rete e il divieto di accesso ai siti di file-sharing. La multe inoltre potrebbero arrivare a 50 mila sterline. Il provvedimento si attuerebbe grazie a una serie di accordi tra l’Ofcom, l’autorità garante per le comunicazioni, e i provider di servizi Internet che tuttavia non hanno ancora accettato il loro nuovo ruolo di ‘spie'. L’Ofcom potrà infatti chiedere ai provider di compilare una black-list di utenti (individuabili grazie agli indirizzi Ip) che abitualmente scaricano illegalmente contenuti protetti dai diritti d’autore.La bozza del provvedimento, pubblicata dai maggiori quotidiani britannici, ha già suscitato grandi polemiche.L’«Open Rights Group», un’organizzazione nata nel 2005 in Gran Bretagna per «proteggere le libertà civili» e i diritti degli utenti di Internet, ha parlato di una «restrizione della libertà di espressione».
Fonte: Quotidiano.net