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giovedì 5 maggio 2016

Attività formativa scuole 2016-2017


Educazione e Cultura digitale












Per l'anno scolastico 2016-2017 è mia intenzione attivare una serie di contatti con scuole, associazioni e aziende per pianificare un'attività formativa sul territorio nazionale mirata ad incrementare il  livello di conoscenza e preparazione dei bambini/ragazzi circa l'approccio a Internet, Social Network, sistemi di comunicazione e condivisione con una particolare attenzione alle seguenti tematiche:

- Rischi e pericoli di Internet
- Prevenzione pedopornografia e grooming
- Tutela Privacy
- Social Network e Comunicazione online: guida all'uso
- Protezione dei dispositivi 
- Affidabilità dei contenuti
- Personal e Brand Reputation
- Cyberbullismo e adescamento online: indicazioni per prevenirlo
- Dipendenza da internet e videogiochi: modalità di intervento

L'obiettivo PRIMARIO è, oltreché formare i bambini della scuola primaria e della scuola media inferiore, sensibilizzare e informare i GENITORI fornendo un feedback su come si comportano i loro figli in Rete e con gli attuali strumenti di comunicazione e socializzazione.

Dirigenti scolastici, insegnanti e genitori che fossero interessati ad un progetto mirato in tal senso possono contattarmi all'indirizzo email: mauro.ozenda@gmail.com o tramite il mio sito web www.maurozenda.net.

Mauro Ozenda

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lunedì 9 dicembre 2013

Adescata su Facebook a 10 anni e ripresa nuda

Richieste sempre più hard sotto la minaccia di diffondere le immagini in rete Ma la bambina chiede aiuto e la Polpost rintraccia e denuncia un 55enne
    PESCARA. A dieci anni aveva già il suo profilo Facebook, ma in rete l’ha adescata un padre di famiglia di 55 anni che utilizzando un nome femminile l’ha convinta a spogliarsi nella sua cameretta e a tenere atteggiamenti sessuali davanti a una web-cam, fino a chiederle, sempre davanti a quella web-cam, di compiere atti autolesionistici ancora a sfondo sessuale. Troppo per la ragazzina finita nella rete dell’orco il quale però, di fronte al suo rifiuto, l’ha ricattata dicendole che avrebbe pubblicato e condiviso su Facebook tutti i filmati registrati fino ad allora. Ma invece di ottenere la resa della bambina, ne ha provocato la reazione terrorizzata che l’ha fatta correre in lacrime dai genitori a cui ha raccontato tutto. È iniziata così, a ottobre, la vicenda che ha portato all’individuazione e alla denuncia per adescamento, violenza sessuale (aggravata dalla minore età della presunta vittima), detenzione e produzione di materiale pedopornografico, di un 55enne residente in Sicilia. Un piccolo imprenditore sposato e con due figli, rintracciato dagli specialisti della polizia postale del comparto Abruzzo a cui i due genitori si sono subito rivolti dopo le rivelazioni shock della figlia. Indagini complesse, coordinate dalla Procura distrettuale Antimafia dell’Aquila e dirette dalla dirigente della Polpost Elisabetta Narciso che hanno portato i poliziotti pescaresi a interpellare direttamente la sede centrale di Facebook a Palo Alto, in California, da cui in brevissimo tempo hanno ottenuto i dati e i collegamenti utilizzati dal 55enne per attivare quel profilo. Da qui sono risaliti alla sua utenza telefonica che, dopo ulteriori accertamenti, ha portato gli investigatori a localizzare con esattezza il presunto adescatore della bambina pescarese. A quel punto, grazie alla celerità della Procura distrettuale antimafia, è arrivata subito la delega a perquisire l’abitazione del presunto adescatore che sul computer custodito in camera da letto aveva effettivamente le immagini registrate della ragazzina nuda. Quanto basta per far scattare nei suoi confronti la denuncia per reati che prevedono pene dai 6 ai 12 anni di reclusione (violenza sessuale, adescamento, produzione e detenzione di materiale pedopornografico) ma per cui l’arresto è previsto solo in flagranza di reato o di fronte a un’ingente quantità di materiale pedopornografico sequestrato. Ma intanto il procedimento è stato avviato: il computer dell’uomo è stato sequestrato e adesso sono in corso tutta una serie di accertamenti incrociati per verificare se, come ipotizzano gli investigatori, ci siano altre vittime. Un fenomeno, questo dell’adescamento a scopo sessuale in rete, che solo quest’anno ha fatto pervenire alla Polpost almeno una quindicina di segnalazioni, con cinque denunce andate in porto. Un fenomeno più diffuso di quello che si pensi, anche quando, come nel caso della bambina di dieci anni, i genitori sanno del profilo Facebook (magari sono loro stessi ad averlo attivato), ma si basano solo sul rapporto di fiducia con il proprio figlio. E invece spesso può non bastare perché quando un bambino di 10- 12 anni ha libero accesso al computer, spesso sistemato proprio in cameretta, i brutti incontri (virtuali) sono dietro l’angolo. «C’è una sottostima del fenomeno», spiega la dirigente Narciso, «in cui è fondamentale la vigilanza da parte dei genitori, soprattutto in questa particolare fascia di età dove la consapevolezza di essere ancora piccoli va di pari passo con la voglia di emanciparsi». Ed è qui che si insinuano gli adescatori, come dimostrano le chat su cui si imbattono e indagano i poliziotti della Polpost: prima delle richieste a sfondo sessuale gli scambi verbali tra i due interlocutori sono piuttosto brevi. Il ragazzino agganciato su Facebook o su altre piattaforme virtuali è quasi lusingato dall’interesse dell’adescatore, bravo a portare la vittima prescelta sulla chat privata e, qui, a farla sentire importante, creando un rapporto di complicità che lo scherma da ripensamenti e ingerenze esterne. Salvo poi cambiare improvvisamente registro, e usare il ricatto della pubblicazione in rete di quelle immagini vietate: un autogol, nel caso della bambina pescarese, che terrorizzata dal rischio che quei filmati diventassero di dominio pubblico è corsa a chiedere aiuto. Ma quanti, sottolineano gli investigatori, si tengono il segreto?

venerdì 10 dicembre 2010

Abusi su 13enne adescata on line


La ragazzina, che vive in un paese della Valcamonica, dall'inizio di novembre chattava con l'adulto, poi rintracciato da Polizia postale e Guardia di Finanza. In manette per violenza sessuale su minore un 37enne di Novara che l'aveva portata sulla sua auto compiendo atti di libidine. Ha dato amicizia e fiducia a un uomo adulto con l'ingenuità dei suoi tredici anni, senza probabilmente immaginare che l'amico conosciuto in Internet si sarebbe trasformato in un pericolo concreto, senza immaginare che i complimenti e gli apprezzamenti virtuali si sarebbero materializzati in carezze rapaci, baci forzati e attenzioni non gradite.
LA BRUTTA ESPERIENZA vissuta da una ragazzina di tredici anni, che con i genitori abita in un paese della Valcamonica, dove frequenta il secondo anno della scuola media, mette in luce i pericoli che possono correre i ragazzini che sempre più spesso chattano in Rete con persone sconosciute. La piccola è stata adescata in Internet, ma il suo adescatore non l'ha fatta franca, nonostante avesse usato nome e cognome inventati. Il primo dicembre gli uomini della guardia di Finanza di Pisogne e i colleghi della Polizia postale di Brescia hanno notificato a un 37enne di Novara un'ordinanza di custodia in carcere chiesta dal pm Leonardo Lesti e concessa dal gip Enrico Ceravone. L'accusa per il 37enne, laureato, con un buon lavoro e prossimo alle nozze, è di violenza sessuale ai danni di una minorenne. L'arresto è il risultato di un'indagine maturata nell'ultimo periodo, quando i genitori della ragazzina hanno scoperto lo scambio di messaggi, di natura non innocua, tra la figlia e l'uomo su Messenger e Netlog. Allarmati i genitori si sono rivolti alla Guardia di Finanza di Pisogne. E a questo punto la ragazzina ha raccontato tutto, accennando anche a un incontro con l'uomo avvenuto un sabato pomeriggio poco prima della fine di novembre. Nel corso dell'incontro, come raccontato dalla ragazzina, a bordo dell'auto dell'uomo, alla periferia di un paese bresciano, il 37enne avrebbe convinto la minorenne a subire atti di libidine e forzandola anche, ma senza successo, ad avere un rapporto sessuale completo. Alla ragazzina il 37enne avrebbe chiesto di non raccontare niente a nessuno, nè della loro amicizia, nè di quanto era accaduto nell'abitacolo della vettura, ma la 13enne si è confidata con la madre. Alla ragazza il 37enne non aveva dato il vero nome, ma gli accertamenti informatici della polizia postale hanno permesso di risalire al responsabile dell'adescamento e delle violenze.Le indagini sul computer usato dalla 13enne hanno permesso di dare un nome e un cognome al «profilo» utilizzato sui social network dall'adulto. Dopo l'individuazione l'uomo è stato controllato e alla ragazzina sono state mostrate alcune foto: la 13enne lo ha riconosciuto senza alcun dubbio. E a questo punto è scattata la richiesta di arresto da parte del pubblico ministero.
LA CONOSCENZA in Internet, come verificato tra le centinaia di mail e messaggi, tra la ragazzina e il 37enne risale all'inizio di novembre. Alla ragazzina l'uomo aveva detto la sua vera età e aveva cominciato a circuirla, pur sapendo che non aveva ancora compiuto quattordici anni. I contatti tra i due erano costanti e sempre più frequenti, con complimenti sempre meno velati l'uomo era riuscito ad adescare la tredicenne che aveva pure inviato all'adulto alcune foto piuttosto osè, per esaudire la richiesta di quello che considerava un prezioso amico. Invaghita da tutte le attenzioni dell'uomo, che la faceva sentire importante, la ragazzina non è riuscita a capire il pericolo che stava correndo.

Fonte: Brescia Oggi - Autore: Wilma Patenzi

venerdì 24 luglio 2009

Lazio, tv più sicura con l'Osservatorio regionale per i minori

Con l’estate che avanza e la chiusura delle scuole i ragazzi sono più liberi ed è facile che trascorrano parte delle vacanze davanti alla tv. In questo ambito nasce l’Osservatorio tv e minori, progetto finanziato dall’assessorato alla Tutela dei consumatori in collaborazione con il Corecom Lazio. L’idea è stata presentata questa mattina presso la sede della Regione Lazio dall’assessore alla Tutela dei consumatori Vincenzo Maruccio, dal presidente del Corecom Lazio Francesco Soro e dall’Amministratore delegato di Lait Giancarlo D’Alessandro. Si tratta di un sistema di monitoraggio per la programmazione radiotelevisiva locale che il Corecom (l'otrganismo che si occupa del rispetto della normativa sulla tutela dei minori) utilizzerà per registrare contemporaneamente cinque canali locali. Il controllo sarà effettuato durante la fascia oraria cosiddetta “protetta” che va dalle 16 alle 19, e per il momento nell’arco di una settimana, due volte l’anno. “Il progetto parte dal primo settembre - dice Maruccio, e spiega che l’assessorato non si vuole fermare qui. “Vogliamo andare avanti - dice - ed estendere gli orari in cui verrà effettuato il monitoraggio, perché l’offerta televisiva aumenta di giorno in giorno a causa del digitale terrestre che moltiplicherà l’offerta dei canali. Quindi è dovere delle istituzioni tutelare i minori. Valuteremo con gli uffici come e quando estendere il controllo – assicura l'assessore -. Lunedì intanto ci sarà un incontro del tavolo tecnico che questa Regione ha istituito in occasione dello switch-over, avvenuto nella notte tra il 15 e 16 giugno, e consegneremo un documento al vice-ministro Romani segnalando ciò che è successo nel Lazio in questo mese, nella speranza che non riaccada in occasione dello switch-off”.
L’idea quindi è quella di estendere il controllo anche nelle altre fasce orarie, anche perché da una ricerca condotta dall’Osservatorio Teseo risulta che i bambini del Lazio sono tra quelli che guardano più a lungo la tv: circa due ore al giorno. Dati che collocano i minori del Lazio sopra la media nazionale, superati solo dalla Puglia. In più il 40 per cento di loro segue i programmi durante la fascia che va dalle 16 alle 19, ma ben il 54 per cento guarda la tv nelle ore serali. E proprio in quell’arco della giornata le misure di tutela sono assenti. Ma l’obiettivo della Regione è quello di estendere il monitoraggio anche a internet, telefonini e videogiochi. Per questo motivo l’assessore Maruccio ha chiesto ultimamente al ministro Mara Carfagna di accelerare l’iter di approvazione del ddl che introduce il reato di “grooming”, quello cioè che riguarda l’adescamento dei minori. In più, nell’ambito del progetto europero “Safer internet”, l’assessorato sta valutando di istituire dei numeri verdi per aiutare i genitori dei minori a combattere i pericoli di internet.
Fonte: Il Velino.it