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martedì 22 maggio 2012

Il virus c’è, ma non è nel Qr code

virus-qr-codeSu Twitter qualche settimana fa è iniziato a girare l’allarme: in giro ci sarebbe un Qr code infetto. In Rete ne hanno parlato TechCrunch, eConsultancy, Mashable, SuperMoneyNews, ma anche quotidiani come Repubblica. Cosa c’è di vero?
Vediamo le premesse: qualche tempo fa Karpersky Lab (produttore di software antivirus) ha riportato l’attacco di un trojan in un’applicazione che sfruttava una falla di Android. Il Trojan inviava SMS ad un numero premium Russo a colpi di alcuni dollari per messaggio. Il link per scaricare la app era “nascosto” in un Qr code. Scrivo “nascosto” perché come uomini non riusciamo a leggere il contenuto del codice se non tramite uno smartphone. Prontamente Google ha rimosso app dallo store. Il trojan poteva funzionare solo in Russia, in Italia ad esempio gli operatori hanno un controllo pressoché totale di queste numerazioni, non permettendo a chiunque di poterle utilizzare per truffe simili. Ma i dubbi sono rimasti. Per questo un po’ di chiarezza è doverosa.

C’è un virus nei Qr code?
I Qr code non possono contenere alcun virus. Un virus è un pezzo di codice nascosto che gira sullo smartphone (ad esempio in una app). Lo sottolineo: il Qr code in sé non può contenere alcun virus e, anche se fosse possibile, sarebbe di dimensioni spropositate tali da impedirne la lettura. In Qr code potrebbe al limite contenere un collegamento esterno, in maniera non tanto diversa da quello che si potrebbe trovare in comune messaggio di posta elettronica o su una pagina web. Nella peggiore delle ipotesi il Qr code una volta letto potrebbe portare a suggerire il download di un’applicazione che potrebbe essere appunto un Malware e pertanto la scelta di scaricare lo stesso ricade sul senso critico dell’utente nel compiere quella determinata azione valutando l’origine del Qr code, in maniera analoga a quanto farebbe leggendo una email o visitando un sito web. Il problema è nello scaricare l’applicazione, non nel Qr code stesso.

Quali sono i rischi possono insorgere dall’uso dei Qr code?
I rischi sono gli stessi che navigare su internet e installare applicazioni senza verificarne la provenienza. Viene sempre chiesta una vostra autorizzazione, siete voi ad avere il controllo. Basta prestare un poco di attenzione a quello che si fa, e nel dubbio documentarsi sulla provenienza dell’applicazione.

Nella percentuale di vulnerabilità, c’è differenza tra mondo Android e mondo iOs?
Il virus non esiste su iPhone: Apple verifica una per una le applicazioni del suo store con un occhio particolare alla sicurezza. Non è quindi possibile scaricare una app contenente un virus che ad esempio invia SMS senza il nostro consenso. In questo senso l’imbattersi in tali problematiche disponendo di un iPhone è quasi impossibile, proprio in virtù del fatto che vi è un controllo “umano” a monte di tutto il processo di rilascio delle app.
Per Android il discorso è differente: Google non controlla tutte le apps prima di pubblicarle sullo store. Ma quando si installa una app l’utente viene sempre avvisato da una serie di “permission warnings” che permettono di capire che tipo di attività vogliamo autorizzare (uso del telefono, SMS, Reboot e via dicendo) scaricando le responsabilità sull’utente finale.

Quindi il virus non è nel Qr code, ma al massimo nella app. Come difendersi?
Possiamo difenderci molto bene semplicemente prestando attenzione a non accettare download e installer dagli sconosciuti: se sto leggendo un qr code che dovrebbe portarmi ad una videoricetta, e mi compare la richiesta di installare un applicazione che chiede il controllo degli SMS o delle chiamate, mi devo insospettire e fermare. Esistono comunque in circolazione antivirus per dispositivi Android per proteggere anche gli utenti più ignari. Detto questo, leggere i Qr code è assolutamente sicuro.

Fonte:  Thebitzloft.com - Autore: Pierluigi Cremonesi

domenica 10 aprile 2011

I Toolkit rendono vita facile ai cybercriminali e dominano la scena


Aspiranti cybercriminali sono stati in grado di perpetrare attacchi impunemente e con relativa semplicità grazie alla disponibilità di appositi toolkit, ovvero programmi software già predisposti per sottrarre informazioni. Secondo il report delle minacce che hanno contraddistinto il 2010 stilato dai ricercatori Trend Micro, l’anno scorso può essere definito "l'Anno del Toolkit". La proliferazione di questi strumenti ha prevalentemente interessato i siti di social media lungo tutto l'arco dell'anno. Sebbene i toolkit siano sempre stati uno strumento utilizzato dal cybercrimine, nell’ultimo anno hanno registrato un momento di grande sviluppo diventando un elemento ancora più influente nello scenario delle minacce: con i toolkit gli attacchi possono essere sferrati con meno sforzo e in minor tempo, con effetti evidenti nel boom di minacce che ha caratterizzato il 2010. Molti di questi toolkit sono progettati per distribuire Trojan per la sottrazione di informazioni personali (dati sensibili o credenziali di accesso), come ad esempio ZeuS o SpyEye. Questo tipo di toolkit, tra l’altro, non è molto economico: il prezzo per un toolkit Zeus “base”, infatti, è di 8.000 dollari (ma il prezzo può anche raddoppiare se il toolkit dispone di ulteriori funzionalità), mentre un toolkit SpyEye ha un costo più “modesto” di 3.000 dollari. Nonostante ciò e qualunque sia il loro prezzo, questi strumenti sono molto utilizzati dai cybercriminali perché sono in grado di compiere furti su vasta scala.


Spam: impennate e cali improvvisi, Stati Uniti e India in testa tra le vittime.

Le azioni repressive intraprese nel mese di ottobre 2010 contro le attività di Spamit, l’azienda che produceva miliardi di email spazzatura, hanno portato a una riduzione sostanziale della minaccia tra novembre e dicembre, periodo festivo in cui normalmente aumenta. Dal picco del mese di ottobre in cui si sono superati i 3 miliardi e mezzo di messaggi indesiderati, si è passati ai 2 miliardi di dicembre.Mentre il volume globale dello spam ha registrato un calo nel 2010, gli Stati Uniti (con quasi 4 miliardi di messaggi spam) e l'India (con oltre 2 miliardi di messaggi) sono stati i Paesi più colpiti per via del crescente utilizzo di Internet e per l'uso dell'inglese come lingua più diffusa nelle comunicazioni formali. Ultimi in classifica, Argentina e Israele sono stati i Paesi meno colpiti dal fenomeno, i quali non sono andati oltre il mezzo miliardo di messaggi. L’Italia si è invece piazzata a circa metà della classifica, arrivando a raggiungere quasi un miliardo di messaggi. Il picco più elevato è toccato all'Europa, dove lo spam si è presentato spesso in lingua spagnola promuovendo in particolare il gioco d'azzardo e i casinò online per via delle normative relativamente più favorevoli a queste attività nella regione iberica. Durante il quarto trimestre del 2010 è stata la Russia a registrare la maggiore produzione di spam, in quanto Paese che non riconosce la natura illegale di questo tipo di pratica.


Settore farmaceutico e sanitario i più coinvolti.

Chi è in possesso di un account di posta elettronica avrà molto probabilmente ricevuto moltissimi messaggi spam relativi a prodotti farmaceutici o sanitari che hanno costituito la gran parte dello spam rilevato lungo tutto il 2010. Questo tipo di spam non è finalizzato solo alla vendita di prodotti farmaceutici, ma viene utilizzato dagli spammer per mascherare i loro attacchi di phishing e malware. Gli spammer si sono inoltre serviti della posta elettronica per sferrare attacchi di phishing e malware e colpire alcuni dei più noti siti di social networking, contesti particolarmente amati dal cybercrimine considerate le folte comunità di utenti che li popolano.URL pericolosi: Stati Uniti e Cina i Paesi più bersagliati dalle infezioni malware.Oltre l'80% del malware, causa della maggior parte delle infezioni avvenute nel 2010, proveniva dal Web. Trend Micro tiene monitorata la crescita degli URL pericolosi e nel 2010 la loro quantità ha continuato a crescere fino a superare i 3 milioni tra i mesi di novembre e dicembre. La maggioranza di URL pericolosi e, di conseguenza, le vittime di infezioni da malware è stata rilevata negli Stati Uniti e in Cina. Anche la Russia, inoltre, è risultata essere una fonte importante di spam contenente URL pericolosi.Le minacce mobili puntano a diverse piattaforme, di ieri e di oggi.Sul fronte delle minacce mobili, nell'estate del 2010 i ricercatori Trend Micro hanno evidenziato episodi di malware diretti contro la nuova piattaforma Android OS e le relative applicazioni. Nel mese di agosto è apparso DroidSMS, un messaggio SMS pericoloso che inviava un'applicazione travestita da Windows Media Player. A distanza di una settimana è comparsa anche un'altra applicazione progettata per inviare la posizione GPS di un utente tramite HTTP POST.Trend Micro ha scoperto anche altri tipi di malware rivolti ai sistemi operativi degli smartphone di vecchia generazione, come Symbian ad esempio. I cybercriminali sono sempre alla ricerca di qualsiasi forma di monocultura al fine di colpire il più elevato numero di obiettivi. Ad esempio, nel caso di Android OS, la sua grande popolarità in ambito smartphone, oltre al codice open source del sistema operativo e alle applicazioni particolarmente vulnerabili, ha pesato non poco sull'aumento dei tentativi di colpire questa piattaforma.La protezione cloud-based Trend Micro.Trend Micro Smart Protection Network è l'infrastruttura sulla quale si basano molti dei prodotti Trend Micro, garantendo protezione avanzata a livello di cloud e bloccando le minacce in tempo reale prima che queste possano raggiungere l'utente. Alla fine del 2010 Smart Protection Network contava 45 miliardi di query ogni 24 ore, bloccando 5 miliardi di minacce ed elaborando 3,2 terabyte di dati al giorno. In media, si connettevano alla rete 102 milioni di utenti ogni giorno.Smart Protection Network sfrutta la tecnologia brevettata basata sulla “correlazione in-the-cloud” con analisi comportamentali per mettere in collegamento le attività delle minacce che possono propagarsi via Web, email e file per determinarne la pericolosità. Il confronto tra le diverse componenti di una minaccia e l'aggiornamento continuo dei database permettono a Trend Micro di reagire in tempo reale fornendo una protezione automatica e immediata da minacce diffuse attraverso posta elettronica, file e Web.Il report completo è consultabile all'indirizzo: http://us.trendmicro.com/us/trendwatch/research-and-analysis/threat-reports/index.html