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martedì 30 giugno 2009

La Legge e il web 2.0

Le innovazioni collegate all'Internet sociale stanno procurando un vero e proprio terremoto, nei comportamenti individuali come nei modelli di business e persino nelle attività criminali. Da qui la necessità di una riforma profonda dell'attuale quadro normativo, per molti versi inadeguato rispetto alle esigenze correnti. Sul come fare, però, non esistono ancora ricette consolidate. È intorno a questi temi che si è dipanato l'incontro di studio intitolato "Le responsabilità giuridiche nel web 2.0", tenutosi presso l'Alma Graduate School dell'Università di Bologna la scorsa settimana. Per sviscerare il problema, gli organizzatori hanno chiamato a parlare professionisti ed esperienze molto diverse: un dirigente della Polizia Postale come Antonio Apruzzese, due accademici con specializzazioni differenti - Marco Roccetti del dipartimento di Scienze dell'Informazione e Giusella Finocchiaro della facoltà di Diritto, entrambi presso l'Università di Bologna - e un manager di una grande azienda di telecomunicazioni come Vodafone, Corradino Corradi. Quello che è emerso dal loro dialogo è un quadro ricco e sfaccettato, con molte questioni aperte e poche certezze. "La verità - spiega Giusella Finocchiaro - è che l'innovazione tecnologica ha contribuito a trasformare in profondità idee consolidate come quella di identità, di azione individuale, di autorialità. E risulta quindi evidente che il quadro normativo - penso in particolare alle parti che riguardano il copyright e la circolazione della conoscenza - non è più adeguato a affrontare la situazione corrente". La relazione tra attività di creazione da parte degli individui, circolazione della conoscenza e vincoli normativi è stata al centro della trattazione dello stesso Roccetti. Secondo quest'ultimo, la libera diffusione della conoscenza non riguarda soltanto il benessere e l'interesse dei singoli, ma costituisce un bene collettivo che anche il Legislatore si deve preoccupare di preservare. "Quando si legifera su queste materie - sostiene Roccetti - non abbiamo a che fare con mere regole di comportamento, ma con la messa a disposizione e la circolazione di beni che forse sono beni in sé e che quindi la collettività deve in qualche modo tutelare".Il riferimento dell'accademico va molto evidentemente a casi giudiziari recenti, come quelli che hanno visto protagonisti i responsabili di Pirate Bay. Più orientato alle opportunità e problematiche operative l'intervento di Corradino Corradi, manager dell'area ICT Security di Vodafone. Corradi ha evidenziato come l'avvento del web sociale prefiguri scenari promettenti per le società di telefonia- davanti alle quali si dischiudono ampie possibilità in materia di accesso mobile e personalizzazione dei servizi. "Il nostro obiettivo - ha detto Corradi - è superare il web 2.0 attravero la personalizzazione. E questa prospettiva ci interessa in modo particolare perché siamo convinti che la personalizzazione si possa operare soltanto in ambiente mobile, quando sei legato ad una SIM più che quando sei legato ad una username generica". Ma Corradi ha anche documentato la presenza di almeno tre grandi aree di criticità, sulle quali le telco starebbero attivamente lavorando. La prima è quella della libertà di circolazione dei contenuti, sulla quale non esistono ricette condivise ed anzi si registrano pressioni crescenti da parte dei detentori dei diritti e degli stessi ISP, nel senso della delimitazione e del filtraggio. La seconda è quella della protezione degli utenti, il cui bilanciamento con la libertà di espressione e accesso non è sempre semplice da conseguire. E da ultimo la privacy individuale, minacciata dalle policy di raccolta dati e dalle iniziative di personalizzazione della pubblicità. Ancora differente il punto di vista portato da Antonio Apruzzese, dirigente della Polizia Postale responsabile per l'Emilia Romagna. Più che sulle problematiche squisitamente normative, il rappresentante di PolPost si è soffermato sulla crescita delle organizzazioni criminali che agiscono online e sulla necessità di individuare mezzi di contrasto migliorati per affrontarle. Nel tempo, spiega Apruzzese, i delinquenti del web hanno fatto un vero e proprio "salto di qualità" qualitativo e quantitativo. Anzitutto nella maggior parte dei casi documentati a muoversi non sono più singoli hacker isolati, ma strutture organizzative composite con "manovali, quadri e dirigenti" dove l'azione del singolo risponde a strategie complessive più ampie. E poi si sono raffinati i metodi di lavoro, dai sistemi di arruolamento, alle tecniche di trafugamento fino a quelle di riciclaggio. "Spesso - spiega Apruzzese - i sistemi criminali provano ad arruolare, magari con innocenti mail, anche i comuni cittadini. Cui viene proposto magari di aprire dei conti online e operare delle transazioni - al buio - contro il pagamento di corrispettivi in denaro".A fronte di tali sfide le forze dell'ordine si devono attrezzare rivedendo in senso "dinamico" il concetto di sicurezza, in modo da comprendere e abbracciare le trasformazioni tecnologiche e comportamentali, e promuovendo coordinamento e partecipazione tra tutti gli attori che si occupano di sicurezza. Apruzzese si è soffermato anche sulle funzioni del neonato CNAIPIC, il cui obiettivo è appunto il coordinamento degli sforzi per la security informatica tra strutture diverse: "Ogni rete ha già le proprie strutture di difesa. In questo senso noi puntiamo ad offrire un coordinamento, fungendo da filo di collegamento tra i diversi soggetti sensibili"In conclusione di giornata, Giusella Finocchiaro ha provato a raccogliere le varie suggestioni emerse ed a "tirarne le fila" sotto il profilo propriamente normativo. Posta l'inadeguatezza del quadro legislativo corrente, ha spiegato la studiosa di diritto di Internet, la soluzione ottimale sarebbe senz'altro quella di una revisione "di sistema" delle leggi su copyright e privacy, da attuarsi a livello sovranazionale. "Ma nell'attuale congiuntura globale - ha chiosato - una riforma di questa portata appare altamente improbabile". Ed è per questo, continua Finocchiaro, che le soluzioni di breve periodo vanno ricercate in innovazioni più circoscritte, da attuarsi magari sul piano delle licenze e dei contratti, in grado di tutelare gli interessi dei vari attori in gioco nel rispetto delle norme vigenti. L'esempio esplicito portato dalla ricercatrice è quello della licenza Creative Commons, creata nel 2001 da Lawrence Lessig, che consente di contemperare l'esigenza di circolazione della conoscenza con i diritti individuali dell'autore. "Questo tipo di soluzione - conclude Finocchiaro - consente una forma dideregulation rispettosa del quadro normativo vigente, ed appare in questo senso il modo più equilibrato per uscire l'attuale stallo tutelando gli interessi di tutti".

Sophos segnala: la morte di Michael Jackson scatena un'ondata di spam

Gli spammer sfruttano la scomparsa del Re del pop per raccogliere indirizzi e-mail di ignari utenti da utilizzare per le loro campagne di mail spazzatura. Sophos, società leader a livello mondiale nel settore della sicurezza informatica, nella tecnologia di controllo dell'accesso alla rete (NAC) e nella Mobile Data Protection grazie alla recente acquisizione di Utimaco, mette in guardia gli utenti da messaggi di spam che, facendo leva sulla prematura scomparsa del mito della musica pop, fanno incetta di indirizzi e-mail di ignari utenti per poi farne uso in future campagne di spam. Già a distanza di poche ore dalla morte del Re del pop, gli esperti di SophosLabs hanno assistito alla prima ondata di messaggi di spam che riportavano la triste notizia nell'oggetto e nel corpo della mail. In questi messaggi gli spammer sostengono di essere in possesso di informazioni di vitale importanza sulla morte di Michael Jackson da condividere con il destinatario della mail. Gli esperti di Sophos fanno notare che il corpo del messaggio non contiene collegamenti di tipo call-to-action quali URL, indirizzo e-mail o numero telefonico, e il mittente è fasullo. Lo spammer, tuttavia, può facilmente raccogliere gli indirizzi e-mail dei destinatari attraverso un indirizzo e-mail gratuito @live.com, qualora gli utenti rispondano al messaggio. "La prematura scomparsa di Michael Jackson ha scosso l'opinione pubblica internazionale, ma purtroppo questo genere di notizie con un forte impatto emotivo rappresenta il sistema ideale per raggirare gli utenti più vulnerabili", ha dichiarato Walter Narisoni, Sales Engineer Manager di Sophos Italia. "Questi spammer fanno leva sulla curiosità degli utenti che rispondono ai loro messaggi fasulli. Se ne ricevete uno, non dovete far altro che cancellarlo". "I criminali informatici hanno sfruttato anche la recente scomparsa di Farrah Fawcett, star televisiva degli anni 70, per mettere in circolazione software antivirus fasulli, quindi raccomandiamo agli utenti di non abbassare la guardia. Gli imbonitori della Rete sconoscono le regole del buon gusto e della decenza. Il loro unico scopo è di guadagnare soldi a scapito di altri utenti", ha concluso Narisoni.

Pensionato di Pordenone spara al PC: andava troppo spesso in crash

Fate una prova. Vi porta via solo pochi minuti. Andate su YouTube e inserite nel campo di ricerca le parole «stress» e «work». Il portale vi rimanda una serie di risultati con video in cui si mostra cosa può generare nelle persone l’esasperazione di trovarsi a lavorare con un PC che non funziona bene, che gira troppo lento o che subisce continui crash di sistema.
In questo video c’è un uomo che sta lavorando in un ufficio e che, come si dice in gergo, “sbrocca” e distrugge il personal computer. L’uomo appare completamente uscito di senno: si alza, prende a pugni il monitor e la tastiera e scaraventa quest’ultima contro lo schermo facendolo cadere in terra.Peggio di lui ha fatto un pensionato di 68 anni residente a Cavasso Nuovo, in provincia di Pordenone, che ha preso la sua pistola, una vecchia calibro 22 regolarmente registrata, e ha sparato cinque colpi contro il proprio personal computer, colpevole di andare troppo spesso in crash. I parenti dell’uomo, spaventati dal rumore della pistola e dalle urla del “killer”, hanno chiamato i carabinieri, che, giunti sul luogo del “delitto”, hanno portato il pensionato in caserma, dove l’uomo ha spiegato di essere arrivato a quel gesto perché esasperato dall’ennesimo malfunzionamento del proprio PC.
L’uomo è tornato subito libero, anche perché in possesso di regolare permesso per il porto d’armi, ma i carabinieri hanno comunque deciso di procedere con il sequestro temporaneo della calibro ammazza-PC.

«Internet e cellulari, un’overdose per i nostri ragazzi»

Quella dell’adolescenza è l’età dell’incertezza. È per questo che bisogna capire i nostri ragazzi, apparentemente spavaldi, di fatto fragili». È con queste parole che definisce i nostri figli il professore Maurizio Maria Lazzari, autore di «La medicina psicopediatrica del bambino» e di vari saggi e pubblicazioni sul tema. Docente per i corsi Cee, «visiting professor» nell’attività psicopediatrica, esperto in medicina e chirurgia, nonchè specialista in pediatria con competenze di psicopediatra, il dottore che ha aperto il centro di psicopediatria alla Clinica Colombus, si occupa di minori come diplomatico internazionale. Da anni affronta i disagi emotivi e le conseguenze che questi hanno sui futuri adulti, oggi bambini o ragazzi, «emotive-scars», cicatrici che nascono in relazioni a problematiche emozionali non risolte che si manifestano nel tempo. «La presenza della famiglia è importante. Non c’è uno spazio di ascolto per i ragazzi e questi si chiudono. Sbagliato poi rimediare con regali, giochi, mance, viaggi, motorini. La società del consumo ha distrutto l’affettività, lo scambio di informazioni, si è perso il linguaggio verbale che è alla base del corretto sviluppo psicologico del bambino», spiega con passione e rammarico Lazzari. «Mi trovo a dover lavorare molto sui ragazzi, proprio perché i genitori sono in conflitto tra loro ed è faticoso per un adolescente o un bambino tirare fuori il suo mondo in una situazione del genere. Bisogna fargli capire che lavorare su se stesso è l’unica soluzione per superare il problema. Si deve fidare di te perché tu possa aiutarlo», continua lo psicopediatra dagli occhi azzurri e dal comportamento disinvolto come quello di un ragazzino. Guai se fosse rigido come un vecchio professore, dai suoi pazienti non ricaverebbe nulla. Osservare e ascoltare, questo è il suo motto. Nel suo studio alla Columbus, un bell’edificio Liberty di Sommaruga del 1935 riconvertito da Giò Ponti nel 1949 in casa di cura, accoglie sia pazienti convenzionati che privati. Lazzari non usa test, così gli hanno insegnato alla Scuola Podalto in California. Seguace del professor Winnicot, psico-pediatra di fama internazionale, non si fa scrupolo nell’accusare le nuove tecnologie come computer, i-pod, tv, telefonini, rei di allontanare il bambino dalla vita reale. Per questo non si stanca di ripetere ai genitori di manifestare amore per i propri figli, fare cose con loro a tutte le età. «Un altro problema sono i figli di genitori separati. Gli occhi dei ragazzi osservano e imitano. Loro soffrono perché si sentono trascurati, proiettati in un mondo in cui devono essere da subito abituati a difendersi da soli. Ma quando la batteria si scarica, salgono a galla tutte le delusioni che invece di essere confessate, si trasformano in odio e a volte in violenza verso altri coetanei». Parole di esperto.

Fonte: Il Giornale Autore: Luciana Baldrighi

lunedì 29 giugno 2009

Download gratuiti: 4 firewall free (dal portale HTML.IT)

Il crescente fenomeno del cyber-crimine spinge qualsiasi utilizzatore di computer e di sistemi informatici a proteggersi con una ampia gamma di software. Inizialmente ad allarmare gli utenti c'erano i virus, che da soli coprivano la quasi totalità delle minacce informatiche. Purtroppo con il passare del tempo le attività criminose, se così le vogliamo chiamare, si sono diversificate ed hanno generato tutta una serie di altri malware che continuano tutt'oggi ad aumentare e a rendere sempre più instabile lo stato di ogni computer. Ad aggravare ulteriormente la situazione è necessario evidenziare anche l'uso diffuso di attacchi diretti alla rete e ai computer, sfruttando le vulnerabilità conosciute dei sistemi e dei software. In questo contesto entrano in gioco i cosiddetti firewall, degli strumenti software in grado, da un lato di mettere al riparo gli utilizzatori dagli attacchi esterni di ogni tipo e, dall'altro, di proteggere le informazioni personali durante l'uso normale del PC o la navigazione. Brevemente diciamo che il termine firewall è utilizzato anche in ambito aziendale per indicare un prodotto, spesso anche hardware, che funziona da linea di confine tra la rete interna ed esterna. Il firewall in questo caso permette di controllare non solo gli ingressi non autorizzati dall'esterno, ma al contrario di gestire gli accessi ad internet, oppure a particolari servizi che utilizzano porte particolari (MSN, FTP, SSH, giochi on-line, ecc.) da parte dei dipendenti. In questo articolo analizzeremo il firewall inteso come software di sicurezza da utilizzare principalmente per la protezione di PC domestici o all'interno di piccole reti aziendali. Sarà quindi presentata una breve carrellata di quattro noti programmi firewall, gratuiti da scaricare da Internet. Illustreremo Online Armor Free, Comodo Firewall Pro, Ashampoo FireWall Free e Zone Alarm.

Online Armor firewall
Online Armor firewall è stato progettato per offrire ad ogni tipologia di utente la possibilità di proteggersi dagli attacchi esterni. La sua interfaccia molto semplice e le funzionalità a portata di click lo inseriscono di diritto nella piccola classifica che abbiamo redatto in questo articolo. Le funzionalità di Online Armor's firewall possono essere configurate rapidamente in tre modalità. La prima, quella che viene impostata di default, è quella meno tecnica che non prevede la conoscenza di particolari nozioni da parte dell'utente. Al contrario verrà semplicemente richiesto di scegliere se un determinato programma ha le credenziali per utilizzare ed accedere alla rete. La seconda modalità è quella dedicata agli utenti che posseggono capacità leggermente più avanzate. In questo caso il firewall può essere configurato più a fondo, ad esempio creando regole personalizzate per gestire l'accesso dei programmi ad internet, oppure per gestire le autorizzazioni degli stessi. L'ultima modalità non è da considerare esclusiva rispetto alle altre due in quanto si riferisce ad un aspetto specifico della navigazione internet, ovvero le frodi informatiche. La modalità, chiamata banking mode, è una caratteristica che garantisce che l'accesso ai soli siti bancari considerati attendibili. Chiaramente la modalità più interessante è quella Advanced, che propone una serie di configurazioni che spaziano dall'impostazione degli accessi ad internet fino alla scelta dei servizi eseguibili. Ad esempio sarà possibile inserire una blacklist che elenca tutte le regole per le connessioni, oppure gestire gli accessi al Web a seconda della nazionalità del sito. In quest'ultimo caso è possibile impedire la visualizzazione, ad esempio, di siti americani o francesi e così via. Una ulteriore funzionalità è quelle che riguarda Internet Explorer e che, come vedremo è comune a differenti software firewall. Molti attacchi esterni avvengono infatti attraverso le vulnerabilità presenti in Internet Explorer o dei suoi componenti aggiuntivi. Con Online Armor's firewall ogni componente di IE viene abilitato o disabilitato da un comodo pannello, nel quale il componente viene inserito una volta istallato.

Comodo Firewall Pro
Comodo Firewall Pro è un firewall molto usabile, la cui interfaccia intuitiva nasconde un potente Intrusion Prevention System che protegge l'utente da attacchi interni ed esterni. L'usabilità del software è confermata anche dalla semplicità di configurazione e di notifica dei allarmi.
L'applicazione si compone di quattro schede accessibili dalle icone poste nella parte alta della finestra. Nella scheda di apertura sono presenti le informazioni principali relative alle funzionalità di firewall, e quindi lo stato, il totale delle connessioni bloccate e delle applicazioni fermate. Nella seconda scheda si trovano invece le numerose configurazioni del firewall. Come possiamo vedere è possibile inserire gli elementi per comporre whitelist e blacklist, visualizzare le connessioni attive e monitorarle, impostare regole relative alle porte utilizzate dai programmi e dai servizi in generale. Da questa scheda si può accedere anche alla configurazione delle regole di protezione delle informazioni personali durante la navigazione (stealth mode). Ricordiamo che il software utilizza la tecnologia di prevenzione denominata A-VSMART, una tecnica per evitare l'installazione di qualsiasi tipo di oggetto nocivo, sia esso uno spyware, un trojan (VSMART) o qualsiasi altro malware. Comodo Firewall Pro, la cui versione free si mantiene aggiornata con l'upgrade automatico, è disponibile per il download gratuito sia nella versione a 32 bit che in quella a 64.

Ashampoo FireWall Free.
Ashampoo FireWall Free è dichiaratamente un firewall che pone molta attenzione nei confronti degli attacchi provenienti dall'interno. In altre parole l'attenzione è focalizzata a tutte quelle attività di protezione verso modifiche non autorizzate al registro di sistema, verso connessioni alla rete non autorizzate e così via. L'interfaccia è molto accattivante e discretamente intuitiva. Oltre alla scheda principale di stato, sono presenti altre cinque schede che contengono tutte le funzionalità offerte dal software. Questo firewall permette di selezionare il cosiddetto Expert Mode, grazie al quale è possibile andare più a fondo con la configurazione delle impostazioni. Ad esempio ad ogni programma possono essere associate una o più regole che indicano in modo dettagliato quali porte e quali tipi di connessione sono permessi. Il software è in grado di monitorare connessioni locali alla ricerca di attività sospette e traffico di rete LAN. In aggiunta è configurabile un logging dettagliato delle attività svolte e delle connessioni effettuate con l'indicazione precisa di data, ora, applicazione, porta e indirizzo IP di destinazione.

Zone Alarm
L'ultimo firewall è forse il più apprezzato e utilizzato: Zone Alarm. Al di là della sua leggermente macchinosa procedura di installazione, il programma è sicuramente molto valido e la sua diffusione ne è la conferma.
Senza andare a riepilogare tutte le caratteristiche di cui abbiamo discusso per i precedenti firewall, ricordiamo solamente la possibilità di controllo del traffico, delle attività dei programmi e dei malware. Alcuni tratti dell'interfaccia sono volutamente analoghi a quelli utilizzata in altri software Windows. Ad esempio quasi ogni configurazione può essere effettuata utilizzando un apposito indicatore simile a quello che troviamo in Internet Explorer per scegliere il livello di protezione.
Da notare la tray icon del programma che mostra in modo rapido la quantità di traffico attualmente passante attraverso la nostra scheda di rete, per eventualmente suonare il campanello di allarme in caso di eccessive connessioni non autorizzate.

Fonte: html.it

Security Essentials: l'antivirus gratuito di Microsoft

Morro, nome in codice del software antivirus di Microsoft destinato a sostituire il poco fortunato Windows Live OneCare, è da poco disponibile in versione beta parzialmente pubblica con il nome definitivo di Microsoft Security Essentials (MSE). Il software di sicurezza sarà, al momento del suo rilascio, gratuito per tutti gli utenti Windows e servirà da protezione contro i malware, trojan, rootkit e virus. La versione finale è prevista per il prossimo autunno, mentre dal prossimo 30 giugno Microsoft sospenderà la vendita esterna di Live OneCare, per interromperla definitivamente il prossimo settembre. Abbiamo provato questa versione Beta su un sistema Windows 7 (RC) e l'abbiamo apprezzata in diversi aspetti. Da condividere la decisione di eliminare dal software gli strumenti che non avevano diretta attinenza con la sicurezza, come le opzioni di ottimizzazione del Pc o quelle di condivisione della stampante. Microsoft ha escluso dall'applicazione anche il firewall e alcuni strumenti per la condivisione dei file. Buona anche la decisione di conservare, di Live OneCare, lo logica dell'interfaccia, che anzi è stata migliorata in più punti ed è sicuramente, nel panorama degli antivirus gratuiti, una delle più pulite. MSE si basa su diverse tecnologie di protezione di Microsoft e il motore di scansione è lo stesso di Live OneCare. Offre protezione in real time dai principali pericoli di sicurezza, scansioni programmate, configurazioni avanzate per l'esclusione di file e supporto al network SpyNet, il servizio di segnalazione spyware generato dagli utenti dei programmi Microsoft. Il nuovo servizio ha ottimizzato anche l'impatto sulle risorse di sistema riducendo al minimo i moduli e le funzioni necessarie. La scansione programmata avviene quando il sistema è in uno stato non operativo, mentre gli aggiornamenti vengono installati automaticamente e in background attraverso Microsoft Update. L'interfaccia è molto semplice e presenta quattro diverse schede. Dalla prima è possibile avere un'immediata percezione dello stato del sistema (verde, gialla o rossa in caso di problemi) e avviare la scansione manuale veloce, completa o personalizzata. La scheda Update mostra informazioni sugli aggiornamenti e permette di avviare un aggiornamento manuale, mentre la scheda History mostra la cronologia delle rilevazione del software. Dalla scheda Settings è possibile configurare l'applicazione. Le opzioni riguardano l'impostazione della scansione automatica, le azioni predefinite da eseguire al rilevamento di un pericolo, le cartelle, i file o anche i processi da escludere dalla scansione e qualcos'altro. Dalla voce Advanced è possibile decidere se scansionare anche i file compressi, i drive esterni e se creare ad ogni rilevamento di pericolo un punto di ripristino. Abbiamo provato il software per poche ore, ma le prime impressioni che abbiamo avuto installandolo e utilizzandolo su un sistema quasi "pulito" sono buone. Sulla protezione si può stare tranquilli: Live OneCare, il sistema su cui si basa MSE, ha passato, anche se con risultati non eccellenti, l'ultimo test di Av Comparatives e ha ricevuto il "bollino" VB100 da Virus Bulletin. Dell'interfaccia abbiamo già detto: è pulita, funzionale e chiara.
Il software poteva essere scaricato attraverso il servizio Microsoft Connect da, al massimo, 75 mila utenti residenti negli Stati Uniti, in Brasile e in Israele (al raggiungimento del limite dei download previsti Microsoft ha interrotto il servizio). La stessa versione è disponibile anche sul canale Download di HTML.it. La versione finale sarà disponibile alcuni giorni prima del rilascio di Windows 7 (previsto per il prossimo 22 ottobre).

One-Click Quiz Blocker: Applicazione di facebook che blocca inviti ai Quiz

Se i vostri amici su Facebook sono molto attivi e hanno instaurato una certa dipendenza dal sito, molto probabilmente ogni giorno vi bombardano di richieste di quiz, giochi, applicazioni, inviti a gruppi ecc. Questi inviti e richieste vi vengono notificate nella vostra home page e nella pagina delle richieste di Facebook. Se volete nascondere tutti questi inviti e richieste in modo automatico, potete provare ad utilizzare l’applicazione Facebook sviluppata da Eddy Wong e CY Choi di Hong Kong.Questa applicazione Facebook si chiama One-Click Quiz Blocker.
Per installare l’applicazione, andate a questo indirizzo:
http://www.facebook.com/apps/application.php?id=75109390571
cliccate sul pulsante “Vai all’applicazione” dove trovate la spiegazione in inglese di come utilizzare questa applicazione. Per poter utilizzare questa applicazione Facebook, è necessario salvare il bookmarklet di One-Click Quiz Blocker tra i preferiti facendo clic con il destro su questo link che trovate anche nella pagina dell’applicazione: Open One-Click Quiz Blocker e quindi fare clic su “Aggiungi link nei segnalibri” o “Aggiungi ai Preferiti” in base al browser che usate. Poi andate nella vostra home di Facebook e cliccate sul link che avete appena creato tra i preferiti o segnalibri.

venerdì 26 giugno 2009

MICROSOFT Office Professional 2007 Education a soli 10 euro per le scuole

Il consiglio che vorrei dare oggi ai dirigenti scolastici delle scuole italiane è quello di attivarsi per attingere a questa promozione. Con 200,00 euro complessivi di spesa ogni scuola potrà dotarsi di 20 licenze del sistema di office automation di fatto oggi più utilizzato e cioè Microsoft Office, fino ad un massimo di 260 licenze per scuola. In passato per problemi di budget molte scuole erano costrette ad optare per la versione Open Office. Oggi con un investimento relativamente basso c'è la possibilità di installare questo sistema a vantaggio di docenti ed alunni. E' possibile collegarsi alla pagina web della promozione sul sito di Microsoft dove sono indicate le modalità per l'acquisto. Occorre dunque rivolgersi ad un rivenditore certificato AER della vostra provincia di competenza e farsi inoltrare un'offerta oppure direttamente formulare l'ordine. La scadenza della promozione è il 30 di Agosto 2009.

Testo presente sul sito di Microsoft:

"Microsoft dedica alle scuole primarie e secondarie un’offerta imperdibile per studenti e personale didattico: l’opportunità unica di acquistare Office Professional 2007 Education a un prezzo decisamente speciale, solo 10 €. Office Professional 2007 Education contiene, come la versione in vendita a scaffale, Word 2007, Excel 2007, PowerPoint 2007, Outlook 2007 con Business Manager, Publisher 2007 e Access 2007. Tutto questo al costo promozionale di 10 € a licenza per un acquisto minimo di 20 licenze, con una spesa complessiva di minimo 200 €"

Google e Microsoft, unite in camice

Sarà l'Independence Day per i diritti elettronici dei pazienti statunitensi. Dovrebbe, infatti, essere firmata il 4 luglio la Declaration of Health Data Rights, insieme di principi base che regolano l'accesso e il conseguente possesso di dati più che sensibili come quelli sulla salute umana.La Dichiarazione è stata il frutto ormai maturo di un modo di gestire i dati clinici diventato sempre più informatizzato. Ecco perché Google e Microsoft ci hanno riflettuto bene, siglando un patto a tutela dei pazienti online. Pazienti come quelli della Cleveland Clinic in Ohio che hanno visto riversare le proprie cartelle cliniche nell'archivio di Google Health. "Speriamo che la Dichiarazione aiuti ad accrescere una pubblica consapevolezza oltre che guidare il dibattito pubblico verso accesso e controllo più ampi riguardo i dati sulla salute dei cittadini": a parlare è Roni Zeiger, product manager della stessa Google Health.Non più concorrenza, allora, per Microsoft Health Vault, almeno riguardo alla privacy in ambito sanitario. Su HealthBlog, il senior director Bill Crounse invita ad "unirsi alla rivoluzione", sottolineando che nessuna legge dovrà mai abrogare tali diritti. Diritti che consistono, innanzitutto, nel pieno possesso da parte del paziente dei suoi dati clinici. Poi, come si legge sul sito ufficiale, dovrà continuare ad essere garantita la possibiltà di conoscere la fonte di ognuno di questi dati, di tenerne una copia e di condividerli con altri. Blogger provenienti dal mondo medico, tecnologico e legale sciorinano entusiasmo. Al momento, la Dichiarazione ha raggiunto circa 300 firme di personalità importanti come quella di Deven McGraw del Center for Democracy & Technology. "Dal momento in cui un numero maggiore di medici ed ospedali adotta sistemi di archiviazione elettronica dei dati - spiega McGraw - pazienti e dottori devono avere una comprensione più chiara dei loro diritti". Basterà attendere i fuochi del 4 luglio. (M.V)

Fonte: Punto Informatico

Chiavette USB al sapore di Sugar

Walter Bender, ex-presidente del progetto OLPC e fondatore dell'organizzazione non profit Sugar Labs, vuole che ci sia un po' di Sugar in ogni vecchio PC da adattare a scopo educativo. L'interfaccia originale della Children's Machine, di cui Sugar Labs porta avanti un fork da quando Bender ha abbandonato Negroponte a causa dell'introduzione di Windows nell'orbita di OLPC, è stata trasformata in un sistema operativo esterno da caricare su stick USB, pronto a dare nuova vita alle macchine obsolete."Quello che stiamo provando a fare - dice Bender - è prendere un mucchio di vecchie macchine che a malapena riescono a far girare Windows 2000, e trasformarle in qualcosa di interessante e utile essenzialmente a costo zero". Rinominato Sugar on a Stick, l'OS basato su Linux è disponibile per il download gratuito sul sito del progetto, e una volta installato su PC (vecchi e nuovi) offre a educatori e ragazzi l'interfaccia standard della Children's Machine (espressamente pensata per tale ambito di utilizzo) più applicazioni a corredo.Applicazioni che ammontano a 40 diverse possibilità di impiego, inclusi software base come Read, Write, Paint ed Etoys. La dotazione software può essere eventualmente arricchita attraverso i download accessori, molti dei quali pensati per far risaltare la collaborazione e la condivisione tra studenti e giovani informatici. È presente inoltre la possibilità di lavorare con una configurazione client-server, dove i client Sugar possono connettersi al sistema che funziona da server (grazie a un pacchetto da scaricare a parte) per la condivisione dei file, il backup dei dati, il filtraggio dell'accesso a Internet e altro ancora.Se Negroponte sostiene che utilizzare Windows permette alla Children's Machine di aumentare enormemente il suo bacino di utenza, Sugar Labs è altresì convinta di dover seguire l'approccio open al problema dell'educazione informatica dei ragazzi che non possono permettersi un notebook di ultima generazione. Un approccio che desta interesse anche negli istituti educativi statunitensi come nel caso della scuola elementare di Boston Gardner Pilot Academy, a cui Sugar Labs ha fornito il suo software dietro la concessione di 20mila dollari da parte della Gould Charitable Foundation.

Facebook e social network tra i temi della maturità 2009

Il tema di attualità riguarda Internet, social network e nuovi media, con un occhio alle questioni di privacy. Le altre tracce vanno da Italo Svevo alla caduta del Muro di Berlino.
Facebook approda alla maturità: il tema d'ambito tecnico-scientifico dell'esame di quest'anno prevede che i maturandi parlino di social network, Internet e nuovi media. L'esame di stato 2009 registra i cambiamenti che le reti sociali e Internet in generale stanno portando nella società, dal modo di intendere la cultura alla "componente partecipativa che passa attraverso i media", come recita una delle citazioni riportate nella traccia. Gli spunti forniti dal Ministero ai ragazzi per la redazione di un saggio breve o un articolo di giornale (questo tema è all'interno della tipologia B) variano dalle questioni sulla privacy all'infinita varietà di contenuti presenti in Rete, dalla possibilità di conservazione e condivisione della memoria offerta da Internet alle ricadute culturali, politiche e di mercato di una società permanentemente connessa. Come ormai accade da anni, le tracce sono apparse in Rete già prima delle 9.00: un'ora dopo, il sito Skuola.net ha realizzato un Pdf, liberamente scaricabile, che le contiene per esteso.
Le altre tracce tra cui i circa 500.000 maturandi hanno potuto scegliere vanno dal tema letterario su La coscienza di Zeno di Italo Svevo a quello socio-politico sulle origini della cultura giovanile, mentre il tema letterario parla di innamoramento e amore con citazioni da Catullo, Leopardi, Francesco Alberoni e riproduzioni di opere di Magritte, Chagall e Antonio Canova. Per quanto riguarda l'ambito socio economico, il titolo è 2009: anno della creatività e dell'innovazione"; il tema storico riguarda il centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia mentre il tema di ordine generale riprendere un altro anniversario: il ventennale della caduta del Muro di Berline e l'istituzione del Giorno della libertà, fissato per il 9 novembre.

giovedì 25 giugno 2009

PMI e archiviazione dati, il 61% dei dipendenti non rispetta le policy aziendali

I dati sono una delle risorse aziendali più importanti e delicate, è quindi necessario proteggerli con cura. A tal fine una prassi comune tra le aziende è quella di implentare delle policy IT sull’archiviazione dei dati. Sembra però che molti dipendenti non rispettino tali regole in materia di storage, mettendo in serio pericolo i dati e le informazioni sensibili tanto preziosi per l’azienda stessa. A rivelarlo è una recente ricerca condotta dalla multinazionale americana Kroll Ontrack, società che da oltre 20 anni opera nel settore del recupero dati, sotto forma di sondaggio online tra i responsabili IT di aziende di medie e grandi dimensioni negli Stati Uniti.
Nello specifico a fronte di un 40% dei professionisti che dichiarano di aver nella propria società delle regole da seguire per la memorizzazione dei dati, vi è un 61% di intervistati che ammette di salvare usualmente i dati su disco locale e non all’interno della rete aziendale, come vorrebbero le policy implementate.
Un atteggiamento estremamente leggero, aggravato dal fatto che il 44% degli intervistati ha anche dichiarato di non effettuare alcuna copia di sicurezza, salvando ad esempio i preziosi dati su un drive esterno di backup o utilizzando un software di backup, il che aiuterebbe a ridurre i rischi a cui vengono i esposti i preziosi dati aziendali in caso di salvataggio su disco locale.Una buona policy aziendale prevede la definizione di linee guida chiare, per salvare i documenti e l’archiviazione delle informazioni in cartelle sui dispositivi della rete aziendale, dove i dati vengono sottoposti a regolari backup, così da ridurre la possibilità di spiacevoli perdite. Le policy dovrebbero essere diffuse a tutti i dipendenti in modo da renderli consapevoli dei rischi a cui l’azienda si espone nel non seguire le regole.
Inoltre le aziende dovrebbero prevedere, oltre a delle policy It ad hoc sul salvataggio dei dati anche dei servizi di recupero dati, dei piani di disaster recovery e di business continuity per tutelarsi da ogni eventuale perdita dei dati dovuta ad errori del sistema o anche del singolo dipendente.
In effetti in Italia sono spesso (33%) le stesse Pmi a non prevedere adeguate policy IT tali da assicurare la sicurezza dei dati e dei sistemi e addirittura nel 67% dei casi manca un IT Manager. Tutto questo le espone al rischio di una diffusione incontrollata di informazioni aziendali dal contenuto spesso riservato.

L'indirizzo IP non permette di condannare un utente per P2P. Lo decide la sentenza di un tribunale di Roma

Per gentile concessione di Guido Scorza, esperto professionista di Internet e relative argomenti giuridici di cui vi invitiamo a visitare i siti http://www.politicheinnovazione.eu/ e il suo sito personale http://www.guidoscorza.it/.
Il PM e GIP del Tribunale di Roma, in una sentenza per condivisione illegale di contenuti protetti, hanno ritenuto che la sola titolarità della linea telefonica dalla quale era stata posta in essere la condotta delittuosa non fosse sufficiente a fondare la responsabilità dell'imputato.
Al riguardo, scrive il PM nella propria richiesta di archiviazione, "...nel caso di specie la responsabilità di XXX (l'imputato, ndr) si radicherebbe per il solo fatto di essere costei la proprietaria della linea telefonica a servizio del computer, mentre non vi è prova certa di chi ne abbia fatto uso, specie con le condotte di download che si vorrebbero criminalizzare; onde non appare possibile contestare in fatto all'indagata il reato per cui si procede che potrebbe essere attribuibile ad altri soggetti che facciano uso o abbiano fatto utilizzo anche saltuario del computer sequestrato (quello presumibilmente usato per la condivisione del materiale protetto,ndr)".
Egualmente, nel provvedimento di archiviazione, il Giudice per le indagini preliminari ribadisce che "...non vi è prova certa che l'intestatario della linea telefonica abbinata al PC da cui è partito l'input sia di fatto colui che ha posto in essere la condotta".
Secondo il Tribunale di Roma non basta dunque ricondurre una certa condotta telematica ad un indirizzo IP e, quindi, ad un'utenza telefonica per imputare poi al titolare di tale utenza la responsabilit? della condotta.
L'IP non fa il pirata, verrebbe da dire, proprio come l'abito non fa il monaco!
È ovvio che si tratta solo di una decisione di merito che va ad inserirsi in un contesto - del quale sarebbe errato non tenere e non dar conto - in cui spesso i giudici italiani, anche proprio in materia di violazione dei diritti di proprietà intellettuale, sono pervenuti a conclusioni diverse ma la decisione è, comunque, sintomatica di una situazione di incertezza nella quale principi fondamentali del diritto quale quello della personalità della responsabilità penale e limiti tecnologici si scontrano e confrontano senza che appaia agevole individuare ex ante vincitori e vinti. Si tratta, d'altro canto, di una questione assai simile a quella che è stata, proprio di recente, affrontata e risolta - in termini, peraltro, analoghi a quanto deciso dal Tribunale di Roma - dal Consiglio Costituzionale francese in sede di esame dell'ormai famoso progetto di legge Hadopi attraverso il quale - come è noto - il "duetto" Olivennes-Sarkozy ed il coro dell'industria francese dell'audiovisivo avrebbero voluto sanzionare con la disconnessione ex lege il titolare delle risorse si connettività utilizzate per la violazione - in quel caso neppure accertata - dei diritti di proprietà intellettuale. Illuminanti, al riguardo, risultano i considerando nn. 17 e 18 di tale decisione. Al primo i Giudici costituzionali richiamano l'art. 9 della dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino ed il principio della presunzione di innocenza in esso sancito mentre al secondo dichiarano espressamente la contrarietà a detto principio delle previsioni contenute nel progetto di legge Hadopi alla stregua delle quali sarebbe toccato al titolare dell'abbonamento ad internet provare - offrendo peraltro un ventaglio di prove predeterminato dalla legge - la propria assenza di responsabilità. In tale contesto, allo stato, non può ritenersi pacifico il principio secondo il quale l'indirizzo IP costituirebbe uno strumento sufficiente - in assenza di altri elementi di prova - ad imputare una determinata condotta telematica al suo assegnatario, facendo poi ricadere su quest'ultimo tutte le responsabilità connesse a detta condotta. Se ciò è vero, tuttavia, risulta evidente che il legislatore, prima di lasciarsi tirare per la giacchetta a dettare nuove e più stringenti misure di enforcement dei diritti di proprietà intellettuale così come in relazione ad ogni altro genere di condotta illecita che si consumi nello spazio telematico, dovrebbe, forse, preoccuparsi di affrontare in modo serio, equilibrato e rispettoso dei principi fondamentali del diritto - in particolare la presunzione di innocenza e il diritto alla privacy ed alla riservatezza - il problema dell'imputazione delle condotte lecite ed illecite poste in essere nello spazio telematico.
Solo se e quando si disporrà di strumenti informatico-giuridici idonei a tale scopo potranno riprendersi le cacce a streghe e pirati che da troppo tempo esacerbano i rapporti tra Rete ed anti-Rete producendo come unico effetto quello di condannare il Paese ad una situazione di grave arretratezza dal punto di vista della diffusione e dell'utilizzo delle tecnologie informatiche e delle risorse di connettività. Che la soluzione sia rappresentata dall'anonimato protetto di cui spesso si è già parlato - e non già dall'anacronistica ed inammissibile idea del divieto assoluto di anonimato oggetto dell'ormai famigerato disegno di legge Carlucci - o dal ricorso ad altri strumenti di imputazione delle condotte poco importa, ciò che conta è che la Rete mostri il suo lato più responsabile: pronta a farsi riconoscere laddove sia necessario in cambio, tuttavia, di rispetto per i diritti e le libertà fondamentali. Il principio sancito nella decisione del Tribunale di Roma così come, d'altro canto, quello stabilito nella Sentenza del Consiglio costituzionale francese, peraltro, accrescono i dubbi già importanti e diffusi circa la legittimità di certe cattive abitudini che spesso hanno condotto i paladini dell'industria dei contenuti ad effettuare raccolte di massa di indirizzi IP con l'alibi che si trattasse delle "targhe dei pirati".

Leggere le email ovunque on line con GOOGLE

Google ha presentato Google Apps Sync for Microsoft Outlook, un servizio che consente di sincronizzare in tempo reale la posta elettronica, gli appuntamenti del calendario e tutti i contatti di Outlook con le web application di Google.
Google contro Microsoft. Google Apps contro Microsoft Exchange. L’azienda di Mountain View appare sempre più decisa a sfruttare il cloud computing per portare avanti la propria sfida nei confronti del colosso di Redmond. BigG ha presentato in queste ore Google Apps Sync for Microsoft Outlook, un servizio che consente di sincronizzare in tempo reale la posta elettronica, gli appuntamenti del calendario e tutti i contatti di Outlook con le web application di Google. L’obiettivo dell’iniziativa è evidente: sottrarre clienti a Microsoft e al suo Exchange, il servizio che permette agli utenti di Outlook di condividere con un server i propri dati relativi a email, calendario e contatti e di gestirli anche in mobilità su uno smartphone o via Internet.Google Apps Sync for Microsoft Outlook, dunque, si propone come l’alternativa perfetta a Microsoft Exchange. Ma perché migrare verso Google Apps? Semplice, rispondono da Mountain View: le web application di Google consentono alle aziende di abbattere i costi di gestione. Nello specifico, Google Apps Sync for Microsoft Outlook permette all’utenza corporate e ai professionisti di risparmiare rispetto ai costi necessari per utilizzare Microsoft Exchange.
Al momento, il nuovo servizio di BigG è destinato solo agli utenti Google Apps Premier, quelli a pagamento, al costo di 50 dollari per ogni licenza, mentre gli account Education potranno utilizzare Google Apps Sync for Microsoft Outlook gratuitamente.

Berlusconi e le escort: il malware è servito

Il “sexygate” tutto italiano, che vede protagonista il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e la sua accusatrice, Paola D’Addario, irrompe anche nelle nostre caselle di posta. Circola infatti nelle ultime ore una mail dall’oggetto piuttosto eloquente “Berlusconi sorpreso a letto con una escort da una giornalista” che invita a collegarsi ad un sito (youtorube.com) per vedere un video che vedrebbe Berlusconi in compagnia di alcune escort, per cui però è necessario scaricarsi il codec.

Ecco il testo completo della mail:

Hai visto cosa combina il nostro presidente del consiglio Silvio Berlusconi ? Hai seguito la sua vicenda sulle escort ? Grazie ad un giornalista di LEGGO, abbiamo l’opportunita di vedere il nostro premier mentre gira insieme alla escortuscita da poco sui giornali..se vuoi vederli, il link e questo : http://youto***.com/watchv=W3k9pMtrccQ.htmlPER VISUALIZZARE IL VIDEO, È NECESSARIO INSTALLARE IL SEGUENTE CODEC

Il software è naturalmente malware che infetta il nostro PC: al momento non si hanno dettagli ulteriori. Infatti, GMail filtra correttamente la mail, etichettandola come spam. Occorre comunque fare sempre attenzione e diffidare da tutte le mail che invitano a scaricare software.

Fonte: Oneitsecurity

La maestra cattiva resta on line

Il giudizio degli alunni vale più della privacy dell'insegnante. Questo in sostanza quanto stabilito da un verdetto emesso dall'Alta Corte tedesca in merito ad una denuncia sporta da una maestra di Karlshrue, in Germania, che aveva ricevuto valutazioni poco lusinghiere su Spickmich, un sito dove gli scolari teutonici contribuiscono a compilare una graduatoria dei loro insegnanti in base alle capacità professionali e alla popolarità riscossa. Astrid Czubayko-Reiss, questo il nome dell'insegnante, si era già rivolta nel 2007 e quest'anno ad altri tribunali minori prima di presentarsi presso la massima autorità giudiziaria tedesca, ma il suo ricorso era stato respinto in entrambi i casi. Anche questo terzo tentativo non è andato a buon fine: il giudice di Karlshrue ha stabilito che il diritto degli studenti di scambiarsi informazioni liberamente è più importante della volontà dell'insegnante di decidere quali sue informazioni personali possano essere pubblicate. verdetto continua spiegando che trattandosi di opinioni, e non di insulti o abusi, la querelante non ha dimostrato di aver subito danni professionali o di qualsiasi altro genere. (G.P.)

L'antivirus gratuito di Microsoft è arrivato


Security Essentials è entrato in beta pubblica ed è pronto per il download.

Morro è diventato Microsoft Security Essentials ed è pronto per il download, anche se in versione beta: come promesso due settimane fa, il successore di Live OneCare è dal 23 giugno disponibile per chiunque voglia testarlo.
In realtà ottenerlo è un po' laborioso e richiede di registrarsi a Microsoft Connect con il proprio Live ID; inoltre è necessario rispondere ad alcune domande sul sistema operativo in uso, sul tipo di rapporto con il computer e sulla soluzione di protezione attualmente adottata.
Dopo aver adempiuto alle questioni burocratiche sarà possibile scaricare la beta, scegliendo tra la versione per Windows Xp a 32 bit e quelle per Windows Vista e Windows 7, a 32 o 64 bit.
L'utilità di Microsoft è gratuita e fornisce una protezione da ogni genere di minaccia (virus, trojan, worm, spyware, rootkit e compagnia) ma non dispone, almeno per ora, di funzioni particolarmente avanzate: si propone come una soluzione di base per garantire la sicurezza del Pc. Inutile dire che, per poter portare a termine con successo l'installazione, è necessario essere in possesso di una copia di originale Windows, superando la validazione Wga.

mercoledì 24 giugno 2009

MINORI: MUGERLI, ASSICURARE LORO PROTEZIONE SU INTERNET E MEDIA

E' urgente affrontare in modo unitario la definizione di principi generali e regole per un nuovo sistema di tutela dei minori, oltre che per le emittenti televisive come gia' avviene, anche per i fornitori di contenuti di Internet, i gestori della telefonia mobile, i produttori e distributori di videogiochi''. Lo ha sostenuto Franco Mugerli, Presidente del Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione media e minori nell'audizione alla Commissione Parlamentare per l'infanzia nel corso di un'indagine conoscitiva sulla tutela dei minori nei mezzi di comunicazione. Il Comitato, che opera presso il Ministero dello Sviluppo economico - Dipartimento Comunicazioni, ha il compito di dare applicazione al Codice di autoregolamentazione per la tutela dei minori che e' vincolante per tutte le emittenti televisive italiane e che presto dovrebbe estendersi anche agli altri media, secondo quanto disposto dal D.P.R. 72/2007. La multimedialita' e la digitalizzazione in atto e' ormai una realta'. Il 75% dei minori tra i 6 e i 17 anni utilizza gia' la rete, il 95% dei ragazzi possiede un cellulare, sono 24 milioni i giocatori italiani di videogiochi. ''E' possibile assicurare una protezione ai minori anche su Internet e new media. Ne e' convinta anche l'Unione Europea che ci indica criteri, regole e modalita' per intervenire'', ha sostenuto Franco Mugerli richiamandosi alla recente Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009. ''Principio ispiratore - ha detto - e' che i diritti fondamentali della liberta' di espressione e di informazione devono essere attentamente bilanciati con l'interesse dei minori. Se e' da favorire l'autoregolamentazione da parte degli operatori, la pubblica autorita' deve valutarne l'efficacia, assicurarne la cogenza, stabilire e applicare sanzioni. E' infine indispensabile favorire azioni di sensibilizzazione e formazione rivolte ai minori e agli educatori per un corretto utilizzo dei media''. Il Presidente On. Alessandra Mussolini e i membri della Commissione palamentare per l'infanzia hanno condiviso la necessita' di adottare rapidamente il Codice media e minori, su cui e' stato avviato un confronto presso il Ministero dello Sviluppo economico - Dipartimento Comunicazioni.

Fonte: Asca

Proteggi le tue password nei computer pubblici

Che paura! No, non ho appena finito di vedere un film horror, ma qualcosa di simile: ho appena finito di utilizzare un PC pubblico, uno di quelli pieni zeppi di virus ed altre minacce informatiche che permettono ai malintenzionati di scoprire tutte le nostre password ed i nostri dati più preziosi.Come ho fatto ad uscirne “indenne”? Semplice, ho utilizzato KYPS. KYPS è un servizio on-line gratuito che ti permette di identificarti sui siti Internet protetti, come quello della tua casella e-mail, senza digitare le tue password nei PC pubblici, ma utilizzando dei codici “usa e getta” per effettuare l’accesso. Per avere maggiori informazioni al riguardo vai alla pagina web di Salvatore Aranzulla .

Fonte: Salvatore Aranzulla

È nato a Roma il Centro Nazionale Anticrimini Informatici

Il Cnaipic proteggerà le infrastrutture dai criminali informatici: vigilerà sugli attacchi ai servizi considerati di interesse nazionale, dalla fornitura di acqua ed elettricità ai trasporti. L'acronimo - Cnaipic - non sarà dei migliori ma la costituzione del Centro Nazionale Anticrimini Informatici per la Protezione delle Infrastrutture Critiche, in progetto sin dal 2005 e inaugurato il 23 giugno 2009, è considerata d'importanza vitale.
Lo scopo è la protezione di tutti i servizi considerati essenziali per il nostro Paese - la fornitura di acqua, gas, luce ma anche i trasporti - che ormai sfruttano intensamente le reti telematiche: un attacco a una di queste reti potrebbe avere ripercussioni molto gravi.
Questa preoccupazione non è solo italiana: anche gli Stati Uniti sono all'erta per prevenire attacchi mirati alle infrastrutture portati da eventuali minacce criminali o terroristiche.
Il Cnaipic ha sede a Roma, vicino a Cinecittà, ed è stato presentato da Domenico Vulpiani, direttore del Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni.
Vulpiani ha sottolineato come la struttura del Centro potrà contare su più di 2.000 agenti e sarà attiva 24 ore su 24, costantemente in collegamento con altre 52 polizie nel mondo per prevenire gli attacchi e coordinare gli interventi.
Il Ministro Maroni, presente alla cerimonia di inaugurazione, ha tenuto a sottolineare come l'istituzione del Cnaipic sia "innovativa, sotto l'aspetto della prevenzione e del partenariato pubblico-privato", alludendo alla stretta collaborazione con le aziende fornitrice dei servizi che il Centro ha il compito di proteggere.

Il Ministero dell'Interno indicherà poi al Cnaipic le istituzioni, le amministrazioni, gli enti e le persone giuridiche - pubbliche o private - la cui attività sia considerata di interesse nazionale e, pertanto, meriti adeguata tutela.

La pedolista italiana è su Wikileaks

Un elenco di 287 siti: URL dietro alle quali si dovrebbe celare materiale pedopornografico, un indice di siti che dovrebbe contribuire a evitare che i cittadini della rete italiani si imbattano in contenuti illegali. Emersa da procedure complesse e opache al cittadino della rete, è stata condivisa su Wikileaks quella che viene presentata come la lista della URL filtrate per legge dai provider italiani. Classificati da indirizzi fin troppo espliciti o nascoste dietro a URL apparentemente innocue, le pagine che dovrebbero contenere testimonianze di abusi sui minori. La lista pubblicata su Wikileaks viene annunciata come un elenco di siti che l'Italia censura: si tratterebbe della blacklist gestita dal Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia online e distribuita ai provider. ISP che, sulla base del decreto Gentiloni, dovrebbero provvedere a dirottare verso indirizzi sicuri il traffico dell'utente che le visiti, verso l'avvertimento diramato dal Ministero dell'Interno. Non tutti i siti della lista messa a diposizione su Wikileaks restituiscono il segnale d'allarme con cui l'utente viene avvertito che la pagina è "interdetta", che "il tuo browser sta tentando di raggiungere un sito Internet contenente immagini e filmati pedopornografici". Alcune delle URL dirigono il cittadino della rete verso ordinaria pornografia, si sottolinea su Wikileaks, verso siti che non sembrano avere nulla a che vedere con gli abusi sui minori. Ciò non scioglie i dubbi relativi all'autenticità della lista: potrebbe trattarsi di una blacklist non aggiornata. L'elenco dei siti proibiti viene affinato quotidianamente e quotidianamente trasmesso ai provider. Wikileaks si scaglia contro la blacklist, la lista sembra essere stata pubblicata per denunciare l'insondabilità dei procedimenti con cui vengono gestite questo tipo di operazioni. Nelle liste italiane dei siti proibiti convergono non solo siti illegali che contengano immagini pedopornografiche localizzati su server esteri. La legge impone ai provider di rendere inaccessibili anche i siti dedicati al gambling che sfuggono alle autorizzazione di AAMS, mentre degli ordini emessi dalla magistratura hanno costretto i fornitori di connettività ad agire sulla connessione dell'utente per complicare l'accesso a siti di diverso genere, da quelli dedicati alla vendita di sigarette di contrabbando, a quelli che spacciano merce contraffatta o che forniscono ai cittadini della rete degli strumenti per attingere a contenuti condivisi. L'emendamento D'Alia, la cui minaccia non si allunga più sulla rete italiana, prevedeva che i provider facessero calare dei filtri in caso di reati di opinione riscontrati in rete: per gli ISP operare in maniera chirurgica ed efficace sui singoli contenuti resta impossibile.Proprio per l'inefficacia dei filtri, proprio per l'invasività della misure con cui le autorità impongono di epurare la rete a favore dei cittadini, proprio per la difficoltà nel tracciare una discriminante con cui isolare i contenuti illegali, il dibattito si addensa intorno ad ogni proposta con cui le istituzioni vorrebbero introdurre i sistemi di filtraggio. Le polemiche infuriano ora in Germania, dove è stata recentemente approvata una legge che dispone l'introduzione delle pedoliste. L'Australia è stata scossa dalla pubblicazione su Wikileaks della lista nera gestita dalle autorità locali, le istituzioni si sono mobilitate per chiedere la rimozione dei link diretti alla pagina di Wikileaks che scoperchia il vaso di Pandora della blacklist. Molti dei siti non ospitavano contenuti illegali, hanno di recente confermato le autorità australiane. Sparuti i cittadini della rete australiani che hanno pubblicato il link a Wikileaks: sul loro capo pende la minaccia di ingiunzioni e multe: resta da capire come invece in Italia si deciderà di agire rispetto a questa presunta fuga di notizie.

MULTA DA DUE MILIONI PER 24 CANZONI RUBATE

La Thomas-Rassett, madre di 4 figli, era stata citata a giudizio dalla Riaa insieme ad altri 35mila "pirati", in una ondata di denunce che avevano toccato persone anziane, minorenni, studenti e persino alcuni che non hanno mai posseduto un computer. A parte questi ultimi casi, quasi tutti gli incriminati hanno accettato rapidamente gli accordi extragiudiziali offerti dalla Riaa, pur di non dover sopportare un costoso procedimento giudiziario che molte famiglie con reddito medio-basso non sono in grado di affrontare. Secondo indiscrezioni, la Riaa avrebbe minacciato di far pagare fino a 750 dollari per ogni canzone scaricata, "accontentandosi" poi di un pagamento unico compreso fra i 3 e i 12mila dollari. Nonostante il rischio di finire sommersa dai debiti, la Thomas-Rassett, che lavora per una tribù indiana e ha un reddito bassissimo, aveva optato per andare in causa lo stesso. Già il primo giudizio raggiunto un anno fa era risultato a lei sfavorevole, ma era stato annullato per un vizio di forma. Adesso ha commentato la sconfitta definitiva in modo laconico: «Se sperano di avere tutti questi soldi da me, buona fortuna: per loro sarà come spremere soldi da una rapa».
A.Di. © RIPRODUZIONE RISERVATA (IlSole24 ore news)

Fonte: Il Sole 24 ore News

venerdì 19 giugno 2009

Un video su come eliminare malware dal PC

Un nuovo interessante video proposto da ICTv.it ci parla questa volta di malware, spyware e virus in generale.Il video altro non è che una rapida panoramica dei migliori antivirus, anti-spyware e firewall gratuiti che ci consentono un buon livello di protezione di sistemi Windows.
Per la categoria firewall, viene presentato Comodo Firewall, ottimo prodotto in grado di bloccare accessi non autorizzati. Particolare attenzione viene data all’Host Intrusion Prevention System (HIPS) integrato, battezzato Defense+, che analizzata i file di sistema, diagnosticando e bloccando attività ricollegabili all’azione di spyware, adware e trojan. Contro gli spyware e malware in generale, sono consigliati i due prodotti più famosi: Ad-Aware e SpyBots Search&Destroy.La nuova versione di Ad-Aware ha due importanti novità: Ad-Watch Live! che permette di bloccare preventivamente attività sospette e la pianificazione dei controlli per la ricerca di malware.Spybots Search&Destroy è sicuramente la più valida alternativa: nonostante un’interfaccia grafica piuttosto spartana e una procedura macchinosa per gli aggiornamenti, si contraddistingue per l’efficacia e la facilità d’uso. HijackThis è uno strumento destinato agli utenti più esperti, in quanto i risultati forniti dalla sua analisi non sono di facile interpretazione. Certamente rimane un prodotto di grandissima utilità. Per difenderci, infine, da virus, malware e altro, non è sufficiente l’utilizzo costante di questi software di prevenzione e protezione, ma occorre avere un sistema costantemente aggiornato: ecco quindi la necessità di avere attivo l’aggiornamento automatico di Windows.