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venerdì 24 luglio 2009

Lazio, tv più sicura con l'Osservatorio regionale per i minori

Con l’estate che avanza e la chiusura delle scuole i ragazzi sono più liberi ed è facile che trascorrano parte delle vacanze davanti alla tv. In questo ambito nasce l’Osservatorio tv e minori, progetto finanziato dall’assessorato alla Tutela dei consumatori in collaborazione con il Corecom Lazio. L’idea è stata presentata questa mattina presso la sede della Regione Lazio dall’assessore alla Tutela dei consumatori Vincenzo Maruccio, dal presidente del Corecom Lazio Francesco Soro e dall’Amministratore delegato di Lait Giancarlo D’Alessandro. Si tratta di un sistema di monitoraggio per la programmazione radiotelevisiva locale che il Corecom (l'otrganismo che si occupa del rispetto della normativa sulla tutela dei minori) utilizzerà per registrare contemporaneamente cinque canali locali. Il controllo sarà effettuato durante la fascia oraria cosiddetta “protetta” che va dalle 16 alle 19, e per il momento nell’arco di una settimana, due volte l’anno. “Il progetto parte dal primo settembre - dice Maruccio, e spiega che l’assessorato non si vuole fermare qui. “Vogliamo andare avanti - dice - ed estendere gli orari in cui verrà effettuato il monitoraggio, perché l’offerta televisiva aumenta di giorno in giorno a causa del digitale terrestre che moltiplicherà l’offerta dei canali. Quindi è dovere delle istituzioni tutelare i minori. Valuteremo con gli uffici come e quando estendere il controllo – assicura l'assessore -. Lunedì intanto ci sarà un incontro del tavolo tecnico che questa Regione ha istituito in occasione dello switch-over, avvenuto nella notte tra il 15 e 16 giugno, e consegneremo un documento al vice-ministro Romani segnalando ciò che è successo nel Lazio in questo mese, nella speranza che non riaccada in occasione dello switch-off”.
L’idea quindi è quella di estendere il controllo anche nelle altre fasce orarie, anche perché da una ricerca condotta dall’Osservatorio Teseo risulta che i bambini del Lazio sono tra quelli che guardano più a lungo la tv: circa due ore al giorno. Dati che collocano i minori del Lazio sopra la media nazionale, superati solo dalla Puglia. In più il 40 per cento di loro segue i programmi durante la fascia che va dalle 16 alle 19, ma ben il 54 per cento guarda la tv nelle ore serali. E proprio in quell’arco della giornata le misure di tutela sono assenti. Ma l’obiettivo della Regione è quello di estendere il monitoraggio anche a internet, telefonini e videogiochi. Per questo motivo l’assessore Maruccio ha chiesto ultimamente al ministro Mara Carfagna di accelerare l’iter di approvazione del ddl che introduce il reato di “grooming”, quello cioè che riguarda l’adescamento dei minori. In più, nell’ambito del progetto europero “Safer internet”, l’assessorato sta valutando di istituire dei numeri verdi per aiutare i genitori dei minori a combattere i pericoli di internet.
Fonte: Il Velino.it

Sigarette on line a prezzi bassi...MA E' REATO!

Il prezzo delle sigarette sale e la recessione avanza? Beh, perché allora non farsi una bella scorta sul web? Del resto i negozi online veondono tutto a prezzi bassi...

Così molti fumatori esasperati dai continui aumenti si sono rivolti al sito svizzero k2smokes.ch dove era possibile acquistare sigarette a prezzi molto contenuti. Una grande idea...ILLEGALE: la legge in Italia non prevede la commercializzazione al di fuori delle tabaccherie che pagano una tassa allo Stato.


giovedì 23 luglio 2009

2013, tutti online

Saranno 2,2 miliardi le persone online entro il 2013. Questa la cifra stimata da Forrester Research, società di ricerca statunitense, che ha condotto uno studio intitolato Global Online Population Forecast, 2008 to 2013. L'incremento totale della popolazione di internauti sarebbe, dunque, del 45 per cento e il primato andrebbe al continente asiatico che si stima possa raggiungere il 43 per cento del totale dei cittadini online. Attualmente la penetrazione della Rete negli States avrebbe raggiunto il 73 per cento e, secondo Forrester, tale cifra raggiungerà l'82 per cento in cinque anni, con un aumento annuale del 3 per cento.Un incremento che, però, non riguarderebbe solo gli Stati Uniti. In base a quanto comunicato, un dato rilevante sarebbe quello che riguarda il continente africano; si prevede un raddoppio della popolazione connessa, che passerà da 111 milioni a 224. Un dato importante rilevato dalla ricerca è anche quello che riguarda i paesi emergenti, come la Cina in cui si stima un aumento dell'11 per cento all'anno, seguita da India, Indonesia e Pakistan.Per quanto riguarda l'Europa, sarebbe anch'essa trainata dai mercati emergenti. Ad esempio Russia e Turchia vedranno entrambe un aumento di 8 punti percentuali ogni 12 mesi. Se si dovessero avverare le previsioni Forrester, sarebbe inoltre confermato il sorpasso Cina-Stati Uniti ipotizzato di recente, e si assisterebbe anche all'affermazione di nuovi mercati come Brasile e India.E sarebbe proprio questo il dato più importante. La rilevanza dei paesi in via di sviluppo potrebbe, infatti, spingere le multinazionali ad investire maggiormente in quei territori, così come suggerito da Zia Daniell, analista del gruppo.Ma Forrester Research non è stato l'unico organismo ad occuparsi di tali questioni. Solo pochi giorni fa, infatti, una ricerca di China Internet Network Information Center, come riportato da Associated Press, rilevava che la popolazione cinese online avrebbe raggiunto i 338 milioni, superando addirittura la popolazione totale a stelle e strisce. I dati pubblicati in questi giorni, inoltre, confermerebbero quanto già affermato un anno fa da Jupiter Research, altro istituto statunitense. Secondo la ricerca, anch'essa concentrata sullo sviluppo dei paesi emergenti, entro il 2012 un quarto della popolazione mondiale sarà connesso ad Internet.

44 milioni di utenti in vendita

Il cyber-crimine è un business ad alto tasso evolutivo, dice tra gli altri Cisco, e tra i tanti numeri che circolano a giustificazione degli allarmi continuamente levati da organizzazioni di ogni ordine e grado arriva ora la conferma dell'esistenza di un mega-database di vittime delle tante pesti digitali in circolazione sul web. Che sarebbero 44 milioni di cui 4 milioni inglesi, dice il Times di Londra, accomunati dalla poco invidiabile condizione di chi online ha perso dati sensibili, informazioni finanziarie e codici di accesso ai conti bancari. Nel database visionato dai reporter del giornale inglese è presente ogni genere di bonanza capace di attirare truffatori e malintenzionati, inclusi i PIN succitati, i numeri di telefono, i dettagli delle carte di credito e altri data altamente sensibili di cui non si vorrebbe dare accesso a terzi figurarsi ai cybercriminali. Tra i metodi di "raccolta" dei dati più usati spiccano l'hacking diretto degli account delle carte di credito (un quarto di milione), il furto delle informazioni di accesso attraverso il ben rodato meccanismo del phishing e l'harvesting dei dati condotto per mezzo di infezioni dei sistemi locali, attraverso software di keylogging e quant'altro. Tutte queste preziose informazioni finiscono inevitabilmente nei circuiti dell'underground telematico, dove sono messi in vendita al miglior offerente con prezzi assolutamente concorrenziali - dai 30 penny in su. Chi non finisce nel borsellino dei cyber-criminali come pollo da spennare finanziariamente entra a far parte dell'infinita schiera di mailbox concesse in leasing agli spammer, che riempiranno inesorabilmente la povera casella email di ogni genere di medicamento contro l'impotenza ed elastici pensati per la (poco) nobile arte del enlargement.E le potenziali vittime dello sfaccettato mondo del cybercrimine crescono al pari del rischio di cui soffrono importanti organismi pubblici e aziende private (sempre nel Regno Unito), i cui sistemi di comunicazione e di posta elettronica risultano scarsamente protetti nei confronti di possibili attacchi volti a raccattare nuove informazioni sensibili da rivendere a prezzi modici.Il database "Lucid Intelligence" è stato messo insieme dall'inglese Colin Holder, pensionato con un passato nella polizia metropolitana di Londra come agente della squadra antitruffe. Le fonti consultate da Holder includono le forze di polizia dei cinque continenti, gli attivisti anti-phishing e gli hacker "white hat". Dopo cotanto sforzo di catalogazione Holder (che ha sin qui investito 160mila sterline nell'impresa) dice di voler monetizzare l'accesso al database per coloro che fossero interessati (privati e aziende) a verificare l'eventuale compromissione dei propri asset finanziari. Posto naturalmente che l'Information Commissioner's Office britannico non venga chiamato in causa da qualcuno per verificare gli eventuali rischi alla privacy dei cittadini tanto sfortunati da essere caduti nella "trappola" del cybercrimine e delle pesti telematiche.

Registrazione domini Internet: se simili anche solo a nomi già assegnati si rischiano multe e carcere a causa nuova legge approvata

Le aggiunte al Decreto Sviluppo n.231 del 2001 stanno per cambiare molte cose, peggiorandole, anzichè migliorarle! D'ora in avanti una società potrà essere condannata - oltre che in sede civile con le sanzioni del risarcimento del danno e dell'inibitoria - anche in sede penale anche se con sanzioni amministrative fino a circa 775.000 euro, e interdittive: per esempio con la sospensione dell'autorizzazione o il divieto di pubblicizzare i prodotti fino a un anno.
Quello che ancora non è emerso sono le gravi conseguenze sul mondo della registrazione dei marchi ed ancor più sul mondo dei nomi a dominio. Il Decreto, all'art 15, rubricato "Tutela penale dei segni distintivi" modifica l'art 473 del codice penale che recita ora così "Art. 473. - (Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni). - Chiunque, potendo conoscere dell'esistenza del titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, di prodotti industriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.500 a euro 25.000".Cosa significa questa disposizione? Significa che chi registrerà un marchio (o, come vedremo un nome di dominio) o lo userà "potendo conoscere" dell'esistenza del titolo precedente che, si badi bene potrebbe essere solo "simile" e non identico ad uno già esistente, diventerà automaticamente un "contraffattore" e rischierà sino a tre anni di reclusione. La circostanza che le banche dati sui marchi, così come quelle dei domini, siano pubbliche e facilmente accessibili da Internet realizzerà di fatto una situazione nella quale colui che registra un marchio o un nome a dominio non potrà dire di "non sapere" che ci sono segni simili precedenti comportando così l'automatica punibilità del distratto registratore. L'intero meccanismo dei marchi e dei nomi di dominio è destinato ad entrare in crisi a seguito dell'approvazione di questa norma.Chi registrerà un marchio qualsiasi sarà esposto di per sé ad una possibile responsabilità penale. Va ricordato infatti che l'ufficio italiano brevetti e marchi non opera alcuna ricerca obbligatoria sui marchi preesistenti e che i marchi possono essere oltreché identici anche simili (la stessa cosa avviene peraltro anche per la registrazione dei nomi a dominio), questo significa che nessuno si azzarderà più a registrare un marchio se non dopo costose ricerche che verranno effettuate (nella latitanza delle istituzioni pubbliche) da soggetti privati e non pubblici, con rilevanti possibilità di errore. Questa misura anziché favorire lo sviluppo probabilmente lo deprimerà: chi è convinto di poter registrare idee e segni distintivi ma non avrà i soldi per "prevenire" le conseguenze di un errore sulla registrazione o sull'uso molto probabilmente rinuncerà a far valere la propria creatività per evitare guai. Ma il decreto sviluppo probabilmente avrà un impatto "impressionante" sul sistema dei nomi a dominio. Nel codice della proprietà industriale infatti il nome a dominio viene equiparato, a livello legislativo, agli altri segni distintivi, godendo quindi della medesima tutela giuridica. L'articolo 22 (Unitarietà dei segni distintivi) prevede, infatti, che:
1) È vietato adottare come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna e nome a dominio aziendale un segno uguale o simile all'altrui marchio se, a causa dell'identità o dell'affinità tra l'attività di impresa dei titolari di quei segni ed i prodotti o servizi per i quali il marchio è adottato, possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni.
2) Il divieto di cui al comma 1 si estende all'adozione come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna e nome a dominio aziendale di un segno uguale o simile ad un marchio registrato per prodotti o servizi anche non affini, che goda nello Stato di rinomanza se l'uso del segno senza giusto motivo consente di trarre indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza del marchio o reca pregiudizio agli stessi. Quindi chi registrerà o userà un nome di dominio simile o identico ad uno già esistente rischierà sino a tre anni di carcere e qui non stiamo parlando di segni famosi che sono in qualche modo conoscibili o riconoscibili, ma di tutti i marchi e i domini esistenti nel nostro paese nonché le modificazioni grafiche ( per esempio una lettera dell'alfabeto) che rendono simile una parola all'altra. La misura è destinata a cambiare anche tutto il sistema di registrazione dei nomi a dominio così come l'eventuale contestazione che può derivare da una registrazione che si assume essere illecita, infatti si presuppone che chi dovrà registrare nomi di dominio dovrà stare ben attento a cosa fa da ora in poi, anche questo soggetto è infatti, a maggior ragione, in grado di "conoscere" l'esistenza di nomi di dominio precedenti o di marchi registrati e di poter eventualmente "negare" la registrazione a pena, si presume, di una possibile contestazione di concorso in contraffazione. Anche il sistema di risoluzione delle controversie sui nomi a dominio gestito dalla Registration Authority Italiana sembrerebbe destinato ad essere fortemente depotenziato dalla disciplina in esame. Infatti la semplice presentazione di una denuncia-querela per contraffazione nei confronti di chi lo ha comunque registrato "potendo sapere" con una semplice consultazione delle banche dati dell'esistenza di un nome di dominio simile, sarà sufficiente a determinare la pendenza di un procedimento penale e l'interruzione di qualsiasi strumento amministrativo a tutela anche del registrante in buona fede, potendo oltretutto il denunciante avvalersi in via urgente dello strumento del sequestro preventivo.
In questo modo, le grandi Case di moda, sport, automobili ecc. ecc. finiranno sicuramente per "attaccare" i piccoli cittadini comuni, con la conseguenza che la creatività verrà messa quasi al bando!

lunedì 20 luglio 2009

È arrivato Nmap 5.0

NMap, il network security scanner più famoso, che vi abbiamo presentato anche in questo articolo, si rinnova e giunge alla versione 5.0. Si tratta della prima versione stabile dopo la 4.76, uscita nel settembre 2008 e della prima major release dopo la 4.50, che risale addirittura al 2007. La versione 5.0 introduce una serie di miglioramenti di performance, nonché una serie di nuovi script che ne aumentano notevolmente le funzionalità. L’NSE (Nmap Scripting Engine) è stato potenziato: ora permette agli utenti di scrivere e condividere gli script per automatizzare una serie di controlli e di verifiche del network. Tra i nuovi script introdotti con la versione 5.0, ne segnaliamo uno per Windows, che permette una serie di controlli locali sul sistema in grado di rilevare, ad esempio, la presenza di Conficker, il worm più temuto e diffuso negli ultimi mesi. Tra le caratteristiche più interessanti c’è Zenmap, l’interfaccia grafica multipiattaforma (Windows/Linux/Mac), di Nmap: oltre a permettere di eseguire una serie di operazioni, senza dover accedere alla linea di comando, fornisce una rappresentazione grafica animata e in tempo reale della rete. Tra i tool della suite, trova spazio anche ncat, la versione evoluta di Netcat.

Svezia, il provider non consegna l'IP

Un indirizzo IP non può costituire la prova di un illecito, non basta uno screenshot trafugato per chiedere ad un tribunale di emettere un'ordinanza che costringa un provider a identificare l'abbonato a cui è stato assegnato l'indirizzo IP che i detentori dei diritti ritengono colpevole di una violazione. La legge svedese IPRED sarà messa alla prova a pochi mesi dalla sua entrata in vigore: un ISP si è rifiutato di consegnare i propri utenti all'industria dei contenuti. La legge svedese IPRED, volta a tutelare la sicurezza nazionale invitando i fornitori di connettività alla data retention e obbligandoli a consegnare su ordine dell'autorità giudiziaria i nomi degli abbonati sospettati di qualche tipo di illecito, è stata innescata per la prima volta da una coalizione di editori. L'esistenza di un server FTP privato con caricati 2mila audiolibri li aveva indispettiti: il nuovo quadro normativo svedese avrebbe consentito loro di identificare il presunto colpevole. Con queste intenzioni, nonostante il server fosse privato e non fosse il fulcro di una disseminazione massiva di opere protette dal diritto d'autore, gli editori all'indomani dell'entrata in vigore della legge si sono rivolti all'autorità giudiziaria. Una volta ottenuto il nome del gestore del server avrebbero deciso sul da farsi, avrebbero stabilito come comportarsi nei confronti del condivisore. La corte distrettuale di Solna, nel mese di giugno, aveva stabilito che ci fossero i presupposti per sospettare di una violazione delle leggi sul diritto d'autore e per chiedere quindi al provider di dare un nome agli indirizzi IP. Aveva così invitato l'ISP Ephone a fornire i nominativi degli abbonati. Ma l'ISP ha disobbedito alle autorità: le prove presentante dagli editori consisterebbero in semplici screenshot e log raccolti nel tentativo di accedere al server. Il fatto che le opere fossero depositate in un archivio protetto da password sarebbe inoltre stato un elemento abbastanza forte per rifiutarsi di consegnare i propri utenti. Ephone non ha dunque rivelato alcunché, nonostante sul suo capo penda una multa di 750mila corone svedesi, pari a quasi 70mila euro. A incoraggiare e a supportare la decisione del provider sono stati i suoi stessi utenti: in un sondaggio indetto sul proprio sito, Ephone ha chiesto un parere ai cittadini della rete. In 20mila si sono pronunciati, il 99 per cento di loro si è espresso a favore della tutela della privacy degli abbonati sospettati di violazione. "Questo alla fine ci ha indirizzati nella nostra scelta", ha spiegato il CEO Bo Wigstrand: il provider ricorrerà in appello, chiederà che una corte di grado superiore dirima la controversia. Fra i provider svedesi c'è chi tutela la riservatezza dei propri utenti a monte: la legge IPRED non vincola i provider alla conservazione dei log, e alcuni ISP procedono regolarmente alla cancellazione di tutte le informazioni che possano agevolare i privati nella caccia alla violazione.

A scuola con un Kindle

Il think tank statunitense Democratic Leadership Council ha proposto al governo un piano che prevede la diffusione di Kindle nelle scuole.L'idea del progetto, denominato "Un Kindle in ogni zaino", è quella di sostituire i tradizionali libri di testo con l'ebook reader di Amazon. Secondo il DLC, infatti, ciò porterebbe diversi vantaggi. In primo luogo, la possibilità di aggiornare i testi, e di permettere agli insegnanti di strutturare lo studio in modo personalizzato per ciascuno studente. Inoltre, così facendo i docenti potrebbero avere a disposizione una serie di strumenti aggiuntivi per valutare la preparazione degli alunni.Il progetto prevede un costo di 9 miliardi in più rispetto a quanto speso per i libri scolastici tradizionali ma DLC prevede di poter risparmiare 700 milioni di dollari dal quinto anno in poi. Lo scopo, dunque, sarebbe anche quello di diminuire i costi scolastici. Attualmente negli States un libro di testo costa mediamente 15 euro, mentre un ebook scolastico per Kindle costerebbe più del doppio. Invece degli attuali 120 dollari, entro il 2012, si stima che con l'adozione di Kindle nelle scuole il costo medio annuale per i testi sostenuto da ogni studente scenderebbe a 80 dollari.

Fonte: Punto Informatico - Autore: Federica Ricca

Canada: Facebook attenta alla privacy

Da Ottawa non arrivano notizie rassicuranti per Facebook. "Serie falle nella tutela della privacy" sono state annunciate in una conferenza stampa presieduta da Jennifer Stoddart, commissario canadese per la protezione dei dati personali. La dichiarazione ha seguito un lavoro di analisi diretto da Canadian Internet Policy and Public Interest Clinic (CIPPIC) che ha individuato "diverse aree dove Facebook deve risolvere meglio alcuni problemi di privacy e conformarsi così con la relativa legge canadese".Stando alle autorità, il social network fornisce ai suoi utenti informazioni "confuse ed incomplete" e per questo deve rivedere alcune delle sue policy relative al trattamento dei dati. Una maggiore trasparenza è stata invocata da Stoddart per portare Facebook a risolvere problemi seri come quelli derivanti dalla cancellazione degli account. Il commissario ha, infatti, puntualizzato che il sito non dà ai suoi iscritti la possibilità di eliminare completamente tutto quello che riguarda la loro social identity."Le opzioni di disattivazione degli account - ha spiegato il report ufficiale delle analisi - dovrebbero essere chiaramente distinte da quelle di eliminazione totale e l'utente dovrebbe quindi essere informato di entrambe". La Personal Information Protection and Electronic Documents Act (PIPEDA), legge canadese sulla privacy, infatti, prevede che ci debbano essere dei motivi accertati per mantenere per un periodo di tempo necessario le informazioni relative agli utenti. Altra tematica affrontata dalla Commissione, quella relativa ai numerosi sviluppatori terzi che creano applicazioni all'interno di Facebook. Qui, la "falla" del sito in blu sarebbe consequenziale a restrizioni troppo blande volte ad impedire l'accesso ai profili privati. Stoddart ha raccomandato di limitare l'appropriazione dei dati da parte degli sviluppatori, precisamente alle sole informazioni necessarie all'applicazione.Bacchettato, insomma, il sito di Mark Zuckerberg, giunto - stando a dati interni - a quota 250 milioni di iscritti, tra cui 12 milioni in territorio canadese. "Cercheremo soluzioni pratiche - ha risposto il capo dell'ufficio privacy di Facebook Chris Kelly - rispettando il fatto che le persone arrivano per condividere e non per nascondere. Continueremo il nostro dialogo e siamo sicuri che si arriverà a conclusioni accettabili perché i problemi esposti sono assolutamente risolvibili".Jennifer Stoddart, intanto, ha dichiarato che continuerà con il suo lavoro a tutela degli utenti, aspettando progressi da parte di Facebook entro un mese. Il suo allarme si allinea, così, con quello lanciato recentemente dal Commissario UE alla Società dell'Informazione e Media Viviane Reding che incitò netizen ed istituzioni a non trasformare Internet in una giungla priva di regole. Giungla che Facebook dovrebbe iniziare a sfrondare: la legge canadese può portare il sito delle amicizie direttamente davanti alla corte federale.

venerdì 17 luglio 2009

BABYGUARD: un cellulare a misura di bambino

Il Babyguard è un telefonino per bambini. Pazzesco se ci si pensa. Eppure ormai anche i più piccoli vanno in giro quasi tutti con un telefono cellulare. I genitori glieli comprano perchè dicono che si sentono più sicuri. E allora perché non metterne uno in commercio super intelligente? Ci hanno provato e ci sono riusciti quelli di 4geek con il Babyguard che abbiamo avuto modo di testare. Che cosa ha di speciale? Proviamo a riassumerne le caratteristiche.
E’ un cellulare piccolino con poche funzioni per il bambino (che può solo chiamare 4 numeri predefiniti e rispondere agli sms con messaggi standard pre impostati) ma con tante per i genitori, quali:
Ascolto ambientale: il genitore, inviando un semplice sms con scritto “monitor:” al babyguard, verrà richiamato e potrà quindi ascoltare cosa succede nelle vicinanze del proprio figlio;
Posizione figlio: è possibile salvare diverse posizioni dove usualmente si trova il bambino, per poi verificare se è realmente in tali posizioni o meno, tramite il semplice invio di un sms (controllare quindi se è a scuola, casa, palestra, dai nonni etc etc).
Emergenza: oltre ai 4 numeri salvati, al centro del babyguard (è quello di colore rosso), c’è un bottone più grande che permette di chiamare un numero di "emergenza" (solitamente quello dei genitori). Se il numero non sarà raggiungibile il Babyguard chiamerà, a rotazione, gli altri impostati.
Funzione antirapina: se il bambino dovesse smarrire il Babyguard e qualcun altro sostituire la sim all’interno, al genitore verrà inviato un sms con il numero della sim inserita (questa funzione dovrebbe essere inserita in tutti i cellulari del mondo!!).
Restrizione chiamate: è possibile impostare degli orari durante i quali l’utilizzo sarà vietato (ad esempio in classe). Le impostazioni possono essere cambiate sia manualmente sia tramite sms.
Autoaccensione/Autospegnimento: raggiunto l’orario prestabilito, il telefono si accenderà o si spegnerà automaticamente.La configurazione del tutto, ad onor del vero, non è esattamente semplice. Anche se c’è un comprensibile manuale in italiano, ci abbiamo messo un po’ per testare al meglio tutte le funzioni. L’idea è indubbiamente vincente. Per nostra figlia Rebecca che ha solo 1 anno e mezzo è inutile ma per bambini più grandicelli a cui i genitori vogliono dare un telefonino…è sicuramente una scelta intelligente. Ho anche pensato di darlo a mia nonna: ha 95 anni, deve comporre si e no 4 numeri, quando esce di casa posso “sentire” dove si trova o controllarne la posizione…quasi quasi… Ma dove comprare il Babyguard? Direi online, lo vendono quelli della Youbuy.it e ti arriva in un paio di giorni. I costi? Eccoti accontentato:


Bit.ly mette in guardia dai link pericolosi

Bit.ly, uno dei più popolari servizi di abbreviazione degli URL, ha iniziato a mettere in guardia i propri utenti da link che portano a siti potenzialmente dannosi.
Molti spammer e utenti malintenzionati hanno iniziato a fare uso del servizio di abbreviazione degli indirizzi e cercano di “dirottare” gli utenti verso siti indesiderati o da cui potrebbe provenire codice pericoloso. Un “piaga” che, stando agli ultimi rapporti di Symantec, riguarda tutti i servizi di URL shortening. Il sistema avvisa l’utente, tramite un’apposita pagina che si apre quando si fa click su un link “accorciato”, dell’eventuale pericolo o inutilità del collegamento, avvisando chiaramente che è bene non andare avanti nella navigazione ma lasciando al contempo facoltà all’utente di proseguire o meno, ovviamente a suo rischio e pericolo. Il problema potrebbe riaprire un po’ la “polemica” riguardo la sicurezza di questo tipo di servizi che consentono l’abbreviazione degli URL, servizi usati quotidianamente dalla quasi totalità degli utenti dei siti di microbblogging come Twitter e per questo diventati il bersaglio prediletto di hacker o altri pirati informatici.

La protezione dei dati digitali

Le regole base per scegliere in tutta sicurezza la protezione dei propri dati digitali
I guasti agli hard disk e i virus costituiscono un grave rischio per l'integrità dei dati aziendali. Mentre il numero di aziende che hanno subito una perdita parziale o totale dei dati sta crescendo, le aziende di grandi dimensioni stanno saggiamente potenziando e mettendo in opera dei servizi di backup a livello aziendale. Nelle aziende di ogni dimensione, i dati importanti devono essere archiviati, protetti e resi accessibili anche in caso di guasto alle apparecchiature, esposizione a virus, furto o disastro. A dire il vero, il costo legato al ripristino e alla sostituzione dei dati persi può essere in molti casi proibitivo. Si è in genere portati a salvare ed archiviare tutti i dati ritenuti importanti. Purtroppo, soprattutto le PMI rinunciano ad effettuare operazioni di backup perché troppo onerose, lunghe e complicate. Anche la mobilità dei dipendenti e la decentralizzazione delle attività aziendali devono essere tenute in considerazione. L'allocazione dello spazio disponibile per lo storage costituisce un aspetto critico, e la gestione ottimale delle soluzioni di storage in sé richiede competenze tecniche approfondite.I noltre, un numero crescente di PMI è ora dotata di apparecchiature e di strumenti che consentono loro di dialogare con le aziende di dimensioni maggiori. Questo aumenta il requisito da parte delle PMI di mettere in campo policy adeguate per la protezione dei dati, per garantire la sicurezza dei propri sistemi IT e per dotarsi di metodi affidabili di backup e di ripristino dei dati. I fattori da considerare per scegliere una soluzione di storage al contempo efficiente ed affidabile in grado di garantire livelli superiori di disponibilità dei dati sono diversi.In questo breve elenco ve ne elenchiamo alcuni:
Semplicità dell'interfaccia utente (GUI). Gli utenti desiderano una procedura di backup che consente di svolgere tutte le operazioni necessarie con pochi click. Oggi, gran parte delle soluzioni di storage a basso costo pensate per le PMI sono semplicemente dei sistemi di tipo file-exchange. Effettuare backup può essere molto laborioso dato che i file devono essere chiusi e quindi copiati su un disco remoto (ad esempio, una soluzione di tipo Network Attached Storage, o NAS)
Alta velocità. Più breve è l'intervallo di backup, minore è l'impatto per l'utente, più i backup hanno successo. Una procedura di backup troppo lenta aumenta il rischio di cancellazioni.
Dimensioni delle risorse di storage. Maggiore è la capacità di storage a disposizione, meglio é. La diffusione di applicazioni multimediali che richiedono lo scambio e l'archiviazione di grandi quantità di dati può letteralmente fagocitare la capacità di storage. Spesso, gli utenti sono limitati nella quantità di dati che può essere archiviata.
Disponibilità. Avere i dati aziendali a portata di mano costituisce un requisito critico per il mezzo utilizzato per salvare ed archiviare i dati (dischi RAID, SATA, ecc.)
Ripristino flessibile dei dati. Le PMI necessitano di un modo rapido e semplice per recuperare i dati, in grado ad esempio di eliminare la necessità di un tecnico dedicato per questa operazione. In più, gli utenti tendono ad essere selettivi, e richiedono il ripristino solo di alcuni file.
Prezzi abbordabili (last but not least). I requisiti crescenti relativi allo storage hanno prodotto inevitabilmente un aumento dei costi necessari per dotarsi di soluzioni hardware e software di storage in grado di rispondere a tali requisiti. Le PMI necessitano quindi di soluzioni costi più contenuti con prestazioni, capacità, affidabilità e una semplicità d'uso superiori.

Legal Bay, il servizio SIAE per la musica legale

Un sibillino comunicato ufficiale della SIAE annuncia il via libera a un progetto denominato Legal Bay ed indirizzato a promuovere la musica legale nel nostro paese. Difficile intuire qualcosa di più, ma la SIAE coinvolgerà tutti gli operatori del mercato.
La SIAE ha comunicato la nascita di un nuovo servizio, una «via legale per scaricare musica e cinema». Il progetto prende il nome di "Legal Bay", un richiamo esplicito a quella "Pirate Bay" che tanto successo ha raccolto tra l'utenza e tanto astio s'è procurata nel mondo della produzione. Il comunicato della SIAE, però, è oltremodo scarno ed è difficile al momento carpire qualcosa di più rispetto a quello che risulta come un fumoso annuncio primo di dettagli. Recita la comunicazione: «La Società Italiana Autori Editori ha elaborato un progetto denominato "Legal Bay", per il lancio nazionale di un servizio destinato a tutti gli utenti italiani che consentirà di scaricare contenuti digitali audio video in modo sicuro e di grande qualità, offrendo un'alternativa legale ed economicamente sostenibile al downloading e al file sharing illegale. La Siae, che fa parte del Comitato tecnico contro la Pirateria Digitale e Multimediale costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha assunto l'iniziativa di coinvolgere e coordinare tutti gli operatori del mercato audio video attivi in Italia (oltre agli autori e editori rappresentati dalla SIAE, i produttori musicali e cinematografici) e i principali operatori telefonici, in un innovativo accordo volto a promuovere lo sviluppo del mercato legale digitale. Ieri si è svolto presso la sede della Direzione Generale della SIAE a Roma l'incontro di avvio del progetto. In assenza di altre indicazioni è lecito ipotizzare la nascita, nel giorno del lancio del portale nazionale del turismo, di un portale nazionale della musica che facili l'incontro con la produzione legale e con una distribuzione al di fuori dei flussi della pirateria. In assenza di altre indicazioni, però, è altresì lecito dubitare della bontà dell'idea. Suggerisce Guido Scorza: «una società di intermediazione che agisce in un regime di anacronistico monopolio non può elaborare e, magari, gestire servizi di distribuzione di contenuti digitali perché, ovviamente, per questa via, rischia di travolgere d'un soffio le più elementari regole del diritto antitrust nazionale e comunitario dando vita ad una sorta di "cartello digital-telematico" dei titolari dei diritti del mondo audiovisivo». L'annuncio della SIAE giunge nei giorni in cui Dada e Ciaopeople inaugurano MP3.it, una coincidenza di tempi che non può che far risaltare le possibili frizioni tra una iniziativa privata ed una iniziativa istituzionale sullo stesso mercato. Più probabilmente il "servizio" SIAE potrebbe essere un riferimento in grado di guidare l'utenza verso l'acquisto, facilitando il reperimento dei brani cercati e delegando però all'iniziativa privata la vendita vera e propria. Specularmente alla Pirate Bay, ad esempio, Legal Bay potrebbe identificarsi in un motore di ricerca in grado di indicizzare i contenuti di tutti i music store digitali attivi sul territorio nazionale, facilitando così il reperimento dei brani e scoraggiando al contempo dai pericoli e dal contesto illegale della musica pirata. Del "servizio" Legal Bay, però, al momento non è dato sapersi altro. Se fosse un sito vero e proprio, la cosa certa è che non farebbe riferimento a "legalbay.it": il dominio è ancora libero ed il NIC non segnala registrazioni in atto.

Traffico Internet, quintuplicato entro il 2013

La rete globale su IP è sempre più trafficata. Si prevede che entro il 2013 incrementerà di cinque volte il proprio volume raggiungendo i 56 exabyte mensili. I principali responsabili sono i contenuti multimediali.

Le connessioni a banda larga ad alta velocità, la diffusione capillare dei terminali mobili e la presenza sempre più pervasiva dei contenuti multimediali online contribuiscono a incrementare l'utilizzo di Internet e il rispettivo traffico IP. Il risultato tangibile è che nel 2008 sono stati scambiati 9 exabite al mese, con una crescita costante. Di questo passo, lo scenario futuro previsto stima una mole di dati scambiati che dovrebbe quintuplicare entro il 2013.
Questo è quanto emerge dai risultati della seconda edizione della ricerca Cisco Visual Networking Index (VNI) 2008-2013, che sottolinea come nell'ultimo anno di riferimento si toccheranno i 667 exabyte. Le aree geografiche più attive rimarranno quelle Asia/Pacifico (21EB), Nord America (13EB) e Europa (12.5EB), ma saranno seguite da quelle del Medio Oriente e Africa che cresceranno del 51%. L'analisi, che ci permette di familiarizzare con unità di misura impensabili se confrontate con quelle scambiate da un singolo calcolatore, illustra come la migrazione dal Web tradizionale al visual networking rappresenti il driver principale di questa crescita esponenziale di traffico. Entro il 2013 infatti la fonte video, che comprende TV, peer-to-peer e Video on-Demand, corrisponderà al 90% del traffico mondiale generato, mentre nello stesso periodo.
Fonte: PMI.it

mercoledì 15 luglio 2009

Il kit antibufala di Michael Shermer

Michael Shermer è un mio collega debunker: smonta le bufale, soprattutto quelle grandi come le civiltà aliene antiche, la pseudomedicina, il paranormale. Ha scritto un capitolo di 11/9 La Cospirazione Impossibile, il libro sulle teorie di complotto undicisettembrine al quale ho contribuito anch'io insieme agli amici e colleghi del CICAP, e per questo s'è beccato una montagna d'insulti da parte dei gentiluomini che non tollerano chi osa usare il proprio raziocinio e si permette di chiedere prove concrete invece di bersi i pregiudizi altrui.In questo video della Richard Dawkins Foundation elenca dieci regole antibufala, ispirate al Baloney Detection Kit di Carl Sagan, che trovo utilissime come criteri e strumenti d'indagine su qualunque argomento controverso.


Eccole in italiano e in sintesi:

1. Quanto è affidabile la fonte dell'asserzione? Occorre chiedersi se chi la propone è una persona esperta nel campo o se è semplicemente un dilettante. Può capitare che un dilettante faccia una grande scoperta, ma è molto, molto improbabile. Poi bisogna guardare la quantità di errori, e soprattutto il loro orientamento. Perché gli errori capitano a tutti, ma se sono tanti sono indice di poca serietà, e se capitano tutti in un senso solo, ossia a favore della tesi proposta, allora c'è decisamente qualcosa che non va.

2. La fonte fa altre asserzioni dello stesso tipo? Spesso chi crede a una teoria strana crede anche ad altre teorie dello stesso genere. Gli ufologi credono anche al paranormale e ai fantasmi; i complottisti dell'11 settembre credono alle "scie chimiche" e dicono che non siamo mai andati sulla Luna. Sono sintomi di un'inclinazione a credere al pensiero magico e ci devono rendere scettici. Scettici, ma con la mente aperta: quanto basta per esaminare teorie nuove e originali, che sono il sale della scoperta scientifica, ma non così tanto che caschi fuori il cervello.

3. Le asserzioni sono state verificate da altri? Prima o poi ogni teoria tocca il mondo reale. Se è vera, produce un effetto tangibile di qualche tipo. Si va a vedere se l'effetto si manifesta e se non è spiegabile altrimenti. Se non si manifesta, c'è qualcosa che non va. L'esempio classico, citato da Shermer, è la fusione fredda annunciata come rivoluzione del settore energetico alla fine degli anni Ottanta dai chimici Pons e Fleischmann e poi rivelatasi una bufala quando le loro istruzioni furono eseguite da altri senza ottenere gli stessi risultati.

4. L'asserzione è coerente con il modo in cui funziona il mondo? Se qualcuno dice di avere un potere straordinario o di aver fatto una scoperta che, se vera, rivoluzionerebbe le leggi della fisica, le probabilità che dica la verità sono molto, molto basse. Per carità, la rivoluzione può succedere, ma prima di abbracciarla chiediamoci se non comporta delle conseguenze implausibili. Shermer fa l'esempio delle piramidi: se le avessero costruite gli abitanti di Atlantide o gli alieni, gli archeologi troverebbero dappertutto gli avanzi dei loro strumenti, le case dove abitavano, la loro spazzatura. Invece trovano quella degli egizi. Lo stesso vale per esempio per chi dice di prevedere i numeri del lotto e invece di giocarli li vende ad altri: è coerente con il modo in cui funziona il mondo? Non sarebbe più sensato giocarli direttamente e diventare miliardari per fare del bene all'umanità?

5. Qualcuno ha tentato di confutare l'asserzione? Non basta accumulare dei fatti che sembrano sostenere l'esistenza di un fenomeno straordinario: bisogna anche chiedersi se per caso ci può essere un'altra spiegazione più banale per quegli stessi fatti. E' chi propone un'asserzione eccezionale che dovrebbe porsi questa domanda, perché se non lo fa, saranno gli altri a farlo, di solito con grande godimento.

6. Verso quale tesi ci porta la preponderanza dei fatti? E' facile raccattare quattro o cinque fatti sparsi e costruirvi sopra una teoria: ma non si possono ignorare tutti gli altri fatti contrari. L'esempio fatto da Shermer è l'evoluzione: certo, ci sono delle lacune qua e là, ci sono alcuni fatti non (ancora) perfettamente spiegati, ma ci sono anche migliaia di altri fatti che vengono spiegati benissimo dalla teoria dell'evoluzione. Non si possono ignorare. E bisogna anche chiedere alle teorie concorrenti se sono altrettanto in grado di spiegare coerentemente tutti quei fatti.

7. Chi fa l'asserzione segue le regole della scienza? Se propone degli esperimenti, svolge ricerca, cerca di costruire teorie coerenti, non nasconde i fatti scomodi, ammette gli errori, propone ipotesi verificabili e cerca anche di smontare le proprie teorie predilette mettendole alla prova e cercando spiegazioni alternative, allora sì. Shermer cita gli ufologi e li confronta con gli scienziati che conducono la ricerca di forme di vita intelligenti extraterrestri nel progetto SETI: entrambi hanno lo stesso affascinante interesse, ma hanno due approcci completamente differenti.

8. Chi fa l'asserzione ha prove positive? Per autenticare la propria teoria non basta stilare un elenco di anomalie o aspetti irrisolti della teoria opposta: bisogna anche fornire prove positive, che dimostrino la propria. Non basta dire "ehi, l'11 settembre l'aereo che colpì il Pentagono potrebbe essere stato sostituito da un aereo identico ma radiocomandato", come dicono certi complottisti: bisogna portare le prove che è successo davvero. Non basta dire che gli extraterrestri sono custoditi nell'Area 51: bisogna dimostrare che ci sono davvero, senza ricorrere alla scusa che i militari nascondono le prove.

9. La teoria nuova spiega tanti fenomeni quanti la teoria vecchia? Quando si presenta qualcuno che pretende di avere trovato una nuova teoria della fisica, dell'universo e di tutto quanto e afferma che Newton e Einstein avevano torto e soltanto lui ha ragione, o che gli esperti di tutto il mondo si sbagliano e soltanto lui ha l'illuminazione di cogliere una realtà superiore, non basta che la sua teoria spieghi un minuscolo aspetto della realtà che le teorie correnti lasciano irrisolto (cosa perfettamente accettabile nel metodo scientifico): deve spiegarne almeno tanti quanti le teorie comunemente accettate. Se ce la fa, bene; se non ce la fa, è una bufala.

10. L'asserzione è motivata da credenze personali? Se chi fa un'asserzione è spinto dalla propria ideologia, dalle proprie credenze, dai propri preconcetti, e l'asserzione rinforza questa sua visione del mondo, allora il rischio di bufala aumenta. E vale anche per gli scienziati, che sono esseri umani fallibili, con le loro gelosie, ambizioni, ideologie e credenze. Capita anche a loro di trascurare le prove contrarie alla propria tesi prediletta e di non avere il coraggio di dire "mi sono sbagliato": è per questo che c'è l'obbligo di verificare, ripetere indipendentemente gli esperimenti, condividere i risultati, cercare prove che possano smentire o spiegazioni alternative.

Fonte: ildisinformatico - Blog di Paolo Attivissimo

Se l'arte si ribella a Wikipedia

La National Portrait Gallery ha appena intrapreso una battaglia contro Wikipedia, o meglio contro un suo utente statunitense che si presenta come DCoetzee. La decisione di ricorrere alle vie legali sarebbe stata comunicata all'interessato tramite una lettera che è stata poi pubblicata su una pagina di Wikimedia Commons. Nella lettera, la National Portrait Gallery spiega che contesta all'utente di aver pubblicato su Wikipedia 3300 immagini contenute nel database della galleria, senza rispettare il diritto d'autore. DCoetzee avrebbe, in poche parole, scaricato le foto ad alta risoluzione dei dipinti presenti nella collezione della galleria e le avrebbe inserite nella pagina di Wikipedia a lei dedicata. E ciò, secondo la galleria corrisponderebbe ad un reato.
La questione risulta piuttosto spinosa e di difficile interpretazione: i dipinti, appartenendo al periodo vittoriano, non sono più coperti da copyright ma le foto di tali dipinti sì. O almeno sarebbe così oltremanica. A complicare la faccenda, quindi, contribuisce la diversa legislazione vigente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Le foto di pubblico dominio non possono essere soggette a copyright negli USA, ma possono esserlo in Inghilterra e in Galles. (F.R.)



Fonte: Punto Informatico - Autore: Federica Ricca

Europa, c'è posta per te

Il servizio postale svizzero ha lanciato in giugno il programma Swiss Post Box che permette ai cittadini svizzeri e tedeschi di ricevere su richiesta la posta ordinaria digitalizzata direttamente via email. Entro luglio dovrebbe essere attivo anche per indirizzi in Austria, Francia e Italia.Si basa su una tecnologia fornita in licenza da una start-up di Seattle, la Earth Class Mail, che gestisce decine di migliaia di indirizzi postali soprattutto statunitensi, canadesi, messicani e britannici. Si tratta del primo accordo firmato dalla società statunitense con un servizio postale nazionale: in questo caso le operazioni di scanning saranno effettuate negli stessi magazzini dove la Posta svizzera gestisce materiali bancari sensibili e sarà disponibile per 19,90 franchi svizzeri (poco più di 13 euro) al mese (in Nord America costa invece tra i 10 e i 60 dollari al mese a seconda della quantità). Il servizio consiste nel convogliare la posta ad un indirizzo dove viene digitalizzata (ancora chiusa) e inviata alla casella email fornita: l'utente allora potrà, a scelta, far distruggere le lettere non utili, far aprire e digitalizzare l'intero contenuto della posta interessante o farsi spedire ancora sigillati i contenuti ritenuti sensibili. Le lettere distrutte sono riciclate (e secondo il New York Times è la sorte del 90 per cento delle lettere gestite dalla Earth Class Mail).Per quanto riguarda la questione sicurezza, Ron Weiner, presidente della Earth Class Mail, ha detto che la Swiss Post Box avrà per la gestione dei dati standard più rigorosi di quelli richiesti dall'Unione Europea. Afferma che non ha mai avuto falle nel sistema di sicurezza, né dagli impiegati (che - afferma Weiner - non hanno accesso alla posta aperta e scansionata), né da parte di cracker. Inoltre le immagini digitali inviate sono cifrate. "La nostra sicurezza è estremamente robusta - ha detto - poggia su una grande infrastruttura."Diverso il problema della privacy: la necessità di un'autorizzazione specifica per permettere al servizio postale di aprire la posta non toglie il problema della fiducia e del rischio di lasciare proprie informazioni potenzialmente sensibili in mano a un'azienda privata.

Grecia, la polizia evita 17 suicidi annunciati in rete

Controllate da aprile le chat in cui 17 persone, tra cui 9 minori, annunciavano l'intenzione di togliersi la vita

ATENE - La polizia greca ha evitato i suicidi annunciati in Rete di diciassette giovani, depressi per mancanza di lavoro, ragioni sentimentali e isolamento. L'unità contro i crimini elettronici della polizia ateniese ha reso noto di avere seguito dallo scorso aprile le chat su Internet dei giovani, tutti greci (tra cui nove minorenni) tranne uno, un finlandese, nelle quali i ragazzi parlavano dei loro problemi rivelando un profondo stato di depressione e annunciavano l'intenzione di togliersi la vita.
INFORMATE LE FAMIGLIE - Gli agenti hanno allora informato le famiglie sulle intenzioni dei ragazzi ad Atene e altre località del paese, al fine di evitare un esito fatale delle vicende. Per il giovane finlandese è stata avvertita l'Interpol. Nei mesi scorsi era stata l'unità per i crimini elettronici di Salonicco ad intervenire per sventare diversi altri casi di potenziali suicidi annunciati su Internet.

Tim Berners-Lee: il Web sia libero da lacci

La BBC sta per produrre un documentario ("Digital Revolution") avente l'obiettivo di ripercorrere la storia del Web. In occasione del 20ennale dalla nascita, a farsi narratore dello speciale sarà Tim Berners-Lee, ad ogni effetto l'inventore del più grande mezzo di comunicazione mai creato. Nel presentare la propria partecipazione al progetto BBC, però, Tim Berners-Lee ha anche colto l'occasione per spiegare il proprio punto di vista relativamente alla Rete, al suo rapporto con gli utenti ed al suo tribolato rapportarsi con le istituzioni. Perché Tim Berners-Lee ne è convinto: la Rete deve crescere respirando libertà. Il punto di vista del creatore del Web è tutt'altro che superficiale o schierato. L'idea trasmessa, infatti, è quella di un World Wide Web sul quale possa gravitare una atmosfera di totale libertà, purché quest'ultima non sia un viatico per trasgredire alle regole. Sì al controllo, quindi, purché non invasivo e non limitativo: «Internet deve essere come una tela bianca [...] Quando usi Internet, il medium non deve essere settato con qualsivoglia costrizione», pena l'esplosione di «ogni tipo di perniciosa conseguenza». Se nessuno conosce bene il Web come lo può conoscere il suo padre putativo, allora le parole di Tim Berners-Lee assumono ancora maggior significato. Nel discorso si affronta il tema dell'anonimato, tanto caro anche e forse soprattutto al Web italiano: Berners-Lee difende il diritto di celarsi dietro una falsa identità, ma sostiene che una misura di tutela andrebbe posta in essere così che libertà e controllo possano bilanciarsi senza permettere l'invadenza delle istituzioni o le derive illegali dell'utenza. Tim Berners-Lee, inoltre, ricorda che «solo perchè puoi leggere qualunque cosa su Internet, tu non debba per forza leggere di tutto». Non tutto è vero, non tutto è valido: il ruolo dei nuovi media potrebbe inserirsi in questo contesto come un nuovo filtro in grado di mettere ordine nel flusso rumoroso e disordinato della Rete. Così come le istituzioni dovrebbero ritagliarsi uno spazio proprio, nel nome della trasparenza, per portare in Rete il resoconto del proprio operato.

Vulnerabilità per Microsoft Office Web Components

Lunedì 13 luglio, Microsoft ha pubblicato un advisory di sicurezza (973472) riguardante Office Web Components, un insieme di controlli COM (Component Object Model) per la pubblicazione di fogli di calcolo, grafici e database sul Web. La vulnerabilità consentirebbe ad un potenziale attaccante di ottenere il controllo sul PC dell’utente qualora questo visiti una pagina Web infetta usando Internet Explorer. Poiché allo status attuale Microsoft sta ancora lavorando ad un fix, l’update non verrà rilasciato all’interno del Patch Tuesday odierno.
Nel frattempo gli utenti e gli amministratori di sistema, come workaround, possono utilizzare l’apposito Microsoft Fix-it o eseguire le operazioni in maniera manuale come indicato sul blog Technet Security Research & Defense. La lista dei prodotti affetti dal problema include Office 2003, Office XP, ISA Server 2004 e 2006 e Office Small Business Accounting 2006.

martedì 14 luglio 2009

Proteggersi dalle sbirciatine si può

Trovata una tecnologia abbastanza innovativa e a portata di tutte le tasche persino in tempi di recessione.
Pare proprio che una discreta parte dell'umanità passi il tempo a guardare con interesse cosa fa l'altra metà; per imparare, per sicurezza propria e degli altri, per noia o per vizio, oppure per semplice curiosità. I guai cominciano quando l'osservato si infastidisce e per un motivo o per l'altro non sopporta più di essere oggetto di attenzione, per cui un'attività di per sé naturale e legittima diventa invece provocatoria e lesiva dell'altrui diritto naturale ad essere lasciato in pace. L'attenzione viene specialmente stimolata dall'evidente tentativo di occultare quanto l'altro faccia o dica, o quanto sia impegnato in attività che non sono immediatamente decodificabili non solo nel fatto ma anche nelle implicazioni; esempio tipico è quando adopera linguaggi o mimica inconsueta, o sussurra al telefonino, o ancora interagisce con l'ambiente in modo anomalo o da attirare l'attenzione. Con queste premesse l'impiego di mezzi tecnologici di comunicazione, specie se avanzati, non può sottrarsi alla quasi involontaria indagine dello spettatore; e non vi è chi non abbia vissuto l'esperienza di distogliere educatamente quanto forzatamente gli occhi dalla tastiera o dal monitor dell'amico o conoscente o semplice collega di lavoro. Al di là dell'esistenza di vincoli di sicurezza, di policy aziendali o di semplice vivere civile - che sta quasi sempre agli antipodi del vivere naturalmente - sin dai primordi dell'informatica ha sempre trovato impiego qualche soluzione per ovviare alle altrui curiosità, legittime o illegittime che fossero; paraventi, "isole", insonorizzazioni, e - tra le difese attive - soluzioni software talvolta anche sofisticate che spaziano dal mitico panic agli attuali keylogger. Tra le ultime novità contro gli "spioni", scrive il giornale online Baltimora Sun, si pone Private Eye, un utile programmino che si avvale dell'uso di una videocamera opportunamente situata sopra il monitor o integrata ad esso in modo da inquadrare il volto dell'operatore. Se compare un'altra persona nel raggio d'azione della telecamera o l'operatore volge gli occhi altrove, il software oscura lo schermo "ritagliando" il volto dell'intruso e lo presenta in un angolo del monitor, a provare il tentativo di intrusione.
Costo del programma soltanto 20 dollari sul sito dell'azienda, che risponde al venturato nome di Oculis Lab; costo della telecamera a parte, che tuttavia dovrebbe avere una risoluzione adeguata per essere di una qualche effettiva utilità. I proprietari del software sostengono tuttavia che qualcuno dei maggiori produttori di laptop si stia accordando per produrre e immettere sul mercato già dal prossimo anno alcune macchine con il dispositivo integrato ed attivo per default. Assai più sofisticata (e costosa) si presenta una soluzione che pare abbia destato l'interesse dei "Servizi" Usa; si chiama Chamaleon e si avvale di una telecamera integrabile che allo startup studia il volto dell'operatore e ne memorizza i movimenti oculari per una manciata di secondi mentre quest'ultimo compie le normali attività davanti alla console. Se qualcuno compare alle spalle dell'operatore o quest'ultimo distoglie lo sguardo dal monitor, interviene un complesso sistema di cifrature del lavoro in corso con la contemporanea comparsa sullo schermo di un guazzabuglio di lettere e parole senza senso. Il tutto stavolta al costo non del tutto abbordabile di circa 10 mila dollari.


lunedì 13 luglio 2009

Adolescenti in rete nel Canton Ticino: nativi digitali tra amicizie, condivisione e rischi online

La vita degli adolescenti scorre sempre più sul web e, di pari passo, crescono le insidie cibernetiche. I social network come Facebook e MySpace spopolano e i giovani navigano diverse ore al giorno, spesso senza supervisione, soprattutto per divertimento, per esprimersi e per comunicare. Per molti ragazzi infatti l'uso di Internet non è più solo una realtà virtuale, ma un'esperienza reale, e andrebbero accompagnati tra le maglie della Rete per evitare rischi inutili. Questo grande uso di Internet non impedisce tuttavia ai giovani di usare anche strumenti più tradizionali, come il telefono o la TV, e di incontrare dal vivo i loro amici, conciliando l’uso di nuovi e vecchi media e sfruttando così al meglio la loro posizione di “nativi digitali”. Meno ricerche, più divertimento - Ma cosa fanno gli adolescenti in Rete? Negli ultimi tempi sembrano essere cambiate le finalità e le modalità di utilizzo del mezzo informatico: i teenager sono sempre più a proprio agio con le nuove tecnologie, ma le utilizzano più che altro per divertirsi e non, come accadeva all'inizio dell'era di Internet, per cercare informazioni. Meno ricerche scolastiche, meno lettura di notizie e più tempo passato su siti dove è possibile conoscere nuovi amici, chiacchierare, scambiarsi confidenze, raccontare la propria vita quotidiana e inserire le proprie foto. Inoltre ultimamente tra i più giovani si è registrata una perdita di popolarità dell’e-mail, a cui viene preferito l’instant messaging o la chat per le comunicazioni con gli amici.
Blog, social network e YouTube - Da diversi studi condotti negli ultimi anni, emerge che gli adolescenti contribuiscono ampiamente alla produzione di contenuti sul web, attirati dalla possibilità di esprimere la propria creatività, di intrattenere relazioni sociali online e di restare costantemente in contatto con gli amici. In particolare i ragazzi s’impegnano a costruire i loro profili sui social network e a gestire blog personali, nei quali pubblicano informazioni, fotografie e filmati che li riguardano e commentano i materiali postati da altri. Un’altra attività molto diffusa tra i teenager sono i servizi di condivisione di video, tra i quali il celebre YouTube, che consentono sia di guardare moltissimi filmati che di inviare i propri realizzati con la webcam.
Pericoli nascosti - Proprio le peculiarità della grande Rete nascondono però i principali rischi per i giovani internauti. Questi pericoli si presentano sottoforma di materiale pornografico, messaggi offensivi, siti dal contenuto inadatto, o ancora perdita di contatto con la realtà, cyber bullismo, richieste di sesso online e addirittura pedopornografia. A questi si aggiunge inoltre il fatto che gli adolescenti hanno la tendenza a rivelare molti dati personali nei loro profili online, lasciando, spesso inconsapevolmente, tracce che li rendono facilmente identificabili da potenziali malintenzionati. Questo apre una serie di interrogativi inerenti alla conoscenza dei rischi del web 2.0, la cui portata non deve essere esagerata, ma che comunque esistono.
Tutelare senza reprimere - Rispetto ad altri media che possono proporre materiali inopportuni o dannosi, la natura stessa di Internet rende più difficile un controllo responsabile della Rete. Si tratta di un’entità complessa, caratterizzata dall’anonimato e dal libero accesso, dove trovano spazio i contenuti più disparati. Qui sorge il problema: come tutelare i minori, evitando che incappino per errore in materiale non appropriato alla loro età, pur lasciandoli liberi di esprimere la loro voglia di socialità e comunicazione attraverso i social network e le nuove tecnologie? La sfida sta appunto nel trovare delle soluzioni in grado di limitare i fenomeni riprovevoli, ma che al contempo non abbiano un effetto negativo su chi, della Rete, fa un uso legittimo.

DIRETTIVA BRUNETTA 02/09: UTILIZZO DI INTERNET E DELLA CASELLA DI POSTA ELETTRONICA ISTITUZIONALE SUL LUOGO DI LAVORO

Il dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio ha inviato una nuova direttiva alle amministrazioni pubbliche sull'utilizzo di internet e dell'email sul luogo di lavoro da parte dei dipendenti.
Il ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta ha inviato a tutte le amministrazioni pubbliche una nuova direttiva volta ad indicare, ai dirigenti responsabili, i metodi da applicare per il rispetto di alcune norme relative all'utilizzo di Internet e della casella di posta elettronica istituzionale sul luogo di lavoro, da parte dei dipendenti.
Dopo una breve premessa sulla difficoltà di un controllo sui contenuti più o meno inerenti l'attività lavorativa e sul costo di tale eventuale attività di monitoraggio, sul diritto alla riservatezza della corrispondenza e sul giusto bilanciamento dei controlli, la direttiva fissa il primo principio cardine relativo proprio alle attività d'ispezione che, si legge, sono da ritenersi escluse nella forma prolungata, costante e indiscriminata. I lavoratori devono inoltre essere preventivamente informati dell'esistenza di dispositivi di controllo atti a raccogliere i dati personali. Da parte sua, il dipendente pubblico non deve compromettere la sicurezza e la riservatezza del sistema informativo affidatogli attraverso un uso improprio. L'utilizzo delle risorse ICT non deve pregiudicare in alcun modo le attività dell'Amministrazione e nemmeno essere destinato al perseguimento di interessi privati in contrasto con quelli pubblici. Per quanto possibile, il lavoratore avrà anche l'obbligo di impedire ad altri un indebito utilizzo della propria apparecchiatura informatica. La direttiva rimanda quindi alle linee guida del Garante della protezione dei dati personali ribadendo in primis il divieto per l'Amministrazione di installare strumenti per finalità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori. I mezzi e l'ampiezza delle ispezioni dovranno inoltre essere proporzionati allo scopo. Nell'ultima parte c'è un'eccezione al divieto di svolgere, tramite Internet, attività che non rientrino tra i compiti istituzionali e cioè, si concede alle varie Amministrazioni la libertà di regolamentare tutte quelle pratiche volte all'assolvimento di incombenze amministrative e burocratiche senza allontanarsi dal luogo di lavoro (pagamento di bollette, utenze o rapporti con ache e assicurazioni). Si tratta si di una eccezione, ma che favorisce, oltre la dematerializzazione dei processi produttivi, anche la riduzione degli oneri logistici e di personale per l'amministrazione che eroga il servizio.
Fonte: Pubblicaamministrazione.net - Autore: Lorenzo Gennari

Google, le immagini col filtro

Quando si farà una ricerca avanzata con Google Image si avrà una possibilità in più. L'utente potrà filtrare i risultati a seconda della licenza Creative Commons adottata. Si potrà infatti selezionare le immagini scegliendo tra quattro opzioni: quelle contrassegnate per essere riutilizzate con o senza modifiche, e quelle per il riutilizzo commerciale, anch'esse con o senza modifiche. Scegliendo il giusto filtro si potrà evitare di dover contattare il detentore dei diritti.Una mossa simile a quella appena fatta da Google l'aveva fatta Yahoo!, introducendo un filtro per selezionare le immagini in base alla licenza con cui sono distribuite. La differenza è che, nel caso di Yahoo!, il filtro Creative Commons restituisce solo immagini da Flickr. Le licenze Creative Commons prevedono la possibilità per i detentori dei diritti di trasmetterne alcuni al pubblico quando, ad esempio, decidessero di pubblicare le proprie opere online. (F.R.)

Antivirus per i cellulari e programmi per la sicurezza: i migliori da installare

Come difendere il proprio smartphone dall'attacco di virus. I rischi e i software più efficaci.
virus per cellulari non sono certo una novità. Nel tempo, però, gli attacchi si sono fatti via via più massicci e pericolosi. E lo scenario da noi ipotizzato lo scorso anno viene confermato da quanto emerso in questi giorni a Dubrovnik, in Croazia, in occasione del Virus Analist Summit di Kaspersky.A favorire lo sviluppo di virus e malware destinati al mondo mobile è la crescente diffusione degli smartphone, partiti alla conquista anche degli utenti consumer. Cosa offrono gli smartphone e i cellulari di ultima generazione? Tante funzioni, ma ciò che più interessa i malintenzionati riguarda la possibilità di connettersi alla Rete, di navigare all’interno dei social network, di scaricare musica o applicazioni dagli store dedicati, di gestire operazioni di e-banking e la posta elettronica.Le piattaforme più colpite sono Symbian, Windows Mobile e Java. Android è ancora troppo giovane e poco diffuso per solleticare l’appetito dei cyber-criminali, mentre iPhone è stato sinora risparmiato da programmi maligni, nonostante le recenti vulnerabilità emerse.Le software house specializzate in sicurezza offrono soluzioni di protezione per smartphone e cellulari, con caratteristiche piuttosto similari.
Kaspersky, con il suo Mobile Security, consente, tra le altre cose, di localizzare e bloccare un telefonino rubato o smarrito e di eliminare i dati contenuti nella memoria. F-Secure Mobile Antivirus e Mobile Security sono le due soluzioni di F-Secure. Symantec produce Norton Smartphone Security, in grado di proteggere il telefonino dal codice nocivo invitato anche tramite connessioni wireless. Analogo discorso per Trend Micro Mobile Security.