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domenica 22 ottobre 2017

Registrare un video hard e ritrovarsi per errore sul gruppo Whatsapp "genitori della classe"


Whatsapp, la piattaforma di comunicazione maggiormente utilizzata oggi al mondo (oltre 1 miliardo) e nel nostro Paese (oltre 22 milioni) è decisamente uno strumento potentissimo che, se utilizzato incautamente o con superficialità/distrazione può arrivare anche a rovinare la vita di una persona e della sua famiglia. Rifacendomi a un recente articolo apparso i giorni scorsi su La Nazione, una madre di famiglia dopo avere registrato un filmato hard, forse per la distrazione del momento, ha pensato "male" di condividerlo su questa piattaforma inoltrandolo al marito. Peccato che, anziché al giusto destinatario, dove sarebbe dovuto essere indirizzato, è finito nel gruppo genitori della classe del proprio figlio. Gruppo che se utilizzato bene, può essere molto utile nel passaggio di informazioni relative all'attività dei propri figli a scuola. Si dovrebbe aprire una parentesi anche su questo, visto l'abuso e l'utilizzo errato che molte volte i genitori fanno di questo gruppo, ma evitiamo e concentriamoci sulle dinamiche del fatto accaduto.
La mamma in questione ha ingenuamente condiviso con un gruppo di persone un video a luci rosse. E' bastato un click di conferma sul proprio smartphone per danneggiarsi, forse per sempre, la propria reputazione personale. Impossibile tornare indietro. Si possono trovare soluzioni legali per far eliminare i video da eventuali piattaforme web dove finirà, ma quel video è sufficiente che una persona al mondo l'abbia salvata sul proprio dispositivo che potrà sempre ripresentarsi. Per sua struttura ciò che si condivide su internet e i social media resta un tatuaggio indelebile. Si fa un gran parlare oggi di "diritto all'oblio" ma soluzioni tecniche realmente efficaci a tale scopo non esistono.
Nei miei incontri formativi all'interno della scuola italiana, rivolgendomi a bambini/ragazzi e genitori in particolare, cerco di trasferire concetti e informazioni fondamentali per evitare di fare un cattivo uso della tecnologia in ogni suo aspetto, PREVENENDO possibili problemi di natura psico-fisica piuttosto che di immagine o legale a seconda dei vari scenari e casi che si possono presentare. Partendo dal concetto che tutto ciò che finisce sul gruppo di whatsapp della classe è indelebile, non si torna indietro, consiglio di RIFLETTERE sempre prima di dare l'ultimo click di conferma all'immagine, video, commento che voglio inoltrare verificando sempre il destinatario dello stesso. I più gravi errori che oggi vengono commessi nell'utilizzo di questo mezzo potentissimo di comunicazione online sono questi: 

1. DISTRAZIONE:  direi la causa principale dei principali errori che involontariamente commettiamo quando siamo collegati è bene concentrarsi su quello che si sta facendo, accantonando temporaneamente le altre attività. Cosa difficile da farsi in un mondo in cui sempre più siamo multitasking. Usiamo lo smartphone per fare più cose contemporaneamente (leggiamo le notifiche sui vari social, controlliamo le email ricevute, fotografiamo un bel paesaggio e contemporaneamente controlliamo le notizie del giorno). Molte volte poi utilizziamo lo smartphone impropriamente, nei momenti sbagliati magari mentre stiamo svolgendo un'attività lavorativa o ci stiamo spostando su mezzi che stiamo guidando (capita spesso di vedere persone guardare lo smartphone mentre guidano auto/moto e adirittura pullman).

2. SUPERFICIALITA': troppo spesso si condivide all'interno delle Chat e dei Social contenuti falsi o errati senza approffondire. 

3. INGENUITA': ingenuamente si pensa che condividere un video o un immagine per gioco non sia un problema e nel contempo non possa danneggiare chi in quel video/immagine è presente. Riflettere sempre prima di dare l'ultimo click di conferma : quel contenuto, quell'immagine, quel video in qualche modo, in qualche natura può danneggiare me o altri ?

Importante poi fare attenzione alle APP che si installano (usare sempre Play store o altri canali certificati), nel caso non si abbia un iphone utilizzare una soluzione antivirus, installare un software VPN per la protezione dei dati trasmessi e ricevuti durante l'utilizzo tramite wifi.

Affrontando il problema da un punto di vista LEGALE, ho voluto porre alcuni quesiti all'Avv. Francesco Paolo Micozzi , legale di diritto penale, con particolare predilezione per il diritto dell’informatica e delle nuove tecnologie, privacy e diritto d’autore. Questo per consentire a tutti gli utenti della piattaforma iscritti a gruppi di persone di capire qual'è il modo di agire in casi analoghi a questo. 

Avv. Micozzi, nel caso di ricezione eventuali contenuti, video, immagini di natura strettamente personale, per i quali si palesi chiaramente un errore di spedizione commesso dal mittente del messaggio, può esserne considerata lecita la condivisione a soggetti terzi non facenti parte di quello specifico gruppo/pagina ?

R: In questi casi la regola generale è, per il mittente, prestare particolare attenzione a ciò che si condivide e, per il destinatario, usare un minimo di accortezza e discrezione e, quindi, non inoltrare ad altri il messaggio soprattutto nel caso in cui ci si accorga dell’errore commesso dall’originario mittente. Difficilmente potrebbe configurarsi, in queste ipotesi, una delle fattispecie di cui agli artt. 616 o 617 c.p. in quanto sarebbe necessario che chi prende cognizione del messaggio o lo comunichi ad altri soggetti, non sia il destinatario dello stesso. E’ bene evidenziare, inoltre, che qualora il contenuto del messaggio sia rappresentato da immagini o video di natura pedopornografica (ossia materiale pornografico realizzato utilizzando minori di anni diciotto), il destinatario del messaggio rischierebbe la incriminazione per il reato di detenzione di materiale pedopornografico qualora si limiti a conservare consapevolmente tali contenuti, mentre si potrebbe ipotizzare il reato di cui all’art. 600-ter c.p. qualora comunichi gli stessi contenuti anche ad altri soggetti.

Nel caso di ricezione di un qualunque contenuto, immagine, video che in qualche modo danneggi palesemente il mittente dello stesso, qual'è l'iter che il soggetto ricevente dovrebbe eseguire a tutela Sua e del mittente ?  (cancellazione immediata del contenuto, comunicazione al mittente dell'avvenuto errore, denuncia all'autorità giudiziaria).

R: Anche in questo caso valgono le considerazioni già fatte in precedenza. Non vi è una regola generalmente applicabile. Tuttavia, qualora la semplice detenzione del contenuto rappresenti un’attività illecita, sarebbe opportuno rivolgersi ad un legale di fiducia che potrà consigliare le più idonee misure da adottare. In genere si consiglia di rimuovere il contenuto e di segnalare il fatto all’autorità giudiziaria.

Uscendo leggermente dal seminato, nel caso in cui si tratti di gruppi chiusi della classe o analoghi riferite primariamente ai ragazzi, nel caso un genitore abbia modo di verificare sul cellulare del proprio figlio minorenne irregolarità da parte di altri ragazzi all'interno della chat di gruppo (ad esempio episodi di cyberbullismo nei confronti di un loro coetaneo o prese in giro nei confronti dei docenti mediante riprese non autorizzate a scuola) lo stesso è autorizzato, prove alla mano, a farne denuncia al dirigente scolastico e/o all'autorità giudiziaria?

R: In base alla legge contro il cyberbullismo, entrata in vigore lo scorso 18 giugno, sarà possibile attivare una serie di strumenti per rimuovere i contenuti online o per far cessare l’attività di cyberbullismo (art. 2, L. 71/2017). Il genitore avrà, quindi, sia la possibilità di chiedere e ottenere la rimozione dei contenuti, sia la possibilità di rivolgersi all’autorità giudiziaria nel caso in cui i comportamenti del cyberbullo ultraquattordicenne integrino delle fattispecie di reato. E’ prevista, in tali casi, anche la possibilità di attivare la procedura di ammonimento (art. 7, L. 71/2017), un istituto nato nel 2009 che ha la finalità di bloccare eventuali attività di stalking.

Riprendere un soggetto terzo a sua insaputa, mediante uno scatto fotografico o una ripresa video effettuata in un luogo pubblico e postarla all'interno di un gruppo di Whatsapp viola le leggi in vigore ?

RSe il luogo è pubblico in genere il comportamento non è illecito se questo scatto viene condiviso tra un numero limitato di soggetti che utilizzino questi contenuti per finalità personali. Per quanto riguarda la diffusione, invece, dell’immagine sarà necessario ottenere il consenso del soggetto. Però bisogna valutare da un lato se il soggetto ripreso sia o no un personaggio pubblico e, dall’altro, si dovrà valutare il significato trasmesso dallo scatto o dal video. Occorre, in sostanza, valutare caso per caso.

Per quel che riguarda l'utilizzo dei social media da parte dei ragazzi, sempre nell'ottica della prevenzione, ritiene corretto mettere in grado i genitori di poter monitorare/controllare in qualunque momento l'attività dei figli all'interno dei nuovi social media?

R: Qui siamo nell’ambito della “opportunità”. I ragazzi percepirebbero questo “controllo”, da parte dei genitori, sui contenuti da loro diffusi, come un atto di diffidenza (a maggior ragione quando il “monitoraggio” riguardi contenuti non diffusi online ma custoditi all’interno di un device). E’ per questo che è molto importante l’aspetto preventivo. E una corretta prevenzione non è possibile senza che gli operatori della scuola o i genitori stessi non abbiano un minimo di competenze tecniche sugli strumenti utilizzati dai ragazzi.

Consiglio finale: il BUON SENSO resta sempre la principale REGOLA che ognuno di noi dovrebbe seguire. Ragionare e riflettere sempre prima di agire. Infine informarsi e aggiornarsi, essere consapevoli su cosa occorre fare per prevenire ed evitare di cadere in un BANALE errore che può esserci FATALE.

venerdì 20 ottobre 2017

Orologi Gps per bambini? Un disastro per privacy e sicurezza



Molti smartwatch usati dai genitori per controllare i figli possono essere abusati da estranei per spiare sugli stessi. E fanno quello che vogliono dei dati. L'analisi di un gruppo a tutela dei consumatori.

Molti smartwatch per bambini sono un colabrodo dal punto di vista della sicurezza e della privacy. Inefficienti, inaffidabili, privi di elementari protezioni, irrispettosi dei dati degli utenti e per di più pure a rischio di essere facilmente violati da un attaccante. È la demoralizzante fotografia scattata dal rapporto di una organizzazione no-profit norvegese per i diritti dei consumatori, il Norwegian Consumer Council, da tempo in prima fila nell’analizzare le falle informatiche e legali dei dispositivi connessi, come avevamo raccontato nel caso della bambola interattiva Cayla

Orologi Gps o smartwatch per bambini  
Gli ultimi a entrare nel mirino del gruppo sono stati dunque gli smartwatch per bambini, ovvero quegli orologi da polso che funzionano anche come un telefono semplificato - permettendo di ricevere o fare chiamate a numeri specifici – e da geolocalizzatore. Dotati di scheda SIM e Gps, permettono di fare (o ricevere) telefonate solo ai genitori, che a loro volta, attraverso una app combinata sul proprio smartphone, possono tracciare in tempo reale i movimenti dei bambini. In alcuni casi, possono anche attivare l’audio e ascoltare quanto accade intorno allo smartwatch. O addirittura, in alcuni dispositivi con fotocamera, scattare fotografie. I modelli sono diversi, veicolati da un mercato ancora di nicchia, ma in crescita - secondo la società di ricerca Gartner nel 2021 questi apparecchi, nella versione per bambini, conquisteranno il 30 per cento del segmento smartwatch. 
Soprattutto, è un settore caotico e privo di controlli. Dove molti dispositivi sono realizzati in Cina, importati in Europa da diverse aziende e venduti soprattutto su siti specializzati, con nomi diversi nei vari Paesi, anche se spesso il prodotto di base è lo stesso. Apparecchi che trasmettono le informazioni raccolte a server ed aziende che stanno fuori dall’Europa, senza rispettare le norme sulla privacy. Le informazioni sulla geolocalizzazione, specie se raccolte in modo continuo e abbinate ad altri identificativi, sono infatti considerati dati personali e come tali godono di particolare protezione in Europa. 

Il rapporto su 4 modelli  
L’analisi del Norwegian Consumer Council si è concentrata su quattro smartwatch: Gator 2, Tinitell, Viksfjord (collegato alla app SeTracker) ed Xplora. Almeno uno o due di questi si trovano anche in molti Paesi europei; in Italia - secondo i dati che l’organizzazione norvegese ha girato a La Stampa - sarebbe presente almeno il Viksfjord, o meglio, modelli simili che usano la stessa app/marca SeTracker. Anche se la ricognizione di questi dispositivi è resa difficile dal fatto che spesso gli utenti li acquistano su negozi online locali e internazionali. E che, come abbiamo detto, a volte hanno nomi diversi. 
Ad ogni modo, secondo l’analisi del Norwegian Consumer Council, due dei dispositivi considerati (Gator 2 e Viksfjord) avrebbero vulnerabilità che permettono a un attaccante di prendere il controllo dell’account utente e/o di associare al proprio il dispositivo di un altro, e quindi di accedere ai dati sulla geolocalizzazione, anche quelli storici, e ad altri dettagli personali. Ma potrebbero anche, attraverso lo smartwatch, stabilire un contatto diretto coi bambini, all’insaputa dei genitori. O sfruttare la funzione di ascolto ambientale per carpire conversazioni. Inoltre, i dati sono trasmessi a server che si trovano in Nord-America o in Asia, in alcuni casi senza alcuna cifratura. Per di più, se gli utenti vogliono lasciare il servizio, non possono semplicemente cancellare la app dal telefono. Perché finché esiste un account utente nel sistema, le informazioni relative saranno conservate nel cloud dell’azienda. Dati che possono includere tutta la storia della geolocalizzazione, le eventuali foto del bambino, le zone delimitate dai genitori come sicure nella configurazione della app (il cosiddetto geofencing), e altri identificatori. Eppure nessuno dei quattro servizi esaminati permette la cancellazione dell’account. Ciò significa che quei dati rimarranno in mano alle aziende per un tempo indefinito, anche quando non si usa più il servizio. E ancora: una azienda riutilizza i dati personali dei bambini per scopi di marketing, le altre non danno informazioni al riguardo (che in genere non è un buon segno). Siamo di fronte a palesi violazioni del Regolamento privacy Ue e delle leggi a difesa dei consumatori, scrive in conclusione il dettagliato rapporto norvegese.  

Il parere delle associazioni  
“Prima abbiamo trovato problemi in bambole e giocattoli connessi, ora negli smartwatch per bambini, che è un settore più piccolo ma in crescita, dove le aziende cercano di avvantaggiarsi dell’interesse e della curiosità dei consumatori verso la tecnologia”, commenta per telefono a La Stampa Finn Myrstad, direttore dei servizi digitali del Norwegian Consumer Council. “Anche in questo caso abbiamo scoperto problemi grossi. E abbiamo avuto la riconferma che le aziende dietro a questi prodotti non si preoccupano né della privacy né della sicurezza. Pensiamo che dovrebbero esserci regole più stringenti su questo mercato rivolto ai bambini, regole che salvaguardino la sicurezza digitale, così come ci sono norme che vietano l’uso di materiali tossici o pericolosi nei giocattoli. Una volta anche sulle auto non erano obbligatorie le cinture di sicurezza. Dobbiamo introdurre l’obbligo di cinture di sicurezza anche per i prodotti connessi”.  
Già, perché l’analisi mirata del Norvwegian Consumer Council mostra solo la punta di un iceberg, a fronte di un numero crescente di dispositivi collegati a internet.  

“Il panorama desolante delineato dalla ricerca suggerisce che il mercato non sia ancora maturo per questo genere di prodotti e proietta inoltre delle ombre su tutto il mondo dell’Internet of Things (l’internet delle cose, ovvero gli oggetti connessi, ndr)”, commenta l’associazione italiana Altroconsumo, che ha già denunciato in passato una situazione poco chiara in merito al trattamento dei dati personali da parte di vari servizi cloud. “Fra vulnerabilità informatiche capaci di trasformare un oggetto utile in un subdolo nemico che opera indisturbato dentro le mura domestiche e comportamenti poco etici da parte dei produttori, i consumatori hanno moltissime ragioni per stare in allerta e informarsi il più possibile”. 


giovedì 19 ottobre 2017

Come non usare lo Smartphone: alcune indicazioni di buona educazione


(Credits: Maurizio Pesce)














Riprendo una nota di stamane di Rudy Bandiera che ha postato sulla sua pagina facebook, con indicazioni sul come NON UTILIZZARE lo strumento più diffuso e utilizzato al mondo, lo Smartphone. Nello specifico ecco alcune norme di EDUCAZIONE all'uso corretto e responsabile nel rispetto di sé e degli altri: 

Non scrivere quando sei in compagnia (phubbing)
Se sei con altre persone evita di avere il telefono in mano e di scrivere in continuazione. Non importa chi tu sia o quale ruolo occupi, non sta bene essere altrove con la testa mentre si è lì con il corpo. Metti via quel coso.

Non stare in mezzo agli altri a telefonare
Se sei per esempio a tavola con altre persone e ricevi una telefonata, non stare seduto a parlare perché la cosa costringerà gli altri a due spiacevoli conseguenze ovvero dover parlare piano per permettere ma te di sentire e anche di ascoltare la tua telefonata. Ma chi se ne frega delle tue cose, alzati e cambia stanza. Il che mi porta a una ulteriore riflessione.

Non sei obbligato a rispondere
Se sei in un momento come a tavola, o ti stai salutando con delle persone puoi non rispondere. Se il telefono squilla silenzia la suoneria, non lasciarla andare che è imbarazzante, e non rispondere. Saluta, bacia, abbraccia, fai quello che devi fare poi congedati e alla fine richiama. Fai una cosa alla volta, falla bene e non costringere gli altri a subire le tue cose. Manda eventualmente un messaggio preimpostato a chi ti chiamava dicendo che lo richiamerai.

Non selfarti in loop
Non ci sono cose più imbarazzanti, viste da fuori, dei selfie. Vedi le persone che fanno facce stranissime, che si sentono cool e mettono la bocca a culo di gallina. Non esagerare, ti prego, se non vuoi essere patetico.

Non condividere in continuazione
La condivisione è una ficata, io ci campo sulla condivisione e sui social, ma la condivisione digitale NON è tutto. Quando sei con gli altri non fare foto da sparare sui social in modo compulsivo. Goditi il momento, l’aria, la compagnia. Non comportarti come un drogato.

Disabilita le notifiche
Le notifiche sono il male dell’ultimo decennio, lo scrivo da tempo. Quindi LIBERATENE. Fatti un piacere, vivi leggero. Nel mio telefono ho levato TUTTE le notifiche sonore e di vibrazione, tranne SMS e telefonate. Non voglio che il mio telefono sia una tortura e non voglio che sia una tedia per gli altri.

A tavola bandiscilo
Mentre è divertentissimo twittare mentre si guarda la TV, perché la TV è per sua natura un momento individualistico e lo si rende sociale, non tenere il telefono sul tavolo quando mangi. Tanto se suona lo senti, se ti arriva un messaggio invece te ne sbatti.

Infine: non sei il suo schiavo (nomofobia)
Ricorda sempre che lo smartphone è un mezzo, è il tuo mezzo, il tuo strumento per rimanere in contatto con il mondo. il contatto con il mondo è il fine e lo smartphone è il mezzo.È bello, utile, affascinante ma è un mezzo e tu sei il suo padrone. Non fare che diventi il fine e non esserne schiavo

Aggiungerei :

- Non chattare né telefonare quando sei alla guida di un veicolo. Nuoce gravemente all'attenzione che dovresti tenere, evitando il peggio.

- Non guardare video in pubblico senza utilizzo di un auricolare.

- Non telefonare a lungo senza ausilio di un auricolare con cavo.

- Non telefonare (se possibile) laddove il segnale è molto debole (maggiori onde elettromagnetiche)

- Non telefonare quando sei in movimento (maggiori onde elettromagnetiche), se proprio devi farlo utilizza un auricolare.

- Non lasciare (se proprio non è indispensabile) lo smartphone accanto in camera da letto durante il sonno bensì attiva la modalità aereo.

- Non tenere il cellulare con segnale attivo nel taschino dei pantaloni né della camicia/giacca.

- Non utilizzarlo senza prima averlo protetto mediante una buona cover e la protezione del display (uno smartphone su tre che si vedono in giro sono con lo schermo rotto....)

- Non telefonare mentre sei al parco giochi o a spasso con i tuoi figli ma goditi il momento !

Infine, rivolgendomi a chi è genitore, ricorda che i tuoi figli oggi ancor più delle "pappardelle teoretiche" seguono gli esempi. Dunque sii un buon esempio per loro.


giovedì 12 ottobre 2017

Aumenta la dipendenza dalle notifiche: cos’è e come si manifesta?

Credo sia ormai difficile pensare ad una vita senza cellulare, anche perché il futuro è l’iperconnessione, basato sul connettere in rete tutto e tutti e dipendere sempre di più dai mezzi tecnologici. Lo smartphone è diventato parte integrante del nostro quotidiano, del nostro pensare, delle nostre relazioni, tanto che i nostri comportamenti sono aiutati e condizionati da un telefonino in grado ormai di fare tutto, dal ricordarci quello che dobbiamo fare, al contenere i nostri stati emotivi. Ciò che ci attrae particolarmente è proprio la funzione sociale che vanno a ricoprire le connessioni social.
Siamo diventati una generazione basata su una comunicazione costante e continuativa, incastrati in una rete che ci lega in un certo senso a tutti e tante volte un po’ meno a noi stessi.
La comunicazione è diventata instant, avviene in tempo reale, prevede anche risposte instant, annullando completamente il concetto di attesa: WhatsApp ormai veicola qualsiasi forma di relazione, c’è uno scambio di informazioni costante e continuativo, giorno e notte, senza sosta, altrimenti si rischia di essere tagliati fuori o di non essere informati su tutto quello che accade nella rete delle relazioni social.
Dipendenza da notifiche: cos’è e come di manifesta
L’uso quotidiano e comune che facciamo tutti dello smartphone rende spesso difficile tracciare un confine diagnostico tra “comportamento normale” e “comportamento patologico”.
È molto importante però fare una distinzione tra uso, abuso e dipendenza. Il problema non è infatti legato all’utilizzo dello smartphone, così come l’abuso e la dipendenza non sono legati al numero di ore trascorse in rete.
Si parla di USO quando si riesce a fare un utilizzo circoscritto a determinate situazioni, quando il comportamento è controllato e limitato, aspetto che esclude la quasi totalità di coloro che usufruiscono della rete. Il concetto di abuso, invece, ci riguarda molto più da vicino e ed è, insieme ai suoi derivati come la NOMOFOBIA, ossia la paura di rimanere senza telefono o connessione, il problema su cui riflettere visto che oramai non ci si rende neanche più conto di quanto si è dipendenti.
Si inizia a parlare di ABUSO e DIPENDENZA quando il tempo dedicato all’attività indicata si intensifica, quando il tutto diventa meno controllabile e inizia ad essere eccessivo e condizionante. Condizionamento, significa che senza la connessione non siamo sereni e tranquilli, che se ci tolgono il telefono pensiamo a quello che avremmo potuto fare con il cellulare e ci sentiamo in un certo senso tagliati fuori. Dobbiamo iniziare a fare attenzione quando il controllo dello smartphone diventa continuativo, quando avviene in automatico, quando si sente il bisogno di utilizzarlo, quando si percepiscono sensazioni sgradevoli nel momento in cui non si può avere accesso al cellulare e si prova sollievo quando si riesce a fare il check delle notifiche. Non si resiste all’impulso di dover controllare, anche quando si percepisce di averlo fatto poco prima o non c’è una reale motivazione, è una spinta interna che deve essere assecondata. Si parla di dipendenza anche quando c’è un’interferenza nelle attività quotidiane, come il lavoro o lo sport, e quando si arriva a danneggiare persino la qualità del sonno.

Le notifiche invadono i nostri spazi e la nostra mente

Le notifiche sono tutti quei messaggini che arrivano nel nostro telefono e che ci avvisano quando qualcuno ci ha scritto un messaggio, ci ha commentato, ha condiviso un post, messo un like, inviato una mail, inviato un audio ecc. Nello schermo dei telefoni compaiono scritte con colori diversi che ci segnalano tutte le attività in entrata e in uscita. Questi suoni, queste immagini troppo spesso ci condizionano e, non appena vediamo i numeretti delle notifiche sopra le app, scatta la curiosità di chi ci ha scritto, di chi ha messo il like, di cosa ci sia dietro quella notifica. Sentiamo l’impulso di aprire la app e di vedere cosa o chi troviamo dietro la notifica. Il numero di notifiche diventa anche indice di apprezzamento sociale o meglio social direi, di appagamento perché ci si sente ricercati e considerati. Serve anche per verificare la percezione che gli altri hanno di noi, come ci considerano, così come la loro presenza, far sapere che ci sono e che ci pensano. Possono diventare una conferma, un rinforzo e un contatto con l’altro.
Oltretutto oggi, non appena si aprono gli occhi ormai la prima cosa che si guarda, tendenzialmente, è lo schermo del cellulare appunto per controllare se sono arrivate le notifiche, mentre si è in bagno, mentre si mangia, si fa sport e qualsiasi altra attività lavorativa o ricreativa. Tante persone, e non solo adolescenti, si svegliano anche durante la notte per controllare il telefono, andando così ad intaccare la qualità del sonno. Inoltre, il livello di attenzione diventa più alto rispetto ai suoni e alle vibrazioni e ci fa stare continuamente in tensione per vedere se lo smartphone squilla o se ci cerca qualcuno. Neanche quando si guida, ci si riesce a staccare dal cellulare e l’inasprimento delle multe non ferma la curiosità di sapere chi ci cerca e l’ansia di essere sempre reperibili, a costo di mettere a repentaglio la nostra patente e soprattutto la nostra vita e quella degli altri.
L’ansia dell’attesa si somma alla curiosità, diventando un mix perfetto per creare una dipendenza da notifiche.

COME COMBATTERE LA DIPENDENZA DA NOTIFICHE

Il problema è quando si diventa schiavi, quando ci si isola e si dà troppo spazio al cellulare rispetto a ciò che accade intorno, quando si è condizionati nell’umore e in ciò che si fa.
Si può però mettere un freno a tutto questo e non farsi intossicare da un uso improprio di notifiche attraverso dei semplici passaggi:
1. Disattivare le notifiche più superflue, fare una selezione tra quelle più importanti e quelle meno rilevanti in modo tale che lo schermo non si illumini ogni secondo creando l’effetto curiosità.
2. Togliere la suoneria alle notifiche, suoni e vibrazioni ad ogni segnalazione creano solo un’inutile distrazione, catturano l’attenzione perché il cervello automaticamente penserà a leggere e a capire chi o cosa c’è dietro la notifica.
3. Evitare l’uso prima dell’addormentamento, non usare il cellulare come mezzo per facilitare il sonno perché crea attivazione cerebrale, e anche emotiva, in base a cosa vediamo e leggiamo, rischiando così di andare ad intaccare la qualità del sonno.
4. Non utilizzare il telefono durante la notte, togliere la suoneria o mettere il blocco delle chiamate in entrata e lasciar passare solo quelle più importanti e di emergenza. Se ci si sveglia e si prende in automatico il cellulare, rimetterlo a posto senza guardare le notifiche e le varie attività.
5. Non controllare lo smartphone appena si aprono gli occhi, lasciare risvegliare il corpo e i sensi. Prima di tutto non fa bene da un punto di vista fisico, la luce dello schermo fa male agli occhi, soprattutto quando si è in fase di addormentamento e di risveglio. In secondo luogo, si deve prima pensare a se stessi e poi agli altri. Non deprivarsi dei propri spazi e trovare il piacere di fare le attività quotidiane, anche senza l’accompagnamento dello smartphone.
6. Lasciare il telefono in tasca o in borsa, non in mano o sul tavolo, in modo tale che lo sguardo non ci cada ogni due secondi o che la mano non vada automaticamente sullo schermo per controllare se è arrivato qualcosa. Per combattere la dipendenza da notifiche dobbiamo annullare tutti gli automatismi legati all’uso improprio del cellulare.
7. Togliere alcune app dallo schermo del cellulare, soprattutto quelle legate ai social in modo tale che l’accesso non sia così diretto. Se si deve accedere attraverso internet, infatti, il passaggio non è più immediato, aumenteranno i tempi di visualizzazione tra una notifica e l’altra, si elimineranno gli automatismi di controllare senza neanche pensare o senza che ci sia reale esigenza e non si sarà più condizionati dai numeri sopra le app.
8. Stabilire dei tempi sulla durata del controllo dello smartphone e sul tempo che deve trascorrere tra un’entrata e l’altra. I tempi si devono man mano dilungare in modo tale che non si senta più il bisogno di controllare compulsivamente lo schermo del cellulare.
Dobbiamo imparare a gestirci, siamo noi che dettiamo le regole della nostra vita, non il telefono.

I diritti dei bambini verso il cyberbullismo e bullismo

Bulletti nelle scuole: ecco i passi da seguire per difendersi.
 Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca hanno promosso un Piano nazionale per prevenire e combattere il bullismo e il cyberbullismo in classe. Il Piano prevede la promozione di incontri di formazione e sensibilizzazione con gli studenti delle scuole secondarie per la conoscenza dei diritti e dei doveri in internet di cui ogni cittadino è titolare, con l’obiettivo di avviare un processo di educazione digitale: iniziative di formazione per i docenti e la progettazione di azioni finalizzate a sensibilizzare i ragazzi ad una riflessione sull’uso corretto della rete.

  1. I bambini hanno il diritto di frequentare scuole nelle quali vi siano docenti anti-bullo (che svolgono attività di prevenzione e di sostegno rispetto al bullismo ed al cyberbullismo) [1] dirigenti scolastici attenti che, in presenza di atti di bullismo, ne informino immediatamente i genitori o gli esercenti la responsabilità genitoriale [2].
  1. I bambini hanno diritto di ricevere il sostegno dalle autorità (che si è manifestato tramite la sensibilizzazione, la repressione e l’istituzione del numero 1.96.96) [3].
  1. I bambini hanno diritto di chiedere (anche senza l’ausilio dei genitori, qualora abbiano già compiuto 14 anni) al questore che ammonisca la persona che ha realizzato nei loro confronti atti di bullismo o di cyberbullismo, purchè non abbiano già presentato formale atto di denuncia-querela [4].
  1. I bambini hanno diritto di chiedere (anche senza l’ausilio dei genitori, qualora abbiano già compiuto 14 anni) al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o dei social media nei quali sono pubblicate le foto, i video e le informazioni (ritenuti atti di cyberbullismo) la cancellazione, la rimozione o l’oscuramento dei contenuti offensivi e denigratori.
  1. I bambini, in assenza di risposta alla richiesta di cancellazione o oscuramento, presentata al gestore del sito, hanno il diritto di ricorrere al garante per la protezione dei dati personali, il quale provvederà alla rimozione dei contenuti offensivi entro 48 ore.
  1. I bambini hanno il diritto di presentare formale atto di querela contro i responsabili delle azioni di bullismo o cyberbullismo compiuti nei loro confronti, ma solo con l’assistenza dei loro genitori (o di chi esercita la responsabilità genitoriale in loro vece). Potranno querelare il responsabile anche se avevano già chiesto (ma senza esito favorevole) l’intervento del questore.

mercoledì 4 ottobre 2017

Riprende la mia attività nelle scuole

Con l'inizio del nuovo anno scolastico riprende la mia attività di formazione rivolta a bambini/ragazzi, genitori, insegnanti e personale ATA delle scuole italiane, con un approccio differenziato a seconda del tipo di scuola, circa "Educazione alla Cittadinanza Digitale" e prevenzione "Cyberbullismo". Fra gli obiettivi perseguiti :

Promuovere e diffondere la cultura del possibile uso consapevole, sano, legale e sicuro di Internet e dei Social Media

Sensibilizzare ed aggiornare i ragazzi su temi quali le potenzialità del web, la legalità e sicurezza informatica, i rischi e pericoli della Rete e dei Social Network, tutela della privacy, diritto d’autore, cyberbullismo, reputazione online e protezione dei dati personali, codice etico della Rete

Indicare gli strumenti tecnologici di protezione, controllo e monitoraggio delle attività dei ragazzi online

Arginare  il fenomeno della dipendenza dalle nuove tecnologie fornendo le giuste indicazioni educative

Educare a riconoscere i contenuti affidabili in Rete. Riconoscere le bufale, post verità e fake news

Guidare all’utilizzo delle licenze software e dei contenuti multimediali online: copyright, pubblico dominio e open licensing


Attività svolta nelle scuole



lunedì 15 maggio 2017

Mitigare gli effetti di WannaCry (WCry, WannaCriptOr)

Risultati immagini per wannacryLa campagna ransomware WannaCry, che sta affliggendo oltre 100 paesi in tutto il mondo, sta provocando danni molto elevati, sia sotto il profilo strettamente economico, che in termini di informazioni che non sarà più possibile recuperare.

In questo documento sono riportate una serie di azioni che possono essere assunte per mitigare l’impatto della campagna, soprattutto cercando di evitare l’estensione della compromissione a sistemi che non sono già compromessi. È abbastanza evidente che laddove i dati siano stati già cifrati l’unica strategia possibile è il ripristino da una copia di backup non toccata dal malware. Nell’ultima sezione sono contenute alcune considerazioni su quanto fare per il ripristino in questi casi.

Protezione dalla compromissione
L’unica vera protezione dalla compromissione è l’eliminazione della vulnerabilità attraverso l’istallazione della patch sviluppata e pubblicata da Microsoft con il Microsoft Security Bulletin MS17-010-Critical:


Nel Blog della società sono reperibili ulteriori informazioni utili:
Protezione contro l’azione del malware si può ottenere attraverso l’antivirus, che deve essere aggiornato ad una versione successiva rispetto a quella pubblicata da ciascun produttore dopo il 12 maggio.

È fondamentale tenere presente che se l’antivirus ha il vantaggio di poter “ripulire” una macchina compromessa, cosa che la sola istallazione della patch non può fare, d’altra parte la vulnerabilità non eliminata potrebbe essere sfruttata da una nuova versione del malware che sfugge al controllo dell’antivirus. Perciò è tassativa l’istallazione della patch.

Ulteriori misure atte a ridurre la probabilità di compromissione, e quindi l’estensione di questa, sono:
  1. Blocco del protocollo SMB sulla frontiera;
  2. Disattivazione del protocollo SMB ove non specificamente richiesto;
  3. Blocco sulla frontiera del traffico diretto verso indirizzi ed URL indicati nelle raccolte disponibili sui siti specializzati, quali, ad esempio AlienVault e US-CERT
Riavvio delle macchine spente
Le macchine che erano spente al momento della diffusione, per altro molto rapida, del malware e non sono state accese sono sicuramente indenni; vale perciò la pena di usare qualche accorgimento per evitare che la compromissione presente in altri sistemi possa estendersi anche ad esse.

Contemporaneamente l’accensione di una macchina compromessa può provocare la compromissione di tutti i sistemi presenti sulla stessa rete. Ne segue che è opportuno procedere all’accensione dei sistemi con particolare cautela.

La procedura che segue consente di ridurre sensibilmente i rischi legati alla riaccensione di un sistema spento senza richiedere particolari conoscenze tecniche, per cui può essere eseguita, almeno nel caso di reti wired, anche da utenti non particolarmente esperti:
  1. Prima di accendere la macchina scollegarla dalla rete locale, disconnettendo il cavo di rete (nel caso di connessioni Wi-Fi occorre disabilitarne l’interfaccia prima che avvenga il caricamento del sistema operativo, tale operazione può non essere alla portata dell’utente).
  2. Accendere la macchina scollegata e verificare che l’avvio (bootstrap) avvenga regolarmente. Se si verificano eventi anomali, quali ad esempio ritardi molto prolungati, comparsa di messaggi insoliti, etc., non procedere oltre nel riavvio e chiedere il supporto esperto.
  3. Se l’avvio è avvenuto regolarmente, aprire una sessione ed effettuare sull’hard disk della macchina una ricerca per file il cui nome abbia l’estensione .wncry. La ricerca deve terminare senza individuare alcun file, se invece ne viene individuato qualcuno non procedere oltre nel riavvio e chiedere il supporto esperto.
  4. Se è stato superato il passo precedente, prima di collegare il sistema alla rete chiudere tutte le applicazioni, in particolare quelle di posta elettronica, che dovessero essere state avviate automaticamente all’apertura della sessione.
  5. Ricollegare il sistema alla rete locale e forzare l’aggiornamento dell’antivirus. Attendere che tale operazione sia completata prima di aprire qualsiasi applicazione, in particolare non accedere in nessun modo a sistemi di posta elettronica. Dopo il suo termine il sistema può essere utilizzato normalmente.

Particolare attenzione deve essere posta nella gestione dei messaggi di posta elettronica, che potrebbero essere utilizzati come vettore primario di infezione laddove sulla frontiera fosse bloccato il protocollo SMB, come consigliato al punto (1) dell’elenco contenuto nella sezione precedente. In generale debbono essere scrupolosamente osservate le seguenti regole:
  • Non aprire mail inattese o comunque di provenienza incerta, evitando nel modo più assoluto di aprire allegati di cui non si conosce la natura e l’origine.
  • Non cliccare per nessuna ragione su link contenuti all’interno di mail di cui non sia assolutamente certa la provenienza, verificando direttamente con il mittente (e.g. telefonicamente) l’effettivo invio da parte sua del messaggio.
La sicurezza non è mai assoluta
Le indicazioni contenute nel presente documento sono essenzialmente regole di buon senso che riducono il rischio di compromissione da parte di WannaCry, ma non possono annullarlo, anche perché gli attaccanti individuano continuamente nuove strategie per aggirare le misure di contrasto messe a protezione dei sistemi.

Per altro l’accento è stato posto sulla semplicità di attuazione, piuttosto che sulla completezza della copertura dei casi che possono verificarsi.

giovedì 11 maggio 2017

Attività formativa scuole 2017-2018 : Educazione e cultura digitale

Per l'anno scolastico 2017-2018 è mia intenzione attivare una serie di contatti con scuole, associazioni e aziende per pianificare un'attività formativa sul territorio nazionale mirata ad incrementare il livello di conoscenza e preparazione dei bambini/ragazzi circa l'approccio a Internet, Social Network, sistemi di comunicazione e condivisione,  nell'ottica della prevenzione fenomeno del CYBERBULLISMO, con una particolare attenzione alle seguenti tematiche:

  • Rischi e pericoli della Rete
  • Tutela Privacy online
  • Prevenzione pedopornografia e grooming
  • Social Network e Comunicazione online: guida all'uso
  • La sicurezza e la protezione del dato digitale
  • Personal e Brand Reputation
  • Cyberbullismo e Cyberstalking: conoscerlo per prevenirlo
  • Dipendenza da internet e videogiochi: modalità di intervento
  • Diritto d'autore : tipologie licenze per contenuti
  • Gestione policy/regolamenti istituto e segreteria scolastica

L'obiettivo PRIMARIO è, oltreché formare i bambini della scuola primaria e della scuola media inferiore, sensibilizzare e informare DOCENTI E GENITORI fornendo altresì un feedback su come si comportano i bambini/ragazzi in Rete e con gli attuali strumenti di comunicazione e socializzazione.

Dirigenti scolastici, insegnanti, educatori e genitori interessati ad un progetto mirato in tal senso possono contattarmi all'indirizzo email: mauro.ozenda@gmail.com .


Alcuni dei miei corsi 








martedì 2 maggio 2017

Le nuove figure professionali in ambito ICT: il lavoro del prossimo futuro

Hays Italia ha stilato la classifica delle dieci figure professionali su cui si concentreranno le attenzioni dei recruiter nel 2017delineando i profili e le skill di cui hanno bisogno le imprese che hanno intrapreso processi di trasformazione digitale.

1. Data Scientist

Un professionista con un background accademico molto forte (Master o Dottorato di Ricerca) in discipline quali Statistica, Matematica, Fisica o Economia e profonde conoscenze di Data Mining e Machine Learning. Un bravo Data Scientist è in grado di identificare e risolvere problemi altamente complessi legati al business, utilizzando tool di analisi avanzati tra cui programmi di statistica come Python, R o Spark.

2. Data Architect

Dalla definizione dello storage alla progettazione di un’infrastruttura per la gestione di dati non strutturati, un bravo Data Architect è capace di dare vita a soluzioni di successo per affrontare al meglio lo scenario dei Big Data.

3. Insight Analyst

Lavorando fianco a fianco alle divisioni marketing e prodotto, gli insight analyst utilizzano strumenti di analisi statistica per ricavare, da grandi quantità di dati, informazioni a supporto delle strategie di acquisizione e fidelizzazione dei clienti. Dal punto di vista tecnico, gli insight analyst hanno competenze su uno o più strumenti di analisi statistica come SQL, SAS e SPSS.

4. Big Data Engineer

Con l’avvento dei Big Data, le strutture tradizionali per la gestione dei dati non sono più sufficienti. Per questo la figura del Big Data Engineer è chiamata a realizzare e amministrare strutture in grado di gestire quantità di dati ampie e complesse attraverso database NoSQL come MongoDB. Molte aziende utilizzano il framework Hadoop insieme a strumenti avanzati come Hive, Pig e Spark, ma le infrastrutture per la gestione dei Big Data sono davvero numerose.

5. Sviluppatori Software

Il boom dei Big Data ha portato a un considerevole aumento delle aziende che realizzano applicazioni web-based. Ormai infatti è prassi combinare i tradizionali tool per lo sviluppo di software come Javascript, C# e PHP con framework basati sul linguaggio Python come Django, Pyramid o Flask.

6. Esperti in visualizzazione

Con il boom delle dashboard e degli strumenti di visualizzazione dei dati, sono sempre più richiesti sviluppatori che abbiano competenze anche nell’utilizzo di piattaforme di analisi dati come Tableau, Qlikview/QlikSense, SiSense and Looker. Stanno ottenendo inoltre grande riconoscimento professionisti con esperienza nell’uso di tool quali d3.js per la creazione di visualizzazioni interattive e di browser web.

7. Sviluppatore BI

Un tempo prerogativa delle divisioni finance e commerciale, la business intelligence costituisce oggi un comparto a sé con sviluppatori che hanno come obiettivo principale proprio la realizzazione di dashboard pronte all’uso per facilitare il compito dei manager che, in questo modo, possono ottenere informazioni chiave sulle performance aziendali al fine di rivederle e migliorarle.

8. Data Engineer


La Business Intelligence e la Data Science non possono prescindere dall’avere a disposizione strutture di dati ben organizzate e pronte all’uso ottenute anche attraverso l’impiego di tool di gestione come SQL Server, Oracle e database SAP. Un professionista esperto nella gestione di dati e processi ETL (Estrazione, Trasformazione e Caricamento) rappresenta un must per molte aziende.

9. Campaign Analyst/CRM Analyst

I campaign analysts sfruttano le loro competenze nell’utilizzo di Excel e di strumenti per l’analisi di dati come SQL per fornire una fotografia dettagliata dei consumatori, permettendo così alle campagne di digital marketing di raggiungere il corretto target audience. Se a ciò si aggiunge poi l’utilizzo di software per la gestione delle campagne come Adobe Campaigns, le aziende possono assicurarsi che le loro strategie marketing colpiscano nel segno andando a soddisfare i bisogni reali del mercato di riferimento.

10. Chief Data Officer (CDO)

Il numero di questi professionisti è passato da soli 400 nel 2014 a oltre 1000 nel 2015 e si stima che per il 2019 il 90% delle grandi aziende avrà un Chief Data Officer. Il ruolo del CDO è variegato e complesso e comprende un ventaglio di competenze tra cui data infrastructure, data governance, data security, business intelligence, analisi degli insight e analisi avanzata.

Fonte: Digital4

mercoledì 26 aprile 2017

Le regole di Bill Gates: niente cellulare prima dei 14 anni e vietato telefonare a tavola

Bill Gates è uno degli uomini più ricchi del mondo, per svariati anni il più ricco. Però sotto questa dura scorza coperta da milioni di dollari si nasconde un padre che vuole dare delle regole ben precise ai propri figli.
Bill e Melinda hanno tre figli: Jennifer Katharine (nata nel 1996), Rory John (1999) e Phoebe Adele (2002). Tutti e tre hanno ora un cellulare, ma fino a 14 anni non è stato loro permesso di possederne uno. “Non abbiamo mai voluto che accedessero a ciò prima dei 14 anni, anche se si lamentavano di non essere “al passo” con i loro compagni di scuola e con gli amici“: ecco le parole di Bill al Mirror.
L’uso della tecnologia a casa Gates è limitatissimo, nonostante quella stessa casa sia stata costruita grazie alla crescita dell’impero informatico Microsoft. “Abbiamo fissato un orario preciso oltre il quale vanno spenti telefoni, televisori e computer. Quando erano più piccoli questa regola li aiutava anche ad andare a dormire a un’ora ragionevole. Inoltre non portiamo mai i cellulari a tavola: disturbano momenti importanti per la famiglia come lo sono i pasti“.
Se la famiglia Gates, per la sua straordinaria specificità (sia per il livello di benessere sia per il lavoro di Bill), sembra una mosca bianca, ecco una conferma indiretta. In un’intervista al New York Times il compianto Steve Jobs, fondatore di Apple, aveva dichiarato di limitare l’uso della tecnologia in casa sua. A questo punto la conclusione ovvia è che chi conosce a fondo i lati negativi della tecnologia ha anche gli strumenti necessari per limitarne i danni – almeno per i propri familiari.
Non è la prima volta che Bill Gates rilascia dichiarazioni non convenzionali riguardo alla propria famiglia. Recentemente aveva spiegato che i suoi figli non erediteranno tutta la sua fortuna: il totale (da dividere per tre ovviamente) non sarà superiore ai due terzi. Buona parte della loro eredità sarà infatti destinata a enti caritatevoli per l’infanzia, l’educazione scolastica e sessuale nei paesi in via di sviluppo. Questo sforzo è appaiato a quello della fondazione dei genitori, la già celebre Gates Foundation.