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mercoledì 30 settembre 2009

Scuola, il libro di testo è “aperto” e on line


Anche se pubblicato nell'aprile 2007, ho deciso di pubblicare questo articolo apparso sul quotidiano on line Primadinoi.it che ritengo a tutt'oggi possa essere d'aiuto alle scuole e ai ragazzi degli istituti secondari di 1° e 2° grado.
Libri a fascicoli, più leggeri per le spalle dei giovanissimi. Ma anche libri “aperti” in continua evoluzione, cambiamento e soprattutto aggiornamento. Tutto questo è stato ideato da un nuovo editore, che pubblica libri (soprattutto scolastici) solo su cd, in formato Pdf, stampabili fronte-retro in A4, predisposti per essere conservati in cartelle ad anelli, con possibilità per docenti e studenti di interagire coi loro contenuti, coi loro autori in appositi forum, quindi con possibilità di modificarli e di aggiungere propri contributi. L’idea è della Bbn, editore esclusivamente on line, e che ha inaugurato il sito internet da poche settimane. Il vecchio libro è destinato alla soffitta? Probabilmente ci vorrà un po’ di tempo, ma l’idea sembra di quelle buone e consente anche un notevole risparmio, di energie e di soldi. La licenza d'uso del cd potrebbe comprarla la scuola d'appartenenza dello studente e poi all'atto dell'iscrizione, quando gli si chiedono soldi per assicurazioni e fotocopie, basterebbe fargli pagare qualcosa per il cd di storia, letteratura. Niente in confronto all’enorme dispendio economico con cui i genitori fanno i conti ogni anno. In più per la scuola c’è la possibilità di revisionare, a seconda delle specifiche esigenze dei docenti, i contenuti. Tra i vantaggi, quindi, libri di testo non più chiusi ma aperti (work in progress), fine della schiavitù editoriale che caratterizza il mondo scolastico, risparmio notevole di soldi e di carta, pesantezza degli zaini risolta, nessun problema Siae. «Non sono testi progettati per la stampa e semplicemente "girati" su un supporto diverso», spiegano i responsabili, «ma sono testi concepiti in modo da sfruttare le possibilità che la tecnologia del multimedia offre con percorsi didattici il più possibile componibili, sfruttando la [s]composizione a fascicoli, la possibilità di integrare online ogni opera, l'aggiornamento in tempo reale senza i problemi (e i costi) delle ristampe. Gli aggiornamenti infatti saranno scaricabili online gratuitamente». Inoltre, nel sito della casa editrice si possono trovare sezioni interattive per la collaborazione on-line tra autori e insegnanti e tra autori e studenti (forum di discussione, spazio web per la raccolta di progetti e contributi, giochi di ruolo storici come nuove forme di apprendimento ludico).

SAPERLO.IT: UN PORTALE DI GUIDE ON LINE



Saperlo.it è il primo sito Internet in Italia in cui puoi scoprire come fare praticamente di tutto, seguendo le istruzioni, passo dopo passo, delle sue guide.
Tutti coloro che vogliano condividere le loro conoscenze in rete possono farlo inserendo delle guide che possono essere utili a chiunque. Nello specifico può esserci la guida sul come fare un risotto di mare piuttosto che come evitare lo spreco dell'acqua o come mettere in sicurezza il proprio PC o come creare un antipulci naturale per il proprio cane. L'idea del portale è buona anche perché consente di condividere conoscenza dando anche un simbolico rimborso spese a coloro che mettono il loro sapere a disposizione degli altri (5 euro a guida). Possiamo considerarlo un "Motore di Ricerca delle Guide On Line" che prendono in considerazione le principali tematiche quali Affari e Finanza, Animali domestici, Arte e cultura, Auto e Moto, Bellezza e stile, casa e giardino, computer ed internet, elettronica di consumo etc. Personalmente ho trovato molto interessante la sezione relativa alle guide sulla Sicurezza Informatica, un contentrato di informazioni che possono essere di aiuto a tutti arrivando con rapidità alla risposta ai propri quesiti.

A scuola con Google Docs


Google ha messo a disposizione una nuova serie di funzionalità per il suo servizio Docs appositamente studiate per la scuola. Le nuove opzioni semplificano l'editing dei testi e la condivisione dei documenti e mirano ad ampliare il numero di utenti

Tempo di aggiornamenti per Google Docs, la suite di applicativi per la produttività offerta online dal celebre motore di ricerca. Il servizio è stato da poco reso "school friendly" grazie all'introduzione di alcune nuove funzionalità studiate appositamente per gli studenti e per i docenti. Attraverso la recente innovazione, Google mira ad ampliare ulteriormente il numero di utenti che quotidianamente utilizzano le soluzioni messe a disposizione dal suo Docs. Abbiamo fatto i nostri compiti durante l'estate per rendere il vostro anno scolastico più semplice. Oggi lanciamo una serie di nuove funzionalità molto utili sia per gli studenti che per gli insegnanti. Parlando con cognizione di causa, siamo stati anche noi studenti, sappiamo che queste funzioni potranno tornarvi utili ogni giorno» si legge in un post da poco pubblicato sul Google Student Blog. Oltre a una nuova serie di opzioni per la formattazione e la stampa, le nuove funzionalità comprendono anche un sistema di traduzione e la possibilità di utilizzare un maggior numero di temi predefiniti. Oltre a fornire la traduzione dei testi nelle principali lingue, il sistema integrato in Docs consente anche di ricercare il significato di una singola parola e visualizzarne le definizioni provenienti da molteplici dizionari senza dover abbandonare la pagina nella quale si sta lavorando al proprio documento. Gli sviluppatori di Google hanno poi migliorato sensibilmente le opzioni di formattazione delle pagine nei documenti di testo, inserendo nuove funzionalità legate alle note a piè di pagina e all'interlinea. Le note possono essere anche stampate in una sezione a parte al fondo del proprio documento, sempre in automatico.

martedì 29 settembre 2009

Software Sicurezza: disponibile Microsoft Security Essentials


Dopo un'intera giornata di attesa, finalmente Microsoft ha rilasciato ufficialmente la prima versione definitiva di Security Essentials, l'antivirus gratuito di casa Microsoft.

Microsoft Security Essentials versione definitiva è lo strumento di sicurezza adottato da Microsoft per fornire una protezione ad alto livello contro virus, spyware, trojan, worm ed altre applicazioni malware. Studiato per un utilizzo da parte di un'utenza poco esperta, Microsoft Security Essentials protegge dai pericoli presenti nella rete, in quanto il programma si occupa di monitorare il PC e di rilevare ed eliminare eventuali minacce che tentano di infettare il sistema.
L'applicazione viene eseguita in background ed utilizza un minimo delle risorse del PC in modo da non comprometterne le prestazioni, riducendo al minimo i moduli e le funzioni necessarie. La scansione programmata avviene quando il sistema è in uno stato non operativo, mentre gli aggiornamenti vengono installati automaticamente e in background attraverso Microsoft Update. L'interfaccia principale di Microsoft Security Essentials è semplice ed essenziale, consente di verificare velocemente lo stato della protezione in tempo reale e degli aggiornamenti. L'utente può scegliere tra tre diverse modalità di scansione del sistema: Quick, Full e Custom. La prima è la più veloce ma ricerca i malware solo in aree specifiche, la seconda è più lenta ma controlla tutto il sistema, mentre nella terza è possibile modificare le impostazioni in base alle proprie esigenze. Il menu opzioni consente di impostare delle azioni programmate, come ad esempio escludere file o processi dalle analisi, includere i dischi rimovibili nelle scansioni, creare un punto di ripristino. Microsoft Security Essentials non prevede la presenza di un firewall e alcuni strumenti per la condivisione dei file.
Per approfondire l'argomento vai all'articolo su Sicurezza.html.it
La versione per Microsoft windows XP è disponibile a questo link

Rimosso da Facebook il sondaggio per uccidere Obama



Il presidente Obama dovrebbe essere ucciso? A chiederlo è un utente del social network, che subito ha rimosso l'applicazione. Il Servizio Segreto indaga.

Sono riusciti a votare in 731 prima che il sondaggio sulla necessità o meno di uccidere il presidente americano Barack Obama venisse tolto da Facebook.
Domenica scorsa un utente - le cui generalità non sono state rese note - aveva pubblicato un sondaggio tanto aberrante quanto chiaro: "Il presidente Obama dovrebbe essere ucciso?" si chiedeva.
L'utente forniva quattro possibilità: Sì; No; Forse e Sì, se taglia la mia assistenza sanitaria.
Subito gli uomini del Servizio Segreto - cui spetta il compito di difendere il presidente degli Stati Uniti - si sono messi in moto per rintracciare l'autore del sondaggio, che a quel punto era stato già tolto dai gestori di Facebook su segnalazione di alcuni utenti.
La possibilità che si trattasse di una goliardata, per quanto di cattivo gusto, è stata anche presa in considerazione ma senza escludere quella che si trattasse di qualcuno con intenzione serie: "Abbiamo adottato le misure necessarie per concludere al più presto l'indagine. Noi prendiamo questo tipo di iniziative molto seriamente" ha dichiarato un portavoce del Secret Service.
Intanto l'applicazione usata dal singolo utente per proporre il sondaggio è stata sospesa e non sarà più riammessa all'interno del social network.

Scoperte vulnerabilità in alcune applicazioni di Facebook

Le scoperte di bug e problemi di sicurezza arrivano spesso da chi, per tanto tempo, ha lavorato analizzando e scoprendo falle presenti anche in altri servizi e applicazioni. La segnalazione questa volta arriva da Unu, l’hacker che tempo fa aveva scoperto dei bug nei siti delle aziende di sicurezza Kaspersky e BitDefender. Unu questa volta si è dedicato all’analisi approfondita di alcune applicazioni che vengono utilizzate dagli utenti di Facebook, scoprendone parecchie con problemi abbastanza gravi.
Si tratta di alcune falle di tipo cross-site scripting presenti, tra le applicazioni scoperte dell’hacker rumeno, anche in cinque piccole apps della società Newscloud. Anche questa volta il problema si presenta non facile da contenere. Sembra infatti, da quanto ha dichiarato Unu, che chiunque abbia gli strumenti adatti possa facilmente accedere alla linea di comando e compiere qualsiasi azione, anche molto pericolosa, sul computer della vittima.
Dal canto suo, Newscloud ha fatto sapere che il team di sviluppo dell’azienda si è attivato per mettere offline temporaneamente le applicazioni incriminate, fino a quando non verranno risolti i problemi indicati dall’hacker.

Come Scoprire Se Un Indirizzo E-mail Esiste

Hai un indirizzo e-mail. Vuoi sapere se realmente esiste. E’ inutile che continui a guardarlo: non ti dirà assolutamente nulla. Devi passare dalle parole ai fatti! E subito, anche! Ho il servizio che fa al caso suo. Non ha nome più azzeccato: Verifica email.
Verifica email permette infatti di verificare se un indirizzo e-mail esiste. In questo modo, possiamo scoprire, senza inviargli una e-mail, se realmente funziona. Il tutto, ovviamente, gratuitamente. Ecco come fare.
Collegati sul sito Internet Verifica email e fai click sulla voce verifica email online presente nel menu. Nella pagina Web che si apre, digita l’indirizzo e-mail di cui vuoi verificare l’esistenza.
Dopo aver digitato l’indirizzo e-mail da verificare nel campo di testo, fai click sul pulsante Verifica email per avviare il processo di verifica. Nella pagina Web che si apre, viene mostrato l’esito. Se appare la voce Risultato: Ok, l’indirizzo e-mail esiste. Negli altri casi, si tratta di un indirizzo e-mail non funzionante.

lunedì 28 settembre 2009

Gelmini: ‘Rai e Tv private hanno il dovere di educare i giovani’. Bollino verde per programmi di interesse pubblico finanziati dal canone



Nonostante i nuovi mezzi di comunicazione e il boom di internet, sono ancora tanti i giovani che passano molto tempo davanti alla televisione che resta un medium fondamentale per la loro formazione.
Di questo è convinta il Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che in un’intervista a Mattino 5 ha parlato della responsabilità della Tv nell’educazione delle nuove generazioni.

“I giornali, i media sono molto attenti al tema della libertà di stampa. Non credo che in Italia sia in pericolo, basta guardare la Rai e sfogliare i giornali per rendersene conto. Certo - ha osservato - sono maggioritari quelli contrari al premier ma non è certo il presidente del Consiglio a lamentarsi della mancanza di libertà di stampa”. “Sono sorpresa però - ha aggiunto la Gelmini - che non si discuta mai di come i media toccano il tema dell'educazione, c’è un'invasione di campo da parte loro. Mi piacerebbe vedere programmi per l'infanzia, per i bambini, per i pre-adolescenti e per gli adolescenti, ma non c’è una programmazione pensata per queste fasce di età. Più che di libertà di stampa quindi, parlerei di responsabilità della stampa e dell'opportunità di colmare questa pesante lacuna. Un dovere - ha commentato - che compete a Mediaset, le tv private ma in particolar modo spetta a chi svolge un servizio pubblico”. Il Ministro ha, quindi, lanciato una proposta: “… si potrebbe mettere un bollino verde, come quello per i minori, ma per vedere quali programmi sono di interesse pubblico. E poi finanziare solo quelli con i soldi del canone Rai”.
Secondo la Gelmini, una Tv più attenta ai ragazzi si occuperebbe magari di “bullismo”, “disturbi alimentari”. Quanto alla trasmissione Annozero di Santoro, il Ministro afferma che “è talmente fazioso da essere un vantaggio per il centrodestra”, “di sicuro non è un programma educativo”, “ma le tribune politiche sono quasi tutte così”, e mette in evidenza “una gioventù stanca, rassegnata, ma soprattutto politicizzata che non rappresenta la situazione reale”.
All’interno della scuola, riforme in atto. Sicuramente la Gelmini vuole “un ritorno alla serietà e al rigore”, che “sono elementi positivi che anche le famiglie, secondo recenti sondaggi, ritengono utili”. Per il Ministro quella del maestro unico è una “scelta che ci allinea all'Europa e poi il bambino nei primi anni della sua esperienza scolastica ha bisogno di un punto di riferimento forte”. Quanto al voto in condotta reinserito nella media che determina promozione o bocciatura, “se c’è un principio che accompagna la riforma nel suo complesso è la volontà che a scuola si torni ad educare, mentendo al centro lo studente e con l'attenzione anche ai comportamenti”, ha sottolineato la Gelmini che ha aggiunto: “Certo non è mai bello quando un ragazzo perde l'anno ma una scuola che promuove tutti rinuncia a formare i ragazzi”.
La complessiva funzione educativa della scuola “è troppo importante per affrontare questo tema in modo rassegnato o pressappochista”, ha aggiunto, per la quale “la sinistra è sorpresa di fronte a un governo che punta sulla scuola, che la pone al centro della sua attività” per andare oltre “la scuola post sessantottina, autoreferenziale, scollata dal mondo del lavoro che mette in difficoltà i giovani di oggi”. Sempre riferendosi alle polemiche sulle sue riforme, Gelmini ha poi affermato che “la scuola non è di destra né di sinistra e nemmeno del sindacato”, lamentando che “ogni riforma viene stravolta nella sua portata, nel suo significato”. Il 6 ottobre 2009, a Roma, ore 9.00 – 13.30 appuntamento per il workshop “Liquidi, veloci, mobili: contenuti digitali e risorse della conoscenza” Promosso dalla Fondazione Luca Barbareschi e organizzato da Key4biz, con il sostegno di Eutelsat e Sielte. Parteciperanno i rappresentanti di istituzioni, imprese, enti di ricerca, esperti.

Cellulare e internet, i soli svaghi dei giovani



Una ricerca britannica conferma gli studi italiani: i ragazzi dagli 8 ai 18 anni usano troppo il pc per collegarsi a internet e tantissimo il telefonino. E gli esperti inglesi lanciano l'allarme. Rispondere ai messaggi o chattare sui social network può avere un impatto negativo sul livello di attenzione. In Italia la questione è già stata studiata, ma forse un ulteriore monito dall'estero può aiutare a cambiare abitudini...

Ora sarà più facile crederci. Anche i genitori italiani dopo aver letto i giornali italiani, aver ascoltato le radio italiane, e visto i tg italiani, capiranno che la ricerca italiana può trovare conforto anche in quella britannica. Nel senso che da anni timidamente ci permettiamo di ripetere che i nostri ragazzi dagli 8 ai 18 anni usano troppo il pc per collegarsi ad internet e tantissimo il cellulare. Marco Pratellesi qualche giorno fa sul Magazine del Corriere ha scritto un articolo intitolato “distrazioni tecnologiche” in cui illustra uno studio della Northampton Business School- Techno Addicts: Young Person Addiction to Technology . Ha snocciolato cifre che avevamo avuto in una decina di anni di ricerca diffuso, timidamente, anche noi sull'uso delle nuove tecnologie da parte dei nostri bambini e ragazzi. Secondo questo nuovo studio britannico su un campione di 267 studenti tra gli 11 ed i 18 anni, il 63% dice di dipendere da internet, l'80% dichiara di aver iniziato a navigare a 10 anni, il 58% ha usato il cellulare tra gli 8 e i 10 anni e si registrato su un social network entro i 13 anni. Ed ancora il 17% dedica 3 ore al giorno al cellulare, il 26 % passa 6 ore al giorno al pc e 2 ore al giorno sui social network. L'articolo prosegue con un richiamo all'appello lanciato dai ricercatori britannici che “il massiccio utilizzo di cellulari e computer può avere un impatto negativo sul livello di attenzione”. E li ricasca l'asino: errori di ortografia, abbreviazioni gergali e apprendimento difficoltoso perché questi ragazzi si fermano spesso durante lo studio per rispondere ai messaggi o interloquire sui social network.
Niente di nuovo. La situazione italiana è forse peggiore di quella britannica. I bambini già in quarta o quinta elementare entrano in possesso del cellulare che è il regalo per la prima comunione. Ha sostituito la vecchia bicicletta, che i nostri genitori o i nostri nonni ci regalavano 30 anni fa. I nostri ragazzi italiani i digitali nativi e gli adolescenti digitali, bambini e ragazzi capaci di fare più cose contemporaneamente il pomeriggio entrano nella loro stampa e iniziano le attività che dovrebbero essere soltanto di studio ma che poi non lo sono. Hanno sul tavolo uno o due cellulari, il libro aperto il pc acceso con il collegamento a Facebook o altri social network, ascoltano musica con le cuffiette e magari tengono anche lo schermo acceso della tv, non si sa mai. Quante ore utilizzano le tecnologie cumulando l'uso degli strumenti? Tante. Dalle ricerche che abbiamo fatto in giro per l'Italia possono arrivare anche ad 8 ore. Abbiamo cercato di raccontarlo anche ai genitori durante incontri organizzati per capire. Abbiamo spiegato loro che oltre a tutto quello che abbiamo raccontato ci sono anche i videogiochi. E questi strumenti non sono dei diavoli da cacciare, ma strumenti, appunto, da saper usare con intelligenza ed anche buon senso. Mi chiederete: ha senso ripeterlo spesso? Per noi si. Così magari nel frattempo arrivano altre ricerche straniere e qualcuno ci crede. Noi italiani siamo esterofili per natura. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che dall'estero ci spiega che dovremmo concentrarci e capire cosa sta accadendo. Si evitare le distrazioni proprio come quando i bimbi o i ragazzi tentano di studiare. Ma è più forte di noi...non ce la facciamo. Non ne siamo capaci.

Internet: cybercrime più redditizio del narcotraffico? Crescono i business illeciti online, dal furto dati alla pedopornografia

Identità digitali rubate al ritmo di una ogni tre secondi, più di un milione di nuove minacce alla sicurezza informatica in appena un anno e un giro d'affari che si stima superiore a quello del narcotraffico. Sono i numeri della criminalità online secondo uno studio elaborato da Symantec, che avverte: "Tutti coloro che navigano sono vulnerabili. I cattivi sono là fuori e sono organizzati, sofisticati. E l'impatto delle loro azioni è ampio e devastante".

Secondo il rapporto, vengono infettati 50 mila computer ogni giorno e circa un utente su due ha perso per sempre dei dati a causa di infiltrazioni di cybercriminali nel Pc o del crash dell'hard disk. Un pericolo costante e in crescita vertiginosa.
Secondo i dati contenuti nello studio, le minacce informatiche che sono salite nel solo 2008 da 624.267 a un milione e 656.227 unità e hanno creato una vera e propria economia parallela, un mercato nero dove i criminali telematici, che somigliano sempre meno ai vecchi, quasi romantici, 'hacker' e sempre più a membri di una cosca mafiosa, possono vendere e acquistare informazioni personali o programmi per attaccare sistemi informatici. E, come in ogni mercato, tutto ha un prezzo. Far ospitare su un sito un messaggio fasullo attraverso il quale appropriarsi dei dati sensibili di un navigatore (il cosiddetto 'phishing') costa circa 10 dollari, mentre per aggiudicarsi gli strumenti informatici per penetrare nel database di una banca si sale fino a 3mila dollari.
Ma il business principale è quello delle carte di credito, che conta per il 32% di tutti i beni scambiati nel suk dei gangster virtuali. Le informazioni che possono entrare in possesso di malintenzionati non riguardano solo il numero della carta o la data di scadenza, ma anche i dati personali del proprietario, il codice di sicurezza e il Pin. Informazioni che possono fruttare fino a 30 euro per carta a chi riesce a carpirle al malcapitato internauta. Al secondo posto, con il 19% delle transazioni illecite, ci sono i dati dei depositi bancari che, se il titolare del conto e' particolarmente facoltoso, possono essere venduti anche per mille dollari.
La grande differenza tra i primi hacker della internet generation e i nuovi criminali del web è il movente. David L. Smith, che nel 1999 creò il virus 'Melissa', causò danni per 80 milioni di dollari. Ma il suo scopo era scatenare il caos nella rete, e la sua creatura non gli fece guadagnare un centesimo. I pirati informatici di oggi, invece, vogliono semplicemente fare soldi. Tanti soldi. Nel 2007 il sistema di pagamenti online della catena di grande distribuzione Usa T:J: Maxx viene attaccato e un gruppo di hacker, guidato da Albert Gonzalez, un informatore dell'Fbi, si impadronisce delle informazioni personali di 450 mila clienti.
I dati delle loro carte di credito vengono utilizzati per effettuare acquisti online per poi rivendere sul mercato nero quanto acquistato, prima che le vittime si rendano conto degli improvvisi buchi nel loro estratto conto. Ehud Tenenbaum, uno dei membri della banda di Gonzalez, prima di finire in manette era riuscito a mettersi in tasca almeno 10 milioni di dollari grazie ai suoi traffici. Il furto di dati è quindi il fulcro del crimine informatico, e riguarda il 90% delle minacce che circolano su internet. Tra il 2007 e il 2008 sono state rubate le informazioni personali di 7 milioni di persone, e un navigatore su due e' caduto vittima di un illecito informatico.
Gli strumenti a disposizione dei banditi della rete sono molteplici e sempre più raffinati. Il più semplice di tutti è lo spam. Il 90% delle e-mail inviate in tutto il mondo e' fraudolenta. Le missive ingannevoli crescono del 20% al mese e possono prendere le forme più diverse, da un finto messaggio dalla propria banca che invita a inserire gli estremi del proprio conto per una verifica fino alla richiesta di fondi di un'inesistente associazione benefica. Un'attività che appare piuttosto redditizia. Jeremy Jaynes, il primo 'spammer' a subire una condanna per i suoi reati, riusciva ad intascare una media di 750mila dollari al mese. Ma le vie del 'phishing' sono infinite.
Il porno e le scommesse online sono i cavalli di Troia più diffusi. Scaricando un filmato a luci rosse si rischia di scaricare anche uno scippatore virtuale. Né sono al sicuro gli utenti di siti di social network come Myspace e Facebook. Un raggiro molto comune consiste nel creare un falso profilo che installa uno spyware nel computer di chi lo aggiunge tra i suoi contatti per poi chiedere 30 dollari per rimuoverlo. E il crimine online può infine colpire chi e' tra i più indifesi anche nel mondo reale. Un minore su sette ha ricevuto approcci di carattere sessuale sul web. E, a differenza di chi si fa ripulire il conto in banca dopo un incauto shopping virtuale, per chi cade nella rete dei cyberpedofili nessun risarcimento sarà possibile.

È facile tracciare una persona a partire dai social network

Una ricerca condotta dagli AT&T Labs e dal Worcester Plytechnic Institute mette in luce una pratica molto diffusa e altrettanto pericolosa che viene spesso effettuata dai principali portali di social networking ai danni degli utenti iscritti al sito.
In molti casi infatti i social network permettono, senza troppi problemi, a società terze di venire in possesso di dati personali relativi agli iscritti e di associarli ognuno alle singole persone alle quali appartengono.
L’analisi è stata effettuata su dodici servizi di questo genere, prendendo in considerazione in modo particolare le capacità di una società esterna di tenere sotto controllo le informazioni inserite dagli utenti nei portali. Si è quindi osservato che undici di questi portali non offrono una protezione adeguata all’utente per assicurargli che i suoi dati rimarranno riservati. Anzi, nella maggior parte dei casi, queste informazioni vengono sfruttate per realizzare campagne pubblicitarie mirate alla personalità e agli interesse dell’utente. Secondo Craig Wills, del Worcester Polytechnic, che è stato co-autore della ricerca, questo problema è particolarmente grave, perché ottenere i dati di un utente iscritto ad un social network può permettere alle società che ne entrano in possesso di continuare a tracciare quella persona, anche quando si allontana da quel portale per navigare su altri siti.
Quello che dovrebbe farci preoccupare è proprio questa capacità di rendere univoca l’associazione tra dati personali eventualmente raccolti (e dalla ricerca sembra che questo sia purtroppo particolarmente facile) e identità singola dell’utente. Associare un’informazione ad una persona renderà riconoscibile e rintracciabile ovunque quel singolo individuo.
Fonte: Oneitsecurity - Autore: Gianluca Rini

sabato 26 settembre 2009

Generatore di strumenti educativi per la scuola

SuperTeacherTools è un simpatico sito dove possiamo creare e poi scaricare dei divertenti giochi in flash da fare in classe anche quando non siamo collegati ad internet. Alcuni li conoscete, come ad esempio il gioco del Milionario, altri da noi sono meno conosciuti, è il caso ad esempio di Jeopardy, molto diffuso negli Stati Uniti e Hang Man. Credo che vi potranno tornare utili anche il generator di gruppi all’interno della classe (semplicemente caricando il file .txt con i nomi dei nostri alunni), il generatore di posti a sedere (sempre caricando il medesimo file). Volendo si può creare la nostra classe a questo indirizzo in modo da usare i nomi in modo automatico, senza cioè caricare nessun file, quando ne abbiamo bisogno. Chissà se i nostri alunni accetteranno la decisione del computer senza fare obiezioni…. Mi sembrano strumenti potenzialmente molto utili, se si considera che sono gratuiti e si possono usare anche in modalità offline.

Fonte: Religione 2.0

I baby-navigatori ad alto rischio pedofilia e bullismo in crescita sul web


I nuovi dati presentati a Roma dalla polizia postale durante un seminario all'ambasciata britannica. Aumenta il numero dei siti pericolosi inseriti nella 'black list' dagli investigatori della Rete.
L'ultima frontiera del cyber-crime: l'adescamento attraverso i social network.
Si allarga la rete della pedofilia on-line e del cyberbullismo. Nessun baby-navigatore può ritenersi al sicuro dagli orchi del web. A dimostrarlo sono i dati della polizia postale e delle telecomunicazioni, dal 1998 a caccia di sciacalli che scelgono la piazza virtuale per adescare minori o istigare violenza tra gli adolescenti; dati presentati nel corso del seminario su "Protezione della rete e tutela dei giovani" organizzato nella residenza romana dell'ambasciatore britannico, a villa Wolkonski.
I dati della pedopornografia. I numeri relativi agli abusi sui bambini diffusi on-line parlano di un fenomeno raddoppiato: nei primi sei mesi dell'anno ci sono stati 38 arresti, 873 denunce e 724 perquisizioni, mentre nel 2008 gli arresti erano stati 39, le denunce 1.167 e le perquisizioni 559. A lanciare l'allarme è Domenico Vulpiani, per otto anni numero uno della Polposte e ora dirigente generale della polizia di Stato
Dimensione transnazionale. Attualmente sono circa 400 gli 007 del web. La loro missione è stanare i pedofili che si aggirano indisturbati nel cyberspazio. Dal 2000 c'è stato un progressivo aumento delle denunce. Un risultato - ammettono gli investigatori - che non sarebbe stato possibile senza la collaborazione con altri Paesi. Dopo la costituzione di un coordinamento internazionale, le indagini sono aumentate dal 10 al 70%. Attualmente nella black-list della polizia figurano 488 siti, ospitati da server che sono per il 62% negli Stati Uniti e per il 17% in Russia. "L'offerta è alimentata da una domanda sempre più forte - spiega Vulpiani - e prontissima a piegare ai propri fini i nuovi trend della rete: è il caso dei social network, dove i pedofili compiono tentativi di adescamento. O del peer-to-peer, con spazi di condivisione di file esplicitamente pedopornografici tanto visitati che ai nostri agenti sotto copertura capita, per entrare, di dover aspettare anche 4-5 ore". Scenari futuri e collaborazione con le aziende. Uno dei nuovi escamotage utilizzati dai cybercriminali è "nascondere" siti hard all'interno di siti di aziende del tutto inconsapevoli. Dal rapporto della polizia di Stato, emerge che in Italia ne sono stati individuati una cinquantina. Gli agenti hanno passato il mese di agosto a ripulirli tutti e hanno vincolato le aziende che operano sulla rete a effettuare monitoraggi periodici. Ad aver stretto accordi con la polizia delle telecomunicazioni per la tutela dei minori in rete c'è anche Youtube, che per l'anno scolastico appena iniziato si è impegnata a promuovere workshop formativi nelle scuole. Altro obiettivo è stroncare i guadagni milionari che ruotano intorno alla pedopornografia, attraverso partnership con altri Paesi e l'applicazione di nuove tecnologie alle indagini.
Le vittime. Uno degli ostacoli più grandi è l'identificazione delle vittime. "Purtroppo - ha sottolineato Vulpiani - in rete circolano foto e video di abusi sessuali fatti da adulti su bimbi sempre più piccoli, da 2-3 anni a pochi mesi di vita: nessuno è in grado di dire realisticamente quanti siano, sappiamo solo che sono molti". Per facilitare il lavoro degli investigatori, è stato messo a punto un database internazionale che, attraverso la comparazione delle immagini, ha a volte consentito di dare un nome alle giovani vittime di abusi.
Percezione del rischio. Al convegno di villa Wolkonski ha preso parte anche l'associazione "Save the children", che ha esposto i dati di una recente ricerca effettuata su un campione di baby-navigatori per valutare il loro grado di consapevolezza dei tranelli che si celano nel web. Dall'analisi, è emerso che più del 70% dei bambini tra 10 e i 13 anni naviga su internet. Tra loro l'83% è cosciente dei rischi e ritiene di sapersi difendere. "La certezza di sapersi gestire porta alla sottovalutazione del rischio", commenta Cristiana De Paoli, responsabile dell'area minori e nuovi media per l'associazione: "I problemi - dice De Paoli - subentrano solo nel caso di adolescenti particolarmente vulnerabili. Per questi soggetti, la parola d'ordine è prevenzione. Bisogna fornire loro non solo gli strumenti tecnici per difendersi, come software di protezione che filtrano i siti pericolosi, ma soprattutto competenze relazionali che li aiutino ad autotutelarsi".
Cyberbullismo. Durante il seminario si è discusso anche di cyberbullismo. Secondo Umberto Rametto, numero uno del Gruppo anticrimine tecnologico della guardia di finanza, "il problema non è reprimere, ma prevenire. C'è un disagio profondo dietro, che non va affrontato agitando la frusta ma con metodi non convenzionali. Abbiamo avviato progetti di cooperazione con le scuole e stiamo pensando a una collaborazione con le altre forze dell'ordine per potenziare il controllo e la regolamentazione del web". Sulla stessa linea d'onda il Moige (Movimento italiano genitori), che ha lanciato una campagna di sensibilizzazione in cui sono coinvolti 7.700 bambini. "La difficoltà maggiore dei genitori - spiega Maria Rita Munizzi, presidente nazionale dell'associazione - è il gap tecnologico che li separa dai figli".

Rischi tecnologia BLUETOOTH sui cellulari



ATTENTI AL BLUETOOTH
Se hai un cellulare Bluetooth rischi di farti rubare foto e indirizzi, ma anche di farti intercettarele chiamate. Se un pirata nascosto tra la folla nota il tuo cellulare Bluetooth può lanciare un attacco, che hapiù probabilità di successo se usi un auricolare o scambi i dati con un altro telefonino.

Ecco la classifica degli attacchi possibili e delle relative conseguenze:

BLUEBAG
L' attacco bluebag permette ai pirati di agire come se avessero il tuo cellulare in mano. Grazie ad un software e ad un PC portatile posto nel raggio d'azione del cellulare(5 -10 m), scrivono e ti leggono gli sms, copiano la tua rubrica, cancellano i documenti, navigano in Rete e fanno telefonate a tue spese. Un pirata esperto può far fare al tuo cellulare, di nascosto, una chiamata ad un suo numero per ascoltare ciò che dici, oppure può attivare l'inoltro delle telefonate che ricevi per intercettarle o fingere di essere te. Aiuto!!!!!!!

BACKDOOR - Sono programmi in grado di aprire nel cellulare una porta di comunicazione nascosta dalla quale eseguire attacchi Bluebag o Bluesnarf. Finire in trappola è facile basta scaricare un file che lo contiene, come ad esempio una suoneria, un' immagine o un gioco Java.
BLUESNARF - Nato come test per dimostrare i pericoli del Bluetooth, permette di curiosare nella memoria di un cellulare. Una volta collegato,il Pirata può rubare la rubrica, la lista degli appuntamenti, sms, foto e persino il codice IMEI con il quale può clonare il cellulare.
BLUESNIPER - Col Bluesniper si fanno attacchi Bluesnarf e Bluebag ma da grande distanza. Il pirata usa un palmare collegato ad una speciale antenna a forma di fucile, che si costruisce con poche decine di euro e le istruzioni si trovano in Rete. In un esperimento sono riusciti a rubare una rubrica telefonica da 2 kilometri di distanza.
BLUEJACK - Funziona su tutti i cellulari con Bluetooth attivo perchè ne sfrutta le normali funzionalità d'uso. Più che una minaccia è un fastidio : permette, a chi lo sferra di mandarti sms o biglietti da visita.

venerdì 25 settembre 2009

Pubblica Amministrazione e Microsoft per l'istruzione


Firmato a Roma un protocollo di intesa. L'azienda di Redmond si impegnerà a fornire software gratuitamente per i progetti degli istituti scolastici e della ricerca.
Continua il percorso congiunto di Microsoft e Pubblica Amministrazione: dopo il primo accordo sottoscritto ad agosto 2008, un nuovo protocollo di intesa è stato siglato oggi nella Capitale. Questa volta sarà il mondo dell'istruzione a essere interessato dall'iniziativa, grazie all'impegno del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione del Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca. L'obiettivo del programma è "sostenere la qualità dell'offerta formativa delle istituzioni scolastiche, da una parte operando per la formazione dei docenti e per l'utilizzo generalizzato della multimedialità nella didattica, dall'altra attuando specifiche iniziative sperimentali". Il tutto mediante "l'accesso diffuso alle tecnologie da parte degli insegnanti e delle loro classi" e "la sperimentazione di nuove tecnologie specificatamente dedicate a docenti e studenti".In questo senso Microsoft si impegna tra l'altro a fornire a titolo gratuito software (sistemi operativi e applicativi) sia alle scuole che al MIUR, a sostenere iniziative di ricondizionamento dei personal computer e altre attività che contribuiscano alla riduzione del digital divide in ambito scolastico. L'obiettivo resta quello di "innovare la didattica e i processi di apprendimento attraverso l'uso della tecnologia e di contenuti didattici multimediali": un concetto già espresso in passato dal ministro Gelmini, e già concretizzatosi con l'adozione delle lavagne multimediali negli istituti scolastici. Microsoft, inoltre, lavorerà per "promuovere un uso sicuro e responsabile della rete Internet da parte dei minori e promuovere la diffusione di una cultura di maggiore consapevolezza delle potenzialità della rete". Inoltre, si attiverà per garantire "agli studenti condizioni agevolate d'acquisto di soluzioni e prodotti, nell'intento di migliorare il loro percorso formativo e l'acquisizione di competenze e strumenti per un successivo inserimento nel mondo del lavoro". Infine l'azienda statunitense curerà anche il versante e-learning collaborando alla "realizzazione di servizi di collaborazione e formazione, online e in presenza del personale docente", fornendo "i propri contenuti multimediali, denominati digital literacy, per trasmettere adeguate conoscenze e abilità nell'uso delle nuove tecnologie a docenti e studenti".Da parte loro, i ministeri interessati manterranno piena autonomia nelle decisioni relative a quali software adottare e a quando e come avvalersi della collaborazione di Microsoft. Inoltre, "Sosterranno, in tutti i casi in cui lo si riterrà opportuno, l'utilizzo da parte di docenti e studenti dei contenuti formativi messi a disposizione da Microsoft come Digital Literacy e promuoveranno la comunicazione delle attività e delle iniziative oggetto del presente protocollo d'intesa attraverso i canali di comunicazione dei Ministeri". L'accordo avrà durata triennale.

giovedì 24 settembre 2009

Insegnanti e informatica? Un rapporto difficile

Per qualche docente l'hard disk è un gruppo musicale, altri confondono notebook e Facebook.

Giovedì 24 settembre si apre a Milano il primo Convegno Edu-Tech 2009 dal tema La tecnologia al servizio dell'educazione: docenti, educatori e istituzioni si confrontano sull'uso delle nuove tecnologie in ambito educativo e sul rapporto tra queste e la scuola.
Da un'indagine preliminare, condotta da Edu-Tech su un campione di 1.000 insegnanti e che sarà presentata al convegno, è emerso come chiarire alcuni punti fondamentali sia indispensabile. Da un lato ci sono dati relativamente confortanti: solo il 18% dei docenti non usa mai il computer (ma si tratta pur sempre di quasi 1 su 5) mentre il 67% afferma di usarlo abitualmente; per gli altri, l'uso è saltuario. Non tutti sono convinti che possa rappresentare uno strumento utile per la didattica; il 41% ritiene tuttavia che andrebbe sfruttato di più e il 19% pensa che possa tornare utile per migliorare la comunicazione con i ragazzi. D'altra parte il 7% lo considera una perdita di tempo e il 10% un pericolo per la serietà dell'approfondimento. Tra quelli che guardano positivamente l'introduzione del computer nella scuola (il 71% ritiene utile che ogni studente ne abbia uno e il 58% vorrebbe una connessione a Internet in tutti gli istituti) è comunque ritenuta necessaria una formazione informatica dei docenti.
La "messa alla prova" degli insegnanti, in questo senso, dà loro ragione: anche se il 47% conosce e usa i social network, il 19% confonde notebook e Facebook (solo il 57% è conscio dell'associazione notebook=portatile) e il 14% pensa che un notebook sia una sorta di registro elettronico per le note. Un po' meglio va con Outlook: il 62% lo identifica correttamente come un client di posta elettronica; altri sospettano purtroppo che sia "un'espressione dei giovani che indica che non si è al passo coi tempi" o "la tecnologia alla base del funzionamento dei navigatori satellitari".
Non parliamo poi delle lavagne multimediali: solo il 24% conosce il loro acronimo Lim (Lavagna interattiva multimediale) mentre il 36% pensa che la sigla indichi uno dei software forniti dal Ministero. [Ma per questo li giustifichiamo: nemmeno noi conoscevamo il significato dell'acronimo, né siamo sicuri che gli insegnanti siano tenuti a saperlo - N.d.R]
Poco più della metà, infine, sa che cosa significhi la parola download; il 20% pensa che sia un programma per ascoltare le radio sul Web (forse adatto alla musica degli hard disk, che per il 16% dei docenti è un complesso heavy metal) e l'11% ritiene che sia un'espressione usata per indicare un computer con problemi.

Banking malware e antivirus: il caso Zeus


Stando ad uno studio effettuato dalla compagnia Trusteer e pubblicato nei giorni scorsi, il trojan che i software antivirus faticano maggiormente ad individuare è Zeus.
Il malware in questione, conosciuto anche come Zbot e PRG, è un software che individua le password utilizzate dagli utenti per effettuare normali operazioni di home banking (consultazione saldo, lista movimenti, bonifici, etc.). Il report ha messo in evidenza come sui 10.000 PC esaminati, i vari antivirus siano riusciti a malapena nel 23% dei casi a individuarlo.
Il problema non è riconducibile a firme degli antivirus non aggiornate, quanto più alle “tecniche di stealthing” sofisticate utilizzate dal malware.
Una top ten delle botnet più diffuse negli USA è stata pubblicata a fine luglio da NetworkWorld e metteva in prima posizione proprio quella realizzata dal trojan Zeus con un totale di ben 3.6 milioni di sistemi infettati. Lo studio condotto da Trusteer ha confermato questi dati: circa il 44% delle infezioni dovute a “banking malware” è riconducibile proprio a Zeus. Il trojan una volta infettato il PC, resta in background in attesa che l’utente effettui il login in qualche sito Web bancario. Le credenziali rubate vengono quindi inviate ad un server remoto, alcune volte vengono sfruttati i programmi di instant messagging. Una statistica piuttosto allarmante è che dei sistemi infettati da Zeus, il 31% non ha installato alcun software antivirus, il 14% ce l’ha ma è datato, mentre ben il 55% ha un antivirus perfettamente aggiornato.

Assicurazioni: quando il social network costa caro!

Rendere i propri dati pubblici non sempre conviene ad assicurati ed evasori.

Quanto incide il Web 2.0 sulla nostra vita quotidiana?
Tanto se si considera che alcuni lavoratori "imprudenti" hanno perso il lavoro pubblicando informazioni sui propri comportamenti in ufficio o evasori "distratti" sono stati perseguiti dal fisco rilasciando poco edificanti attitudini fiscali. L'impatto dei social network si sta progressivamente estendendo a tutti gli ambiti, tra cui anche quello assicurativo.
"Premi" poco edificanti
Il premio assicurativo si alza per gli utenti di Facebook e Twitter. Succede a Londra dove le compagnie stanno "prendendo le misure" ai propri iscritti in conseguenza all'aumento di furti legati alla conoscenza delle abitudini personali degli internauti.
Essere troppo espansivi in fatto di dati personali dunque non sempre paga. Le compagnie assicurative sono sul piede di guerra visto il verificarsi di molteplici episodi di furto legata alla leggerezza con cui gli utenti della rete utilizzano i propri dati sensibili.
Tra le più agguerrite la Legal & General, che starebbe ipotizzando di far pagare più care le polizze agli iscritti dei social network. A supportare la tesi della compagnia uno studio commissionato alla società di ricerca europea Opinion Matter, dal quale emergerebbe che gli utenti di Facebook e Twitter non avrebbero alcuna coscienza dell'impatto dei social network sulle proprie vite quotidiane. Su 2.092 utenti intervistati, infatti, circa la metà non ritiene rischioso divulgare dettagli personali su Internet. Mentre circa quattro persone su 10, il 38% degli utenti, pubblicano i dettagli dei piani di vacanza e il 33% scrive se va via per il weekend.
Inoltre, per testare quanto la gente sia pronta ad accettare amici online, Legal & General ha inviato 100 richieste di amici a estranei scelti a caso. Di queste, il 13% sono state accettate su Facebook e il 92% su Twitter, senza alcun controllo. Sono gli uomini a fornire più informazioni online, con il 13% che include perfino il proprio numero di cellulare rispetto al 7% delle donne. Il 9% dei maschi, inoltre, fornisce anche il proprio indirizzo, contro il 4% del gentil sesso.
Lavoratori nella "rete"Abbandonarsi a poco edificanti commenti sul proprio lavoro o sui propri clienti può costare il posto. Da uno studio di Proofpoint è emerso che ben l'8% delle aziende negli Stati Uniti ha effettuato licenziamenti per colpa dei social network, non tanto perché il social network fosse ritenuto fonte di distrazione, quanto perché testimonianza di atteggiamenti poco consoni alla policy aziendale
. Gli esempi non mancano anche nel nostro Paese dove ad essere "silurati" sono stati diversi dipendenti di grosse aziende.
Fisco in agguato
Non è da meno il Fisco che, stando a quanto riportato dal Wall Street Journal, avrebbe già sguinzagliato i propri agenti in rete alla ricerca degli evasori "tecnologici".Negli Stati Uniti infatti le Entrate avrebbero autorizzato i propri agenti a controllare i dati degli utenti dei social network alla ricerca di irregolarità fiscali tra i dati forniti sul web. In Minnesota, per fare un esempio, le autorità hanno rintracciato un evasore di lungo corso leggendo su My Space che sarebbe tornato nella sua città d'origine a lavorare come agente immobiliare. L'evasore aveva scritto il nome del suo nuovo datore di lavoro.Più o meno la stessa storia in Nebraska, dove gli ispettori fiscali hanno recuperato 2.000 dollari da un Dj che, sempre su My Space, ha raccontato di aver lavorato a un mega party, ovviamente non pagando alcuna tassa su quanto aveva guadagnato.

mercoledì 23 settembre 2009

Le patch in ritardo sono il nemico più grande della sicurezza

Nonostante la maggior parte dell’attività di fronte al computer si svolga sul Web, i pericoli maggiori arrivano ancora dall’utilizzo di software non aggiornato. È quanto emerge da un’inchiesta svolta congiuntamente da SANS Institue, Qualys e TippingPoint.
La ricerca ha preso in esame più di 15.000 aziende in un periodo compreso tra marzo e agosto di quest’anno. I risultati ottenuti non lasciano dubbi: i ritardi nell’installazione di patch e versioni più aggiornate degli applicativi rappresentano troppo spesso una porta aperta per gli aggressori.
Basti pensare, ad esempio, che le varie falle di tipo 0-day che hanno colpito QuickTime. nell’ultimo periodo sono responsabili di ben il 72% degli attacchi sferrati contro software Apple. Una sorte simile tocca ad Adobe, che con il suo Reader e il Flash Player è tra le aziende più sfruttate dai malintenzionati. La colpa non va però addossata ai produttori di software, ma piuttosto alle aziende stesse. In ambito enterprise (ambito in cui la ricerca si è concentrata) molte delle installazioni ricevono aggiornamenti più o meno velocemente a seconda della loro criticità. Accade spesso che per essere sicuri di avere tutto il software funzionante, gli aggiornamenti vengano ritardati di proposito per effettuare ulteriori test. Test che potrebbero essere effettuati molto più rapidamente se, come accade per i sistemi operativi, i vari software applicativi utilizzassero tutti uno stessa distribuzione centralizzata degli aggiornamenti. Un tale sistema permetterebbe inoltre alle aziende di far meglio fronte alla carenza di organico che troppo spesso affligge i reparti responsabili dell’IT Security.

Se qualcuno vuol comprare un nome di dominio da te, sotto sotto c'è una truffa



Ieri ho ricevuto questa mail in cui una sedicente ditta mi proponeva di acquistare uno dei nomi di dominio di cui sono titolare [correzione: ero titolare, fino a settembre 2008]:


A parte il fatto che difficilmente venderei a sconosciuti un nome di dominio che contiene il mio nome e cognome (anche se mi sono reso conto di aver lasciato scadere stupidamente nel 2008 quel nome di dominio), la cosa puzzava di truffa, anche per via dell'indirizzo del mittente: una ditta seria non manderebbe mail di lavoro da un indirizzo Gmail, e indicherebbe il proprio indirizzo postale e un numero telefonico per contattarla. Invece qui non è indicato neanche il paese in cui si troverebbe la fantomatica ditta. Truffa, quindi, ma come funziona?Grazie alla dritta mandatami dall'amico Luigi, salta fuori che funziona così: il truffatore cita nella mail-esca alcuni siti di "domain appraisal" (valutazione del valore monetario di un nome di dominio) di cui dice di fidarsi. Alcuni sono veri e indipendenti (Sedo.com), altri sono gestiti da complici del truffatore.Se il titolare del nome di dominio (nonché potenziale vittima) abbocca, si fa valutare il proprio nome di dominio da uno di questi siti di "domain appraisal": un'operazione che ha un costo. Se si rivolge al sito dei complici del truffatore, manda loro i soldi per la "valutazione", ma poi il truffatore non gli compra il dominio e intasca i soldi della vittima insieme ai propri complici. Presumibilmente, se la vittima si rivolge a un sito di valutazione che non appartiene ai complici, i truffatori restano a bocca asciutta (pazienza, ci sono tanti pesci nel mare) oppure indirizzano la vittima al sito di valutazione dei complici.Dettagli su questa truffa sono disponibili presso DomainNameWire.com.

Fonte: Blog il disinformatico di Paolo Attivissimo

Hacker diffondono virus sfruttando la morte di Patrick Swayze

Sophos mette in guardia: gli hacker approfittano della notizia della morte di Patrick Swayze per mettere a rischio la sicurezza dei Pc. Navigando in Internet alla ricerca di notizie sulla scomparsa di Patrick Swayze gli utenti rischiano di essere indirizzati a pagine web infette.


La notizia della morte di Patrick Swayze, protagonista di Ghost e Dirty Dancing, oltre ad addolorare i fan, rischia di compromettere la sicurezza dei computer: gli hacker infatti non hanno perso tempo e stanno approfittando delle ricerche che gli utenti svolgono in Internet in merito alla notizia per infettare i loro Pc, tramite il reindirizzamento su pagine Web non sicure. Sophos spiega che i cyber criminali utilizzano tecniche di Search Engine Optimisation per essere certi che i siti pericolosi vengano visualizzati tra i primi nel ranking dei motori di ricerca. Così facendo, aumentano le possibilità che l’utente visiti proprio le pagine infette per cercare maggiori informazioni sulla morte di Swayze. Una volta collegati a tali siti, i fan dell’attore visualizzeranno falsi allarmi virus – dal nome di scareware – che consiglieranno il download di software antivirus maligni. Una volta installato sul Pc, il malware attaccherà il sistema e gli hacker avranno accesso ai dati sensibili dell’utente come password o numeri di carte di credito. Graham Cluley, senior technology consultant di Sophos, ha creato un video consultabile su Youtube, che spiega come avviene l’attacco.Per maggiori informazioni cliccare qui.

Sì del Garante all’introduzione di telecamere esterne alla scuola


Ma con diversi paletti, ad iniziare dal consenso solo per riprendere le mura esterne e la loro accensione ad istituti chiusi. Le immagini, che non inquadrano i dettagli dei volti delle persone e sono segnalate da appositi cartelli, verranno conservate in un server e cancellate dopo 72 ore. L’assenso è arrivato dopo la richiesta di un istituto di Verona che opera all’interno del progetto "Scuole sicure": l'obiettivo è tutelare la sicurezza del patrimonio scolastico e dissuadere i protagonisti dal praticare atti di vandalismo e teppismo.

I dubbi di qualche tempo fa, conseguenti alla proposta del ministro Gelmini di arginare il bullismo imperante negli istituti attraverso l’uso delle nuove tecnologie a partire delle telecamere, si è trasformato in un consenso applicato ad una realtà scolastica reale. Dopo le ferme resistenze degli ultimi mesi (l’utilizzo delle telecamere deve essere previsto “solo in casi di stretta indispensabilità, come il protrarsi di atti vandalici)” il Garante privacy ha infatti dato il via libera alla proposta di adottare un impianto di videosorveglianza in un istituto scolastico di Verona: a convincere Pizzetti è stata evidentemente la bontà del progetto, denominato "Scuole sicure", messo a punto dalla provincia della città veneta con l'obiettivo di tutelare la sicurezza del patrimonio scolastico e di dissuadere i giovani protagonisti dal praticare atti di vandalismo e teppismo. Così anche il garante si è convinto che nelle scuole le telecamere possono rappresentare uno strumento di prevenzione e deterrenza. Al punto che trattandosi di un progetto che riguarda anche altre scuole della provincia, l'Autorità ha spiegato che “qualora le caratteristiche dei sistemi di videosorveglianza da installare corrispondano a quelle autorizzate, non sarà necessario richiedere una ulteriore verifica preliminare”. La sua attuazione rimane tuttavia condizionata ad una serie di circostanze molto specifiche: il sistema di controllo deve innanzitutto riprendere solo le mura esterne ed essere attivo esclusivamente quando gli istituti sono chiusi. Da un punto di vista tecnico l'impianto realizzato nella città di Giulietta e Romeo prevede l'installazione di sei telecamere in aree perimetrali esterne. Le telecamere, che non inquadrano dettagli dei volti delle persone, sono segnalate da appositi cartelli, posizionati nelle vicinanze dei luoghi ripresi ed entrano in funzione solo in orari in cui le strutture scolastiche non sono presidiate da personale in servizio, dalle 22.30 alle 6.30. Le immagini, non visualizzate in tempo reale, vengono conservate in un server e cancellate dopo 72 ore. In caso di segnalazione di furti, atti di vandalismo o danneggiamenti le immagini vengono messe a disposizione di polizia e autorità giudiziaria. Ed è altrettanto lungo l’elenco di limitazioni imposto dal garante, al fine di assicurare maggiori garanzie per studenti, docenti e personale scolastico, qualora si voglia sperimentare questo tipo di attività: prima di tutto è fondamentale, ha spiegato Pizzetti rispondendo all’istituto, che vi sia una “limitazione dell'angolo di ripresa delle telecamere ai soli muri perimetrali dell'edificio, con esclusione delle aree esterne circostanti; visualizzazione delle immagini consentita solo a polizia e autorità giudiziaria; definizione, in accordo con il dirigente scolastico, degli orari di funzionamento delle telecamere in caso di attività all'interno della scuola che potrebbero iniziare e concludersi in coincidenza con l'orario di attivazione delle telecamere; adozione di misure che rendano visibili i cartelli anche di notte”. Limitazioni importanti che tuttavia non riducono più di tanto la portata dell’assenso.

Facebook scricchiola


300 milioni di utenti e 5 miliardi di pagine viste ogni singolo giorno iniziano a pesare eccessivamente sui server di Facebook: il social network sperimenta problemi ormai da settimane ed il team ha ammesso di essere al lavoro per risolvere le instabilità.
Facebook, il numero uno dei social network al mondo, inizia ad accusare qualche difetto di resistenza. A pochi giorni dall'annuncio del superamento dei 300 milioni di utenti attivi, infatti, il team è costretto ad ammettere l'esistenza di non meglio precisati problemi tale da rendere problematica l'esperienza d'uso del servizio. Chi utilizza Facebook sa di cosa si sta parlando: messaggi di status che scompaiono, bacheche che propongono messaggi vecchi dimenticando gli ultimi update, problemi di login, errori nell'uso dell'interfaccia, errori di esecuzione del codice e così via. Il tutto si ripete ormai da settimane, fomentando peraltro il passaparola circa la condivisione dell'esperienza comune in particolari ore della giornata (presumibilmente quelle in cui il sovraccarico si fa eccessivo). Nessun dettaglio sui problemi incrociati, al momento, ma una conferma proveniente direttamente sul forum di assistenza: «Alcuni utenti stanno incontrando problemi su molte funzioni del sito. Queste includono contenuti che scompaiono, problemi di login o di visualizzazione dei profili, messaggi di errore in fase di caricamento di contenuti. Stiamo lavorando per risolvere questi problemi il prima possibile». In alcuni casi, rivela MSNBC, si è arrivati a sporadiche presunte sospensioni degli account dettate esclusivamente dai problemi tecnici, ma tali comunque da generare confusione nell'utenza colpita (problema sperimentato a livello internazionale).
5 miliardi di pagine viste ogni singolo giorno, 300 milioni di utenti attivi ed una fenomenologia quasi senza precedenti per la Rete: il sito, nel momento in cui per la prima volta annuncia di essere passato a cash flow positivo, deve però fare i conti con una struttura che improvvisamente si è fatta troppo fragile per supportare l'immane carico di lavoro imposto dalla crescente community raccolta. Per il gruppo è ora strategico evitare nuovi problemi, poiché l'esperienza degli utenti è la chiave del funzionamento del sito. Nessun dato statistico quantifica i problemi di queste ore, la cui dimensione rimane pertanto segregata nella documentazione di analisi del team Zuckerberg. Interessante, a margine, l'ultimo post immesso sul blog del gruppo. In occasione del ritorno a scuola degli studenti, dopo un'estate passata a scambiare contatti per accrescere la community, il responsabile Jesse Dwyer propone alcuni consigli ai professori, così che possano creare una rete con i propri studenti senza tuttavia dover condividere con questi ultimi tutti i propri contenuti. Abilitando i giusti vincoli, Facebook potrebbe trovare nel mondo dell'istruzione una interessante nuova forma di applicazione, con la piattaforma utile a condividere informazioni e ad estendere la dimensione scolastica anche oltre il suono della campanella.

Transazioni online a rischio: come difendersi da Clampi



Le regole base per difendersi dai virus Clampi, Ligats, Llomo, Rscan: così si presenta il trojan che, in questi giorni, sta gettando in allarme le aziende che effettuano transazioni online.
Banking online, transazioni web, pagamenti digitali con carta di credito? In tutti i casi, e soprattutto per le aziende, il pericolo è in agguato: è a causa del virus Clampi, o Ligats, Llomo e Rscan che dir si voglia. Il pericoloso trojan ad oggi si è già infiltrato in migliaia di sistemi, compromettendo la sicurezza informatica anche di numerosi pc aziendali.
Clampi sottrae i dati sensibili degli utenti che effettuano pagamenti online -numeri di carta di credito e credenziali personali - tramite il classico trabocchetto dell'allegato email (una volta aperto si installa il virus) o il più subdolo sistema dell'annuncio web.
Il cavallo di troia sfrutta falle in Flash e ActiveX dei diversi browser e sembra essere più dirompente nei computer con sistemi operativi Microsoft Windows.
Fino ad ora i furti più gravi sono stati registrati in USA e Gran Bretagna, dove Clampi ha colpito utenti privati ma anche migliaia di banche e istituti finanziari.

Per le aziende che si affidano al Web per compiere transazioni abituali il rischio è notevole: la misura più ovvia è quella di aggiornare con frequenza gli antivirus le proprie macchine. Per proteggersi dal virus Clampi, dunque, gli esperti ricordano le classiche raccomandazioni:

  • verificare gli aggiornamenti del proprio antivirus;
  • dotarsi di un firewall che monitori la navigazione web;
  • verificare la sicurezza delle proprie chiavi di accesso se si usano reti Wi-Fi;
  • evitare di visitare i siti sospetti;
  • preferire le carte di credito prepagate per le transazioni digitali;
  • se si teme di essersi "infettati" modificare al più presto le proprie password bancarie.

Fonte: Pmi.it - Autore: Alessandra Gualtieri

martedì 22 settembre 2009

LE ASTE ONLINE E LE ASTE AL RIBASSO


Le aste online, secondo la normativa vigente (art. 18, comma 5, D.lgs. 31/3/1998, n. 114), sono vietate. Con due circolari ministeriali si è poi chiarito che il predetto divieto riguarda le aste online in cui l’utente finale, cioè chi acquista, è un consumatore. Sono numerosi i siti di aste online tra cui quello più noto è eBay. Alle aste online si affiancano quelle definite “al ribasso” il cui meccanismo prevede una registrazione presso il sito che gestisce l’asta con la creazione di un fondo personale. Spesso ai nuovi iscritti vengono concessi dei bonus. L’utente, quindi, effettua una puntata e attende dal gestore dell’asta di conoscere se la propria proposta è quella più vantaggiosa. Il sistema delle offerte non è pubblico, pertanto è possibile avere notizie solo della propria offerta. Terminata l’asta vengono pubblicati i vincitori. Spesso sui siti di aste manca qualsiasi riferimento (a volte c’è solo un indirizzo email) ai contatti del gestore, del responsabile o del vincitore.Fatte queste brevi precisazioni sulle aste online in genere, ci si deve chiedere se le aste al ribasso siano legali. La risposta a questa domanda è connessa con la qualificazione giuridica dell’asta al ribasso, posto che spesso viene considerata come un gioco di abilità o come un negozio che svolge ecommerce. Se le aste al ribasso vengono considerate alla stessa stregua delle aste online e l’utente finale è un consumatore, la conclusione è la stessa: sono vietate perché illegali. Se, invece, si vuole considerare l’asta al ribasso come un gioco di abilità è necessario che il gestore dell’asta abbia ottenuto l’autorizzazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze per i giochi di abilità (skill games), altrimenti è illegale. Se poi si vuole considerare l’asta al ribasso come una tipologia di ecommerce, è necessario il rispetto delle norme sul commercio elettronico ed a tutela dei consumatori (si pensi al diritto di recesso). In conclusione, le aste al ribasso presenti su numerosi siti, non rispettando le condizioni previste dalla legge, devono essere considerate illegali. Spesso si sente parlare del posizionamento dei server sui quali sono presenti i siti che gestiscono le aste al ribasso e l’ubicazione risulta irrilevante rispetto ai destinatari dell’asta: cioè se l’asta è rivolta ad un pubblico italiano va applicata la normativa italiana. S’immagini che i server di eBay sono in USA anche se in Italia vengono svolte moltissime aste online; agli inizi dell’anno la Guardia di Finanza ha iniziato ad eseguire indagini proprio su alcune operazioni gestite da eBay.

Privacy: vietato ‘spiare’ la navigazione internet dei dipendenti. Il Garante sul caso Italian Gasket


Sorvegliare in maniera costante e continuata la navigazione internet di un dipendente è illegale ai sensi dello Statuto dei Lavoratori, che vieta l'impiego di apparecchiature per il controllo a distanza dell'attività dei dipendenti. Lo ha ribadito il Garante privacy riferendosi nello specifico al caso denunciato da un dipendente della società Italian Gasket, sottoposto di fatto a un monitoraggio prolungato e costante in aperta violazione della la legge del 1970 sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro. Il Garante ha quindi vietato alla società il trattamento dei dati personali del dipendente, e ne ha segnalato il caso all'autorità giudiziaria. La Italian Gasket S.p .A. - presso cui il reclamante aveva lavorato fino al suo licenziamento, avvenuto nel mese di novembre 2007 - aveva praticamente sorvegliato per nove mesi la navigazione internet del dipendente attraverso un software - denominato Squid - in grado di memorizzare qualsiasi attività svolta online, dalle pagine e i siti web visitati, al numero di connessioni, fino al tempo trascorso su ogni singola pagina. Sulla base delle informazioni ottenute illegalmente, la società avrebbe quindi irrogato diverse contestazioni disciplinari nei confronti del lavoratore - peraltro l’unico nei confronti del quale era stata disposta la sorveglianza - per l'uso illegittimo del Pc assegnatogli per lo svolgimento dell'attività lavorativa. La società si è difesa sottolineando che l'attività di monitoraggio era partita solo in seguito ai malfunzionamenti provocati alla rete internet dalla “eccessiva attività di scarico dati” effettuata dalla postazione del lavoratore. Secondo le valutazioni del Garante, l’uso del software Squid, e la conseguente memorizzazione di tutte le pagine web visualizzate dal lavoratore, viola l'art. 4, comma 1 dello Statuto dei Lavoratori. La società, ha sottolineato tra l’altro il Garante, “non aveva neanche provveduto ad attivare le procedure stabilite dalla normativa qualora tale controllo fosse motivato da esigenze organizzative e produttive” e, effettuando un controllo prolungato e costante nei confronti di un singolo lavoratore, “ha violato i principi di pertinenza e non eccedenza delle informazioni raccolte”. Eventualità vietata dalla linee guida del Garante, in base alle quali i controlli nei confronti dei dipendenti sono leciti soltanto se effettuati in maniera graduale e mediante verifiche estese al reparto, non al singolo dipendente.

Il fascino del tavolo verde online

La mania del gioco ha mille facce e tenta da 900 mila a 1,8 milioni di italiani. Un esercito di potenziali malati di gioco. La nuova moda che sta conquistando l’Italia: dal gioco compulsivo all’attrazione ‘fatale’ per il gioco d’azzardo. Manie che si alimentano pescando nel ricco portafoglio di giochi e scommesse, disponibili sul mercato legale e in quello sommerso, oggi anche online.

Con la diffusione di internet i giochi d’azzardo hanno subito una radicale trasformazione ed un incremento dovuto alle nuove possibilità date dalla rete.

Si è avuto, quindi, un accrescimento del numero di casinò online (generalmente gestiti da società off shore che offrono minori costi di gestione rispetto a quelli tradizionali, ma anche maggiori rischi) e di agenzie di scommesse, anche in relazione alla politica di incentivazione ai giochi e alle scommesse che è condotta da un po’ di tempo a questa parte dallo Stato italiano. Un po’ ovunque sono sorti siti che consentono di partecipare a distanza a giochi d’azzardo e di abilità (i giochi di abilità devono essere tenuti distinti da quelli d’azzardo) online, come il poker, i dadi, le slot machines, la roulette, il cui accesso ovviamente è subordinato alla preventiva iscrizione e apertura di un conto corrente online.
Quello che contraddistingue il poker dalla maggior parte delle altre forme di azzardo è la possibilità di fare guadagni a lungo termine, poiché si gioca contro altri giocatori e non contro la casa.
Nessuno può mettere in dubbio la natura dinamica della scena del gioco d’azzardo online, soprattutto dopo aver visto gli ultimi cambiamenti nella rete. Siti internet di poker sono stati tagliati e scambiati, tra i principali soggetti della rete, alcune volte con incredibile velocità, cambiando così i conti dei giocatori e anche il posto in classifica dei vari siti.
La scelta di legalizzare il poker on line è dovuta soprattutto alle stime non “azzardate” di Agipronews che parlano di un giro d’affari di 142,8 milioni di euro per il poker online, in aumento rispetto ai 141 milioni di gennaio. Se nel primo mese dell’anno infatti erano 4,5 i milioni giocati quotidianamente, a febbraio si alza a 5 milioni la soglia di giocate.
Il poker online divenuto legale in Italia impazza nella televisione e su internet; è divenuta la mania del momento, dovunque si può giocare a poker online e chiunque può decidere di offrire la possibilità di giocarlo; ma solo alcuni possono garantire la sicurezza di depositi e prelievi veloci e puntuali.
Resta un unico quesito: sport o gioco d’azzardo? Il poker è sicuramente un gioco. Un gioco di carte, da tavolo, di strategia. Molto più simile ai giochi da scacchiera che agli altri giochi di carte; il poker infatti va condotto con arguzia e intelligenza, ma anche furbizia e astuzia possono farti vincere. E’ importante saper sfruttare le debolezze dell’avversario quando si presenta l’occasione. E in questa sfumatura è molto più simile ad esempio agli scacchi piuttosto che alla scala 40. Un gioco dunque e non uno sport, anche se si sente sempre più spesso parlare di "poker sportivo". Un termine che tuttavia non è usato in maniera errata in quanto il poker, pur essendo un gioco da praticare da fermo, quindi con un relativo dispendio di energia fisica che generalmente caratterizza quello che noi comunemente chiamiamo sport, racchiude in se alcuni di quelli che sono i capisaldi degli sport più famosi: il confronto, l’aggregazione, il rispetto per l’avversario, l’abilità.
Tra l’altro il poker è anche spettacolo se consideriamo la variante alla Texana che ormai impazza in internet, in tv e nei circoli. É di facile comprensione grazie alla struttura del gioco con le carte comuni visibili a tutti. Se analizziamo il significato reale della parola "azzardo" siamo ben lontani da tutto ciò che è considerato un gioco. Volendo forzatamente unire le due parole troviamo sul sito Garzanti la seguente risposta: "giochi d’azzardo: quelli a fine di lucro in cui il risultato dipende dal caso (p. e. i dadi, la roulette, il baccarà ecc.)" e sinceramente di casuale nel poker c’è ben poco. Si azzarda quando si scommette contro le probabilità; esattamente quello che sconsiglia di fare qualsiasi giocatore con un minimo di esperienza.
Mi fa sorridere quindi sentir parlare di poker come un gioco in cui si perdono facilmente soldi specialmente se lo paragoniamo ai vari Gratta&Vinci, Superenalotto e Lotterie varie che impazzano al giorno d’oggi. Quello sì è giocare contro le probabilità.
Perché giocare a poker, dunque? Perché diverte, emoziona, è a buon mercato,non sta scritto da nessuna parte che bisogna giocare a soldi o comunque impiegandone molti, e da’ soddisfazione. Poi è un gioco in crescita e son sempre di più le possibilità di arrivare a premi con piccoli investimenti. Qualcuno ha già potuto godere di viaggi e soggiorni pagati semplicemente vincendo un torneo su internet mentre qualcun altro, più bravo e fortunato, ha radicalmente cambiato la sua vita dedicandola totalmente al poker e traendone grossi benefici.
Divertiamoci allora e lasciamoci coinvolgere? Sono sempre di più del resto le persone che si affacciano a questo nuovo gioco sia da spettatori che da giocatori. Il sottile brivido del tavolo verde non passa mai di moda. A tutti piacerebbe arricchirsi in modo semplice, veloce ed oltretutto legale: ma c’è differenza tra fantasticare su cosa si farebbe con un conto in banca miliardario ed ostinarsi invece a provarci finché non diventa letteralmente una malattia. Il confine tra giocatore normale e patologico è molto sottile. Solitamente la differenza tra l’abitudine sociale, o semplice passatempo gratificante, ed il problema psicologico, dipende dalla frequenza, dalla durata e dall’intensità con cui questi comportamenti vengono agiti e dall’incidenza delle loro conseguenze nocive in ambito organico, psicologico o sociale.
Evitare di lasciarsi coinvolgere troppo sembra essere l’unica soluzione.

Fonte: Agora Vox Italia - Autore: Marina Guastaferro

Eliminare Le Informazioni Registrate Nelle Foto

Hai caricato le tue foto su Internet. Bravo, non sai quante informazioni personali hai lasciato in giro per la Rete! Ma come, non lo sai? La maggior parte delle fotocamere digitali memorizza delle informazioni aggiunte, chiamate metadata, nelle tue foto.
Cosa contengono? Informazioni sensibili, fra cui il nome e il modello della tua fotocamera digitale, la data e l’ora in cui la foto è scattata, varie informazioni sul programma che le hai usate per ritoccarle. Se vuoi pubblicare le tue foto su Internet, ti conviene rimuovere queste informazioni per evitare che qualcuno le possa usare per violare la tua privacy. Ecco come vedere queste informazioni “aggiuntive” e come rimuoverle.
Per vedere le informazioni aggiuntive, collegati al sito Internet JPGinfo e fai click sul pulsante Sfoglia…: nella finestra che si apre, fai doppio click sulla foto da analizzare.
Dopo aver selezionato la foto da analizzare, fai click sul pulsante Upload and Extract Info. Il servizio può analizzare solamente foto in formato Jpeg con un peso massimo di 10 MB. Nella pagina Web che si apre, sono mostrate tutte le informazioni aggiuntive conservate nella foto.
Come rimuovere le informazioni aggiuntive con Exif Tag Remover
Collegati al sito Internet di Exif Tag Remover e fai click sul pulsante Download presente accanto alla voce Exif Tag Remover per scaricarlo sul tuo computer.
Al termine dello scaricamento, fai doppio click sul file di installazione scaricato. Nella prima finestra che si apre, fai click sul pulsante Next. Accetta quindi la licenza di utilizzo del programma, spuntando la voce I accept the agreement, e fai sempre click sul pulsante Next.
A questo punto, fai click prima sul pulsante Install e poi sul pulsante Finish per terminare il processo di installazione e avviare Exif Tag Remover.

Come rimuovere le informazioni dalle foto
Nella finestra principale di Exif Tag Remover, fai click prima sul pulsante Next e poi sul pulsante Add. Nella finestra che si apre, fai click sulla foto da cui vuoi eliminare le informazioni aggiuntive e fai click prima sul pulsante Apri e poi sul pulsante Next.
Nella finestra successiva, spunta la voce Save cleaned images in this folder e fai click sul pulsante a forma di cartella. Nella finestra che si apre, scegli dove salvare la nuova foto priva di informazioni aggiuntive e fai click prima sul pulsante OK e poi sul pulsante Next.
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