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sabato 17 settembre 2011

Evadere di prigione con una USB: un domani sarà possibile...

Secondo il nuovo Report commissionato da AVG il problema risiede nel “wetware”, vale a dire nel rapporto tra l’essere umano e le tecnologie. Per il futuro scenari inquietanti. A rischio la generazione Y.
Commissionato dalla società di sicurezza Internet AVG Technologies, un nuovo Report rivela che il fenomeno globale del crimine informatico è in aumento, diventando sempre più complesso. Ciò è dovuto dal comportamento sorprendentemente compiacente dei giovani utenti che, così facendo, mettono a repentaglio la propria sicurezza. AVG ipotizza 5 scenari legati al cybercrime.
Il “wetware” è il vero colpevole
Realizzato dall’agenzia di ricerca The Future Laboratory, il Report rivela che, mentre i criminali informatici e il malware diventano più sofisticati e difficili da scovare, gli utenti sono, in modo allarmante, sempre meno attenti a proteggere i loro dispositivi online. La combinazione di questi due fattori costituisce uno scenario potenzialmente pericoloso. Nell’indagine si riscontra anche che il fenomeno definito “wetware”, ovvero l’interazione tra il cervello umano e il software, è l'anello debole della catena. In realtà, il rischio crescente non deriva solo dalla tecnologia (software o hardware) ma sempre più dalle azioni umane (wetware). Un terzo degli europei intervistati da AVG e Future Poll, divisione di The Future Laboratory, dichiara di non aggiornare la propria protezione antivirus. Proprio per questo, cyber criminal si concentrano sempre più su come raggirare gli utenti piuttosto che i computer, inducendoli a scaricare malware come se fossero software attendibili. Questo consente loro di superare i normali controlli di sicurezza rendendo il “wetware” il vero punto debole del sistema.
I punti salienti del Report
- La criminalità informatica risulta essere in aumento così come gli strumenti e le tattiche tipicamente utilizzate dagli hacker, ora in mano a bande criminali per monitorare macchine e reti attraverso frodi bancarie e furti d’identità.
- Gli smartphone non sono più di semplici telefoni ma veri e propri mini Pc che i consumatori devono proteggere dal crimine informatico come dei normali computer. Per esempio, solo il 4% degli utenti internet e mobile francesi è attento ai virus che possono danneggiare gli smartphone. Infatti, il denaro può essere sottratto attraverso SMS fraudolenti inviati al consumatore inconsapevole.
- Gli utenti sono coscienti della necessità di protezioni antivirus, ma quasi un intervistato su dieci non riesce a mantenere aggiornata la soluzione. E’ allarmante che proprio il gruppo di età compresa tra i 18 e i 35 anni, che dovrebbe avere più coscienza dei pericoli digitali, non sia sensibile alla problematica.
- L’integrazione crescente di internet in sistemi fisici accresce in maniera esponenziale la vulnerabilità degli utenti nei confronti dei cyber-attack. Infatti, stiamo assistendo ad uno sviluppando sempre maggiore di ciò che è definito “Internet delle Cose”, ovvero sempre più oggetti funzionano tramite una connessione internet, che apre le porte agli hacker per creare nuovi virus.
Ipotizzati 5 possibili scenari
• Car-hacking – gli hacker potrebbe assumere il controllo della chiave elettronica, degli strumenti di bordo e persino dei freni di un’auto
• Jailhouse Rocked – i detenuti potrebbero tentare l’evasione usando solo una penna USB.
• Health Scare – i sabotatori potrebbero minacciare anche le tecnologie legate al benessere e alla salute
• Sniffer & blackouts – i ladri potrebbero monitorare i flussi di informazioni nei sistemi d’allarme domestici per riprogrammare le funzioni da remoto
• Grid-Jacking - Truffatori e terroristi allo stesso modo potrebbero sfruttare la rete elettrica comune definita Smart Grid.
A rischio la generazione Y
Da quanto è emerso nel rapporto, gli utenti della generazione Y, quelli che sono cresciuti con la consapevolezza delle minacce digitali, sono anche i più temerari e scelgono di non utilizzare soluzioni antivirus. Per esempio, quasi la metà degli utenti inglesi nella fascia di età 18-35 anni non aggiorna il proprio software antivirus. Con questo tipo di comportamento gli utenti, che acquisteranno maggiore ricchezza e responsabilità con l’età, potranno portare a un grave sviluppo della criminalità informatica che potrà colpire non solo utenti privati ma anche aziende e pubbliche amministrazioni.
JR Smith, CEO di AVG Technologies, sottolinea: "il potenziale impatto del cyber-crimine non deve essere sottovalutato. Dopo la crisi finanziaria del 2008, l'OCSE ha cominciato a riesaminare i potenziali “global-shock”. Accanto alle classiche problematiche come la crisi finanziaria, le pandemie e i disordini sociali sono stati inclusi per la prima volta anche i rischi informatici. Il governo britannico ha stanziato, solo quest'anno, ben 63 milioni di sterline per combattere la criminalità informatica".
L'autore del Report, il Dr. Antonia Ward di Future Laboratory, ha aggiunto: "E’ chiaro che i criminali informatici stanno diventando sempre più sofisticati, non solo nella loro programmazione, ma anche nei loro metodi. Il fatto che stanno passando dallo sfruttare le debolezze nel software ad attaccare il “wetware'” è un segnale molto forte e richiede una pronta risposta, puntando a migliorare la consapevolezza nelle persone di questa grave situazione in modo che non siano così facilmente ingannabili. " Conclude Smith "E’ sempre più evidente che ogni individuo senza protezione rende tutti più vulnerabili, quindi è vitale che una società globale trovi il modo per affrontare questa tendenza e garantisca una protezione totale. Vogliamo salvaguardare la vita digitale delle persone, o come ci piace dire: fornire tranquillità al mondo online".