.bmp)
Pagine
Visualizzazioni totali
mercoledì 30 settembre 2009
Scuola, il libro di testo è “aperto” e on line
.bmp)
SAPERLO.IT: UN PORTALE DI GUIDE ON LINE
.bmp)
A scuola con Google Docs

martedì 29 settembre 2009
Software Sicurezza: disponibile Microsoft Security Essentials

L'applicazione viene eseguita in background ed utilizza un minimo delle risorse del PC in modo da non comprometterne le prestazioni, riducendo al minimo i moduli e le funzioni necessarie. La scansione programmata avviene quando il sistema è in uno stato non operativo, mentre gli aggiornamenti vengono installati automaticamente e in background attraverso Microsoft Update. L'interfaccia principale di Microsoft Security Essentials è semplice ed essenziale, consente di verificare velocemente lo stato della protezione in tempo reale e degli aggiornamenti. L'utente può scegliere tra tre diverse modalità di scansione del sistema: Quick, Full e Custom. La prima è la più veloce ma ricerca i malware solo in aree specifiche, la seconda è più lenta ma controlla tutto il sistema, mentre nella terza è possibile modificare le impostazioni in base alle proprie esigenze. Il menu opzioni consente di impostare delle azioni programmate, come ad esempio escludere file o processi dalle analisi, includere i dischi rimovibili nelle scansioni, creare un punto di ripristino. Microsoft Security Essentials non prevede la presenza di un firewall e alcuni strumenti per la condivisione dei file.
Per approfondire l'argomento vai all'articolo su Sicurezza.html.it
La versione per Microsoft windows XP è disponibile a questo link
Rimosso da Facebook il sondaggio per uccidere Obama

Il presidente Obama dovrebbe essere ucciso? A chiederlo è un utente del social network, che subito ha rimosso l'applicazione. Il Servizio Segreto indaga.
Domenica scorsa un utente - le cui generalità non sono state rese note - aveva pubblicato un sondaggio tanto aberrante quanto chiaro: "Il presidente Obama dovrebbe essere ucciso?" si chiedeva.
L'utente forniva quattro possibilità: Sì; No; Forse e Sì, se taglia la mia assistenza sanitaria.
Subito gli uomini del Servizio Segreto - cui spetta il compito di difendere il presidente degli Stati Uniti - si sono messi in moto per rintracciare l'autore del sondaggio, che a quel punto era stato già tolto dai gestori di Facebook su segnalazione di alcuni utenti.
La possibilità che si trattasse di una goliardata, per quanto di cattivo gusto, è stata anche presa in considerazione ma senza escludere quella che si trattasse di qualcuno con intenzione serie: "Abbiamo adottato le misure necessarie per concludere al più presto l'indagine. Noi prendiamo questo tipo di iniziative molto seriamente" ha dichiarato un portavoce del Secret Service.
Intanto l'applicazione usata dal singolo utente per proporre il sondaggio è stata sospesa e non sarà più riammessa all'interno del social network.
Scoperte vulnerabilità in alcune applicazioni di Facebook
Si tratta di alcune falle di tipo cross-site scripting presenti, tra le applicazioni scoperte dell’hacker rumeno, anche in cinque piccole apps della società Newscloud. Anche questa volta il problema si presenta non facile da contenere. Sembra infatti, da quanto ha dichiarato Unu, che chiunque abbia gli strumenti adatti possa facilmente accedere alla linea di comando e compiere qualsiasi azione, anche molto pericolosa, sul computer della vittima.
Dal canto suo, Newscloud ha fatto sapere che il team di sviluppo dell’azienda si è attivato per mettere offline temporaneamente le applicazioni incriminate, fino a quando non verranno risolti i problemi indicati dall’hacker.
Come Scoprire Se Un Indirizzo E-mail Esiste
Hai un indirizzo e-mail. Vuoi sapere se realmente esiste. E’ inutile che continui a guardarlo: non ti dirà assolutamente nulla. Devi passare dalle parole ai fatti! E subito, anche! Ho il servizio che fa al caso suo. Non ha nome più azzeccato: Verifica email.Verifica email permette infatti di verificare se un indirizzo e-mail esiste. In questo modo, possiamo scoprire, senza inviargli una e-mail, se realmente funziona. Il tutto, ovviamente, gratuitamente. Ecco come fare.
lunedì 28 settembre 2009
Gelmini: ‘Rai e Tv private hanno il dovere di educare i giovani’. Bollino verde per programmi di interesse pubblico finanziati dal canone

Di questo è convinta il Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che in un’intervista a Mattino 5 ha parlato della responsabilità della Tv nell’educazione delle nuove generazioni.
“I giornali, i media sono molto attenti al tema della libertà di stampa. Non credo che in Italia sia in pericolo, basta guardare la Rai e sfogliare i giornali per rendersene conto. Certo - ha osservato - sono maggioritari quelli contrari al premier ma non è certo il presidente del Consiglio a lamentarsi della mancanza di libertà di stampa”. “Sono sorpresa però - ha aggiunto la Gelmini - che non si discuta mai di come i media toccano il tema dell'educazione, c’è un'invasione di campo da parte loro. Mi piacerebbe vedere programmi per l'infanzia, per i bambini, per i pre-adolescenti e per gli adolescenti, ma non c’è una programmazione pensata per queste fasce di età. Più che di libertà di stampa quindi, parlerei di responsabilità della stampa e dell'opportunità di colmare questa pesante lacuna. Un dovere - ha commentato - che compete a Mediaset, le tv private ma in particolar modo spetta a chi svolge un servizio pubblico”. Il Ministro ha, quindi, lanciato una proposta: “… si potrebbe mettere un bollino verde, come quello per i minori, ma per vedere quali programmi sono di interesse pubblico. E poi finanziare solo quelli con i soldi del canone Rai”.
Secondo la Gelmini, una Tv più attenta ai ragazzi si occuperebbe magari di “bullismo”, “disturbi alimentari”. Quanto alla trasmissione Annozero di Santoro, il Ministro afferma che “è talmente fazioso da essere un vantaggio per il centrodestra”, “di sicuro non è un programma educativo”, “ma le tribune politiche sono quasi tutte così”, e mette in evidenza “una gioventù stanca, rassegnata, ma soprattutto politicizzata che non rappresenta la situazione reale”.
All’interno della scuola, riforme in atto. Sicuramente la Gelmini vuole “un ritorno alla serietà e al rigore”, che “sono elementi positivi che anche le famiglie, secondo recenti sondaggi, ritengono utili”. Per il Ministro quella del maestro unico è una “scelta che ci allinea all'Europa e poi il bambino nei primi anni della sua esperienza scolastica ha bisogno di un punto di riferimento forte”. Quanto al voto in condotta reinserito nella media che determina promozione o bocciatura, “se c’è un principio che accompagna la riforma nel suo complesso è la volontà che a scuola si torni ad educare, mentendo al centro lo studente e con l'attenzione anche ai comportamenti”, ha sottolineato la Gelmini che ha aggiunto: “Certo non è mai bello quando un ragazzo perde l'anno ma una scuola che promuove tutti rinuncia a formare i ragazzi”.
La complessiva funzione educativa della scuola “è troppo importante per affrontare questo tema in modo rassegnato o pressappochista”, ha aggiunto, per la quale “la sinistra è sorpresa di fronte a un governo che punta sulla scuola, che la pone al centro della sua attività” per andare oltre “la scuola post sessantottina, autoreferenziale, scollata dal mondo del lavoro che mette in difficoltà i giovani di oggi”. Sempre riferendosi alle polemiche sulle sue riforme, Gelmini ha poi affermato che “la scuola non è di destra né di sinistra e nemmeno del sindacato”, lamentando che “ogni riforma viene stravolta nella sua portata, nel suo significato”. Il 6 ottobre 2009, a Roma, ore 9.00 – 13.30 appuntamento per il workshop “Liquidi, veloci, mobili: contenuti digitali e risorse della conoscenza” Promosso dalla Fondazione Luca Barbareschi e organizzato da Key4biz, con il sostegno di Eutelsat e Sielte. Parteciperanno i rappresentanti di istituzioni, imprese, enti di ricerca, esperti.
Cellulare e internet, i soli svaghi dei giovani

Una ricerca britannica conferma gli studi italiani: i ragazzi dagli 8 ai 18 anni usano troppo il pc per collegarsi a internet e tantissimo il telefonino. E gli esperti inglesi lanciano l'allarme. Rispondere ai messaggi o chattare sui social network può avere un impatto negativo sul livello di attenzione. In Italia la questione è già stata studiata, ma forse un ulteriore monito dall'estero può aiutare a cambiare abitudini...
Niente di nuovo. La situazione italiana è forse peggiore di quella britannica. I bambini già in quarta o quinta elementare entrano in possesso del cellulare che è il regalo per la prima comunione. Ha sostituito la vecchia bicicletta, che i nostri genitori o i nostri nonni ci regalavano 30 anni fa. I nostri ragazzi italiani i digitali nativi e gli adolescenti digitali, bambini e ragazzi capaci di fare più cose contemporaneamente il pomeriggio entrano nella loro stampa e iniziano le attività che dovrebbero essere soltanto di studio ma che poi non lo sono. Hanno sul tavolo uno o due cellulari, il libro aperto il pc acceso con il collegamento a Facebook o altri social network, ascoltano musica con le cuffiette e magari tengono anche lo schermo acceso della tv, non si sa mai. Quante ore utilizzano le tecnologie cumulando l'uso degli strumenti? Tante. Dalle ricerche che abbiamo fatto in giro per l'Italia possono arrivare anche ad 8 ore. Abbiamo cercato di raccontarlo anche ai genitori durante incontri organizzati per capire. Abbiamo spiegato loro che oltre a tutto quello che abbiamo raccontato ci sono anche i videogiochi. E questi strumenti non sono dei diavoli da cacciare, ma strumenti, appunto, da saper usare con intelligenza ed anche buon senso. Mi chiederete: ha senso ripeterlo spesso? Per noi si. Così magari nel frattempo arrivano altre ricerche straniere e qualcuno ci crede. Noi italiani siamo esterofili per natura. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che dall'estero ci spiega che dovremmo concentrarci e capire cosa sta accadendo. Si evitare le distrazioni proprio come quando i bimbi o i ragazzi tentano di studiare. Ma è più forte di noi...non ce la facciamo. Non ne siamo capaci.
Internet: cybercrime più redditizio del narcotraffico? Crescono i business illeciti online, dal furto dati alla pedopornografia
Identità digitali rubate al ritmo di una ogni tre secondi, più di un milione di nuove minacce alla sicurezza informatica in appena un anno e un giro d'affari che si stima superiore a quello del narcotraffico. Sono i numeri della criminalità online secondo uno studio elaborato da Symantec, che avverte: "Tutti coloro che navigano sono vulnerabili. I cattivi sono là fuori e sono organizzati, sofisticati. E l'impatto delle loro azioni è ampio e devastante".Secondo il rapporto, vengono infettati 50 mila computer ogni giorno e circa un utente su due ha perso per sempre dei dati a causa di infiltrazioni di cybercriminali nel Pc o del crash dell'hard disk. Un pericolo costante e in crescita vertiginosa.
Secondo i dati contenuti nello studio, le minacce informatiche che sono salite nel solo 2008 da 624.267 a un milione e 656.227 unità e hanno creato una vera e propria economia parallela, un mercato nero dove i criminali telematici, che somigliano sempre meno ai vecchi, quasi romantici, 'hacker' e sempre più a membri di una cosca mafiosa, possono vendere e acquistare informazioni personali o programmi per attaccare sistemi informatici. E, come in ogni mercato, tutto ha un prezzo. Far ospitare su un sito un messaggio fasullo attraverso il quale appropriarsi dei dati sensibili di un navigatore (il cosiddetto 'phishing') costa circa 10 dollari, mentre per aggiudicarsi gli strumenti informatici per penetrare nel database di una banca si sale fino a 3mila dollari.
Ma il business principale è quello delle carte di credito, che conta per il 32% di tutti i beni scambiati nel suk dei gangster virtuali. Le informazioni che possono entrare in possesso di malintenzionati non riguardano solo il numero della carta o la data di scadenza, ma anche i dati personali del proprietario, il codice di sicurezza e il Pin. Informazioni che possono fruttare fino a 30 euro per carta a chi riesce a carpirle al malcapitato internauta. Al secondo posto, con il 19% delle transazioni illecite, ci sono i dati dei depositi bancari che, se il titolare del conto e' particolarmente facoltoso, possono essere venduti anche per mille dollari.
La grande differenza tra i primi hacker della internet generation e i nuovi criminali del web è il movente. David L. Smith, che nel 1999 creò il virus 'Melissa', causò danni per 80 milioni di dollari. Ma il suo scopo era scatenare il caos nella rete, e la sua creatura non gli fece guadagnare un centesimo. I pirati informatici di oggi, invece, vogliono semplicemente fare soldi. Tanti soldi. Nel 2007 il sistema di pagamenti online della catena di grande distribuzione Usa T:J: Maxx viene attaccato e un gruppo di hacker, guidato da Albert Gonzalez, un informatore dell'Fbi, si impadronisce delle informazioni personali di 450 mila clienti.
I dati delle loro carte di credito vengono utilizzati per effettuare acquisti online per poi rivendere sul mercato nero quanto acquistato, prima che le vittime si rendano conto degli improvvisi buchi nel loro estratto conto. Ehud Tenenbaum, uno dei membri della banda di Gonzalez, prima di finire in manette era riuscito a mettersi in tasca almeno 10 milioni di dollari grazie ai suoi traffici. Il furto di dati è quindi il fulcro del crimine informatico, e riguarda il 90% delle minacce che circolano su internet. Tra il 2007 e il 2008 sono state rubate le informazioni personali di 7 milioni di persone, e un navigatore su due e' caduto vittima di un illecito informatico.
Gli strumenti a disposizione dei banditi della rete sono molteplici e sempre più raffinati. Il più semplice di tutti è lo spam. Il 90% delle e-mail inviate in tutto il mondo e' fraudolenta. Le missive ingannevoli crescono del 20% al mese e possono prendere le forme più diverse, da un finto messaggio dalla propria banca che invita a inserire gli estremi del proprio conto per una verifica fino alla richiesta di fondi di un'inesistente associazione benefica. Un'attività che appare piuttosto redditizia. Jeremy Jaynes, il primo 'spammer' a subire una condanna per i suoi reati, riusciva ad intascare una media di 750mila dollari al mese. Ma le vie del 'phishing' sono infinite.
Il porno e le scommesse online sono i cavalli di Troia più diffusi. Scaricando un filmato a luci rosse si rischia di scaricare anche uno scippatore virtuale. Né sono al sicuro gli utenti di siti di social network come Myspace e Facebook. Un raggiro molto comune consiste nel creare un falso profilo che installa uno spyware nel computer di chi lo aggiunge tra i suoi contatti per poi chiedere 30 dollari per rimuoverlo. E il crimine online può infine colpire chi e' tra i più indifesi anche nel mondo reale. Un minore su sette ha ricevuto approcci di carattere sessuale sul web. E, a differenza di chi si fa ripulire il conto in banca dopo un incauto shopping virtuale, per chi cade nella rete dei cyberpedofili nessun risarcimento sarà possibile.
È facile tracciare una persona a partire dai social network
Una ricerca condotta dagli AT&T Labs e dal Worcester Plytechnic Institute mette in luce una pratica molto diffusa e altrettanto pericolosa che viene spesso effettuata dai principali portali di social networking ai danni degli utenti iscritti al sito.In molti casi infatti i social network permettono, senza troppi problemi, a società terze di venire in possesso di dati personali relativi agli iscritti e di associarli ognuno alle singole persone alle quali appartengono.
L’analisi è stata effettuata su dodici servizi di questo genere, prendendo in considerazione in modo particolare le capacità di una società esterna di tenere sotto controllo le informazioni inserite dagli utenti nei portali. Si è quindi osservato che undici di questi portali non offrono una protezione adeguata all’utente per assicurargli che i suoi dati rimarranno riservati. Anzi, nella maggior parte dei casi, queste informazioni vengono sfruttate per realizzare campagne pubblicitarie mirate alla personalità e agli interesse dell’utente. Secondo Craig Wills, del Worcester Polytechnic, che è stato co-autore della ricerca, questo problema è particolarmente grave, perché ottenere i dati di un utente iscritto ad un social network può permettere alle società che ne entrano in possesso di continuare a tracciare quella persona, anche quando si allontana da quel portale per navigare su altri siti.
Quello che dovrebbe farci preoccupare è proprio questa capacità di rendere univoca l’associazione tra dati personali eventualmente raccolti (e dalla ricerca sembra che questo sia purtroppo particolarmente facile) e identità singola dell’utente. Associare un’informazione ad una persona renderà riconoscibile e rintracciabile ovunque quel singolo individuo.
sabato 26 settembre 2009
Generatore di strumenti educativi per la scuola
Fonte: Religione 2.0
I baby-navigatori ad alto rischio pedofilia e bullismo in crescita sul web

Le vittime. Uno degli ostacoli più grandi è l'identificazione delle vittime. "Purtroppo - ha sottolineato Vulpiani - in rete circolano foto e video di abusi sessuali fatti da adulti su bimbi sempre più piccoli, da 2-3 anni a pochi mesi di vita: nessuno è in grado di dire realisticamente quanti siano, sappiamo solo che sono molti". Per facilitare il lavoro degli investigatori, è stato messo a punto un database internazionale che, attraverso la comparazione delle immagini, ha a volte consentito di dare un nome alle giovani vittime di abusi.
Rischi tecnologia BLUETOOTH sui cellulari

ATTENTI AL BLUETOOTH
Se hai un cellulare Bluetooth rischi di farti rubare foto e indirizzi, ma anche di farti intercettarele chiamate. Se un pirata nascosto tra la folla nota il tuo cellulare Bluetooth può lanciare un attacco, che hapiù probabilità di successo se usi un auricolare o scambi i dati con un altro telefonino.
Ecco la classifica degli attacchi possibili e delle relative conseguenze:
BLUEBAG
venerdì 25 settembre 2009
Pubblica Amministrazione e Microsoft per l'istruzione

Firmato a Roma un protocollo di intesa. L'azienda di Redmond si impegnerà a fornire software gratuitamente per i progetti degli istituti scolastici e della ricerca.
giovedì 24 settembre 2009
Insegnanti e informatica? Un rapporto difficile
Per qualche docente l'hard disk è un gruppo musicale, altri confondono notebook e Facebook.Da un'indagine preliminare, condotta da Edu-Tech su un campione di 1.000 insegnanti e che sarà presentata al convegno, è emerso come chiarire alcuni punti fondamentali sia indispensabile. Da un lato ci sono dati relativamente confortanti: solo il 18% dei docenti non usa mai il computer (ma si tratta pur sempre di quasi 1 su 5) mentre il 67% afferma di usarlo abitualmente; per gli altri, l'uso è saltuario. Non tutti sono convinti che possa rappresentare uno strumento utile per la didattica; il 41% ritiene tuttavia che andrebbe sfruttato di più e il 19% pensa che possa tornare utile per migliorare la comunicazione con i ragazzi. D'altra parte il 7% lo considera una perdita di tempo e il 10% un pericolo per la serietà dell'approfondimento. Tra quelli che guardano positivamente l'introduzione del computer nella scuola (il 71% ritiene utile che ogni studente ne abbia uno e il 58% vorrebbe una connessione a Internet in tutti gli istituti) è comunque ritenuta necessaria una formazione informatica dei docenti.
La "messa alla prova" degli insegnanti, in questo senso, dà loro ragione: anche se il 47% conosce e usa i social network, il 19% confonde notebook e Facebook (solo il 57% è conscio dell'associazione notebook=portatile) e il 14% pensa che un notebook sia una sorta di registro elettronico per le note. Un po' meglio va con Outlook: il 62% lo identifica correttamente come un client di posta elettronica; altri sospettano purtroppo che sia "un'espressione dei giovani che indica che non si è al passo coi tempi" o "la tecnologia alla base del funzionamento dei navigatori satellitari".
Non parliamo poi delle lavagne multimediali: solo il 24% conosce il loro acronimo Lim (Lavagna interattiva multimediale) mentre il 36% pensa che la sigla indichi uno dei software forniti dal Ministero. [Ma per questo li giustifichiamo: nemmeno noi conoscevamo il significato dell'acronimo, né siamo sicuri che gli insegnanti siano tenuti a saperlo - N.d.R]
Poco più della metà, infine, sa che cosa significhi la parola download; il 20% pensa che sia un programma per ascoltare le radio sul Web (forse adatto alla musica degli hard disk, che per il 16% dei docenti è un complesso heavy metal) e l'11% ritiene che sia un'espressione usata per indicare un computer con problemi.
Banking malware e antivirus: il caso Zeus

Il malware in questione, conosciuto anche come Zbot e PRG, è un software che individua le password utilizzate dagli utenti per effettuare normali operazioni di home banking (consultazione saldo, lista movimenti, bonifici, etc.). Il report ha messo in evidenza come sui 10.000 PC esaminati, i vari antivirus siano riusciti a malapena nel 23% dei casi a individuarlo.
Il problema non è riconducibile a firme degli antivirus non aggiornate, quanto più alle “tecniche di stealthing” sofisticate utilizzate dal malware.
Una top ten delle botnet più diffuse negli USA è stata pubblicata a fine luglio da NetworkWorld e metteva in prima posizione proprio quella realizzata dal trojan Zeus con un totale di ben 3.6 milioni di sistemi infettati. Lo studio condotto da Trusteer ha confermato questi dati: circa il 44% delle infezioni dovute a “banking malware” è riconducibile proprio a Zeus. Il trojan una volta infettato il PC, resta in background in attesa che l’utente effettui il login in qualche sito Web bancario. Le credenziali rubate vengono quindi inviate ad un server remoto, alcune volte vengono sfruttati i programmi di instant messagging. Una statistica piuttosto allarmante è che dei sistemi infettati da Zeus, il 31% non ha installato alcun software antivirus, il 14% ce l’ha ma è datato, mentre ben il 55% ha un antivirus perfettamente aggiornato.
Assicurazioni: quando il social network costa caro!
Rendere i propri dati pubblici non sempre conviene ad assicurati ed evasori.Quanto incide il Web 2.0 sulla nostra vita quotidiana?
"Premi" poco edificanti
Essere troppo espansivi in fatto di dati personali dunque non sempre paga. Le compagnie assicurative sono sul piede di guerra visto il verificarsi di molteplici episodi di furto legata alla leggerezza con cui gli utenti della rete utilizzano i propri dati sensibili.
Tra le più agguerrite la Legal & General, che starebbe ipotizzando di far pagare più care le polizze agli iscritti dei social network. A supportare la tesi della compagnia uno studio commissionato alla società di ricerca europea Opinion Matter, dal quale emergerebbe che gli utenti di Facebook e Twitter non avrebbero alcuna coscienza dell'impatto dei social network sulle proprie vite quotidiane. Su 2.092 utenti intervistati, infatti, circa la metà non ritiene rischioso divulgare dettagli personali su Internet. Mentre circa quattro persone su 10, il 38% degli utenti, pubblicano i dettagli dei piani di vacanza e il 33% scrive se va via per il weekend.
Inoltre, per testare quanto la gente sia pronta ad accettare amici online, Legal & General ha inviato 100 richieste di amici a estranei scelti a caso. Di queste, il 13% sono state accettate su Facebook e il 92% su Twitter, senza alcun controllo. Sono gli uomini a fornire più informazioni online, con il 13% che include perfino il proprio numero di cellulare rispetto al 7% delle donne. Il 9% dei maschi, inoltre, fornisce anche il proprio indirizzo, contro il 4% del gentil sesso.
Lavoratori nella "rete"Abbandonarsi a poco edificanti commenti sul proprio lavoro o sui propri clienti può costare il posto. Da uno studio di Proofpoint è emerso che ben l'8% delle aziende negli Stati Uniti ha effettuato licenziamenti per colpa dei social network, non tanto perché il social network fosse ritenuto fonte di distrazione, quanto perché testimonianza di atteggiamenti poco consoni alla policy aziendale. Gli esempi non mancano anche nel nostro Paese dove ad essere "silurati" sono stati diversi dipendenti di grosse aziende.
mercoledì 23 settembre 2009
Le patch in ritardo sono il nemico più grande della sicurezza
Nonostante la maggior parte dell’attività di fronte al computer si svolga sul Web, i pericoli maggiori arrivano ancora dall’utilizzo di software non aggiornato. È quanto emerge da un’inchiesta svolta congiuntamente da SANS Institue, Qualys e TippingPoint.La ricerca ha preso in esame più di 15.000 aziende in un periodo compreso tra marzo e agosto di quest’anno. I risultati ottenuti non lasciano dubbi: i ritardi nell’installazione di patch e versioni più aggiornate degli applicativi rappresentano troppo spesso una porta aperta per gli aggressori.
Basti pensare, ad esempio, che le varie falle di tipo 0-day che hanno colpito QuickTime. nell’ultimo periodo sono responsabili di ben il 72% degli attacchi sferrati contro software Apple. Una sorte simile tocca ad Adobe, che con il suo Reader e il Flash Player è tra le aziende più sfruttate dai malintenzionati. La colpa non va però addossata ai produttori di software, ma piuttosto alle aziende stesse. In ambito enterprise (ambito in cui la ricerca si è concentrata) molte delle installazioni ricevono aggiornamenti più o meno velocemente a seconda della loro criticità. Accade spesso che per essere sicuri di avere tutto il software funzionante, gli aggiornamenti vengano ritardati di proposito per effettuare ulteriori test. Test che potrebbero essere effettuati molto più rapidamente se, come accade per i sistemi operativi, i vari software applicativi utilizzassero tutti uno stessa distribuzione centralizzata degli aggiornamenti. Un tale sistema permetterebbe inoltre alle aziende di far meglio fronte alla carenza di organico che troppo spesso affligge i reparti responsabili dell’IT Security.
Se qualcuno vuol comprare un nome di dominio da te, sotto sotto c'è una truffa
.bmp)
A parte il fatto che difficilmente venderei a sconosciuti un nome di dominio che contiene il mio nome e cognome (anche se mi sono reso conto di aver lasciato scadere stupidamente nel 2008 quel nome di dominio), la cosa puzzava di truffa, anche per via dell'indirizzo del mittente: una ditta seria non manderebbe mail di lavoro da un indirizzo Gmail, e indicherebbe il proprio indirizzo postale e un numero telefonico per contattarla. Invece qui non è indicato neanche il paese in cui si troverebbe la fantomatica ditta. Truffa, quindi, ma come funziona?Grazie alla dritta mandatami dall'amico Luigi, salta fuori che funziona così: il truffatore cita nella mail-esca alcuni siti di "domain appraisal" (valutazione del valore monetario di un nome di dominio) di cui dice di fidarsi. Alcuni sono veri e indipendenti (Sedo.com), altri sono gestiti da complici del truffatore.Se il titolare del nome di dominio (nonché potenziale vittima) abbocca, si fa valutare il proprio nome di dominio da uno di questi siti di "domain appraisal": un'operazione che ha un costo. Se si rivolge al sito dei complici del truffatore, manda loro i soldi per la "valutazione", ma poi il truffatore non gli compra il dominio e intasca i soldi della vittima insieme ai propri complici. Presumibilmente, se la vittima si rivolge a un sito di valutazione che non appartiene ai complici, i truffatori restano a bocca asciutta (pazienza, ci sono tanti pesci nel mare) oppure indirizzano la vittima al sito di valutazione dei complici.Dettagli su questa truffa sono disponibili presso DomainNameWire.com.
Hacker diffondono virus sfruttando la morte di Patrick Swayze
Sophos mette in guardia: gli hacker approfittano della notizia della morte di Patrick Swayze per mettere a rischio la sicurezza dei Pc. Navigando in Internet alla ricerca di notizie sulla scomparsa di Patrick Swayze gli utenti rischiano di essere indirizzati a pagine web infette.Sì del Garante all’introduzione di telecamere esterne alla scuola

Facebook scricchiola

5 miliardi di pagine viste ogni singolo giorno, 300 milioni di utenti attivi ed una fenomenologia quasi senza precedenti per la Rete: il sito, nel momento in cui per la prima volta annuncia di essere passato a cash flow positivo, deve però fare i conti con una struttura che improvvisamente si è fatta troppo fragile per supportare l'immane carico di lavoro imposto dalla crescente community raccolta. Per il gruppo è ora strategico evitare nuovi problemi, poiché l'esperienza degli utenti è la chiave del funzionamento del sito. Nessun dato statistico quantifica i problemi di queste ore, la cui dimensione rimane pertanto segregata nella documentazione di analisi del team Zuckerberg. Interessante, a margine, l'ultimo post immesso sul blog del gruppo. In occasione del ritorno a scuola degli studenti, dopo un'estate passata a scambiare contatti per accrescere la community, il responsabile Jesse Dwyer propone alcuni consigli ai professori, così che possano creare una rete con i propri studenti senza tuttavia dover condividere con questi ultimi tutti i propri contenuti. Abilitando i giusti vincoli, Facebook potrebbe trovare nel mondo dell'istruzione una interessante nuova forma di applicazione, con la piattaforma utile a condividere informazioni e ad estendere la dimensione scolastica anche oltre il suono della campanella.
Transazioni online a rischio: come difendersi da Clampi
.png)
Le regole base per difendersi dai virus Clampi, Ligats, Llomo, Rscan: così si presenta il trojan che, in questi giorni, sta gettando in allarme le aziende che effettuano transazioni online.
Banking online, transazioni web, pagamenti digitali con carta di credito? In tutti i casi, e soprattutto per le aziende, il pericolo è in agguato: è a causa del virus Clampi, o Ligats, Llomo e Rscan che dir si voglia. Il pericoloso trojan ad oggi si è già infiltrato in migliaia di sistemi, compromettendo la sicurezza informatica anche di numerosi pc aziendali.
Clampi sottrae i dati sensibili degli utenti che effettuano pagamenti online -numeri di carta di credito e credenziali personali - tramite il classico trabocchetto dell'allegato email (una volta aperto si installa il virus) o il più subdolo sistema dell'annuncio web.
Il cavallo di troia sfrutta falle in Flash e ActiveX dei diversi browser e sembra essere più dirompente nei computer con sistemi operativi Microsoft Windows.
Fino ad ora i furti più gravi sono stati registrati in USA e Gran Bretagna, dove Clampi ha colpito utenti privati ma anche migliaia di banche e istituti finanziari.
Per le aziende che si affidano al Web per compiere transazioni abituali il rischio è notevole: la misura più ovvia è quella di aggiornare con frequenza gli antivirus le proprie macchine. Per proteggersi dal virus Clampi, dunque, gli esperti ricordano le classiche raccomandazioni:
- verificare gli aggiornamenti del proprio antivirus;
- dotarsi di un firewall che monitori la navigazione web;
- verificare la sicurezza delle proprie chiavi di accesso se si usano reti Wi-Fi;
- evitare di visitare i siti sospetti;
- preferire le carte di credito prepagate per le transazioni digitali;
- se si teme di essersi "infettati" modificare al più presto le proprie password bancarie.
martedì 22 settembre 2009
LE ASTE ONLINE E LE ASTE AL RIBASSO

Privacy: vietato ‘spiare’ la navigazione internet dei dipendenti. Il Garante sul caso Italian Gasket

Il fascino del tavolo verde online
La mania del gioco ha mille facce e tenta da 900 mila a 1,8 milioni di italiani. Un esercito di potenziali malati di gioco. La nuova moda che sta conquistando l’Italia: dal gioco compulsivo all’attrazione ‘fatale’ per il gioco d’azzardo. Manie che si alimentano pescando nel ricco portafoglio di giochi e scommesse, disponibili sul mercato legale e in quello sommerso, oggi anche online.Con la diffusione di internet i giochi d’azzardo hanno subito una radicale trasformazione ed un incremento dovuto alle nuove possibilità date dalla rete.
Si è avuto, quindi, un accrescimento del numero di casinò online (generalmente gestiti da società off shore che offrono minori costi di gestione rispetto a quelli tradizionali, ma anche maggiori rischi) e di agenzie di scommesse, anche in relazione alla politica di incentivazione ai giochi e alle scommesse che è condotta da un po’ di tempo a questa parte dallo Stato italiano. Un po’ ovunque sono sorti siti che consentono di partecipare a distanza a giochi d’azzardo e di abilità (i giochi di abilità devono essere tenuti distinti da quelli d’azzardo) online, come il poker, i dadi, le slot machines, la roulette, il cui accesso ovviamente è subordinato alla preventiva iscrizione e apertura di un conto corrente online.
Quello che contraddistingue il poker dalla maggior parte delle altre forme di azzardo è la possibilità di fare guadagni a lungo termine, poiché si gioca contro altri giocatori e non contro la casa.
Nessuno può mettere in dubbio la natura dinamica della scena del gioco d’azzardo online, soprattutto dopo aver visto gli ultimi cambiamenti nella rete. Siti internet di poker sono stati tagliati e scambiati, tra i principali soggetti della rete, alcune volte con incredibile velocità, cambiando così i conti dei giocatori e anche il posto in classifica dei vari siti.
La scelta di legalizzare il poker on line è dovuta soprattutto alle stime non “azzardate” di Agipronews che parlano di un giro d’affari di 142,8 milioni di euro per il poker online, in aumento rispetto ai 141 milioni di gennaio. Se nel primo mese dell’anno infatti erano 4,5 i milioni giocati quotidianamente, a febbraio si alza a 5 milioni la soglia di giocate.
Il poker online divenuto legale in Italia impazza nella televisione e su internet; è divenuta la mania del momento, dovunque si può giocare a poker online e chiunque può decidere di offrire la possibilità di giocarlo; ma solo alcuni possono garantire la sicurezza di depositi e prelievi veloci e puntuali.
Resta un unico quesito: sport o gioco d’azzardo? Il poker è sicuramente un gioco. Un gioco di carte, da tavolo, di strategia. Molto più simile ai giochi da scacchiera che agli altri giochi di carte; il poker infatti va condotto con arguzia e intelligenza, ma anche furbizia e astuzia possono farti vincere. E’ importante saper sfruttare le debolezze dell’avversario quando si presenta l’occasione. E in questa sfumatura è molto più simile ad esempio agli scacchi piuttosto che alla scala 40. Un gioco dunque e non uno sport, anche se si sente sempre più spesso parlare di "poker sportivo". Un termine che tuttavia non è usato in maniera errata in quanto il poker, pur essendo un gioco da praticare da fermo, quindi con un relativo dispendio di energia fisica che generalmente caratterizza quello che noi comunemente chiamiamo sport, racchiude in se alcuni di quelli che sono i capisaldi degli sport più famosi: il confronto, l’aggregazione, il rispetto per l’avversario, l’abilità.
Tra l’altro il poker è anche spettacolo se consideriamo la variante alla Texana che ormai impazza in internet, in tv e nei circoli. É di facile comprensione grazie alla struttura del gioco con le carte comuni visibili a tutti. Se analizziamo il significato reale della parola "azzardo" siamo ben lontani da tutto ciò che è considerato un gioco. Volendo forzatamente unire le due parole troviamo sul sito Garzanti la seguente risposta: "giochi d’azzardo: quelli a fine di lucro in cui il risultato dipende dal caso (p. e. i dadi, la roulette, il baccarà ecc.)" e sinceramente di casuale nel poker c’è ben poco. Si azzarda quando si scommette contro le probabilità; esattamente quello che sconsiglia di fare qualsiasi giocatore con un minimo di esperienza.
Mi fa sorridere quindi sentir parlare di poker come un gioco in cui si perdono facilmente soldi specialmente se lo paragoniamo ai vari Gratta&Vinci, Superenalotto e Lotterie varie che impazzano al giorno d’oggi. Quello sì è giocare contro le probabilità.
Perché giocare a poker, dunque? Perché diverte, emoziona, è a buon mercato,non sta scritto da nessuna parte che bisogna giocare a soldi o comunque impiegandone molti, e da’ soddisfazione. Poi è un gioco in crescita e son sempre di più le possibilità di arrivare a premi con piccoli investimenti. Qualcuno ha già potuto godere di viaggi e soggiorni pagati semplicemente vincendo un torneo su internet mentre qualcun altro, più bravo e fortunato, ha radicalmente cambiato la sua vita dedicandola totalmente al poker e traendone grossi benefici.
Divertiamoci allora e lasciamoci coinvolgere? Sono sempre di più del resto le persone che si affacciano a questo nuovo gioco sia da spettatori che da giocatori. Il sottile brivido del tavolo verde non passa mai di moda. A tutti piacerebbe arricchirsi in modo semplice, veloce ed oltretutto legale: ma c’è differenza tra fantasticare su cosa si farebbe con un conto in banca miliardario ed ostinarsi invece a provarci finché non diventa letteralmente una malattia. Il confine tra giocatore normale e patologico è molto sottile. Solitamente la differenza tra l’abitudine sociale, o semplice passatempo gratificante, ed il problema psicologico, dipende dalla frequenza, dalla durata e dall’intensità con cui questi comportamenti vengono agiti e dall’incidenza delle loro conseguenze nocive in ambito organico, psicologico o sociale.
Evitare di lasciarsi coinvolgere troppo sembra essere l’unica soluzione.
Fonte: Agora Vox Italia - Autore: Marina Guastaferro
Eliminare Le Informazioni Registrate Nelle Foto
Cosa contengono? Informazioni sensibili, fra cui il nome e il modello della tua fotocamera digitale, la data e l’ora in cui la foto è scattata, varie informazioni sul programma che le hai usate per ritoccarle. Se vuoi pubblicare le tue foto su Internet, ti conviene rimuovere queste informazioni per evitare che qualcuno le possa usare per violare la tua privacy. Ecco come vedere queste informazioni “aggiuntive” e come rimuoverle.
Come rimuovere le informazioni dalle foto
Nella finestra principale di Exif Tag Remover, fai click prima sul pulsante Next e poi sul pulsante Add. Nella finestra che si apre, fai click sulla foto da cui vuoi eliminare le informazioni aggiuntive e fai click prima sul pulsante Apri e poi sul pulsante Next.
