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venerdì 29 maggio 2009

Nasce a Sanremo un osservatorio on line sulle nuove dipendenze


Sanremo (IM) - L’Osservatorio sulle Nuove Dipendenze nasce dall’idea di un gruppo di Psicologi, Sociologi, Esperti di Informatica e altro che si occupano in vario modo di problematiche legate alle nuove dipendenze (Internet addiction, pedo-pornografia, stalking, lavoro, gioco, ecc..) di CREARE UN PUNTO DI RIFERIMENTO TRASVERSALE con funzioni di coordinamento e programmazione su scala nazionale.
Scopo dell’Osservatorio è appunto quello di RACCOGLIERE E DIVULGARE INFORMAZIONI INERENTI LE NUOVE DIPENDENZE PATOLOGICHE ed i fenomeni ad esse correlati sia verso gli utenti che verso gli addetti ai lavori. I principali strumenti utilizzati sono: la rassegna stampa, la realizzazione di incontri, seminari e workshop, ma anche mailing list e forum. All’interno dell’Osservatorio è dedicata un’ampia pagina al fenomeno dello “STALKING” sia dal punto di vista giuridico-legale che di intervento (SOS Stalking e forum). L’Osservatorio si propone inoltre di promuovere ed attuare attività di studio e di ricerca in ambito clinico e sociale, valutare e supervisionare iniziative inerenti le nuove dipendenze.
I membri del Comitato di Esperti sono disponibili a RISPONDERE, in via pubblica o privata, ad ogni quesito, dubbio o suggestione in merito a problematiche legate alle nuove dipendenze. L’Osservatorio svolge anche un'importante funzione di coordinamento e raccolta di numerosi professionisti selezionati presenti su tutto il territorio NAZIONALE indicandone la sede di lavoro e favorendone l’individuazione e il primo contatto attraverso la google map. Collabora inoltre con altre Organizzazioni impegnate in finalità analoghe.
Portale: http://www.osservatorionuovedipendenze.it

Il dipendente e la posta elettronica

Il Ministro della funzione pubblica ha dunque diramato una Direttiva denominata "Utilizzo di internet ed ella casella di posta istituzionale sul luogo di lavoro". La notizia di per sé non è nuova. Sono infatti almeno 5 anni che il Ministero della funzione pubblica e il "defunto" Ministero per l'innovazione e le tecnologie hanno assunto un atteggiamento ambivalente nei confronti dell'uso della posta elettronica nelle pubbliche amministrazioni che ricorda il famoso detto "bastone e carota". Da un lato infatti si auspicava (e si auspica) un utilizzo sempre più diffuso delle nuove tecnologie nel settore della PA, e particolarmente dell'uso della posta elettronica, con l'obiettivo anche di attivare per ogni dipendente una apposita casella. Tale obiettivo, già menzionato negli anni passati in documenti quali le "Linee guida per lo sviluppo della società dell'informazione nella legislatura", del 2001, e richiamato dall'art. 24 comma 8 lettera e) della legge 16/1/2003 n.3, nelle precedenti direttive è stato poi ribadito nella Direttiva del Ministro del 27/11/2003 avente come titolo "Impiego della posta elettronica nelle pubbliche amministrazioni", per poi essere richiamato anche nella Direttiva Brunetta di questi giorni.Dall'altro però si tende a penalizzare il dipendente che ecceda nell'uso di questo strumento. Basta leggere la Direttiva Brunetta, che usa termini assolutamente generici ma in qualche modo "insinuanti" per far capire che al di là dei richiami alle tutele del lavoratore e della privacy il dipendente che utilizzi Internet per scopi personali non sia in verità soggetto così gradito all'Amministrazione pubblica. Si fa infatti riferimento sia al codice di comportamento del Pubblico dipendente che avrebbe assunto rilevanza normativa sia a illeciti disciplinari e/o addirittura penali. Tra l'altro non si fa riferimento in alcun passo della direttiva al caso dei social network, ma il richiamo sembrerebbe abbastanza evidente.
Dal punto di vista della privacy, quasi a tranquillizzare gli allarmati dipendenti pubblici, Brunetta dunque cita le linee guida del Garante per posta elettronica e internet pubblicate Gazzetta Ufficiale n. 58 del 10 marzo 2007. Il provvedimento fornisce una serie di indicazioni generali secondo le quali compete innanzitutto ai datori di lavoro di informare con chiarezza e in modo dettagliato i lavoratori sulle modalità di utilizzo di Internet e della posta elettronica e sulla possibilità che vengano effettuati controlli. Il Garante vieta poi la lettura e la registrazione sistematica delle e-mail così come il monitoraggio sistematico delle pagine web visualizzate dal lavoratore, perché ciò realizzerebbe un controllo a distanza dell'attività lavorativa vietato dallo Statuto dei lavoratori. Viene inoltre indicata tutta una serie di misure tecnologiche e organizzative per prevenire la possibilità, prevista solo in casi limitatissimi, dell'analisi del contenuto della navigazione in Internet e dell'apertura di alcuni messaggi di posta elettronica contenenti dati necessari all'azienda. Il provvedimento raccomanda l'adozione da parte delle aziende di un disciplinare interno, definito coinvolgendo anche le rappresentanze sindacali, nel quale siano chiaramente indicate le regole per l'uso di Internet e della posta elettronica.Ma ci sono delle vere e proprie norme che regolano l'uso della posta elettronica e la navigazione su Internet da parte sia dei dipendenti pubblici che di quelli privati?Per quanto riguarda il campo pubblico, in realtà, esisteva una disposizione normativa relativa all'uso privato delle linee telefoniche d'ufficio, contenuta nel decreto del Ministro della Funzione Pubblica del 31/3/1994, con il quale fu adottato il Codice di comportamento dei dipendenti della P.A. ai sensi dell'art. 58 bis del D. Lg.vo n. 29 del 1993. Si trattava dell'art. 10 che, alla prima parte del comma 5, prevedeva che "salvo casi eccezionali dei quali informa il dirigente dell'ufficio, il dipendente non utilizza le linee telefoniche dell'ufficio per effettuare chiamate personali".La necessità di ampliare questa limitata facoltà di deroga collegata al requisito dell'eccezionalità ha indotto successivamente il Ministro della Funzione pubblica a rivedere l'impostazione iniziale dell'art. 10 e, infatti, il nuovo Codice di comportamento dei dipendenti pubblici di cui al decreto ministeriale del 28/11/2000 ha previsto al comma 3 dell'art. 10 che il dipendente "salvo casi d'urgenza, non utilizza le linee telefoniche dell'ufficio per esigenze personali". Tale disposizione di carattere puramente amministrativo, a parte il riferimento alle sole apparecchiature telefoniche, non appare comunque tale da escludere, ad avviso dello scrivente, totalmente la responsabilità civile e penale nel caso di uso illecito delle linee telefoniche da parte del dipendente pubblico.Per quanto riguarda ora l'orientamento dottrinale e giurisprudenziale in materia, va detto che la dottrina penalistica è divisa in ordine alla definizione della natura giuridica della posta elettronica e alla possibilità dei dirigenti dell'ufficio di controllare l'uso che i dipendenti fanno, in genere, degli strumenti tecnologici posti a loro disposizione. La migliore dottrina ritiene che, almeno sino a quando il dipendente non acceda alla sua casella ed apra il messaggio di posta elettronica, il messaggio stesso debba considerarsi come "corrispondenza chiusa" e come tale tutelata ai sensi dell'art. 616 c.p.. Questa tesi è stata sostenuta in giurisprudenza implicitamente da una decisione del T.A.R. Lazio, Sezione I ter, n. 9425 del 15/11/2001 in relazione ad una mailing-list in ambiente pubblico secondo cui "la corrispondenza trasmessa per via informatica o telematica, c.d. posta elettronica, deve essere tutelata alla stregua della corrispondenza epistolare o telefonica ed è quindi caratterizzata dalla segretezza". La tesi in questione, sia detto per inciso, è stata anche sostenuta, sia pure senza adeguata motivazione, dal Garante per la protezione dei dati personali (vedi parere del 12/7/1999), secondo cui appunto, la posta elettronica sarebbe protetta ai sensi dell'art. 616, comma 4, c.p.. Lo stesso Garante, peraltro, in altro parere del 1 marzo 2001 ha, incidentalmente, ritenuto legittimo l'accesso del titolare del trattamento alla casella del dipendente in casi di necessità o di urgenza,ad es. nel caso di assenza o impedimento dell'incaricato.Per quanto riguarda la giurisdizione contabile è da citare una sentenza della Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Piemonte del 13/11/2003 che si è occupata del problema sotto il profilo del danno erariale. Con tale decisione è stata affermata, sia pure ancora incidentalmente, la legittimità da parte dell'amministrazione pubblica della registrazione degli accessi dei dipendenti ai siti Internet ed il successivo controllo finalizzato, non solo alla repressione di comportamenti illeciti ma anche ad esigenze statistiche e di controllo della spesa. Nella specie si trattava di un dipendente di un ente pubblico che, nell'orario di lavoro, si era ripetutamente collegato a siti non istituzionali ed era stato per questo rinviato a giudizio dinanzi al Tribunale di Verbania per i delitti di cui agli artt. 314, 323 e 640, 2 comma, c.p., patteggiando poi la pena.In ordine al potere del datore di lavoro di effettuare controlli per quanto riguarda l'uso della linea telefonica da parte del dipendente del settore privato, la sua legittimità è stata affermata, inoltre, dalla scarsa giurisprudenza, sia di legittimità che di merito, che si è occupata del problema, sia pure con differenti motivazioni (vedi Cass. Sez. Lavoro, 3/4/2002, n. 4746, e l'ordinanza del Tribunale di Milano del 10/5/2002 che, in particolare, ha escluso la responsabilità del datore di lavoro ex art. 616 c.p.).Passando ora al campo più strettamente penalistico è da dire che senza un esame del merito, non si rinvengono allo stato decisioni giudiziarie relative all'abuso della posta elettronica e della navigazione su Internet da parte del dipendente sia pubblico che privato, mediante le apparecchiature dell'ufficio. Esistono tuttavia pronunzie relative all'uso delle apparecchiature telefoniche in ambito lavorativo pubblico ma che potrebbero anche applicarsi (ed in questo senso va intesa la iniziativa della Procura della Repubblica di Verbania) all'uso illegittimo della posta elettronica ed alla navigazione non autorizzata in Internet. La Corte Suprema, in realtà, è divisa sul punto, pur ritenendo applicabile in materia l'art. 314 del c.p. relativo al peculato. Più in particolare, mentre alcune decisioni hanno ritenuto che il fatto debba essere inquadrato nell'ipotesi prevista dal primo comma del citato articolo, punita con la grave pena della reclusione da tre a dieci anni (vedi, da ultimo, Cass. Sez. VI, 24/6/2001 13/1/2002, n.30756), altre hanno invece affermato che si trattava di "peculato d'uso", fatto punito con la più lieve pena della reclusione da sei mesi a tre anni (vedi da ultimo, Cass. Sez. VI, 14/2/2000, n. 788). Tuttavia la stessa Corte, di fronte alla scarsa rilevanza dei reati commessi dall'imputato non se l'è sentita, per così dire, di affermare la grave responsabilità scaturente dall'applicazione dell'art. 314 c.p. ed ha, con la decisione sopracitata, compiuto una operazione di "chirurgia plastica" della norma, ammettendo come scriminante il fatto che la condotta dell'imputato appariva caratterizzata dalla eccezionalità prevista dal citato art.10 dall'allora vigente Decreto del Ministro per la Funzione pubblica.Tutto ciò premesso, non c'è dubbio che l'intera problematica, nei suoi riflessi giuridici e normativi, andrebbe esaminata alla luce anche degli orientamenti della coscienza sociale. Appare infatti illusoire et irrealiste, come affermato in Francia dalla CNIL, organo di protezione della privacy, in un pregevole rapporto intitolato "La cybersurveillance des salariés dans l'entreprise" del marzo 2001, una proibizione assoluta dell'uso per scopi personali degli strumenti tecnologici in ambiente lavorativo.Ciò che appare comunque urgente, di fronte alla diffusione del fenomeno, è di riesaminare l'inquadramento tradizionale dell'ipotesi di abuso nell'ambito penalistico per evitare soluzioni giurisprudenziali oggettivamente inique di fronte alla scarsa rilevanza della condotta, tenendo conto, da un lato delle esigenze di sicurezza e di correttezza amministrativa, dall'altro dalla necessità di evitare eccessive frustrazioni in ambiente lavorativo le cui conseguenze, sia detto per inciso, avrebbero come effetto una minore produttività.In conclusione andrebbe, ad avviso degli scriventi, esaminata in via prioritaria la possibilità di "depenalizzare", per così dire, le ipotesi non gravi di uso privato degli strumenti tecnologici di ogni tipo da parte dei pubblici dipendenti, prevedendo per i fatti una sanzione amministrativa, tenendo presenti le vigenti disposizioni in materia di depenalizzazione (cfr. legge 24/11/1981 n.689 ed il Decreto Legislativo 30/12/1999 n. 507).

Fonte: Punto Informatico - Autore: Carlo e Fulvio Sarzana

Symantec: il 90% delle email è spam

Non sembra conoscere tregua l'attività svolta dagli spammer di tutto il mondo, perennemente impegnati a ricoprire la grande rete di messaggi spazzatura. In accordo con l'ultimo report (pdf) sull'argomento, stilato da MessageLabs Intelligence (compagnia di analisi ora parte di Symantec), i messaggi di spam costituirebbero il 90,4% di tutte le email circolanti all'interno della grande rete, con un aumento di ben 5,1 punti percentuali per quanto riguarda il mese di maggio 2009, rispetto ad aprile.
Ben il 58% di tutto lo spam in circolazione proverrebbe dai cosiddetti botnet, ovvero network di computer utilizzati dai cybercriminali per le loro attività, quali sottrarre informazioni sensibili, lanciare attacchi o inviare spam. Tra i botnet più aggressivi, deve essere citato Donbot, in grado, secondo le rilevazioni Symantec, di generare il 18,2% di tutte le email spazzature. È interessante comunque notare come i botnet non rappresentino l'ultima frontiera in fatto di postazioni lancia spam; i criminali informatici starebbero infatti ultimamente puntando ad insidiarsi presso domini oramai datati, quindi più facili da espugnare, oppure presso server presenti nell'Europa dell'Est, senza dimenticare i social network, vera miniera d'oro in quanto a nominativi verso i quali indirizzare le nuove ondate di spam. Secondo il ricercatore Adam O'Donnell, una buona fetta delle email spazzature non sarebbe quindi generata dai sopracitati botnet, ma arriverebbe da network legittimi posizionati nei paesi dell'Europa dell'est, come ad esempio la Romania. Si tratterebbe in sostanza di vere e proprie ondate di spam lanciate verso i network di alcuni ISP, nel tentativo di convogliare quanti più messaggi possibile, prima che il fenomeno venga rilevato e bloccato. Inoltre, è bene tenere in considerazione i portali di social networking, assunti oramai al ruolo di veri e propri strumenti involontari di spam. Sono sempre più frequenti gli attacchi di phishing condotti nei confronti di Facebook e Twitter, al fine di carpire user name e password dei loro utenti; gli account violati vengono così utilizzati come basi di partenza per inviare email spazzatura a tutti i contatti delle vittime.
Il report include inoltre alcune informazioni curiose, quali ad esempio le fasce orarie nelle quali il fenomeno dello spam mostra gli attacchi più aggressivi: negli Stati Uniti, le ondate più feroci si avvertono tra le 9 e le 10 del mattino, mentre in Europa, il fenomeno sembra mantenersi su livelli piuttosto elevati per tutto il corso della giornata. La città più invasa dalle email indesiderate appare essere Hong Kong, ove quest'ultime rappresentano il 92,3% di tutta la posta elettronica in movimento.

giovedì 28 maggio 2009

Facebook sul lavoro: perdita di tempo o valore aggiunto?


Facebook è ormai universalmente noto come il re delle reti sociali: con oltre 200 milioni di utenze sorpassa di gran lunga i diretti rivali e naviga a vele spiegate verso nuovi lidi sempre più in ottica business. La pervasività - e l’invasività - di tale piattaforma ha però indotto molte aziende ad introdurre pratiche per arginare l’utilizzo di questi strumenti, su cui a lungo si dibatte: più ostacoli oppure opportunità per il mondo d’impresa?
In questo scenario di rinnovata critica (tra problemi di Privacy violata e disattenzione degli impiegati rapiti da FB), esiste qualcuno che va nuovamente controtendenza. Una notizia di qualche tempo fa riportava una ricerca del professor Brent Coker dell’Università di Melbourne che dimostrerebbe come Facebook, utilizzato all’interno del contesto lavorativo possa addirittura aumentare la produttività degli impiegati. Il punto chiave attorno a cui ruota la questione è quello del rapporto lavoro/svago. I livelli di attenzione non possono essere mantenuti elevati per diverso tempo ed è quindi necessario che momenti di intensa attività siano alternati con momenti di svago/rilassamento. Ebbene, i SNSs rappresenterebbero la chiave di volta della questione. Se l’utilizzo è inferiore alla “massa critica” del 20% allora potranno essere un utile divertissement che permette di staccare nei momenti critici e di dedicarsi ad altro (posto che l’utente ne sia in grado).
La ricerca andrebbe - ovviamente - approfondita. Sta di fatto che un’applicazione web come Facebook può essere utile anche in altri ambiti: come aggregatore di notizie, di contatti, come facilitatore delle comunicazioni, e via dicendo… Per fare in modo che lo strumento sia utile e non dannoso, è però necessaria una consapevolezza maggiore delle utenze che lo utilizzano.
La soluzione? Come sempre una buona via di mezzo penso sia la cosa ideale. Bloccare del tutto un servizio come Facebook può provocare malcontenti e climi poco positivi, d’altro canto è necessaria una regolamentazione che impedisca che l’uso si trasformi in abuso. Come al solito un clima basato sulla fiducia reciproca tra le varie componenti aziendali è, senza dubbio, la migliore.


Fonte: PMI.IT - Autore: Stefano Besana

Software del giorno: EMCO Malware Destroyer

EMCO Malware Destroyer è un software di rimozione malware a richiesta, con un motore velocissimo: circa 10 secondi per la scansione dell'intero sistema per moltissime varianti tra adware, trojan, worms, spyware e dialers. Il programma ha una funzione di LiveUpdate per tenersi aggiornato, scaricando le ultime definizioni.

Microsoft: "Office 2010 pirata ha un virus

Da qualche giorno circola sulla rete Torrent una versione pirata di Office 2010. Con sorpresa.
Come sia finita sui canali P2P non si sa bene, resta il fatto che è possibile scaricare la versione pirata di Office 2010 nella rete Torrent.Il fatto più interessante della vicenda è il post presente sul blog Microsoft secondo cui il software trafugato e pronto al download sarebbe farcito di virus e malware, non sappiamo se sia vero o se sia un modo per scoraggiare la diffusione della copia illegale della suite, consigliamo comunque di dotarsi di un buon antivirus.

Fonte: Zeus News

Youtube contiene link a malware

L'allarme di Panda: dopo gli altri siti Web 2.0 adesso anche YouTube contiene link a malware.
Panda Security ha rilevato che in YouTube ci sarebbero 5000 video contententi commenti con link a siti con pagine web create per scaricare malware.È già successo con Facebook e Digg e come altri siti social era da aspettarsi che anche il celebre portale di video fosse prima o poi colpito.I contenuti sono generalmente di carattere sessuale e le pagine linkate contengono contenuti pornografici, ma dietro a questa vetrina si cela il download di un falso antivirus.
Se l'utente ci casca e installa il programma questo incomincia a rilevare virus inesistenti e viene richiesto di comprare la versione commerciale per rimuovere i malware inesistenti.


Fonte: Zeus News

Controllare e Proteggere i Bambini che Navigano su Internet con OnlineFamily

Tutti sappiamo come Internet può essere un ottima risorsa anche per i bambini, ma può diventare al tempo stesso pericoloso per via del facile accesso a materiale non adatto, ma anche della presenza nella rete e sopratutto nei social di utenti poco raccomandabili , quindi i genitori devono essere sempre vigili e monitorare per controllare che i figli non corrano nessun pericolo navigando su internet. Ci sono diversi software che permettono di monitorare e controllare l'utilizzo di internet dei vostri figli, ma il più completo e facile da utilizzare è senza dubbio OnlineFamily di Norton. Infatti questa applicazione consente non solo di monitorare i siti web visitati dai vostri figli, ma anche limitare l'uso del computer da parte dei bambini impostando il tempo massimo di utilizzo, limitare i siti dove possono accedere, controllare l'uso dei social network e community e proteggere i loro dati personali. E un altra caratteristica è l'interfaccia facile da usare, quindi adatto anche alle mamme non troppo tecnologiche che voglio proteggere i loro figli.In questo momento Norton Onefamily è offerto gratuitamente, infatti se si effettua l'iscrizione in questi giorni, è possibile ottenere il servizio fino a gennaio del 2010 senza pagare nulla. Link per il Download: Scarica Norton Onefamily Dopo la registrazione, vi verrà chiesto il nome e l'età di ogni bambino che si desidera monitorare.

Clicksicuro: un nuovo software per la tutela dei bambini

La Charging ha recentemente presentato ClickSicuro, un nuovo software che consente ai minori di navigare in acque sicure, lontano dai contenuti pedopornografici, pericolosi o inadatti alla loro età. Riccardo Navarra, amministratore delegato di Charging, ci spiega quali sono le caratteristiche principali.
Dr. Navarra, perché nasce ClickSicuro? L'utilizzo delle nuove tecnologie informatiche, come Internet, consente di abbattere i confini, diffondere le informazioni e aggregare i giovani in community. Occorre però aiutare gli adulti, gli insegnanti e le famiglie a un uso corretto e consapevole della Rete fornendo loro gli strumenti idonei a individuare, selezionare e codificare le modalità e i contenuti accessibili ai minori: Internet è infatti uno strumento straordinario e utile se usato in assoluta sicurezza. Purtroppo la Rete è utilizzata anche da chi persegue fini illeciti e, cosa ancor più grave, per finalità pedopornografiche.
La Rete Internet non va però criminalizzata…Infatti ClickSicuro nasce con l'obiettivo di educare e responsabilizzare bambini e adolescenti all'utilizzo corretto del mondo virtuale, tenendo conto anche delle esigenze dei minori. ClickSicuro fa inoltre proprio il Codice di autoregolamentazione "Internet e minori", siglato il 5 Novembre 2003 dalla Commissione per l'Assetto del Sistema Radiotelevisivo, documento ispiratore di un uso corretto e consapevole della Rete Telematica.
Il vostro slogan è: fai navigare i tuoi figli in acque sicure, in che modo? Con ClickSicuro abbiamo cercato di bilanciare da un lato l'esigenza di una navigazione Internet opportunamente tutorata e dall'altro la facilità di utilizzo, anche in considerazione che spesso i nostri figli sanno usare il pc meglio di noi adulti.
Mi spieghi meglio… ClickSicuro ha una configurazione protetta da una password che viene fornita ai genitori e che è necessaria per impostare le regole di navigazione e utilizzo del computer, ma non necessita di particolari abilità informatiche per il suo utilizzo. Il software, una volta installato automaticamente, vieta la navigazione in siti potenzialmente pericolosi o contenenti parole ritenute inadatte all'età dei nostri figli impedendo altresì la digitazione di informazioni riservate quali, ad esempio, il nome e cognome, l'indirizzo di casa o il numero telefonico.
Quali sono gli strumenti di controllo che ClickSicuro mette a disposizione dei genitori? ClickSicuro offre la possibilità di stabilire le regole e i tempi di navigazione, di memorizzare i dettagli di navigazione e informa via SMS ogni volta che si sta cercando di violare le regole impostate dai genitori.
Un SMS? Si, è una novità assoluta. ClickSicuro avvisa immediatamente inviando un SMS di alert a una lista predefinita e aggiornabile di telefoni cellulari, ogni qualvolta i nostri figli tentino di indirizzarsi verso siti dai contenuti pedo-pornografici, potenzialmente pericolosi o non adatti alla loro età. Tante funzionalità a un prezzo così contenuto? Perché? La scelta di fissare il prezzo in € 9,90 iva inclusa, vuole coniugare la diffusione massiva del software ClickSicuro e l'utilità sociale dell'iniziativa imprenditoriale. La nostra politica aziendale prevede anche il sostegno alle Associazioni che, quotidianamente, sono impegnate a tutelare i minori dalle insidie legate alla pedofilia e alla pedopornografia: una quota del margine prodotto dalla vendita del software ClickSicuro sarà devoluta in tale direzione.
Fonte: Redazione ilGiornale.it

mercoledì 27 maggio 2009

Un virus mette in pericolo il network dell’FBI e dell’U.S. Marshals

Dagli Stati Uniti arriva la notizia di un virus che ha colpito misteriosamente i computer dell’FBI e dell’agenzia americana federale U.S. Marshals. Secondo quanto affermato da Nikki Credic, portavoce di Marshals, i problemi per entrambe le agenzie sono iniziati quasi contemporaneamente nella stessa giornata.

In risposta a questo inconveniente i computer sono stati disconnessi dal Dipartimento di Giustizia, per evitare possibili infiltrazioni da parte di malintenzionati, in attesa di risolvere completamente il problema.

Mike Kortan, portavoce dell’FBI, ha comunicato che all’interno dell’agenzia gli esperti di sicurezza stanno valutando la presenza di eventuali problemi nella loro rete esterna, che collega diverse altre agenzie americane, anche se non sono state specificati i nomi di queste ulteriori unità di Stato.

Comunque, afferma Credic, allo stato attuale nessun dato sembra essere stato compromesso da questo inconveniente. Per rimanere nonostante tutto nella certezza che i lavori per ripristinare il normale stato procedano bene e il problema sia completamente risolto è stato tolto momentaneamente l’accesso ad Internet e bloccata la possibilità di inviare email.

Questi provvedimenti sono stati presi sia dall’U.S. Marshals che dall’FBI. Non è ancora stato identificato con precisione il virus che ha causato lo spiacevole inconveniente e la sua provenienza.

Fonte: oneitsecurity.it Autore: Gianluca Rini

martedì 26 maggio 2009

Facebook: e se qualcuno........ha pubblicato una mia foto che io non voglio sia online?

Facebook procederà alla rimozione esclusivamente delle foto che violano le Condizioni d'uso (ad esempio immagini pornografiche o protette da copyright). Ci sono tuttavia delle operazioni che puoi eseguire se sul sito è stata pubblicata una foto in cui ci sei tu che non ti piace:
Per rimuovere il tuo nome da una foto, visualizzala e clicca sul link "Rimuovi tag" accanto al tuo nome. La foto non sarà più collegata al tuo profilo. Ricorda che i tuoi amici sono gli unici a poterti taggare nelle foto. Se qualcuno continua a taggarti in foto che ritieni imbarazzanti, rimuovi tale utente dai tuoi amici. Se non vuoi che la foto venga mostrata, devi rivolgerti direttamente alla persona che la ha pubblicata. Se si tratta di un amico, rispetterà il tuo desiderio e rimuoverà la foto. Sfortunatamente, Facebook non può costringere gli utenti a rimuovere foto che non violano le Condizioni d'uso.

Fonte: Sicurezzainrete7x24.org-Autore: Elisabeth Linder - International PR Facebook

Netlog e la sicurezza dei suoi utenti

Vorrei iniziare questo post citando un pensiero di Layla Pavone pubblicato sul suo Blog (rif.) “Lo stesso concetto di "socializzazione" e' differente per ognuno di noi. Dipende dal sistema valoriale che attribuiamo alla parola socializzare. Ci sono infatti enormi differenze tra social media quali, Youtube, Linkedin,, Netlog, Facebook, Myspace, Twitter, Badoo etc. e sarebbe opportuno poterle analizzare nel dettaglio. Ognuno di questi ambienti ha un "vissuto" dal punto di vista qualitativo differente. Il fatto che Youtube o Netlog o Myspace abbiano diversi milioni di iscritti in Italia, dal mio punto di vista dice molto poco, se non fosse che dentro quei mondi esistono una miriade di microcosmi che devono essere soppesati per il valore instrinseco in termini contenuti che ognuno di essi rappresenta. Bisognerebbe trovare una nuova ed ulteriore unita' di misura da affiancare al tempo speso quando si parla di social media, forse...una sorta di "profondimetro" che consenta a chi si occupa di comunicazione di analizzare nel dettaglio il peso delle relazioni che si creano all'interno di tali ambienti e che consenta anche di comprendere il reale "commitment" che ognuno di noi attribuisce alle cose che dice, che guarda, al numero di amicizie/link che chiede e che concede, ai gruppi a cui appartiene, ai "post" che pubblica.”
La privacy deve essere una priorita' per i media sociali. Netlog su questo punto e’ completamente allineato. Garantire la possibilita’ all’utente di essere sempre in grado di decidere la modalita’ di condivisione delle proprie informazioni, e’ stato uno degli elementi che ci hanno consentito di accrescere sensibilmente la user base.
In tutte le attivita’ svolte su Netlog vi e’ la possibilita’ per l’utente di stabilire chi possa fruire dell’informazione (sia essa testo, immagine o video). Ad esempio, come possiamo comunicare su Netlog con i nostri amici senza che nessuno veda cosa diciamo?
Per rispondere a questa domanda occorre dire che spesso capita di scambiare opinioni con gli amici, dimenticando che il loro contenuto può essere letto da tutti i contatti in comune.
Quindi se dobbiamo scambiare informazioni che vorremmo restassero quanto più riservate possibile, andiamo dal nostro profilo, creato su Netlog, in “Messaggi” e clicchiamo su “Crea messaggio”: inseriamo il nome dell’amico cui inviarlo e le nostre informazioni resteranno private.
Per quanto riguarda invece le foto e i video si puo’ attribuire un livello di privacy per ciascuna foto ( Visibile a tutti, visibile solo agli amici, visibile solo ad alcune persone, visibile solo da me….).
I media sociali risultano essere un fenomeno di successo, ma che cosa li caratterizza?
Sicuramente la possibilità di instaurare nuove relazioni ed interagire con individui anche molto distanti da noi, la presenza di strumenti ed infrastrutture che facilitano la collaborazione online, l'idoneità a supportare la nascita e lo sviluppo di nuove iniziative e relazioni di business,il senso di intimità nelle relazioni tra gli utenti e soprattutto la garanzia per gli utenti di esercitare un certo controllo sui dati generati.
Fonte: Sicurezzainrete7x24.org - Autore: Ivan Marino, business development manager per l' Italia

HabboHotel e la tutela dei suoi cyber navigatori

Habbo un hotel virtuale dove gli utenti possono crearsi il proprio personaggio, socializzare con altri giocatori, vagare per le stanze, rifarsi l'acconciatura, comprarsi mobili virtuali e altro.
In habbo molti utenti hanno coltivato un vero e proprio alter ego, una seconda vita. Ciò nonostante, questo bel mondo pixelato nasconde tante insidie, e i giocatori, la maggioranza dei quali giovanissimi, fanno presto a rendersene conto.
I problemi di sicurezza vanno dal furto dell'account ai problemi di cyber bullismo e cyber prostituzione, per questo Habbo ha previsto la copertura on-line durante gli orari di apertura con moderatori professionisti. I giocatori possono chiamare facilmente un moderatore in qualsiasi momento se si sentono in pericolo.Con l'acquisto di furni i personaggi si arricchiscono e diventano cosi un bottino appetibile da parte di hackers-lamers o ragazzini senza scrupoli che vogliono impadronirsene. Nella maggior parte dei casi i furti avvengono perchè i giocatori con troppa facilità offrono i propri dati personali come l'email, che viene in seguito usato per inviare keyloggers o altro. Quindi la prima regola del nostro hotel quella di tenere per se tutte le informazioni personali.
I nostri giocatori oltre a essere molto giovani sono anche molto socievoli e spesso disposti a provare nuove esperienze, protetti dall'anonimato si avventurano in giochi o discussioni che contengono fantasie erotiche che poi in alcuni casi finiscono con lo scambio di foto o incontri su web cam. Habbo filtra determinate parole e i moderatori sono avvisati automaticamente quando vengono intercettate certe discussioni a "rischio". L'educazione dei giocatori sui problemi di sicurezza di primaria importanza. Habbohotel consapevole dei pericoli esistenti e in tal senso investe molte delle proprie risorse per proteggere i propri utenti.

Fonte: sicurezzainrete7x24.org - Autore: Franco Denari Manager Country Manager Habbo

Yahoo! Answers

Tutela degli utenti, rispetto della privacy, sicurezza in rete. Tutti ne parlano ma in concreto cosa si può fare? Quali sono gli accorgimenti che ognuno di noi può mettere in atto e con quali strumenti Yahoo! si prende cura dei propri utenti?
Una navigazione protetta e adatta a persone di tutte le età, soprattutto sui social network, viaggia sempre su più linee d’intervento:
1. implementazione di idonee misure di sicurezza
2. corretta informazione;
3. apporto umano di personale professionale;
4. educazione e rispetto degli stessi partecipanti alla community.


A parte il primo punto, che si riferisce alla ricezione di direttive e normative nazionali ed internazionali, in che modo Yahoo! interviene in maniera proattiva all’interno di queste norme comportamentali?

Informazione
Invitiamo ogni utente, e specialmente i genitori o tutori che accompagnano i ragazzi durante la navigazione, a consultare sempre le Condizioni di Utilizzo del Servizio disponibili sul sito. Inoltre, è sempre opportuno visitare le pagine di aiuto dedicate ad ogni singolo servizio e disponibili su diverse pagine del sito Yahoo!: alcune sono proprio dedicate alla Sicurezza in Rete e possono dare consigli utili su come evitare spiacevoli inconvenienti.
Il primo consiglio che ci sentiamo di condividere è semplice quanto di facile attuazione. Come nella vita di tutti i giorni, è importante scegliere le proprie amicizie e, quindi, impostare con cura le opzioni di riservatezza del proprio account. In fase preventiva, quindi, possiamo decidere quali informazioni e dati personali si vuole condividere con gli amici o addirittura con tutto il pubblico di Internet.

Personale professionale
Sicurezza significa anche fare in modo che la community sia il più possibile libera da comportamenti offensivi e abusi che ne distorcono la natura sociale. Yahoo! dedica molte persone all’intervento a tutela degli utenti: chi rileva contenuti abusivi sulle pagine dei nostri servizi può rivolgersi al Customer Care grazie al pulsante “segnala abuso” diffuso sulle pagine del sito. Su segnalazione, e previa verifica, il servizio clienti rimuove tali contenuti.

Educazione della community
Accanto all’assistenza diretta, desideriamo lasciare spazio agli utenti che vivono la community “sul campo” e che possono dunque acquisire maggiore senso di responsabilità rendendola migliore e sempre più sicura. Su Yahoo! Answers tutti i partecipanti sono invitati a contribuire con contenuti “sani”, che rispettino le condizioni di utilizzo, le linee guida della community e gli altri partecipanti. Per questo, e per incentivare l’attività virtuosa degli utenti, Yahoo! ha da poco istituito la community moderation su Yahoo! Answers. Inviando contenuti di qualità, gli utenti guadagnano punti e possono scalare la classifica fino a diventare “Answeriani DOC”.

Quando un utente segnala a Yahoo! la presenza di un contenuto abusivo, il sistema rileva la reputazione del segnalatore e del segnalato e determina se il contenuto può essere direttamente eliminato o se siano necessari ulteriori accertamenti. Per diventare affidabile bisogna conoscere bene le linee guida della community. Più accurate sono le segnalazioni, maggiore sarà la reputazione. Al contrario, se le segnalazioni vengono utilizzate in modo improprio, la reputazione dell’utente peggiorerà. Con una scarsa reputazione, il potere di eliminare contenuti potenzialmente abusivi diminuirà e chi segnala potrà anche venire sospeso. Confidiamo che le persone possano prendere sempre più confidenza con questo sistema e che siano loro stessi ad escludere chi esula dal clima di amicizia e dallo spirito del servizio che Yahoo! vuole coltivare.
In rete, come nella vita di tutti i giorni, bisogna non solo prestare attenzione alle proprie amicizie e agli aspetti “pubblici” della propria vita, ma anche assumersi la responsabilità di sé e della comunità in cui si vive. Questa è educazione alla Rete.



Fonte: Sicurezzainrete7x24.org - Autore: Lorenzo Montagna, Country manager Yahoo!

Pmi italiane e sicurezza IT: minacce e soluzioni

Nelle Pmi italiane cresce la consapevolezza sulle minacce IT, ma costi e priorità limitano l'uso di soluzioni più avanzate. Phishing e siti sospetti, la minaccia più temuta.
Da Check Point lo spaccato sul binomio Pmi italiane e sicurezza, con la classifica delle minacce che di più preoccupano le piccole e medie imprese d'Italia.
Colmando il gap della consapevolezza sui rischi di una protezione aziendale inadeguata, le Pmi individuano nell'accesso a siti pericolosi e attacchi phishing la minaccia numero uno (38%) in ufficio, seguita dalle falle nelle reti wireless (21%) e dall'utilizzo incauto di file sharing e instant messaging (18%).
In generale, dal sondaggio Check Point Software Technologies emerge chiaro che in grado di adozione di soluzioni e prodotti IT per la sicurezza aziendale è discreto: il 72% del panel intervistato investe fino a 5mila euro l'anno, con un ruolo preponderante ma non vincolante dei consulenti. A decidere sono responsabile tecnico (52%) o amministratore delegato (33%).
Nel 21% dei casi ci si rivolge a fornitori esterni per l'infrastruttura IT ed il 17% per la gestione della sicurezza. Un altro 17% preferisce fare tutto in casa, mentre 16% preferisce acquistare beni ma non sottoscrivere servizi.
Quali servizi e prodotti si adottano di più in una Pmi italiana? Firewall, anti-virus, anti-spyware, VPN e filtri per la navigazione: rispettivamente, 24%, 25%, 18%, 15% e 10%.
Il problema dei costi (24%) e della bassa priorità (30%) limita invece l'adozione di soluzioni di intrusion prevention, intrusion detection e cifratura di dischi e file. Tra l'altro, il 17% ha dichiarato di non avere in azienda figure tecniche sufficientemente specializzate per implementare tali soluzioni.
In generale, i fattori che determinano la scelta di un servizio/prodotto nelle Pmi italiane sono: costo (15%), semplicità di gestione (17%), affidabilità del vendor (18%), qualità della tecnologia (19%), disponibilità di una soluzione integrata (16%) e funzionalità superiori rispetto a quelle necessarie (14%).
Fonte: Pmi.it - Autore: Alessandra Gualtieri



Il virus presente sui netbook nuovi

Non ci si può fidare nemmeno dei Pc nuovi, appena comprati e ancora imballati: senza che l'utente se ne renda conto, potrebbero contenere un virus. A dire il vero, non è la prima volta che qualcosa del genere accade: lo scorso ottobre Asus, a causa di alcuni Eee Box venduti in Giappone con un virus in omaggio, ha dovuto offrire ai clienti la sostituzione gratuita delle macchine infette. Questa volta ad accorgersi della minaccia è il produttore di software antivirus Kaspersky: dopo essersi fatto consegnare un netbook M&A Companion Touch nuovo con Windows Xp per testarvi uno dei propri prodotti, ha notato la presenza di diversi punti di ripristino e tre malware differenti. I punti di ripristino hanno permesso a Kaspersky di ricostruire quanto accaduto: lo scorso febbraio un drive Usb è stato usato su una partita di netbook per installare dei driver. Sfortunatamente su quel drive c'era una variante del worm AutoRun, che si diffonde proprio tramite chiavette Usb infette. Come nel caso di Asus, insomma, il colpevole è un drive Usb infetto usato con leggerezza dal produttore. M&A, informata dell'accaduto, non si è ancora espressa. Oltre al worm, i laboratori di Kaspersky hanno scoperto un rootkit e un programma che sottrae le password. L'ultima raccomandazione in fatto di sicurezza comprende quindi la scansione del computer appena acquistato ancora prima che questo venga connesso a Internet, utilizzando un altro Pc per ottenere gli aggiornamenti del software antivirus prescelto.
Fonte: Zeus News

lunedì 25 maggio 2009

Garante Privacy: il libro bianco sui social network

Per tutti gli amanti dei SOCIAL NETWORK, il GARANTE DELLA PRIVACY mette a disposizione un'opuscolo informativo sul quale sono indicati preziosi consigli per un uso consapevole dei Social Network.

Vedi Link Garante Privacy

WolframAlpha, il motore di ricerca che ti lascia affamato

E’ uscito Wolfram Alpha. L’unico modo di conoscerlo davvero è provarlo: qui. Una rassegna delle caratteristiche di questo progetto in fase sperimentalissima è fatta (in inglese) sul blog Smarterware. Come dice Giuseppe Granieri presentandolo è più vicino a Wikipedia, per certi versi, che alla ricerca d’impulso cui ci ha abituati Google con la sua potenza immediata, efficiente. Non metteteci dentro il vostro cognome, non ne uscirà niente. Io non ci ho messo il mio ma quello del presidente del Consiglio. Il motore era sorry, non aveva occorrenze.
Ma ciò che cambia in modo radicale, rispetto alla nostra esperienza di utilizzatori di motori, è la presentazione del risultato. Nessun alunno di scuola media potrà mai copiare da questi risultati in modo bruto. Si tratta di schede, molto lavorate, dove l’informazione è “calcolata” in modo da rappresentare un contenuto unico. Si guardi sotto la scheda per “Obama”. Anche se si tratta, in tutta evidenza, di risultati che hanno quasi la forma della “demo” più che quella di un servizio definitivo, è interessante che la presentazione sia fatta per stimolare ulteriore conoscenza, per lasciarti affamato. Torna un concetto di ricerca organizzato in modo tassonomico, secondo precise categorie e una pianta dei contenuti. Se si clicca sulla “formula”, il sistema vi spiega anche qual è il percorso col quale è arrivato a localizzare un certo contenuto, o meglio come quel contenuto è classificato dentro il suo archivio.
Al momento un gioco molto “geek”, fatto per non piacere alla cultura umanista. Ma molto intrigante per i possibili sviluppi futuri, se si accetta di vederlo come una sorta di piccolo nocciolo duro, attorno al quale si potranno aggregare funzioni e contenuti aggiuntivi.In italiano ne ha scritto tempo fa Punto Informatico, ma all’epoca non c’era ancora ciò che c’è oggi, il servizio in linea.

Social Network d'emergenza: Microsoft Vine

Vede la luce la prima beta, accessibile per ora solo ad un numero limitato di utenti, di Vine, la piattaforma per il social networking di Microsoft. L'idea (che recentemente non ha solleticato solo Microsoft) è quella di aggiungere agli strumenti di comunicazione le potenzialità offerte dalla geolocalizzazione. Con Vine è infatti possibile sapere dove si trovano gli amici e cosa accade attorno a loro. Uno dei primi impieghi previsti riguarda le emergenze: sarà possibile visualizzare le informazioni della protezione civile e gli allarmi potranno essere immediatamente diffusi a tutti i contatti che si trovano in zona. Vine non si limita però a questo, sono già garantite le collaborazioni con Twitter e Facebook: il programma avverte immediatamente, tramite email o sms, non appena gli amici aggiornano la propria pagina Facebook o quando ricevete un messaggio.


Fonte: ComputerBuild N° 11/2009

Brunetta porta la Treccani online per la didattica

Le voci dell'Enciclopedia Italiana abbandonano i tomi che le hanno ospitate per decenni nelle librerie per sbarcare sul Web. Il ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta ha da poco firmato un protocollo d'intesa con i responsabili della Treccani per la realizzazione di nuove soluzioni per diffondere online il sapere custodito dalla famosa enciclopedia. Il progetto mira alla creazione di nuove risorse indirizzate ai singoli cittadini, alla formazione e alla didattica nelle istituzioni culturali del nostro paese.Grazie al nuovo accordo, nel corso dei prossimi mesi la Treccani metterà a disposizione del Portale del Cittadino (Italia.gov.it) e del Portale InnovaScuola (Innovascuola.gov.it) i propri archivi, rendendo accessibili e fruibili i contenuti attraverso una semplice licenza Creative Commons. Il progetto, fortemente orientato alla didattica, prevede inoltre una forte integrazione dei contenuti per la scuola prodotti dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana con l'esistente portale per l'innovazione negli istituti scolastici, InnovaScuola. Il collegamento tra le due realtà online consentirà di mettere a disposizione degli utenti molte più risorse per elaborare nuovi progetti legati alla didattica e alla diffusione del sapere.
A partire dai prossimi giorni, il Portale InnovaScuola potrà fare affidamento su una versione liberamente consultabile online del celebre Vocabolario Treccani e su un nuovo modulo di ricerca per consultare il Portale Treccani senza abbandonare le pagine web di InnovaScuola. Infine, l'accordo consentirà di « visionare dal Portale Treccani brevi presentazioni dedicate alle nuove tecnologie per la didattica (pillole formative) di InnovaScuola» si legge nel comunicato stampa congiunto del ministro Brunetta e dell'AD di Treccani, Francesco Tatò. «L’intesa è coerente con gli obiettivi che si sono posti Treccani e il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione. Il piano e-Gov 2012 del Ministro Brunetta prevede infatti l’innovazione digitale nell’amministrazione, con l’accesso on line a informazioni e servizi. Il progetto Didattica digitale promuove la disponibilità di una piattaforma tecnologica per la fruizione di testi scolastici e contenuti didattici digitali resi disponibili dagli editori, dai docenti, dalle istituzioni» prosegue il comunicato, sottolineando l'importanza dell'accordo appena raggiunto in un ambito più ampio legati alla digitalizzazione dell'istruzione nel nostro paese. Il debutto dei contenuti liberamente consultabili online della Treccani non dovrebbe impensierire particolarmente l'ormai celebre e affermata Wikipedia. L'enciclopedia online mira alla costruzione delle voci attraverso un processo di condivisione del sapere orizzontale, mentre le iniziative dell'Enciclopedia Italiana sul Web saranno maggiormente dedicate alla didattica e alla costruzione di nuovi progetti sulla base dei contenuti prodotti dai compilatori delle voci enciclopediche e dagli autori delle iniziative di InnovaScuola.
Fonte: Webnews - Autore: Emanuele Menietti

A tre anni è già un prodigio delle aste online

Una bambina di tre anni, Pipi Quinlan. La mamma che fa alcune puntate alle aste online prima di schiacciare un pisolino. La bimba impugna il mouse e con le credenziali della mamma tenta e riesce a comprare il giocattolo che preferisce: un escavatore. Vero.

Mai lasciare un bambino da solo davanti al pc. I problemi in cui potrebbe incorrere il bambino sono infatti tanti e gravi, soprattutto se la navigazione sarà libera e se il ragazzo sa muoversi tra mouse e tastiera. Mai lasciare una bambina, soprattutto, da sola davanti al pc. Soprattutto se le piacciono i giochi per i maschietti, soprattutto se ha comunque nel sangue il gusto per lo shopping, soprattutto se poco prima si è già effettuata qualche puntata nelle aste online. Il rischio, in questo caso, lo corre però soprattutto lo sprovveduto genitore. La storia, quasi paradossale, è testimoniata dal Rodney Times ed ha come protagonista la piccola Pipi Quinlan, di tre anni. Tutto ha inizio con la mamma, la neozelandese Sarah Quinlan, che compie alcune puntate sul sito TradeMe per riuscire a far propri alcuni giocattoli. Ad operazioni completate la signora Quinlan si abbandona ad un pisolino, senza provvedere però alle misure minime necessarie affinché la figlia non abbia la possibilità di andare in Rete emulando le azioni della mamma.
A questo punto entra in scena la piccola Pipi la quale, nonostante la tenera età, sembra già avere le idee sufficientemente chiare: accende il computer, si collega con le credenziali della mamma e si dedica allo shopping secondo i propri gusti. Una volta entrata sul sito, però, i giocattoli possono sembrare cosa minima rispetto alle meraviglie a disposizione. Per questo motivo la piccola Pipi Quinlan procede su altre categorie (chissà con quale giro casuale di click, visto che difficilmente può aver letto ed interpretato i testi presenti) e clicca il fatidico "acquista" quando ha trovato il suo oggetto preferito: un autentico escavatore Kobelco del valore di 20 mila dollari neozelandesi (12.300 dollari americani circa secondo la valutazione CNet).
La storia si conclude fortunatamente con il lieto fine. Quando la signora Sarah Quinlan viene a sapere dell'acquisto tramite una mail che le comunica il fatto di essersi aggiudicata l'asta sull'escavatore, infatti, contatta immediatamente l'assistenza TradeMe spiegando l'accaduto. Il gruppo si dimostra oltremodo comprensivo e nel giro di pochi giorni l'acquisto viene annullato, il pagamento restituito ed il Kobelco (peraltro una macchina oggi sotto famiglia New Holland, Gruppo Fiat) torna a disposizione sul mercato: Pipi Quinlan dovrà, per ora, accontentarsi di un giocattolo.
Fonte: Webnews - Autore: Giacomo Dotta

Computer FORENSIC tra mito e realtà

L'informatica rappresenta un fenomeno cresciuto e diffusosi fino a diventare, nel bene e nel male, uno strumento irrinunciabile del nostro quotidiano: le problematiche giuridiche sollevate dallo sviluppo dell'universo elettronico rappresentano, probabilmente, uno dei terreni di sfida culturale più stimolanti della nostra epoca.In tale ambito, uno dei temi che più appassionano gli esperti è proprio quello relativo al computer come prova da acquisire, analizzare ed utilizzare in un processo: nei procedimenti per reati informatici, ma non soltanto in quelli, il computer si è spesso rivelato un "testimone chiave" per l'accusa o per la difesa. In realtà sarebbe più corretto, almeno formalmente, parlare del computer come prova, se non come fonte di prova, ma non di rado l'approccio del perito (nominato dal giudice) o del consulente (nominato da una delle parti) con il computer è più simile a quello di chi interroghi un testimone reticente, piuttosto che quello di chi esamini un reperto inanimato: non basta trovare tracce del reato (o non trovarne), occorre interpretarne i silenzi (i dati sono stati cancellati o non sono mai esistiti?) e, persino, le "rivelazioni" (i dati si trovano lì ad insaputa dell'imputato\indagato o vi sono stati consapevolmente collocati da lui?). Proprio per questa ragione l'analisi di un computer non dovrebbe mai ridursi ad un "positivo" o a un "negativo", ma dovrebbe essere sempre adeguatamente motivata, soprattutto in presenza di reati particolarmente odiosi quali quelli di detenzione, cessione o divulgazione di pornografia minorile. L'analisi non può, quindi, essere ridotta ad attività meramente informatica, in quanto il consulente dovrebbe cercare di ricostruire il comportamento tenuto dall'imputato di fronte al computer, arrivando ad interpretare i risultati dell'analisi alla luce di tale ricostruzione comportamentale, anche e, soprattutto, al fine di valutare se un determinato atto è stato compiuto volontariamente o no. Non può, poi, non avvertirsi l'esigenza di regole comuni, di procedure certe in assenza delle quali è molto difficile riuscire a garantire un sereno rapporto tra accusa e difesa nella dialettica processuale e preprocessuale. Mai come oggi, infatti, si avverte la necessità della "certezza delle regole" per quanto riguarda l'individuazione e la conservazione dei dati che poi costituiranno l'oggetto su cui si fonderà la valutazione dell'organo giudicante. Il rilevamento, la conservazione ed il trattamento di questi dati e delle informazioni che gli investigatori (ma anche, non dimentichiamolo, i difensori) possono rilevare nel normale svolgimento dell'attività d'indagine esigono un protocollo operativo che ne garantisca integrità non repudiabilità in sede processuale.L'informatica forense si presenta davvero come una scienza complessa, multidisciplinare e, proprio per questo, estremamente intrigante. Andiamo ora, senza alcuna pretesa di completezza, ad affrontare alcuni degli aspetti più interessanti di questa affascinante disciplina.Le fase delle indagini preliminari. L'indagine relativa ai reati informatici dipende in gran parte dal tipo di crimine che si vuole reprimere e dagli strumenti forniti all'uopo dal legislatore: diverse sono le tracce lasciate dagli autori e, conseguentemente, diverse devono essere le modalità investigative.Alcune caratteristiche sono, tuttavia, comuni a prescindere dall'illecito commesso. In primis una particolare esigenza di celerità nell'acquisizione di prove ed informazioni: poche cose sono volatili come le prove informatiche. Basta davvero molto poco per alterarle, modificarle o renderle comunque inservibili, sia volontariamente che involontariamente: è necessario che l'investigatore sia in grado di ricostruire con precisione le modalità con cui è stato commesso il reato anche al fine di valutare adeguatamente la genuinità di eventuali prove raccolte ovvero di scagionare eventuali coimputati. È in questa fase, in cui l'indagato è generalmente all'oscuro delle indagini, che possono essere disposte intercettazioni telefoniche, informatiche o ambientali, ovvero vengono acquisiti elementi di prova da utilizzare successivamente (accesso a siti, contatti in chat, scambio di materiale attraverso le reti p2p): si tratta di attività che devono seguire dei rigidi protocolli comportamentali la cui violazione potrebbe poi portare all'inutilizzabilità in sede dibattimentale della prova acquisita. In questa fase non vi è ancora nessun obbligo formale di avvisare l'indagato, ma questi, se ha il sospetto della pendenza di indagini sul suo conto, può presentare un'istanza presso la Procura della Repubblica per sapere se vi sono procedimenti penali a suo carico (art. 335 cpp). In caso positivo questi gli devono essere comunicati, salvo che l'indagine riguardi reati particolarmente gravi ovvero tale informazione sia stata secretata dal PM. In ogni caso, anche in assenza dello status di imputato o indagato, è possibile svolgere indagini difensive in via preventiva, ad esclusione degli atti che richiedono l'intervento dell'autorità giudiziaria e purché il difensore abbia ricevuto un apposito mandato. Per esempio, a seguito di uno scambio di insulti in un forum Tizio sospetta che Caio possa averlo querelato: incarica il proprio difensore di svolgere attività investigativa preventiva al fine di acquisire tutti quegli elementi che potrebbero rivelarsi utili per la futura difesa. Il difensore potrà interrogare testimoni (in realtà si tratta di colloqui, ricezione di informazioni e assunzioni di informazioni) e/o acquisire documenti di vario genere (391-bis e seguenti). Al di fuori di questi, rari, casi il soggetto scopre di essere indagato nel momento in cui riceve la famigerata "informazione di garanzia".

Sicurezza in rete: 10 pericoli della Rete = 10 consigli per navigare sicuri

10 pericoli per i teenager che navigano in internet, 10 consigli per evitarli: Skuola.net vi presenta un decalogo per usare internet e i social network senza alcun rischio, divertendosi e conoscendo tanti nuovi amici. Un regalo per voi in occasione della Settimana Nazionale della Sicurezza in Rete 2009, un'iniziativa promossa da SicuramenteWeb, Polizia Postale, Skuola.net, Abilad e Unione dei Consumatori.

10 comandamenti della Rete by Skuola.net
1. Attenti all’identità: nella vita reale, se qualcuno si maschera puoi accorgertene subito. In Rete è molto semplice assumere identità diverse da quella vera. Quindi non dare mai indirizzi, numeri di telefono o altre informazioni che ti rendano rintracciabile a persone che non hai già incontrato nella vita reale.
2. Pedofili nascosti: se ti trovi in un sito dedicato ai giovani e incontri un adulto, sii prudente. Cosa ci fa un adulto sul sito dove si aiutano gli studenti a svolgere i compiti? Se ti contatta, fai attenzione ai tuoi dati personali e agli appuntamenti.
3. Pornografia verbale: esistono forum per ragazzi dove si discute sul sesso usando un linguaggio esplicito. In questi luoghi è più facile incontrare persone che hanno secondi fini, quindi è meglio evitarli.
4. Appuntamenti al buio? No grazie: molti ragazzi vogliono incontrare gli amici virtuali. Se anche tu ne hai voglia, prendi appuntamenti in luoghi molto frequentatati e fatti sempre accompagnare. Infine non dimenticarti di avvertire i tuoi genitori su orario e luogo dell’incontro.
5. Stalking: se qualcuno ha il tuo numero di telefono, conosce il tuo indirizzo di casa, sa dove vai a scuola o in palestra, può usare questi dati per intromettersi in maniera molesta nella tua vita privata.
6. Cyberbullismo: in Rete è facile diventare bulli, non serve la violenza fisica. Un fotomontaggio che ti ridicolizza può farti star male se lo vedono i tuoi amici. Se qualcuno apre un gruppo sul tuo social network con lo scopo di prenderti in giro, potresti rimanerci molto male. Se sei una vittima di questi comportamenti, segnala gli abusi ai gestori del sito dove si trova il materiale.
7. Furto di identità: se un ladro ti ruba il passaporto, difficilmente potrà usare la tua identità. Ma se qualcuno conosce username e password, può usare indisturbato il tuo nome e la tua faccia virtuali. Perciò usa password complesse (es. numeri e lettere) e imposta domande di “recupero password” a cui solo tu sai dare una risposta.
8. Violazione della privacy: le informazioni che ti riguardano sono di tua proprietà. Perciò se trovi una foto o un video che ti riguardano su internet, ma non sei d’accordo, puoi segnalare l’accaduto ai gestori del sito dove si trovano questi contenuti.
9. Livelli di Privacy: i social network ti permettono di scegliere le persone a cui mostrare il tuo profilo. Ricordati di impostare sempre i “livelli di privacy” affinché i tuoi dati non siano mai pubblici.
10. Evasione dalla realtà: esagerare con le relazioni virtuali può isolarti dal mondo reale. Non stare troppe ore al pc, esiste ancora la vita reale
Vedi anche il video on line: http://skuola.tiscali.it/sicurezza/consigli-sicurezza-rete/10x10-consigli-navigazione-sicura.html

Fonte: Skuola.net

domenica 24 maggio 2009

SICUREZZA ON LINE

Nel pacchetto sicurezza in discussione al Parlamento è stato introdotto un articolo che prevede la repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet.
Finalmente si inizia a dare delle regole alla rete. Finalmente chi scrive su Facebook, in un altro sociale network, su youtube o in un blog istigando a delinquere, magari ad assumere sostanze stupefacenti o a suicidarsi, oppure ancora a commettere reati quali la pedofilia o la violenza sugli altri dovranno essere bloccati dai provider. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito che istiga a delinquere o attua attività di apologia, ovunque si trovi, anche se all’estero. Il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali. Chi critica tale provvedimento inneggiando alla libertà è fuori strada. Non si parli a vanvera di modello Cina, ma si costruisca un modello Europa chiaro che permetta alla rete di rimanere uno strumento di libertà e democrazia, ma anche di legalità. Le regole servono, sia contro la pirateria digitale e multimediale, come accade in Francia, sia per far sì che questo mezzo di comunicazione non sia più quanto è oggi, ovvero sede di calunnie, diffamazioni, denigrazione, disinformazione, proposte di adescamento di minori da parte di pedofili, inviti al satanismo, violenza e così via.
Fonte: danieledamele.it

venerdì 22 maggio 2009

Seduce 13enne conosciuta su Facebook

Si chiama Alessio Saro, ma in arte è «Neuron» e «Billy Ballo», personaggi comici apparsi in vari programmi di Mediaset e AllMusic. È stato arrestato venerdì mattina a Milano con un'accusa molto grave: violenza sessuale su una ragazzina minore di 14 anni, conosciuta su Internet tramite il social network Facebook. L'attore avrebbe approfittato del suo fascino e della sua notorietà per circuire la ragazzina e convincerla a dire bugie ai genitori, per poter fare di lei ciò che voleva. Gli agenti della Squadra Mobile di Milano lo hanno arrestato nel suo appartamento a Sesto San Giovanni (Milano), dove vive da solo.
LO STUPRO - Proprio in quell'appartamento è avvenuta anche la violenza sessuale, la notte tra il 6 e il 7 aprile scorso. La ragazzina, invaghita dell'attore, ha accettato il rapporto, ma per legge si tratta comunque di violenza sessuale , perché la minore non aveva raggiunto la cosiddetta «età del consenso» (14 anni).
«DORMO DA UN'AMICA» - In Facebook la ragazzina aveva riconosciuto, sotto lo pseudonimo «Neuron», il comico che aveva visto in televisione. L'aveva contattato ed era entrata in rapporto con lui, dicendogli anche la sua età: ma lui non si è fermato, anzi ha preso accordi per incontrarla. Così c'è stato il primo incontro, al quale la ragazzina è andata mentendo alla madre e raccontandole: «Vado alla festa di una mia amica e poi resto a dormire da lei». Ma invece passò la notte con l'attore, che, secondo l'accusa, ha avuto con lei un rapporto completo. In seguito i dialoghi tra i due, su Facebook, si sono fatti sempre più espliciti: gli investigatori hanno trovato chiare allusioni alla notte trascorsa insieme, tra il 6 e il 7 aprile. Lui le scriveva di tacere, di mantenere il loro segreto, e intanto continuava ad uscire con lei.
LE INDAGINI DELLA MADRE - Un giorno l'uomo è andato a prendere la ragazzina in macchina sotto casa, ma la madre di lei li ha visti e ha telefonato alla figlia. Lui ha detto: «Sono il fratello di una sua compagna di classe, la sto accompagnando da lei», ma la madre non ci ha creduto e ha ordinato alla figlia di tornare a casa. Poi ha cominciato a investigare, scoprendo che la 13enne non aveva mai dormito a casa dell'amica. Attraverso Facebook, la madre ha scoperto la relazione; una visita dal ginecologo ha rivelato anche il rapporto sessuale. La madre si è rivolta agli agenti della quarta sezione della squadra Mobile e ha denunciato il 33enne. Nell'audizione protetta la minorenne ha difeso l'uomo, del quale è evidentemente infatuata, riferendo fatti completamente falsi e concordati con lui. Alessio Saro è stato quindi arrestato. Il provvedimento è stato emesso dal gip Mariolina Panasiti, su richiesta del pm Ada Mazzarelli.
Fonte: Corriere della Sera del 22/05/09

Sicurezza dei dati: che cosa dice la legge

Riporto un'articolo molto interessante relativo alla rubrica "Il parere dell'avvocato" a cura dell'Avv. Guido Scorza nel numero di Aprile di Computer Bild Italia:

L'azienda presso la quale lavoro può controllare il mio comportamento on-line?
In linea di principio lo Statuto dei lavoratori (Legge 300/1970) vieta ogni forma di controllo a distanza dell'attività del lavoratore in assenza di apposito accordo con le rappresentanze sindacali. Con specifico riferimento alla questione del controllo del datore di lavoro sulle rotte di navigazione telematica dei dipendenti, peraltro, si è ripetutamente pronunciato anche il Garante per la protezione dei dati personali che l'ha in generale esclusa "suggerendo" ai datori di lavoro di optare per soluzioni di filtraggio preventivo o comunque di trattare i dati relativi alla navigazione dei propri dipendenti in forma quanto più anonima possibile e per periodi contenuti di tempo. La parola d'ordine, tuttavia, secondo il Garante dovrebbe essere sempre trasparenza alle condizioni di utilizzo delle risorse informatiche e telematiche aziendali nel senso che il lavoratore dovrebbe sempre essere puntualmente informato circa eventuali limiti di utilizzo e forme di controllo diretto o indiretto in essere.

Il mio "capo" ha accesso alla posta elettronica?
Il contenuto dei messaggi di posta elettronica - come pure i dati esteriori delle comunicazioni e i file allegati - riguardano forme di corrispondenza assistite da garanzie di segretezza tutelate anche costituzionalmente all'evidente fine di proteggere il nucleo essenziale della dignità umana e il pieno sviluppo della personalità. Tuttavia, con specifico riferimento all'impiego della posta elettronica nel contesto lavorativo e in ragione della veste esteriore attribuita all'indirizzo di posta elettronica nei singoli casi, può risultare dubbio se il lavoratore, in qualità di destinatario o mittente, utilizza la posta elettronica operando quale espressione dell'organizzazione datoriale o ne faccia un uso personale pur operando in una struttura lavorativa. In tale contesto il Garante per la tutela dei dati personali e la riservatezza nelle sue linee guida relative proprio alla privacy sul posto di lavoro ha fornito ai datori alcuni preziosi suggerimenti quali: quello di offrire ai lavoratori un indirizzo personale in aggiunta a quello di "lavoro" che sarebbe opportuno assegnare per uffici (es.ufficioreclami@società.it), quello di predisporre servizi di "risponditore automatico" che in caso di assenza del lavoratore indichino al mittente un diverso indirizzo cui scrivere o, ancora quello di porre il lavoratore, in caso di assenza e di neccessità del datore di lavoro di accedere alla sua posta, di delegare altro lavoratore nel quale riponga maggiore fiducia di farlo in sua vece. Anche con riferimento alla posta elettronica, tuttavia, la regola principale rimane quella di informare puntualmente il lavoratore circa le regole che sovrintendono l'utilizzo della posta elettronica aziendale.

Le aziende possono procurarsi l'accesso ai computer dei propri dipendenti?
Valgono in linea generale le regole e i principi cui ho fatto riferimento nel rispondere alle domande precedenti. I lavoratori, salvo casi eccezionali, devono essere informati circa tale possibilità e la condotta del datore di lavoro deve trovare giustificazione in seri motivi disciplinari o in imprescindibili ragioni legate al funzionamento dell'azienda.

Il capufficio può controllare l'orario di lavoro sulla base dei LOG-IN e LOG-OUT ?
No, salvo che tale strumento di controllo a distanza non formi oggetto di un accordo con una rappresentanza sindacale.

L'azienda può registrare un profilo completo dei collaboratori ricorrendo ad un software di sorveglianza?

No, la profilazione dei lavoratori attraverso software di sorveglianza deve, in linea generale, considerarsi vietata salvo, anche in questo caso, accordo con le rappresentanze sindacali e, comunque, sempre che la profilazione risponda al principio della proporzionalità e della necessità del trattamento sancito nel codice privacy.

E' consentito alle aziende il controllo del contenuto CD, DVD e chiavette USB che stanno sulla scrivania dei dipendenti?

Valgono le stesse considerazioni che ho già svolto a proposito della possibilità del datore di lavoro di accedere al pc concesso in uso al lavoratore se tali supporti sono di proprietà dell'azienda mentre detta eventualità è da escludere se si tratta di supporti di proprietà del lavoratore.

Che cosa si può fare se si sospetta che il proprio computer sia segretamente controllato?
Effettuare una verifica attraverso un apposito software e, qualora se ne abbia conferma, contestare la circostanza al datore di lavoro direttamente o per il tramite della rappresentanza sindacale aziendale. A seconda dei casi, qualora l'ipotesi risulti confermata, potrà poi promuoversi un procedimento dinanzi al GARANTE per il trattamento dei dati personali o, piuttosto, dinanzi al Giudice del lavoro.

E' possibile installare software di sorveglianza sul pc di casa?

Si, se il software mira a sorvegliare l'utilizzo del proprio pc.

Fonte: Computer Bild Italia Numero Aprile 9/2009- Autore: Guido Scorza

Meloni: le porno fiabe? Giù le mani dai bambini

Il ministro Giorgia Meloni sgrana gli occhi verdi e taglia corto: «Non lo sapevo». Poi interroga con lo sguardo uno dei suoi collaboratori e promette che «sì, lo verifichiamo, lo andremo a verificare». Lo ripete, e i modi sbrigativi cancellano l’incertezza. Il sito www.beyorself.it, che contiene fumetti dal contenuto pornografico e di linguaggio volgare più che esplicito e che è stato indicato tra i siti «educativi» dal comitato per il Gay Pride, è stato realizzato nell’ambito di Progetto Giovani, ovvero un’emanazione del ministero della Gioventù. Basta cliccare sul sito in questione e arrivare a fondo pagina per collegarsi direttamente con il portale del dicastero della Meloni, indicato tra i propri sostenitori. Al contrario, il ministro, presente ieri nel capoluogo ligure per il convegno realizzato da Arcigay sul «Disagio giovanile e omofobia» ha condannato senza mezzi termini l’iniziativa di coinvolgere i bambini nella questione omosessuale propinando loro favole gay e via discorrendo. «I bambini vanno esentati - ha detto il ministro a margine del convegno -, la tematica omosessuale non li riguarda, non ci sono episodi di omofobia nell’età infantile». E a proposito dei siti pornografici ha aggiunto: «Comprendo chi si è indignato per quello che è uscito su il Giornale, i bambini vanno tenuti fuori». Secondo i promotori della giornata dedicata alle favole gay alla Biblioteca Internazionale De Amicis, invece, i contenuti del sito sarebbero stati segnalati solo agli educatori, non certo ai bambini o ai ragazzi giovanissimi. Qualcuno però spiegherà che ragione vi sia nell’usare con persone adulte e nel ruolo di insegnanti un linguaggio volgare al punto da giocare sui doppi sensi, condito da immagini a fumetti di sesso omosessuale, eterosessuale e di gruppo, con tanto di orsetti nel ruolo di commentatori. «Sono siti realizzati in collaborazione con il governo e con organismi europei», ha puntualizzato Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay, che ieri a Genova ha presenziato al convegno su «Disagio giovanile e omofobia», parte delle manifestazioni di avvicinamento al Gay Pride che si svolgerà nel capoluogo ligure il 27 giugno prossimo. Mancuso ha chiesto al ministro una legge che persegua l’omofobia. Ma la Meloni è stata chiara: no ai reati di opinione. «La parola omofobia in Italia - ha spiegato - significa un sacco di cose. Io sono stata tacciata di essere omofobica perché non sono d’accordo sulla adozione da parte delle coppie omosessuali».Contro le favole gay si scagliano i parlamentari del Pdl. «Le scandalose e disgustose iniziative per bambini che il Comitato Pride di Genova ha organizzato all’interno della Biblioteca comunale De Amicis, per di più con il plauso del sindaco vanno bloccate», è il parere dell’onorevole Barbara Saltamartini responsabile Pari opportunità del Pdl. Insieme a lei, Michele Scandroglio, coordinatore ligure del Pdl, ha presentato un’interrogazione urgente ai ministri dell’Interno Maroni, delle Pari Opportunità Carfagna e dell’Istruzione, a Gelmini. «Quello che sta avvenendo a Genova è a dir poco sconvolgente - dice Saltamertini -. Ai bambini sono state propinate favole a sfondo omosessuale per educarli, a detta del portavoce del Gay Pride, all’esistenza di diverse tipologie di famiglie. Come se non bastasse, sono stati diffusi opuscoli con una serie di siti internet consigliati ai minori. Cliccando su questi siti, compaiono fumetti con trivialità di ogni genere, scene di sesso promiscuo e addirittura battute su malattie sessualmente trasmissibili: uno spettacolo scioccante che disgusterebbe persino un adulto».

Come Fare a..? Come si fa...? Te lo dice WikiHow

WikiHow è un interessante progetto sullo stile di Wikipedia che come si può capire dal nome "How to ..." (Come fare, come si fa...?) ha come obiettivo principale quello di creare il più grande sito di manuali, con istruzioni chiare e concise per i problemi che si devono affrontare quotidianamente. Tutto questo grazie al contributo degli utenti che possono inserire articoli, oppure modificare quelli già esistenti o aggiungere informazioni al fine di migliorare e rendere più completi i contributi.Il sito è disponibile sia nella versione principale e più ricca di contenuti, in inglese, che in altre versioni in italiano,spagnolo, arabo, francese, tedesco, polacco, portoghese e olandese. L'idea non è male e se anche la versione italiana avrà successo diventerà un ottima risorsa dove trovare risposta a molte domande, ma il problema è lo stesso di Wikipedia, ovvero chiunque può scrivere quello che vuole, anche senza le necessarie credenziali e forse, in alcuni casi può essere addirittura pericoloso in quanto può guidarci nella direzione sbagliata nel caso le informazioni non siano corrette.Come detto, la versione italiana al momento contiene ancora poche guide, comunque vi riporto di seguito le categorie:

Animali e Arte

Intrattenimento e Computer

Elettronica e Comunicazioni

Cucina

Cura e Igiene Personale

Educazione e Carriera

Feste e Tradizioni

Filosofia e Religione

Finanza e Business

Hobby e Fai-da-te

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SaluteSport e Fitness

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Fonte: Gekkissimo.net