La settimana nazionale della sicurezza in rete 2009

venerdì 20 novembre 2009

Istat: cresce il consumo di internet



L'annuario statistico rivela che il 44% della popolazione naviga in rete.

Gli italiani usano sempre di più il computer e internet. Lo rileva l’Istat, sottolineando che in particolare l’uso del pc è cresciuto in modo rilevante dal 2007 ad oggi, mentre per internet l’incremento è stato costante. E se diminuisce ma persiste ancora il divario territoriale e quello di genere, con gli uomini che ancora "navigano" più delle donne, spunta il primato delle bambine, quelle tra i 6 e i 10 anni, sui loro coetanei maschietti. Nel 2009, notano i ricercatori, in Italia dichiara di usare il pc il 47,5% della popolazione e il 44,4% usa internet. Un incremento niente male rispetto al 2008 quando usava il pc il 44,9% della popolazione e internet il 40,2%. E aumenta anche, fa notare l’Istat, il numero di persone che usa internet tutti i giorni. L’uso del pc coinvolge soprattutto i giovani e raggiunge il livello massimo tra i 15 ed i 19 anni (86,0%). Dai 20 anni in su comincia a diminuire fino a raggiungere i valori più bassi tra gli anziani (9,9% per la fascia d’età 65-74 anni e il 2,4% tra i 75 anni e più)e un trend analogo vale per l’uso di internet. Rimangono, in linea con gli anni precedenti, le differenze di genere sia nell’uso del pc sia per internet. In particolare, usa il computer il 52,8% degli uomini contro il 42,5% delle donne, mentre usa Internet il 49,8% degli uomini contro il 39,4% delle donne. Va detto però che le differenze di genere sono «contenute o inesistenti» fino a 34 anni e si accentuano a partire dai 35. Fra i 6 ed i 10 anni è diverso: usano il pc il 58,8% delle bimbe contro il 55,2% dei maschi e internet il 32,1% delle bimbe contro il 29,1% dei maschi. E se i maschietti sembrano vincere sulla frequenza, con un 8,5% che usa il pc tutti i giorni contro il 7,6% delle femminucce, queste prevalgono sull’uso quotidiano di internet (3,8% delle bambine contro il 2,9% dei maschi). Permane la differenza territoriale: usa il pc il 51,5% della popolazione residente al Nord e il 48,8% di quelli del Centro e solo il 41,5% al Sud. Usa Internet il 48,3% al Nord, il 46,8% al Centro, mentre nel Mezzogiorno la quota scende al 38,0%. Bolzano vanta la percentuale di utilizzo più alta, sia per l’uso del pc (55,6%) sia per internet (52,8%), la Puglia è fanalino di coda con 38,4% che usa il pc e 34,9% internet. La maggior parte delle differenze territoriali e di genere nell’uso del pc e di internet, rileva l’Istat, si concentrano nella frequenza giornaliera di utilizzo. Se al Nord c’è un 29% della popolazione che usa tutti i giorni il pc e un 23,9% che naviga tutti i giorni su internet, e al centro c’è un 28,4% che usa tutti i giorni il pc e di nuovo 23,9% che usa tutti i giorni internet, la percentuale nel Mezzogiorno scende al 22,9% per l’uso del pc e al 17,8% per internet.

Media e Minori: dalla Conferenza dell’infanzia la necessità di un uso responsabile e critico anche attraverso un percorso di media education



Una famiglia fuori gioco quella descritta nella sessione della Conferenza nazionale dell’infanzia dedicata ai media. che si è chiusa oggi a Napoli.
Un famiglia che ha difficoltà a condividere il rapporto dei figli con i media e ne scopre i pericoli, magari solo in seguito a un caso di tentata pedofilia online.

Il Centro minori e media in una nota spiega che si è parlato in questa sede quasi esclusivamente di necessità di protezione, dimenticando una singolare anomalia in questo ambito: la mancanza del Codice Media e Minori, previsto dal Dpr. n. 72 del 14 maggio 2007, nonostante il relativo Comitato Media e Minori, presente da tempo presso il Ministero dello Sviluppo economico, preposto alla vigilanza sul rispetto del codice.
Ma chi, come i partecipanti alla Conferenza, ha dimestichezza con la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, che – si ricorda - è legge italiana (L. n. 176 del 31 maggio 1991) e non un documento internazionale lontano nel tempo e nello spazio, sa bene che la Convenzione Onu parla sì di protezione, ma anche di promozione e di partecipazione dei diritti dei bambini.
Quindi la soluzione alle criticità nell’uso da parte dei ragazzi dei media e dei new media, che hanno comunque straordinarie potenzialità, non sta tanto nel divieto, bensì piuttosto da una parte nell’assunzione di corresponsabilità degli operatori della comunicazione e della scuola, insieme alla famiglia, e dall’altra nell’educazione dei bambini e dei ragazzi all’uso responsabile e critico dei media anche attraverso un percorso di media education in ambito scolastico.

Internet Explorer 9: le novità e la primo demo. Velocità e privacy assicurate.



Microsoft ha reso noti alcuni dettagli di Internet Explorer 9, il browser destinato a succedere all'attuale Internet Explorer 8.

In occasione della Professional Developer Conference di Los Angeles, Microsoft ha reso noti alcuni dettagli di Internet Explorer 9, il browser destinato a succedere all’attuale Internet Explorer 8.
È stato Steven Sinofsky, presidente di Microsoft Windows e della divisione Windows Live, a fare il punto dello stato dell’arte in merito ai lavori intrapresi a Redmond sul nuovo browser. Lo sviluppo di Internet Explorer 9 è iniziato da tre settimane, ha detto Sinosky, e il team di sviluppo si focalizzerà in particolare su tre aree che Microsoft ritiene essenziali per la riuscita del prodotto: supporto per gli standard, performance del browser, migliore utilizzo delle risorse hardware dei client. Un altro aspetto chiave sul quale si lavorerà è la privacy. Per quanto riguarda la prima area, Internet Explorer 9 supporterà il linguaggio di markup per le pagine web HTLM5 e i fogli di stile CSS3. Il browser, inoltre, sfrutterà il motore di rendering D2D nei clienti, ottimizzando, per esempio, la visualizzazione del testo e delle pagine e la fluidità delle animazioni. In merito alle prestazioni, Sinosky ha annunciato lo sviluppo di un rinnovato motore JavaScript, che già mostra risultati più che soddisfacenti. L’obiettivo di Microsoft è di sfornare un browser veloce quanto o addirittura più di Mozilla Firefox e di Google Chrome. A Los Angeles, Microsoft ha mostrato una demo del nuovo Internet Explorer e i risultati dei test Acid3: 32/100 la valutazione ottenuta, destinata ad aumentare mano a mano che i diversi elementi del browser saranno completi e ottimizzati.

giovedì 19 novembre 2009

Gran Bretagna: non c'è diffamazione se a leggere sono in pochi


Un articolo pubblicato su Internet può essere considerato diffamatorio solo se un elevato numero di persone lo legge. Il giudizio di un tribunale britannico.
L'inizio di questa storia è piuttosto comune: un sito pubblica un articolo che, secondo le persone di cui tratta (nel particolare i dirigenti di una società britannica, radunati nel gruppo di investitori LonZim), costituirebbe diffamazione.

LonZim denuncia l'editore del sito (che risiede in Sudafrica) e si aspetta di essere risarcito per i danni subiti; invece il giudice che ha esaminato il caso non accoglie la richiesta della "parte lesa", poiché "la pubblicazione di un articolo giudicato lesivo non è da considerarsi punibile solo in base alla disponibilità del pezzo su Internet". Ciò significa che, per configurare il reato di diffamazione, non è sufficiente l'apparizione di un articolo in Rete ma occorre provare che questo articolo venga effettivamente letto da chi potrebbe farsi un'opinione negativa sui soggetti dell'articolo stesso.
Il giudice ha basato la propria decisione sui dati forniti dall'editore: l'articolo è stato letto 65 volte e solo il 6,79% del traffico totale proveniva dal Regno Unito; in pratica, si tratta di 4 persone. Se così pochi cittadini di quella nazione hanno avuto accesso al testo, il reato non sussiste: così ha deciso il tribunale, nonostante LonZim abbia cercato di contestare i dati basandosi sui rilevamenti di Google e Alexa.

Tecnologia e Didattica: utilizzo legale e gratuito delle immagini



Durante un'incontro formativo svolto ieri a 60 docenti di un'istituto superiore della mia zona, durante la sessione domande/risposte mi è stata posta la domanda dove fosse possibile reperire immagini gratuite on line ad uso didattico. Credo che la risposta a questa domanda possa essere utile a tutta la comunità degli insegnanti che utilizzano la tecnologia nell'ambito didattico e vogliono esser certi di non violare il diritto d'autore andando a reperirle su portali che lo consentono. La principale banca dati italiana di immagini per la Didattica è contenuta sul portale di Indire-Agenzia Nazionale per lo sviluppo dell'Autonomia Scolastica. DIA è una banca dati di immagini che può essere utilizzata nelle più diverse attività didattiche della scuola e dell’università, per ricerche individuali pluridisciplinari e infine come risorsa specifica per l’insegnamento con mezzi multimediali. Contiene immagini provenienti da oltre cinquanta archivi fotografici, fondazioni, musei e altri enti, pubblici e privati, ognuno dei quali ha autorizzato l’Indire a presentare le opere su Internet solo per uso didattico. Progettata come giacimento in continuo divenire, la banca dati, che presenta attualmente un patrimonio di 25.000 fotografie, viene arricchita periodicamente con ulteriori acquisizioni. La struttura della banca dati è semplice e di facile fruizione. Ogni immagine è accompagnata da una scheda documentaria nella quale, da un lato, vengono affrontati - in prospettiva didattica - la dimensione informativa e gli aspetti di contenuto dell’immagine, essenzialmente nel titolo e nella descrizione; dall’altro, vengono suggeriti percorsi per l’individuazione dell’immagine stessa (indicizzazione) e per la navigazione web (link). Alla messa a punto delle sintetiche informazioni storico-critiche che accompagnano ogni immagine hanno lavorato, in piena autonomia, tanto i responsabili della divulgazione scientifica degli enti e i conservatori dei musei che hanno fornito le riproduzioni, quanto il gruppo redazionale dell’Indire che coordina il progetto della banca dati. In alcuni casi si è anche venuta a creare una produttiva interazione tra quest’ultimo ed i singoli responsabili della selezione delle immagini all’interno degli enti. Per concludere, si ricorda che tutte le immagini sono in formato .jpg e che, di norma, hanno una densità di 72 DPI, con il lato maggiore non superiore ad 800 pixel.

VeriSign promette DNS sicuri entro il 2011


Ci sarà da aspettare ancora un po’ più di un anno per il definitivo passo in avanti per la sicurezza su Internet. A prometterlo è VeriSign, il gigante americano della sicurezza e dei certificati digitali, che è pronto a scommettere, e a promettere, di stroncare una volta per tutte uno dei pericoli maggiori che minaccia la rete.
Secondo VeriSign il problema è da identificare nel funzionamento del DNS, il protocollo che traduce i nomi mnemonici (comodi per gli umani) negli indirizzi IP (comodi per le macchine). La soluzione è stata individuata nella recente RFC 5155, nella cui stesura VeriSign ha avuto un certo peso, che introduce nel DNSSEC una nuova estensione denominata NSEC3. Prima d’ora la versione sicura del DNS, il DNSSEC per l’appunto, non era mai stato usato sui domini di primo livello (.com e.net ad esempio) perché la distribuzione su larga scala delle firme digitali necessarie era un’impresa titanica che avrebbe messo KO la quasi totalità dei server DNS. La nuova estensione permette di ovviare a questo problema, rendendo DNSSEC un’alternativa valida anche per l’utilizzo globale, rendendo impossibile attacchi di tipo cache poisoning (la sostituzione nella cache dei server DNS di indirizzi validi con indirizzi contraffatti), vulnerabilità che ha già rischiato di mettere in ginocchio l’intero Web. Rischio che dal 2011 sarà definitivamente scongiurato. Si spera.

Il software del giorno: PC Tools Firewall Plus


Vorrei consigliare agli utilizzatori del web questo firewall gratuito consigliato dal portale Wintricks. Il software, permette di controllare il traffico in entrata e in uscita oltre alla creazione di regole personalizzate. Non implementa regole preimpostate e blocca di base un'eventuale connessione LAN. Funziona con Windows 2000, XP, Vista e Windows 7. Se installato disabiliterà automaticamente altri firewall software configurati. Neccessaria la registrazione al sito entro 30 giorni.

Fonte: Wintricks

Upload in Flash rischiosi per la sicurezza


Il sistema di upload dei contenuti tramite Flash può mettere a rischio la sicurezza dei siti web e degli utenti della Rete. Secondo alcuni esperti di sicurezza, le impostazioni di default di Flash Player potrebbero consentire l'upload di codice malevolo.

I sistemi per l'upload attraverso Flash di contenuti da parte degli utenti sui siti web possono mettere a rischio la sicurezza degli spazi online e degli stessi utenti della Rete. Sembra non avere molti dubbi in proposito l'esperto di sicurezza informatica Mike Bailey, Foreground Security, che ha recentemente identificato una falla nel sistema di amministrazione degli upload da parte del celebre plugin di Adobe. Adobe dovrebbe modificare il modo in cui Flash Player gestisce le politiche di sicurezza così da evitare l'esecuzione di codice arbitrario per accedere all'applicazione senza i dovuti permessi. Come valore predefinito, Flash Player si fida di tutti i contenuti, mentre invece dovrebbe fare affidamento solo sui contenuti consentiti» ha dichiarato Bailey, autore di un dettagliato post da poco pubblicato nel blog di Foreground Security per spiegare il malfunzionamento di Flash ritenuto particolarmente pericoloso. Sfruttando le impostazioni predefinite del plugin, un utente malintenzionato potrebbe eseguire l'upload di un file appositamente modificato per eseguire codice malevolo all'interno dei browser quando visualizzato dagli altri utenti. Secondo gli esperti di sicurezza di Foreground Security, tale condizione potrebbe rendere vulnerabili numerosi siti web creando non pochi problemi ai loro visitatori. Il problema potrebbe interessare anche soluzioni web molto celebri e utilizzate quotidianamente da decine di milioni di persone, come il sistema per la posta elettronica Gmail. Bailey non esclude, infatti, che il sistema per gli upload della posta di Google possa essere utilizzato per portare a termine un attacco, anche se tale eventualità rimane remota a causa dei numerosi e macchinosi passaggi richiesti.
Il problema legato alla gestione degli upload in Flash è noto da tempo da Adobe, che ha però affermato di non poter risolvere la questione attraverso il rilascio di una patch. Modificare la policy di sicurezza richiederebbe una revisione sostanziale dell'applicativo e renderebbe di colpo inutilizzabili buona parte dei siti web che utilizzano Flash per consentire agli utenti di effettuare gli upload. Secondo Adobe, il problema non sarebbe solamente tecnico, ma anche culturale. L'adozione di alcune semplici misure in fase di progettazione e sviluppo di un sito web con elementi Flash consente di mettere in sicurezza il sistema, scongiurando la possibilità di subire attacchi da parte di utenti malintenzionati. «Parlando in termini generici, per loro natura, i contenuti di Flash (SWF) sono potenti e dovrebbero essere gestiti con la medesima cautela utilizzata per altri contenuti, come JavaScript, per fare in modo che il design del sito non possa dar luogo a vulnerabilità. Adobe ha sempre ricordato che la pratica di consentire l'upload di contenuti arbitrari o realizzati in Flash non dovrebbe essere seguita a causa dei potenziali pericoli, come quelli segnalati da Mike Bailey. Adobe ha pubblicato diversi avvisi e alcuni post sul proprio blog contenenti le migliori pratiche da seguire da parte degli sviluppatori e dei proprietari dei siti web per ospitare nella maniera più sicura i contenuti in Flash» hanno dichiarato i responsabili di Adobe attraverso un comunicato da poco diffuso online.
Secondo Bailey, le linee guida proposte da Adobe sarebbero disattese da buona parte dei siti web che utilizzano Flash. Tale condizione potrebbe esporre gli utenti a non pochi problemi legati alla sicurezza dei loro sistemi. I rimedi disponibili dal lato utente sono pochi e legati all'utilizzo di soluzioni come NoScript per Firefox e ToggleFlash per Internet Explorer. Il consiglio di Bailey è invece più drastico e forse poco realizzabile alla luce della diffusione dei siti web che sfruttano il plugin di Adobe: «Dal lato utente c'è ben poco da fare, salvo non disattivare completamente Flash».

Due arresti per il virus Zbot


La Polizia inglese ha comunicato di aver fermato due giovani ventenni accusati di aver utilizzato il trojan Zbot per infettare migliaia di utenti ottenendone gli estremi per pagamenti online e servizi di banking online. La coppia è ora fuori su cauzione.

Due ragazzi di circa 20 anni, dei quali non si conoscono ancora le generalità, sarebbero stati fermati nei giorni scorsi dagli inquirenti della Metropolitan Police's Central e-Crime Unit (PceU) per un presunto coinvolgimento nelle attività di distribuzione del trojan Zbot (anche denominato ZeuS). Il coinvolgimento della coppia (maschio e femmina) non è stato dettagliato, ma l'arresto avrebbe avuto luogo già il 3 Novembre scorso per essere comunicato pubblicamente solo in queste ore. Zbot è uno dei worm più diffusi degli ultimi mesi: in circolazione ormai dal 2007, rappresenta la famiglia di infezioni che ha fatto i maggiori danni nel recente passato coinvolgendo direttamente nella truffa decine di migliaia di utenti. Secondo quanto segnalato da oneITSecurity, ad esempio, «Una top ten delle botnet più diffuse negli USA è stata pubblicata a fine luglio da NetworkWorld e metteva in prima posizione proprio quella realizzata dal trojan Zeus con un totale di ben 3.6 milioni di sistemi infettati». Ciclicamente si è riproposto con nuove ondate di infezione, tradizionalmente portate avanti tramite la diffusione automatica via mail, il cui successo deriva dall'installazione del trojan nel sistema e nella successiva attività di sottrazione di password utili a pagamenti o accessi a servizi di banking online. Una volta inviati ad un server remoto tali dettagli, per i truffatori era semplice utilizzarli a proprio vantaggio con la sottrazione di somme di danaro la cui entità complessiva non ha ancora ricevuto una quantificazione (ma la polizia locale ha potuto definire l'ammontare della truffa come «consistente»). Secondo il detective responsabile dell'operazione, Charlie McMurdie, trattasi del primo arresto in Europa relativo al trojan. L'operazione è pertanto importante poiché va a fermare un pericoloso focolare di untori che era in grado di depredare migliaia di account ogni singolo giorno, facendone in seguito bacino utile per monetizzare l'attività di scam. I pagamenti venivano in seguito girati a conti che fungevano da prestanome, riuscendo così a mascherare l'attività truffaldina. I dati meno utili (account per l'accesso a caselle di posta o social network) vengono solitamente venduti in pacchetti sul mercato underground, mettendoli così a disposizione di quanti intendono farne uso per attività di spam o per il lancio di ulteriori infezioni. I consigli degli inquirenti agli utenti sono in questo caso in linea con i tradizionali comportamenti che un utente informato ed accorto dovrebbe tenere: aggiornare mensilmente il sistema operativo, installare un software antivirus, aggiornare cadenzialmente le proprie protezioni e dispensare dall'apertura di allegati di email di provenienza o di entità incerta.
I due sospettati sono stati messi in libertà su cauzione e del loro destino deciderà ora il tribunale.

Brunetta: siamo sotto attacco cracker


Secondo Renato Brunetta, il nuovo sito che intende mettere in contatto i cittadini e la cosiddetta Riforma Brunetta è stato affondato da un attacco cracker. Migliaia di contatti hanno fermato il portale: è scattata la denuncia ed il sito rimane offline.

Il giorno 16 Novembre è stato lanciato il sito che intende mettere in contatto diretto il cittadino italiano e le novità della cosiddetta "Riforma Brunetta". RiformaBrunetta.it, però, non ha vissuto grande gloria ed è risultato inaccessibile fin dall'inizio. Un messaggio di errore si è presentato già nei giorni precedenti all'avvio delle operazioni ed in seguito alla presentazione con tanto di conferenza stampa l'accesso al sito è stato limitato alla homepage ed a infiniti tempi di caricamento. A distanza di poche ore una prima spiegazione: tutta colpa dei cracker. «Nella sua prima ora di vita il Portale della Riforma Brunetta (riformabrunetta.it), presentato questa mattina a mezzogiorno a Palazzo Chigi, aveva ottenuto un successo davvero inatteso: più di 20mila utenti unici si erano infatti collegati alle sue pagine per scoprire nel dettaglio caratteristiche e finalità della prima grande riforma strutturale di questa legislatura». Così il sito del Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione enuncia il successo dell'esordio. Successo che, però, sfuma in seguito nel blocco del sito. «A partire dall'una del pomeriggio il sito è stato infatti attaccato senza sosta da un gruppo nutrito di cracker (quella particolare categoria di hacker che mira a distruggere o comunque a rendere inagibile un determinato sito Internet) e ancora adesso i tecnici informatici di Palazzo Vidoni sono al lavoro per garantire nel più breve tempo possibile il ripristino delle funzionalità del Portale. Sulla vicenda il ministro Renato Brunetta ha annunciato una circostanziata denuncia alla Polizia postale».

La spiegazione dell'origine della disfunzione è da attribuirsi esclusivamente alle parole del ministero e del tutto non è stata data ulteriore conferma successiva. Il sito è stato infatti in difficoltà fin dai primissimi minuti e non è chiaro se il motivo sia specificatamente in «migliaia di contatti» provenienti da bot o se altri problemi abbiano contribuito all'affossamento. Se di attacco DDoS si è trattato, al momento non si registra comunque alcuna rivendicazione. Ed il sito rimane offline.

Update
Con linguaggio "colorito" il Ministero informa che il portale della Riforma Brunetta è tornato online dopo ore di battaglia contro un non meglio identificato nemico "fannullone":
«Il portale della Riforma Brunetta della Pubblica Amministrazione è un fatto inedito nella vita pubblica italiana. Per la prima volta, infatti, un sito Internet è un elemento qualificante di una riforma strutturale dello Stato poiché consentirà a cittadini, pubblici dipendenti e imprese non solo di conoscere e dibattere i diversi aspetti della riforma della Pubblica Amministrazione ma anche di monitorarne in tempo reale l'implementazione. Per questo motivo il massiccio attacco di cracker che ieri lo ha reso inagibile appena un'ora dopo la sua inaugurazione (quando già 20mila utenti unici lo avevano consultato) non deve essere considerato un divertimento o una goliardata. Con il loro teppismo informatico, i "fannulloni" che si oppongono alla riforma Brunetta hanno in realtà compiuto un atto di stampo oscurantista. Questo portale serve per comunicare e per aprire l'amministrazione ai cittadini: attaccarlo vuol dire negare il diritto alla conoscenza e violare quei principi di libertà, accessibilità e trasparenza che la Rete da sempre fa propri. Da questa mattina il portale www.riformabrunetta.it è comunque tornato in perfetta efficienza. I cracker - che peraltro ringraziamo per aver garantito ancora più pubblicità alla nostra iniziativa - hanno quindi perso la loro scommessa. In fondo non si tratta di una notizia: i "fannulloni", infatti, perdono sempre».