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domenica 5 febbraio 2017

L'Educazione Civica digitale: comprendere la cultura informatica

La proposta dell’I-Forensics Team di Iserniala versione digitale diventi materia curricolare

L’Educazione Civica, cioè lo studio delle forme di governo di una nazione e dei diritti/doveri sui quali essa si fonda, ha l’obiettivo di formare, sia da un punto di vista legale che comportamentale, i futuri cittadini di uno Stato. Attraverso questo insegnamento, ogni individuo apprende che la presenza di regole comportamentali in una data società è fondamentale per poter interagire pacificamente con i suoi simili. In altri termini, la loro inosservanza renderebbe impossibile qualsiasi convivenza umana.

Pertanto, il rispetto di queste regole, cioè della legalità, è qualcosa da cui non si può prescindere se si ha intenzione di far parte di una Nazione, di uno Stato.
Lo sviluppo tecnologico e, in particolare, l’avvento di Internet, costringe a rivedere questo insegnamento, ad aggiornarlo. In molti utenti che utilizzano la Rete, si è diffusa l’idea che il mondo digitale sia un mondo senza regole; una realtà parallela a quella tradizionale in cui è possibile tenere qualsiasi comportamento; un mondo, insomma, dove una condotta non produce alcun effetto, alcuna conseguenza se non in ambito virtuale. Si tratta, ovviamente, di una convinzione assolutamente errata e prova ne sono i numerosi fatti che avvengono proprio come conseguenza di azioni compiute in Rete. Realtà e digitale sono, oggi, un tutt'uno e questo comporta che qualsiasi cosa venga fatta in uno dei due mondi, produca effetti anche nell'altro. Occorre, allora, insegnare che anche su Internet esistono regole comportamentali che vanno assolutamente osservate e che ne permettono un uso rispettoso e civile.
La nuova Educazione Civica, meglio conosciuta come ‘Educazione Civica Digitale’ ha proprio lo scopo di educare l’individuo a questa nuova legalità; a rispettare l’altro anche (e soprattutto) attraverso le nuove tecnologie info-telematiche. Questa disciplina insegna che le leggi che regolano uno Stato perseguono e puniscono i loro trasgressori senza fare alcuna distinzione tra mondo ‘reale’ e mondo ‘virtuale’. L’Educazione Civica Digitale insegna il rispetto dello stesso ambiente tecnologico servendosi di un galateo telematico (le cosiddette ‘Netiquette’): buone maniere che dovrebbero far parte del patrimonio culturale di ogni internauta e che assicurano una convivenza digitale pacifica e rispettosa. In una chat, ad esempio, il linguaggio adottato riveste una grande importanza per le relazioni sociali che vi si instaurano. Occorre comunicare in modo corretto, bandendo ogni forma di odio e di aggressività. Attraverso l’insegnamento della cosiddetta ‘civiltà digitale’, l’individuo viene educato anche a dare il giusto valore alle informazioni, soprattutto altrui. Si tratta di un insegnamento importante se si considera che, nel momento storico in cui viviamo, una loro illecita diffusione avviene in modo sempre più rapido e con conseguenze dannose su larga scala.

L’attuale periodo è caratterizzato da livelli minimi di privacy: un’informazione, infatti, non viene affatto tutelata, riservata, ma piuttosto condivisa. È sempre più difficile far capire che essa è un bene a tutti gli effetti; un bene che ha uno specifico valore e che, pertanto, merita protezione, soprattutto se si tratta di un dato ‘sensibile’, cioè un’informazione che riguarda lo stato di salute, le abitudini sessuali, le credenze religiose e le opinioni politiche di un individuo. Le statistiche dimostrano che oltre l'80% delle aggressioni telematiche e delle violazioni alla privacy non vengono affatto denunciate dalle vittime. Questo accade perché ci si vergogna delle informazioni violate, si ha paura di probabili ritorsioni o perché si ha diffidenza in coloro (le autorità) che dovrebbero punire simili illeciti ed evitare che essi accadano. Al pari dell’Educazione Civica, insegnata da tempo nelle scuole, anche la sua versione digitale dovrebbe essere materia curricolare in ogni corso di studi; materia che permetterebbe di sviluppare, in ogni individuo e fin dalla sua più tenera età, quel necessario ‘rispetto telematico’ che eviterebbe molti dei comportamenti attuali e che dovrebbe qualificare il modo di agire di un utente.