Pagine

Visualizzazioni totali

Google Scholar

venerdì 4 dicembre 2009

8.8.8.8 e 8.8.4.4: Google Public DNS



Google ha deciso di sviluppare un proprio Google Public DNS per velocizzare la navigazione sul Web migliorando le performance del sistema. DNS primario: 8.8.8.8. DNS secondario: 8.8.4.4. OpenDNS contesta l'incursione e boccia la scelta di Google


Chi ha le capacità minime di elaborazione sulla propria Rete avrà gioco facile a sostituire i DNS in uso per provare la soluzione proposta dai tecnici di Mountain View. Nessun blocco, nessun filtro: la promessa di Google è quella di portare il proprio servizio all'utenza al fine ultimo di migliorare l'offerta, tanto la propria quanto quella concorrente. Google mette in cima ai propri obiettivi, infatti, il perseguimento del risultato: la velocità. Quel che verrà dedotto dall'esperienza, quindi, verrà messo a pubblica disposizione al fine di migliorare le proprie e le altrui performance: questo, almeno, stando ai principi enunciati dal gruppo.
I numeri da utilizzare sono i seguenti:
DNS primario: 8.8.8.8
DNS secondario: 8.8.4.4
In un apposito documento Google ha spiegato le basi tecniche su cui si baserà il servizio, enunciando anche come e perché il DNS di Mountain View offrirà agli utenti performance migliori rispetto alla media. Non solo: due numeri di telefono sono stati messi a disposizione per assistere quanti non hanno le conoscenze minime necessarie per sostituire i DNS in uso con quelli di Google. Inevitabilmente il primo riferimento a cui sono state rivolte le domande per l'improvvisa incursione di Google nel mondo dei DNS è stato OpenDNS. L'intervento è stato firmato da David Ulevitch, fondatore del più noto dei Public DNS al mondo, ma il saluto è un benvenuto dal sapore amaro. In primis, Ulevitch ricorda come OpenDNS metta nelle mani degli utenti l'esperienza che intendono avere: Google, al contrario, proporrà un'esperienza basata su parametri propri. In secondo luogo OpenDNS opera da tempo nel settore e ritiene di mettere a disposizione un'esperienza importante: l'incursione di Google sembra sminuire l'opera portata avanti, opera che OpenDNS considera di prestigio (e non soltanto in quanto gratuita). Punto tre: Google propone un sistema senza pubblicità né redirect, ma OpenDNS ricorda come proprio Google sia il gruppo che controlla la fetta maggiore dell'advertising online e sa quindi come ricavare valore anche dall'operatività nell'ambito dei DNS. Punto quattro, OpenDNS condivide con Google un'opinione favorevole ad ogni possibilità di scelta e promuove sé stesso in virtù dell'utenza crescente anno dopo anno. Punto cinque: il controllo di Google sulla Rete è già di per sé importante e se il gruppo si impossessasse anche dei DNS avrebbe costruito una infrastruttura di Rete basata completamente sul gruppo medesimo. OpenDNS chiede che la Rete sia costruita tramite la collaborazione tra più gruppi, mentre l'impronta che starebbe portando avanti Google è quella di una sorta di monopolio che poco alla volta si è impossessato dell'esperienza di Rete degli utenti. «Comunque, diamo il nostro benvenuto a Google».
Occorre ricordare come non sia la prima volta che Google e OpenDNS entrano in collisione. Il precedente è del 2007, quando lo stesso Ulevitch si schierò contro gli accordi tra Google e Dell in merito all'uso della Google Toolbar sui dispositivi del produttore: il problema, nello specifico, era nell'«installazione sui computer Dell di un piccolo software collegato alla Google Toolbar che in caso di errori nella scrittura di URL o di inserimento di query di ricerca nella barra degli indirizzi, spedisce l'utente su una pagina cosponsorizzata da Dell e dalla stessa Google e piena zeppa di pubblicità. Le lamentele di OpenDNS [...] nascono soprattutto da un fatto: la correzione degli errori di digitazione è esattamente uno dei punti di forza del loro sistema, sistema che il software in questione intacca inesorabilmente. Circa un anno fa Google e Dell annunciarono una partnership per includere la Google Toolbar sui computer Dell. Contemporaneamente Google stava cercando di convincere il Dipartimento di Giustizia che cambiare il motore di ricerca prestabilito nel nuovo IE7 fosse molto difficile (era in realtà molto semplice). Installare la toolbar significa avere Google come motore di ricerca prestabilito in IE7». E chiudeva con un giudizio pesante sulle dinamiche portate dalla toolbar sulla navigazione degli utenti: «Dell e Google hanno installato un secondo programma sul computer in grado di intercettare ogni tipo di query che il browser tenta normalmente di risolvere. Il programma non ha un nome chiaro ed è particolarmente difficile da disinstallare. In certi circoli la gente definisce una cosa simile "spyware"». A distanza di 2 anni lo scontro diventa frontale in tutto e per tutto.

Nessun commento:

Posta un commento