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venerdì 30 ottobre 2009

U.E. - Internet, privacy e minori: nuova raccomandazione dall'Europa



La sicurezza dei minori che utilizzano Internet deve essere garantita in primo luogo da chi produce i contenuti di Internet. Occorre tuttavia anche una decisa opera di sensibilizzazione e di controllo da parte di tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti. L’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, a Strasburgo, ha approvato recentemente una Raccomandazione rivolta agli Stati membri del Consiglio d’Europa ed ai Parlamenti nazionali, per richiamare l’attenzione sulla necessità e l’opportunità di fare di più per garantire la navigazione sicura dei minori su Internet. Il mutamento provocato da Internet e dalle nuove tecnologie nelle abitudini di vita e nell’apprendimento dei minori è enorme, come ormai più volte sottolineato, e comporta una vera e propria rivoluzione del concetto di privacy e vita personale.
I minori vivono sempre più su Internet (metaforicamente e in senso reale) e compiono il proprio percorso di crescita attraverso mondi virtuali spesso senza regole chiare o precise. D’altro canto, sta riducendosi l’impatto dei media tradizionali (giornali, radio, televisione) quali veicoli di sensibilizzazione e modelli di comportamento. Questo vale anche per la tutela della privacy e della vita privata, messe a rischio – come ricorda il Consiglio – dall’assenza di regole definite e dalle pratiche spesso aggressive di profilazione e marketing online mirate ai minori senza che questi siano in grado di difendersi adeguatamente. Per tali motivi il Consiglio ha delineato una strategia articolata. In primo luogo, è opportuno creare “spazi sicuri” per i minori mediante l’utilizzazione della tecnologia per aumentare la sicurezza dei minori (filtri, dispositivi di limitazione degli accessi) coinvolgendo il mondo industriale e delle imprese. In secondo luogo, è necessario promuovere attività di sensibilizzazione attraverso l’azione congiunta delle aziende che operano su Internet e dei governi nazionali. Il Consiglio chiede poi ai produttori di contenuti online e all’industria dei media di mettere a punto ed applicare codici di condotta per la tutela della privacy, la promozione di attività commerciali appropriate per i minori e la sensibilizzazione sui contenuti nocivi e dannosi, anche attraverso centri di ascolto e linee telefoniche dedicate. Il Consiglio invita infine tutti i Paesi membri a ratificare la convenzione sul cybercrime, adottata nel 2001 ma non ancora in vigore in molti Stati europei (in Italia è stata ratificata con legge 48/2008) e segnala l’opportunità di valutare un inasprimento delle norme sulla responsabilità degli Internet provider per i contenuti illeciti o dannosi.
(Dalla news letter del Garante della Privacy)

I cyber-ladri fanno affari, boom dei reati informatici


Gli investigatori "Attenzione a mettere i propri dati in rete"

Dieci denunce al giorno, 2.800 segnalazioni in un anno e il primo posto nella classifica delle zone a maggior incidenza di reati informatici. Un vasto panorama di crimini - dall´uso di materiale pedopornografico alla clonazione di carte di credito - in continuo aumento nei numeri e nelle varianti, che a Milano trova terreno fertile. Gli esperti della polizia postale e delle Comunicazioni della sede di via Moisè Loira non hanno dubbi: per le sue caratteristiche di città "capitale" delle telecomunicazioni, Milano è uno snodo centrale anche per questo genere di reati, molti dei quali sono di carattere finanziario. «Per spiegare questo fenomeno - afferma Eliseo Santoro, dirigente del compartimento polizia postale e delle comunicazioni - uso sempre una battuta. La truffa di Totò che cerca di vendere la fontana di Trevi venne fatta attraverso la parola: oggi verrebbe fatta attraverso una mail». L´aumento del giro di denaro intorno a questi reati è notevole. Un dato su tutti quello delle carte di credito clonate: il volume d´affari di queste operazioni supera quello legato allo spaccio di droga. La lista delle denunce per crimini informatici è lunga, anche per quanto riguarda la complessità e la raffinatezza dei meccanismi di truffa. Come il povero uomo d´affari americano fregato da Totò, deve essersi sentito anche un signore lombardo che cercava di comprare su Internet un cavallo. Caduto nelle mani di alcuni truffatori, l´uomo è stato convinto a spedire qualche migliaio di euro in cambio dell´animale. Non contenti, i truffatori si sono fatti inviare altro denaro affermando che era necessario corrompere la dogana. E poteva mancare forse la biada per nutrire il cavallo? Ovviamente no, e la cifra estorta è ulteriormente aumentata. Inutile aggiungere che lo sfortunato non ha ricevuto nessun cavallo. Gli aneddoti legati a questi fenomeni sono moltissimi, alcuni dei quali preoccupanti anche dal punto di vista sociale. Come il caso di una ragazzina di 14 anni che riceveva via chat continue richieste a sfondo sessuale. La madre, insospettita, si è sostituita alla figlia per controllare chi le mandasse i messaggi. Grazie alle indagini della Polizia Postale si è scoperto che un´amichetta, dodicenne, aveva inserito su un sito per adulti tutti i dati e i contatti della figlia. Motivo? Vendicarsi dopo un litigio. «L´aumento di questi reati - spiega Fabiola Trefiletti, vice questore aggiunto della polizia postale e delle comunicazioni - è legato al fatto che Internet è un mondo in continua espansione. Si prenda il caso di Facebook: da quando in Italia è scattata la passione per questo social network c´è un boom di furti d´identità e di denunce per diffamazione». Ma il caso di Facebook è sintomatico anche per un altro aspetto: «Spesso le persone mettono in rete notizie e dati personali con una facilità estrema, senza preoccuparsi del fatto che una mente criminale vede in Internet una fonte inesauribile di identità». Non sempre però le indagini nell´informatico portano a un responsabile. Gran parte di questi crimini vengono infatti commessi fuori dal territorio nazionale. Per agire contro i colpevoli è dunque necessaria una rogatoria internazionale, che però, al di fuori dei casi più gravi, non parte quasi mai per motivi di costi e tempi: sarebbero altissime le probabilità che le indicazioni sui tabulati informatici siano già scomparse. Risultato: i reati minori compiuti all´estero rimangono regolarmente impuniti.

giovedì 29 ottobre 2009

Nuova minaccia per gli utenti Facebook: il trojan Bredolab


Gli esperti di sicurezza sono impegnati nell’avvisare l’intera community Facebook in merito alla diffusione di un trojan, identificato come Bredolab, che mira alla formazione di una vasta botnet. Il contagio avviene mediante l’invio agli utenti di un messaggio email dal titolo “Password Reset Confirmation email“, all’interno del quale viene comunicata la variazione della parola chiave necessaria per accedere al celebre social network. Ovviamente, il file allegato non contiene le nuove credenziali dell’account, bensì codice maligno. Si tratta di una minaccia nota già da qualche mese, ma che solo in questi giorni si sta espandendo in rete a macchia d’olio, facendo registrare un volume di ben 350.000 messaggi intercettati. I suoi programmatori hanno previsto l’inclusione di un algoritmo in grado di aggirare i firewall, appoggiandosi ai processi di sistema svchost.exe and explorer.exe.
Ovviamente, per far fronte al pericolo, è consigliato diffidare da qualsiasi comunicazione simile possa giungere nella casella email, anche se apparentemente reca la firma autentica del team di Facebook. Soprattutto, eventuali allegati non vanno aperti.
Per incrementare il livello di sicurezza, infine, è come sempre buona norma eseguire un aggiornamento al database del proprio software antivirus.

Apre un reparto specializzato nella cura della Facebook-mania


È nato come un semplice svago, un modo nuovo di tenersi in contatto. Poi però per alcuni è diventata una specie di fissazione. E adesso? Adesso la Facebook mania, se oltrepassa certi limiti, si cura direttamente in ospedale. Nelle prossime settimane il day-hospital di Psichiatria del policlinico Gemelli, con la collaborazione dell’associazione «La promessa», aprirà un ambulatorio ad hoc, rivolto a chi di Facebook (e degli altri social network) proprio non può fare a meno. A breve le prime visite. Il percorso riabilitativo prevede un ciclo di sedute di gruppo e se la situazione lo richiede è perfino contemplato il ricorso ai farmaci. Il problema, insomma, è dannatamente serio. Peggio della nicotina. Dell’alcol. È come una droga, difficile smettere. La chiamano «amico dipendenza», dall’inglese «friendship addiction», ed è un disturbo che si contrae online. Una patologia di nuovo conio (individuata in tempi recenti da uno psicologo britannico) che si espande al ritmo di un’epidemia. E chi ne è affetto magari nemmeno sa di esserlo. Il più delle volte, anzi, trova perfettamente normale passare 24 ore su 24 attaccato a un innocuo (almeno apparentemente) social network e avere migliaia di amici in Rete, sebbene a conti fatti la maggior parte nemmeno sa chi siano. Il fatto è che chi soffre di questa malattia più amici ha e meglio si sente (come se ognuno corrispondesse a una «dose») e non importa se a rimpinguare il conto sono gli amici degli amici degli amici o dei perfetti sconosciuti.Il drogato di Facebook aggiorna continuamente la propria bacheca, consulta ripetutamente la propria pagina e guarda costantemente quelle degli altri, stregato da una forma di voyeurismo alla quale non riesce a dire di no. Sono questi alcuni dei sintomi di quella che è a tutti gli effetti una malattia dell’epoca moderna, un virus che si prende stando fermi davanti al computer e che viene trattato alla stregua di qualsiasi altra forma di dipendenza. Perché come tutte le droghe annebbia il cervello, impedisce di lavorare e comporta crisi di astinenza. L’ambulatorio del day-hospital di psichiatria non accoglierà però unicamente gli «amico dipendenti», ma anche tutti gli internauti assuefatti che girano per il web con gli occhi rossi e tanto di occhiaie. Le forme di dipendenze legate a Internet, infatti, sono svariate. Tra quelle più conosciute ci sono senz’altro i diversi tipi di «net compulsion», collegati al gioco d’azzardo online e allo shopping su Internet, la «cybersexual addiction», che fa riferimento all’uso compulsivo di siti dedicati alla pornografia, e la «computer addiction», che è la tendenza al coinvolgimento eccessivo in giochi virtuali di ruolo. Tra le new entry, oltre ai malati di Facebook, ci sono invece i tossici di Google (e dei motori di ricerca in generale) che ricercano ossessivamente informazioni sul web

Gioca d’azzardo un 13enne su tre: il Codici chiede agli istituti di coinvolgere esperti


Il “Centro per i diritti del cittadino” chiede agli istituti che forniscano, attraverso l`aiuto di psicologi e sociologi, informazioni sui rischi e sulle possibilità di aiuto. Da un’indagine svolta a Roma su 300 studenti risulta che il 32% spende prevalentemente al 'Gratta e Vinci' e al video poker anche 25-30 euro a settimana. Ma per oltre la metà sono “giochi innocenti”.

Continuano a giungere conferme sulla predilezione di nostri giovani per il gioco d'azzardo. A fornirle stavolta è un'indagine svolta dal "Centro per i diritti del cittadino": quasi un 13enne ogni tre (il 32%) dei 300 studenti delle scuole medie inferiori e superiori intervistati nella capitale, a Roma, avrebbe dichiarato di spendere tra i 25 e i 30 euro a settimana. Non si tratterebbe, quindi, di casi sporadici, ma di una vera e propria tendenza che non sembra volersi arrestare. Anzi, poiché risulta in costante aumento secondo l'associazione secondo i ricercatori autori dello studio per prevenire ulteriori coinvolgimenti di giovani sarebbe opportuno che nelle scuole vengano attivati specifici programmi di consulenza psicologica.
A determinare l’incremento avrebbe concorso anche l’ampliamento dell’offerta: Win for life, Video poker, Gratta e Vinci, la scelta di giochi d`azzardo che oggi si ha a disposizione è piuttosto ampia. Se 10 anni fa si giocava quasi esclusivamente al lotto o alla Lotteria Italia ora i giochi d`azzardo sono sempre più accessibili e 'quotidiani', basta pensare al Superenalotto o alle slot machine nei bar. A giocare sono soprattutto le fasce più deboli: persone che avvertono più delle altre la crisi. E in questa fascia risultano anche molti giovanissimi. In base a quanto rilevato dalla ricerca risulta che a 13 anni si gioca prevalentemente al 'Gratta e Vinci' e al video poker: anche perché sono considerati da oltre la metà dei ragazzi intervistati (il 56%) “dei giochi innocenti”. In realtà di euro in euro, il 32% di questi ha dichiarato di spendere anche 25-30 euro a settimana, tanto che tra i giovanissimi c'è anche l`abitudine di chiedere, in genere al compagno di classe, soldi in prestito per acquistare un 'grattino'. Le motivazioni alla base del gioco d’azzardo sono tuttavia svariate: il 15% dei ragazzi intervistati gioca per noia, il 25% per sfidare la sorte, il 30% per avere qualche soldo in più il fine settimana, il 22% per divertimento. I rimanenti non hanno saputo rispondere, "probabilmente perché il comportamento a rischio – spiega sempre il Codici - è entrato a far parte delle cosiddette condotte automatiche per le quali si agisce d`impulso".
E questo meccanismo, di avvicinamento al gioco d’azzardo, come ad altre condotte distorte, quasi automatico sarebbe l’aspetto che più inquieta gli esperti. E poiché "la scuola, accanto alla famiglia, ha un`importante funzione educativa per i ragazzi sarebbe opportuno – sottolineano gli esperti - avviare, all’interno dei contesti scolastici, campagne di informazione, sensibilizzazione e prevenzione ai comportamenti inadeguati e a rischio rivolte soprattutto alla fascia di età compresa tra i 13-18 anni. E fornire – concludono dal "Centro per i diritti del cittadino" - attraverso l`aiuto di esperti psicologi e sociologi informazioni sui rischi e sulle possibilità di aiuto".
In attesa che il ministero dell’Istruzione sostenga iniziative ad ampio raggio (anche se la “razionalizzazione” in atto non fa ben sperare, almeno sul breve periodo) è bene che i singoli istituti avviino iniziative di questo genere avvalendosi dell’autonomia operativa che gli compete. E non solo a livello di scuola superiore: sarebbe bene che a conoscere rischi e pericoli del gioco d’azzardo siano anche gli alunni della scuola primaria.

mercoledì 28 ottobre 2009

Svizzera, gli Esteri offline


Le istituzioni, vittime di quello che definiscono un attacco pirata condotto da professionisti, decidono a scopo precauzionale di isolarsi dal mondo.

Basilea - La sicurezza informatica è uno dei temi più importanti dell'innovazione, ma se nemmeno le istituzioni sono ancora in grado di gestirla con decenza è difficile richiederla alle aziende e ai privati. Questa volta a fare la brutta figura sono le istituzioni svizzere. Una delle più importanti, tra l'altro: il ministero degli Esteri (DFAE). Secondo un comunicato di Berna, il dipartimento "è stato il bersaglio di un attacco di virus sferrato da hacker professionisti". Attualmente - prosegue la nota - si sta cercando di accertare l'entità dei danni e se vi sono state fughe di dati. Nel frattempo il DFAE ha isolato la sua rete informatica da Internet, misura che certifica un certo imbarazzo. Stando alla ricostruzione dei fatti, giovedì scorso i responsabili informatici del ministero si sono resi conto, con la collaborazione di Microsoft, che il DFAE era stato il bersaglio di un attacco messo in atto da quelli che vengono definiti "hacker professionisti". Il comunicato, vago e poco preciso, afferma che i moderni Lupin avrebbero impiegato un "particolare software" per accedere all'infrastruttura informatica del dipartimento e procurarsi "informazioni mirate". Il "malware" sarebbe stato "molto ben protetto", tale da non causare praticamente alcuna interferenza percepibile nelle interfacce. I tecnici sono ora al lavoro per accertare se vi è stata una fuga di dati e quali siano le macchine interessate. Si sta cercando, inoltre, di capire chi sia stato l'autore. Per ora, tuttavia, nulla si sa. Secondo l'edizione odierna di 20minutes potrebbe trattarsi di un attacco molto standard: "sovente i dipendenti ricevono una email in cui si chiede loro di visitare un sito o scaricare un'applicazione, quando la persona fa clic sul collegamento, il software pirata è attivato". Questo, anche se 20minutes non lo dice, qualora il personale non abbia formazione all'uso di Internet e qualora non si siano predisposte adeguate - e semplici - contromisure.Nel frattempo, a scopo precauzionale, il DFAE ha adottato una misura drastica: isolare la propria rete da Internet per impedire fisicamente il flusso di dati verso l'esterno e "la manipolazione dell'infrastruttura informatica da parte di terzi". Manipolazione che, pare, sarebbe stata quindi ancora possibile. Perciò, da giovedì il ministero è isolato dal mondo: "il personale del DFAE non può utilizzare Internet, ma è possibile utilizzare temporaneamente la rete interna", ha precisato Georg Farago, portavoce del ministero.In settimana altri dipartimenti avevano annunciato guasti ai PC: le Finanze e gli Interni. Secondo le istituzioni non ci sarebbero però legami tra i vari problemi: la concomitanza è stata "un puro caso". Già nel 2007 il dipartimento degli esteri era stato oggetto di un attacco rimasto impunito. In attesa di maggiori informazioni, oltre agli specialisti informatici del DFAE collaborano alla recupero dei sistemi anche alcuni dipendenti dell'Ufficio federale dell'informatica e della telecomunicazione e della Centrale di annuncio e di analisi per la sicurezza dell'informazione. Non resta che augurargli buon lavoro.

Si conoscono su Facebook , lui finge di avere 16 anni e la uccide



L'uomo, un 32enne, ha confessato ma ha detto che la morte della 17enne è avvenuta per cause accidentali.
Soffocata con del nastro adesivo e abbandonata in un fosso: questa la tragica fine della diciassettenne Ashleigh Hall, che mancava dalla sua casa di Darlington, nella contea di Durham, da domenica sera, quando aveva detto alla madre Andrea che avrebbe passato la notte da un amico. Stando, invece, ai compagni del corso di babysitter del Darlington College che Ashleigh seguiva, la giovane doveva incontrarsi con un misterioso ragazzo conosciuto su Facebook e che le aveva detto di avere 16 anni. Ma a quanto sta emergendo dalle indagini, l’appuntamento sarebbe stato, invece, con un uomo di 32, fermato dalla polizia per un banale controllo alla macchina (la sua auto era senza assicurazione) nel tardo pomeriggio di lunedì vicino a Sedgefield e che, una volta portato alla centrale, avrebbe poi confessato agli attoniti agenti «di aver ucciso una ragazza». L’uomo, che ha dei precedenti per reati sessuali su adulti (non su minori), è stato quindi arrestato con l’accusa di rapimento ed omicidio. Sarebbe stato lui stesso a portare gli investigatori nel luogo in cui giaceva il corpo senza vita e completamente vestito della povera Ashleigh, un fossato deserto sul retro di un ristorante (il Little Chef), a pochi metri di distanza dal posto di blocco della polizia e spesso meta di coppiette in cerca di intimità. A quanto scrive il "Sun", il presunto omicida avrebbe continuato a sostenere che la morte della ragazza sarebbe stata accidentale, mentre sono in corso gli esami autoptici per stabilire le esatte cause del decesso e se c’è stata violenza sessuale.
L'INCONTRO ONLINE - «È un caso davvero terribile – ha confermato al tabloid l’ispettore Paul Harker, a capo dell’inchiesta – legato ad una serie di tragiche circostanze. Crediamo che i due si siano incontrati online e per questo non mi stancherò mai di ripetere a genitori e ragazzi di essere assolutamente certi dell’identità della persona con la quale chattano e di non incontrare nessuno se non si è sicuri di chi sia. Ashleigh aveva detto alla madre che avrebbe passato la notte fuori e che sarebbe stata di ritorno lunedì all’ora di pranzo, ma quando non si è vista i familiari hanno cominciato a chiamarla sul cellulare, senza però ricevere risposta. A quel punto, si sono preoccupati e ci hanno chiamato. Il corpo della ragazza è stato trovato poco dopo l’arresto del 32enne per una banale infrazione del codice della strada, ma solo dopo che lo abbiamo portato alla centrale di Middlesbrough l’uomo ha raccontato agli agenti quello che aveva fatto». La polizia ha chiesto aiuto a chiunque abbia visto la Ford Mondeo del sospettato, targata S148JNK, fra le 7 di sera della domenica e le 5.40 del pomeriggio del lunedì, mentre il tabloid ha raccolto le testimonianze di quanti conoscevano la ragazza, definita “solare e sempre sorridente” dall’amica Elisha Currie. «Ashleigh aveva conosciuto uno su Facebook – ha raccontato Danny Fischer, coetaneo della vittima e suo compagno di studi – e lui le aveva detto di avere 16 anni, ma ovviamente si trattava di una bugia». La giovane viveva con la madre single e tre sorelle, Olivia, Ellie ed Evie, rispettivamente di 6, 4 e 1 anno. «Mettete in guardia i vostri figli sull’uso di Internet – ha supplicato la signora Hall sul “Daily Mail” – e non lasciate che usino Facebook o siti simili se sono minorenni. Tutto quello che vi chiedo ora è di aiutare la polizia per evitare che ci siano altre vittime. Vedere che la mia Ashleigh mi è stata strappata in questo modo è difficile da accettare, ma non voglio che altre famiglie debbano vivere il mio stesso dramma».

Viviane Reding: il rapporto fra l'Italia ed Europeana



La causa relativa a Google Books negli Stati Uniti ha riportato in auge il discorso Europeana, la biblioteca digitale europea che dovrebbe raccogliere la summa della cultura disponibile nel cartaceo per ridarne lustro nella dimensione digitale. La Commissione Europea, però, nelle settimane scorse ha lamentato la scarsa collaborazione da parte dei paesi membri chiedendo che, invece di guardare ai pericoli provenienti da oltre oceano, si tenti di guardare alle opportunità che abbiamo già all'interno dell'UE.
Webnews.it: L'Italia sta agendo con sufficiente impegno per arricchire Europeana dei contenuti prodotti dal nostro paese?

Viviane Reding«L'Italia ha supportato molto Europeana ed è in generale dedita allo sforzo di portare i contenuti della cultura digitale online. Tuttavia, le istituzioni culturali italiane hanno contribuito solo per 100.000 unità, per la maggior parte immagini, ad Europeana (su un totale di 4.6 milioni). Dal mio punto di vista la situazione non è soddisfacente, specialmente in considerazione dell'importanza e della dimensione del patrimonio culturale italiano. Quattro organizzazioni italiane stanno correntemente collaborando con i propri contenuti: la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, il Ministero della Cultura, l'Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze e la Fondazione Federico Zeri dell'Università di Bologna. I classici della letteratura italiana per autori come Dante, Leopardi o Manzoni sono già disponibili su Europeana, ma spesso non per opera delle istituzioni culturali italiane. "I promessi sposi" di Manzoni per esempio lo si può trovare in francese ma non in italiano! Ma la situazione dovrebbe presto migliorare: il Ministro per la Cultura italiano ha recentemente annunciato che entro la Primavera del 2010 oltre 1 milione di oggetti culturali saranno messi a disposizione su Europeana attraverso l'aggregatore nazionale Culturaitalia.it, che include ad oggi 2 milioni di registrazioni dalle biblioteche italiane, i musei e gli archivi».

Windows 7: installazione da chiavette USB



Per venire incontro a coloro che debbono installare Windows 7 all'interno di computer sprovvisti di lettore DVD, Microsoft offre un tool in grado di rendere l'operazione fattibile tramite chiavetta USB.

Parola d'ordine: installazione veloce! Microsoft mette a disposizione il programma "Windows 7 USB/DVD Download Tool", tramite cui scrivere un'immagine ISO del sistema operativo all'interno di una comune chiavetta USB. Soluzione semplice ed efficace per installare il nuovo OS sui dispositivi sprovvisti di lettore DVD, netbook in primis.

Lo strumento Microsoft, utilizzabile solo da chi ha acquistato l'ISO di Windows 7 tramite Microsoft Store, è gratuito e permette di creare copia del file su chiavetta USB, creando al contempo una partizione di avvio. Una volta effettuata l'operazione, non rimane che inserire la schiavetta all'interno della periferica in cui si desidera installare il sistema operativo, impostare il dispositivo USB come unità per il boot del sistema e procedere con l'installazione.
Windows 7 USB/DVD Download Tool funziona sotto Windows XP SP2, Windows Vista o anche sotto Windows 7 (32 o 64-bit) e richiede la presenza nel sistema delle librerie .NET Framework 2.0. La chiavetta USB deputata all'operazione dovrà avere un taglio da almeno 4Gb.
Una soluzione analoga arriva anche da A-DATA Technology: anche OStoGO permette infatti si di installare Windows 7 utilizzando una normale chiavetta USB e viene offerto gratuitamente a tutti i possessori di prodotti USB A-DATA con capacità superiore ad 4Gb.
Al momento il prodotto si presenta come semplice beta per Windows XP; la versione definitiva di OstoGO è attesa entro fine novembre.

Fonte: Pmi - Autore: Tullio Matteo Fanti

Profili commemorativi su Facebook per gli utenti deceduti


Quando un utente muore, i suoi amici possono chiedere a Facebook di trasformare il suo account in una sorta di cimitero privato virtuale.

Quando un social network supera i 300 milioni di utenti deve anche fare i conti con la possibilità che qualcuno di essi, di tanto in tanto, muoia. Non si tratta solo di un triste evento: è anche un problema tecnico per quanto riguarda la gestione del profilo, che resta attiva nonostante la dipartita del proprietario. Prendendo in considerazione il delicato argomento, Facebook ha escogitato una soluzione: gli account commemorativi. Se un utente muore, i suoi amici possono notificare l'avvenimento a Facebook fornendo prove di quanto asseriscono e della loro effettiva vicinanza con il defunto: la data di nascita di quest'ultimo, per esempio, un suo indirizzo email e un necrologio. Avuta conferma della morte, il social network provvederà a rimuovere dal profilo alcune informazioni riservate, bloccherà la possibilità di fare login e imposterà l'accesso in maniera tale che solo gli amici confermati possano accedervi o trovarlo nelle ricerche.
La bacheca resterà visibile e funzionante: gli amici potranno dunque continuare a visualizzare il profilo e lasciare i propri messaggi, in una sorta di cimitero privato virtuale tramite il quale visitare il defunto.
"Con il passare del tempo, il dolore per la perdita di qualcuno cui hai voluto bene si affievolisce ma non scompare mai" scrive Max Kelly nel blog ufficiale di Facebook, presentando questo servizio che egli stesso ha ideato dopo la scomparsa di un caro amico.

Fonte: Zeusnews

Le PMI e il problema della criminalità informatica


Le piccole e medie imprese italiane sono sempre più preoccupate per il pericolo rappresentato dagli attacchi informatici. È questo il dato significativo che emerge da una specifica indagine svolta da A&F Research su commissione di Trend Micro. Lo studio ha coinvolto 150 imprese in tutto il nostro Paese ed è stato portato avanti nel mese di luglio. I risultati della ricerca sono stati resi noti pochi giorni fa.
Oltre ai danni determinati dalla crisi economica le aziende sono costrette ad affrontare anche quelli che sono provocati dalla criminalità informatica. Quest’ultima viene intesa come una fonte di preoccupazione maggiore a quella destata dalle difficoltà di ottenere condizioni di credito da parte delle banche.
Il problema relativo alla sicurezza più evidenziato dalle imprese è lo spam, che determina un vero e proprio rallentamento della rete aziendale, che risulta sovraccarica. Non meno preoccupante è la diffusione di virus nei sistemi aziendali e il furto di portatili contenenti dati aziendali. Particolarmente segnalato dalle aziende intervistate è il problema del rallentamento nelle prestazioni dei sistemi informativi in base alla soluzione adottata in termini di sicurezza. Le aziende più grandi hanno preso già provvedimenti contro i rischi derivati da un uso non corretto della rete, anche se hanno seguito soprattutto la linea del proibizionismo.
Parecchie aziende si sono attivate in particolare per non rendere accessibili i servizi Web che hanno a che fare con la pornografia e con i giochi o le scommesse online. Per quanto riguarda invece l’utilizzo dei social network, la ricerca di posti di lavoro in rete e l’impiego di email personali sembra che sia seguita una linea più morbida in corrispondenza di minori preoccupazioni di rischio, anche se le strategie seguite si faranno più restrittive in futuro.

lunedì 26 ottobre 2009

Internet sale in cattedra contro gli adescamenti



È l’iniziativa organizzata a Firenze e provincia per gli insegnanti delle scuole superiori. Inizialmente saranno formati 100 docenti, che faranno da tutor ai colleghi: entro la fine dell’anno scolastico, gli studenti coinvolti saranno 4.500.

Corsi formativi per docenti, che insegneranno ai ragazzi come difendersi dagli adescamenti, dalla pedopornografia on line o da quegli atteggiamenti - satanismo, anoressia, droga - suggeriti da certi siti internet. È l’iniziativa organizzata a Firenze e provincia per gli insegnanti delle scuole superiori. Inizialmente saranno formati 100 docenti, che faranno da tutor ai colleghi: entro la fine dell’anno scolastico, gli studenti coinvolti saranno 4.500. Il progetto «Web in cattedra», «primo del genere in Italia», spiegano gli organizzatori, nasce dalla collaborazione fra questura, Microsoft, Rotary Club fiorentino, Onap (Osservatorio analisi abusi psicologici), ufficio regionale scolastico e Comune di Firenze. Gli insegnanti saranno formati da specialisti di polizia postale, della questura, di Microsoft Italia e dell’Onap.

FRANCESCA DI MASSIMO - «In Italia, il 41% dei genitori impone delle regole ai figli per la visione della tv; il 10% assume uno stesso atteggiamento per quanto riguarda la navigazione in internet». Lo ha detto, citando un’indagine della Icmec (centro internazionale per i bambini scomparsi e sfruttati), la responsabile programmi di sicurezza di Microsoft Italia, Francesca di Massimo. Riferendosi a dati Istat, di Massimo ha poi aggiunto che le tendenze indicano come fra quattro anni, in tutte le famiglie italiane che abbiano figli minori ci sarà un accesso a internet. «Per il 62% dei ragazzi fra gli 11 e i 14 anni - ha aggiunto - internet è una componente importante per l’apprendimento, inteso non solo come studio, ma anche come strumento per la crescita cognitiva». Riguardo i rischi che corrono i minori navigando in internet, in base ai dati nazionali della polizia postale, Marco Valerio Cervellini, responsabile progetti educativi della polposta, ha spiegato come gli adescamenti avvengano soprattutto tramite le chat line, con percentuali che vanno dal 10% al 21%. Dal 1998 al marzo del 2009 in Italia la polizia postale ha chiuso 177 siti pedofili: 238 gli arresti e 4.465 le persone denunciate. «Il progetto Web in cattedra – ha ricordato Francesca Di Massimo – rappresenta un passo fondamentale per sensibilizzare e creare cultura in modo capillare intorno alla navigazione protetta dei minori su Internet. Il meccanismo di istruire un certo numero di insegnanti affinché a loro volta informino i colleghi, potrà essere applicato in qualsiasi regione e portare virtualmente alla formazione dell’intero corpo docenti italiano e dei loro studenti. E’, infatti, centrale il ruolo che gli insegnanti, e più in generale la scuola, rivestono nell’educazione delle nuove generazioni»

lunedì 12 ottobre 2009

Poste Italiane affondate da attacco hacker



Il sito Poste Italiane è stato attaccato nel weekend vedendo sostituita la propria homepage. Gli hacker nel proprio manifesto hanno sottolineato l'insicurezza del sito promettendo di non toccare i dati degli utenti. La Polizia Postale indaga sull'accaduto. Weekend di lavoro tra i tecnici informatici del gruppo Poste Italiane: il sito è stato colpito nella serata di Sabato da un attacco hacker che, secondo le prime indicazioni, sarebbe stato tanto eclatante quanto poco pericoloso. L'incursione avrebbe portato soltanto ad una sostituzione della homepage (defacement), insomma, senza ulteriori problematiche. Il messaggio sarebbe comparso sul sito Poste Italiane alle 19 circa: «Le Poste italiane sono state oscurate?! Perchè questo atto di forza? Per dimostrare a milioni di Italiani che i loro dati sensibili non sono al sicuro! Sembra pazzesco eppure tutta la sicurezza garantita nei servizi on-line di e-commerce è solamente apparente. Per vostra fortuna noi siamo persone non malintenzionate, perciò i vostri dati ed i vostri accounts non sono stati toccati; Ma cosa succederebbe se un giorno arrivasse qualcuno con intenzioni ben peggiori delle nostre? Con questo gesto quindi, invitiamo i responsabili ad occuparsi della grave mancanza di sicurezza nei servizi on-line delle Poste s.p.a». La firma è quella anonima di "Mr.Hipo and StutM". Sulle loro tracce si sarebbe immediatamente lanciata la Polizia Postale, dalle cui indagini sarebbe trapelato subito qualcosa di concreto (ma ancora non vi sono informazioni aggiuntive circa i responsabili). Il sito è stato messo prima in stato di errore (al fine di eliminare il manifesto dell'attacco) e quindi ripristinato nelle sue funzionalità. Nessuna nota ufficiale giunge a momento dall'Ufficio Stampa delle Poste Italiane, la cui pagina risulta anzi ancora offline. Curiosamente il sito è stato attaccato ed affondato appena poche ore dopo la firma di un memorandum di intesa con IMPACT, «la prima organizzazione mondiale a partecipazione pubblico-privata che ha costruito una community tra compagnie specializzate nel settore Itc e istituzioni per garantire la sicurezza globale delle comunicazioni informatiche». Il memorandum «stabilisce la creazione di un processo su scala internazionale di scambio di informazioni, segnalazioni di allerta e linee guida sulla sicurezza delle comunicazioni. La collaborazione con IMPACT sarà focalizzata su quattro aree principali: ricerca applicata, formazione e sviluppo delle competenze, cooperazione internazionale e formulazione di policy sulla sicurezza, impulso alla cultura della sicurezza informatica tra istituzioni, mondo delle imprese e privati». Memorandum il cui significato, a distanza di poche ore, è stato imprevedibilmente smussato da una nuova homepage.

IGF Italia, rotta verso Sharm El Sheikh



La rete italiana fa il punto, in vista dell'Internet Governance Forum globale. Un panorama in cui le istanze di cittadini, stato e mercato devono ancora trovare un'armonia. Pisa - Manca una metafora che sappia agevolare l'interpretazione della Rete, manca una vera spinta propulsiva che sappia instradare stato, mercato e società civile verso un più consapevole rapporto con la Rete, in rete. L'Internet Governance Forum Italia organizzato a Pisa presso l'area della Ricerca del CNR, ha proiettato verso il forum globale di Sharm El Sheikh un'Italia che per certi aspetti sembra vagolare in un limbo. Fatto di iniziative che si scontrano con un quadro normativo ereditato dal passato, con l'equilibrio malsicuro fra le istanze che dovrebbero armonizzarsi per sostenere la società civile connessa, con propositi e proposte che devono ancora trovare attuazione.Dalla sessione dedicate alla libertà di espressione online a quella, strettamente connessa, in cui si è dibattuto di identità in Rete, dal confronto sul diritto d'autore alla sessione dedicata alla privacy: convivono i conflitti tra le esigenze e i diritti degli attori della rete e spesso sfociano in sintesi non ottimali, mentre l'integrazione tra Rete e società analogica appare ancora un futuro indistinto. Ad alimentare il clima di instabilità, il contesto di un paese in cui non si possa contare sulla certezza del diritto. L'avvocato Guido Scorza snocciola le iniziative legislative che si sono avvicendate nei mesi scorsi e che rischiano, su piani diversi, di privare il cittadino del diritto di informarsi e informare con la mediazione della rete: l'emendamento D'Alia che si scagliava contro i reati d'opinione, il DDL intercettazioni con le previsioni in materia di rettifica, il DDL Lussana che rischia di riscrivere la storia in rete, il DDL Pecorella Costa che mira a trasformare i netizen in direttori responsabili. Fermenti legislativi che non avrebbero avuto alcun seguito se solo la classe politica potesse incardinare le proprie iniziative in pilastri legislativi solidi e potesse oliare queste articolazioni con la competenza di chi in rete vive quotidianamente. Ma il senatore D'Alia, che raggiunge la platea con una missiva, affonda le radici del proprio intervento alle origini del telegrafo, uno strumento grazie al quale, si spiega nell'intervento, si è iniziato a contare sull'importanza del settore delle comunicazioni a distanza. "Con la soppressione della proposta di cui sono firmatario siamo rimasti fermi in una situazione che ritengo non sia sostenibile a lungo", denuncia il testo composto da D'Alia: non si potranno scongiurare quelli che definisce "utilizzi impropri della rete" e agevolare "il corretto uso delle tecnologie" se non si perseguirà una strategia internazionale nel contrasto alla criminalità mediata dalla rete, se si continuerà a "rinviare il problema", come fatto in occasione del respingimento della sua proposta, e se si rinuncerà ad affidare agli operatori della Rete un più corposo fardello di responsabilità. Ma gli strumenti sarebbero già a portata di mano: a sottolinearlo è Marco Pancini, rappresentante di Google, che ricorda come "un anno su Internet vale sette anni di vita non connessa". Tutto scorre veloce, evolve il mercato, altrettanto fanno le le esigenze e i comportamenti dei cittadini della rete, ma gli strumenti per declinare il quadro legislativo in modo che si concili con l'incedere della vita in rete già sono stati rodati. Cita gli Stati Uniti, Pancini, chiamando in causa il DMCA, che si potrebbe per certi versi considerare l'omologo della direttiva europea sul commercio elettronico: entrambi svincolano gli intermediari dall'impegno di operare controlli preventivi, non costringono a rifugiarsi nell'autocensura coloro che mettono a disposizione le piattaforme. Il controllo preventivo da parte degli operatori non funzionerebbe, checché ne dica il presidente di Univideo Davide Rossi, il quale invita YouTube a consolidare il proprio staff qualcora non riesca ad analizzare le oltre venti ore di materiale video caricato ogni minuto sui server del servizio. Così come gli operatori, anche i fornitori di connettività, investiti da numerose proposte di legge a infondere risorse nel filtraggio, concordano sul fatto che filtrare è inutile, oltre che impossibile. Lo ricorda Paolo Nuti, presidente di AIIP: "è solo un modo per rinviare la soluzione del problema" spiega, "dobbiamo organizzarci per stringere il cerchio a livello internazionale". Concorda Antonio Baldassarre, AD di Seeweb: "quelli che nei testi legislativi vengono definiti appositi strumenti di filtraggio non esistono, esistono strumenti per tentare di mettere sotto il tappeto cose che poi finiscono per uscire da tutte le parti".Anche Antonio Palmieri, deputato PDL impegnato sull'accessibilità e firmatario della proposta di legge Cassinelli cosiddetta salvablog, sostiene che l'attuale quadro normativo sia più che sufficiente per tutelare i cittadini. E ricorda che "Internet non è un luogo a parte, non è Utopia, e nemmeno il luogo dove si realizza il '68": la rete è uno strumento e dovrebbero essere i cittadini in prima persona a mostrare "moderazione", evitando così di alimentare il cortocircuito perverso fra allarmi lanciati dai media e veementi reazioni intimorite da parte del mondo politico. Del fatto che Internet venga visto come un pericolo è convinto anche Marco Pierani, rappresentante di Altroconsumo: il clima di paura nei confronti di una Internet ritratta come incontrollabile serve a giustificare "atteggiamenti legislativi che difendono il passato, posizioni di rendita". "Stiamo perdendo tempo" sentenzia Pierani. La tecnologia non è il male, né lo strumento nel quale si risolvono i conflitti che essa stessa crea: questa l'opinione di Stefano Rodotà. Si tratta di conflitti che si riverberano sui diritti della persona, sulle necessità di garantire sicurezza, sulle esigenze dei mercato e in un equilibrio tra queste istanze dovrebbero trovare soluzione. In questo contesto i partecipanti all'IGF tentano di tracciare una linea di demarcazione tra le sfrangiature tra lo spazio pubblico e dello spazio privato dell'individuo nella sua vita di rete, e di proporre degli strumenti che agevolino la composizione di un bilanciamento. C'è Frieda Brioschi, di Wikimedia Italia, che spiega come Wikipedia, per assicurare la tutela di coloro la cui identità è catturata fra le pagine dell'enciclopedia libera, conti su una combinazione della solidità della community e delle regole trasparenti che la fondano e la connettono con le istituzioni. C'è chi come Pier Luigi Dal Pino, rappresentante di Microsoft Italia, sottolinea la necessità dell'impegno delle aziende affinché diritto alla sicurezza e diritto alla privacy si possano conciliare e siano integrate by design nei servizi offerti. Una soluzione che Rodotà ravvisa in un regime di identità multiple e funzionali: ognuno potrebbe affidare agli operatori della rete solo i dati necessari a garantire lo svolgimento dei compiti di cui questi operatori sono stati investiti. C'è anche chi come Domenico Vulpiani, per anni a capo della PolPost, che cerca questa composizione nella legge: un quadro normativo che avrebbe bisogno di "piccoli aggiustamenti che consentano alla polizia di investigare", e che delimiti con chiarezza le situazioni nelle quali mobilitare le forze dell'ordine. Concorda Stefano Trumpy, rappresentante del governo italiano in ICANN: la questione dell'identificazione non sembra porre particolari problemi per qualora si operi su target precisi, solo su quelli realmente pericolosi. Come discernere? Dovrebbe essere compito della legge, spiega il magistrato Giuseppe Corasaniti, già lo fa ad esempio la Convenzione di Budapest sul cybercrime.La Rete ha altresì assestato uno scossone al quadro del diritto d'autore: il confronto tra le esigenze delle platee e dei diversi attori del mercato, mediato dalle leggi dello stato, non appare agevolmente componibile. Sul palco si affiancano le voci di rappresentanti dell'industria e delle istituzioni. Ettore Bianciardi e Marcello Baraghini di Stampa Alternativa che interpretano quella frangia di editori che denuncia il fatto che il diritto d'autore si circostanzi oggi al "contratto tra autore ed editore", il quale, dopo l'accordo, finisce per "tenere in ostaggio" colui che detiene la paternità dell'opera. I due editori, in netta controtendenza rispetto al resto del mercato, sarebbero per l'abolizione del diritto d'autore e l'evoluzione del mercato editoriale verso logiche fruttuose ma più sostenibili per autori e lettori. C'è chi come l'avvocato Ferdinando Tozzi, parte della Commissione Gambino, ricorda come si fosse tentato di agire per salvare dall'obsolescenza la legge che regola il diritto d'autore e per "disciplinare" la rivoluzione di Internet perseguendo un'"armonia tra la tutela e la circolazione del sapere". Ci sono inoltre proposte, come quella illustrata da Ermanno Pandoli dello studio legale DDA, per avviare un regime sostenuto da una licenza collettiva estesa. Ma la rete, ribadisce in più occasioni Rodotà, non basta: non si sostituisce alla quotidianità analogica, ma innerva il mondo fisico e le abitudini dei cittadini. Impossibile agire come se non esistesse, fondamentale trovare una metafora che ne semplifichi la comprensione a favore di coloro che vivono disconnessi. Juan Carlos De Martin, del centro NEXA del Politecnico di Torino, paragona la rete a una macchina antigravitazionale: capace di amplificare le potenzialità dell'uomo, per fini lodevoli così come per fini deprecabili. Dovrebbe essere la società civile connessa ad imprimere la direzione, e sarà quello che si tenterà di fare a Sharm El Sheikh su scala globale, nel mese di novembre. Tenendo presente, ricorda Rodotà, che la Dichiarazione d'indipendenza del Cyberspazio è stata smentita dai fatti, ma che resta un'ideologia capace di alimentare la partecipazione in Rete.

Ben 13 aggiornamenti a ottobre per Microsoft



Gran lavoro per i sistemisti Windows per il prossimo martedì, 13 ottobre: sono infatti 13 i bollettini che Microsoft rilascerà quel giorno. Di questi, 8 sono classificati come critici, gli altri 5 invece come importanti. Quasi tutte le vulnerabilità sono di tipo “remote code execution”, ossia un attaccante può eseguire del codice maligno da remoto sul sistema della vittima. Gli altri aggiornamenti correggono poi casi di spoofing, denail of service e “elevation of privilege”.
Come riporta il bollettino Microsoft Security Bulletin Advance Notification for October 2009, sono ben 34 le vulnerabilità in totale che vengono corrette. Molti bollettini correggono bachi a livello di sistema operativo, mentre tra i software impattati c’è Office, ma anche Explorer, Silverlight, SQL Server, Microsoft Developer tool e Forefront. Per la prima volta, appare Windows 7, con 6 aggiornamenti, uno solo critico, relativo a Internet Explorer 8.
Di seguito, l’elenco dei bollettini:
Bollettino 1 (Critico) Remote Code Execution (Microsoft Windows;
Bollettino 2) Critico (Remote Code Execution) Microsoft Windows;
Bollettino 3 (Critico) Remote Code Execution (Microsoft Windows;
Bollettino 4) Importante (Remote Code Execution) Microsoft Windows;
Bollettino 5 (Critico) Remote Code Execution (Microsoft Windows, Explorer;
Bollettino 6) Critico (Remote Code Execution) Microsoft Windows;
Bollettino 7 (Importante) Spoofing (Microsoft Windows;
Bollettino 8) Importante (Remote Code Execution) Microsoft Windows;
Bollettino 9 (Importante) Elevation of Privilege (Microsoft Windows;
Bollettino 10) Importante (Denial of Service) Microsoft Windows;
Bollettino 11 (Critico) Remote Code Execution (Microsoft Office;
Bollettino 12) Critico (Remote Code Execution) Microsoft Windows, Microsoft Silverlight;
Bollettino 13 (Critico) Remote Code Execution - Microsoft Windows, Microsoft Office,Microsoft SQL Server, Microsoft Developer tool, Microsoft Forefront.
Naturalmente maggiori dettagli si avranno martedì 13 ottobre.

venerdì 9 ottobre 2009

Crittografia gratuita da Sophos con “Free Encryption”



Sophos distribuisce per tutti gli utenti Windows “Free Encryption“, un potente software di crittografia dei dati completamente gratuito.Chi necessita di maggiore protezione per i propri dati sensibili può trovare in “Free Encryption” una valida soluzione.
Il programma consente di proteggere i dati utilizzando l’algoritmo crittografico Aes che offre una valida protezione. Ma il vero punto di forza di questo programma è la sua perfetta compatibilità con Windows.
Sophos Free Encryption infatti, riesce ad integrarsi totalmente con il sistema operativo di Microsoft. Una volta installato in molti casi sarà sufficiente un click con il tasto destro su un qualsiasi file per poter avviare il processo di crittografia.
Ovviamente questo software riesce ad interfacciarsi completamente con moltissimi client e-mail tra cui Outlook e Lotus Note. Free Encryption è anche molto leggero e poco avido di risorse e può davvero diventare un must per chi necessita di crittografare i propri dati senza poter disporre di budget faraonici per software più complessi ma sicuramente molto più costosi.

Bagnini e sexy segretarie? I nemici della coppia sono i social network



"Altro che l'idraulico o la segreteria, il bagnino o la hostess, oggi il vero pericolo per la coppia sono i social network". E' quanto emerge da uno studio promosso da Found, società di digital Pr e digital marketing communication, che ha coinvolto 260 esperti tra sessuologi, sociologi, consulenti di coppia, ma anche avvocati. Gli esperti hanno analizzato le relazioni personali e le cause di litigio all'interno di coppie e gruppi di amici che utilizzano abitualmente i più conosciuti social network della Rete.
Dallo studio emerge che i social network allontanano i partner (53%), moltiplicano le occasioni di tradimento (41%), ma soprattutto creano sfiducia e sospetto (36%), nonché mancanza di dialogo all'interno della coppia. Sotto accusa non lo strumento, ma il suo utilizzo da parte degli utenti: troppo tempo collegati, a discapito del tempo che viene passato insieme al partner, si lasciano coinvolgere troppo (25%) e troppo facilmente si lasciano andare a confessioni e intimità, come sottolinea il 21% degli esperti che hanno partecipato allo studio. D'altra parte, come evidenzia il 58% degli esperti, il partner in carne ed ossa è 'svantaggiato': la relazione virtuale è più semplice, intrigante e meno impegnativa.
Il successo dei social network, sottolinea Found, è planetario: da solo Facebook conta più di 250 milioni di iscritti che in ogni momento e in ogni luogo condividono la propria vita reale con i propri amici virtuali. Un fenomeno che apre grandi opportunità, ma che, come ha evidenziato in una recente inchiesta la Cbs, desta alcune preoccupazioni, tanto che il network televisivo ha parlato di social network addiction (letteralmente 'dipendenza da social network'). E non si tratta di un problema solo americano: recenti studi, riferisce Found, hanno evidenziato come in Italia un minuto su 7 in Internet lo si passa su un social network; il 'Daily Mirror' ha portato alla luce che nella sola Londra il 44% degli abitanti ammette di essere 'drogato di Facebook' e ci trascorre fino a 30-40 ore a week-end. Ma che effetti ha tutto questo sui rapporti interpersonali e soprattutto come influisce nei rapporti di coppia? Secondo gli esperti che hanno collaborato allo studio promosso da Found, influisce moltissimo e non certo in modo positivo, tanto che il 74% ritiene che questa dipendenza da social network abbia ampliato le possibili cause di litigi e rotture all'interno della coppia.
Gli specialisti che hanno preso parte allo studio evidenziano come in molti casi un eccesso di permanenza e di coinvolgimento sui social network ha un effetto allontanante all'interno della coppia (come sottolinea il 53%). Dai focus condotti su coppie che utilizzano abitualmente questo strumento, uno dei fattori di sospetto e di disturbo che emerge con maggior forza è che queste conoscenze virtuali rappresentano o comunque vengono vissute dall'altro come una maggiore possibilità di crearsi una nuova relazione (41%), quindi con il timore di tradimenti. In molti dei partecipanti ai focus hanno poi ammesso che vedere il proprio o la propria partner passare tanto tempo su un social network li porta ad avere sospetto e un calo di fiducia (36%), così come il 28% ammette che più tempo l'altro trascorre online a scambiarsi messaggi con gli altri appartenenti al suo gruppo e minore è il dialogo che si riesce a instaurare nella coppia, per non parlare del fatto che i discorsi diventano quasi sempre socialnetworkcentrici (23%).
Ma ad essere a rischio non è solo la stabilità all'interno della coppia. Un abuso nell'utilizzo dei social network può portare effetti negativi anche sulle relazioni sociali e su amicizie anche consolidate nel mondo reale. Found spiega che la prima accusa è relativa al concetto stesso di amicizia legato ai social network: al di là di rari casi si crea una concezione distorta e semplicistica dell'amicizia, come conferma il 71% degli esperti, per i quali l'accettare con un click un nuovo utente sulla nostra pagina è cosa ben diversa rispetto alla creazione di un vero rapporto di amicizia. Tutto questo non significa naturalmente che i social network non andrebbero utilizzati o che rappresentano un rischio per i rapporti interpersonali, ma che sono uno strumento da usare con intelligenza e prendendo alcune precauzioni.
Found elenca le 10 principali regole da non trasgredire mai quando si utilizza l'universo social network:
1) Mai passare più tempo nell'universo online che in quello reale;
2) Il web dà enormi possibilità, ma i social network non vanno utilizzati come valvola di sfogo o un 'confessionale' dove mettere in piazza e a disposizione di tutti i propri problemi o quelli di chi ci sta vicino;
3) Non crearsi un profilo 'nascosto', senza informarne il partner. Quando lo dovesse scoprire sarebbe autorizzato a pensare male sul motivo per cui lo avete fatto e verrebbe meno ogni fiducia;
4) Mai eccedere sul personale, sia per quanto riguarda le immagini e i temi trattati;
5) Pensate sempre bene a ciò che state postando sul vostro spazio o su quello di qualcun altro;
6) Non diventare monotematici e non parlare solo dei social network e dei propri amici virtuali;
7) Condividere con il/la partner i propri interessi e i propri amici all'interno del social network;
8) Se volete 'trasgredire' e utilizzare un social network come terreno di caccia per nuove avventure ricordate sempre che non è così difficile essere 'pizzicati' e che ciò significherebbe rovinare il vostro rapporto;
9) Considerate sempre che chi vi parla dall'altra parte di uno schermo è avvantaggiato: con lui condividete solo le cose belle, mentre con il/la partner reale condividete tutto, anche gli aspetti meno piacevoli della vita di coppia;
10) I social network sono divertenti, stimolanti, consentono di fare nuove conoscenze e ritrovare vecchi amici, ma non dimenticate mai che la vera vita è quella reale, di tutti i giorni. Non cercate mai di sostituirla con quella virtuale e 'finta' di un social network.

Ogni Mac colpito vale 43 centesimi


Questo quanto avrebbe pagato (in dollari) una rete russa di scrittori di malware e spammer per ciascuna macchina Apple infettata.


43 centesimi di dollaro. Tanto avrebbe pagato ad alcuni hacker una rete di autori di malware e spammer russi per ciascuna macchina Macintosh infettata con software video fasulli, un segno che i Mac stanno diventando un target di attacco, ha affermato un ricercatore della sicurezza in occasione della conferenza Virus Bulletin 2009 che si è svolta Ginevra nei giorni scorsi. Dmitry Samosseiko, ricercatore di Sophos, ha parlato della sua indagine sulla russa "Partnerka", un intricato insieme di affiliati web che racimola centinaia di migliaia di dollari da spam e malware, nel primo caso la maggior parte tramite siti fasulli che propongono farmaci e nel secondo mirando a utenti Windows con falso software di sicurezza, o "scareware." Samosseiko ha anche affermato di aver scoperto affiliati, che ha battezzato "codec-partnerka", che puntano ai compuer Apple. "Gli utenti Mac non sono immuni alla minaccia scareware... Di fatto ci sono 'codec-partnerka' dedicati alla vendita e promozione di software Mac fasullo".

Un nuovo modo di fare didattica



Lavagna Interattiva Multimediale (LIM)
La LIM è una lavagna speciale, su cui è possibile scrivere, proiettare filmati, spostare immagini e altri oggetti multimediali con apposite penne digitali, salvare la lezione svolta sul computer per poterla riutilizzare in seguito e metterla a disposizione degli allievi.E’, quindi, uno strumento tecnologico che permette di mantenere il classico paradigma didattico centrato sulla lavagna, potenziandolo con la multimedialità e la possibilità di usare software didattico in modo condiviso.
E’ uno strumento che trova la sua applicazione in tutti i livelli scolastici e nelle diverse aree disciplinari. La sua applicazione è molto versatile: permette una didattica frontale innovativa, approcci formativi di tipo collaborativo e costruzionista, per education e simulazioni di attività laboratoriali. La letteratura dimostra che questo strumento è particolarmente utile per gli alunni diversamente abili e per quegli studenti che hanno maggiori difficoltà a seguire le lezioni tradizionali. Gli studi dimostrano, come atteso, che è particolarmente apprezzato dagli studenti, sempre più abituati a ragionare e filtrare le informazioni secondo le regole comunicative del mondo digitale. Ma è anche molto apprezzato dai docenti, perché a differenza di altre tecnologie applicate alla didattica, permette di convogliare l’attenzione dei ragazzi sulla lezione. Grazie a metodi innovativi favorisce la spiegazione dei concetti più complessi e il risparmio di tempo, proiettando schemi, formule, brani senza doverli riprodurre manualmente sulla lavagna.
Supporti per l'utilizzo della LIM
La LIM è collegata ad un computer, di cui riproduce lo schermo grazie alla proiezione attraverso un videoproiettore. Pertanto, l’utilizzo della LIM in classe richiede:- la lavagna interattiva multimediale;- un computer;- un videoproiettore;- software e materiali per la didattica.L’istallazione prevede il collegamento del computer al videoproiettore, tramite l’apposito cavo, e della lavagna al computer. Il videoproiettore riceve le immagini del computer e le proietta sulla LIM. Le operazioni effettuate sulla LIM con le penne digitali sono percepite da sistemi di rivelazione e trasmesse al computer. Sono possibili tutte le operazioni normalmente effettuate con il mouse .
I software per la LIM
La LIM è dotata di software per creare presentazioni e lezioni multimediali in classe con facilità: normalmente sono sufficienti poche ore per apprendere le basi del funzionamento. Tutti i software in dotazione con le LIM hanno in comune alcuni elementi caratteristici:
- uno stage bianco in cui poter scrivere con la penna digitale in modo analogo all’utilizzo di pennarelli sulle lavagne bianche; inoltre, in questo spazio è possibile trascinare immagini e altri oggetti multimediali tratti dalla libreria;
- una libreria di immagini, filmati e animazioni che possono essere trascinate nello stage; alcuno oggetti sono già disponibili altri possono essere importati dal docente. Una volta trasferiti negli stage possono essere ridimensionati, ruotati, clonati e utilizzati come base per creare schemi e mappe concettuali grazie all’utilizzo delle penne digitali.
- Sono presenti moltissimi strumenti che permettono di attivare funzioni come la scrittura con tratti e colori differenti, la tracciatura di forme geometriche solide o vuote, l’attivazione di una tastiera virtuale ecc.
Inoltre, la LIM permette di utilizzare tutti i software presenti sul computer, come elaboratori di testo, software per presentazioni, browser per la navigazione in internet, software di disegno e proiettori di filmati, ma invece di usare il mouse per selezionare e spostare oggetti, si utilizzano le penne digitali agendo direttamente sulla superficie della lavagna.Infine, è possibile utilizzare specifici software didattici, come quelli proposti dalla nostra casa editrice, che contengono percorsi didattici preconfezionati da esplorare e attività interattive già mirate al raggiungimento di specifici obiettivi didattici.
Perché piace agli insegnanti…La LIM piace agli insegnanti per diversi motivi:
- permette di usare metodi tradizionali di insegnamento, come la lezione frontale, in modo innovativo, in particolare il docente può utilizzare materiale didattico multimediale direttamente sulla lavagna, e non dietro ad un computer;
- permette di salvare i percorsi didattici proposti, per successivi utilizzi e per la distribuzione agli studenti, diminuendo il tempo necessario alla preparazione della lezione e dei materiali di studio;
- facilita la spiegazione di processi, la descrizione di situazioni e ambienti, l’analisi dei testi grazie alla possibilità di visualizzarli in modo condiviso su uno schermo comune a tutti, assicurando l’attenzione sull’oggetto corretto;
- rende il momento di recupero più dinamico e interattivo, agendo su intelligenze diverse e migliorando i risultati come dimostrato da diversi studi;
- possono utilizzare facilmente approcci didattici diversi, grazie anche alla disponibilità di software didattici;
- infine, anche perché manda in pensione gli odiati gessetti.
Perché piace agli studenti…- perché hanno familiarità con il linguaggio delle immagini e dei filmati;- perché le lezioni interattive sono più coinvolgenti e permettono di comprendere più rapidamente;- perché hanno a disposizione diversi canali di apprendimento che stimolano diverse intelligenze;- perché spesso l’introduzione della LIM ha favorito attività didattiche di apprendimento collaborativo che li pongono al centro del processo di apprendimento.

La Scuola Digitale


Sono trascorsi circa dieci anni da quando il Consiglio Europeo ha individuato l’obiettivo strategico di portare il nostro continente a "diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo…", specificando che per conoscenza si deve intendere anche quella "digitale". Nella Raccomandazione del 2006, inoltre, l’Unione Europea ha focalizzato, tra le otto competenze chiave per l’apprendimento permanente dei cittadini europei, quella "digitale, specificando che "la competenza digitale consiste nel saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione (TSI) per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione". La scuola dei nostri ragazzi di oggi, futuri cittadini europei, ha quindi l’obbligo di adottare le indicazioni dell’U.E.; ma soprattutto deve essere in grado di adeguarsi alle esigenze e alle abitudini dei cosiddetti digital natives e alla loro oramai naturale dimestichezza con le tecnologie informatiche. Il ministero ha avviato, dallo scorso anno scolastico, il progetto "La scuola digitale", per diffondere le nuove tecnologie in classe. Il piano si articola in due fasi: la prima, già operativa, prevede l’introduzione delle "Lavagne interattive multimediali (LIM)"; la seconda denominata cl@ssi 2.0, è un progetto rivolto a 2.015 istituzioni scolastiche della scuola secondaria di primo grado e prevede di dotare una o più classi prime di una completa attrezzatura tecnologica. Da quest’anno scolastico saranno installate 16.000 LIM in altrettante classi della scuola secondaria di I grado. Inoltre 50.000 insegnanti saranno coinvolti in percorsi di formazione che interesseranno oltre 350.000 studenti. Nell’a.s. 2010-2011 il piano si estenderà alla scuola secondaria di II grado e alla scuola primaria, dove saranno distribuite 8.000 LIM e coinvolti circa 25.000 insegnanti.


Fonte: Ministero Pubblica Istruzione

PayPal, un certificato SSL fasullo mette in crisi Safari, Internet Explorer e Chrome



Sono stati segnalati alcuni problemi di sicurezza legati a PayPal. Un certificato SSL fasullo sarebbe in grado di “ingannare” il browser sulla bontà della transazione, facendo pervenire al programma, quindi anche all’utente, l’idea che la navigazione si stia svolgendo secondo i canonici protocolli sicuri. Sembra essere questo il risultato cui è arrivato un cracker che è riuscito a sfruttare una vulnerabilità propria di una libreria comune a Safari, Internet Explorer e Chrome.
Il sistema usato per fuorviare i sistemi di sicurezza integrati nei browser è quello di creare, come detto prima, un certificato SSL falso, in modo da inibire la funzione che blocca in automatico l’accesso a qualsiasi sito fraudolento e riuscendo in tal modo a far credere al browser che ci sono tutte le garanzie per poter effettuare la transazione. Ad essere “usato” per questo scopo è un bug sulla CryptoAPI di Windows normalmente utilizzata per effettuare il parsing dei certificati SSL. Da quella è stato poi relativamente semplice sfruttare un SSLSniff che causa i comportamenti errati dei browser con gli effetti sopra descritti. Immediate sono arrivate le rassicurazioni di PayPal che affermano come gli esperti stiano cercando una soluzione al problema, mentre sul lato browser a parte Mozilla, che è stata la prima ad intervenire, solo Apple sembra essere riuscita a correggere la falla, mentre ancora non sono pervenute le soluzioni né da parte di Microsoft né da Google, che quindi lasciano per ora i propri browser vulnerabili.
Fonte: Oneitsecurity.it - Autore: Giuseppe Cutrone

giovedì 8 ottobre 2009

Posta Pronta ottimizza tempi e costi, anche in azienda



Da ieri è possibile spedire lettere e raccomandate direttamente dal pc, grazie a Posta Pronta, il nuovo servizio digitale volto a razionalizzare trasporti, inquinare meno e ridurre i tempi di gestione.
Eco-sostenibilità, meno costi e attese per utenti - aziende in primis - e soprattutto minore impatto ambentale: è nato infatti "Posta Pronta" il servizio postale ecologico per risparmiare carta, toner di stampanti, carburanti e anidride carbonica. Come? Inviando posta prioritaria e raccomandate direttamente dal computer. Il meccanismo è semplice: si invia la propria lettera in formato digitale dal pc, il messaggio arriva al centro stampa più vicino alla città di destinazione, dove viene stampato, imbustato, affrancato e consegnato a Poste Italiane che provvederà a recapitarlo al destinatario.
Tra i vantaggi la possibilità di conservare, in formato elettronico, le proprie missive. Un utile servizio tanto per i privati quanto per le imprese, che potranno così risparmiare tempo e denaro, razionalizando il lavoro di segreteria e aiutando l'ambiente.
Il servizio, frutto della partnership tra Legambiente e Posta Jet, offrirà agli utenti i vantaggi dell'innovazione tecnologica che rappresenta insieme alla garanzia di consegna al destinatario da parte di Poste Italiane in maniera sicura ed affidabile.
Tra l'altro, oltre a semplificare le procedure e risparmiare tempo, si elimina anche la necessità di spostarsi per raggiungere gli sportelli postali, magari in automobile, e di conseguenza si riduce l'impatto ambientale.
Secondo uno studio condotto da AzzeroCO2, infatti, l'utilizzo di Posta Pronta permetterebbe di abbassare le emissioni inquinanti di 150 gr di anidride carbonica per ogni lettera spedita.
Facendo un breve calcolo, quindi, considerando che ogni anno in Italia vengono spedite oltre 9 miliardi di lettere, ipotizzando che l'1% venga inviato con il nuovo servizio Posta Pronta, si otterrebbe un risparmio di circa 13.500 tonnellate di CO2, l'equivalente delle emissioni generate in un anno dai consumi elettrici di 10.000 famiglie.

mercoledì 7 ottobre 2009

Proteggere con una password programmi in esecuzione e File aperti


Sarà capitato a tutti di dover lasciare la propria postazione di lavoro per una qualche ragione, lasciandola incustodita per breve tempo. In quello che vi sembra essere un breve periodo però le vostre attività su pc sono vulnerabili alle incursioni esterne, chiunque infatti potra accedere ai vostri documenti aperti e aprire e chiudere i vostri programmi. Volete evitare questi spiacevoli accadimenti? Vediamo insieme come LockThis permette di proteggere i contenuti correnti del vostro pc con una password. L’utile programmino provvederà a fare tutto automaticamente, all’utente verra solo richiesto di premere il pulsante Ctrl per ridurre la finestra e inserire la password nella finestra conseguente.

Rischiano grosso per quel filmato hard



LA SCENA era stata ripresa con un telefonino. Una scena di erotismo spinto, decisamente a ‘luci rosse’, che nel linguaggio giudiziario è stato poi tradotto in ‘pornografia’. Un filmato che è passato di telefonino in telefonino fino ad approdare anche in internet. E poichè il soggetto femminile era una ragazza minorenne — che neppure sapeva di essere stata ripresa — i ragazzi protagonisti del filmato sono finiti tutti nei guai giudiziari. Guai molto pesanti posto che l’ipotesi di reato per la quale è stato chiesto il rinvio a giudizio, ovvero la «produzione di materiale pornografico» con persone minori dei diciotto anni, prevede una sanzione penale pesantissima, da sei a dodici anni di reclusione. L’azione penale è stata esercitata dal pm Roberto Ceroni che ha chiesto al giudice la fissazione dell’udienza preliminare e il rinvio a giudizio dei cinque imputati, cinque ragazzi, residenti a Ravenna e a Lido Adriano, in età compresa fra i venti e i venticinque anni. Sono tutti a piede libero e dovranno comparire venerdì all’udienza preliminare davanti al giudice Cecilia Calandra. I fatti risalgono all’aprile di due anni fa. Una ragazza all’epoca minore dei diciotto anni si accorse che su internet, in particolare nel programma di file sharing di e-Mule, c’era un filmato che la riguardava. Le prime scene la mostravano mentre lentamente si spogliava davanti ad alcuni ragazzi i quali cominciavano poi a toccarla o a premere il proprio corpo contro il suo. Il brevissimo filmato si chiudeva con la giovane in ginocchio davanti a uno dei ragazzi seminudo, intenta, non si comprende bene, se a un reale rapporto orale — questo si sostiene nel capo di accusa — oppure solo a una sua rappresentazione scenica, mimata. Il filmato era stato realizzato all’interno di una stanza. La giovane rimase sconcertata dal trovare quelle immagini sulla ‘rete’, ne parlò con i genitori e la vicenda venne denunciata alla Squadra Mobile. All’avvio delle indagini le ipotesi di reato formulate dal pm erano due: violenza sessuale nei confronti di minorenne e produzione e diffusione di materiale pornografico con soggetti minori dei diciotto anni. Poi nel corso dell’indagine l’ipotesi della violenza sessuale è caduta perchè è emerso che la ragazza era consensuale agli atti sessuali di cui era stata partecipe. E’ rimasta l’altra pesante accusa che prevede, come elemento costitutivo, «l’utilizzazione di minori» alla realizzazione di «esibizioni pornografiche» o alla «produzione di materiale pornografico»: una condotta che sembra però difficile da sostenere nel caso in questione in cui sembra trovarsi di fronte a una serie di volontari e consensuali atti sessuali che sono stati (arbitrariamente) ripresi e diffusi con il telefonino. Una condotta questa che, al momento della diffusione del filmato, sembra meglio rientrare in un altro comma dello stesso articolo, che è punito con una pena decisamente meno severa.Gli imputati sono difesi dagli avvocati Ermanno Cicognani, Francesco Tabanelli, Daniela Francesconi, Roberto Ballardini, Elisabetta Lugli.

Il software viene venduto, non licenziato


Una sentenza USA ufficializza quello che molti utenti davano per sicuro: una volta acquistato un software, lo si ha in piena proprietà e non solo in licenza. Autorizzata, pertanto, la rivendita del software ed il passaggio di proprietà ad un altro utente. Dagli Stati Uniti giunge una sentenza destinata a far discutere e ad incidere sul mercato. In discussione, infatti, v'è la forma in cui il diritto deve interpretare la vendita di un software. Trattasi di materia delicata, poiché nella transazione v'è tanto il passaggio di un materiale fisico (sul quale il contenuto è impresso) quanto il trasferimento di materiale costituito da codice e proprietà intellettuale. Figurativamente si possono identificare le parti come il software in sé ed il suo supporto. La sentenza ha stabilito che il venditore non detiene ulteriori diritti sul supporto, il che autorizza pertanto l'acquirente a rivendere a sua volta l'oggetto acquistato. Trattasi di una materia oltremodo complessa che si trascina ormai da anni. Tutto nasce dalla denuncia Autodesk a Timothy Vernor, un regolare acquirente di software Autodesk AutoCAD che ha però in seguito voluto rivendere il tutto su eBay (in quantità, ma in copie originali presumibilmente raccolte sul mercato). Secondo l'accusa trattasi di pirateria, poiché significa rimettere in circolazione un software per il quale soltanto l'acquirente originale ha autorizzazione d'uso. Secondo la difesa, invece, l'imputato ha il diritto di rivendere il software poiché regolarmente acquistato e pertanto di piena proprietà.
Il distinguo sta nella linea sottile che separa la vendita dalla licenza: in tema software trattasi di categorie sfumate, difficilmente separabili. La Corte ha pertanto stabilito di doversi conformare a sentenze precedenti, le quali hanno stabilito ad esempio come la concessione dei cd audio sia equiparabile ad una vendita e non ad una licenza. La conseguenza diretta è quella per cui anche un CD audio usato può essere a sua volta rivenduto. A cascata, anche un software può essere messo su eBay. La linea dei legali Autodesk, i quali vedono nel software una forma di transazione mista tra la forma della vendita e quella della licenza, non è passata. L'accusa potrebbe comunque ricorrere in appello, tentando di portare avanti nuovamente le proprie teorie. Quel che la Corte non ha accettato è che la vendita del software potesse essere etichettata come pirateria poiché nessuna copia aggiuntiva è venuta a galla ed il software era stato semplicemente redistribuito in seguito all'acquisto iniziale. Non solo: un pirata copia e non acquista, il che smonta l'impianto accusatorio sulla base del fatto che per avere il software di seconda mano occorreva invece procedere a regolare pagamento. Appare chiaro, comunque, come il dibattito viaggi su di un labile equilibrio poiché la natura dell'oggetto della transazione è lontana tanto dai canoni del servizio quanto da quelli del prodotto. Per questo motivo il giudice non ha dato adito nemmeno alle controaccuse della difesa, dalla quale si è avanzato il sospetto di un abuso del Digital Millennium Copyright Act.
Se il software fosse concesso in licenza, la software house produttrice avrebbe il diritto (a licenza conclusa) di richiedere il supporto in restituzione. Secondo la Corte, invece, tale diritto non sussiste e pertanto «con il trasferimento di copie di AutoCAD e delle relative licenze v'è anche il trasferimento di proprietà».

Incassavano vaglia postali a garanzia per la falsa vendita online di automobili, arrestati 3 romeni



I malviventi chiedevano gli estremi del vaglia, tra cui la parola chiave e si recavano alle Poste, in teoria, soltanto per verificare la disponibilita'; in realta' prelevando i soldi e sparendo nel nulla.
Truffa in concorso e detenzione di documenti falsi sono le accuse che hanno portato in carcere due giovani romeni, un uomo e una donna, mentre un terzo e' indagato in stato di liberta' dalla Polizia Postale di Imperia, nel corso di un'indagine che ha permesso di smascherare una singolare truffa, consistente nella falsa vendita online di automobili, a prezzi assai vantaggiosi, per la cui conclusione dell'affare si chiedeva di effettuare un vaglia veloce di alcune migliaia di euro, intestato allo stesso acquirenti o a un personaggio a lui vicino, per verificare le sue disponibilita' economiche. Sono Cosi’ finiti in carcere: Marian Enache, 27 anni e Virginia Lupu, di 22, denunciato, C.B., di 20 anni.A quel punto i malviventi chiedevano gli estremi del vaglia, tra cui la parola chiave e si recavano alle Poste, in teoria, soltanto per verificare la disponibilita'; in realta' prelevando i soldi e sparendo nel nulla I poliziotti, diretti dall'ispettore capo Ivan Bracco, hanno accertato un indebito prelievo di 2.500 euro alle Poste di Imperia, ai primi di ottobre e due tentati prelievi. Uno a San Lorenzo al mare di 2.500 euro e un secondo a Riva, per lo stesso importo. Altri codici sono stati recuperati sui loro telefonini cellulari e in tutto si parla di una decina di potenziali truffati. Il venditore, tuttora ignoto, parlava molto bene l'italiano e i tre romeni, che abitano nel milanese, avevano l'unico compito di riscuotere il denaro alle Poste e si spostavano in Liguria per agire piu' indisturbati. Uno dei truffati aveva appena concluso l'acquisto di una nuova Fiat 500, per la quale gli avevano chiesto di preparare un vaglia veloce, a riprova delle sue disponibilita' economiche e che quindi avrebbe potuto pagare.'Una volta – spiega Bracco – questo genere di truffe avveniva con la richiesta di versamenti internazionali. In seguito, visto che molti avevano percepito l'inganno, le organizzazioni hanno pensato bene di cambiare metodo. I poliziotti sono intervenuti a Riva Ligure, sorprendendo la ragazza, in coda, pronta riscuotere 2.000 euro. Fuori c'erano anche gli altri due romeni, uno dei quali (il denunciato) trovato in possesso di arnesi da scasso.