Keylogger, spyware e worm sono i principali pericoli. Se uno di questi riesce ad insinuarsi nel sistema da cui ci si collega a internet c'è la possibilità di carpire la password di accesso alla casella di posta elettronica andando dunque a "rubare" dati personali presenti all'interno della propria casella di posta elettronica. Altri consigli che posso dare sono quelli anzitutto del buon senso (non aprire allegati o link presenti all'interno di email inattese, non scaricare software gratuito da siti dei quali non si conosce l'affidabilità). Sconsiglio inoltre quando si vuole scaricare la posta di non farlo da computer "pubblici" presenti in uffici, internet-cafè, biblioteche o altri locali laddove non è possibile essere certi del livello di sicurezza che possono garantire. Nel caso in cui poi si utilizzasse a casa propria o in altri ambiti un sistema wi-fi (senza fili) importante evitarne l'uso non autorizzato. Ultimo consiglio: una volta scaricata ed eventualmente stampata la busta paga cancellatela.
Questo articolo non è scritto con l'intenzione di creare allarmismo bensì per mettere in guardia tutti i docenti che non vogliono trovarsi a proprio carico il pagamento a rate di un'acquisto eseguito da terze persone le quali hanno compiuto un vero e proprio furto d'identità partendo appunto da quanto trovato sulla casella di posta elettronica.
Infine termino il mio post con una raccomandazione all’ufficio governativo competente in tema di sicurezza informatica. Chi opera all’interno delle segreterie scolastiche oggi, per collegarsi al server farm del Ministero della Pubblica Istruzione, necessariamente deve avere un identificativo e una password di accesso (credenziali di autenticazione) onde evitare che terzi possano carpire dati personali e sensibili presenti sul database centralizzato del Ministero. La password udite udite può essere di 6 caratteri numerica e oggi non vi sono controlli che ne impediscano l’inserimento. Ancor peggio in alcune realtà è possibile che la password sia quella fornita dal Ministero agli albori (2 anni fà) senza mai essere stata modificata. Le leggi sulla Privacy prevedono che debba essere minimo di 8 caratteri e alfanumerica e aggiungo io, laddove il sistema non lo consentisse il buon senso onde evitare accessi indesiderati e furto di dati, sostituire il sistema con uno nuovo o vietare l’accesso dal sistema in quanto non idoneo.
Proporrei al Garante della Privacy di stabilire con il Ministero preposto una verifica on line dei sistemi della P.A. esistenti, quantomeno quelli che si integrano con i database centralizzati del Ministero, verificando che le procedure informatizzate utilizzate dai pubblici dipendenti rispettino quanto previsto dalle normative in tema di tutela della privacy/sicurezza dei dati. Quantomeno modificare la maschera di collegamento inibendone l’utilizzo se non previo modifica della password di accesso a norma di legge con l’obbligo di modifica nei tempi previsti dalla legge.
Proporrei al Garante della Privacy di stabilire con il Ministero preposto una verifica on line dei sistemi della P.A. esistenti, quantomeno quelli che si integrano con i database centralizzati del Ministero, verificando che le procedure informatizzate utilizzate dai pubblici dipendenti rispettino quanto previsto dalle normative in tema di tutela della privacy/sicurezza dei dati. Quantomeno modificare la maschera di collegamento inibendone l’utilizzo se non previo modifica della password di accesso a norma di legge con l’obbligo di modifica nei tempi previsti dalla legge.
Ma il sistema del ministero quanto è protetto??
RispondiEliminaHai posto questo quesito?
Il tema è allarmante...
temevo la censura....se leggi il mio articolo postato su www.consulentelegaleinformatico.it faccio cenno anche a quanto tu dici.
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