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sabato 20 ottobre 2012

Perché il Ministero Dell’Interno non può controllare Facebook

Diffusa in rete la notizia di un pass speciale della Polizia Postale per controllare gli utenti del social network, ma è un bufala che dura dal 2010

Il Ministero dell'Interno può spiare qualunque cittadino italiano su Facebook. I dirigenti della Polizia Postale italiana, due settimane fa, si sono recati a Palo Alto in California e sono riusciti ad ottenere un permesso con il quale possono controllare profili e pagine del social network senza aspettare la rogatoria internazionale prevista in questi casi. I detective nazionali potranno in questo modo, spiare qualsiasi utente si colleghi ad internet dal territorio italiano, analizzandone post e profili per coglierlo in fragrante quando salta il selciato delle regole digitali.
La decisione sarebbe stata presa data la consapevolezza che gli organi di controllo italiani scandagliano già il web nelle loro operazioni quotidiane. Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, persino i vigili urbani utilizzano internet nelle loro ricerche. Perché allora non sfruttare le potenzialità dei social network per seguire e scovare probabili criminali?
Questo, in sintesi, il testo apparso ieri sul blog di Spider Truman chiamato “I segreti della casta ” che presto ha fatto il giro della rete. Un testo che riprende in parte quello apparso nell’ottobre 2010 sull’Espresso , dove si parlava di un patto tra Facebook e il Viminale per spiare gli utenti. La differenza è che in quel caso veniva fatto largo utilizzo del condizionale, spiegando come un patto del genere avrebbe sicuramente messo in discussione la privacy degli utenti italiani e per questo si attendeva la risposta della Polizia Postale che smentì presto la notizia. Sul post di ieri invece i giochi si danno per fatti.
L’autore cita, senza dire che si trattava di due anni fa, la risposta dell’Espresso alla smentita della Polizia, scrivendo che: “L'accordo prevede la collaborazione tra Facebook e la Polizia delle Comunicazioni per evitare la richiesta all'Ag (Autorità giudiziaria) e un decreto (del PM) per permettere la tempestività, che in questo settore è importante”.
Nella risposta L’Espresso ci tiene a confermare che la soffiata sarebbe arrivata grazie ad una fonte interna della Polizia Postale che aveva raggiunto lo speciale accordo con Facebook in California. La catena che si è creata ieri ha coinvolto un po’ tutti, dai semplici utenti ai big del panorama nazionale (nel 2011 c’era cascato anche la social-rockstar Vasco Rossi) e persino esperti social, caduti nel panico da Grande Fratello.
Ma cerchiamo di fare chiarezza: un accordo nel 2010 tra la Polizia Postale e Facebook c’è stato davvero e prevede la possibilità di tracciare pagine e gruppi che possono destare interesse per determinati eventi (tifoserie violente, pedofili, gruppi politici estremi). Semmai è da verificare dove comincia la linea di demarcazione tra ciò che la Polizia dovrebbe seguire e ciò che può rimanere fuori, perché privo di interesse d’indagine.
“E' incredibile come internet e blogger superficiali, per usare un termine gentile, possano non sono amplificare bufale e notizie totalmente false, ma addirittura rispolverarle – ci spiega Raoul Chiesa, professionista di sistemi di sicurezza e consulente per l'Istituto Interregionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia (UNICRI ) -  anche in questo caso, infatti, l'inesattezza della notizia era già nota da lungo tempo. Grazie a Dio viviamo in un Paese civile, nel quale è comunque e sempre necessaria l'autorizzazione della Magistratura per procedere ad intercettazioni di qualsivoglia tipologia, che siano telefoniche o sulla rete Internet e, come in questo caso, su account presso il social network Facebook”.
Nella serata di ieri la Polizia Postale ha deciso di intervenire nella vicenda per smentire la ricomparsa della notizia del 2010: “Attenzione: nelle ultime ore si sta diffondendo il seguente messaggio Facebook: il ministero degli Interni ha ottenuto le chiavi per entrare nei profili. Vogliamo precisare che è assolutamente falso. La Polizia Postale può visionare un Profilo, una Pagina o un Gruppo, solo ed esclusivamente tramite una rogatoria internazionale (come indicato nel Centro per la sicurezza di Facebook ) la quale dev'essere disposta ed autorizzata dalla magistratura.
Diversamente, la Polizia Postale può oscurare in maniera autonoma Pagine/Gruppi che contengono al suo interno materiale pedo-pornografico. Per quanto riguarda i profili personali invece e relativi dati personali quali nomi, data di registrazione, informazioni su di carte di credito, indirizzi e-mail e indirizzo IP, la Polizia può procedere solo se per il titolare del profilo è stato emesso un mandato di comparizione nel contesto di un’indagine ufficiale, in presenza di una ingiunzione del tribunale o di un mandato di perquisizione per fondati motivi, in conformità alle procedure contenute nelle Federal Rules of Criminal Procedure”.