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mercoledì 29 settembre 2010

Furto di identità su Internet


False mail a nome di Vittorio Guidi, curatore del museo di Forte dei Marmi

FORTE. Oltre duemila utenti di internet si sono visti recapitare nella propria casella email un grido disperato: «Sono a Londra, mi hanno rubato tutto, ho bisogno di soldi per tornare indietro». Firmato: Vittorio Guidi, personaggio notissimo a forte, figilio dello scultore Ugo e curatore del museo a lui dedicato. Peccato che quella mail fosse falsa: un'esca lanciata per prendere all'amo qualche buon cuore che effettuasse un "money transfer" verso un destinatario sconosciuto. «Ho già sporto querela alla polizia postale» racconta Vittorio Guidi - quello vero. «Purtroppo - continua - da qualche giorno sto ricevendo telefonate da decine di persone per chiedere cos'è successo. E a tutti devo spiegarlo». Appunto, cosa è successo? Molto probabilmente Guidi è rimasto vittima di un hacker che è riuscito a "rubare" i contatti email che aveva nella rubrica del suo account su hotmail.com. E, insieme alla rubrica, ha rubato anche la "firma" da apporre in calce alla lettera. Quello che lo sconosciuto hacker non è riuscito a rubare è la padronanza dell'italiano. Il testo della mail, infatti, è molto maccheronico. Un esempio? «Gradirei quasiasi cosa tu possa fare per aiutare me, prometto che a rimborsare i soldi inditero non appena torno a casa in modo sicuro». Segno che il testo è stato ottenuto con uno dei tanti traduttori automatici disponibili. Con un minimo di infarinatura informatica (e il sito giusto) è possibile anche risalire al luogo di partenza della mail. Ogni messaggio, infatti, porta con sè un numero che identifica il mittente. E su Internet è possibile risalire da questo numero alla zona di provenienza: nel caso del falso messaggio di Guidi la corsa si ferma a Vientiane, capitale del Vietnam. E l'autore aveva fatto le cose per bene. Se qualcuno avesse risposto al messaggio "incriminato", la sua mail sarebbe finito a un indirizzo che si discosta da quello vero di Guidi per una sola lettera in meno. «La cosa peggiore - prosegue Vittorio Guidi - è che hanno utilizzato l'indirizzo che adopero per lavoro. Ho chiesto al mio fornitore di posta elettronica di bloccare l'account e di reinizializzarlo con un'altra password, ma purtroppo finora non ho avuto una risposta».