Pagine

Visualizzazioni totali

lunedì 13 settembre 2010

Dove sei? Fenomeno geolocal Guadagni, opportunità e paure


Sempre più spesso siti e applicazioni chiedono di conoscere la posizione dell'utente. Un modo per migliorare i servizi, e anche un mercato che fa gola alle aziende. Cresce l'allarme privacy. E il colosso Facebook sta per scendere in campo

VOGLIONO sapere dove sei. In cambio forniscono informazioni utili, sconti sugli acquisti, scudetti da esibire con gli amici, possibilità di nuove conoscenze, offerte pubblicitarie. Dopo l'esplosione del fenomeno Facebook e quella, assai più contenuta, di Twitter, il futuro è nelle mani delle applicazioni e dei social network georeferenziati: siti e programmi che rilevano la posizione dell'utente e la utilizzano all'interno di una serie di servizi. Ecco la tecnologia che entra di nuovo dentro i nostri comportamenti quotidiani: può sembrare una funzionalità inutile: ma se io sto all'estero e devo trovare al volo un supermercato o un cinema, la localizzazione mi aiuta.Certo, i numeri reali di questo ecosistema sono ancora marginali: ma ormai le maggiori applicazioni per i portatili ti fanno subito una domanda: vuoi dirci dove ti trovi? E presto nel settore irromperà un gigante da 500 milioni di iscritti: Facebook.

FB e gli altri. Il social network più usato al mondo ha lanciato da quasi un mese un servizio chiamato "places" che permette di taggarsi o taggare gli amici in un luogo. Quando ci si trova in una caffetteria è possibile ad esempio, tramite il gps del cellulare, comunicare agli amici la propria posizione. Places è attivo negli Stati Uniti solo in versione mobile, ma lo sbarco in Italia è ormai una questione tempo, come dimostra la pagina di presentazione del servizio che è stata già tradotta nella nostra lingua. L'arrivo nel mondo dei servizi georeferenziati da parte di Facebook è stato anticipato da tutta una serie di esperienze e giovani startup che hanno di fatto creato questo mercato e l'interesse sul settore. Loopt, Brightkite, Gowalla sono nomi poco noti al grande pubblico ma rappresentano servizi in grado di riunire comunità dai numeri interessanti. Tra queste piccole società ce n'è una, FourSquare, che è riuscita a ritagliarsi un suo spazio indipendente ed è da molti considerata la prossima "big thing" del settore internet.

Il fenomeno FourSquare. Con i suoi oltre 3 milioni di iscritti in rapida crescita, FourSquare sta facendo proseliti nella comunità di appassionati negli States. La sua particolarità è la fusione di elementi ludici con la tradizionale localizzazione del gps: chi fa più check-in in un posto ne diventa il sindaco, mentre in particolari condizioni è possibile ricevere degli scudetti (badge) da sfoggiare nel proprio profilo. L'espediente del gioco ha permesso a FourSquare di distinguersi da buona parte dei suoi concorrenti e in questo modo di popolare la sua piattaforma. Secondo il fondatore del servizio, circa il 20% del traffico globale di FourSquare viene generato dall'Europa: il numero di utenti italiani può essere così stimato intorno ai 35-50 mila. "FourSquare sta crescendo in modo importante, ma sarebbe un errore credere che sia confinato a un pubblico di appassionati o "geek" - spiega Tommaso Sorchiotti, analista e social media actvist, tra gli organizzatori del primo raduno italiano di utilizzatori di FourSquare - L'interesse verso questi strumenti sta crescendo anche da parte delle attività commerciali che trovano nuovi modi per fidelizzare il proprio pubblico". Feltrinelli Milano, Coin, palestre Virgin Active sono alcune delle attività italiane che già stanno investendo in FourSquare e premiano chi fa "check-in" con carte sconto o sessioni gratuite.

L'economia georeferenziata. L'interesse delle attività commerciali verso questo settore viene confermato da Christian Grassi, fondatore di MobNotes, un social network georeferenziato italiano che permette di condividere la propria posizione, le foto, le attività e una "mappa sociale" con gli amici. "Le potenzialità del mezzo sono molte - spiega Grassi - Noi in questo momento ci stiamo focalizzando nella promozione di eventi: quando fa check-in, l'utente viene avvisato degli eventi dei partner commerciali disponibili nella sua zona, ma lo stesso può valere per stanze di alberghi o biglietti del cinema e di concerti". Le declinazioni commerciali dei sistemi georeferenziati hanno portato l'intero mondo dei venture capital americani a spendere oltre 115 milioni di dollari in un anno finanziando società del settore, mentre il valore di FourSquare si è impennato tanto che i fondatori hanno rifiutato di vendere la società per 100 milioni di dollari. Secondo Sorchiotti negli uffici newyorkesi di FourSquare i circa 30 dipendenti sono sommersi dalle richieste di partnership commerciali, tanto che tutta la procedura sta andando molto a rilento. Non c'è quindi da stupirsi se anche Facebook ha voluto fare il suo ingresso nel campo di gioco. I (piccoli) numeri. Nonostante i grandi interessi commerciali in ballo e i forti investimenti, i numeri di utenti reali di questi sistemi stentano però a decollare. MobNotes conta su 60mila utenti in Italia (100mila in totale) e FourSquare ancora meno. Anche Google con il suo Latitude non è riuscito a conquistare un pubblico particolarmente vasto considerate le potenzialità. Se il caso italiano va sempre preso con le molle, la situazione negli States non è poi tanto diversa considerate le proporzioni. Secondo uno studio di Forrester Research, solo il 4% degli americani ha usato un servizio di questo tipo e solo uno ogni 100 lo utilizza con cadenza almeno settimanale. Anche il tipo di utente per adesso interessato è il prototipo dell'appassionato "geek": nell'80% dei casi maschio e quasi sempre tra i 19 e 35 anni. I 3 milioni di utenti di FourSquare appaiono poi come ben poca cosa rispetto ai 500 milioni di Facebook o ai 150 milioni di Twitter. Prima di parlare di prossima "big thing" bisognerebbe quindi fare attenzione.

La privacy e gli altri problemi. A fermare il decollo di questi sistemi georeferenziati concorrono una serie di cause, prima fra tutte il problema della privacy. Davvero un utente medio sente il bisogno di condividere la propria posizione reale? E che tipo di pericoli si corrono o che uso verrà fatto di queste informazioni? Un giornalista del Guardian ha voluto fare un esperimento e si è trasformato in uno stalker di FourSquare, iniziando a studiare gli spostamenti e le abitudini di una ragazza sconosciuta, attraverso i check-in da questa pubblicati sul sistema. In poche sessioni di studio il giornalista è riuscito a ricostruire vita e miracoli di questa persona, anticipandone persino i movimenti. Una volta accettata l'amicizia di qualcuno su FourSquare si condividono infatti tutte queste informazioni: il problema è che il concetto di "amicizia" reso popolare da Facebook può essere adottato con leggerezza sui sistemi che tengono memoria della propria posizione e diventare così un'arma contro di noi. Un altro esempio è stato l'esperimento del sito "PleaseRobMe", che basandosi sulle informazioni fornite su Twitter dagli utenti, indicava a teorici topi di appartamento in che orari svaligiare le case dei disattenti utilizzatori del sistema di microblogging.Christian Grassi di MobNotes spiega che il problema della privacy sul suo sito è sempre stato trattato con molta attenzione, permettendo agli utenti di "lucchettare" i propri aggiornamenti, condividerli con una cerchia ristretta e verificata di persone o di cancellare gli status e dei sistemi simili sono implementati anche su FourSquare e soci. Gli esempi dei sistemi dedicati sono però rilevanti solo fino a un certo punto: si tratta infatti di siti pensati proprio per condividere la posizione e chi si iscrive ne ha comunque la consapevolezza. In questi social network c'è inoltre l'abitudine ad avere una cerchia di amici assai più ristretta, anche perché vengono incentivate la vicinanza con le persone (che importa avere un amico di Milano se si abita a Palermo?). Il vero problema si verifica quando un sistema pensato per altri scopi allarga il suo campo anche alla georeferenziazione. Così come quando la posta di Gmail ha introdotto Buzz (un meccanismo di condivisione) sono scattati i problemi di privacy, qualcosa di simile potrebbe accadere con i Places di Facebook. Le centinaia di amici che si hanno sul sito, e che veri amici non sono, finirebbero per venire a conoscenza di un'altra fetta della nostra vita. In realtà qualcosa di problematico è già accaduto: a poche ore di distanza dal lancio del nuovo servizio degli States, la Aclu, un'associazione californiana, ha protestato contro le insufficienti tutele alla privacy fornite dai Places. L'abilitazione ai Luoghi di Facebook avviene infatti una volta per tutte e, se si è deciso di accettare, si può essere taggati in qualsiasi luogo (almeno finché non si disattiva l'opzione). Questo costituisce una differenza non da poco rispetto ai sistemi attualmente presenti in FourSquare e soci in cui il "check in" è stabilito dagli utenti ogni volta e non può portare con sé altre persone (niente tag). "La diffusione dei sistemi di georefenziazione riproporrà quanto si è già visto con il primo successo di Facebook - spiega Sorchiotti - Gli utenti impreparati o con un concetto debole di privacy condivideranno una serie di informazioni che solo successivamente capiranno essere sensibili". Un esempio potrebbe essere lo studente che si tagga in un bar quando dovrebbe essere a scuola o un impiegato che si è dato malato e fa check-in dalla spiaggia.