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venerdì 21 agosto 2009

Cinque studenti insultano la prof su Facebook, ora rischiano grosso

Diffamazione a mezzo internet. È questa la pesante accusa da cui si dovranno difendere cinque studenti quindicenni di Piacenza, il sesto se la caverà con una sgridata dei genitori perché non ancora quattordicenne, dopo che per alcuni mesi si erano lasciati andare ad ingiurie nei confronti della loro ex insegnante di materie letterarie che avevano avuto nell'anno scolastico 2007-2008, quando frequentavano la terza media. I commenti colorati erano concentrati non solo sui suoi metodi didattici della prof, ma si allargavano ad altro, soprattutto si davano valutazioni personali sulla donna, ed erano riportati nero su bianco all’interno di un gruppo creato appositamente sul social network Facebook. In pochi mesi il gruppo di “adepti” che conoscevano la professoressa e lasciavano il proprio contributo si era allargato a macchia d’olio. Forse troppo. Perché qualcuno deve aver avvisato la diretta interessata. Che non l’ha presa affatto bene. La docente si è infatti rivolta alla polizia postale, dove gli esperti informatici hanno appurati i fatti (aggravati dalla presenza di una fotografia della professoressa di lettere), rintracciato in breve tempo i giovani responsabili attraverso l'indirizzo Ip del computer e fatto scattare la denuncia.
I giovani ora rischiano di essere condannati a un congruo risarcimento del danno in sede civile se la professoressa, come è molto probabile, lo chiederà. Anche se a rispondere dal punto di vista civilistico “in solido” saranno i loro genitori. Non sappiamo la vicenda come si dipanerà: dopo il “giro di vite” voluta dai ministri Fioroni e Gelmini per questo tipo di comportamenti i ragazzi, è bene ricordarlo, rischiano di essere allontanati da scuola sino al termine dell’anno scolastico. Lo stesso Garante sulla privacy negli ultimi mesi ha più volte ricordato ai giovani che quando si agisce su internet, ma soprattutto sui social network, inviando informazioni personali o di altri individui bisogna adottare le dovute precauzioni. Altrimenti il passaggio dalla goliardia alla realtà può essere molto doloroso. Stavolta ad aggravare la situazione dei cinque piacentini c’è il fatto che l’accaduto è stato riportato dai mass media: per cui dirigente e docenti applicheranno le sanzioni esattamente come prevede la normativa. Quindi niente sconti.
I magistrati potrebbero decidere per una punizione esemplare, anche per dare un segnale concreto agli utenti del web che, dietro anonimato, diffamano senza essere consapevoli di poter venire rintracciati e condannati. Un esempio che ha fatto il giro del mondo è quello della modella canadese Liskula Cohen che ha vinto una battaglia legale negli Stati Uniti per sapere l'identita del proprietario di un blog su cui venivano pubblicati insulti alla sua persona, come "Psicotica e bugiarda", "scorfano" e "donna dai facili costumi". Il giudice di Manhattan Joan Maden ha dato ragione alla top di Vogue di 36 anni e ha ordinato a Google, che ospita il dominio del blog attraverso la piattaforma Blogger.com, di dare le informazioni necessarie per intentare la causa per diffamazione. A nulla è servita l'obiezione che "i blog sono dei moderni forum per esprimere opinioni del tutto personali". Il magistrato, infatti, ha replicato: "La protezione del diritto di comunicare anonimamente deve essere bilanciata dall'esigenza di assicurare che le persone che scelgono di abusare di questo mezzo possano rispondere di una trasgressione". "Non vediamo l'ora di sapere chi è questo codardo", ha spiegato l'avvocato della modella, Steven Wagner, per il quale "Internet non è un posto dove diffamare liberamente la gente. Questo cambierà il modo in cui alcuni si comportano in Rete. Libertà di parola si, anche nell'anonimato che favorisce la Rete, ma nel rispetto delle regole del vivere civile e della privacy. In caso contrario è reato. "